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Melo: Scopri le risposte dei nostri esperti

Leggi qui sotto tutte le domande sull’argomento e le risposte date dai nostri Esperti di Giardinaggio. Guarda i titoli qui sotto elencati e clicca sul titolo che più si avvicina all’argomento di tuo interesse. Una volta cliccato sul titolo potrai leggere, per intero, sia la domanda dell’appassionato che la risposta del nostro Esperto.

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  • Melo con fori: qual è la causa?

    Melo con fori: qual è la causa?

    Il 08/02/2019, Fiorenzo di Bussoleno chiede:

    Buongiorno, ho alcuni rami di melo con dei fori particolari. Sono causati dal rodilegno? Cosa posso usare per riempirli e impedire che l'acqua ristagni all'interno? Grazie mille.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Fiorenzo,

    Non mi capita spesso di vederlo, ma il foro nel ramo di melo è stato causato da un picchio oppure da un altro uccello che si ciba di larve come i rodilegno, per cui il rodilegno non c'è più!

    Conviene mettere del mastice per innesto o materiale simile nel foro rimasto per impedire che i funghi entrino nel legno.

    Diciamo che in questo caso la natura ha provveduto.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Quali sono delle varietà di meli autofertili?

    Il 30/11/2018, Valerio di Santa Fiora Grosseto chiede:

    Mi può dire qualche varietà di meli autofertili? La ringrazio
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Valerio, 
    purtroppo non esistono tabelle sulla autofertilità delle vecchie varietà di meli.

    Dalla mia esperienza però posso dire che Florina, Abbondanza, Cerina, Cox's Orange, Gelata, Bella del giardino e Annurca danno frutta anche senza un impollinatore vicino, ma non si possono definire autofertili perchè dal punto di vista tecnico è un giudizio che presuppone uno studio o la consultazione di tabelle che non ho mai trovato.


    Cordiali saluti
    Samuele Dalmonte

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  • Piante di melo che fanno frutti rovinati all'interno: che problema hanno?

    Piante di melo che fanno frutti rovinati all'interno: che problema hanno?

    Il 09/10/2018, Michele di Magliano dei Marsi chiede:

    Buongiorno, sarei felice, grazie al suo aiuto, di riuscire a capire quale problema affligge le mie piante di melo "limoncello", le quali producono dei frutti i quali una volta aperti sembrano essere gelate (vedi foto allegata) nonostante la fruttificazione e la raccolta, avvenga in periodo non freddi. Ringrazio anticipatamente
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Michele,

    siamo sicuri che si tratti di Limoncella? Dalla forma e dalla polpa sembrerebbe mela Gelata
    A parte il dubbio sulla varietà il sintomo manifestato potrebbe essere causato da una carenza di calcio, per cui in caso occorre fare delle piccole concimazioni con calcio circa un mese prima della raccolta.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Talee di melo in bottiglia: ci sono speranze che radichino? Se sì, cosa fare dopo?

    Talee di melo in bottiglia: ci sono speranze che radichino? Se sì, cosa fare dopo?

    Il 07/10/2018, Andrea di 61122 Pesaro (PU) - Italia chiede:

    Salve! Ho seguito con grande piacere ed entusiasmo i video sulle talee in bottiglia di Alessandro Pozzi sul Canale Portale del Verde su YouTube. Ho trovato il vs. link sotto al video "Come fare le talee? Ecco il sistema più comodo". Io sono Andrea di Pesaro, musicista e compositore. Piacere! Il 3 settembre ho fatto 12 bottiglie con 2 rametti per ciascuna, 4 bottiglie per ogni varietà (3 diversi meli antichi impiegati). Alessandro Pozzi in realtà aveva mostrato altre piante, e il melo in genere, a parere di quasi tutti gli addetti ai lavori su internet e su YouTube, si riproduce solo per innesto. Invece mercoledì (dopo 1 mese) sono andato a guardare, e uno dei 24 rametti (appartenente a un melo semi-selvatico con frutti piccoli bianco-rosa) ha prodotto alla base un germoglio. (vedi foto). Non si vede molto bene perché la bottiglia che ho usato è quella dell'acqua Sant'Anna BIO, quindi è verde, prodotta (dicono) a partire dal mais per renderla biodegradabile. Quindi di 24 talee ne sta funzionando per ora una sola, ma è già un risultato e mi sta emozionando in ogni caso). Quello che volevo chiedervi (se avrete il tempo di leggere e di riuscire a rispondermi) è: Secondo voi ci sono speranze che possa riuscire a mettere radici? e in caso succedesse, quali sono i passi successivi? Lasciare l'eventuale piantina nella bottiglia e fino a quando? Oppure metterla in vaso lasciato sempre al riparo dalla luce diretta? Oppure il vaso poi d'inverno va tenuto all'interno della casa? Poi mettere la piantina a dimora nel terreno d'inverno? Oppure lasciare in bottiglia fino a primavera? Mi scuso per tutte queste domande. Ma sono un profano al 100%. Fino ad ora tutte le talee provate avevano clamorosamente fallito perché avevo semplicemente ficcato alcuni rametti in terra nel giardino negli anni passati. Cordiali saluti e tanti auguri per il vostro interessante portale! Andrea
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Andrea,
    il melo (come tutte le piante da frutto) è una pianta che si innesta perchè per ottenere delle ottime produzioni occorre una "radice" specifica per ogni ambiente e per ogni varietà. Non sto qui a raccontare tutte le motivazioni ma le assicuro che sono valide, ma quasi tutti i meli hanno una forte capacità di originare radici e quindi si moltiplica relativamente bene da talea. Non so quanto e come vivranno le sue talee ma vivranno di sicuro qualche anno. 

    Per quanto riguarda la gestione delle talee, il mio consiglio è di lasciare tutte le bottiglie in un ambiente con delle ore di sole durante il giorno, toglierei il tappo fra circa un mese facendo sentire l'inverno alle talee. E' importante che non si riempino di pioggia per cui le bucherei alla base per smaltire l'acqua e poi quando si vedrà che stanno per germogliare si può fare in due modi: o le si trapianta direttamente in terra oppure le mette in un vaso di 16/20 cm di diametro con terriccio universale e si fanno crescere in vaso ancora un anno per metterle a dimora definitiva nell'autunno prossimo.
    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Pianta di melo florina che non ha mai fatto fiori nonostante sia in ottime salute: come...

    Pianta di melo florina che non ha mai fatto fiori nonostante sia in ottime salute: come mai?

    Il 14/05/2018, Roberto di Mogliano Veneto (Tv) chiede:

    A settembre di tre anni fa abbiamo piantato un melo Florina. La pianta cresce regolarmente, ben fogliata, ottima esposizione. Oggi è alta circa 2 metri. Il problema: non ha mai fatto neppure un fiore. La cosa ci pare strana, visto che la pianta sembra godere ottima salute. Ci può aiutare a capire?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Roberto.
    La sua pianta di melo Florina (tra l'altro resistente alla ticchiolatura), si trova ancora in una fase giovanile e quindi deve completare la sua formazione riguardo la struttura scheletrica producendo foglie e germogli. Quindi è più che normale che per ora non abbia fatto nemmeno un frutto, ha 3 anni di età ed è giovane.

    Una volta che avrà completato la sua struttura scheletrica e sarà passata dalla fase giovanile a quella adulta, allora comincerà a fare qualche fiore e fruttificare.
    Intanto in questo periodo per accelerare l'entrata in produzione, le consiglierei di potarla poco e di indirizzare gli interventi di potatura verso piegature e curvature dei rami che hanno come scopo quello di favorire l'entrata a frutto della pianta nel tempo più breve possibile.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia
     

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  • Concimazione meli antichi innestati del piemonte: quali prodotti posso utilizzare e...

    Il 22/04/2018, Elia di Angera chiede:

    Buongiorno, vorrei chiederle alcune informazioni riguardo alle mele antiche. Ho da poco in gestione un frutteto di circa 1ha, coltivato con 40 varietà di mele antiche del piemonte orientale. Sono meli innestati su M111 con sesto d'impianto 5mx5m. Volevo sapere per quanto riguarda il lato concimazione, i prodotti consentiti, se e quando utilizzarli. Grazie mille
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Elia.
    Se il terreno è in un regime di coltivazione biologica i soli concimi da utilizzare sono quelli organici sotto varie forme, da distribuire preferibilmente in autunno o all'inizio dell'inverno in quanto essendo prodotti a lento rilascio, con le piogge del periodo si integrano molto bene nel terreno e vengono rilasciati alla pianta lentamente nel tempo già a partire dalla primavera.

    Se invece il terreno è in un regime di coltivazione secondo il metodo convenzionale, dovrà procedere in autunno alla distribuzione di concimi minerali a base di fosforo P e di potassio K, anch'essi a lento rilascio e ai concimi azotati N in primavera cercando di cadenzare l'intervento in due tempi:

    1. Alla ripresa vegetativa, per stimolare la crescita dei germogli e della pianta.
    2. All'allegagione per favorire la fruttificazione della pianta.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Strane palline sotto il tronco del melo nano: di cosa si tratta?

    Strane palline sotto il tronco del melo nano: di cosa si tratta?

    Il 11/04/2018, Gaetano di Corciano chiede:

    Salve, è un po' di tempo che trovo queste simil-palline sotto il tronco del mio melo nano in vaso. Ho ricambiato il terreno in superficie e dopo pochi giorni sono ricomparse. Cosa sono? E come posso risolvere? Grazie. Gaetano da Corciano.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Gaetano.
    Probabilmente quelle palline rosse che nota sotto il terreno del suo melo nano, sono attribuibili a delle forme svernanti di alcuni insetti che stavano nel terreno che in seguito al loro sviluppo emergono dal suolo diventando adulti. Il fatto che in pochi giorni siano ricomparse significa che il terreno da lei acquistato non era ben sterilizzato.

    L'unica cosa da fare in questo caso, sarebbe quello di cambiare di nuovo vaso al melo, sterilizzare il suolo o almeno acquistare un tipo di terreno già sterilizzato che non sia infestato da queste forme d'insetti.
    Ringraziandola della domanda la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Piante di melo colpiti da diverse patologie. Di cosa si tratta?

    Piante di melo colpiti da diverse patologie. Di cosa si tratta?

    Il 21/12/2017, Fiorenzo di Bussoleno chiede:

    Buongiorno, come può vedere dalle foto, ho alcuni meli che presentano alcune patologie: qualche branca presenta dei funghi, altre hanno la corteccia che si sfalda e altre sembrano come se fossero state rosicchiate. Di che cosa si tratta? Posso con una lama asportare le parti malate e poi intervenire con ossicloruro di rame oppure è assolutamente necessario eliminarle? La ringrazio e auguro Buone Feste
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Fiorenzo.

    Lo scortecciamento e la sfaldatura del legno delle terza foto nelle sue piante di melo, è dovuta ad un patogeno fungino chiamato Cancro delle Pomacee (Nectria galligena), su cui poi successivamente si sono insediati altri agenti fungini tra cui quello della Carie come si nota dalla prima foto in cui sono visibili gli organi di riproduzione e di evasione della malattia.

    Il rosicchiamento del legno nella seconda foto, è dovuto all'attacco di insetti lignicoli o xilofagi (che si nutrono del legno) e che vengono denominati Rodilegno Rosso (Cossus cossus) e Rodilegno Giallo (Zeuzera pyrina).

    Per togliere il Cancro delle Pomacee e la Carie del legno, è necessario eseguire una potatura di risanamento andando ad asportare completamente il legno malato e ormai in via di decomposizione fino a trovare la parte di legno sano. 

    A quel punto è necessario spennellare con del rame abbinato alla calce per disinfettare la ferita e chiuderla con del mastice cicatrizzante. Se le branche non sono completamente state compromesse dall'attacco dei funghi, la parte della branca che in questo caso è sana, continuerà ad alimentare la pianta e a favorire lo sviluppo di nuovi germogli e rami.

    Per togliere il rosicchiamento del legno dovuto invece ai Rodilegno, o interviene come descritto sopra, oppure se nota la presenza dell'insetto prendere un fil di ferro e infilarlo dentro la galleria fino a ricercare l'insetto ed ucciderlo.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Come impostare la forma di allevamento di un melo di due anni?

    Il 11/12/2017, Roberto di Pavia chiede:

    Ho acquistato, online, alcune piante da frutto a radice nuda. Secondo quanto indicato sul sito del vivaio di provenienza, avrebbero dovuto essere astoni di 1 anno (dopo l'innesto). Invece, un melo (Fuji) è, evidentemente, una pianta di due anni (dopo l'innesto) tenuta in vaso per un anno. Le radici (capillari) sono folte, il tronco, alto circa mt. 1,30 con diametro di circa 40/45 mm, presenta solo tre rami: due di dimensioni simili posti a 180° uno dall'altro ed il terzo, molto più vigoroso e con angolo molto stretto rispetto al tronco, posto superiormente e nella stessa direzione di uno dei due sottostanti. In altre parole, due rami nella stessa direzione (sovrapposti) ed uno a 180° dagli altri due. In queste condizioni, credo sia quasi impossibile dare alla pianta una struttura a "vaso". Anche se è una pianta di due anni, è possibile tagliare il tronco ad un metro circa dall'innesto e procedere, come negli astoni di un anno, alla scelta delle branche dai germogli che nasceranno nella prossima primavera? Oppure, dal tronco lasciato privo di rami non nascerà più alcun germoglio? Grazie e buona giornata Il 12/12/2017 Roberto chiede: Prima di tutto la ringrazio per la tempestiva e gentile risposta. "In seconda battuta" le sarei grato se volesse togliermi un ultimo dubbio. Avendo intenzione di allevare il melo in questione con una forma a vaso con tre brache principali, dovrei: - forzare, mediante piegatura, uno dei due rami anticipati ad assumere una posizione a circa 120° dall'altro ramo; - tagliare il ramo superiore (molto più sviluppato e con angolo stretto rispetto al tronco); - sperare nella emissione di un nuovo germoglio in posizione utile a completare il vaso. Se, invece, tagliassi il tronco ad un metro circa di altezza (eliminando così i tre rami anticipati già presenti) potrei sperare nella nascita di nuovi germogli (magari in posizioni favorevoli al mio scopo), oppure, essendo il tronco ormai "troppo vecchio" non nascerebbe più "nulla di buono". In altre parole, posso eliminare tutto quello che la pianta ha generato lo scorso anno e "ripartire da zero" con l'astone privo di rami? Grazie nuovamente per il tempo che ha voluto e vorrà dedicarmi. Buona giornata
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Roberto.

    Intanto la ringrazio moltissimo per l'accurata descrizione che lei ha fatto della situazione della sua pianta acquistata on line, perché in questo modo, anche senza le foto allegate, ho potuto inquadrare la situazione.

    C'è da dire inizialmente che gli astoni a radice nuda non necessariamente devono avere un anno d'innesto. Infatti la definizione precisa di astone è "pianta avente almeno 1/2 anni di innesto" e questa può essere sia a radice nuda che in vaso. Evidentemente al primo anno la pianta era a radice nuda e solamente al secondo è stata successivamente rinvasata dal vivaio, per questo presenta un apparato radicale molto più sviluppato e folto.

    I rami che sono distanziati di 180 gradi sono chiamati con il termine di "rami anticipati", ossia rami emessi a partire dalle gemme pronte che erano presenti sul fusto principale. Questi rami anticipati possono essere tranquillamente impiegati per poter formare e dare la forma d'allevamento alla pianta.

    Ora in questo caso lei si trova di fronte a due situazioni per impostare la forma d'allevamento del melo:

    1. Togliere i rami anticipati posti a 180 gradi tra loro, lasciare il fusto principale e impostare la pianta con una forma di allevamento a piramide.
    2. Togliere il fusto principale e lasciare sviluppare i rami anticipati impostando la pianta con una forma di allevamento a vaso più o meno modificato.

    Per poter decidere come operare, bisogna considerare come la pianta di melo, a livello naturale, tende a svilupparsi. Il melo ha una naturale propensione a svilupparsi a vaso e quindi la cosa migliore è togliere il fusto principale e allevare i rami anticipati che andranno a costituire il normale scheletro della pianta.

    Sicuramente dal fusto tagliato nella parte centrale, in primavera, si svilupperanno di nuovo dei germogli che potrà decidere di allevare, cercando di mantenere quello più vigoroso, oppure toglierli del tutto e cercare di formare lo scheletro sui rami anticipati che hanno già la naturale propensione a far sviluppare la pianta a vaso.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a sua disposizione per risolvere qualsiasi dubbio, la saluto cordialmente.

    Il 12/12/2017 Fabio Di Gioia chiede:

    Salve ancora gentilissimo signor Roberto.

    Per poter formare lo scheletro e dare alla pianta la forma di allevamento a vaso tradizionale con tre branche principali, non le resta altro che togliere il ramo più vigoroso e con angolo stretto rispetto al tronco (come ha ben descritto) in modo da impostare la struttura scheletrica definitiva per la forma di allevamento in questione.

    Eviterei di tagliare riferendosi a ciò che la pianta ha generato nel corso dello scorso anno, perché nelle piante giovani la potatura di allevamento deve avere lo scopo principale di impostare la struttura scheletrica della pianta e cercare di ridurre al minimo i tagli in modo da non provocare lo sviluppo di nuova vegetazione che ritarderebbe l'entrata in produzione della pianta.

    Quello che ora deve fare è allevare i rami anticipati che formeranno le due branche principali e l'altro ramo con angolo più stretto che andrà a formare la terza branca del vaso tradizionale. Eviti di forzare troppo con le piegature i rami anticipati, perché potrebbero ridurne troppo la vigoria e il loro sviluppo vegetativo.

    Dai germogli che nasceranno dai tre rami che formano lo scheletro di base della pianta, cerchi di allevare quelli più vigorosi togliendo solamente quelli in sovrannumero o in competizione tra loro in modo da poter favorire l'ottenimento delle branche secondarie. E così via nell'anno successivo fino a quanto la pianta non inizia ad entrare in produzione.

    Ringraziandola ancora della domanda e rimanendo a disposizione per risolvere ulteriori dubbi, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Melo 'Golden Delicious' con pochi frutti, piccoli e con macchie nere: quali sono le cause?

    Melo 'Golden Delicious' con pochi frutti, piccoli e con macchie nere: quali sono le cause?

    Il 25/11/2017, Mario di Cologno Monzese chiede:

    Buongiorno, pongo alla vostra attenzione un problema che sto riscontrando per la prima volta sulla mia pianta (di 15 anni) di mele Golden Delicious . Le mele, a differenza degli altri anni, sono rimaste di dimensioni ridotte (circa 5 cm diametro) e presentano delle macchie scure come da foto allegata. Inoltre, la pianta ha fatto pochissime mele rispetto al passato (max 30). La pianta è stata trattata solo una volta con acqua e sapone e un'altra con il prodotto 'Decis jet'. La pianta, a livello vegetale, non presenta alcuna anomalia. Potreste gentilmente indicarmi il motivo della dimensione ridotta, del numero limitato e delle macchie? Grazie e buona giornata Mario
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Mario

    Le cause delle anomalie di natura, in questo caso, non parassitaria, che hanno portato a produrre poche mele, piccole e con macchie diffuse, sono dovute a:

    1. Alternanza di produzione (pochi frutti e piccoli)
    2. Butteratura amara (macchie sui frutti)

    Alternanza di produzione

    Si definisce alternanza di produzione, o di fruttificazione, quel fenomeno di perdita di equilibrio della pianta tra vegetazione (foglie e germogli) e produzione (fiori e frutti), secondo il quale ad un anno di carica (con eccessiva produzione di frutti e scarsa vegetazione), segue un anno di scarica (con eccessivo rigoglio vegetativo e scarsa produzione).
    Questo fenomeno, può interessare tutta la pianta oppure alcune parti di essa, come:

    • Branche
    • Rami

    Durante l’anno di carica, avremo:

    • Produzione di frutti eccessiva
    • Frutti piccoli di scarsa qualità con basso tenore zuccherino
    • Scarsa vegetazione

    Durante l’anno di scarica, avremo invece:

    • Scarsa produzione di frutti
    • Frutti di buona pezzatura e qualità con elevato tenore zuccherino
    • Eccessivo rigoglio vegetativo

    Dal punto di vista fisiologico, il fenomeno si manifesta con:

    Anno di carica

    • La produzione eccessiva di frutti, polarizza i nutrienti verso di essi a discapito dei germogli
    • Pochi zuccheri vengono destinati per la differenziazione delle gemme a fiore
    • Abbassamento del rapporto C/N, a favore dell’N e delle sostanze azotate
    • Nell’anno successivo, si produrranno molte gemme a legno e poche a frutto
    • Manifestazione dell’anno di scarica

    Anno di scarica

    • L’eccessivo rigoglio vegetativo, polarizza i nutrienti verso la parte apicale del germoglio, a discapito dei frutti
    • Un’elevata quantità di zuccheri, viene messa a disposizione per la differenziazione delle gemme a fiore
    • Innalzamento del rapporto C/N, a favore del C e degli zuccheri
    • Nell’anno successivo si avranno molte gemme a fiore e poche gemme a legno
    • Manifestazione dell’anno di carica

    Le cause d’insorgenza dell’alternanza di produzione, possono essere:

    • Genetiche (es. olivo e pero varietà Abate Fetel e Decana del Comizio)
    • Fisiologiche (es. mancato soddisfacimento del fabbisogno in freddo delle gemme; scarsa differenziazione a fiore; ridotta allegagione dei frutti)
    • Accidentali e/o climatiche (es. gelate tardive come nell’albicocco)
    • Parassitarie (es. attacco di insetti e funghi fitopatogeni)
    • Colturali (carenze o eccessi idrici; carenze o eccesso di minerali; potature e concimazioni errate)

    La resa delle specie orticole per mq è intesa per tutto il periodo di produzione? 

    Alternanza di produzione: come attenuare il fenomeno

    Ecco alcuni "trucchi" per far sì di attenuare e far diminuire la presenza di questo fenomeno, il quale rimane comunque un effetto del naturale ciclo di vita e produzione della pianta, quindi risulta praticamente impossibile annullarlo del tutto.

    Potatura secca invernale

    Durante l’anno di carica con più produzione e meno vegetazione, si interviene con una potatura più blanda in modo da stimolare la vegetazione e riequilibrarlo con la produzione.

    Durante l’anno di scarica con più vegetazione e meno produzione, si interviene con una potatura più energica, per stimolare la differenziazione a fiore delle gemme, in modo da stimolare la produzione e riequilibrarla con la vegetazione.

    Diradamento dei frutti

    Si interviene durante l’anno di carica, nella fase d’induzione a fiore per alleggerire la pianta e ripartire i nutrienti in maniera equilibrata tra frutti e germogli.

    Impiego di ormoni antiflorigeni

    I più utilizzati sono le gibberelline esogene e/o sintetiche (es. GA3), che utilizzate nell’anno di scarica, riducono l’induzione a fiore delle gemme, per frenare l’eccessiva produzione e riequilibrarla con la vegetazione.

    Impiego di ormoni florigeni e/o brachizzanti

    I più utilizzati ormoni esogeni e/o sintetici, sono il CCC (pacobutrazolo) o SADH (idrazide maleica), che utilizzati nell’anno di carica, favoriscono l’induzione a fiore delle gemme, per frenare l’eccessiva vegetazione e riequilibrarla con la produzione.

    Difesa delle piante dalle avversità

    La difesa fitosanitaria, ci permette di proteggere i fiori e i frutti dalle avversità parassitarie e climatiche, cercando di regolare le condizioni idriche e nutritive della pianta.
    E’ possibile stabilire infine, la presenza dell’alternanza di produzione nella pianta, ricorrendo al coefficiente b, che misura il rapporto tra:

    Coefficiente b = Numero di anni con produzioni variabili/numero totale di coppie osservate

    Leggi le risposte dell'esperto su MELO:

    Butteratura amara

    È una fisiopatia che colpisce i frutti prima della raccolta, ma più frequentemente durante la fase di conservazione in magazzino o in fruttaio e molto spesso è indotta da squilibri idrici del suolo.

    Si manifesta con l'insorgenza di masse globose di tessuto imbrunito, di natura asciutta e stopposa, di sapore amarognolo, di alcuni mm di diametro, localizzate sotto la buccia e a volte anche a livello della polpa. Quelle più superficiali si evidenziano con macchie scure circolari e depresse di colore bruno o verdastro.

    La causa di questa alterazione di natura non parassitaria, è legata a:

    • Varietà coltivata (sono particolarmente sensibili la Renetta del Canada e la Golden Delicious)
    • Tipo di terreno
    • Età delle piante (sono soggette le piante più giovani)
    • Interventi che favoriscono un eccessivo rigoglio vegetativo delle piante (es. concimazioni azotate in eccesso o potature troppo energiche)
    • Eccesso di potassio K (che crea squilibrio di calcio Ca)

    In merito a questo ultimo fattore, sembra infatti che una concausa dell'insorgenza della butteratura amara delle mele sia proprio una carenza di calcio indotta da un mancato accumulo e trasporto nei tessuti della pianta a seguito di carenze idriche prolungate nel suolo.

    Questo determina perdita di acqua e sali a livello cellulare, aumento della respirazione cellulare, incremento della produzione di polifenoli, ossidazione dei tessuti e comparsa di macchie brune sui tessuti del frutto.

    La butteratura amara si combatte adottando questi accorgimenti:

    1. Irrigazioni di soccorso in periodi di forte carenza idrica e prolungata
    2. Riducendo gli apporti di azoto N, potassio K e di magnesio Mg con le concimazioni
    3. Eseguendo potature moderate
    4. Distribuendo sali di calcio Ca alle mele sia in campo che dopo la raccolta

    In merito a questo ultimo accorgimento in campo si consigliano irrorazioni di cloruro di calcio Cacl2 allo 0,6 - 0,8% con apporto di buon adesivante per evitare il dilavamento dai tessuti vegetali da ripetere almeno tre o quattro volte a partire dal mese di giugno.

    Mentre, dopo la raccolta, si consiglia di immergere i frutti per una decina di minuti sempre in una soluzione di cloruro di calcio al 4% di principio attivo.

    Sperando di aver risposto in maniera esaustiva e ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Pianta di melo malata: posso toglierla e piantare un altro melo?

    Pianta di melo malata: posso toglierla e piantare un altro melo?

    Il 05/11/2017, Grazia di Quartu S. Elena chiede:

    Salve, nel 2016 con mio marito, abbiamo acquistato un terreno abbandonato dove c'erano varie piante da frutto, tra cui un melo. La pianta era malata però aveva le mele, allora in autunno gli abbiamo fatto i trattamenti che ci hanno consigliato e concimata; ma non si è ripresa anzi è peggiorata. Vorrei sapere se è il caso di eliminarla e se si può piantare al suo posto un altro melo. La ringrazio per la risposta.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Grazia.

    Quando una pianta (qualsiasi essa sia), si trova in uno stato di sofferenza e di malattia, e quindi intuisce che sta arrivando il suo momento di andare incontro alla morte, la cosa più immediata che fa è quella di fiorire abbondantemente e produrre più frutti possibili, affinché attraverso i semi contenuti al loro interno possa mantenere e garantire il perpetuarsi della specie senza estinguersi. 

    È un meccanismo di difesa che mette in atto per potersi riprodurre il più possibile in modo da lasciare e mantenere discendenza nei tempi futuri. Questa cosa spiega perché la sua pianta era malata, ma aveva fatto tante mele.

    Venendo poi ai trattamenti che le hanno consigliato e ai concimi impiegati, che non so quali siano, sicuramente le posso dire che a volte non è sempre consigliabile trattare una pianta quando si trova in uno stato di sofferenza in questo modo, o perché i prodotti utilizzati non sono idonei, oppure perché non è stata individuata bene la causa del problema.

    In questo caso specifico, osservando dalla foto allegata, molto probabilmente la pianta è stata attaccata da un patogeno fungino agente del marciume radicale del colletto (Phytophthora cactorum), che insorge tutte le volte che ci sono dei ristagni idrici del suolo

    Per verificare se si tratta di questo fungo, le consiglio di asportare un po' di corteccia alla base del colletto e osservare se la parte al di sotto, tra la corteccia e il legno, presenta una colorazione rossastra. In quel caso si tratta del patogeno indicato.

    Per quanto riguarda la sostituzione con un'altra pianta di melo, se quella attuale non è totalmente compromessa aspetterei a toglierla, limitandosi soltanto a togliere i rami malati e successivamente bruciarli per evitare la diffusione della malattia.

    Se invece è totalmente compromessa, va estirpata con tutte le radici, bruciata sempre per evitare la diffusione del patogeno, trattare con calce il terreno dove la pianta era posta per disinfettare il tutto e porre una nuova pianta di melo in un altro luogo, perché le sue radici rilasciano nel terreno una sostanza ad azione allelopatica, detta florizina, che causa stanchezza del suolo e impedisce ad altre piante di poter crescere in maniera corretta a causa della presenza di questa fitotossina. 

    A meno che nello stesso punto del terreno non faccia una rotazione con specie erbacee, anche da sovescio, per almeno 3/4 anni al fine di eliminare le tossine rilasciate. Solo dopo questo periodo potrà di nuovo piantare la nuova pianta di melo nello stesso posto di quello vecchio.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

    Leggi le altre risposte dell'esperto su MELO:

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  • Melo nano con foglie arricciate: che fare?

    Melo nano con foglie arricciate: che fare?

    Il 27/08/2017, Fabrizio di Almenno San Bartolomeo (BG) chiede:

    Buongiorno a tutti Ho acquistato un melo nano questa primavera in un grande magazzino e nonostante mi avessero assicurato non avrebbe fatto frutti il primo anno ha avuto una crescita molto rigogliosa con fioritura stupenda e anche una decina di frutti. Da una settimana circa sono iniziate ad arricciarsi le foglie e a seccare. Questa mattina con una piccola sgrullata sono cadute tutte... cosa è successo!!! Vi ho allegato tre foto: una di quando era rigoglioso, una di come è ridotta questa mattina e una tipica delle foglie cadute. P.S. circa una decina di giorni fa gli ho dato un po di concime specifico per agrumi....può essere stato quello? Grazie in anticipo per la risposta Fabrizio
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Fabrizio.
    a riguardo del suo melo nano.

    Procedendo per ordine e dopo aver analizzato bene la problematica in questione relativa alla filloptosi (caduta anticipata) improvvisa delle foglie della sua pianta di melo nano, possiamo dire che i motivi che hanno portato a tale situazione, possono essere:

    1) Concime per agrumi non idoneo per la coltivazione del melo.

    Il concime che lei ha distribuito alla pianta di melo, non solo non risulta idoneo alla coltivazione in questione in quanto specifico solo per agrumi, ma presumibilmente essendo di natura azotata e soprattutto nitrica, ha determinato un accumulo eccessivo di sali all'interno del suolo del vaso.
    I concimi azotati di sintesi e in particolare quelli nitrici, essendo molto solubili in acqua vengono assorbiti e veicolati velocemente all'interno dei tessuti della pianta. 
    Questa situazione determina un'aumento della concentrazione dei soluti all'interno delle cellule, le quali per non collassare e scoppiare e quindi per riequilibrare la concentrazione della loro soluzione interna, sono costrette ad assorbire in maniera rilevate acqua dall'esterno.
    Con questa azione la pianta non solo assorbe acqua, ma beve ulteriori nitrati e quindi sali, fino a quando l'acqua non si esaurisce e all'interno delle cellule si ha un'elevata concentrazione salina.
    Alla fine di tutto questo processo, le foglie tendono ad ustionarsi come risulta bene dalle foto che lei ha allegato andando incontro ad un loro disseccamento e caduta anticipata.

    2) Spazio per le radici ridotto

    E' vero che si tratta di un melo nano appartenente a quelle che si chiamano varietà spur e che quindi possono essere coltivate bene anche in vaso, però è sempre pur vero che la coltivazione di una pianta in uno spazio ridotto rappresenta per lei un sacrificio un pò come vivere in cattività in uno spazio dove l'apporto idrico e nutrizionale è sempre ridotto e di conseguenza l'esplorazione del suolo da parte delle radici è limitata.
    Questa condizione, unita all'apporto nutrizionale di un concime azotato probabilmente in eccesso, ha comportato appunto un accumulo di sali in uno spazio ridotto per le radici, determinando il danno ben evidente dalle foto.

    I consigli che in questo caso posso dagli, sono due:

    a) Cercare di bagnare il più possibile il terreno del vaso evitando gli eccessi d'acqua, in modo da favorire il più possibile il dilavamento dei sali in eccesso accumulati.

    b) In epoca opportuna ossia nel periodo autunno - invernale, procedere al trapianto del melo in pieno campo.

    Ringraziandola della domanda, la saluto con cordialità.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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  • Il mio melo nano è ancora in vita? Come posso capirlo?

    Il 04/05/2017, Stefano di Milano chiede:

    Buongiorno a tutti, ho comprato un melo nano senza il vaso in un market, era dentro un sacchetto e al posto della terra c’era un materiale (probabilmente segatura o qualche cosa del genere). Arrivato a casa ho preso il mio vaso con un diametro di 50cm e ho invasato la pianta usando terra per piante da frutto (ho notato che le radici erano quasi inesistenti). Ad oggi sono passate due settimane e ancora non è uscita nemmeno una foglia, in realtà qui a Milano ha fatto bel tempo solo due o tre giorni da quando l’ho comprato, ma ho il dubbio è che non sia mai stato vivo… Come posso capire se è ancora vivo? E’ il caso di aspettare fiducioso o se fosse viva avrebbe già dato dei segni?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Stefano.
    In questi casi le modalità d'azione da poter mettere in atto, sono almeno due:

    1) Tagliare una piccola parte di ramo e verificare se all'interno si presenta verde e fresco oppure marrone e secco. Se la parte interna del ramo è verde allora la pianta è ancora viva. Se invece la parte interna del ramo è marrone è invece morta.
    Può darsi anche che alcune parti della pianta siano secche, mentre altre vive. 
    In questi casi invece è necessario, tagliare le parti secche fino a dove queste 
    si presentano verdi e farle ripartire da li.

    2) Se la pianta è viva, si ricordi che le condizioni in cui si trovava prima del trapianto e anche al momento del rinvaso, hanno indotto una situazione di stress nel quale essa ha dovuto rallentare la sua attività vegetativa per poter recuperare le sue energie e nuovamente vegetare.

    In questa situazione di stress, è necessario in qualche modo aiutare la pianta stimolando non solo la sua vegetazione,ma anche la sua radicazione visto che il numero di radici come lei ha descritto erano quasi inesistenti.
    Per stimolare la vegetazione, è consigliabile la distribuzione di un concime minerale a pronto effetto preferibilmentenitrico a rapido assorbimento radicale facendo attenzione alle dosi distribuite che in questo caso dovranno non elevate a causa della ridotta massa radicale.

    Per stimolare la radicazione invece è consigliabile la distribuzione di ormoni ad azione radicante appartenenti alla classe delle auxine, i cui principi attivi più importanti sono:

    - IAA acido indolacetico.
    - NAA acido naftalenacetico.
    - 2,4 D acido diclorofenossiacetico.

    In alternativa, per stimolare in maniera congiunta sia la vegetazione che la radicazione, è possibile distribuire un rapporto equilibrato di ormoni a base di auxine/citochinine.
    Tra le citochinine i principi attivi più utilizzati, sono:

    - Zeatina.
    - Benziladenina.
    - Chinetina.

    Le volevo infine ricordare che in data 20/21 maggio, terrò un corso sulla difesa fitosanitaria delle piante, all'interno del quale verranno affrontate tutte le problematiche relative alla gestione delle piante da frutto.

    Per iscriversi al corso può seguire questo link http://arsmaremmavetrina.altervista.org/prodotto/da-fare-in-qualsiasi-periodo-difesa-delle-piante-vigneto-oliveto-e-frutteto-piante-di-actinidia-protette-dal-gelo-con-la-pagliala-difesa-fitosanitaria-delle-piante-e-unoperazione-coltu/

    Ringraziandola della sua domanda e rimanendo a disposizione per risolvere ulteriori dubbi, la saluto cordialmente.

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  • Macchie sulle foglie di melo, cosa sono e come trattarle?

    Macchie sulle foglie di melo, cosa sono e come trattarle?

    Il 31/03/2017, Federico di Broni/PAVIA chiede:

    Su una pianta di melo, nella quale stanno uscendo le prime foglie, ho notato queste macchie che sembrano ruggine, senza peraltro notare nella parte sottostante alcuna presenza di insetti o uova degli stessi. Di che si tratta? E' necessario fare qualche trattamento? Con quale prodotto? RingraziandoVi anticipatamente per la risposta, invio cordiali saluti. Federico
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Federico
    Le macchie che ci sono sulle foglie del suo melo visibili sia nella pagina 
    superiore che inferiore, sono dovute ad un'infezione fungina molto comune per 
    il melo, chiamata:

    TICCHIOLATURA DEL MELO 
    (Venturia inaequalis; Fusicladium dendriticum)
    .

    Classe: Ascomiceti.
    Ordine: Dothideales.
    Famiglia: Venturiacee.

    La ticchiolatura del melo, è la più grave fitopatia che colpisce la pianta del melo e in particolare le varietà del gruppo Imperatore, Golden Delicious e Stark Delicious, attaccando foglie, germogli, frutti sia sulla pianta che in magazzino.

    a) Sintomi sulle foglie
    Si manifestano con la comparsa di macchie sfumate scure sulla pagina inferiore, mentre in quella inferiore si presentano più chiare e dal contorno irregolare.
    Queste macchie che inizialmente sono appena percettibili, in un secondo momento tendono a confluire tra loro allargandosi nella pagina fogliare per rendersi più evidenti verso la fase finale dell'infezione quando si ricoprono 
    di una muffetta brunastra e polverosa. 
    Successivamente si ha il completo disseccamento del lembo fogliare e la precoce caduta delle foglie.

    b) Sintomi sui germogli
    Sono simili a quelli sulle foglie. In particolare si notano delle tacche infossate di natura cancerosa che permangono anche dopo la lignificazione del germoglio.

    c) Sintomi sui frutti
    E' considerato l'attacco più grave che si manifesta con tacche ed emissioni pustolose confluenti tra loro di colore bruno - nerastro. Il fungo può colpire 
    sia i frutticini in fase di post - allegagione, che dopo invaiatura e prima della maturazione.
    I tessuti del frutto colpiti successivamente vanno incontro a necrosi, con la formazione di un tessuto suberoso che impedisce l'accrescimento dell'organo stesso.
    All'interno del frutto avvengono delle lesioni, che lo rendono deforme e asimmetrico nella crescita.
    Il danno è maggiore quanto più piccolo è il frutto, a causa del maggior numero di frutti attaccati dal fungo anche, se questo non comporta una totale perdita produttiva.
    Sulle parti lesionate inoltre possono penetrare anche altri microrganismi soprattutto gli agenti di marciume.
    La ticchiolatura a volte può attaccare anche i frutti conservati in magazzino, con piccole macchie nerastre sparse su tutto il tessuto del frutto.

    La lotta alla ticchiolatura del melo viene eseguita ricorrendo ad un programma di lotta guidata e/o integrata monitorando le prime infezioni primaverili attraverso l'osservazione dei sintomi fogliari. Gli interventi dovranno poi 
    essere strutturati prendendo come riferimento l'andamento delle piogge.
    Il momento in cui concludere la lotta al parassita dipende da molte variabili, come:

    a) Grado di attacchi primaverili.
    b) Sensibilità varietale.
    c) Andamento climatico (es. temperatura e umidità).


    A livello pratico, la lotta alla ticchiolatura del melo viene eseguita secondo questo riferimento:

    - Dalla fase fenologica delle orecchiette di topo a quella dei mazzetti affioranti, si consigliano 1/2 trattamenti preventivi a base di rame.

    - Dalla fase di mazzetti affioranti fino all'inizio dell'estate intervenire con prodotti sempre rameici ad ogni pioggia infettante.

    Oltre ai prodotti rameici possono essere utilizzati anche prodotti specifici contro la ticchiolatura che possono essere:

    - Preventivi o di copertura (es. Ditiocarbammati, Ftalimmidici e Chinonici).
    Da impiegare a scopo protettivo in assenza di infezione.

    - Curativi o endoterapici (es. Dodina, Triforine, Triazoli e Pirimidine).
    Da impiegare a scopo curativo con l'infezione in atto.

    Ringraziandola della sua domanda, le porgo distinti saluti.

    Dr. Fabio Di Gioia

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  • Esiste un rimedio ecologico contro l'antonomo del melo che svuota il bocciolo?

    Il 29/03/2017, Ciro di Avellino chiede:

    Buongiorno mi permetto di porre un altro quesito sempre riguardo al melo, per alcuni anni sono andato alla ricerca di varietà antiche e dimenticate fino a realizzare un filare di circa 40 piante, una volta in produzione puntualmente tutti gli anni l'antonomo del melo svuota il bocciolo del fiore prima che sbocci. Esiste un rimedio eventualmente ecologico senza usare prodotti tossici? grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno sign. Ciro
     di norma per l'antonomo non si effettuano trattamenti perchè normalmente non costituisce un danno così importante da doverlo combattere , ma nel suo caso io consiglierei dei trattamenti invernali con olio bianco eventualmente attivato con un insetticida per colpire le forme svernanti , poichè essendo un insetto che colpisce durante la fioritura non è possibile fare trattamenti durante quel periodo causa la presenza in contemporanea delle api .
     Cordiali saluti


    Samuele Dalmonte

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  • Qual è la causa della malattia di questo Melo 'Jonagold'

    Qual è la causa della malattia di questo Melo 'Jonagold'

    Il 19/05/2016, Massimo di Lurate Caccivio (co) chiede:

    Buongiorno Professor Crescenzi, nel ringraziarla per la Sua tempestiva risposta, le inoltro una foto delle foglie di un melo 'Jonagold' che presenta in diversi punti questi arricciamenti sulle foglie. Grazie ancora per il suo aiuto e buona giornata! Massimo

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    Risponde l'esperto

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    Gentile Sig.Massimo,

    dalla foto si evince che gli alberi di melo 'Jonagold' sono infestati da afidi.

    Gli afidi sono insetti che infestano numerose specie vegetali sia coltivate che spontanee. Diverse specie possono colpire le piante di melo. Quelle più comuni sono l’afide grigio (Dysaphis plantaginea), l’afide verde del melo (Aphis pomi) e l’afide lanigero del melo (Eriosoma lanigerum). Gli afidi sono dei piccoli insetti che si localizzano sulla pagina inferiore delle foglie più giovani. Si nutrono succhiando linfa dalle piante attaccate, emettendo melata zuccherina appiccicosa e provocando un ingiallimento e un accartocciamento delle foglie infestate.

    Dall’esame visivo delle foglie attaccate ed accartocciate si possono vedere, ad occhio nudo, gli esemplari nei diversi stadi di sviluppo e/o le esuvie degli stessi.

    Il controllo dei questi insetti fitofagi si realizza mediante l'utilizzo di agrofarmaci specifici per questi insetti (aficidi). Numerosi formulati sono attualmente in commercio, contenenti principi attivi autorizzati per le pomacee, per la linea hobbistica che può trovare nei negozi specializzati.

    Attenzione, se osserva la presenza di coccinelle, ad esempio la Adalia bipunctata coccinella tipica dei nostri habitat, le suggerisco di non effettuare nessun trattamento chimico perché questi insetti predatori di afidi nel giro di pochi giorni sono in grado di debellare l’intera colonia di afidi.

    Cordialmente

    Aniello Crescenzi
    Coordinatore del gruppo di difesa integrata di BIOAGRITEST 
     

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