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Malattie delle piante: Scopri le risposte dei nostri esperti

Leggi qui sotto tutte le domande sull’argomento e le risposte date dai nostri Esperti di Giardinaggio. Guarda i titoli qui sotto elencati e clicca sul titolo che più si avvicina all’argomento di tuo interesse. Una volta cliccato sul titolo potrai leggere, per intero, sia la domanda dell’appassionato che la risposta del nostro Esperto.

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  • Le piante si sono sbiancate: cosa devo fare?

    Le piante si sono sbiancate: cosa devo fare?

    Il 26/02/2019, Manuela di Padova chiede:

    Salve, ho trovato questa piantina buttata via e volevo salvarla, così l'ho portata a casa, era piccola solo la base era formata, poi con il tempo è cresciuto il fustino centrale, penso per il fatto che l'ho tenuta in casa e vicino la stufa. Dopo un mese circa hanno iniziato a seccarsi le foglie sotto, ma la pianta sembrava comunque in forma. L'altro giorno ho deciso di cambiare un po' di terra e metterla sul balcone, la sera quando l'ho ritirata era sbiancata, la stessa cosa è successa allo zenzero, che però è sbiancato solo dalla parte esposta al sole, il giorno dopo si è sbiancato il resto. Sicuramente o il terreno o il sole hanno causato questo cambiamento. Cosa devo fare? E che tipo di terreno uso per lo zenzero, ora ho messo un po' di terreno normale mischiato a compost di casa e terriccio per piante grasse. Grazie
    marco_alberti
    Risponde l'esperto
    Marco Alberti

    Gentile signora Manuela,

    lo sbiancamento delle sue piantine compreso lo zenzero, che poi ha messo dentro al vaso, è dovuto ad un fenomeno chiamato eziolamento.

    Questo fenomeno fisiologico, è causato dalla mancanza di clorofilla nelle piante. Si presenta tutte le volte che le piante per qualsiasi motivo vengono posto al buio o in posti poco illuminati come è capitato a lei.

    Infatti se lei osserva bene la seconda foto che ha allegato, si vede bene che la pianta si è allungata. Questo fenomeno, chiamato filatura, è una conseguenza dell’eziolamento. Le piante in questo stato fisiologico hanno fusticini più carnosi, ricchi di acqua e con poca resistenza.

    La soluzione migliore in questo caso, è porre le piante alla luce diretta per alcuni giorni in modo da favorire di nuovo la produzione di clorofilla, la quale permetterà alla pianta di fare nuovamente la fotosintesi e di conseguenza acquistare quella resistenza dei tessuti chele compete.

    Per quanto riguarda il tipo di terreno da utilizzare per lo zenzero, va bene ciò che ha messo, però ci aggiungerei anche delle pomice, la quale oltre a trattenere acqua, favorisce il drenaggio delle acque visto la sensibilità delle piante da radice ai ristagni idrici.

    Per un migliore sviluppo della sua piantina grassa è bene che la metta in piena luce, con terriccio per cactus irrigando ogni 10-15 giorni in ambiente ben ventilato, all'aperto vista la stagione.

     

    Un saluto, gli esperti:

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche

    Marco Alberti

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  • Coleus rami anneriti: come salvarlo?

    Coleus rami anneriti: come salvarlo?

    Il 16/02/2019, Francesca di Giovinazzo chiede:

    Salve. Ho una pianta di Coleus che ho rientrato in casa per l'inverno. Da circa due settimane sta sviluppando una specie di cancrena. Dapprima si anneriscono zone apicali dei rami che si estendono pian piano fino ad interessare tutto il pilastro del ramo fino alla base. Alla fine il ramo secca. Ho concimato, ahimè, anzitempo la pianta e suppongo che sia successo per quello. Cosa posso fare per salvarla? Grazie dell'aiuto. Il vostro canale youtube è stupendo!!!
    Verdi_e_Contenti
    Risponde l'esperto
    Chiara Brunori

    Ciao Francesca. 

    Il coleus è una di quelle piante che mette allegria grazie alla grande varietà di colori delle sue foglie.

    La temperatura ideale per il coleus è intorno ai 20°, teme sia il caldo torrido che il freddo. Hai fatto bene a ricoverare il vaso per i mesi freddi. Il più grande nemico del coleus è l'eccesso di acqua

    Verifica che il terreno non sia zuppo. Questo potrebbe aver generato dei marciumi radicali.
    Fai la prova con il dito. Infila il dito dentro la terra e controlla l'effettivo grado di umidità. 

    Non penso sia un problema di concimazione anticipata, eventualmente solo se hai ecceduto nella somministrazione. In questo caso prova a tagliare la parte aerea superiore della pianta e spostarla in un nuovo vaso con nuova terra. 

    Ricorda il Coleus predilige un terreno tendenzialmente acido.

    Facci sapere se riesci a salvarla :) 

    Chiara Brunori

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  • Monstera con macchie sulle foglie: cosa fare?

    Monstera con macchie sulle foglie: cosa fare?

    Il 16/02/2019, Tiziana di Trieste/Italia chiede:

    Da qualche settimana a questa parte la mia monstera ha iniziato ad avere queste macchie sulle foglie. Si stanno diffondendo anche ad altre due foglie. In questo periodo le do più o meno due tazzine da caffè di acqua a settimana. Ogni tanto uso lo spruzzino sull'intera pianta. La pianta è in bagno, le finestre non vengono mai spalancate ma ogni tanto le socchiudo per arieggiare. La stanza è luminosa come si vede in foto. L’ho presa un paio di mesi fa e sembrava trovarsi bene tanto da produrre sue nuove foglie! Ho utilizzato un prodotto contro malattie fungine di questo tipo ma non sembra aver avuto alcun effetto. Che posso fare per salvarla? La ringrazio in anticipo. Buona giornata, Tiziana
    Verdi_e_Contenti
    Risponde l'esperto
    Chiara Brunori

    Ciao!

    La monstera è sicuramente una delle piante del momento.

    Appartenente alla famiglia delle Araceae, sembra che l’etimologia del suo nome derivi appunto da “Monstrum” per la forma e la dimensione mostruosa (in senso positivo) delle foglie.

    Non ha bisogno di molte cure. Teme gli sbalzi di temperatura e la luce diretta.

    In merito alle macchie sulle foglie:

    • Macchie marroni, secche e delimitate indicano una bruciatura da sole
    • Macchie che partono dall'apice e si allargano indice di poca acqua o umidità
    • Macchie nere molli che allargano rimanendo molliccie troppa acqua.

    Quello che dico è che potrebbe essere un problema circoscritto a quella foglia. Visto che mi dici che ci sono anche nuove foglie. Se il problema non si allarga anche alle altre vuol dire che è circoscritto. Al momento stai facendo tutto correttamente, attenzione sempre a non esagerare con l'acqua, fai la prova del dito nel vaso.

    Chiara Brunori

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  • Occhio di pavone ulivo: come curarlo?

    Il 27/01/2019, Giuliano di Fondi chiede:

    Ciao, grazie per ogni volta che vi chiedo qualcosa mi rispondete sempre. Questa volta la problematica è l'occhio di pavone, oliveto in zona umida e poco ventilata. Vorrei sapere se alzando i dosaggi di 2 kg calce e 2 kg solfato di rame per 100 litri, per quanto tempo rimane l'efficacia del trattamento. Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Giuliano.

    L’Occhio di Pavone, di solito non è una fitopatologia invalidante per l’olivo perché colpisce poche foglie e bastano alcuni trattamenti a base di rame di difendersi da questo patogeno.

    Nel suo caso invece, trovandosi in una zona umida e poco ventilata, è chiaro che il grado di attacco del fungo è più forte e di conseguenza la fitopatia diventa veramente invalidante con molte foglie che cadono a terra.

    In questi casi non è sempre conveniente alzare le dosi di 2 kg di calce, 2 kg di solfato di rame in 100 litri di acqua, perché:

    1.  Sulle confezioni ci sono le dosi precise da dare alla pianta per controllare e difendersi dal patogeno (non è che aumentando le dosi si fa meglio, perché possono insorgere problemi di fitotossicitá da antiparassitari).
    2. Essendo dei prodotti preventivi e/o di copertura, agiscono quando il patogeno non c’è. Quando la malattia è in atto non hanno effetto.

    Quindi più che puntare sulle dosi degli anticrittogamici, è necessario puntare l’attenzione sulla potatura di produzione, eseguendo dei tagli di sfoltimento cercando di asportare la vegetazione in eccesso che potrebbe creare un ambiente umido e poco ventilato favorevole al patogeno.

    In questo modo si favorisce l’arieggiamento delle piante e una migliore penetrazione della luce all’interno della chioma, riducendo notevolmente l’attacco del fungo.

    Ringraziandola della domanda, le porgo i miei Distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

    Leggi le altre risposte dell'esperto sulle MALATTIE DELL'ULIVO:

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  • Come si chiama questa pianta e come mai hai questa brutta macchia su una foglia?

    Come si chiama questa pianta e come mai hai questa brutta macchia su una foglia?

    Il 30/10/2018, Serena di Asiago chiede:

    Buongiorno ho questa pianta di cui non riesco a trovare il nome, e dopo pochi giorni ho trovato una foglia con questa macchia. La pianta si trova in una reception di uno studio dentistico, abbastanza illuminata, dove ci sono inoltre dei faretti. Grazie per l’aiuto
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Serena, 
    direi un philodendron mandaianum e secondo me quella è un'ustione, possibile che per qualche motivo del sole abbia colpito direttamente le foglie? Per il resto la pianta mi sembra in buono stato.
    Le auguro buona giornata,

    Kety Cialdi

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  • Oleandro in vaso attaccato da cocciniglia e ragnetto rosso: cosa fare?

    Oleandro in vaso attaccato da cocciniglia e ragnetto rosso: cosa fare?

    Il 24/10/2018, Maddalena di Venezia-Lido chiede:

    Buongiorno, ho da un paio d'anni un oleandro a cespuglio, in vaso di coccio, su terrazzo esposto a sud. Fin da poco dopo l'acquisto, pur crescendo e facendo una discreta fioritura, ha cominciato a mostrare foglie con patina biancastra e, al contempo, con zone nere. La situazione è peggiorata col passare del tempo e per di più è comparsa recentemente qualche piccolo punto di cocciniglia bianca. I fiori spesso si accartocciano senza giungere a piena maturazione. Abbiamo dato a più riprese antiparassitari (uno per oidio, uno generico), ma senza nessun risultato. Oggi ho guardato con la lente la pagina inferiore delle foglie e ho visto ragnetti rossi in movimento. Stavo per provare a potarlo, ma ho trovato questa rubrica e le chiedo quali consigli mi può dare per cercare si salvarlo, ammesso che sia possibile. Allego foto. Grazie fin da ora. Maddalena
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Maddalena,
    sul suo povero oleandro si sta accanendo di tutto ma d'altronde più la pianta è debole più i parassiti la aggrediscono.
    Vista la situazione utilizzerei un insetticida, ripetendo per assicurarsi di colpire anche le nuove generazioni.

    Farei dei trattamenti rameici a protocollo a scopo preventivo per risanare le foglie dopo i trattamenti specifici.
    Mi faccia sapere come evolve la situazione.
    Le auguro buona giornata,

    Kety Cialdi

    Leggi le altre domande dell'esperto su OLEANDRO:

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  • Quali diserbanti posso usare per le piante in vaso?

    Il 23/10/2018, Anna Maria di Palermo chiede:

    Buongiorno! Non riesco a trovare un diserbante per piante in vaso. Trovo solamente quelli per prato! Grazie per l’attenzione
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Annamaria,
    in linea di massima i principi attivi non si discostano molto gli uni dagli altri: se le piante sono ad alto fusto può utilizzarli anche in vaso. Le auguro buona giornata,

    Kety Cialdi

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  • Come mai alla mia pianta si ingialliscono le punte delle foglie quando diventano lunghe?

    Come mai alla mia pianta si ingialliscono le punte delle foglie quando diventano lunghe?

    Il 19/10/2018, Anna di Salerno chiede:

    Cortesemente vorrei capire perché la mia pianta che ho allegato in foto, nonostante cresca bene, nel momento in cui si allungano le foglie le punte si seccano. Come posso fare per risolvere il problema e se devo tagliare le punte. Le macchioline bianche che si vedono in foto è solo bicarbonato che ho messo in maniera casalinga da inesperta pensando a qualche parassita. Grazie e buon lavoro
    Alberta_Ballati
    Risponde l'esperto
    Alberta Ballati

    Buongiorno, 
    una normale senescenza delle foglie, che invecchiano appunto ingiallendo progressivamente e cadendo, è fisiologica in ogni pianta, e in questi tipi di piante porta gradualmente ad un allungamento del fusto che piano piano porterà al classico "ciuffo" di foglie in cima ad un lungo fusto; tuttavia, se l'ingiallimento e caduta delle foglie è troppo rapido o accentuato, probabilmente siamo di fronte ad un problema legato a troppa umidità o scarsa luminosità, che possono creare marciumi o clorosi.

    Alberta Ballati

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  • Ho il terrazzo infestato, sapete dirmi cosa sono e come fare per farle andar via?

    Ho il terrazzo infestato, sapete dirmi cosa sono e come fare per farle andar via?

    Il 09/09/2018, Giovanni di Genova chiede:

    Ho il terrazzo infestato, sapete dirmi cosa sono e come fare per farle andar via? Grazie
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Giovanni,
    non conosco il nome del parassita, dovrebbe rivolgersi ad in agraria dov'è di solito un agronomo che riconosce i parassiti e consiglia il prodotto migliore da usare, tenuto conto che siamo su un terrazzo. Mi faccia sapere se riesce a risolvere il problema. Le auguro buona giornata.

    Kety Cialdi

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  • Kumquat attaccate da gommosi e cocciniglia: posso salvarle?

    Kumquat attaccate da gommosi e cocciniglia: posso salvarle?

    Il 06/08/2018, Elvis di Camponogara chiede:

    Pregiatissimo Dott. Lenzi, possiedo 4 Kumquat, anzi 3 perché il più vecchio se ne sta andando (vedi immagine 3). Fino a due mesi fa erano stupendi. Pieni di foglie colorate di un verde intenso, come se fossero appena usciti dai garden center. Il primo (vedi immagine 1 e 2) ha fatto due fioriture molto abbondanti, ma senza allegagione. Ho poi scoperto la presenza della cocciniglia quella bianco/grigia; ho trattato con una miscela di olio minerale/ cipermetrina acquistata in un garden center dopo la fioritura. Nel frattempo è iniziata la caduta delle foglie e la presenza di rami secchi. Ho tagliato i rami secchi, coperto i tagli con mastice da innesto e trattato con rame. Continuano a cadere le foglie e seccarsi i rami. E' presente della gommosi. Il secondo un kumquat stupendo fino al 20 giugno circa. Un giorno ho trovato un ramo secco con due cocciniglie. Da allora stesso trattamento di cui sopra. Non ci sono le cocciniglie bianche ma cadono di continuo le foglie, i rami si seccano ed è presente la gommosi. Rimangono solo le foglie apicali dei germogli, che in certi casi presentano un curvatura verso il basso. La fioritura è terminata senza allegagione. Ci sono speranze? Il terzo (vedi foto nr. 3) dopo la fioritura senza allegagione ha cominciato a perdere le foglie emesse in primavera, poi sono cresciuti nuovi germogli con foglie stupende che ora sono già cadute. Il quarto kumquat, ha emesso due volte i fiori . Fino ad una settimana fa' era pieno di frutti, ma dopo la seconda fioritura si è verificata la cascola dei frutti e la caduta delle foglie. Ho notato la presenza della cocciniglia a scudetto. Dopo l'intervento con olio/cipermetrina sono passato all'intervento con acqua/detergente e olio di soia su tutti i kumquat (seguendo i suoi consigli su youtube), i 4 limoni, il mandarino. Il citrus mitis che possiedo continua a fiorire e a generare nuovi frutti e salvo errori non sono presenti cocciniglie. Premetto che le piante sono coltivate su vaso da 20 cm a 35 cm di diametro con il fondo di argilla espansa, miscela di terriccio per agrumi, sabbia e stallatico equino da marzo. Concimo due volte al mese, ogni 20 giorni circa, con concime specifico per agrumi la prima volta e la seconda in alternativa lupini e/o solfato ferroso. Le piante sono collocate su vasi si trovano su un terrazzo con esposizione a sud/ est. (due piante, quelle che si vedono sulle immagini le ho portate in pieno campo un po' riparate). Vorrei gentilmente sapere quale malattia ha colpito i miei kumquat e se ci sono rimedi a questa situazione. Irrigazione ogni 3/4 giorni. Grazie. Cordiali saluti.
    Agrumi_Lenzi
    Risponde l'esperto
    Maurizio Lenzi

    Buongiorno,
    dalle foto non si vede molto, mi pare che per le prime due foto ha ancora delle foglie turgide e quindi secondo me in teoria può riprendere, ma se c'è della gommosi probabilmente ha qualche fungo addosso, quindi penso sarebbe opportuno trattarla con qualche fungicida sistemico, il rame non fa niente di che, il problema è trovare i fungicidi sistemici, ci vuole il patentino e non sono registrati per gli agrumi.

    Se ha qualche amico che ha dei frutteti o vigneti magari le può trovare.

    Per la terza foto vedo le foglie che sono ciondoloni, credo che le radici siano cotte, non so se da troppo concime o da troppa acqua o da un fungo anche lì.

    Una soluzione sarebbe di toglierle dal terreno o vaso e ripulirle dal terriccio vecchio, potarle e metterle in un vaso non grosso con terriccio nuovo, a questo punto sperare che non ci sia un fungo già inserito nelle parti vitali della pianta.

    Grazie,
    Buona giornata

    Maurizio Lenzi

    Leggi le altre risposte dell'esperto su KUMQUAT:

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  • Macchie bianche comparse sul terreno del giardino: cos'è e cosa fare?

    Macchie bianche comparse sul terreno del giardino: cos'è e cosa fare?

    Il 08/07/2018, Carla di Napoli chiede:

    Sul terreno del mio giardino, abbastanza ombreggiato, e sulla parte di tronco di palma rimasta (tagliato per punteruolo rosso) sono comparse macchie bianche, tipo muffa. Cosa fare? Ritenete ci sia uno specifico problema? Grazie molto.
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Carla,
    sembrano macchie fungine che probabilmente hanno trovato substrato adatto al loro sviluppo nel tronco morto ed in qualche residuo del terreno.

    Potrebbe essere sufficiente rimuoverle meccanicamente per poi dare un trattamento rameico o, a mali estremi, con un antifungino.
    Le auguro buona serata

    Kety Cialdi

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  • Che pianta è quella in foto e cosa fare per evitare che continui a seccarsi?

    Che pianta è quella in foto e cosa fare per evitare che continui a seccarsi?

    Il 27/06/2018, Marco di Roma chiede:

    Salve, vorrei sapere gentilmente che pianta è quella in foto e come può essere manutenuta. Purtroppo si sta progressivamente appassendo (vd foglie giù) e non è più rigogliosa come una volta. Da considerare che è tenuta in vaso con terriccio universale e argilla espansa come drenaggio. Acqua una volta a settimana e posizione sul balcone sempre in ombra. Grazie. Cordiali Saluti. Marco
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Marco 
    si tratta di uno jasminum, a fiore chiuso non si può capire la varietà. Sicuramente è un problema di irrigazione, controlli il vaso; il terriccio dovrebbe essere sciolto fresco ma non bagnato.

    Potrebbe aver bisogno anche di rinvaso, in che stato sono le radici? Hanno girato il vaso?
    Mi ricontatti pure con nuovi dettagli. Le auguro buona giornata,

    Kety Cialdi

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  • Che problema hanno le mie piante che hanno foglie danneggiate?

    Che problema hanno le mie piante che hanno foglie danneggiate?

    Il 06/06/2018, Federica di Palermo/Italia chiede:

    Buon pomeriggio a tutti! Sono qui per chiedervi un piccolo grande aiuto: identificare la malattia delle mie piante! In foto due foglie di una pianta di limoni, in basso delle foglie di un rampicante, al centro una fogliolina di alloro. In comune hanno questi piccoli buchi, causati evidentemente da qualche insetto che si diverte a mangiarne alcune parti. Ho notato alcuni insettini minuscoli verde chiaro... Mi aiutate a trovare il prodotto che possa risolvere questa situazione? Grazie a chi risponderà
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Federica.
    Allora in questo caso gli insetti minuscoli di colore verde chiaro che ha notato sono sicuramente lepidotteri, cioè bruchi che danneggiano le foglie facendo dei buchi e delle erosioni fogliari a partire dal centro come si nota bene dalla seconda foto. 

    Infatti li si vede benissimo che questi insetti formano delle tipiche gallerie fogliari chiamate mine da cui il termine di insetti minatori fogliari provocando inscurimento fogliare a cui fa seguito la formazioni di piccoli buchi.
    Invece da quanto si apprende dalla prima foto soprattutto guardando le foglie di limone, li il danno si manifesta con il distacco fogliare a partire dal lembo esterno della foglia e in quel caso l'insetto che lo provoca è chiamato oziorrinco.
    Di seguito le descriverò i metodi di lotta per gli insetti minatori fogliari e l'oziorrinco.

    Lotta agli insetti minatori fogliari

    La lotta è di tipo chimico e si attua seguendo criteri di lotta integrata basata sul monitoraggio ambientale mediante campionamento, o con trappole sessuali che verificano lo sfarfallamento dell'insetto.
    Nel caso del campionamento, si sceglie un certo numero di foglie, prelevate a mezza altezza e su di esse si fa il conteggio delle uova, delle larve e gallerie presenti. Le soglie di intervento sono:

    • 1° generazione: 20 - 30% di foglie con uova, oppure 20% di piccole gallerie con larve vive (20 gallerie su 100 foglie).
    • 2° e 3° generazione: 15 - 20% di foglie con uova, oppure il 20 di foglie con gallerie con larve vive.

    In questi casi si interviene con prodotti a base di Fenoxycarb molto attivo sulle uova, il Teflubenzurron o Diflubenzuron, ossia regolatori della crescita o di sviluppo.
    In caso di gallerie già formate, si interviene con prodotti a base di Metomil o Metidation (gallerie di diametro < 0,5 mm), oppure con Cartap (gallerie fino a 10 mm di diametro).
    Nel caso del campionamento con trappole sessuali, la metodologia d'intervento è la seguente: 

    a) Si installano le trappole in campo a fine marzo. Il numero ad ettaro (ha) è di 1 - 2 trappole.
    b) Le soglie d'intervento sono molto variabili in funzione di:

        - Ambiente.
        - Generazioni dell'insetto.
        - Varietà coltivata.

    In ogni caso si interviene quando le catture sono di alcune decine di insetti per settimana. Queste sono soglie indicative servono per monitorare i picchi di sfarfallamento dell'insetto e per le ovodeposizioni.
    Ricordiamo che in natura gli insetti minatori fogliari vengono tenuti a bada da un insieme di insetti parassitoidi utili tra cui gli Imenotteri Eulofidi che entrano dentro le gallerie attaccando le larve.

    Lotta all'oziorrinco

    E' basata essenzialmente con la semplice applicazione attorno ai tronchi, di fasce collanti per ostacolare la risalita degli insetti verso le foglie.
    La lotta chimica può essere fatta invece sia contro le larve che contro gli adulti.

    Lotta contro le larve
    E' basata nell'eseguire delle geodisinfestazioni attorno alle piante.

    Lotta contro gli adulti
    Si eseguono dei trattamenti sulla chioma prima delle ovodeposizioni con prodotti a base di Azinfosmetile, Endosulfan e Acefate.

    La lotta biologica all'oziorrinco si esegue utilizzando dei nematodi entomopatogeni utili del genere Heterorhabditis. 
    Questi nematodi vengono commercializzati come:

    • Liquido fisiologico contenente le forme infestanti da spargere nel terreno o per la concia dei terricci-
    • Supporto organico umido mescolato ai terricci di coltivazione, secondo delle proporzioni indicate volta per volta da aggiungere appena interrato nei terreni.
    • Su supporti inerti (es. spugnette di gommapiuma).

    Questi nematodi dopo accurata irrigazione, andranno a ricercare attivamente le larve dell'oziorrinco nel terreno per distruggerle.

    Ringraziandola della domanda la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Come curare queste piante del giardino sofferenti?

    Come curare queste piante del giardino sofferenti?

    Il 04/06/2018, Christian di Battuda (PV) chiede:

    Buongiorno, mi sono trasferito da poco in un'abitazione con giardino, e alcune piante stanno soffrendo di qualche malattia. Nell'immagine "1" potete vedere le foglie di un cespuglio ornamentale di cui non conosco il nome... viene usato spesso per farne siepi divisorie. L'anno scorso soffriva di oidio e l'ho curato con un prodotto apposta, dopodiché la pianta sembrava guarita. Da un paio di settimane sono comparsi quei segni bianchi sulle foglie, a prima vista potrebbero sembrare insetti o uova, non so bene cosa siano. Non si muovono, e se si toccano la parte bianca viene via come se fosse una sottile pellicola, lasciando solo quei puntini arancioni. Cosa potrebbe essere? Nelle immagini numero 2 e 3 si vedono invece dei problemi con le rose. Non sono molto pratico e quindi non saprei come procedere, potete darmi qualche consiglio? Grazie, la questione è abbastanza comica perché pur facendo parte di una villetta gemellare, il mio vicino con le stesse piante non ha alcun problema e non ha dato loro alcun prodotto. C'è da dire che prima che mi trasferissi qui questa casa è rimasta "abbandonata a sè stessa" per un certo periodo di tempo, durante il quale nessuno si è preso cura del giardino. Grazie in anticipo per l'aiuto che potrete darmi. Cordiali saluti, Christian
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Christian,
    per gli insetti mi bianchi ci vuole un trattamento insetticida, si rivolga all'agraria più vicina e sapranno consigliarla
    per le rose un trattamento a base rameica.

    Non si stupisca del fatto che i suoi vicini non abbiano gli stessi problemi, il fatto che le piante siano rimaste abbandonate a se stesse per del tempo ha sicuramente reso facile l'attacco di questi parassiti che scelgono sempre piante con salute più precaria. Le auguro buona giornata 

    Kety Cialdi

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  • Piante sul balcone che presentano macchie: cosa fare prima che si ammalino tutte?

    Piante sul balcone che presentano macchie: cosa fare prima che si ammalino tutte?

    Il 04/04/2018, Marco di Milano chiede:

    Buongiorno, come si vede dalle foto ci sono queste "macchie" che stanno prendendo un po' tutte le piante del balcone (agave compresa!) Avete, per favore, un rimedio prima che si ammalino tutte? Grazie davvero Marco
    marco_alberti
    Risponde l'esperto
    Marco Alberti

    Gentile signor Marco,
    purtroppo le sue piante sono state infettate da un fungo in maniera molto seria e quindi le macchie che lei vede non sono più curabili, ma semplicemente dovrà asportare tutti gli organi malati (sia delle succulente che le foglie dell'arbusto), nel caso dell'euforbia questo significa eliminare buona parte dei rami che si vedono in foto.

    Se la pianta quindi risultasse troppo danneggiata da questi inevitabili tagli, le consiglio di sostituirla con altra specie non succulenta.

    Cordiali saluti

    Marco Alberti

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  • Quale prodotto per eliminare i licheni dalle piante?

    Il 10/03/2018, Idalmino di Quattordio (AL) chiede:

    Quale prodotto per eliminare i licheni dalle piante? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Idalmino.
    I licheni, se presenti in quantità ridotta sulla corteccia esterna dei rami e delle branche, non danno assolutamente fastidio alla pianta, anzi, la loro presenza è segno di salubrità e non inquinamento dell'aria.

    Se invece la loro presenza diviene abbondante, allora possono in qualche modo soffocare la pianta. In questo caso il miglior prodotto per contenerli è l'impiego del rame sotto forma di poltiglia bordolese o ossicloruro.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Come posso curare la grafiosi dei carpini neri micotizzati?

    Il 01/03/2018, Alberto di Trento/Italia chiede:

    Come posso curare dalla "grafiosi" dei carpini neri micorizzati a tuber melanosporum vittadini che stanno morendo? Hanno già 4 e 9 anni. Devo per forza estirpare e bruciare? Infinite grazie. Il 06/03/2018 Alberto chiede:Buongiorno dott. Fabio, la ringrazio molto per la sua risposta; se posso disturbarla ancora vorrei chiederle come posso fare per limitare gli attacchi degli Scolitidi considerando che pochissime piante sono morte, ma alcune sono ammalate e non vorrei perdere, dopo tanta attesa, una possibile produzione di tartufi. Ancora infiniti ringraziamenti. I miei più cordiali saluti. Alberto
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Alberto.

    La lotta contro la grafiosi che ha colpito le sue piante di carpino, è soltanto di tipo preventivo e consiste essenzialmente nel cercare di allontanare il materiale infetto oppure nella distruzione delle piante morte o morenti e dei loro residui per evitare che il parassita si mantenga nell'ambiente all'interno delle radici o dei tronchi attaccati.

    Le piante inoltre devono essere ben curate e sempre in un buono stato sanitario. È di fondamentale importanza in questo caso limitare anche gli attacchi degli Scolitidi, insetti coleotteri che attraverso la masticazione della corteccia sono in grado di favorire la diffusione della malattia.

    La lotta chimica diretta contro il parassita una volta che ha attaccato le piante, fornisce scarsi risultati in quanto ad oggi non esistono prodotti efficaci e specifici per contenere lo sviluppo e la diffusione della malattia.

    Risulta invece di notevole importanza la selezione di ibridi o cloni resistenti alla malattia capaci non solo di contenere il parassita, ma di rappresentare un argine diretto agli attacchi del patogeno.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Il 09/03/2018, Fabio Di Gioia risponde:

    Salve di nuovo gentilissimo Alberto.
    La lotta agli Scolitidi è quasi esclusivamente di tipo agronomico e preventivo consistente essenzialmente nel cercare di adottare una buona tecnica colturale che mantenga le piante in un buono stato sanitario in modo da evitare gravi infestazioni e la diffusione di pericolose malattie come la grafiosi.

    La lotta di tipo chimico non è attuabile e proponibile sia perché gli scolitidi sono parassiti secondari, sia per l'impossibilità di raggiungere i diversi stadi dell'insetto all'interno delle gallerie tra corteccia e legno. La corteccia non assorbe le sostanze insetticide.

    Inoltre i trattamenti insetticidi eseguiti sulla chioma al momento dello sfarfallamento degli adulti, non sempre sono efficaci a causa della scalarità di maturazione delle varie forme dell'insetto che possono avvenire anche nel corso di due mesi. Questi trattamenti infine vengono eseguiti solo in caso di estrema necessità con risultati che a volte non sono sempre soddisfacenti.

    Ringraziandola ancora, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Prodotti anticrittogamici: riconoscere grado di reazione e cosa significa

    Il 14/12/2017, Roberto di Pavia chiede:

    Non vorrei approfittare eccessivamente della sua disponibilità e gentilezza, ma l'occasione è talmente ghiotta che mi permetto di chiederle un ulteriore paio di informazioni. Entrambe riguardano la miscibilità di prodotti anticrittogamici: 1) Le etichette di molti prodotti riportano la dicitura: "Il prodotto non è compatibile con prodotti fitosanitari a reazione alcalina", oppure ".....a reazione neutra", senza, poi, indicare il "tipo" di reazione del prodotto stesso per un'eventuale miscelazione con altro formulato che riporta la stessa dicitura. Come fare per conoscere il "grado" di reazione (alcalina, neutra ecc.ecc.) al fine di poter miscelare due prodotti? 2) Molto spesso l'etichetta di fungicidi sistemici raccomanda la miscelazione con un prodotto di copertura o di contatto. Altrettanto spesso, però, l'etichetta di questa seconda categoria di prodotti non ne riporta "il meccanismo di azione" (contatto, copertura, Gruppo M4 (FRAC), ecc.ecc.). Sono da intendersi "di copertura" tutti i prodotti sulla cui etichetta non viene indicato "sistemico"? Grazie per l'attenzione e buona giornata. Il 16/12/2017 Roberto chiede: Riprendo la mia domanda del 14/12 e la ringrazio per la risposta che, però, non mi ha dissipato alcuni dubbi. - Ho cercato, come da lei suggerito, delle "tabelle di miscibilità dei prodotti fitosanitari", ma ho trovato solo qualcosa inerente una ristrettissima fascia di prodotti (rame, zolfo, oli minerali, olio bianco e pochi altri). Ho trovato tabelle dei singoli produttori, che però riportano solamente la compatibilità fra anticrittogamici/insetticidi di loro produzione. Ma nulla su un panorama di prodotti di "case" diverse. Nello specifico, mi riferisco alla miscibilità di prodotti con principi attivi del tipo: Tebuconazolo, Tiram, Captano, Pyrimethanil, Difenoconazolo, Penconazolo, Deltametrina, Clorpirifos etile, Pirimicarb ecc.ecc. Per quanto riguarda la seconda parte della mia domanda, invece, più che una speigazione sulle "modalità di azione" dei prodotti (sistemici e di copertura), mi interessava conoscere come individuare/riconoscere un prodotto di copertura. Sapere, cioè, se il prodotto X è un prodotto di copertura o sistemico quando sull'etichetta non è riportato nulla in merito (ad esempio, su molte di quelle relative a prodotti a base di rame). Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Roberto.
    Prima di rispondere alla sue domande, le dico già da subito che esistono e si trovano facilmente a disposizione, delle tabelle di miscibilità dei prodotti fitosanitari dove di solito è indicato attraverso colorazioni diverse se si tratta di:

    1. Prodotti compatibili = Colore verde
    2. Prodotti non compatibili = Colore rosso
    3. Prodotti neutri = Colore giallo

    Venendo alla sua prima domanda, per stabilire il grado di reazione di una soluzione, in questo caso di un prodotto anticrittogamico e quindi per valutarne il pH, basterebbe dotarsi di un semplice cartina al tornasole che si trova facilmente in vendita; immergere la carta nel contenuto della soluzione acquosa e in base al colore che esce fuori valutarne il pH e di conseguenza la reazione leggendo i valori della scala allegata alla cartina.

    Venendo invece alla sua seconda domanda, i prodotti di copertura (es. rame o zolfo) sono molto diversi da quelli sistemici, perché mentre quelli di copertura, detti anche preventivi, ossia distribuiti prima che la malattia abbia manifestato i suoi sintomi, rimangono all'esterno della pianta formando un velo protettivo; quelli sistemici invece hanno la capacità di penetrare all'interno della pianta, entrare nel circolo linfatico e arrivare nel punto dove il patogeno è presente quando la malattia è in atto; per questo vengono definiti anche con il termine di curativi.

    Perché al momento della distribuzione di un sistemico, viene consigliato di miscelare un prodotto di copertura?
    Semplicemente perché il prodotto di copertura forma lo strato protettivo esterno tale da impedire di nuovo la penetrazione del parassita all'interno, evitando quindi di distribuire di nuovo il prodotto sistemico.
    Ringraziandola della domanda e sperando di aver risposto in maniera esaustiva, la saluto cordialmente.

    Il 18/12/2017 Fabio Di Gioia risponde: 

    Salve di nuovo signor Roberto
    In questa seguente tabella può trovare un'approfondimento della miscibilità, tra i più importanti (ma non tutti) prodotti fungicidi e insetticidi.

    http://agronomocostanzo.altervista.org/file/tabella_miscibilita_prodotti_fitosanitari.pdf

    Dei prodotti sistemici da lei indicati, vi sono riportati in tabella soltanto alcuni. Il fatto che alcuni non ci siano, significa che non sono miscibili tra di loro e quindi vanno utilizzati con molta cautela e soltanto da soli.
    Sull'etichetta del prodotto che acquista di solito dovrebbe per legge esserci scritto se si tratta di un prodotto sistemico o di copertura. Altrimenti è necessario chiedere al rivenditore del negozio dove l'acquista.
    Qualora riscontrasse ulteriori dubbi nella risposta che le ho fornito, attraverso il Portale del Verde si faccia dare il mio contatto telefonico, sarò ben felice di ascoltarla e risolvere la sua problematica direttamente per colloquio telefonico.
    Ringraziandola ancora della domanda e attendendo ulteriori informazioni per risolvere altri dubbi, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

     

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  • Carie del legno sui miei faggi: che fare?

    Carie del legno sui miei faggi: che fare?

    Il 25/09/2017, Davide di Calvisano chiede:

    Buongiorno, nel mio giardino ho tre faggi di circa 40 anni. Quello centrale (il più grande) ha le foglie secche e ripiegate su se stesse (la pianta si biforca a circa 2 mt dal suolo e sembra che il problema interessi solo una parte della pianta). Mi dicono che il faggio è ormai malato e non vi è possibilità di guarigione; sarebbe il caso di abbatterlo? Io vorrei evitare il più possibile questo e pertanto, allegando alcune fotografie, chiedo un vostro cortese parere. Grazie
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    foto-foglie-faggio-malatoBuongiorno Davide, 
    dalle foto e dalla descrizione mi sembra che il problema dei suoi faggi possa essere carie del legno.
    La parte malata e secca, se non viene asportata, marcisce ed attacca anche la parte sana.
    Questo tipo di malattia pregiudica l'equilibrio statico della pianta e occorre fare molta attenzione.

    Io consiglierei, prima di abbattere completamente la pianta, di asportare la parte malata.
    Dopo il taglio disinfettare bene la superficie di taglio con del rame (Airone più alla dose di 50 gr. di prodotto per 10 litri di acqua, operazione da ripetere dopo 2 giorni).
    Dopo 2/4 giorni sigillare la ferita con cera o mastice (Cerafix plus).
    In questo modo dovrebbe salvarsi l'altra biforcazione.
    Buon lavoro!

    Gian Burdisso

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  • Le dosi per trattamenti rameici si riferiscono a 100 litri?

    Il 30/08/2017, Federico di Castrovillari chiede:

    Ciao. Ma le dosi per i trattamenti rameici dell'olivo si riferiscono a 100 litri ?grazie. Ciaoo
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Federico.
    Le dosi di rame, indicate nella risposta di riferimento, si riferiscono proprio a 100 litri di acqua.
    Ovviamente si tratta di quantità e percentuali che fanno riferimento ad appezzamenti di medio - grandi superficie dell'agricoltura più intensiva.
    Tali parametri si possono tranquillamente applicare, anche nel caso di appezzamenti piccoli di ridotta superficie.
    La ringrazio inoltre tanto della domanda, perché evidentemente nella risposta che avevo dato prima, mi ero dimenticato di inserire i quantitativi d'acqua in cui sciogliere il rame.
    Ringraziandola della domanda, le porgo distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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  • Catalpe attaccate da diversi insetti: cosa fare?

    Catalpe attaccate da diversi insetti: cosa fare?

    Il 22/08/2017, Anna di perugia chiede:

    Buongiorno, avrei bisogno di un consiglio...in allegato le foto delle foglie delle due Catalpe che ho in giardino...come si vede stanno soffrendo molto e non si e' ancora capito cosa abbiano...ieri ho trovato alcuni animaletti sotto le stesse e mi e' stato detto che si tratta della cimice nera asiatica difficile da debellare...per il momento sto dando un concime a base di calcio e magnesio ma non saprei che altro fare....da qualche giorno poi, entrambi gli alberi sono invasi dalle api che ci girano intorno o stazionano sotto le foglie meno secche per tutto il giorno ed inoltre sono anche pieni di formiche!!! aiuto!!!
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Anna,
    mi sembra di capire che sulle sue Catalpe stiano lavorando più di una avversità.

    Partiamo dalla presenza di formiche, sono la spia che qualcosa sta "mangiando" le foglie ed i loro escrementi dolciastri attraggono sia le formiche che, in periodi caldi e siccitosi come questo, le cimici.

    Potrebbe trattarsi di ragnetto rosso. Non so che dimensioni abbiano le piante e quindi quanto sia possibile fare anche per non danneggiare le api che, al contrario, vanno tutelate,
    La soluzione più corretta potrebbero essere le trappole per le cimici, unico tra i parassiti in questione che non scomparirebbe naturalmente con l'inverno (ragnetto rosso e formiche sparirebbero naturalmente cambiando la stagione)
    Le trappole, oltre a mettere in atto un rimedio ecologico, permetterebbero la cattura anche in caso di alberi molto grandi mentre diversamente, in caso di piante ancora "ragionevoli" come dimensioni, ci sono trattamenti a base di oli specifici per le cimici.
    Ecco, io cercherei di combattere solo quelle anche perché vicino a casa trattamenti parassitari atti a debellare ragnetto rosso o pidocchi non sono mai raccomandabili.
    Unico trattamento consigliato prima dell'inverno e, poi, anche prima della ripresa vegetativa, è quello rameico, innocuo ma efficace per "disinfettare"la pianta ed indurirne i tessuti.
    Le auguro buona giornata

    kety cialdi

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  • Pianta con chiazze marroni sulle foglie

    Pianta con chiazze marroni sulle foglie

    Il 21/08/2017, Francesco di Roccalumera chiede:

    La mia pianta ha queste chiazze marroni nelle foglie. Che rimedi devo utilizzare?
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Francesco, questo è un problema frequente per tante piante quando il clima ha forti escursioni termiche come in questo periodo.
    Il caldo del giorno alternato alle notti fresche  favoriscono lo sviluppo di muffe e funghi.
    Si può procedere con prodotti specifici antimuffa o, cosa che io consiglio trattandosi di ambiente domestico, una rimozione manuale delle foglie più danneggiate cui far seguire un trattamento con prodotto rameico, che oltre a "disinfettare' la pianta ne indurisce le foglie rendendole meno passibili di attacchi.

    Le auguro buona giornata 
    kety cialdi

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  • Come liberare l'orto dal vilucchio?

    Il 16/07/2017, Francesco di Cavriana (mn) chiede:

    Come liberare l'orto dal vilucchio?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Francesco.

    Il vilucchio o convolvolo (Convolvolus arvensis), è considerata una delle specie infestanti più temibili soprattutto specie orticole/erbacee, diffusa nelle zone temperato - calde, di origine euroasiatica e appartenente alla famiglia delle Convolvulacee.

    La lotta contro questa temibile infestante, può essere eseguita attraverso mezzi:

    1) Diretti.

    2) Indiretti.

    Lotta diretta al vilucchio

    Viene attuata attraverso mezzi fisici e meccanici, tra cui:

    a) Pacciamatura.

    b) Lavorazioni meccaniche.

    c) Macerato di vilucchio

    La pacciamatura è in grado di sortire effetto nella lotta al vilucchio, qualora sia effettuata con dei materiali plastici resistenti al sollevamento e alla rottura e per specie che vengono spesso trapiantate a file con interfila calpestabile (es. carciofo, fragola e asparago).

    Le lavorazioni meccaniche devono essere effettuate in più volte nella stagione per eliminare il vilucchio, attraverso l'impiego di erpici o sarchiatrici rotative.

    Nel preparare il macerato di vilucchio nel corso del procedimento di macerazione la pianta libera tossine ed enzimi naturali che vanno ad inibire selettivamente la pianta infestante con cui è stato preparato il macerato.

    Il macerato deve essere distribuito preferibilmente alla sera per tre volte consecutive, avendo cura di coprire il terreno.

    Lotta indiretta al vilucchio

    I metodi maggiormente impiegati sono:

    a) Lavorazioni profonde.

    b) Falsa semina.

    Le lavorazioni profonde di preparazione del terreno, sfavoriscono lo sviluppo del vilucchio, perché portano in superficie gli apparati radicali di questa infestante sottoponendoli all'azione distruttiva dei raggi solari.

    Il metodo della falsa semina, seguita dalla devitalizzazione e distruzione dei ricacci in primavera, è attualmente il sistema migliore di prevenzione e difesa dallo sviluppo del vilucchio, soprattutto prima della semina/trapianto della coltura che si vuole produrre.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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  • Corineo: sintomi e lotta

    Il 16/07/2017, Renata di Belluno chiede:

    Come posso intervenire su un susino felisio colpito da corineo? Le foglie sono tutte bucherellate e i frutti marciscono sulla pianta. Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima signora Renata.

    Prima di illustrarle i metodi di lotta al corineo, volevo descriverle la malattia e come questa si manifesta sui vari organi della pianta, al fine di migliorarne la sua identificazione e di conseguenza come poterla contrastare.

    CORINEO O GOMMOSI PARASSITARIA (Coryneum beijerinckii)

    Classe: Deuteromiceti,

    Ordine: Sphaeriales.

    Famiglia: Xylariacee.

    Il corineo è un fungo molto polifago, in grado di attaccare quasi tutte le specie da frutto appartenenti alla sottofamiglia delle Drupacee (pesco, albicocco, susino, ciliegio e mandorlo).

    Questa micosi, determina alterazioni molto specifiche a carico di:

    1) Foglie.

    2) Rami.

    3) Frutti.

    Sintomi del Corineo sulle foglie

    Sulle foglie, la malattia si manifesta con delle alterazioni cromatiche che si presentano sotto forma di piccoli puntini di colore rosso - brunastro con alone giallastro, per poi estendersi all'intera lamina fogliare assumendo l'aspetto di aree tondeggianti di alcuni mm di diametro.

    Successivamente queste aree con alterazione cromatica, necrotizzando si staccano dal lembo fogliare che risulta forato. Se l'attacco è forte e le aree necrotiche sono molte, la foglia risulterà pesantemente bucherellata o impallinata come se fosse stata colpita da pallini di piombo.

    Sintomi del Corineo sui rami

    Sui rami, il sintomo più rilevante è la comparsa di tacche depresse, tondeggianti, di colore brunastro con la parte centrale chiara. Queste tacche successivamente confluiscono in lesioni longitudinali necrotiche che si possono rompere trasformandosi in veri e propri cancri.

    L'estensione di queste lesioni nel tessuto legnoso del ramo, determina:

    1) Disseccamento dei rametti soprattutto quelli giovani.

    2) Indebolimento delle aree lesionate dal cancro con emissione di resina (gommosi) e incremento di suscettibilità della pianta ad altre malattie.

    Sintomi del Corineo sui frutti

    Sul frutto, il fungo si manifesta con l'insorgenza di tacche tondeggianti di colore bruno - rossastro con la parte centrale più chiara.

    Se il frutto si trova in uno stadio di accrescimento più avanzato non solo la differenza cromatica tra il centro e l'esterno della tacca è più evidente, ma in corrispondenza delle lesioni si possono aprire delle fessurazioni più profonde a cui segue l'emissione di un essudato gommoso.

    La lotta al Corineo è molto simile a quella effettuata per la Bolla del Pesco, perché i due funghi si sviluppano nello stesso periodo stagionale e in condizioni di temperatura e umidità similari.

    Lotta al Corineo

    La lotta può essere:

    1) Agronomica.

    2) Chimica.

    3) Biologica.

    La lotta agronomica, prevede l'esecuzione di semplici pratiche agronomiche da eseguire nel corso della potatura invernale consistenti in operazioni di eliminazione dei rametti colpiti dai cancri provocati dall'azione del patogeno.

    La lotta chimica contro il Corineo, è strettamente legata a quella della Bolla del Pesco, perché i due patogeni agiscono nello stesso periodo stagionale con condizione di temperatura e umidità similari.

    Per questo la lotta consiste in due trattamenti preventivi, cadenzati secondo tale tempistica:

    - 1 trattamento eseguito alla caduta delle foglie a fine autunno (novembre/dicembre).

    - 2 trattamento eseguito a fine inverno (febbraio/marzo).

    Sulle Drupacee, dove il processo di lignificazione dei giovani rametti avviene a fine autunno (es. albicocco, susino e ciliegio), si possono usare prodotti a base di rame che hanno un'azione più efficace rispetto ai ditiocarbammati (Ziram e Thiram).

    In caso di un andamento stagionale con primavere umide e piovose che che possono favorire ulteriori infezioni, i trattamenti preventivi fatti secondo le tempistiche non sono sufficienti a contenere lo sviluppo della malattia. In questi casi è necessario intervenire con prodotto a base di ditiocarbammati o prodotti sistemici a base di Ditianon anche con piante in fase di vegetazione.

    Infine la lotta biologica al Corineo, viene eseguita con le stesse tempistiche della lotta chimica abbinando all'utilizzo del rame la distribuzione della propoli agricola.

    Ringraziandola della sua domanda, e rimanendo in attesa di nuove delucidazioni la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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  • Il susino ha foglie gialle ed i fichi sono attaccati da punteruolo, cosa posso fare?

    Il 05/06/2017, Andrea di Prato chiede:

    Buongiorno, il nostro susino dopo una bellissima fioritura si é riempito di frutti, ma, nel giro di una settimana, lo abbiamo trovato completamente con le foglie ingiallite ed i frutti avvizziti. Al colletto ho trovato segni di rosicchiamento. Vicino al fusto una tana di un roditore. Avevamo anche piantato vicino un albero di limoni dal quale cadevano le foglie. Quindi, non so se si tratta di un fungo trasmesso dal limone o dell'insetto oppure del roditore. Premetto che abbiamo 6 fichi tutti attaccati dal punteruolo e un altro coleottero, ma hanno ancora foglie e frutti. L'anno scorso é seccato un altro susino più giovane anche questo in pochissimo tempo. Non c'era segno di infestazioni da coleotteri come rodilegno. Si tratta forse di un fungo o un battere che sta uccidendo man mano i nostri alberi? Può capitare anche a quelli giovani ripiantati? La ringrazio per la risposta.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Andrea.
    Dalla descrizione che ha fornito nella sua domanda, si può capire perfettamente che la causa della morte improvvisa delle sue piante di susino, è stata provocata proprio da un danno al livello del colletto della pianta a causa dell'azione di insetti dell'ordine dei coleotteri, oppure dai roditori.
     

    Questo avviene perché se si va ad interrompere l'afflusso della linfa elaborata proveniente dalle foglie e di quella grezza proveniente dalle radici con danno ai vasi conduttori, è chiaro che l'asportazione della corteccia e del legno fa si che gli organi della pianta non ricevano più il nutrimento e muoiano in poco tempo.

    E' da escludere assolutamente che il disseccamento progressivo del suo susino, sia in questo caso da imputare da un fungo trasmesso a partire dalla pianta di limone vicina.

    Invece per quanto riguarda il suo susino più giovane che è seccato in poco tempo lo scorso anno, in questo caso la morte improvvisa è più imputabile ad una malattia fungina di natura vascolare come la verticilliosi, il cui fungo penetrando a livello delle radici va ad occludere i vasi linfatici causando il disseccamento repentino della pianta colpita.

    Per cui volendo in qualche modo trarre le conclusioni da quanto emerso nella sua domanda possiamo dire che, mentre il disseccamento progressivo del suo susino in questo momento è provocato solamente dal danno al colletto da parte di insetti coleotteri e roditori, la morte improvvisa lo scorso anno delle piante di limone e del suo giovane susino è stata provocata da un fungo facente parte della categoria delle tracheomicosi, ossia funghi vascolari che vanno ad occludere i vasi linfatici.

    In questo ultimo caso per evitare la diffusione della malattia, non essendoci dei veri e propri metodi chimici ad azione curativa, è necessario improntare la lotta basandosi sulle pratiche di natura agronomica una fra tutte quella di cercare di evitare i ristagni di umidità e di acqua in eccesso nel terreno attraverso la costruzione di canalette di scolo, al fine di evitare il crearsi di condizioni favorevoli allo sviluppo del patogeno e soprattutto alla sua diffusione con il movimento dell'acqua stagnante a livello radicale.

    Ringraziandola della sua domanda e rimanendo a disposizione per poter verificare e sapere l'andamento della situazione delle sue piante, la saluto cordialmente.

    Dr. Fabio di Gioia

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  • La dodina con quale insetticida è miscelabile?

    Il 22/05/2017, Michele di Lavarone chiede:

    Buongiorno e grazie in anticipo! Volevo chiedere la dodina con quale insetticida è miscelabile?
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno,
    è possibile miscelare degli insetticidi ma per poter rispondere correttamente occorre sapere in quale forma lei ha la dodina disponibile, di norma occorre controllare nelle etichette dei prodotti , poiché ci sono interazioni fra i  diversi componenti che costituiscono il prodotto commerciale oltre al principio attivo.

    Le faccio notare però che attualmente non sarebbe possibile utilizzare la dodina sulle piante da frutto perché con l'ultima revisione sull'utilizzo degli antiparassitari fatta dall'UE l'utilizzo della dodina  è stato fortemente limitato .
       

    Cordiali saluti
      

    Samuele Dalmonte

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  • Sulla mia siepe c'è l'oidio e sui miei limoni della cocciniglia. Che prodotti posso...

    Il 13/05/2017, Cristina di Velletri chiede:

    Buonasera mi chiamo Cristina. Purtroppo sulla mia siepe tutti gli anni compare l'oidio che non riesco a debellare. Su un albero di limoni è comparsa una polvere nera e anche della cocciniglia. Vorrei sapere, visto che ho molti prodotti a casa, quale posso usare. Purtroppo non ricordo le dosi per utilizzare tali prodotti e vorrei un consiglio da voi. I prodotti che ho sono: PIKAR, CUPROXAT liquido; CONFIDOR; OLIOCIN. La mia siepe è Griselinia littoralis ‘Variegata’ che presenta oidio e cocciniglia sullo stelo, lauro che presenta la stessa forma di malattia e un limone che ha sul tronco della cocciniglia molto grande e sulle foglie una patina nerastra. Aspetto un vostro consiglio anche sull'utilizzo dei prodotti in mio possesso. Ringrazio anticipatamente e attendo una vostra risposta. Grazie Cristina.
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Cristina 
    Per il problema dell'oidio le consiglierei MEHLTAUMITTEL della BASF.
    Per il limone, il problema di base é la cocciniglia. Bisogna prima procedere al lavaggio con prodotti detergenti. 
    Può rivolgersi all'agraria più vicina oppure formulare una nuova domanda indicando la categoria "Piante da frutto" in modo tale che il nostro esperto di piante di limoni possa consigliarle più specificatamente.

    Le auguro buona giornata

    Kety Cialdi 

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  • I miei marroni Bouche de Betizac e Maraval sono stati attaccati dal Cinipide galligeno,...

    Il 12/05/2017, Gioacchino Pirri di Cosenza chiede:

    Salve, ho tre piante di marroni in vaso. Una di 4 anni circa e 2 di 2 anni. Quelo piu grande è un marrone di cui non ricordo con precisione la specie. Gli altri due sono un Bouche de Betizac e un Maraval. Quest'anno al risveglio vegetativo ho avuto la brutta sorpresa di trovare il piú grande attaccato dal Cinipide galligeno. Ho rimosso tutte le galle man mano che spuntavano, staccando a volte gemme e foglie. Gli altri due non sono stati attaccato perchè li ho comprati lo scorso autunno. Come posso prevenirlo e difendere le mie piante in vista del mese prossimo quando il Cinipide attaccherá la pianta di nuovo? Grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Gioacchino.

    CINIPIDE DEL CASTAGNO
    (Dryocosmus kuriphilus)


    Ordine: Imenotteri.
    Famiglia: Cinipidi.

    E' una vespa originaria dal nord della Cina, individuata per la prima volta nel 2002 in Piemonte su piante di castagno europeo e ibridi euro – giapponesi. 
    Si pensa che il parassita sia stato portato in Europa a partire dal trasporto di materiale di propagazione infetto. Dal 2005 l’insetto è stato segnalato nel Lazio e poi successivamente in Toscana e Campania da cui poi si è diffuso a macchia d’olio in tutta Italia nelle zone castanicole di particolare pregio.

    Le piante colpite presentano foglie e germogli con galle rotondeggianti di colore rossastro più o meno grandi.
    Le galle di solito si formano lungo i germogli apicali o laterali andando ad inglobare sia parte delle giovani foglie che dei fiori maschili. I germogli colpiti subiscono un arresto della crescita e dello sviluppo vegetativo e nei casi più gravi possono anche disseccare completamente. 
    Qualora l’attacco colpisse anche i germogli portanti le infiorescenze, si verifica una forte riduzione della produzione dei frutti con perdite economiche ingenti.

    La notevole diffusione dell'insetto nel nostro paese, è stata causata da:

    1) Cambiamenti climatici che hanno determinato l’innalzamento delle temperature con inverno meno rigidi.
    2) Maggiore suscettibilità delle piante di castagno europeo al parassita, rispetto alle piante di castagno cinese.
    3) Mancanza di predatori utili per la lotta al cinipide.
    4) Squilibri ambientali che hanno portato ad una maggiore diffusione di questo 
    insetto.

    Dal 2003 la lotta al cinipide del castagno è solamente di tipo biologico e si basa sull’impiego di un predatore parassitoide della vespa chiamato Torymus sinensis proveniente dalle stesse zone di origine del cinipide.
    Questo insetto si sviluppa parassitizzando le galle contenenti le larve del cinipide portandone a morte e con il tempo determinando una grossa riduzione della percentuale di infestazione nei castagneti.

    Le difficoltà nell’impiego di questo parassitoide, sono dovute ai seguenti motivi:

    a) Ambiente non sempre idoneo allo sviluppo e alla diffusione dell’insetto
    b) Presenza di altre specie vegetali che possono essere danneggiate dal Torymus.
    c) Studio in laboratorio degli effetti del Torymus sull’ambiente del castagno nel lungo periodo
    d) Tempi relativamente lunghi (4 - 5 anni) affinché l’insetto sia in grado di agire e ristabilire l’equilibrio ambientale tra parassita e il suo predatore.

    La lotta biologica al cinipide del castagno iniziata nel 2003 e diffusasi poi su larga scala a partire dal 2006, richiede dei tempi di intervento e di efficacia estremamente lunghi. 
    I lanci di questo predatori effettuati nei castagneti da frutto hanno iniziato a sortire i primi effetti nell’anno 2013, quando in alcune zone d’Italia (es. Campania e Toscana), si sta assistendo ad una ripresa sia vegetativa che produttiva delle piante di castagno. 

    Ma siamo soltanto all’inizio. Affinché il Torymus sia in grado di tenere sotto controllo le popolazioni di cinipide dovranno ancora passare circa 5 anni con danni produttivi ingenti.
    Eliminare le galle manualmente, purtroppo anche se al momento può avere degli effetti utili sul contenimento dell'infestazione perché distrugge le larve in esse contenute, non favorisce però il contenimento dell'infestazione negli anni successivi questo perché gli adulti che provocano le galle una volta sfarfallati da esse, si riproducono su altre specie e possono nella primavera successiva tornare ad infestare di nuovo le piante di castagno.

    La lotta chimica oltre ad essere costosa, non razionale e non sufficiente a bloccare l'insetto, può provocare anche dei seri danni a livello ambientale.
    L'unica soluzione, rimane ad oggi soltanto la lotta biologica con il Torymus sinensis attraverso i lanci del parassitoide che nelle varie regioni italiane coltivate a castagno sono stati fatti in questi anni, dando tempo all'insetto di entrare in equilibrio con l'ambiente circostante al fine di contrastare le infestazioni di cinipide.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dr. Fabio Di Gioia

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  • uno dei miei albicocchi è gravemente colpito da monilia. Cosa posso utilizzare di non...

    Il 09/05/2017, Alessandro Faedda di Aurigo - Imperia chiede:

    Ciao a tutti, uno dei miei albicocchi è gravemente colpito da monilia. Due anni fa l'ho potato dal secco, trattato con poltiglia bordolese e l'anno successivo è stato meglio, senza un frutto ma in salute. Quest'inverno non l'ho trattato, ha fatto una splendida fioritura e ora sta seccando come al suo solito. Cosa posso fare di non chimico ma efficace veramente? Ha qualche speranza o è meglio estirparlo? Grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Alessandro.

    L'albicocco è una specie da frutto appartenente alla famiglia delle Rosacee e sottofamiglia delle Drupacee, molto delicato e quindi molto sensibile ai tagli e alle ferite provocate dalla potatura.

    Sarebbe in questo caso necessario per evitare problematiche infettive a carico del legno, cercare di potarlo alla fine della stagione vegetativa nel mese di settembre quando ancora è caldo e le ferite possono cicatrizzare senza problemi e non in pieno inverno quando queste cicatrizzano con difficoltà.

    La pianta è inoltre molto sensibile all'alternanza di produzione provocata in questo caso dalle gelate tardive che portano alla distruzione dei fiori e quindi all'instaurarsi di una situazione fisiologica di esaurimento nutritivo determinando lo sviluppo del fenomeno con il manifestarsi di annate di carica e annate di scarica.

    Per quanto riguarda le infezioni fungine di Monilia che possono colpire i rami e successivamente i fiori da cui ne dipende la fruttificazione, si consiglia di eseguire dei trattamenti preventivi sul bruno o sul secco il primo alla caduta delle foglie e il secondo prima dell'apertura delle gemme.

    Al posto della poltiglia bordolese, può utilizzare ad esempio la propoli agricola da abbinare o meno assieme al rame e distribuito con le stesse modalità e tempi come indicato sopra.

    Inoltre per evitare il verificarsi di nuovo delle infezioni e impedire la diffusione del fungo su altre piante, è fondamentale asportare gli organi attaccati della pianta e bruciarli, nonché in caso di ferite di potature di una certa grandezza procedere cercando di favorire la loro cicatrizzazione mediante l'uso di mastici protettivi.

    Ringraziandola della sua domanda, la saluto con cordialità.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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  • Come posso curare la mia pianta di Acmea?

    Come posso curare la mia pianta di Acmea?

    Il 29/04/2017, Erika di Londra chiede:

    Buongiorno, ho questa pianta da un anno circa. Il fiore era di un bellissimo rosso, ma dopo un mese è diventato come nella foto. Credo sia morto da tempo ma la pianta h aancora le foglie verdi. Vorrei sapere: 1. come si chiama la pianta 2. devo rimuovere il fiore in modo tale che ne cresca un altro? 3. le foglie sono un pò secche, devo applicare qualche trattamento particolare? Grazie mille Erika
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    AcmeaBuongiorno Erika, 
    La pianta in questione è una Acmea, il fiore tendenziale è rosso oppure verde.

    Terminata la fioritura il fiore secca e deve essere asportato tagliando con una forbice per poter fiorire l'anno successivo. 

    Le foglie con il disseccamento apicale può essere una carenza di microelementi quali Calcio e magnesio che possono essere integrati con l'irrigazione; eventualmente si può aggiungere anche del Fosfito di Potassio per prevenire eventuali tracheofusariosi.

    Grazie e buona domenica!

    Gianluigi Burdisso

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  • Lemie piante sono malate?

    Lemie piante sono malate?

    Il 28/04/2017, Patrizia di Roma Ostia chiede:

    Sono malate, vero? Il vivaista dove le ho acquistate, online, mi ha detto di no, ma non mi fido ad interrarle vicino alle altre sane. AIUTOOOO!
    Francesco_Billero
    Risponde l'esperto
    Francesco Billero

    Attacco funginoGentilissima,
    le foglie presentano delle screziolature tipiche di attacco fungino, può tranquillamente trapiantarle.

    Per curare velocemente le sue piante si rechi da un rivenditore di prodotti agricoli e compri un fungicida triazolico (tebuconazolo, propiconazolo, tetraconazolo e ecc.) con due trattamenti distanziati 8 giorni il problema è risolto.
    Saluti

    Francesco Billero

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  • Cosa devo fare se la mia pianta ha delle foglie secche?

    Cosa devo fare se la mia pianta ha delle foglie secche?

    Il 19/04/2017, Erika di Londra chiede:

    Buongiorno la scorsa estate si sono bruciate le foglie della mia pianta (come da foto). Ne sono cresciute però di nuove bellissime e di un verde lucente. Cosa devo fare con quelle secche? Meglio tagliarle o lasciarle così come sono? Grazie
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    Buongiorno Erika, 
    La sua pianta viene comunemente chiamato tronchetto della felicità.
    Le foglie secche possono essere tranquillamente rimosse avendo cura di tagliarle e possibilmente di non strapparle.
    Noto che il vaso è di ridotte dimensioni e alcune foglie manifestano disseccamento delle punte.
    Le consiglio di aggiungere del terriccio e di concimare con un concime liquido contenente calcio (Ca) e magnesio (Mg) saltuariamente (una volta ogni 20 giorni).

    Gianluigi Burdisso

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  • In quale periodo trattare gli alberi di ulivo contro la Tignola? Quali prodotti usare?

    Il 08/04/2017, Antonio Giovanni di Reggio Calabria chiede:

    Buongiorno, in quale periodo trattare gli alberi di ulivo contro la Tignola e quali prodotti usare? Vi ringrazio e vi invio un cordiale saluto.
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    Buongiorno, di solito la Tignola dell'ulivo inizia a fare i suoi danni con la seconda generazione che in Calabria inizia in Giugno.
    La Tignola è un lepidottero e lavora per somme termiche cioè più fa caldo e più anticipa le generazioni.
    Il prodotto più efficace e con migliore profilo eco tossicologico è lo SPADA (principio attivo Fosmet) da preferire i formulati WG rispetto ai liquidi.
    Buon lavoro.

    Gian Burdisso 

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  • Posso usare un prodotto a base di Deltametrina per la lotta alla Dasineura Pyri?

    Il 05/04/2017, Massarenti Donato di Lagosanto (Fe) chiede:

    Il 04/04/17 Fabio Di Gioia mi consiglia per la lotta alla Dasineura Pyri prodotti con principio attivo a base di Oxidementon metile o Vamidotion. Da una ricerca fatta mi risulta che i prodotti con questi principi attivi siano fuori commercio, chiedo conferma. Ho in casa un prodotto a base di Deltametrina consigliato per la lotta, è valido ? Visto che non ho il patentino per usare in estate il Dimetoato posso usare la deltametrina ? Grazie. Cordiali saluti.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Buongirono ancora signor Donato.

    La ringrazio moltissimo intanto di aver preso a cuore la problematica che presenta a carico del suo pero e averla analizzata in maniera chiara, decisa e approfondita al punto tale da fare un'altra domanda.

    Per quanto riguarda l'uso dell'Oxidemeton metile e del Vamidotion, a me risulta che questi due principi attivi non siano fuori commercio, anzi vengano utilizzati specificatamente per la lotta alla cecidomia fogliare. 

    Oxidemeton metile e Vamidotion, sono i nomi specifici dei due principi attivi, non sono i nomi commerciali del prodotto che poi possono contenere tali sostanze.
    Il nome commerciale non si può nominare, ma il principio attivo si.

    Per quanto riguarda il Dimetoato, giustamente ci vuole il patentino per poterlo utilizzare come anche i prodotti già descritti sopra. 

    Le ricordo che questi principi attivi, sono prodotti che agiscono in presenza dell'infestazione in atto e che vanno utilizzati con estrema cautela, solo ed esclusivamente in caso di bisogno e soprattutto in caso di attacchi forti a carico delle piante anche perché un loro uso scorretto oltre ad avere effetti deleteri sull'ambiente e gli organismi utili, può favorire la comparsa di ceppi resistenti dell'insetto. 

    Il Dimetoato, l'Oxidemeton metile e il Vamidotion per questo, sono prodotti curativi che agiscono solo sulle larve dell'insetto.

    La deltametrina, è una valida alternativa di lotta alla cecidomia fogliare del pero, con l'unica differenza che si tratta di una sostanza che per essere impiegata va mescolata insieme ad attrattivi alimentari, all'interno di esche alimentari chiamate ECO TRAP.

    Sono delle semplici esche che vengono riempite con delle sostanze attrattive (es. composti ammoniacali) di cui le mosche vanno ghiotte, innescate con la deltametrina ad azione insetticida. Quando queste mosche attratte dall'esca a scopo alimentare, entrano all'interno delle Eco Trap, vengono in contatto con la deltametrina tossica provocando la loro morte.

    La deltametrina è di conseguenza per questo, un prodotto preventivo che agisce solo sull'adulto dell'insetto.

    Ringraziandola di questa ulteriore domanda e invitandola ancora a prendere a cuore il problema nel caso avesse altre domande o dubbi sull'argomento, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Posso tenere lontane le formiche utilizzando aglio e caffè?

    Il 28/03/2017, Roberto di San Fili chiede:

    Utilizzando l'aglio o la posa del caffè alla base del tronco dell'albero, posso tenere lontane le formiche? Quali potrebbero essere le controindicazioni della posa del caffè?
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    L'aglio non hapotere repellente per le formiche......
    Il caffè posto in prossimità del tronco non fa avvicinare le formiche, anche se acidifica troppo il terreno.
    Se il problema sono le formiche e non si vuole utilizzare un prodotto chimico si possono utilizzare delle strisce di colla da posizionare sul tronco.
    Buon lavoro!

    Gianluigi Burdisso

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  • Come prevenire e curare l'attacco di Parna Tenella?

    Il 22/03/2017, Luciano Stecca di Padova chiede:

    L'anno scorso i tigli del mio giardino (piante di alto fusto di circa 30 m.) hanno subito un attacco importante di Parna tenella. Temendo che l'attacco si ripeta quest'anno, 1. come posso prevenirlo? 2. come si combatte quando è in atto? Grazie
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    La Parna Tenella si combatte con una strategia, più trattamenti utili a contenerla.
    Primo trattamento a riposo delle gemme con olio bianco ( 3,5 lt X 100 lt) più un insetticida a base di Piryproxifen ( maracana' 50 ml X 100 litri)
    Dopo 20 gg si ribatte un prodotto a base di Clorpiriphos (450 ml X 100 litri).
    In caso di afidi DOPO 7 gg dalla fioritura si effettua trattamento con imidacloprid (Siattol 100 cc X 100lt).
    Il trattamento con Clolpiriphos si ripete dopo 10 gg da questo trattamento ogni 24/28 giorni fini a settembre.
    Un questo modo dovrebbe avere un buon controllo del parassita.
    Buon lavoro.

    Gianluigi Burdisso

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  • Come combattere l'oziorinco

    Il 25/10/2016, Mario di Parma chiede:

    Come posso combattere l'oziorinco? Grazie
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    Buongiorno Mario,

    l'insetto in questione si combatte in primavera (Marzo-Aprile) con due strategie:

    - Utilizzo di geodisinfestante, che è un insetticida granulare da usare sul terreno in prossimità della pianta colpita; uccide gli stadi giovanili che si muovono nel terreno.

    - Dopo 8/10 giorni dal primo trattamento si utilizza un insetticida ad ampio spettro d'azione sulle foglie della pianta; si possono impiegare piretroidi (Glorial, Decis, Karate etc...) oppure il piretro naturale.
    In caso usiate il Piretro naturale il trattamento deve essere effettuato la sera in quanto la luce degrada il prodotto rendendolo poco efficace.

    Buona giornata!

    Gianluigi Burdisso
    Agronomo

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  • Quali sono i prodotti più efficaci ed i periodi giusti per curare malattie delle piante...

    Il 24/09/2016, Francesco di GIOIOSA JONICA chiede:

    Salve, gradirei sapere che prodotti usare ed i periodi in cui utilizzarli per le seguenti patologie: Bolla del Pesco e Mosca della Frutta. Io possiedo piante di pesco, ciliegio e pero. Ringrazio e porgo distinti ossequi. Francesco
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Francesco.

    Procedendo per ordine, le descriverò come si manifestano i due parassiti che lei mi ha chiesto, indicando prodotti da utilizzare con i rispettivi periodi di distribuzione.

    BOLLA DEL PESCO

    La bolla del pesco (Taphrinia deformans) è un parassita fungino appartenente all'ordine degli Ascomiceti, che colpisce principalmente le piante di pesco e occasionalmente di mandorlo, provocando delle alterazioni a carico delle parti verdi della pianta (germogli e foglie). Mentre nelle varietà più sensibili, può danneggiare anche i fiori e i frutti.

    Sintomi sui germogli

    Sui germogli, la bolla del pesco si manifesta con alterazione del loro sviluppo, che fa sì che essi tendano a fuoriuscire dalle gemme già deformati. Questi germogli presentano delle foglie parzialmente o totalmente accartocciate in strutture carnose con alterazioni cromatiche che vanno dal giallo-arancio al rosso, con evidenti bollosità. I germogli, una volta colpiti, arrestano il loro sviluppo, con grave danno sia per le piante in allevamento che in produzione.

    Se le piante si trovano in un buono stato sanitario e nutrizionale, esse tendono a reagire con l'emissione di nuovi germogli all'inizio dell'estate.

    Sintomi sulle foglie

    I sintomi sulle foglie sono molto simili a quelli che si verificano sui germogli, con l'unica differenza che, sulla foglia, possono prolungarsi anche oltre la stagione primaverile. Il danno provocato è tuttavia meno grave rispetto a quello che avviene a carico dei germogli, perché non compromette l'allungamento dell'asse vegetativo. In ogni caso le foglie colpite disseccano e marciscono, comportando un progressivo indebolimento della pianta.

    Sintomi sui fiori e sui frutti

    I fiori, una volta attaccati dalla bolla, si trasformano in ammassi carnosi e deformati andando incontro alla cascola.

    I frutti colpiti, soprattutto durante la fase di accrescimento, manifestano una superficie suberosa e bollosa di colore arancio-rossastro in rilievo rispetto alla superficie del frutto. Il frutto può andare incontro inoltre a lesioni e ad una successiva marcescenza a causa dell'instaurarsi di altri patogeni fungini. Se l'attacco della bolla avviene invece nella fase di post-allegagione si può verificare la cascola precoce dei frutticini.

    Lotta chimica convenzionale

    Si esegue in maniera preventiva prima che la pianta germogli e di conseguenza prima dell'instaurarsi della malattia. Questo tipo di lotta viene eseguita, in due periodi ben determinati:

    1. Primo trattamento (fine autunno): verso fine novembre-inizio dicembre, dopo la caduta delle foglie;
    2. Secondo trattamento (fine dell'inverno) verso fine gennaio-metà febbraio, prima dell'apertura delle gemme.

    I prodotti da utilizzare in entrambi i periodi, si basano sull'impiego del rame (ossicloruro o poltiglia bordolese), distribuito da solo o in associazione con prodotti a base di Ditiocarbammati (es. Ziram o Tiram).

    In presenza di varietà particolarmente sensibili (es. pesche a pasta gialla), può essere utile ripetere l'intervento anche nella fase di post-allegagione verso il mese di aprile a fine fioritura, utilizzando sempre gli stessi prodotti descritti sopra.
    I trattamenti sul bruno (alla caduta delle foglie e prima della schiusura delle gemme), devono essere eseguiti con dosi più elevate circa 0,5 - 0,8 kg/hl per i formulati con un titolo del 70 - 90% di principio attivo. Per i trattamenti primaverili-estivi le dosi devono essere ridotte fino al 50%.

    Lotta biologica

    La lotta biologica alla bolla del pesco si effettua seguendo le stesse tempistiche e modalità della lotta tradizionale, ossia:

    1. Primo trattamento (fine autunno): verso fine novembre-inizio dicembre, dopo la caduta delle foglie;
    2. Secondo trattamento (fine dell'inverno): verso fine gennaio-metà febbraio prima dell'apertura delle gemme.

    In questo caso, però, assieme all'utilizzo del rame, si associa l'impiego della propoli agricola distribuita in una quantità pari a 0,1-0,5% di principio attivo.

    Lotta agronomica

    È basata sul ricorso a semplici pratiche colturali, volte a creare l'ambiente sfavorevole allo sviluppo del patogeno.

    Tra queste pratiche ricordiamo:

    • Impiego di varietà resistenti (es. 'Pesco da Vigna' o Pesca Sanguinella);
    • Distruzione mediante l'uso del fuoco dei residui infetti (foglie e germogli);
    • Sistemazioni idraulico-agrarie capaci di impedire il ristagno idrico e allontanare le acque in eccesso;
    • Potature equilibrate che impediscano uno sviluppo eccessivo dei germogli;
    • Coltivazione della pianta in terreni permeabili e non soggetti al ristagno d'umidità.

    MOSCA DELLA FRUTTA

    La mosca della frutta (Ceratitis capitata) è un insetto appartenente alla classe dei Ditteri, diffuso in tutto l'areale Mediterraneo e nelle zone tropicali e subtropicali che colpisce una serie di specie coltivate come: pesco, susino, ciliegio, albicocco, melo, pero, agrumi, kaki, fico ecc. (specie polifaga).

    I danni della mosca della frutta sono provocati sia dall'adulto che dalle larve.

    Danni dovuti all'adulto

    Sono causati dalle punture di ovideposizione, che determinano la comparsa di zone molli, che in seguito vanno incontro a marcescenza.

    Danni dovuti alle larve

    Sono i danni più gravi e sono causati dall'attività masticatrice delle larve all'interno della polpa del frutto. Nutrendosi della polpa, ne provocano il suo disfacimento, esponendolo all'attacco di altri parassiti fungini, i quali provocano infine la completa degenerazione del frutto. I frutti colpiti sono soggetti a cascola precoce.

    Lotta chimica convenzionale

    Per questo genere di lotta di tipo guidato, è necessario eseguire un monitoraggio delle popolazioni dell'insetto, visto che si tratta di un insetto che attacca più specie da frutto secondo il loro ordine di maturazione durante la stagione che va dalla primavera all'inizio dell'autunno. In questo caso è possibile seguire l'evoluzione delle generazioni e stabilire meglio i tempi e le epoche d'intervento.

    Per il monitoraggio delle generazioni, si utilizzano le seguenti tecniche:

    • Trappole cromotropiche di colore giallo;
    • Trappole chemiotropiche, attivate con una sostanza sintetica (es. Trimedlure);
    • Bottiglie trappola, attivate con sostanze alimentari e innescate con Fosfato Ammonico.

    I trattamenti vanno eseguiti non appena avviene la cattura dei primi insetti adulti, utilizzando degli insetticidi citotropici (che penetrano nei primi strati del frutto) o sistemici come:

    • Dimetoato (il cosiddetto Rogor), di cui però bisogna fare molta attenzione riguardo il suo utilizzo, a causa della sua fitotossicità soprattutto per il pesco. Non va utilizzato più di 2 volte durante la stagione vegetativa;
    • Fenotrotion, Triclorfon e Diazinone.

    Il periodo d'intervento va dalla fase successiva all'allegagione del frutto, passando dalla fase di accrescimento, fino a 15-20 giorni prima della raccolta. Questi trattamenti possono essere ripetuti, in base all'intensità della popolazione e dell'attacco dell'insetto.

    Lotta con esche avvelenate

    Si basa sull'impiego di trappole chemiotropiche, addizionate con esche alimentari (es. proteine) e innescate con insetticidi a base o di Dimeoato e di Deltametrina. Questa tecnica consiste nel disporre, in maniera omogenea ma in zone limitate del frutteto, le esche avvelenate, cercando di trattare la chioma della pianta con una parte della soluzione del principio attivo insetticida.

    Lotta biotecnologica

    Tra le tecniche di lotta biotecnologica più utilizzate per combattere la mosca della frutta c'è la tecnica dell'autocidio. Questa tecnica consiste nell'allevare una grande popolazione di maschi della mosca sterilizzati, da immettere poi nell'ambiente. La sterilizzazione del maschio viene effettuata mediante l'impiego di radiazioni e/o l'utilizzo di sostanze chemiosterilizzanti.

    L'operazione di lancio del maschio sterilizzato, deve essere ripetuta più volte, tenendo conto che un maschio sterile lanciato assieme ad un maschio fecondo già presente nell'ambiente, riduce il potenziale riproduttivo della specie del 50%. Il successo di questa tecnica dipenderà anche da:

    • Superficie interessata d'intervento;
    • Densità della popolazione dell'insetto;
    • N° di insetti maschio sterili lanciati, rispetto a quelli fecondi.

    Sperando di aver risposta alla sua domanda e rimanendo a disposizione per il chiarimento di altri dubbi, le porgo i miei distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Esperto nel recupero e valorizzazione varietà antiche

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  • Monilia e Cimici: quali trattamenti utilizzare contro queste due patologie delle piante...

    Il 23/09/2016, luigi di nebbiuno chiede:

    Ogni anno butto via frutta per la monilia e pomodori per le cimici. Tratto con bordolese e dodina. Cosa sbaglio? Grazie.
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    Buongiorno Sig. Luigi,

    i problemi che deve affrontare sono 2.

    Le cimici sono insetti che possono essere eliminati con i seguenti prodotti. Prima di tutto le consiglio di utilizzare la deltametrina (nomi commerciali Glorial 25, Decis Jet..etc...), generalmente non è sufficiente un solo trattamento ma si consiglia di effettuare 2 trattamenti a distanza di 6/8 giorni alla prima comparsa degli insetti adulti; questo perché gli adulti possono aver deposto delle uova che schiudono dopo 5/6 giorni.

    Può essere utilizzato il Piretro (rimedio biologico) anche questo con 2 trattamenti nello stesso modo ma trattando alla sera, nelle ore fresche, perché si degrada molto velocemente.

    La monillia è un problema fungino più complesso che colpisce prevalentemente le drupacee (la frutta con l'osso). 

    In genere preferisco trattare la frutta presto, per evitare di usare prodotti troppo vicini alla raccolta; in genere il primo trattamento si effettua alla caduta dei petali e poi si rinnova dopo la pioggia. I prodotti utilizzabili possono essere Scala, Switch, Bellis, Score, Viver (nomi commerciali) per la lotta chimica; i prodotti biologici sono l'Armicarb e il Serenade Max (quest'ultimo a base di Bacillus Subtilis). 

    I prodotti che lei ha utilizzato finora, Poltiglia bordolese e Dodina, vanno benissimo ma sono prodotti indicati per prevenire la peronospora e l'alternaria del pomodoro (due malattie fungine), non le altre avversità.

    Buon lavoro!

    Dott. Gianluigi Burdisso
    Agronomo

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  • Il mio giardino è pieno di buchi, ma non sono gallerie di talpe. Quale animale potrebbe...

    Il mio giardino è pieno di buchi, ma non sono gallerie di talpe. Quale animale potrebbe essere e come contrastarne l'azione?

    Il 17/07/2016, Dario di Leggiuno (VA) chiede:

    Aiuto! Chiedo l'aiuto di un vostro esperto per cercare di salvare quel che resta del mio prato! Come si può vedere dalle foto che vi ho allegato, ormai il mio prato è diventato un reticolo di gallerie, ma quello che non riesco proprio a capire è da quale tipo di animale siano state create. Le talpe sono ospiti del mio giardino tutti gli anni e puntualmente riesco a riconoscerle e anche a catturarle ma questi sono buchi diversi, il terreno viene "arato" in alcune zone specifiche crollando poi al primo passaggio umano. Ho notato che si creano sopratutto dove in autunno scarico le foglie del giardino prima di smaltirle. C'è chi mi ha detto che sono vernacole, topi, bilordoni (bisce chiamate qui in zona "ratere"), ma ora vorrei, se possibile, una risposta da vero esperto di giardinaggio. Grazie di tutto Dario
    bioagritest
    Risponde l'esperto
    A. Crescenzi Bioagritest

    Gentile sig. Dario,

    Nelle foto da lei inviate si evidenziano chiaramente nel suo prato dei fori molto probabilmente scavati da animali terricoli. Ritengo che essi possano essere originati dall'attività di arvicole o animali similari, e tale mia ipotesi è confortata sia dall'associazione con bisce, che sono dei predatori di questi animali, sia dalla maggiore presenza di fori nelle aree in cui interra le foglie nel periodo autunnale.

    Tuttavia, la certezza di quale sia la specie responsabile di tale danno al suo prato la potrà avere solo dopo la cattura di qualche esemplare. La lotta può essere attuata con esche specifiche per roditori e/o arvicole, che potrà trovare nei negozi specializzati. A tal proposito, le suggerisco di prestare la massima attenzione alle norme e precauzioni di utilizzo riportate in etichetta.

    Le faccio inoltre presente che è buona norma evitare di interrare le foglie al fine di prevenire l'annidarsi di questi animali ma di utilizzare per lo smaltimento delle stesse gli appositi contenitori di compostaggio per la produzione di substrato che potrà utilizzare nel suo giardino.

    Prof. Aniello Crescenzi
    Coordinatore del gruppo di difesa integrata di BIOAGRITEST

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  • Consiglierebbe l'uso abituale di biostimolanti in vivaio o in campo per ottenere vantaggi?

    Il 13/06/2016, Valentina di Italy chiede:

    Vorrei chiedere al vostro esperto se consiglierebbe l'uso abituale di biostimolanti, in vivaio o in campo, al fine di ottenere produzioni anticipate, o di qualità e quantità superiore alla media. In caso positivo, che tipo di bio stimolante consiglierebbe particolarmente (alghe, amminoacidi, ecc.). Grazie mille.
    bioagritest
    Risponde l'esperto
    A. Crescenzi Bioagritest

    Buongiorno Sig.ra Valentina,

    I biostimolanti vegetali o attivatori del metabolismo vegetale sono sostanze sia di natura organica sia di sintesi, in grado di favorire lo sviluppo e la crescita delle piante coltivate. In natura l'humus, che si forma nel terreno in seguito alla decomposizione di residui di sostanze organica sia vegetale che animale, è senza alcun dubbio il più diffuso ed efficace biostimolante conosciuto in agricoltura.

    Negli ultimi anni numerosissimi biostimolanti o attivatori del metabolismo vegetale sono stati identificati e prodotti industrialmente da diverse società agro-chimiche.

    Molte volte queste sostanze vengono commercializzate in combinazione con ad altri componenti come batteri, funghi, alghe, etc., al fine di potenziarne le loro caratteristiche biologiche. L’azione dei biostimolanti si esplica agendo su numerose funzioni e processi biochimici delle piante, con l'induzione di una maggiore moltiplicazione cellulare, di un aumento dell’efficienza del sistema fotosintetico, maggiore produzione di proteine legate alle resistenza a stress biotici ed abiotici delle piante, maggiore efficienza di assorbimento dei nutrienti nella pianta.

    In agricoltura professionale, i biostimolanti devono essere utilizzati in momenti ben precisi, in funzione dello stato fenologico della coltura, della specie coltivata e soprattutto del processo biologico che si vuole rafforzare. Ad esempio, in vivaio può essere utile attivare lo sviluppo dell’apparato radicale in modo da ottenere semenzali che superano più facilmente la crisi di trapianto.

    Pertanto, l’uso di queste sostanze in agricoltura professionale è indicato previa consultazione di professionisti (agronomi) e non in modo empirico o in seguito a suggerimenti da parte di persone inesperte o semplici venditori di sostanze miracolose.

    Prof. Aniello Crescenzi
    Coordinatore del gruppo di difesa integrata di BIOAGRITEST  

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  • Il mio orto è stato attaccato dalla mosca delle cipolle o Napomyza: quali rimedi posso...

    Il 16/05/2016, Didi Caspani di Carnate IT chiede:

    Quest'anno la mosca Napomyza delle cipolle e porri ha attaccato presto le colture. Come si può difendere il raccolto che già soffre del clima mediamente più mite andando in fiore precocemente? Ci sono varietà di cipolle consigliate per i climi caldi? Grazie. Saluti

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    Risponde l'esperto

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    Salve, la Napomyza gimnostoma è un piccolo dittero fillominatore ormai comunissimo nelle regioni settentrionali su piante di porro e cipolla. Compie due generazioni all'anno: la seconda è senza alcun dubbio la più pericolosa per le coltivazioni.

    La difesa contro questo insetto deve essere di tipo integrato (agronomici, fisici e chimici).

    Ad esempio, è utile sfalsare il ciclo delle coltura rispetto a quello dell'insetto ritardando o anticipando il trapianto. Altra operazione utile è quella di monitorare lo sfarfallamento dell'insetto, coprire con tessuto non tessuto le piante al momento dello sfarfallamento dell'insetto, evitare di coltivare nelle vicinanze o in consociazione con piante infestate dalla Mosca, infine utilizzare prodotti sistemici, cioè sostanze attive che penetrano e si distribuiscono all'interno della piante.

    Vi sono diversi principi attivi disponibili per il controllo della mosca, ovviamente vanno utilizzati solamente prodotti registrati sulla coltura. Inoltre, considerata la natura delle foglie delle alliacee, erette e  ricoperte da uno strato ceroso, è necessaria l'aggiunta di un adesivante nella preparazione della soluzione antiparassitaria.

    Le alte temperature registrate in questi ultimi mesi sicuramente hanno un effetto positivo sulla Mosca della cipolla sia per un maggior numero di pupe che sopravvivono durante l'inverno (l'insetto sverna nel terreno allo stadio di pupa) sia per l'anticipo dello sfarfallamento nel periodo primaverile.

    Infine, vi sono sicuramente in commercio varietà di cipolle che meglio si adattano alle temperature più alte a tal riguardo può consultare i cataloghi delle diverse ditte sementiare per la scelta della varietà più idonea alle sue esigenze.

    Cordialmente 

    Aniello Crescenzi
    Responsabile del Gruppo di difesa integrata della BIOAGRITEST
     

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