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Se muore una pianta di Pesco, come posso sotituirla?

Il 15/02/2017, maurizio pellizzari di trevignano chiede:

ho tolto un pianta di pesco perché era morta, cosa posso mettere al suo posto?

Il 16/02/2017, Fabio Di Gioia risponde:

Salve signor Maurizio.
 
La pianta del pesco (Prunus persica), è una specie da frutto caratterizzata da una shelf life (durata di vita), molto breve legata spesso a fattori genetici dovuti essenzialmente alla coltura, ma anche a fattori ambientali e colturali (es. terreni argillosi e asfittici, presenza di parassiti, presenza di fitotossine ecc.).
 
Pensi che negli impianti intensivi della Romagna e con la varietà moderne di oggi, la durata di vita delle piante di pesco può al massimo arrivare a 10 anni. Dopodiché il pescheto viene spiantato e ripiantato in un'altra zona o addirittura in un altro appezzamento a sostituzione del vecchio, per far sì che la produzione del precedente possa essere rimpiazzata tranquillamente senza nessun tipo di perdita economica. Negli impianti familiari o nei giardini, la pianta può avere una durata di vita leggermente superiore ma al massimo non superare mai i 20 anni.
 
La pianta di pesco inoltre ha la triste fama di emettere nel terreno circostante laddove è coltivato, degli essudati radicali contenenti delle fitotossine tra cui la più importante è rappresentata dalla amigdalina. Questa tossina rilasciata nel suolo, genera un fenomeno ecologico chiamato allelopatia, secondo il quale la specie predominante nel terreno grazie all'emissione di queste sostanze va ad impedire lo sviluppo di altre specie erbacee e/o arboree nelle zone circostanti la sua presenza.
 
Con il passare del tempo inoltre, queste fitotossine emesse nel terreno vanno inoltre a generare quella che viene chiamata la stanchezza del suolo, ossia una sorta di perdita di fertilità agronomica dovuta all'accumulo di sostanze ad azione allelopatica.
 
Per questo negli impianti intensivi, per interrompere questa sorta di stanchezza laddove spiantano un pescheto, cercano di destinare il suolo laddove prima c'era il pesco alla coltivazione di specie prevalentemente erbacee per almeno circa 3 - 4 anni in modo da ripristinare la fertilità perduta. 
 
Questa operazione è necessaria, laddove il pesco è innestato su portinnesto franco da seme, molto sensibile alla stanchezza del suolo. 
 
Se invece si utilizzano dei portinnesti clonali come ad esempio il GF 677, adattato al ristoppio (ripetizione della coltura sullo stesso terreno) e quindi resistente alla stanchezza del suolo, non è necessario lasciare il terreno a riposo, ma si può tranquillamente piantare di nuovo il pesco laddove prima c'era un altro pescheto.
Venendo alla sua domanda e ovviamente facendo tesoro delle informazioni che me ho fornito, le dico subito che nel punto dove il pesco è seccato eviterei assolutamente di piantarci un'altra pianta di pesco o altre drupacee affini (es. albicocco, susino, ciliegio e mandorlo).
 
Al limite può piantarci delle pomacee (es. melo o pero), ma ci andrei molto cauti, sempre per il discorso delle fitotossine. 
La cosa ideale sarebbe quella di lasciare a riposo la zona dove c'era il pesco per almeno 3 - 4 anni, dopodiché procedere di nuovo all'impianto di un'altra specie arborea o di un altro pesco.
 
Un consiglio finale: giova molto a questo scopo avere un frutteto misto di varie specie arboree, invece che avere un frutteto monocolturale di una specie solamente, questo perché specie diverse possono attenuare l'effetto fitotossico dovuto all'emissione di queste sostanze ad azione allelopatica nel suolo.
 
Rimanendo a disposizione per ulteriori chiarimenti, la saluto cordialmente.

Dott. Fabio Di Gioia
Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.
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Fabio Di Gioia Fabio Di Gioia

Fabio Di Gioia è nato a Montelupo Fiorentino nel febbraio del 1980, da una famiglia caratterizzata da una lunga e radicata tradizione contadina. Esperto di recupero e valorizzazione delle varietà vegetali antiche.

Dal 2010 a oggi organizza corsi e seminari sulle buone pratiche di conservazione e coltivazione delle varietà antiche vegetali sia in ambito erbaceo e orticolo che arboreo e frutticolo.

Lo scopo principale del suo lavoro è quello principalmente di recuperare le varietà locali e poterle reinserire in un contesto agricolo e produttivo, verso tutti coloro come le aziende agricole credono sempre di più nelle potenzialità di questo settore.

Blog: fabio13280 - fabio13280.wordpress.com