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Come comportarsi di fronte a rami di piante da frutto molto carichi di frutti?

Il 04/07/2016, Angelo di Stradella chiede:

Buongiorno, vorrei chiedere qualche consiglio su come "aiutare" i rami di alcuni alberi da frutto che in questo momento cominciano a piegarsi notevolmente a causa del peso dei frutti. Penso di aver fatto un errore a non sfoltire i frutti in primavera, lasciandone di meno ad ogni ramo ma ormai, viste le dimensioni dei frutti in questo momento, sarebbe un vero peccato andare a rimuoverli. Sto parlando di un albero di percoche, un melo Jonagold, un melo Golden e un melo Renetta. Ringraziando per l'attenzione porgo cordiali saluti. Angelino

Il 04/07/2016, Fabio Di Gioia risponde:

Salve Angelo,

Approfitto del momento e quindi della domanda che mi ha fatto, dandole una spiegazione teorica e agronomica del diradamento e successivamente un approccio pratico relativo proprio al suo caso in questione.

Il diradamento è un’operazione che consiste nell’eliminare i frutti in eccesso sulla pianta, quando la normale cascola fisiologica (processo di autoregolazione), non basta per ottenere frutti con produzione e pezzatura regolare. Quando i frutti sono in eccesso, si verifica sia una riduzione della crescita dei rami, che una diminuzione della differenziazione delle gemme a fiore, con conseguente riduzione della produzione dell’anno successivo e l'ottenimento di frutti di scarsa pezzatura e qualità.

Questa pratica si applica frequentemente per specie come:

  1. Melo;
  2. Albicocco;
  3. Susino;
  4. Pesco.

Nell’eseguire questa operazione è necessario tener conto di alcuni accorgimenti:

  1. L’intervento deve essere tempestivo. Se eseguito troppo presto, è molto rischioso, perché non siamo in grado di valutare l’entità dei frutti soggetti a cascola. Se eseguito troppo tardi, può ridurre la produzione e pezzatura dei frutti (es. nel pesco il diradamento si fa dopo la fase d’indurimento del nocciolo, nel melo quando i frutti hanno le dimensioni di una noce);
  2. L’intensità del diradamento deve essere valutata in base al potenziale produttivo della pianta e al numero di frutti da mantenere sull’albero;
  3. Per quanto riguarda il tipo di frutti da asportare, si eliminano di solito quelli inseriti a coppie sullo stesso nodo per poi togliere quelli inseriti lungo i rami (come avviene nel pesco). Nel melo invece si lascia un frutto per ogni ramo;
  4. Essendo un'operazione selettiva, è preferibile eseguirla manualmente soprattutto laddove vi sono frutteti familiari di piccole dimensioni.

Venendo al caso in questione, quello che rilevo è che si tratta di un'eccessiva allegagione di frutti, che non sono stati diradati al momento giusto. È chiaro che in questo momento fare un diradamento su un frutto già in avanzato stadio di crescita e vicino alla maturazione, sarebbe deleterio non solo per il frutto stesso, con riduzione della produzione e delle caratteristiche organolettiche, ma anche per la pianta stessa e soprattutto per la produzione dell'anno prossimo.

I frutti in fase di crescita, sono la sede di sintesi di ormoni promotori della crescita (es. auxine, gibberelline e citochinine), che influiscono positivamente sulla differenziazione a fiore delle gemme a frutto dell'anno prossimo.

Quindi se vado ad eliminare ora i frutti, si rischierebbe di limitare la produzione di questi ormoni, con riduzione della produzione di frutti per l'anno successivo.

I consigli da adottare che mi sento di darle in questo momento sono:

  1. I rami che in questo momento tendono a piegarsi a causa dell'eccessiva presenza dei frutti, debbono essere legati a dei fili (es. nel caso di piante allevate a palmetta), oppure necessitano di sostegni (es. nel caso di piante allevate a vaso) per non provocarne la rottura;
  2. L'eccessiva allegagione di frutti può essere dovuta al tipo di varietà che viene coltivata, ad un eccesso di sostanze nutritive del suolo apportate con le concimazioni, oppure ad alcune pratiche colturali (es. potatura) non corrette. In questo caso siamo di fronte a piante squilibrate, che hanno prodotto un'elevata quantità di fiori e frutti, e poche foglie e rami. Per cui è necessario potare poco il prossimo anno, cercando di mantenere più gemme e rami. In questi casi, infatti, quando siamo di fronte a piante molto produttive, c'è sempre la tentazione di fare potature drastiche, con la speranza l'anno successivo di avere una produzione similare. Questo è sbagliato, perché se una pianta con produzione eccessiva viene potata tanto e le vengono tolti molto legno e gemme, l'anno successivo, per riequilibrarsi, dovrà emettere molti altri rami per riformare il legno perso con produzione molto ridotta, innescando di conseguenza il fenomeno dell'alternativa di produzione. In questo caso si lei vuole riequilibrare la pianta, è necessario potare poco in inverno, in modo da consentire alle pianta di distribuire in maniera migliore il suo nutrimento, in modo da avere una produzione di frutti e rami più equilibrata possibile.
    N.B. IMPORTANTE: Il riequilibrio delle piante con la potatura, per interrompere il fenomeno dell'alternanza di produzione, non si fa in un solo anno. A volte ci possono volere anche 3 o 4 anni. Se il prossimo anno, nonostante il suo intervento, l'allegagione fosse ancora alta, è necessario avere un po' di pazienza affinché la situazione si ristabilizzi;
  3. Sarebbe inoltre necessario, non eccedere troppo con le concimazioni soprattutto quelle a base di azoto minerale. L'azoto non solo favorisce un eccessivo rigoglio vegetativo, ma anche un'eccessiva allegagione di frutti, i quali inoltre rimarranno di qualità scadente molto acidi e poco zuccherini. È più indicato in questo caso apportare potassio, che migliora l'aspetto del frutto, la brillantezza, il colore, mantenendo inalterata la qualità zuccherina e organolettica;
  4. Se nonostante gli interventi di potatura (dopo almeno 3 anni) e la regolazione della concimazione, le piante presentassero ancora un'eccessiva allegagione, allora è necessario intervenire con il diradamento nei tempi stabiliti, in modo da non alterare di nuovo l'equilibrio fisiologico della specie. Nel caso del melo si interviene con il diradamento, quando i frutti hanno la dimensione di una noce (indicativamente nel mese di maggio). Nel caso del pesco, si interviene durante la fase di indurimento del nocciolo (il periodo è variabile in base alle varietà), ma si identifica quando il frutto tende ad arrestare temporaneamente la sua crescita.

Per qualsiasi domanda, chiarimento in merito a questa risposta o dubbio, può contattarmi tranquillamente senza problemi.

La saluto cordialmente.

Dott. Fabio Di Gioia
Agronomo esperto in Recupero varietà vegetali antiche

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Fabio Di Gioia Fabio Di Gioia

Fabio Di Gioia è nato a Montelupo Fiorentino nel febbraio del 1980, da una famiglia caratterizzata da una lunga e radicata tradizione contadina. Esperto di recupero e valorizzazione delle varietà vegetali antiche.

Dal 2010 a oggi organizza corsi e seminari sulle buone pratiche di conservazione e coltivazione delle varietà antiche vegetali sia in ambito erbaceo e orticolo che arboreo e frutticolo.

Lo scopo principale del suo lavoro è quello principalmente di recuperare le varietà locali e poterle reinserire in un contesto agricolo e produttivo, verso tutti coloro come le aziende agricole credono sempre di più nelle potenzialità di questo settore.

Blog: fabio13280 - fabio13280.wordpress.com