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Piante da frutto: Scopri le risposte dei nostri esperti

Leggi qui sotto tutte le domande sull’argomento e le risposte date dai nostri Esperti di Giardinaggio. Guarda i titoli qui sotto elencati e clicca sul titolo che più si avvicina all’argomento di tuo interesse. Una volta cliccato sul titolo potrai leggere, per intero, sia la domanda dell’appassionato che la risposta del nostro Esperto.

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  • Pesco, albicocco e susino: quando potarli al verde e al bruno?

    Il 21/06/2019, Domenico di Priverno chiede:

    Dott. Fabio Di Gioia buonasera, dispongo di alcune piante quali pesco, albicocco e susino e volevo chiederLe in quale periodo dell'anno sarebbe opportuno effettuare la potatura ordinaria sia al verde che al bruno delle rispettive specie. Inoltre, avendo seminato ad ottobre 2018 alcuni noccioli di pruno qualità burmosa e nel mese di aprile ne sono spuntate tre piantine. Pertanto volevo sapere se da queste piantine usciranno in seguito i frutti della pianta madre o al contrario è realistico aspettarsi dei frutti simili ma non identici a quelli originari? In attesa di una vostra eventuale dissertazione in merito, le porgo cordiali saluti.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Domenico.

    Il pesco e il susino, per quanto riguarda la potatura secca o sul bruno o invernale si esegue nel periodo che va verso la fine dell’inverno ossia tra il mese di febbraio e gli inizi di marzo. La potatura verde o estiva, si esegue invece nel periodo che va dalla fine di aprile a tutto giugno.

    L’albicocco non si pota nel periodo invernale come le altre specie da frutto, perché i tagli eseguiti sui rami e sulle branche possono favorire l’insediarsi di parassiti fungini agenti del Cancro delle Drupacee o gommosi. Per questa specie la potatura, si esegue sempre alla fine dell’estate nel mese di settembre quando ancora ci sono le foglie ma l’attività vegetativa si è fermata.

    Per quanto riguarda i semi del susino Burmosa che ha seminato in autunno e le se sono spuntate le piantine in primavera, in questo è necessario che per riprodurre la stessa varietà debba procedere all’innesto prelevando marze di Burmosa. Questo perché nella propagazione per seme avviene il rimescolamento dei caratteri materni e paterni e di conseguenza la pianta figlia sarà diversa dai genitori. Le piantine che lei ha ottenuto sono dei portinnesti selvatici o franchi, che dovrà innestare con la varietà domestica per riprodurre la pianta da lei desiderata.

    Ringraziandola della domanda, la porgo i miei Distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Frutti simili a ciliege ma molto più duri: cosa sono?

    Frutti simili a ciliege ma molto più duri: cosa sono?

    Il 14/06/2019, Luca di Lanciano chiede:

    Salve, sarei grato se qualcuno riuscisse a dirmi il nome di questo frutto. Per forma e grandezza è simile ad una ciliegia. Non invece per consistenza, visto che questo è molto più duro. Oggi mi sono imbattuto nella pianta che caccia questi frutti. Purtroppo non ho pensato a scattare una fotografia. Grazie per l'attenzione, saluti.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Luca.

    I frutti che ha raccolto e che sono simili ad una ciliegia, appartengono ad una specie selvatica di susino europeo chiamato Mirabolano (Prunus cerasifera).

    La dimensione e la forma sono appunto come una ciliegia, ma la consistenza e il sapore sono molto diversi. I frutti sono più duri e il sapore è più acidulo. Per poterli mangiare dolci, vanno fatti maturare molto bene con la polpa che deve divenire deliquescente e la buccia di colore rosso intenso.

    Queste specie di susino selvatico che cresce spontaneo nei terreni abbandonati o anche nei boschi, in frutticoltura viene solitamente utilizzato come portinnesto per propagare le specie domestiche di susino europeo, oppure di albicocco.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Sorbo con scarsa radicazione: da cosa dipende?

    Il 07/05/2019, Davide di Ravenna chiede:

    Salve, è già il terzo albero di sorbo che pianto e che crescono rigogliosi ma immancabilmente hanno una scarsa radicazione e quando iniziano ad avere una discreta chioma causa il vento si rovesciano, chiaramente nonostante i vari pali con cui li ancoro. Potrebbe dipendere dal porta innesto? O dal terreno? Vi prego cortesemente un consiglio visto che non mi voglio arrendere ad avere una bellissima pianta quale è il sorbo e i suoi buonissimi frutti.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Davide,

    quello che succede ai tuoi sorbi probabilmente è dovuto al portainnesto che di solito si usa per il sorbo ovvero il cotogno che appunto ha radici deboli e superficiali.

    Bisognerebbe fare in modo che il punto d'innesto andasse sotto terra, in modo che si "infranchi", cioè che emetta radici per sostenersi meglio, altrimenti bisogna lasciare un sostegno in modo permanente.

    Cordiali Saluti

    Samuele Dalmonte

  • Limone e ciliegi: quando potarli?

    Il 06/05/2019, Luciano di Cervaro (FR) chiede:

    Buonasera vorrei sapere quando si potano i limoni e le ciliegie? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Luciano.

    Il periodo migliore per la potatura del limone è il mese di aprile, prima della fioritura che normalmente avviene tra la fine di aprile e i primi di maggio.

    Mentre per quanto riguarda il ciliegio, il periodo migliore per procedere alla potatura è dopo la raccolta dei frutti, ovvero tra fine giugno e gli inizi di luglio. Un’accortezza importante nel potare il ciliegio: le ferite di potatura, soprattutto se rami grossi, vanno coperte con del mastice protettivo e disinfettate per evitare l’ingresso di funghi, soprattutto quelli che causano il cancro del legno o gommosi.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Pero e melo malati: che cos'hanno?

    Pero e melo malati: che cos'hanno?

    Il 04/05/2019, Giovanni di Fonni chiede:

    Salve, ho questi problemi in delle piantine di pero e melo. Può aiutarmi?
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Giovanni,

    per quanto riguarda i peri direi che si tratta di insetti per cui occorre dare un trattamento insetticida possibilmente sistemico (tipo Confidor).

    Nel melo invece mi sembrano danni da freddo o da vento per cui non si può far altro che aspettare che si alzino le temperature, ma se le previsioni danno ancora vento forte con temperature basse, io coprirei le piante con del tessuto non tessuto per riparare le parti appena germogliate.

    Cordiali Saluti

    Samuele Dalmonte

  • Melo con macchie scure e kaki con insetto verde: cos'hanno?

    Melo con macchie scure e kaki con insetto verde: cos'hanno?

    Il 27/04/2019, Rossana di Macerata chiede:

    Buonasera, sulle foglie di una pianta di mele ho trovato delle macchioline scure (sembrano bruciature di color ruggine come vedete dalla foto 1 e 2). Per favore, sapete dirmi di che si tratta, se c'è pericolo per la pianta (è già tutta piena di piccoli frutti) e se mai, che prodotto dare per curarla e quando e che prodotto dare per prevenire (se per caso è una malattia). Nella foto 3, invece c'è questo insetto verde che riempie le foglie del mio kaki vaniglia. È innocuo? Se non lo fosse come posso difendere le mie piante? Grazie per la gentilezza e PAZIENZA!
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Rossana.

    Quelle macchie necrotiche che compaiono sul bordo esterno delle foglie di melo, non sono imputabili ad una malattia, ma semplicemente ad una carenza di potassio K.

    Quando questo elemento, va in carenza nel terreno è di conseguenza nella pianta, compaiono delle tipiche macchie marginali sul bordo esterno fogliare.

    Visto il momento critico di crescita della pianta e visto che le foglie debbono inviare zuccheri alla produzione dei frutti, in questo caso è necessario che lei intervenga con una concimazione fogliare di soccorso utilizzando dei concimi facilmente miscibili in acqua ad alto titolo di potassio, come ad esempio il nitrato di potassio (KNO3).

    Per quanto riguarda l’insetto che lei ha trovato nelle sue piante di kaki, stia tranquilla si tratta di un insetto innocuo che magari visita i fiori e frutti perché trova dei liquidi zuccherini con cui si ciba però non produce danni alle piante.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Piante da frutto: come fare una potatura di formazione?

    Piante da frutto: come fare una potatura di formazione?

    Il 08/04/2019, Pietro di Argelato/ Bologna chiede:

    Salve. Possiedo un piccolo orto di circa 60 metri quadri, il quale vorrei trasformare in frutteto. Oltre le foto inserite, che sono, un ciliegio durone di vignola, un albicocco cafona e un pero abate, ci sono sempre nella fila un pruno italiano e un melo golden deciso. Domanda: vorrei fare una potatura di formazione a palmetta o fumetto. Il punto è che non so da dove cominciare. Help me. Grazie per l’eventuale risposta. Cordiali saluti.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Pietro,

    per come sono già impostate le piante credo sia più facile fare un fusetto che una palmetta.

    Per il pero occorre tagliare i rami che si sovrappongono togliendosi la luce a vicenda e ruotare i rami rispetto all'asse centrale del fusto in modo da avere un ramo che occupa una parte del cerchio che andranno a formare le varie branche creando come una vite che si alza man mano che la pianta cresce.

    L'albicocco è con i rami già allargati lo lascerei crescere per quest'anno come pure il ciliegio mi sembra già impostato.

    Al prossimo autunno con altre foto potrò valutare quali rami lasciare, quali togliere e quali spostare per avere una chioma regolare.

    Cordiali Saluti

    Samuele Dalmonte

  • Trappole ai feromoni: quando devo metterle nelle piante?

    Il 04/04/2019, Umberta di Potenza Picena chiede:

    Seguendo il vs. consiglio, ho comperato per le piante da frutto le trappole ai feromoni. Ma quando devo iniziare a metterle per melo, noce, ciliegio e olivi? Grazie e buona giornata.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Umberta.

    Le trappole a feromoni, chiamate anche trappole attrattive di colore giallo, hanno come funzione quella di monitore il volo degli insetti adulti e in base a quanto rimangono appiccicati al collante della trappola, è possibile stabilire la percentuale della popolazione e quindi valutare la soglia di danno e capire se intervenire o meno per combattere il parassita.

    Queste trappole le consiglio di metterle nel suo frutteto tra la fase di fioritura e allegagione dei frutti, quando iniziano i primi voli di sfarfallamento degli adulti che iniziano a colpire i frutti già piccoli.

    Mettendo le trappole tra queste due fasi fenologiche, lei è in grado di capire la soglia di danno e decidere se intervenire o meno. Questo sempre in un programma di lotta integrata e non a calendario come si faceva un tempo.

    Ringraziandola della domanda, le porgo i miei Distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Incisione anulare totale o parziale dei rami: pro e contro

    Il 03/03/2019, Cosimo di Potenza chiede:

    Salve! Complimenti per i vostri istruttivi video! Volevo sapere i pro e contro del praticare l'incisione anulare o parziale di una branca o di un ramo. Grazie per la vostra attenzione.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Cosimo.
    Volevo innanzi tutto precisare che l'incisione anulare parziale su un ramo o su una branca, tecnicamente si chiamata incisione anulare, mentre l'incisione anulare totale, tecnicamente si chiama decorticazione anulare.

    Di seguito le descriverò le due tecniche, indicandone gli effetti sulla pianta e gli eventuali pregi e i difetti come lei ha richiesto.

    INCISIONE ANULARE
    È l’operazione che consiste che nell’eseguire dei tagli longitudinali nella corteccia del fusto e delle branche, fino al legno delle piante, allo scopo di ridurre l’eccessivo vigore vegetativo delle piante, favorendo uno sviluppo più regolare.
    Questo intervento anche se determina una contrazione della corteccia, di solito non favorisce un aumento di spessore degli organi legnosi. Inoltre interrompendo l’afflusso di linfa elaborata nelle gemme sottostanti, ne favorisce il loro germogliamento.

    DECORTICAZIONE ANULARE
    Consiste nell’asportare dal tronco e dalle branche delle piante vigorose un anello di corteccia.
    Questa operazione produce i seguenti effetti:

    1. Arresta il flusso della linfa zuccherina verso il basso rimanendo a disposizione dei fiori e dei frutti al di sopra del punto decorticato migliorandone la fruttificazione.
    2. Migliora l’allegagione, l’ingrossamento dei frutti e la differenziazione delle gemme a fiore.
    3. Permette di sfruttare le branche a frutto che poi verranno eliminate, perché presenti in numero eccessivo o mal disposte sulla pianta.

    Su alcune specie da frutto (es. olivo), si può eseguire anche meccanicamente tramite pinza anulatrice.
    Questa operazione, eseguita nelle piante durante l’estate deve essere fatta seguendo alcuni accorgimenti:

    • Deve essere fatta quando le piante sono in succhio (ossia quando il legno delle branche e del fusto essendo in accrescimento rilascia la corteccia).
    • Non bisogna abusare troppo di questa tecnica, per evitare un rapido esaurimento delle branche e danni a carico degli alberi.
    • Per rendere meno drastico l’intervento, si può ricorrere all’incisione anulare che ricostituisce più velocemente la corteccia, perché si asporta solo una piccola parte di essa.


    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Come aiutare la crescita vegetativa delle piante da frutto?

    Il 01/03/2019, Rosanna di Scarselletti chiede:

    Buongiorno. Ho alcuni alberi da frutta, meli, peri e un pesco. Tutti sembrano caratterizzati da scarsa vigoria, in particolar modo il melo var. commercio e il pero Spina. Ciò non gli ha impedito di darmi generose produzioni anche se non sempre di qualità (tranne il pero Spina che non ha prodotto mai più di qualche frutto). Quest'anno ho deciso di intervenire con una potatura più decisa del solito ma vorrei sapere se posso aiutare la crescita vegetativa anche con la somministrazione di azoto. Se si, quale formulazione è più indicata e in quale periodo? Posso usare l'urea? L'anno scorso ho usato un ternario (12-6-8) in primavera. Grazie per l'attenzione, saluti, Rosanna
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Rosanna,

    una potatura più decisa del solito può aiutare a stimolare la crescita e sicuramente anche una concimazione azotata, meglio se data adesso nella forma che ti è più comoda, l'urea è sicuramente adatta perchè nel giro di un mese poco più entra nella pianta ed ha sicuramente un effetto potente nella crescita.

    Occorre però supportare anche con delle irrigazioni perchè se la pianta ha più foglie per effetto delle concimazioni avrà anche più necessità di acqua.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Potatura piante da frutto: come effettuarla?

    Il 25/02/2019, Daniele di Gaiole in Chianti chiede:

    Salve, volevo porre una domanda a Fabio di Gioia. Nei fruttiferi, che spesso in alcuni giardini vengono mal potati o non potati affatto, come si interviene con una potatura di riforma? Si riporta la pianta ad una forma corretta asportando porzioni di chioma importanti, anche del 50%, o è meglio suddividere la riforma in due volte? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Daniele.
    La potatura di riforma o di trasformazione, è quella operazione che si applica sulle piante adulte allo scopo di modificare la chioma e la forma d’allevamento di partenza.
    Nell'eseguire questo tipo di potatura è necessario conoscere la plasticità delle specie e la loro attitudine alla modificazione della forma d’allevamento. Per esempio la vite è una specie molto plastica, il melo non lo è.

    Nel caso della potatura di riforma, applicare la pratica non in maniera drastica ma sempre graduale nel tempo, allo scopo di dare modo alla pianta di adattarsi nel tempo al cambiamento che è in atto al fine di non stressarla o indebolirla troppo.
    Quindi in questo caso è necessario intervenire in almeno due volte come ha già detto lei, evitando di fare tagli troppo intensi.

    Ringraziandola della domanda, le porgo i miei Distinti saluti.

    Fabio Di Gioia

  • Idrorame flow per piante da frutto: è biologico?

    Il 14/02/2019, Rossana di Macerata chiede:

    Buonasera, per curare e prevenire malattie alle mie piante da frutto, mi hanno consigliato di usare il prodotto IDRORAME FLOW della marca CHIMIBERG (il venditore me lo ha consigliato come prodotto biologico). Per favore, vorrei sapere se si può usare anche su coltivazioni biologiche, perché non voglio prodotti che non siano tali. Grazie.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Rossana,

    si tratta di un prodotto che contiene solo rame come sostanza anticrittogamica ed è utilizzabile in agricoltura biologica.

    Cordiali Saluti

    Samuele Dalmonte

  • Pesco e melo: è necessario innestarli?

    Il 02/02/2019, Claudio di Valmacca (AL) chiede:

    Ho seminato un nocciolo di pesco e un seme di melo, ora ho 2 piantine. Domanda: ma in un futuro senza innestarli, avrò possibilità che le piante mi diano dei frutti o sono obbligato a innestarli? Grazie in anticipo per la risposta
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Claudio,

    quasi sicuramente le tue due piante daranno frutto.

    L'innesto si fa quando si vuole ottenere un frutto predeterminato, con le piante da seme non si sa mai che tipo di frutto si otterrà perché è il caso che determina le caratteristiche della pianta che nascerà.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

     

  • Piante da frutto: impostazione a spalliera

    Piante da frutto: impostazione a spalliera

    Il 30/01/2019, Fiorenzo di Bussoleno chiede:

    Buongiorno. L'anno scorso ho messo a dimora 2 ciliegi e un melo. Volevo impostare il primo ciliegio e il melo a spalliera, l'altro ciliegio a vaso. Visto gli scarsi risultati, in tutti e tre i casi, posso accorciare a 50-70 cm per far uscire nuovi rami oppure cosa posso fare? Grazie mille.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Fiorenzo,

    per avere i rami giusti per fare una spalliera il mio consiglio è di tagliare all'altezza di poco sopra al punto in cui si vogliono ottenere i rami orizzontali, perchè il taglio stimolerà l'emissione dei nuovi rami proprio dove si è tagliato.

    Lo stesso discorso vale per il ciliegio a vaso: quindi, tagliare all'altezza che si vuole avere come fusto, in quel punto avremo nuovi rami che si inclineranno per avere le branche principali.

    Per stimolare la crescita aggiungerei del concime azotato oppure organico.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Albicocco come portainnesto per pesco?

    Il 05/01/2019, Domenico di Priverno chiede:

    Dott. F. Di Gioia buonasera, l'anno scorso a causa della gelata verificatasi nel mese febbraio, purtroppo un albero di albicocco si è dissecato. Però fortunatamente dal selvatico è spuntato un pollone, dandogli la forma di un alberello. Volevo cordialmente sapere se potrei utilizzare il selvatico dell'albicocco, come portainnesto per un pesco. Se sì, in quale periodo dell'anno è preferibile effettuare l'innesto, anche se da me, nel mese di febbraio, le temperature permangono piuttosto rigide, specialmente la notte. Gradirei un consiglio e se sarebbe auspicabile innestare nella seconda metà di febbraio, provvedendo a coprire il tutto con un sacchetto di nylon chiuso nella parte sottostante l'innesto. Mi trovo in provincia di Latina, zona centrale, un grazie rinnovato, attendendo un vostro riscontro.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve Domenico.

    Su l’albicocco, in questo caso rinato dal selvatico, non può essere innestato il pesco, perché il pesco può essere innestato o su se stesso oppure sul mandorlo.

    L’albicocco si può innestare su se stesso oppure sul susino. Quindi in questo, l’unica pianta dove può innestare l’albicocco è o la varietà che aveva prima oppure un susino.

    Il periodo migliore per poter fare un innesto a marza (tenendo d’occhio sempre le temperature) è tra la fine di febbraio e la metà di marzo.

    Coprire l’innesto con del nylon ed effettuare l’innesto a metà febbraio, è una valida alternativa rispetto a quanto scritto sopra. Tuttavia nel ricoprirlo con il nylon va riempito dentro con sabbia mescolata a del terriccio, per proteggerlo dal freddo, favorendo allo stesso tempo un migliore attecchimento dell’innesto.

    Ringraziandola della domanda, le porgo Distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Carrubo: quanto si estendono le radici?

    Il 26/12/2018, Cristina di Sassari chiede:

    Buongiorno, un paio di anni fa ho piantato un carrubo, il terreno qui è roccioso e l'acqua si trova a 140 mt. Viene irrigato nei mesi estivi ed è esposto a sud. Dista dalla casa 3/5 metri, ma a neanche due dai cavi interrati (40 cm circa di profondità) del pozzo (cavo in pvc dove scorre l'acqua e cavo elettrico). Ora il mio dubbio è che possa provocare danni sia ai tubi dell'acqua che alle fondamenta della casa se avesse radici invasive. Avevo letto che le radici si estendono principalmente in profondità. Vorrei saperlo per procedere eventualmente alla rimozione. Grazie
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Cristina, 

    il carrubo non ha apparato radicale così invadente e dannoso.

    Per avere un'idea dello sviluppo delle radici osservi la fronda, di solito il loro sviluppo si equivale.

    Credo che non ci sia comunque alcun problema.

    Le auguro buona serata.

    Kety Cialdi

  • Cosa innestare sulle piante di mimosa e giuggiolo?

    Il 18/11/2018, Pasquale di Potenza chiede:

    Domande: su un albero di mimosa (portainnesto) quale frutto potrei innestare? Su un albero di giuggiolo (portainnesto) quale frutto potrei innestare? Sono possibili innesti a corona da eseguirsi in primavera ma raccogliendo gli innesti in inverno da conservare a basse temperature ed in assenza di luce ed aria?
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Pasquale,

    le possibilità di innesto sono limitate per cui a quanto mi risulta sulle sue piante si possono innestare solo piante della stessa specie. Potendo scegliere mi sembra più efficace l'innesto a triangolo o a spacco; l'innesto a corona si utilizza su piante dal fusto molto più grosso rispetto alle marze e richiede una manualità maggiore.

    Cordiali saluti
    Samuele Dalmonte

  • Innesto cudrania tricuspidata su maclura pomifera: sono autosterili?

    Il 17/11/2018, Fabio di Rimini chiede:

    Salve, sono il titolare di un'azienda agricola sperimentale nella provincia di Rimini. Dopo aver recuperato delle piante di Maclura Pomifera, avrei l'intenzione di innestarci sopra delle piante di Cudrania Tricuspidata. Il problema è che non le trovo da nessuna parte. Può per caso aiutarmi? Ricordo male o sono autosterili? La ringrazio in anticipo
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno,

    sì, le piante di cudrania sono generalmente autosterili. Non ho esperienza di innesti su maclura, è sicuro che siano affini? Per trovare piante di cudrania credo bisogna fare delle ricerche su internet, sicuramente se non in Italia penso che all'estero si trovino.

    Cordiali saluti
    Samuele Dalmonte

  • Mancata concimazione azotata di pero e melo: cosa posso fare per aiutare le piante?

    Il 07/11/2018, Claudia di Cassine chiede:

    Buonasera, seguo spesso i vostri video e li trovo molto esaustivi, ora la mia domanda da proporle è questa; purtroppo non ho avuto tempo di fare la concimazione azotata autunnale su piante di melo e pero, ne ho circa una cinquantina. Spero di non essermi giocata definitivamente le sostanze di riserva per la prossima stagione, come posso rimediare? Bene o male su pomacee ho ancora le foglie ma su drupacee ormai no, come mi devo comportare per avere ugualmente una buona ripresa vegetativa questa primavera? Anticipatamente ringrazio e attendo i suoi preziosi consigli. Il 9/11/2018 Claudia chiede: La ringrazio per la gentile risposta, volevo anche sapere quanta urea devo dare per pianta alle mie mele in febbraio come da lei suggeritomi. grazie. Cordialmente, Claudia
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Claudia,

    l'azoto può essere in tre forme nei concimi azotati: sotto forma di nitrato, ammoniacale o di urea il cui assorbimento è più veloce o più lento rispettivamente. 

    Visto che in questo momento le piante assorbono meno per le basse temperature e per la mancanza di foglie, consiglio urea da distribuire in febbraio e vedrà che le sue piante avranno una buona partenza in primavera.
    Cordiali saluti

    Il 15/11/2018, Samuele Dalmonte risponde:

    Buongiorno Claudia,

    al massimo si distribuiscono 400 kg per ettaro (10.000 mq), valuti in base alla grandezza ed al bisogno delle piante.
    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Piante da frutto in vaso con rami abbastanza alti: come potare per far sì che rigetti?

    Il 06/11/2018, Alberto di Bologna chiede:

    Buongiorno sono Alberto Sarti. Ho acquistato piante da frutto in vaso di 2 anni con rami già formati ma l'impalcatura e' troppo alta e vorrei abbassarla. Se procedo con il taglio dell'asta all'altezza che desidero (30/40cm da terra) la pianta mi ributta? Riesco a riformare le future branche? Grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Alberto,

    non sono sicuro che la pianta reagisca nel modo giusto. Io farei una procedura diversa, si chiama taglio del caporale, e si tratta di fare una incisione per tutto lo spessore della corteccia sopra una gemma od un rigonfiamento che indica la precedente presenza di un ramo; in questo modo si interrompe lo scorrere delle linfa e la pianta produce un nuovo
    germoglio, così fra 1 anno con dei rami più bassi si può procedere al taglio. Se invece vuole procedere comunque occorre trattare con rame il taglio per evitare infezioni.
    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • La pianta in foto è un ulivo?

    La pianta in foto è un ulivo?

    Il 05/11/2018, Valentina di Modena chiede:

    Buonasera! Desideravo chiedere un parere professionale in merito alle foto inviatemi da una signora, la quale sostiene che si tratti di un ulivo (in una città dove d'inverno le temperature possono scendere sotto lo zero, anche se non spesso, il terreno non è calcareo ma argilloso, altitudine con picco superiore ai 200 m.s.l.m.). Personalmente non credo sia un ulivo, in Transilvania non si coltiva l'ulivo. Anche l'aspetto delle foglie non sembra quello di un ulivo. Ringrazio, per l'eventuale risposta da parte Vostra. Cordiali saluti, Valentina S.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Valentina,

    in effetti non si tratta di un olivo, anche se viene comunemente chiamato Olivo di Boemia, ma di un Eleagnus Angustifolia; è una pianta dioica i cui frutti simili alle olive sono ricchissimi di vitamina C.

    Cordiali saluti,

    Samuele Dalmonte

  • Consigli coltivazione di mirtilli e castagni che stentano a crescere nel mio terreno?

    Il 01/11/2018, Carmelo di Nocera superiore chiede:

    Ho un fondo di 6.000 mq di terreno interamente piantato ad alberi e piante da frutta per uso personale. Non riesco, però a portare avanti i mirtilli, anche se ho altro sottobosco, e le castagne, mi potete aiutare? Grazie anticipate.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Carmelo,

    sia il castagno che il mirtillo hanno bisogno di clima e terreno fresche e soprattutto a reazione acida. Occorre fare un'analisi del terreno per verificare che il Ph sia almeno inferiore a 6 altrimenti penso non sia possibile avere né castagne né mirtilli.
    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Il sale di rame e il tricoderma sono prodotto biologici? Dove posso trovarli?

    Il 30/10/2018, Rossana di Macerata chiede:

    Buonasera, Mi hanno consigliato di usare dei prodotti specifici per la cura delle mie piante da frutto (mele, pesche, albicocche, ciliegie, e ulivi) nello specifico, mi hanno detto di usare sali di rame e tricoderma. Vorrei sapere, per favore, dove posso acquistare questi prodotti e se sono prodotti biologici. Grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Rossana,

    sì i prodotti che le hanno consigliato sono autorizzati in agricoltura biologica.
    Per il reperimento direi di rivolgersi presso un'agraria oppure una rivendita di antiparassitari che abbia disponibilità di prodotti per agricoltura biologica.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Sorbo di tre anni che non fa né fiori né frutti: come mai?

    Il 30/10/2018, Eleonora di Catania chiede:

    Ho un sorbo piantato già da 3 anni, esposizione sud-ovest che cresce bene ma non fruttifica, perché? Non fa neanche i fiori. Grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Eleonora,

    il sorbo è una pianta dai tempi lunghi, a seconda che sia una pianta innestata o da seme possono occorrere dai 5 ai 10 anni prima di vedere dei frutti. Si può velocizzare la messa a frutto con una potatura che rallenti la crescita oppure curvando le cime dei rami più assurgenti.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Quale tipo di alberi posso piantare su una collinetta che frana quando piove?

    Il 24/10/2018, Orsola di Aprilia chiede:

    Buongiorno, quale tipo di alberi da frutta o di altro genere posso piantare su una collinetta fatta di pozzolana che frana ogni volta che piove molto. Faccio presente, che il terreno si trova nel comune di Aprilia (Lt) e d'estate soffre la siccità e la calura tipica di questa zona vicino il mare.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Orsola,

    la sua non è una condizione facile per qualsiasi pianta. Provi con piante di mandorlo, fico, melograno e poi come seconda scelta albicocco e susino, magari innaffiando un po' durante l'estate. 
    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Di che frutto si tratta quello in foto?

    Di che frutto si tratta quello in foto?

    Il 20/10/2018, Carlo di Parma chiede:

    Ho trovato questo frutto o altro non so cosa sia. È leggermente profumato di limone. Sapete cosa sia?
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Carlo,

    si tratta del frutto di Maclura pomifera, un albero di origini americane che anni fa fu utilizzato per il giardinaggio.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Frutteto attaccato dal capnodis tenebrionis, cosa posso fare?

    Frutteto attaccato dal capnodis tenebrionis, cosa posso fare?

    Il 14/09/2018, Alfredo di Castrolibero CS chiede:

    Buongiorno il mio piccolo frutteto è attaccato da un coleottero chiamato capnodis tenebrionis cosa posso fare. Grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Alfredo,

    purtroppo occorre fare un trattamento con dei piretroidi, lavorare il terreno poichè le larve vivono nel terreno a spese delle radici. Oppure per il prossimo anno coprire le piante con delle reti antinsetto.

    Il 20/09/2018, Samuele Dalmonte risponde:

    Buongiorno Alfredo,

    non conosco lo spinosad per cui non posso fare confronti. Per sapere se si può utilizzare bisogna controllare nella confezione se è attivo contro insetti ad apparato boccale masticatore.

    Comunque dei piretroidi esistono diverse formulazioni a diversi livelli di tossicità che comunque è fra le più basse nel gruppo degli insetticidi.
    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Posso mantenere sempre una pacciamatura con lapillo vulcanico nei miei alberi da frutto?

    Il 06/09/2018, Giuseppa di Siracusa chiede:

    Vorrei sapere se posso mantenere sempre una pacciamatura con lapillo vulcanico nei miei alberi da frutto. Grazie dell'attenzione. Giuseppa.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera,

    la pacciamatura con lapillo vulcanico non ha controindicazioni.
    È bene mantenerla pulita dalle foglie delle piante poichè esistono diversi funghi che attaccano le piante che svernano all'interno delle foglie morte.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Cacomela con foglie rovinare e cocciniglie: come mai e come posso intervenire?

    Cacomela con foglie rovinare e cocciniglie: come mai e come posso intervenire?

    Il 03/09/2018, Donato di Lagosanto (Fe) chiede:

    Ho una pianta di Cacomela al sesto anno, mai trattata e solo concimata in Febbraio con letame essicato e in Marzo con chimico ternario. Produce frutti. Da due stagioni in questo periodo ha foglie che presentano lungo la dorsale dei rigonfiamenti verso la parte superiore con successiva desquamazione e rottura. Quest'anno il fenomeno si presenta solo in una branca e su circa il 20% di questa. L'anno scorso il fenomeno era più esteso. Da notare che sulla parte inferiore delle foglie, anche delle branche sane, sono presenti cocciniglie di mm. 1,5 in parte già con lo scudo rotto. Quale può essere la causa e come risolvere il problema ?
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Donato,

    le manifestazioni che hanno le foglie sembrerebbe uno stress legato alla mancanza d'acqua che può essere determinato anche da una giornata di vento caldo durante l'estate.

    Non è un problema di concime e forse la presenza di cocciniglie sulla pianta già stressata da queste ha favorito il problema alle foglie. Non mi sembra però dalla foto che la pianta sia molto sofferente.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Di che pianta si tratta questa nata spontaneamente e avente numerose bacche?

    Di che pianta si tratta questa nata spontaneamente e avente numerose bacche?

    Il 01/09/2018, Edo di Milano chiede:

    Salve. Mi permetto di scrivere per una info. Vivo in provincia di Milano e ho notato la presenza di una "nuova" pianta in giardino. Allego alcune foto per l'eventuale identificazione :-) Secondo voi di cosa si tratta? Non vorrei che i frutti fossero tossici o altro. Grazie per una eventuale risposta, cordiali saluti. Edo
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Buongiorno Edo,
    direi una phytolacca: si tratta di una pianta spontanea che raggiunge notevole sviluppo.
    Ha i fusti rossi ed i frutti maturandi diventano neri, se ne nutrono gli uccellini, per noi è tossica.
    Le auguro buona giornata.

    Kety Cialdi

  • Come mai gli innesti fatti su piante di mele e pere non hanno mai fruttificato?

    Il 29/08/2018, Virginio di Meta (AQ) chiede:

    Buongiorno mi chiamo Virginio, vivo in un piccolo paese a 1000 mslm e ho passione per le piante, più che altro per quelle da frutto anche se non ho molto tempo da dedicare. La mia domanda è semplice ma non so se sia altrettanto semplice la risposta. Ho fatto degli innesti a delle piante selvatiche di mele e pere diversi anni fa circa 5/8 ma ancora non fruttificano; vorrei sapere il motivo grazie.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Virginio,

    una pianta da frutto incomincia a produrre in base a diverse variabili quali:

    • vigoria del portainnesto
    • fertilità del terreno
    • potature effettuate
    • varietà e specie del frutto
    • andamento climatico

    e quindi è difficile dare un pronostico per la messa a frutto. Esistono frutti antichi che vanno a frutto anche a 7/8 anni dall'innesto. Il mio consiglio è quello di fare potature di formazione e mantenimento leggere e di non fare concimazioni azotate perchè in tal modo si stimola la crescita della pianta e non la fioritura.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

  • Asiminia triloba che produce pochi frutti, come mai? Devo potare il fusto centrale?

    Il 16/08/2018, Antonio di Morbegno chiede:

    Buongiorno. Ho una bellissima pianta di asimina triloba che produce tantissimi fiori ma cinque o sei frutti. Vorrei sapere essendo diventata abbastanza alta se è possibile tagliare la punta e cosa potrebbe succedere nel caso. La pianta dovrebbe avere più o meno 7 anni ed è alta almeno 3 metri. Per quel che ne so dovrebbe essere autofertile. Grazie mille buongiorno Bianchi Antonio
    Alberta_Ballati
    Risponde l'esperto
    Alberta Ballati

    Buongiorno,
    normalmente questa pianta inizia a fruttificare dopo il terzo/quarto anno di vita, per cui forse è ancora "giovane" per una buona fruttificazione.

    Per quanto riguarda la potatura generalmente si tende a sfrondare i getti laterali per dare vigore a quello centrale.

    Alberta Ballati

  • Concimazione di pero e prugno: posso farla a giugno con il letame?

    Il 04/06/2018, Rita di Cittadella chiede:

    Buongiorno, sono in montagna e ho a disposizione del letame fresco di mulo, posso usarlo per le piante di pero ed il vecchio prugno che ho e non concimo mai, oppure questo e' il periodo sbagliato? (le piante ora hanno I frutti piccoli). Grazie infinite, Rita.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Rita.
    Il concime fresco di mulo che poi assieme a quello cavallino viene chiamato stallatico, non bisogna assolutamente utilizzarlo quando è troppo fresco per concimare le piante, perché è troppo ricco di ammoniaca e quindi potrebbe provocare la bruciatura delle radici.
    Questo concime va fatto maturare per un periodo di almeno 8/9 mesi durante il quale andando incontro ad un processo di fermentazione e umificazione tende a rendere più disponibili gli elementi minerali in esso contenuti per le piante senza provocare danni alle piante. Il segno che il concime è maturato è quando si è trasformato in una sorta di terriccio ben umificato e senza odore.

    Il periodo migliore per procedere alla concimazione organica non è l'estate, ma bensì l'autunno all'arrivo delle prime piogge. In questo caso il concime ben maturo va interrato sotto le piante e sarà in grado in questo modo di essere incorporato nel terreno al fine di distribuire gli elementi nutritivi alle piante lentamente, mettendolo a disposizione per esse per la nuova stagione vegetativa.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Alberelli da frutto in vaso con tanti polloni e rametti: quando tagliarli?

    Alberelli da frutto in vaso con tanti polloni e rametti: quando tagliarli?

    Il 01/06/2018, Luigi di Foggia chiede:

    Ho messo a dimora nei vasi alberelli da frutto (melo granny smith, fuji e pero williams e conference) comperati in vivaio. Noto soprattutto nel granny smith la presenza di numerosi polloni e tanti altri piccoli rametti che fuoriescono lungo il tronco. Problema analogo dei rametti lungo il tronco ce l'ho con il pero williams. Chiedo... posso tagliarli ora o devo comunque aspettare l'inverno?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Luigi.
    Da quanto ho notato dalle foto, si tratta di piante molto giovani e in questa fase la pianta deve strutturare la sua architettura e completare lo scheletro e successivamente impostare la forma di allevamento. Di conseguenza i tagli devono essere molto ridotti, perché appunto i rami che produce servono per impostare la forma di allevamento.
    Tuttavia quei piccoli getti che fuoriescono dal fusto e che stanno sotto il primo palco produttivo a partire dal quale andrà nei prossimi anni a formare la pianta, devono essere tolti per due motivi semplicissimi.

    1. Si trovano in una posizione non ottimale allo sviluppo della pianta
    2. Sfruttano le energie della pianta stessa

    Quindi le consiglierei di toglierli eseguendo di fatto una potatura verde o estiva, senza aspettare l'inverno.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia
  • Messa a dimora piante da frutto: come devo affiancare queste varietà?

    Il 14/05/2018, Franco di L'Aquila chiede:

    Buongiorno e complimenti per il portale con tante articoli e risposte al mondo del giardinaggio e dell'agricoltura. Vi scrivo per avere una informazione di natura tecnica. Dovendo mettere in piedi un filare con 10 meli, 10 peri, 1 melo cotogno ed 1 pero cotogno, dove posizionerebbe il melo cotogno e il pero cotogno? Melo cotogno e pero cotogno debbono stare vicini? Oppure posso stare anche per conto loro? Oppure debbono stare a metà del filare tra le 10 mele e le 10 pere? In attesa di un gradito riscontro VI auguro buon lavoro e buon inizio di settimana. Ciao, grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Franco.
    Premetto fin da subito, che dal punto di vista tecnico e botanico è sbagliato parlare di melo e pero cotogno, in quanto la specie in realtà dovrebbe essere chiamata cotogno e basta. Quello che noi chiamiamo come melo e pero cotogno è errore lessicale che deriva dalla forma che assumono questi frutti. In realtà dovremmo chiamarli COTOGNO VARIETA' MALIFORME e COTOGNO VARIETA' PERIFORME.
    Ad ogni modo le rispondo secondo le domande da lei poste, in modo per semplificare il lavoro

    Domanda 1

    Dovendo mettere in piedi un filare con 10 meli, 10 peri, 1 melo cotogno ed 1 pero cotogno, dove posizionerebbe il melo cotogno e il pero cotogno?

    Risposta 1

    Li posizionerei nelle parti più esterne del frutteto.

    Domanda 2

    Melo cotogno e pero cotogno debbono stare vicini? Oppure posso stare anche per conto loro?

    Risposta 2

    È necessario che stiano vicini tra di loro, perché esistono alcune varietà autosterili che hanno bisogno dell'impollinazione per produrre frutti. Ci sono anche varietà autofertili che si avvantaggiano del polline delle altre piante.

    Domanda 3

    Oppure debbono stare a metà del filare tra le 10 mele e le 10 pere?

    Risposta 3

    È indifferente possono stare sia ai lati del filare che al centro dove ci sono i meli e i peri.

    La cosa importante quando si decide di fare un impianto frutticolo, è quello di adottare più varietà diverse possibili sia per incrementare il processo di impollinazione e quindi la produzione dei frutti, che per aumentare la biodiversità e quindi la possibilità di resistenza delle piante ai parassiti e agli stress di natura ambientale.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Foglie di pesco e prugno rovinate: come mai?

    Foglie di pesco e prugno rovinate: come mai?

    Il 07/05/2018, Bernardo di Roma chiede:

    Ciao a tutti ragazzi, volevo chiedervi un parere sulle foglie del mio pesco e della mia prugna che ho in terra. Sono piante giovani, il pesco ha 1 anno, mentre le prugne non ancora due, in questi giorni mentre gli davo una zappata intorno con un po' di letame ho notato che le foglie sono un po' rovinate, mangiucchiate. Non so se sia stata la neve di qualche tempo, anche se non mi pare avessero già così tante foglie e non mi risulta abbia grandinato, ho il sospetto che sia colpa di qualche parassita, ora vi posto le foto. Ho preso solo le foglie molto rovinate, la situazione della pianta è molto differente è positiva quindi non vi allarmate, la prugna mi sembra abbia la bolla, anche se nella mia ignoranza, vi chiedo, la prugna è colpita dalla bolla o solo la pesca?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Bernardo.
    Intanto le dico già da subito che il susino non viene attaccato assolutamente dalla bolla, perché è una malattia che colpisce esclusivamente il pesco.
    Invece le foglie leggermente mangiucchiate e bucherellate sono affette dal Cancro Batterico delle Drupacee, di cui le descriverò i sintomi e gli eventuali metodi di lotta

    CANCRO BATTERICO DELLE DRUPACEE

    (Xanthomonas campestris pv. Pruni)

    Ordine: Eubacteriales
    Famiglia: Pseudomonadacee

    Il Cancro Batterico delle drupacee è una malattia batterica che ha notevolmente incrementato la sua virulenza soprattutto su alcune varietà sensibili e in determinati ambienti.

    Sintomi sulle foglie

    Questi si manifestano inizialmente con delle tacche bollose irregolari limitate soltanto alle nervature. Queste tacche nel tempo necrotizzano e i tessuti centrali si lacerano staccandosi parzialmente sia al centro che all'estremità lasciando le foglie leggermente mangiucchiate o bucherellate.

    Le tacche necrotiche possono confluire anche in necrosi via via più ampie. In questo caso la foglia ingiallisce e le foglie basali e mediane vanno incontro ad una caduta anticipata (filloptosi). La pianta di solito reagisce formando sulla punta nuova vegetazione con notevole dispendio di energia.

    Sintomi sui frutti e sui rami

    Sui frutti possono manifestarsi delle zone necrotiche che possono evolvere in lesioni o cancri in cui si possono instaurare altri agenti fungini determinando marciumi dei frutti. In alcune specie più sensibili come il susino si possono manifestare anche delle vere e proprie lesioni sui rami che inizialmente appaiono bollose, ma successivamente necrotizzano e formano dei veri e propri cancri.

    Lotta al cancro batterico

    Si avvale principalmente di pratiche agronomiche, consistenti in una vera e propria potatura di rimonda, che ha come funzione quella di togliere le foglie, i rami e i frutti infetti e distruggerli con il fuoco al fine di evitare lo sviluppo e la diffusione della malattia.
    Inoltre nelle zone endemiche dove questa malattia è più diffusa e concentrata si può intervenire con due o tre trattamenti preventivi durante la fase di caduta delle foglie con prodotti a base di rame avendo questo prodotto un'azione batteriostatica.

    Ringraziandola della domanda la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Piante di frutteto con problema alle foglie: di cosa si tratta?

    Piante di frutteto con problema alle foglie: di cosa si tratta?

    Il 03/05/2018, Danut di Parma, Italia chiede:

    Buongiorno, ho un frutteto di cc 50 alberi da frutto piantumati all'inizio del 2016. L'autunno scorso è stato effettuato una concimazione con letame fresco posizionato alla radice delle piante. Subito dopo la concimazione è stato effettuato un trattamento con olio bianco, per poi proseguire in primavera con il verde rame. Fino a poco tempo fa la situazione era sotto controllo, dopo la fioritura quasi tutte le piante hanno manifestato un problema alle foglie, come si vede dalle foto allegate. Dal vivaista mi è stato detto che si tratta di cecidomia, con il consiglio di effettuare 3 trattamenti a distanza di dieci giorni l'uno dall'altro con Confidor. A me risulta che solo il però viene afflitto da questo malattia, quando nel mio caso invece sono affette la maggior parte delle piante (pero , pruno, melo, melograno ecc). L'unica che non sembra affetta è la pianta di caco. Chiedevo consiglio anche a voi. Grazie mille
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Danut.
    La Cecidomia fogliare è un insetto che attacca prevalentemente il pero in questo caso come si nota bene dalle foto allegate e sono sicuro che non si tratta di Cecidomia, per due motivi:

    1. L'arrotolamento fogliare provocato dalla Cecidomia fogliare è solo parziale e riguarda parte del lembo con leggero arrossamento fogliare e piccole bolle nella zona accartocciata. In questo caso invece l'arrotolamento fogliare è completo.
    2. Poi come ha già detto anche lei anche anticipatamente nella domanda anche altre piante sono state colpite dall'arrotolamento fogliare. Quindi non si può trattare di Cecidomia fogliare.

    Questo arrotolamento fogliare che ha colpito le piante di pero, susino, melo e melograno è attribuibile alla presenza semplicemente di afidi, che pungendo i germogli le piante reagiscono arrotolando completamente le proprie foglie.
    Il motivo principale per il quale c'è stato questo massiccio attacco di afidi a mio parere è stato indotto dall'eccessivo apporto di sostanza organica nel suolo, questo perché l'azoto in essi contenuto rende le foglie più tenere e acquose e quindi più facilmente attaccabili dagli afidi.

    Il motivo infine per il quali il kaki non è stato attaccato dagli afidi, risiede nel fatto che nella sua linfa sono presenti in abbondanza dei tannini, sostanze poco gradite agli afidi e di conseguenza in questo caso il parassita non riesce a succhiare la linfa in quanto troppo amara e non gradita dall'insetto.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia 
  • Pianta di mirabolano colpita da una malattia: di cosa si tratta e cosa fare?

    Pianta di mirabolano colpita da una malattia: di cosa si tratta e cosa fare?

    Il 29/04/2018, Marco di Reggio Emilia chiede:

    Buongiorno, si tratta di una pianta di marusticano che da quest'anno ha presentato il problema che si evidenzia nelle immagini allegate. Sapreste darmi un consiglio. Grazie. Marco
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Marco.
    La malattia che ha colpito la sua pianta di Mirabolano o Rusticano si chiama Bozzacchioni del susino, di cui le descriverò i sintomi e i metodi di lotta.

    Classificazione sistematica

    Classe: Ascomiceti
    Ordine: Taphrinales
    Famiglia: Taphrinacee
    Specie: Taphrina pruni

    Identificazione del patogeno

    L'agente causale dei bozzacchioni del susino, è un fungo appartenente alla classe degli ascomiceti denominato Taphrina pruni. Il fungo è presente in tutto il territorio europeo, dove attacca molte specie del genere Prunus, in particolare il susino europeo (Prunus domestica).
    Questo fungo appartiene alla stessa famiglia dell'agente causale della bolla del pesco (Taphrina deformans), provocando dei sintomi e dei danni a livello del frutto e delle foglie molto similari tra di loro.
    La malattia è particolarmente diffusa negli impianti di susino a livello collinare o pedecollinare vicino alle pianure.

    Sintomi

    Il fungo colpisce i frutti del susino nella fase di post - allegagione, nelle prime fasi di crescita, comportando una loro deformazione e facendogli assumere delle forme curiose da allungate, ricurve, semi ricurve a forma di falce o a sacchetto (da qui il nome bozzacchioni). La superficie del frutto in seguito si trasforma in un ammasso grinzoso e suberoso, fessurandosi a livello trasversale. Dopodiché il frutto ingiallisce precocemente, diventando un corpo grigiastro che va incontro all'avvizzimento e al completo disseccamento. Nella fase finale della malattia sulla superficie del frutto, la buccia si ricopre di una muffa biancastra, detta comunemente mummia, formata dalla fruttificazione del patogeno (conidi). I frutti disseccati possono cadere precocemente, oppure rimanere attaccati sui rami fino alla primavera successiva.
    I frutti attaccati dal fungo non sono commestibili e se vengono aperti al loro interno si presentano svuotati della loro polpa e con i semi piccoli e abortiti.

    Lotta

    La lotta ai bozzacchioni del susino, può essere di vari tipi:

    1. Lotta agronomica.
    2. Lotta chimica.
    3. Lotta biologica.

    Lotta agronomica

    Consiste nel limitare o prevenire la diffusione della malattia, attraverso l'asportazione e la successiva distruzione dei rametti e dei frutti infetti comprese le mummie rimaste attaccate sulla pianta dall'anno precedente.

    Lotta chimica

    Consiste nella distribuzione di soluzioni a base di ossicloruro di rame da eseguire in autunno alla caduta delle foglie, da ripetere all'inizio della primavera prima dell'aperura delle gemme a scopo preventivo.

    Lotta biologica

    Prevede la distribuzione di prodotti a base di rame (ossicloruro di rame) all'1% in abbinamento alla propoli agricola da impiegare in soluzione idroalcolica diluita in acqua in quantità dello 0,1 - 0,5%.
    La distribuzione della propoli + ossicloruro di rame va eseguita in autunno alla caduta delle foglie e alla fine dell'inverno prima del risveglio vegetativo.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Quali varietà di questi alberi da frutto sono più adatte a 1000 m s.l.m. in Piemonte?

    Il 17/04/2018, Rosa di Oulx chiede:

    buongiorno, abito nel Piemonte occidentale a m.1000 d'altitudine, vorrei piantare alberi di mele gialle, pere a polpa fine, prugne e susine. Quali varietà di questi alberi sono più indicate per la montagna? Il terreno è vicino ad un fiume quindi un po' sabbioso ma è sempre stato concimato con letame. Inoltre circa trent'anni fa c'era un grande albicocco in un punto più riparato (ma non conosco la varietà) secondo Lei posso tentare la messa a dimora di una nuova pianta e se si quale varietà? È necessario avere più piante o vanno bene una per tipo dato che non c'è tantissimo spazio? Grazie mille
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Rosa.
    Per quanto riguarda il Piemonte occidentale a 1000 m.s.l.m., tra le varietà di melo più indicate le ricordo:

    1) Renetta di Ananas
    2) Regina delle Renette
    3) Bella di Boskoop
    4) Renetta di Orleans
    5) Renetta di Champagne
    6) Renetta Grigia di Torriana

    Tra le varietà di pero, le più indicate sono:

    1) Buona Luigia
    2) Madernassa
    3) Giovanazza
    4) Decana d'inverno
    5) Martin Secco

    Tra le varietà di susino e prugna, le consiglio.

    1) Basaricatta
    2) Regina d'Italia
    3) Regina Claudia Nera
    4) Ramasin di Pagno
    5) Mirabella

    Per quanto riguarda l'albicocco può tentare di nuovo la messa a dimora, ma siccome lei abita a 1000 m.s.l.m., la varietà che sceglierà dovrà essere la più tardiva possibile per sfuggire alle gelate tardive e quindi avere una fioritura più tardiva che consenta una regolare fruttificazione.
    Per quanto riguarda la quantità di piante da poter impiantare (visto che ha poco spazio), le consiglio di impiantare poche piante per varietà ma di specie diverse, questo non solo per migliorare il processo di impollinazione ma anche per incrementare la biodiversità delle specie e di conseguenza aumentare la resistenza agli stress ambientali e alle malattie.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Semi piante da frutto: come interrompere la dormienza?

    Il 29/03/2018, Giorgio di Galatina chiede:

    Salve Dott. Di Gioia. Le mie domande riguardano il superamento della dormienza dei semi di avocado, olivo, noce pecan, ed eventualmente palma da dattero. Alcuni semi ho intenzione di metterli in vaso con terriccio e poi in camera di germinazione (serretta). C'è qualche speranza, ma credo che prima debbano essere "svegliati" dalla dormienza meccanica e chimica, fisiologica, insomma dalla dormienza...sarà sufficiente immergerli in acqua mantenuta fredda? Ho letto che si può fare anche la "stratificazione" cioè immersione in sabbia. Cosa è meglio? (A seconda della specie). Mi viene da pensare che l'immersione in acqua sia comunque di rapida efficacia, quindi pensavo immersione in acqua e magari anche in frigorifero, in seguito stratificazione in sabbia. Altri metodi/consigli? Grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Giorgio.
    Di seguito le illustrerò i vari tipi di dormienza di un seme e gli eventuali sistemi per poterla superare.
    Viene definita con il termine di dormienza, quel processo fisiologico a cui va incontro un seme secondo il quale vengono interrotti alcuni processi interni di sviluppo e di germinazione dei semi. Questa interruzione interna, consente al seme di andare incontro al processo di germinazione nel momento e nel luogo migliore di crescita della futura pianta. Per questo possiamo affermare che la dormienza è un fenomeno fisiologico positivo e importante del seme soprattutto per quanto riguarda la riproduzione e l'evoluzione della specie.
    Esistono vari tipi di dormienza tra cui:

    1. Dormienza fisica: si verifica quando gli organi di protezione esterni del seme sono impermeabili all'acqua e di conseguenza l'embrione non può scambiare ne acqua e ne ossigeno. Molto spesso tale impermeabilità è dovuta alla presenza di una parete cellulare molto spessa che circonda gli organi di protezione. È possibile rimuovere questo tipo di dormienza semplicemente rompendo il tegumento esterno naturalmente per abrasione, attraverso sbalzi termici e di umidità, attraverso il ricorso a microrganismi o sostanze acide.
    2. Dormienza meccanica: si verifica quando i tegumenti esterni del seme sono troppo duri per l'assorbimento di acqua e ossigeno per l'embrione. Questo tipo di dormienza è quasi sempre associata alla precedente e può essere rimossa con gli stessi mezzi.
    3. Dormienza chimica: si verifica nel caso in cui alcune sostanze che inibiscono la germinazione dei semi (acido abscissico ABA), tendono ad accumularsi nella polpa del frutto che circonda i semi fino ad interessare le strutture di protezione del seme stesso. Questo tipo di dormienza può essere interrotta o attraverso la rimozione della polpa del frutto oppure lavando ripetutamente i semi.
    4. Dormienza morfologica: si verifica quando l'embrione del seme non è ancora maturo e richiede di un ulteriore periodo di tempo per completare lo sviluppo. Per questo possiamo distinguere gli embrioni non sviluppati, ossia dei piccoli embrioni meno sviluppati del normale immersi in una massa fluida dell'endosperma, dagli embrioni immaturi ossia embrioni già sviluppati ma che richiedono un certo periodo a temperature alte (circa 20°C), per superare la fase di dormienza.
    5. Dormienza fisiologica: questo tipo di dormienza si verifica quando il seme per poter germinare richiede delle specifiche caratteristiche ambientali (temperatura, acqua e luce). Normalmente il meccanismo che controlla questo blocco germinativo è dovuto alla impermeabilità dei tegumenti all'acqua e all'ossigeno. Questo tipo di dormienza scompare normalmente con la conservazione dei semi.
    6. Dormienza dell'embrione: si verifica quando a causa della scarsa impermeabilità del seme all'acqua e all'ossigeno si ha un accumulo di sostanze inibitrici della germinazione del seme le quali determinano anche un inattivazione del processo stesso. Questo tipo di dormienza può essere interrotta con il processo di stratificazione dei semi, che consiste nel porre il seme a basse temperature (2-7°C), per un periodo di circa due mesi con elevata umidità e cercando di favorire gli scambi gassosi.

    Molto spesso in questo settore si tende ad assimilare il fenomeno della dormienza, con il fenomeno della quiescenza. Tuttavia tale assimilazione risulta pressoché errata, in quanto mentre la dormienza è un blocco alla germinazione del seme dovuto a fattori interni (o endogeni) del seme stesso, la quiescenza è invece un blocco alla germinazione dovuto a fattori esterni (o esogeni) di natura ambientale tra cui la temperatura.

    I trattamenti che si possono applicare a carico dei semi al fine di favorirne la loro germinazione e interrompere la dormienza sono:

    SCARIFICAZIONE: È l'insieme di tutti quei trattamenti in grado di incrinare, rompere, alterare o semplicemente rendere permeabile ad acqua e sostanze gassose gli involucri del seme al fine di renderlo più germinabile. Questo procedimento può essere fatto per via meccanica, per via chimica, con acqua calda (75-100°C) e in casi particolari ricorrendo ad alte temperature come il fuoco diretto.

    STRATIFICAZIONE: È quella tecnica che ha lo scopo di favorire l'interruzione della dormienza del seme attraverso l'uso delle basse temperature. Viene chiamata stratificazione perché viene realizzata generalmente alternando a strati di seme il terreno umido per un periodo di 1-4 mesi. La stratificazione può essere fatta all'aperto, sia in fosse profonde alcuni metri, sia in letti rialzati cercando di proteggere il seme dai rischi di congelamento, di essiccamento o dall'attacco di roditori. In alternativa la stratificazione si può fare anche al chiuso utilizzando dei contenitori (casse, bidoni, sacchetti di polietilene ecc.) cercando di immergere totalmente in acqua i semi e mescolandoli con terreno in grado di trattenere l'umidità per il tempo necessario. Tra i substrati ritenuti migliori per eseguire la stratificazione ricordiamo: la sabbia, la torba, la vermiculite, la segatura stagionata e il terriccio tritato. I semi vanno mescolati al substrato in un rapporto di 1:3 e la temperatura di conservazione deve variare tra gli 0°C e 10°C.

    UTILIZZO DI ORMONI: I trattamenti a base di gibberelline possono in alcuni casi interrompere la dormienza fisiologica del seme stimolandone la germinazione. Anche le citochinine e l'etilene, possono risultare efficace nel rimuovere gli ormoni inibitori e favorire di conseguenza la germinazione.

    PREGERMINAZIONE: Questa tecnica consiste nel favorire l'attivazione dei processi germinativi senza comunque determinare uno sviluppo del seme. Lo scopo della pregerminazione è quello di aumentare la velocità e l'uniformità dello sviluppo dei semi oltre che interrompere il processo di dormienza. Tra la tecniche di pregerminazione più diffuse ricordiamo l'osmocondizionamento, l'infusione e la semina fluida.

    STATO SANITARIO: I parassiti che possono colpire i semi si sviluppano o a carico del seme (si parla allora di marciume) o a carico della piantina appena germinata (si parla allora di avvizzimento). La difesa dei semi dall'attacco di questi parassiti può essere ottenuta ricorrendo a dei trattamenti di disinfezione. Il sistema di disinfezione con l'acqua calda, era quello più comunemente usato in campagna prima dell'introduzione e dell'uso di sostanze chimiche. Questa tecnica, efficiente e priva di rischi, oggi è caduta in disuso, ma rimane comunque una valida soluzione alternativa per persone appassionate di agricoltura biologica o che non vogliono utilizzare sostanze chimiche pericolose. Questo sistema di disinfezione richiede però la presenza di un minimo di attrezzatura specifica come un termometro preciso, una friggitrice elettrica, una pentola e un setaccio da cucina. Il processo di disinfezione con acqua calda sfrutta il metodo tipico del bagnomaria. Si fa riscaldare l'acqua in una pentola a 50 °C, dopodiché viene poi messa nella friggitrice elettrica calda e riempita per 2/3. Quindi la pentola con sufficiente acqua da ricoprire i semi, va messa a bagnomaria nelle friggitrice. La temperatura nella pentola si può regolare alzando la temperatura della friggitrice o semplicemente estraendo la pentola per il tempo necessario. Una volta raggiunta e stabilizzata la temperatura desiderata, i semi vanno posti a bagno e rigirati per tutto il processo. Successivamente i semi vengono recuperati e messi ad asciugare.

    In definitiva, ogni metodo è utile per interrompere la dormienza anche se in questo caso quello più rapido è cercare di intaccare il tegumento del seme tramite scarificazione e poi procedere alla stratificazione attraverso l'uso del freddo.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Innesto varietà Italia su Crimson: potrà esserci un aumento della produzione?

    Il 25/03/2018, Franco di Bari chiede:

    Salve ho una domanda per quanto riguarda il reinnesto.. Se ho un ceppo sano di "Crimson", e decido di innestarlo a mezzo busto con una varietà meno vigorosa es "l'Italia" avrò risultati migliori dato che la Crimson è più vigorosa?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Franco,
    Sicuramente la maggiore vigoria della varietà Crimson, incide notevolmente sulla minore vigoria della varietà Italia in caso di reinnesto. Infatti una delle caratteristiche proprie dei portinnesti è proprio quello di incidere sulla vigoria della marza che viene innestata. 

    Di conseguenza si aspetti un incremento della vigoria della varietà Italia a seguito del reinnesto sulla varietà Crimson, comportando allo stesso tempo un aumento della produttività della pianta innestata.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Quali sono le varietà a fioritura più tardiva di queste piante da frutto?

    Il 18/03/2018, Enrico di Gubbio chiede:

    Buon giorno. Vorrei cortesemente sapere quale sono le varietà di susini, albicocchi, peri, meli, ciliegie a fioritura più tardiva per scampare alle gelate tardive. Anticipatamente grazie Enrico.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Di seguito le indico le varietà da frutto tra quelle che lei ha indicato considerate come più tardive:

    1 - Susino

    • Empress
    • Anna Spät
    • Regina Claudia Nera
    • Mirabella Tardiva
    • Santa Rosa
    • Sangue di Drago
    • Ozark Premier

    2 - Albicocco

    • Reale d'Imola
    • San Castrese
    • Palummella
    • Pisana
    • Tardiva Agostana
    • Canino Tardivo

    3 - Pero

    • Decana d''inverno
    • Volpina
    • Martin Secco
    • Decana del Comizio
    • Duchessa D'Angouleme
    • Passa Crassana
    • Conference
    • Generale Leclerc

    4 - Melo

    • Annurca
    • Durello
    • Piatlin
    • Limoncella
    • Ghiacciata
    • Renetta del Canada
    • Imperatore
    • Fuji
    • Granny Smith

    5 - Ciliegio

    • Mora di Vignola
    • Ravenna Tardiva
    • Cornetta
    • Corniola
    • Durone di Pistoia
    • Durone di Cesena
    • Ferrovia
    • Sunbust

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente

    Dott Fabio Di Gioia

  • Come posizionare le piante da est ad ovest nel mio terreno?

    Il 23/02/2018, Giordano di BERTINORO chiede:

    Buongiorno, avrei bisogno di un consiglio su come posizionare alcune piante. Premetto che non sono un agricoltore e mi avvicino per la prima volta al mondo della frutticoltura. Avendo a disposizione un piccolo appezzamento di terreno ho deciso di piantare una quindicina di piante e la mia scelta è andata sui così detti frutti dimenticati per diversi motivi, minor trattamenti antiparassitari, maggior resistenza delle piante, frutti con sapori più consistenti. Il terreno è leggermente alcalino, si trova in pianura, nelle vicinanze di Cesena. Leggendo su internet per quasi tutte le piante da me scelte viene consigliata una posizione riparata dal vento, esposta al sole e su terreno ben drenato ma per me questo non è possibile, o almeno non lo è per tutte le piante. Gli alberi devo per forza piantarli su una fila in posizione che va da est a ovest. Le prime 6-7 piante, partendo da est, nel periodo invernale saranno spesso in ombra, perché coperte da costruzioni che si trovano sul versante est e sul versante sud, ed il terreno essendo spesso in ombra rimane abbastanza più bagnato rispetto all’altra metà della fila dove le piante potranno godere maggiormente dei raggi solari, ma non essendoci case attorno, sono maggiormente esposte ai venti. Quindi riepilogando ad est più ombra, meno sole diretto, terreno più bagnato, più riparato dai venti (ma non da quelli provenienti da nord) ad ovest terreno più asciutto, maggior soleggiamento e maggior vento. Potreste darmi un Vostro consiglio su come posizionare le piante da Est ad Ovest?? Questo è l’elenco degli alberi che penso di piantare (alcuni li dovrò eliminare dall’elenco perché ho posto solo per 14-15): Albicocco (o susino mirabolano serve per impollinare il biricoccolo)-Biricoccolo-Caco-Corbezzolo-Corniolo-Fico-Gelso-Goji-Mandorlo-Melograno-Melo cotogno -Mirtillo–Nespolo-Nocciolo-Pera Nashi-Pera cocomerina-Pera volpina. Grazie, cordiali saluti.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Giordano.

    Intanto la ringrazio molto della sua domanda articolata e allo stesso tempo anche dettagliata, metodo estremamente importante per capire come poter impostare bene la risposta e di conseguenza dare un consiglio accurato per il suo bisogno concreto.

    Dalla lista delle piante che lei ha messo in fondo alla sua richiesta e tenendo conto del posizionamento di esse da est verso ovest, le consiglierei di porre nella zona più ombreggiata, di conseguenza più umida e quindi meno sottoposta ai venti specie da frutto tipicamente che stanno bene in zone di mezz'ombra come: corniolo, corbezzolo, mirtillo e goji.

    Spostandosi verso ovest e in zona leggermente più soleggiata metterei: nespolo, melograno, nocciolo, kaki e nashi.

    Invece nella zona più soleggiata ad ovest con terreno più asciutto e con più vento le altre piante rimaste: biricoccolo, fico, gelso, mandorlo, cotogno, Pera Cocomerina e Pera Volpina.

    La pregherei a questo scopo di mantenermi informato dopo che lei ha proceduto all'impianto delle specie da frutto indicate secondo il posizionamento descritto, in modo da poter valutare insieme come procedere al meglio nella loro conduzione agronomica futura.

    Rimanendo in attesa di un suo riscontro, la ringrazio tanto della domanda e la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

  • I metalli pesanti assorbiti dalle radici delle piante lasciano residui nei frutti?

    Il 18/02/2018, Romeo di Zungoli chiede:

    Salve Le piante da frutto, possono assimilare tramite le radici, sostanze pesanti, tipo cadmio, piombo, mercurio. Questi materiali se vengono assorbitii dalle radici, si possono trovare possibili residui nei frutti? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Romeo

    Le piante in generale come anche quelle da frutto, hanno la capacità di assorbire dalle loro radici i metalli pesanti più in fretta dei minerali normalmente presenti nel suolo, perché avendo una carica elettrica più forte, per esempio del calcio o del magnesio, si legano più fortemente sia al suolo che a livello del capillizio radicale della zona assorbente.

    Questi metalli pesanti assorbiti dalle radici delle piante, hanno la caratteristica di accumularsi velocemente negli organi di riserva della pianta come il legno, le stesse radici, ma anche nei frutti e nei semi.

    Per cui se lei si trova in un terreno inquinato da metalli pesanti, le sconsiglio vivamente di coltivare qualsiasi pianta da produzione per evitare l'accumulo di questi metalli all'interno dei frutti a meno che il terreno non sia stato precedentemente bonificato con la coltivazione di piante ad azione fitodepuratrice (es. canapa o rape).

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

  • Potatura piante da frutto: quando si deve spalmare il mastice cicatrizzante?

    Il 18/01/2018, Massarenti Donato di Lagosanto (Fe) chiede:

    Ho piante da frutto. Dopo la potatura spalmo il mastice cicatrizzante sulla superficie tagliata per proteggere la pianta. La quantità di linfa che riscontro sulla superficie tagliata varia dipendentemente da vari fattori (tipo di pianta, periodo, condizioni ambientali, luna). Quando è il momento giusto per spalmare il mastice ? E' opportuno aspettare il giorno dopo quando la superficie è asciutta o è meglio non rischiare e farlo subito ?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Donato.

    Nelle ferite di potatura di una certa grandezza l'uso del mastice è di primaria importanza perché i tagli, essendo di grosse dimensioni, sono più lenti nella cicatrizzazione. Se le ferite vengono lasciate a nudo senza copertura di mastice protettivo, è molto facile che si infettino e il legno venga attaccato da agenti fungini o batterici, agenti di carie o cancro rameale.

    Il momento migliore per spalmare il mastice protettivo nei confronti delle ferite, è quello di distribuirlo subito o il prima possibile, senza aspettare che la ferita si secchi, di modo da impedire fin dall'inizio la penetrazione di parassiti e infezioni a carico della pianta.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

  • Nitrato di potassio: posso variare la quantità distribuita per ettaro?

    Il 07/01/2018, Paolo di Torremaggiore chiede:

    Buongiorno e buona domenica, volevo chiedere un informazione riguardo il nitrato di potassio da usare nelle piantagioni di ulivo, premetto che non utilizzo ammendanti e organico ma verso Marzo faccio un unica copertura con urea al 46% alternando a concimi composti (Entec..). Volevo chiedere se potevo variare con il nitrato di potassio, la quantità x ettaro su piante di 40 -50 anni. Grazie anticipatamente.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Paolo.

    Le dico già da subito che può variare tranquillamente la distribuzione dell'urea al nitrato di potassio, in quanto quest'ultimo è un concime binario che unisce l'effetto positivo dell'azoto N stimolando la ripresa vegetativa e l'accrescimento delle piante a quello del potassio K, fondamentale per l'allegagione, l'attività fotosintetica e la produzione dell'olio.

    Essendo però un concime che rientra nella categoria dei nitrati e quindi essendo facilmente dilavabile, è necessario distribuirlo a primavera inoltrata (aprile/maggio) perché non venendo trattenuto nel terreno può perdersi per dilavamento nelle falde acquifere e dare problematiche d'inquinamento

    Quindi va distribuito quando la pianta presenta un'intensa attività vegetativa e di conseguenza si trova nella condizione di assorbirlo più facilmente e rapidamente.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

  • Portainnesto per pesco: c'è differenza tra mandorlo amaro e dolce?

    Portainnesto per pesco: c'è differenza tra mandorlo amaro e dolce?

    Il 27/12/2017, Sisma di Follonica chiede:

    Portainnesto per pesco: c'è differenza tra mandorla amara e dolce? E soprattutto, leggendo qua e là ho trovato riscontri opposti, mandorlo e pesco sono affini oppure disaffini? Ultima domanda: vorrei convertire un mandorlo in un ciliegio, ho provato passando in 2 anni, innestando prima mandorlo con susino e l'anno successivo il susino con il ciliegio. Sembrava tutto ok ma dopo un anno il ciliegio è seccato. È un'impresa impossibile?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Sisma.
    Tra pesco e mandorlo vi è una completa affinità d'innesto, tanto è vero che quest'ultimo viene impiegato o come portinnesto franco per la propagazione del pesco, oppure come portinnesto clonale ibrido pesco x mandorlo (GF 677).

    Tra un mandorlo amaro (Prunus amygdalus) e mandorlo dolce (Prunus dulcis), esiste una leggera differenza in quanto il primo è molto più rustico e vigoroso essendo di origine selvatica, mentre il secondo, essendo addomesticato, ha una minore rusticità e vigoria. Il mandorlo amaro inoltre è adattabile per i terreni siccitosi e quindi impiegato per la coltivazione in coltura seccagna, inducendo al tempo stesso resistenza alle malattie.

    Il motivo per il quale è ciliegio si è seccato, è perché quest'ultimo non è affine nè con il susino e nemmeno con il ciliegio.

    Per convertire il mandorlo con il ciliegio, non le rimane altro che innestarci sopra piante di pesco, di cui mostra completa affinità d'innesto, e il ciliegio piantarlo separatamente, utilizzando specie già innestate sulla stessa pianta come portinnesto franco da seme (Prunus avium; Prunus cerasus; Prunus di Maheleb) oppure come portinnesto clonale (es. Colt o Gisela 5).

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Quali sono le caratteristiche del portainnesto GF 677?

    Il 26/12/2017, Luca di Catania chiede:

    Salve. Vorrei sapere quali sono le caratteristiche del portainnesto GF 677. Nello specifico mi servirebbe sapere in che periodo avviene l'accrescimento radicale. Aspetto sue notizie. A presto.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Luca
    Il GF 677 (portinnesto ibrido ottenuto per incrocio tra il pesco X mandorlo) è attualmente il portinnesto clonale più utilizzato per la peschicoltura intensiva ma anche familiare, in quanto grazie al suo comportamento sia vegetativo che produttivo, conferisce una vigoria superiore al portinnesto franco
    Questo portinnesto viene di solito utilizzato laddove vi sono terreni difficili, siccitosi e ricchi di calcare in quanto di solito non ha particolari esigenze anche se predilige quelli sciolti, ben drenati con pH superiore a 8

    La caratteristica che lo distingue rispetto al franco è che il GF 677 può essere utilizzato con un certo successo laddove si esegue in ristoppio (ossia la ripetizione o reimpianto del pesco si se stesso), data la sua tolleranza sia ai nematodi del terreno che al tumore batterico del colletto e più in generale alla stanchezza del suolo. Tuttavia le piante innestate sul GF 677, risultano meno produttive e portano a maturazione frutti leggermente più amarognoli.

    L'accrescimento delle radici indotto dal portinnesto GF 677, sulla varietà innestata avviene principalmente nei primi anni, ricordandosi però che essendo un portinnesto clonale presenta un sistema radicale risulta molto superficiale anche con notevole espansione diametrale. Quindi le piante innestate su GF 677, hanno bisogno di essere sostenute da un palo tutore e soprattutto irrigate.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

     
  • Quali alberi da frutto posso piantare a 300 metri di altitudine?

    Il 07/12/2017, Carlo di Palizzi Marini (RC) chiede:

    Buongiorno, possiedo circa 4 ettari di terreno a meno di 300 metri di altitudine e vorrei piantare alcuni alberi da frutto antico e anche alberi di ulivo. Quali mi consiglia?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Carlo.

    Per poter individuare le varietà migliori sia da frutto che olivo, le chiederei gentilmente dove si trova il suo appezzamento?

    Attendendo delucidazioni in merito, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • In quale periodo si potano queste piante da frutto?

    Il 06/12/2017, Vito di Pisa chiede:

    Buonasera mi chiamo Vito e vi chiedo in quale periodo posso potare le seguenti piante:susino, melo, pero, albicocco, fico, ciliegio, melograno, pesco, amarena, nespolo, mandorlo. Grazie per la vostra cortesia.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Vito.

    Delle specie da frutto da lei indicate, le fornirò di seguito una lista per rendersi meglio conto in quale epoca migliore è necessario eseguire la potatura delle piante da lei indicate.

    1. Susino, melo, pero, fico, melograno e pesco = periodo di riposo invernale da fine gennaio ai primi di marzo.
    2. Albicocco = verso la fine della stagione vegetativa e produttiva tra la fine di agosto e tutto il mese di settembre.
    3. Ciliegio e amarena = Dopo la raccolta dei frutti da luglio fino ai primi di agosto.
    4. Nespolo = Dopo la raccolta dei frutti da fine maggio a tutto giugno.
    5. Mandorlo = verso la fine della stagione vegetativa e produttiva tra la fine di agosto e tutto il mese di settembre.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Frutteto di 6000 mq: consigli sul tipo e modalità di concimazione?

    Il 05/12/2017, Valeriano di Correzzola (PD) chiede:

    Buongiorno, possiedo come "hobbista" un frutteto di ca. 6000 mq con 150 piante di ciliegie. Le piante sono disposte in cinque file distanti 6 metri con una distanza da una pianta e l'altra di ca 5,5 metri. Scrivo per chiedere qualche consiglio sul tipo e modalità di concimazione da effettuare e sulle lavorazioni da effettuare in inverno sul terreno. Finora ho sempre proceduto con concimi chimici ma volevo cambiare utilizzando letame maturo ma non conosco le modalità con cui fare tale operazione Attualmente il terreno è tenuto a prato libero, grazie anticipatamente per la risposta
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Valeriano.
    Per quanto riguarda il tipo di concimazione da adottare nel periodo autunno - invernale in alternativa all'impiego dei concimi chimici di sintesi che fino ad ora ha utilizzato, può benissimo impiegare tranquillamente il letame maturo proprio per le sue qualità di influire positivamente sulle proprietà del terreno, dal punto di vista:

    • Fisico
    • Nutrizionale
    • Chimico
    • Biologico

    Per poterlo distribuire al terreno e quindi tra le file del suo impianto di ciliegi, la modalità migliore è di utilizzare uno spandiconcime centrifugo, possibilmente cercando di distribuirlo a tutto campo e non necessariamente vicino al colletto delle piante. Il letame distribuito, andrà interrato appena sotto pochi strati di suolo mediante una leggera fresatura o erpicatura almeno a 10 cm di profondità.

    Le lavorazioni che in questo periodo dovrà eseguire a carico del frutteto, devono limitarsi a rompere soltanto la crosta in superficie per favorire l'immagazzinamento delle acque di pioggia e l'interramento appunto dei concimi. Stia attento a non superare la profondità di lavorazione di oltre 15 - 20 cm, ma di rimanere in superficie per non danneggiare l'apparato radicale che nel ciliegio è abbastanza superficiale anche se distribuito molto in ampiezza.

    Infine, tenuto conto che il suo terreno è coltivato a prato libero, queste lavorazioni leggere, rompendo il cotico erboso, vanno a favorire la circolazione dell'aria all'interno del suolo riattivando una serie di proprietà biologiche del terreno e quindi in generale tutta la microflora e fauna terricola utile alla nutrizione delle piante.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Quali varietà di fichi neri sono più resistenti alla pioggia?

    Il 02/12/2017, Vittorio di Taranto chiede:

    Ho visto ottime qualità di fichi neri, resistenti alla pioggia, di cui non conosco il nome della qualita'. Gradirei un suggerimento in merito, grazie, cordiali saluti.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Vittorio.
    Tra le varietà di fico a buccia nera resistenti all'umidità, e che quindi non si spaccano in caso di piogge prolungate, abbiamo:

    1. Turca
    2. Cerreto
    3. Verdone

    Per maggiori approfondimenti, le consiglio di guardare il video del Portale del Verde, dove si parla appunto specificatamente di varietà fichi (neri e bianchi), resistenti alla pioggia. 

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia
  • Posso sostituire il noceto con una coltivazione di castagne o marroni?

    Il 29/11/2017, Gabriele di Bellegra chiede:

    Volevo sapere se in un noceto esistente si poteva cambiare coltivazione con castagne o marroni.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Gabriele.

    Il noce (Juglans regia), al pari di altre specie arboree da frutto (es. pesco), con il passare del tempo rilascia nel terreno delle fiototossine (es. juglone e juglandone) a partire dai suoi essudati radicali che provocano un fenomeno chiamato allelopatia.

    Allelopatia

    È il fenomeno attraverso la quale una pianta, rilasciando sostanze fitotossiche nel suolo, impedisce ad altre specie arboree di crescere nelle vicinanze laddove è presente, in questo caso, il noce.

    Questo fenomeno allelopatico con il tempo, induce un altro fenomeno, chiamato "stanchezza del suolo", il quale determina una perdita progressiva di fertilità del suolo indotto, tra l'altro e non solo, dal rilascio di queste fitotossine nel terreno. Questo significa che se lei togliesse il noceto esistente e andasse a piantare subito un castagneto e/o marroneto, avrebbe sicuramente delle problematiche di sviluppo e crescita delle piante che metterà di nuovo sul suolo, con effetti anche sulla produzione futura, proprio a causa di queste fitotossine accumulate e rilasciate dal noce.

    Per questi motivi, per evitare la stanchezza del suolo, le consiglio di spiantare bene il noceto esistente, cercando di togliere, fino a dove può e accuratamente, le radici, e di intercalare per almeno 4/5 anni prima dell'impianto delle nuove piante, la coltivazione di specie erbacee da sovescio, tra cui leguminose e graminacee rapida crescita, le quali, oltre a elevare la fertilità del suolo, hanno la capacità di purificare il terreno dalle fitotossine accumulate nel tempo e quindi di rendere di nuovo il suolo fertile.

    Soltanto dopo questo periodo potrà di nuovo impiantare castagne o marroni nel suo terreno, in quanto quest'ultimo sicuramente sarà privo di tossine, riposato e quindi pronto ad accogliere le nuove piante.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

  • Come mai il mio kako e i miei meli non hanno avuto produzione di frutti?

    Il 01/11/2017, Amedeo di Carate Brianza chiede:

    Ho un kako nel mio orto, molto bello e rigoglioso nel fogliame, ma che ha prodotto solo due frutti. Ho anche 2 meli, ma quest'anno non hanno prodotto nessun frutto. Forse la scarsità di acqua ha influito negativamente? Grazie per la collaborazione.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Amedeo.
    Sicuramente la forte carenza idrica, unita alle elevate temperature estive di quest'anno, hanno influito sulla scarsa produzione dei suoi frutti di kaki e melo. Ma c'è un'altra causa di questa mancata produzione di frutti, che si chiama "alternanza di produzione", che ora le descriverò, insieme ai rimedi da adottare per contenerla il più possibile.

    Alternanza di produzione

    Si definisce alternanza di produzione, o di fruttificazione, quel fenomeno di perdita di equilibrio della pianta tra vegetazione (foglie e germogli) e produzione (fiori e frutti), secondo il quale ad un anno di carica (con eccessiva produzione di frutti e scarsa vegetazione), segue un anno di scarica (con eccessivo rigoglio vegetativo e scarsa produzione).
    Questo fenomeno, può interessare tutta la pianta oppure alcune parti di essa, come:

    • Branche
    • Rami

    Durante l’anno di carica, avremo:

    • Produzione di frutti eccessiva
    • Frutti piccoli di scarsa qualità con basso tenore zuccherino
    • Scarsa vegetazione

    Durante l’anno di scarica, avremo invece:

    • Scarsa produzione di frutti
    • Frutti di buona pezzatura e qualità con elevato tenore zuccherino
    • Eccessivo rigoglio vegetativo

    Dal punto di vista fisiologico, il fenomeno si manifesta con:

    Anno di carica

    • La produzione eccessiva di frutti, polarizza i nutrienti verso di essi a discapito dei germogli
    • Pochi zuccheri vengono destinati per la differenziazione delle gemme a fiore
    • Abbassamento del rapporto C/N, a favore dell’N e delle sostanze azotate
    • Nell’anno successivo, si produrranno molte gemme a legno e poche a frutto
    • Manifestazione dell’anno di scarica

    Anno di scarica

    • L’eccessivo rigoglio vegetativo, polarizza i nutrienti verso la parte apicale del germoglio, a discapito dei frutti
    • Un’elevata quantità di zuccheri, viene messa a disposizione per la differenziazione delle gemme a fiore
    • Innalzamento del rapporto C/N, a favore del C e degli zuccheri
    • Nell’anno successivo si avranno molte gemme a fiore e poche gemme a legno
    • Manifestazione dell’anno di carica

    Le cause d’insorgenza dell’alternanza di produzione, possono essere:

    • Genetiche (es. olivo e pero varietà Abate Fetel e Decana del Comizio)
    • Fisiologiche (es. mancato soddisfacimento del fabbisogno in freddo delle gemme; scarsa differenziazione a fiore; ridotta allegagione dei frutti)
    • Accidentali e/o climatiche (es. gelate tardive come nell’albicocco)
    • Parassitarie (es. attacco di insetti e funghi fitopatogeni)
    • Colturali (carenze o eccessi idrici; carenze o eccesso di minerali; potature e concimazioni errate)

    La resa delle specie orticole per mq è intesa per tutto il periodo di produzione? 

    Alternanza di produzione: come attenuare il fenomeno

    Ecco alcuni "trucchi" per far sì di attenuare e far diminuire la presenza di questo fenomeno, il quale rimane comunque un effetto del naturale ciclo di vita e produzione della pianta, quindi risulta praticamente impossibile annullarlo del tutto.

    Potatura secca invernale

    Durante l’anno di carica con più produzione e meno vegetazione, si interviene con una potatura più blanda in modo da stimolare la vegetazione e riequilibrarlo con la produzione.

    Durante l’anno di scarica con più vegetazione e meno produzione, si interviene con una potatura più energica, per stimolare la differenziazione a fiore delle gemme, in modo da stimolare la produzione e riequilibrarla con la vegetazione.

    Diradamento dei frutti

    Si interviene durante l’anno di carica, nella fase d’induzione a fiore per alleggerire la pianta e ripartire i nutrienti in maniera equilibrata tra frutti e germogli.

    Impiego di ormoni antiflorigeni

    I più utilizzati sono le gibberelline esogene e/o sintetiche (es. GA3), che utilizzate nell’anno di scarica, riducono l’induzione a fiore delle gemme, per frenare l’eccessiva produzione e riequilibrarla con la vegetazione.

    Impiego di ormoni florigeni e/o brachizzanti

    I più utilizzati ormoni esogeni e/o sintetici, sono il CCC (pacobutrazolo) o SADH (idrazide maleica), che utilizzati nell’anno di carica, favoriscono l’induzione a fiore delle gemme, per frenare l’eccessiva vegetazione e riequilibrarla con la produzione.

    Difesa delle piante dalle avversità

    La difesa fitosanitaria, ci permette di proteggere i fiori e i frutti dalle avversità parassitarie e climatiche, cercando di regolare le condizioni idriche e nutritive della pianta.
    E’ possibile stabilire infine, la presenza dell’alternanza di produzione nella pianta, ricorrendo al coefficiente b, che misura il rapporto tra:

    Coefficiente b = Numero di anni con produzioni variabili/numero totale di coppie osservate

    Sperando di aver risposto alla sua domanda e ringraziandola di averla posta, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

  • Frutteto hobbistico: consigli su come interrare correttamente le piante?

    Il 18/10/2017, Giuliano di Parma chiede:

    Buongiorno. Sto impiantando un frutteto hobbistico, con circa 40 piante da frutto; leggo su internet diversi modi di piantare i frutti: c'è chi dice che non ci vuole la sabbia in fondo alla buca, chi ci mette del letame, chi la buca dice che deve essere di un metro di larghezza, ecc. I frutti, nel filare, devono essere dello stesso tipo oppure possono essere di diversi tipi? Grazie, Giuliano
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Giuliano.
    Nell'impianto di specie da frutto, o che siano a radice nuda oppure in vaso, è necessario che la buca dove porre le piante sia delle seguenti dimensioni medie: larghezza 40 cm e profondità 80 cm.

    Per quanto riguarda i vari materiali da porre all'interno della buca aperta, se siamo in presenza di terreni argillosi con tendenza al ristagno idrico, può essere utile porre sul fondo della buca della sabbia o della ghiaia per favorire lo sgrondo delle acque in eccesso e favorirne il loro drenaggio
    Sopra a questo strato si pone il concime di natura preferibilmente organica, dopodiché si pone sopra ancora della terra e poi si passa al collocamento della pianta. E' importante che il concime non sia a diretto contatto con le radici per evitare che esse subiscano delle ustioni, per questo sopra lo strato di concime va messa della terra. 
    Poi completa il riempimento con altra terra, comprimendo perbene il suolo attorno alla pianta.
    Ricapitolando la sequenza di lavoro, è:

    1. Apertura della buca nelle dimensioni definite sopra
    2. Posizionamento sul fondo della buca, di sabbia o ghiaia a scopo drenate
    3. Posizionamento sopra dello strato di concime
    4. Posizionamento sopra della terra
    5. Collocamento della pianta
    6. Copertura e riempimento della buca con altra terra, comprimendo bene il terreno sotto la pianta
    7. Posizionamento di un palo tutore e irrigazione abbondante

    Le piante da impiantare nel suo frutteto soprattutto a livello hobbistico, è necessario sceglierle non solo di varietà ma anche di specie diverse da mettere sulla stessa fila o su file diverse. L'impianto di varietà diverse della stessa specie agevola l'impollinazione incrociata, mentre l'impianto di specie diverse in una sorta di consociazione frutticola incrementa la biodiversità coltivata, incrementando la resistenza delle specie alle avversità climatiche e parassitarie contribuendo al tempo stesso a diversificare la produzione dal punto di vista qualitativo.

    Le ricordo infine che il prossimo 18 e 19 novembre in Toscana nel comune di Magliano in Toscana (GR), terrò proprio un corso dedicato all'impianto e alla coltivazione di specie da frutto. Quindi vista l'occasione la invito a partecipare. Le allego di seguito il link per trovare tutte le informazioni e per iscriversi.
    http://arsmaremmavetrina.altervista.org/prodotto/corso-di-impianto-e-coltivazione-del-frutteto/?doing_wp_cron=1508328736.1870300769805908203125

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Portainnesto GF 677: caratteristiche ed utilizzo

    Il 12/10/2017, Mimmo di Cosenza chiede:

    Il portainnesto GF677 si presta alle coltivazioni non irrigue o ha bisogno di acqua? Se si, quando e con che cadenza? Inoltre, in termini di produzione, quanto varia rispetto al franco? Grazie e buona serata
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Mimmo.
    Di seguito le descrivo le principali caratteristiche del portainnesto GF 677
    Il GF 677 (portinnesto ibrido ottenuto per incrocio tra il pesco e il mandorlo) è attualmente il portinnesto clonale più utilizzato per la peschicoltura industriale, in quanto grazie al suo comportamento sia vegetativo che produttivo, conferisce una vigoria superiore al portinnesto franco.

    Questo portinnesto viene di solito utilizzato laddove vi sono terreni difficili, siccitosi e ricchi di calcare in quanto di solito non ha particolari esigenze anche se predilige quelli sciolti, ben drenati, non soggetti al ristagno idrico e con pH superiore a 8. 
    La caratteristica che lo distingue rispetto al franco, è che il GF 677 può essere utilizzato con un certo successo laddove si esegue in ristoppio (ossia la ripetizione o reimpianto del pesco si se stesso), data la sua tolleranza sia ai nematodi del terreno che al tumore batterico del colletto che inducono il fenomeno della stanchezza del suolo.
    Tuttavia le piante innestate sul GF 677, risultano meno produttive e portano a maturazione frutti leggermente più amarognoli.
    Da questa semplice descrizione, si capisce molto bene che il GF 677, è un portainnesto adatto alla frutticoltura intensiva ma che può adattarsi favorevolmente anche per la frutticoltura familiare essendo adattabile anche in terreni siccitosi senza necessitare di notevoli interventi irrigui essendo inoltre molto sensibile al ristagno idrico del suolo.

    L'unico difetto di questo poratinnesto, è che meno produttivo rispetto al franco anche se la produzione di frutti che induce sulle varietà che ci vengono innestate risulta di migliore qualità.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.
    Fabio Di Gioia.

  • Innesto piante da frutto: è indispensabile?

    Innesto piante da frutto: è indispensabile?

    Il 29/08/2017, Andrea di Biella chiede:

    Buongiorno, grazie intanto per le delucidazioni. Ho tre piante da frutto: un ciliegio, un susino e un fico di cui allego le foto. In prossimità delle piante madri sono spuntate le piccole piantine. Vorrei far in modo che diventino nuove piante con le stesse caratteristiche delle piante madri. Per quanto riguarda il ciliegio e il susino dove è spuntata la piantina, toccando il terreno, si sente una piccola radice, quindi deduco che siano spuntate dalla radice della pianta madre e non da un seme. Il piccolo fico è spuntato attaccato al tronco della pianta madre. Se non faccio niente e le lascio crescere vengono piante uguali alle piante madri? Altrimenti, se così non è, come posso fare? Aspetto suoi preziosi consigli. Grazie mille cordiali saluti
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Andrea.
    l'innesto per le piante da frutto non è sempre indispensabile.

    Per quanto riguarda infatti  le piante di ciliegio e di susino che si sono sviluppate a partire dalla pianta madre e quindi dalle sue radici, se lei volesse riprodurre fedelmente la varietà che c'era prima sopra, è necessario che ricorra all'innesto perché lo sviluppo delle nuove piantine è avvenuto ad di sotto del punto d'innesto quindi laddove c'era il soggetto selvatico (portinnesto).
    Quindi in questo caso la cosa più importante da fare, è quella di fare crescere le piantine di ciliegio e di susino ancora per almeno 2 anni, dopodiché nel periodo tra fine febbraio ed inizio di marzo procedere con l'innesto a marza della varietà che c'era precedentemente o di quella che vuole riprodurre.
    Per quanto riguarda invece il fico attaccato alla pianta madre, in questo caso non è necessario procedere all'innesto perché il nuovo ramo si è sviluppato al di sopra del punto d'innesto dove c'era l'individuo domestico (marza) e quindi riproduce fedelmente la varietà su cui si è sviluppato.
    In questo caso la cosa più semplice invece da fare, sarebbe quella di staccare il ramo e riprodurlo da talea ponendolo in un vaso in presenza di torba umida e al buio al fine di favorirne la radicazione. 
    Nel periodo primaverile la nuova piantina già radicata, sarà pronta per essere posta o piena terra oppure in un altro vaso più grande.
    Ringraziandola della domanda e rimanendo in attesa di ulteriori quesiti che vorrà pormi, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Piante senza acqua per 7 giorni. Moriranno?

    Il 21/08/2017, Massimo di Mancini chiede:

    Sono tornato da una settimana di vacanze e ho visto che l'impianto di irrigazione del mio terrazzo non ha funzionato, per cui si sono seccate tutte le foglie sia dell'albicocco di 2-3 anni sia del limone di più di 20 anni. Cosa posso fare (ho già dato una abbondante innaffiata e aggiustato l'impianto di irrigazione)? Qualcuno mi dice di aspettare che dalle ascelle delle foglie secche rispuntino i germogli...e poi eventualmente potare, e' giusto? Grazie per l'aiuto che potra' darmi. Cordiali saluti Massimo Mancini
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Massimo.

    Se le piante che sono seccate non sono morte e le radici sono ancora sane, è ovvio che si riprenderanno dopo un'irrigazione abbondante come ha già fatto.

    Non è sempre detto che i nuovi germogli ricaccino a partire dall'ascella di quelli secchi ma possono anche ricacciare a partire dall'apice.

    Ad ogni modo come già lei ha indicato, le conviene attendere per capire intanto se le piante sono ancora vive e se lo saranno, cercando di asportare a partire dai nuovi ricacci che queste produrranno le parti ormai secche e malandate.

    Le consiglierei tuttavia in questo momento di non esagerare troppo con l'apporto idrico perché giustamente come lei ha descritto queste piante vengono da un prolungato e intenso periodo di carenza idrica. 

    Di conseguenza un apporto eccessivo può generare degli squilibri che potrebbero ripercuotersi in maniera sulla salute delle piante. In questi casi, è sempre bene bagnare regolarmente e aspettare di vedere se queste piante si riprendono.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Innesto a corona, come praticarlo?

    Il 19/08/2017, Gianfranco di Milano chiede:

    Lo scorso mese si spezzato accidentalmente a circa 80 cm da terra il tronco del mio pesco che era carico di frutti. Pensando che il tronco e le radici dovrebbero essere sane, mi piacerebbe utilizzare ancora questa pianta praticando un innesto che dovrà essere necessariamente a corona sul moncone rimasto. Approfitterei dell'occasione magari per utilizzare marze di varietà diverse di pesche con differenti periodi di maturazione. Mi hanno detto che il periodo migliore per fare questa operazione è settembre e volentieri affiderei il compito ad una persona esperta che però non so dove reperire. In alternativa potrei cimentarmi io ma non so dove mi potrei procurare le marze. Lei pensa di potermi aiutare ? La ringrazio della sua attenzione e le invio i miei distinti saluti, Gianfranco Brigante
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Gianfranco,

    prima di parlare dell'innesto a corona mi preme dirle che, evidentemente, se la pianta non presentava malattie particolari o altre problematiche, sicuramente è viva e dovrebbe ricacciare dal basso o dalle gemme latenti e/o avventizie presenti sul tronco rimasto.

    La prima cosa che dovrebbe fare in questo caso se la rottura del tronco è avvenuta in maniera irregolare con strappi e parti di legno rotte, sarebbe quella di levigare e rendere il più regolare possibile con il taglio la parte di tronco o moncone rimasto e proteggerlo subito con del mastice cicatrizzante ad azione disinfettante.

    Per quanto riguarda l'innesto a marza, il periodo per poterlo eseguire non è assolutamente quello che le hanno indicato ossia il mese di settembre. Alla fine dell'estate tra agosto e settembre si fanno si gli innesti, ma non quelli a marza, ma bensì quelli a gemma dormiente. 

    Gli innesti a marza (come dice il nome), si eseguono invece alla fine dell'inverno tra febbraio e marzo, cercando di prelevare le marze, in questo caso di pesco, da innestare a corona sul tronco rimasto, almeno verso la fine di gennaio porle in un sacchetto scuro con della sabbia umida e frigoconservarle.

    L'umidità della sabbia, ha come scopo quello di mantenere inalterata l'attività vegetativa della marza, mentre il buio e la frigoconservazione rallentano lo sviluppo della marza prelevata di modo che quando lei eseguirà l'innesto, il portinnesto e la marza possano trovarsi nello stesso periodo vegetativo al fine di incrementare le probabilità di attecchimento.

    Per poter trovare persone esperte nell'eseguire gli innesti (innestini), potrebbe informarsi presso consorzi di agraria o vivai di piante. Di solito in questi ambienti gravitano spesso agricoltori e quindi possono essere a conoscenza di esperti innestini.

    In alternativa se vuole lei cimentarsi direttamente nell'eseguire gli innesti, la procedura da applicare è la seguente:

    1) Levigatura e cicatrizzazione del legno (da subito).

    2) Prelievo delle marze d'innesto di varietà di pesco e loro frigoconservazione (gennaio).

    3) Taglio del tronco al di sotto della cicatrizzazione e innesto a corona (febbraio/marzo).

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Quando piantare alberi da frutto?

    Il 17/07/2017, Carlo di Novate Milanese chiede:

    Quando piantare alberi da frutto. Dopo diversi anni vorrei ripiantare una pianta di albicocco nel mio giardino, quale qualità si adatta meglio al clima di pianura del Nord, il periodo di messa a dimora e possibilmente auto fertile. (Scarsi insetti impollinatori). Ringrazio.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno signor Carlo,
    il periodo migliore per piantare alberi da frutto sono l'autunno e l'inverno .
    Per la pianura padana posso consigliare la Reale d'Imola e tutte quelle varietà locali del nord Italia, come la Velleggia ligure, la Tonda di Costigliole, il Picio nostran Triestino oppure, se le zona è ventilata e con terreno drenato, si può provare con Pellechiella e Cafona.

    Cordiali saluti
    Samuele Dalmonte

  • Come piantare alberi da frutto e agrumi in un'aiuola?

    Il 04/07/2017, Francesca di Genova chiede:

    Vorrei avere qualche indicazione su come piantare alcuni alberi da frutto e/o agrumi in un'aiuola di 20 metri per 8 a Levanto. L'aiuola già esistente è coltivata ad orto e da due lati è bordata da rose white knock out
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Francesca,

    conosco molto bene la zona di Levanto, attigua alle Cinqueterre, contornata dal mare nella parte meridionale e dai bellissimi monti nella parte settentrionale.

    Ho voluto iniziare la risposta ricordando la posizione geografica del paese di Levanto non in maniera casuale, perché effettivamente tutto ciò può avere un effetto anche sul posizionamento in cui le piante da frutto devono essere poste all'interno dell'aiuola di 20 m per 8 m.

    In questo caso è necessario porre le piante da frutto che hanno la capacità di crescere maggiormente in altezza rispetto ad altre (es. pero, susino e ciliegio), nei due lati esterni rimanenti non attualmente occupati dalle piante di rose

    Il motivo per il quale si pongono le piante da frutto più alte nella parte più esterna dei due lati dell'aiuola, è dovuto principalmente ad un fatto protettivo nei confronti del vento (effetto frangivento) e in qualche modo come effetto protettivo dal freddo.

    All'interno e sempre e attorno ai lati delle aiuole procedendo verso il centro dell'aiuola, è possibile piantare agrumi (es. limone, arancio e mandarino), melo, pesco, albicocco e quindi specie che possono soffrire in qualche modo l'effetto negativo del vento sulla pianta in particolare quello salmastro proveniente dal mare. 

    Il pesco è una specie molto sensibile all'effetto del sale portato dal vento marino per questo va posto più all'interno dell'aiuola, mentre gli agrumi è più preferibile porli nella parte centrale con posizionamento più a monte e quindi rivolti verso le montagne attorno a Levanto, per proteggere le piante dal freddo proveniente dalle zone più settentrionali in modo da creare quel microclima più idoneo alla crescita e fruttificazione della pianta.

    Ringraziandola della domanda, la saluto con cordialità.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Quanto nitrato deve essere distribuito su una pianta adulta di un frutteto?

    Il 16/06/2017, Onofrio Manno di Alcamo chiede:

    Gent.mo Dott. Di Gioia, la ringrazio per la risposta, però, sulla sua risposta credo che ci sia qualche incongruenza. Se in 1 HA di frutteto il nitrato di potassio da distribuire varia dai 60/120 Kg., penso che in una pianta adulta distribuire 50/80 kg di nitrato sia un pò eccessivo, ci sarà stato qualche errore di trascrizione. Grazie sempre
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve di nuovo signor Onofrio.

    Mi scusi tantissimo, ma ha veramente ragione perché la quantità di 50/80 kg a pianta è stato un mio errore di trascrizione.

    La quantità giusta invece è di 1/2 kg a pianta equivalente a 60/120 kg ad ha.

    Il concime andrà distribuito nei primi anni vicino a colletto, proprio perché le radici hanno una ridotta estensione radiale, cercando di distribuirlo sempre più  lontano dal colletto e secondo la proiezione della chioma in virtù dell'accrescimento radicale in larghezza.

    Ringraziandola ancora e scusandomi per l'errore la saluto cordialmente. 

    Dr. Fabio Di Gioia

  • Quanto nitrato di potassio devo utilizzare per il mio frutteto?

    Il 14/06/2017, Onofrio di Alcamo chiede:

    Salve, ho un piccolo frutteto in produzione, compreso dell'uva da tavola, e gradirei capire le quantità di nitrato di potassio da distribuire per pianta e non per ettaro. Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Onofrio
    Il nitrato di potassio KNO3, è un concime minerale definito binario, in quanto capace di apportare due elementi della fertilità rappresentati dall'azoto e dal potassio (N - K).
    Ha un titolo pari a 13 - 46, ossia contiene il 13% di azoto in forma nitrica (NO3-) e il 46% di potassio sotto forma di ossido di potassio (K2O).

    Il nitrato di potassio è un concime di buona qualità molto solubile in acqua, contenendo ai due elementi più importanti per la crescita e il sostentamento delle piante, come il potassio e l'azoto di essere assorbiti in forme facilmente assimilabili.
    Ad ettaro (ha), la quantità media per un frutteto in piena produzione e in fase adulta, dovrebbe aggirarsi tra 60 - 120 kg/ha.
    Traducendo questo valore come quantità in kg, da distribuire sempre per pianta per un frutteto in piena produzione e in fase adulta, dovrebbe aggirarsi mediamente in 50 - 80 kg a pianta.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dr. Fabio Di Gioia

  • Come si chiama questa pianta da frutto?

    Il 08/06/2017, Peragallo Antonio di Valdieri (CN) chiede:

    Desidero, se possibile, conoscere il nome della pianta in questione. La pianta si trova a Ruta di Camogli (GE), mio paesello d'origine. L'ho comprato come "sorbolo" ma i miei vicini di casa si son messi a ridere sostenendo che si sarebbe trattato di "sexe-brignunne" ossia una sorta di ciliegie- prugne. Grazie mille e i migliori saluti
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Antonio.

    Effettivamente la pianta che ha comprato e di cui ha allegato le foto, non si tratta del sorbolo o sorbo domestico (Sorbus domestica), ma bensì appunto della ciliegia - susina, meglio conosciuta come:

    MIRABOLANO

    Famiglia: Rosacee.

    Sottofamiglia: Drupacee o prunoidee.

    È una specie originaria delle regioni del Caucaso e dell'Asia occidentale introdotta in Europa prima dell'epoca romana.

    La pianta alta fino a 8 metri circa, presenta un fusto eretto, a volte contorto così come le sue ramificazioni, divise e ramificate dalla base fino in alto.

    Il tronco snello, diritto poi sinuoso e nodoso, presenta una corteccia liscia nei giovani esemplari, ruvida e solcata in quelli adulti e di colore brunastro.

    La chioma ha un colore da verde tenero, fino a rosso - violaceo scuro nella varietà definita susino da fiore (Prunus pissardi).

    Le foglie sono caduche, semplici a lamina ovoidale - ellittica con il margine seghettato e una nervatura ben marcata, lunghe 6 - 7 cm. 

    Il colore varia dal verde chiaro, a verde scuro fino a rosso - violaceo nel susino da fiore (Prunus pissardi).

    I fiori sono solitari, si sviluppano in marzo - su peduncoli di 1 cm, sono larghi più di 2 cm e hanno petali bianchi (rosei nel susino da fiore) con stami a filamento più o meno violaceo. 

    Il frutto è una drupa sferica, di una forma simile ad una ciliegia/susina, larga fino a 3 cm, rossa, gialla o rosea a maturità, dolce e succulenta.

    Generalmente la specie viene utilizzata come portinnesto in frutticoltura per la propagazione del susino domestico o europeo (Prunus domestica) e dell'albicocco, ma principalmente viene impiegata soprattutto per la sua funzione ornamentale, specialmente il susino da fiore, perché presenta foglie rosso - violacee scure e una bella fioritura roseo intensa.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

     

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Il Mirabolano come portainnesto è compatibile?

    Il 04/06/2017, Giuseppe di Milano chiede:

    Ho innestato Prunus Subirtella Autumnalis su Mirabolano, sia a triangolo in febbraio sia a gemma dormiente a fine agosto, in entrambi i casi senza successo. Nell'innesto a triangolo è quasi impossibile ottenere delle marze di buon diametro, nell'innesto a gemma è difficili individuare le gemme a legno. Il Mirabolano come portainnesto è compatibile? Che consigli avete per l'innesto di Subirtella?
    Alberta_Ballati
    Risponde l'esperto
    Alberta Ballati

    Buonasera,

    è preferibile il Prunus avium come portinnesti, scegliendo il periodo invernale, con un innesto a triangolo in febbraio.

    Buona serata

    Albera Ballati

  • Posso piantare il mio sorbo uccellatore nel mio giardino vicino ad uno steccato?

    Il 28/05/2017, Gioacchino Pirri di Rose chiede:

    Salve, possiedo da circa tre anni un sorbo uccellatore. Avevo letto qua e la su internet che cresce molto lentamente e infatti non é molto alto. É ancora in vaso e vorrei piantarlo nel mio giardino vicino ad uno steccato ed al muretto di un altro giardino. Lo spazio non é molto, poco piu di un metro; volevo sapere se posso farlo oppure se preferisce spazi piu ampi. Inoltre vorrei chiederle perchè non porta frutti e perchè non fiorisce (non ricordo abbia mai fatto fiori). Avevo letto che per produrre era necessaria un'altra pianta per l'impollinazione, ma per la fioritura? Perche non fa fiori? Grazie mille.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Gioacchino.

    Il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), è una specie di pianta di interesse forestale e ornamentale, caratterizzata da una crescita molto lenta nel tempo al pari delle altre specie di sorbo (es. sorbo domestico) con una messa a frutto compresa tra il 25 esimo e il 30 anno di età.

    Il fatto che ancora non abbia fiorito e quindi non abbia fruttificato, non è da imputare alla mancanza di un impollinatore, ma semplicemente al fatto che si tratta di una specie caratterizzata da una fase giovanile molto lunga in cui produce solamente foglie e germogli. Soltanto dopo aver superato il 25 esimo anno di età può cominciare a produrre fiori e frutti. La pianta ha solo 3 anni e quindi è più che naturale che non faccia fiori e frutti.

    Per quanto riguarda il suo impianto, le consiglierei di evitare di piantarlo vicino allo steccato o al muretto, perché è una pianta che ha bisogno di notevole spazio per crescere e far sviluppare la parte radicale e soprattutto abbisogna di posizioni ben soleggiate ed esposte dove possa produrre un fogliame intenso e successivamente una buona produzione. Per cui è necessario porlo in spazi di maggiore ampiezza dove possa crescere in maniera più regolare e senza fastidi.

    Ringraziandola della sua domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Il biricocco produce pochissimi frutti, è normale una produzione tardiva?

    Il 19/05/2017, Giovanni Nocentini di Firenze chiede:

    Ho un piccolo terrreno in comune di Sesto Fiorentino. Ho dovuto tagliare due vecchi alberi di fico perchè entrambi attaccati dal punteruolo nero. La mia domanda invece riguarda una pianta di biricoccolo che ho da circa 5-6 anni. In tutto questo periodo al massimo ha prodotto 4-5 frutti per anno. Quest'anno solamente 1. E' normale una produzione tardiva oppure non è il luogo ideale per tale pianta ed è meglio estirparla e sostituirla con un altro frutto?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Giovanni.

    Partiamo intanto dal presupposto che le piante arboree da frutto oltre ad un ciclo annuale di vegetazione e produzione, uno biennale di formazione delle gemme a frutto, presentano anche un ciclo vitale o poliennale, diviso a sua volta in 3 fasi:

    Fase 1 di Giovinezza)

    Nella pianta tende a prevalere l'attività vegetativa su quella produttiva caratterizzata da una abbondante sviluppo di germogli e foglie e una ridotta produzione di fiori e frutti.

    È la fase del momento di vita della pianta, in cui la produzione è crescente.

    Fase 2 di Maturità)

    Nella pianta vi è un equilibrio tra attività vegetativa (germogli e foglie) e produttiva (fiori e frutti).

    È la fase del momento di vita della pianta, in cui la produzione è costante.

    Fase 3 di Senescenza)

    Nella pianta tende a prevalere l'attività produttiva con sviluppo di fiori e frutti, su quella vegetativa con sviluppo di foglie e germogli.

    È la fase del momento di vita della pianta, in cui inizia il declino produttivo della specie fino alla vecchiaia.

    Quindi facendo tesoro della descrizione riportata sopra, le dico da subito che 5 - 6 anni di vita di una pianta, è molto poco per avere un'abbondante produzione di frutti.

    Di conseguenza per avere una produzione maggiore di frutti, è necessario attendere almeno altri 2 - 3 anni, perché in questo momento la pianta si trova ancora nella fase 1 di Giovinezza con una produzione di frutti in crescita ma ancora ridotta perché l'attività vegetativa predomina su quella produttiva.

    Con le piante e con la natura è necessario non avere fretta, perché i ritmi naturali sono molto diversi da quelli imposti dall'uomo.
    È fondamentale dare modo alle piante di svilupparsi dal punto di vista morfologico e fisiologico in modo che possano formarsi e sostenere un'adeguate produzione di frutti.

    Quindi le consiglio di aspettare e vedere bene il comportamento della pianta nei prossimi anni e osservare l'andamento produttivo evitando di estirparla o sostituirla con un'altra specie da frutto.

    Il fatto che questo anno, la sua pianta abbia prodotto un solo frutto è stato causato probabilmente dalle gelate tardive che si sono verificate nel mese di aprile che hanno danneggiato i fiori ma soprattutto i frutti in fase di post allegagione causando l'aborto embrionale del seme determinandone successivamente l'eventuale cascola anticipata.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a sua disposizione per altri quesiti, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Foglie del mango scure: sapete dirmi di che problema si tratta? Come curarle?

    Il 15/05/2017, Simona di Milano chiede:

    Gentilissimi, le foto sono del mio mango, nato da seme. Da poco le foglie stanno iniziando a avvizzirsi nei bordi e scurirsi. Sapete dirmi che problema è e come risolverlo? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Simona.
    A mio parere, l'inscurimento dei bordi fogliari della sua pianta di mango nata da seme seguita da avvizzimento delle stesse foglie, è dovuto ad un eccesso idrico nel terreno a cui a fatto seguito anche la diffusione di agenti fungini di marciume radicale.

    In questo caso sarebbe necessario che lei sospenda immediatamente la bagnatura del terreno e se è possibile trapiantare le piantine in un altro tipo di substrato magari più idoneo alla crescita del mango ed eventualmente in un vaso più grande.

    Rimanendo a disposizione per altre delucidazioni, le porgo i miei cordiali 
    saluti.

    Dr. Fabio Di Gioia

  • Nocepesca Madonna d'agosto ha dei frutticini con decolorazioni strane: cosa fare?

    Nocepesca Madonna d'agosto ha dei frutticini con decolorazioni strane: cosa fare?

    Il 14/05/2017, Roberto di San Fili chiede:

    Salto i seppur meritati complimenti di rito e ringraziamenti del servizio che ci offrite per passare direttamente alla domanda. Allego le prime due foto relative alla varietà nocepesca Madonna d'agosto chiamata anche sbergio bianco o merendella, resistentissima alla bolla del pesco. Da qualche anno, in questo periodo, presenta dei frutticini con decololazioni strane: nella seconda foto si evince addirittura sulla foglia a sinistra del frutto centrale qualche macchia che mi fa pensare alla Sharka, anche se tutte le altre foglie non mostrano questi disegni. Sono preoccupatissimo perché dopo circa otto anni di passione e investimenti di tempo e denaro, se così fosse, vedrei svanire tutti i miei sforzi. Nella terza foto allego un susino regina claudia che, già dallo scorso anno, presenta in questo periodo delle protuberanze strane, successivamente però le stesse sono andate quasi scomparendo nel momento della maturazione e non ho avuto alcuna cascola dei frutti i quali peraltro risultavano commestibili e gradevoli. Vi ringrazio per l'aiuto che mi offrite e vi chiedo ovviamente consigli per qualche trattamento anche non biologico, infatti dopo tutti questi anni mi dispiacerebbe parecchio estirpare le piante. Presiso che nel mio giardino ho altre 12 drupacee di cui un susino Stanley presenta le stesse caratteristiche della regina claudia. Gli altri peschi e ciliegi per il momento non pare siano interessati dal fenomeno ma in un'annata piena di afidi come quella che stiamo vivendo, non sarà possibile metterli al sicuro da eventuali infezioni.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Roberto.
    Il ringraziamento va direttamente a lei, perché è proprio grazie agli utenti che il portale cresce e funziona sempre di mettendo a disposizione i vari esperti a poter offrire sempre risposte adeguate e precise alla problematica richiesta.

    Venendo alla risposta e analizzando attentamente le sue problematiche riguardo le piante di pesco e di susino e procedendo per ordine, avremo che:

    1) ARROSSAMENTI CORRUGATI SUI FRUTTI DI PESCO NETTARINA
    In questo caso, il danno è stato indotto proprio dalla bolla del pesco 
    (Taphrina deformans), di cui specialmente le varietà nettarine o pesche noci sono particolarmente sensibili. Le corrugazioni di colore rosso in rilievo sui frutti di pesco in fase di accrescimento, sono il sintomo tipico di attacco della bolla del pesco.
    Tra i trattamenti di natura non biologica e di conseguenza chimica per contrastare lo sviluppo della bolla del pesco quelli classici normalmente si eseguono dei trattamenti preventivi in due momenti importanti:

    1) Alla caduta delle foglie a fine novembre.
    2) Prima della ripresa vegetativa tra la metà e fine di febbraio.

    I trattamenti da fare sul bruno alla caduta delle foglie e in pieno inverno, devono essere eseguiti in dosi elevate di principio attivo (es. Ziram e/o ossicloruro di rame), di circa 500 - 800 g/hl di acqua per i formulati aventiil 70 - 90% di principio attivo (vedasi etichetta del prodotto al momento dell'acquisto).
    Normalmente bastano questi due trattamenti preventivi al fine di rinforzare e rinvigorire il legno in modo da creare una barriera che si oppone alla penetrazione delle ife fungine all'interno delle gemme chiuse, per contenere ladiffusione delle infezioni.

    In caso però di primavere umide e/o piovose o di varietà sensibili, sarà necessario intervenire ulteriormente alla cadenza di un trattamento ogni 15 giorni, con prodotti a base di Thiram o Ziram.
    I trattamenti primaverili - estivi, devono essere eseguiti con dosi ridotti di circa il 50% del principio attivo.
    Qualora i trattamenti preventivi non fossero sufficienti a contrastare la malattia e in caso di infezioni gravi in atto, la lotta allo bolla del pesco può essere eseguito attraverso l'impiego di prodotti sistemici a base di dodina.

    2) DECOLORAZIONI SUI FRUTTI DI PESCO E PROTUBERANZE SUI FRUTTI DEL SUSINO
    Le devo purtroppo comunicare che si tratta proprio di sharka. Le decolorazioni sui frutti di pesco e le protuberanze sui frutti di susino, sono il classico sintomo tipico di questa pericolosa virosi.
    Come è ben evidente anche dalla prima foto di pesco che ha allegato, vi sono delle foglie accartocciate a forma di sigaro, classico sintomo dovuto al danno causato dall'afide sigaraio del pesco (Myzus varians) un potenziale vettore della Sharka.
    Di seguito le allego la descrizione dettagliata della malattia, con i possibili mezzi di lotta.

    A) La Sharka che cos’è?
    La Sharka o vaiolatura ad anello (PPV Plum Pox Virus), è una malattia di origine virale con effetti devastanti, il cui nome deriva da una parola bulgara che tradotta significa vaiolo.

    B) Qual’è l’origine della malattia e dove si è diffusa?
    Le prime segnalazioni della malattia si sono avute in Bulgaria intorno al 1917 su piante e frutti di susino dove già era diffusa da molti anni e dove ha prodotto danno ingenti. Da questo paese la malattia si è poi propagata rapidamente in Europa, nel Bacino del Mediterraneo, in India, in America, in Cile e in Canada con un decorso più o meno a dannoso a seconda del ceppo di virus, delle varietà infettate e della dimensione dell’infezione.

    Nocepesca Madonna d'agosto, sbergio bianco, merendellaIn Italia la malattia è stata individuata per la prima volta nel 1973 nella zona della Val Venosta in Trentino Alto Adige all’interno di un frutteto coltivato ad albicocche.

    Questa malattia per il momento risulta endemica almeno in Italia, ma nonostante ciò deve essere assolutamente controllata per i gravi danni che può provocare una sua eventuale diffusione epidemica soprattutto per le piante da frutto e in particolar modo per l’albicocco.

    Negli ultimi anni però ha assunto caratteri epidemici in alcune aree del sud d’Italia, soprattutto in Basilicata nella zonadel Metapontino laddove vi sono colture intensive di pesco e altre drupacee.

    In queste zone, la minaccia che la sharka rappresenta per la redditività degli impianti di drupacee si è aggravata a causa dell’introduzione del ceppo M (marcus), particolarmente virulento e distruttivo. Infatti nei pescheti infetti dal ceppo M della Sharka, se non si interviene con la rimozione delle piante infette, possono essere sufficienti 5 -6  anni dall’introduzione del virus (cioè 1-3 alberi infetti) per la sua diffusione a tutti gli alberi dell’impianto con la conseguente morte degli ospiti.
    La diffusione in campo della malattia a partire dai primi focolai è stata causata prevalentemente agli afidi vettori, molti dei quali non sono fitofagi abituali delle drupacee me le infettano con le loro punture di assaggio.

    C) Piante ospiti
    La virosi colpisce principalmente le piante appartenenti alla famiglia delle Rosacee e in particolare quelle del genere Prunus come:

        1) Pesco
        In particolar modo le Nettarine.
        2) Albicocco.
        3) Susino.
        4) Ciliegio dolce.
        5) Ciliegio acido.
        6) Mandorlo.
        7) Specie ornamentali e selvatiche.

    Tuttavia le varie specie vegetali, presentano una diversa sensibilità alla virosi, evidenziando inoltre sintomatologie più o meno differenziate.
    Le manifestazioni sintomatiche della sharka variano notevolmente in relazione alla specie e varietà ospite, alla virulenza del ceppo virale, alle condizioni climatiche ed alla contemporanea infezione della pianta con altri virus.

    D) Sintomi della malattia
    I sintomi della malattia si manifestano sulle foglie e sui fiori alla ripresa vegetativa, sui frutti e sui noccioli.

    D.1) Sintomi sulle foglie
    Alla ripresa vegetativa in primavera e all’inizio dell’estate si evidenziano aree decolorate o clorotiche a forma di anello visibili in trasparenza lungo le nervature fogliari. Questi sintomi possono evolvere in maniera diversa a seconda della specie interessata.
    Sull’albicocco tendono a scomparire, mentre sul susino questa aree clorotiche evolvono successivamente in necrosi di colore bruno rossastre le quali possono assumere anche un andamento lineare.

    D.2) Sintomi sui fiori
    Sui fiori i sintomi sono particolarmente evidenti sulle piante di pesco soprattutto le varietà a fiore rosa. Essi si manifestano con tipiche screziature di colore rosa intenso su un colore di fondo rosa chiaro a cui seguono delle alterazioni tra cui la comparsa di aree clorotiche a forma di 
    anello.

    D.3) Sintomi sui frutti
    Sui frutti la manifestazione della malattia è molto più grave e il suo sviluppo anche in questo caso è diverso in base alla specie interessata.
    Sull’albicocco si formano della aree ad anello più o meno depresse con superficie di colore chiaro oppure variegate di colore rossastro. Con il procedere della maturazione, queste alterazioni si aggravano sempre di più evolvendo in deformazioni che fanno assumere al frutto una consistenza stopposa a livello della polpa. I frutti in seguito vanno incontro alla cascola più o meno intensa a cui segue una perdita economica.

    Susino regina ClaudiaSul susino le manifestazioni sintomatiche sono molto simili tuttavia però le alterazioni del frutto risultano ancora più profonde, con affossature che possono interessare anche la polpa. Queste alterazioni si manifestano sempre con l’insorgenza di aree decolorate ad anello che possono riguardare anche tutta la superficie della buccia del frutto.
    Sul pesco e in particolar modo sulle varietà appartenenti al gruppo delle nettarine i sintomi sono ancora più accentuati.
    I frutti colpiti successivamente raggrinziscono in maniera più o meno accentuata a seconda della virulenza del patogeno e della sensibilità della varietà.

    I frutti in prossimità dalla maturazione diventano bitorzoluti a causa della presenza di depressioni molto marcate. In corrispondenza delle parti infossate, la polpa assume una colorazione bruno rossastra, di consistenza fibrosa, con depositi di gomma e sapore insipido.
    Nelle varietà molto suscettibili si ha forte cascola prima nel giro di 2-3 settimane della raccolta, mentre in quelle tolleranti al virus i frutti che possono arrivare a maturazione, appaiono del tutto normali anche se tuttavia non risultano più commerciabili a seguito per le profonde modificazioni qualitative indotte dal virus.

    D.4) Sintomi sui noccioli
    Sui noccioli e in particolar modo sull’albicocco si evidenziane aree circolare ad anello con margini ben definiti e di colore giallastro molto evidenti. 
    Questi segni inconfondibili dell’attacco del virus vengono utilizzati a scopo diagnostico per l’identificazione della malattia.

    Il virus non è pericoloso per i consumatori ma, oltre a portare alla morte delle piante, rende i frutti non commerciabili a causa delle deformità e dell’elevata acidità indotta.

    E) Trasmissione della malattia
    La malattia viene tramessa attraverso:

        - Afidi

    Tra le specie di afidi fitofagi che attaccano le drupacee e che possono trasmettere la virosi a causa delle loro punture di assaggio e nutrizione ricordiamo:

    a) Afide verde del pesco (Myzus persicae).
    b) Afide bruno del pesco (Brachycaudus persiacae).
    c) Afide farinoso del pesco (Hyalopterus amygadali).
    d) Afide farinoso del susino (Hyalopterus pruni).

        - Materiale di propagazione infetto

    L’utilizzo di materiale di propagazione (marze, innesti semi ecc.) infetto è un altro vettore di questa malattia soprattutto quando l’uomo traferisce da un paese all’altro alcuni materiali senza preoccuparsene o senza sapere il loro reale stato sanitario.

    F) Lotta alla malattia
    La sharka o vaiolatura ad anello è considerata una malattia da quarantena per questo non esiste cura possibile per questa virosi e l’unico rimedio è l’abbattimento di tutti gli esemplari infetti, come previsto in Italia dalla lotta obbligatoria secondo il D.M. del 29 novembre 1996.
    E’ possibile tuttavia applicare una lotta preventiva, tesa principalmente ad evitare la diffusione e allo stesso tempo contenerla.
    La prevenzione si attua attraverso:

    1) Uso si materiale di propagazione sano e certificato
    Questa virosi si trasmette attraverso la propagazione vegetativa di piante infette (materiale di vivaio e innesti) e tramite varie specie di afidi.
    Il materiale di propagazione è il mezzo di diffusione del virus più importante su lunga distanza e per questo sono estremamente importanti sia il controllo che la certificazione del materiale vivaistico.
    L’uso di marze non controllate, specialmente se prelevate in aree dove il virus è endemico e ha colonizzato anche piante spontanee, espone i nuovi impianti a forti rischi di infezione.
        
    2) Controllo visivo delle piante

    In aree dove la diffusione dell’infezione è ancora bassa, per tentare di contenere o eradicare infezioni, è necessario eseguire almeno 2-3 controlli visivi durante la stagione vegetativa (fioritura, foglie sviluppate, frutti) e rimuovere tempestivamente le piante sintomatiche.
    Nel periodo della fioritura, pertanto, si raccomanda di fare molta attenzione ai sintomi fiorali e, nel caso di sospette infezioni, rivolgersi tempestivamente all’Ufficio Fitosanitario Regionale che provvederà ad eseguire le opportune analisi diagnostiche ufficiali.
        
    3) Protezione incrociata

    Attraverso l’uso di ceppi non virulenti o lievi della sharka.

    4) Lotta agli insetti vettori
    E’ uno dei mezzi attualmente più importante, al fine di controllare il diffondersi della malattia visto che essa si trasmette principalmente attraverso le punture degli afidi che attaccano le drupacee

    5) Risanamento del materiale di propagazione infetto
    Consiste nel porre le marze e altro materiale vivaistico alla pratica della termoterapia, ponendo il materiale a temperature comprese tra i 50 e 60 °C in modo da distruggere eventuali virus che possano avere infettato le cellule e tessuti.

    6) Impiego di varietà resistenti OGM o transeniche
    Negli ultimi anni si è tentato di ottenere varietà resistenti a questa malattia ma con scarsi risultati. È stata ottenuta una varietà di susino OGM resistente al virus tramite ingegneria genetica ma non è disponibile ancora disponibile sul mercato.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a disposizione per risolvere altri dubbi o quesiti (vista l'importanza della problematica), la saluto cordialmente.


    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Il Serenade max e' miscelabile con Decis Jet?

    Il 09/05/2017, Andrea di Perugia chiede:

    Buongiorno vorrei gentilmente sapere se Serenade max e' miscelabile con Decis Jet visto che in etichetta di serenade max e' scritto: evitare miscele che potrebbero danneggiare il microrganismo.. Grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Andrea.

    Il Serenade Max, è un prodotto biologico a base di Bacillus subtilis ceppo QST 713 sotto forma polverulenta e bagnabile, utilizzato per il contenimento di malattie fungine come:

    1) Ticchiolatura del melo e del pero (Venturia spp.).

    2) Colpo di fuoco batterico delle pomacee (Erwinia amylovora).

    3) Muffa grigia su frutti e ortaggi (Botrytis cinerea).

    4) Sclerotiniosi delle ortive (Sclerotinia spp.).

    5) Cancro batterico delle drupacee (Xanthomonas campestris pv. pruni).

    6) Batteriosi del pomodoro (Pseudomonas syringae).

    È essenzialmente un prodotto di contatto ad azione preventiva da impiegare all'inizio delle infezioni.

    Può essere impiegato in strategie di difesa integrata o di lotta biologica a carico di piante come vite, piante frutticole o orticole sia in serra che in pieno campo. 

    Può essere distribuito da solo o in alternanza con altri prodotti per ridurre anche il problema della persistenza nell'ambiente.

    Il prodotto presenta anche i seguenti vantaggi:

    a) Permette di evitare l'eventuale evoluzione di fenomeni di resistenza da parte dei patogeni.

    b) E' ammesso nel biologico.

    c) E' miscibile con altri prodotti fitosanitari come fungicidi e insetticidi.

    Questa è infatti uno dei suoi vantaggi ossia la possibilità di poter essere mescolato senza problematiche particolari con altri prodotti fitosanitari quali insetticidi (esempio il Decis yet da lei citato) o con prodotti a base di rame, senza che il microrganismo che svolge la sua azione di difesa venga danneggiato o comunque se ne riduca l'effetto.

    Più che la miscibilità con gli altri prodotti fitosanitari, è necessario fare attenzione più che altro alla reazione del mezzo e al pH della soluzione in cui il prodotto deve essere mescolato. 

    Per questo è fondamentale che il pH sia neutro o leggermente acido e non alcalino, perché i batteri in ambiente alcalino vengono danneggiati perdendo di conseguenza la loro capacità d'azione.

    Quindi è necessario verificare per prima cosa il pH dell'acqua con cui vengono mescolati i prodotti cercando soprattutto di valutare la durezza che è dovuta al contenuto di carbonati in modo da poter capire la reazione acida o alcalina del mezzo in cui il prodotto è sciolto.

    In caso di una reazione alcalina, si consiglia l'aggiunta di alcune gocce di limone al fine di tamponare il pH troppo alto e quindi rendere il mezzo più idoneo allo sviluppo del batterio.

    Ringraziandola della sua domanda, le porgo i miei distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • I miei alberi da frutto presentano corteccia molto sgretolata, c'è rimedio?

    Il 09/05/2017, Antonio E. Palumbo di Potenza chiede:

    Molti degli alberi da frutto (7) di diverse varietà - mele,pere, melecotogne - piantate tra 20 e 10 anni fa, presentano corteccia molto sgretolata, in alcuni punti assente, e tendono ad assumere una colorazione nera, come se fossero ricoperti di fuliggine. E' una malattia? C'è rimedio ?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Antonio.

    Il distacco della corteccia delle sue piante di melo, pero e cotogno piantate circa 10/20 anni a cui ha fatto seguito l'imbrunimento del tessuto sottocorticale, non è dovuto ad una malattia ma semplicemente ad un danno causato principalmente dal freddo invernale oppure primaverile.

    Nel caso delle piante da frutto da lei segnalate, il danno da freddo più evidente si manifesta con l'insorgenza di spacchi a forma di bulbo di cipolla (cipollature) o a becco di luccio, a cui può far seguito lo sgretolamento della corteccia e l'imbrunimento del tessuto sottocorticale che alla fine di può trasformarsi in un ammasso nero e fuligginoso.

    L'imbrunimento del tessuto sottocorticale, è causato dalla formazione del ghiaccio intracellulare che si forma velocemente a seguito del repentino abbassamento termico, il quale aumentando di volume va a spaccare i tessuti conduttori dove scorre la linfa facendola fuoriuscire all'esterno e di conseguenza determinando la necrosi dei tessuti.

    Il rimedio migliore in questo caso, sarebbe quello di asportare la corteccia sgretolata e il tessuto sottocorticale danneggiato fino ad arrivare a quello sano e vivo (si chiama potatura di rimonda).

    Dopodiché spennellare con della calce a scopo protettivo e disinfettante e distribuire dei mastici protettivi ad azione cicatrizzante delle ferite.

    Questa operazione sarebbe bene eseguirla alla fine dell'inverno una volta scongiurato il periodo di eventuali ritorni di freddo, prima del risveglio vegetativo delle piante.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a disposizione per altre eventuali quesiti, la saluto con cordialità.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • I sali di rame e i sali di calcio: dove darli e in quale periodo dell'anno?

    Il 05/05/2017, Armando di Sant'Oreste chiede:

    I sali di rame e i sali di calcio si devono dare per via aerea o sparsi nel terreno attorno alla pianta ed in quale periodo dell'anno? Anticipatamente la ringrazio Sig. Fabio Di Gioia
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Armando.
    Sia i sali di rame che i sali di calcio, sono considerati entrambi dei prodotti ad azione preventiva contro i principali patogeni e parassiti delle piante in quanto vanno a formare su di esse una pellicola protettiva alla loro penetrazione.

    I sali di rame e in particolare la poltiglia bordolese e l'ossicloruro di rame sono considerati degli anticrittogamici e antibattericidi ad azione preventiva, in quanto favoriscono l'indurimento delle cellule e tessuti esterni sia del fusto che della foglia impedendo ad essi di penetrarli e diffondersi al loro interno. Questi devono essere distribuiti principalmente sulla parte aerea della pianta.

    I sali di rame possono essere distribuiti a novembre come si dice sul bruno alla caduta delle foglie e successivamente a febbraio prima della schiusura delle gemme, direttamente sui rami e sul tronco delle piante a scopo preventivo per esempio per proteggere la pianta dagli attacchi primaverili, di bolla del pesco, corineo del pesco e monilie delle drupacee.

    Questi trattamenti preventivi, vengono poi ripetuti al verde su tutte le specie di piante a partire dal mese di marzo e fino all'accrescimento dei frutti in base all'andamento climatico e alla piovosità stagionale.
    I sali di calcio e in particolare l'ossido e l'idrossido di calcio (calce), oltre ad un azione anticrittogamica e antifungina presentano anche un'azione nel contrastare la penetrazione di insetti a livello del legno della pianta. 

    Molto spesso vengono distribuiti sulla parte aerea della pianta attraverso delle spennellature sul tronco.
    Il periodo di distribuzione dei sali di calcio è concentrato principalmente nel periodo invernale a carico del legno a partire dal colletto del fusto fino alla corona della pianta laddove vi è la ramificazione delle prime branche.
    La sua funzione è quella di agire a scopo disinfettante eliminando gli eventuali parassiti e insetti che si sono insediati tra gli anfratti della corteccia del tronco creando al tempo stesso una barriera protettiva a funghi e batteri patogeni.

    La distribuzione per le spennellature estive sempre sul tronco delle piante, serve invece a proteggere le piante dall'eccessiva insolazione e dalle eventuali ustioni a carico del legno.
    La calce infine, viene considerata un prodotto ad azione correttiva che può essere distribuito anche a livello del terreno al fine di elevare il pH nei terreni acidi.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a sua disposizione per risolvere altri dubbi, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Le Marze di susino da innestare su albicocco ninfa, sono compatibili ?

    Il 05/05/2017, Giuseppe di Policoro chiede:

    Le Marze di susino da innestare su albicocco ninfa sono compatibili? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve di nuovo signor Giuseppe.

    Come avevo già precedentemente descritto, l'albicocco (anche della varietà Ninfa) presenta un'ottima compatibilità con le diverse varietà di susino. 

    La cosa che le consiglio di fare è quella di provare l'innesto su un solo ramo di albicocco, utilizzando almeno 2/3 marze di susino in modo da incrementare la possibilità d'attecchimento dell'innesto.

    Ringraziandola della sua domanda e rimanendo a disposizione per risolvere altri dubbi e altre domande, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • E' possibile innestare il susino utilizzando come portinnesto l'albicocco?

    Il 03/05/2017, Giuseppe di Policoro chiede:

    È possibile innestare il susino utilizzando come portinnesto l'albicocco (di 4 anni di età circa)? E' compatibile? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Giuseppe.

    Assolutamente sì, è possibile innestare tranquillamente il susino utilizzando come portinnesto l'albicocco. C'è perfetta compatibilità, nonostante con alcune varietà di susino possono insorgere dei problemi di disaffinitá d'innesto. In questi casi è necessario valutare attentamente la varietà di albicocco su cui innestare la varietà di susino.

    Trattandosi in questo caso di una pianta giovane di 4 anni, le consiglio nell'eseguire l'innesto facendo la prova soltanto su di un ramo, lasciando indenni gli altri e utilizzando almeno 2/3 marze di susino in modo da incrementare le possibilità di attecchimento sul portinnesto.

    Se deve eseguire un innesto a marza a fine inverno tra febbraio e marzo, le consiglio di prelevare le marze di susino almeno qualche mese prima e di porle al buio avvolte in un telo scuro, mantenendole costantemente umide e porle in frigo alla temperatura compresa tra i 2 e 7 gradi. In questo modo si riesce a rallentare l'attività vegetativa senza interromperla, della marza in modo che al momento dell'innesto sua marza che portinnesto si trovino nello stesso stadio al fine di incrementare le possibilità di attecchimento.

    È possibile anche eseguire l'innesco a gemma vegetante nel mese di aprile e a gemma dormiente tra agosto e settembre. Tuttavia le possibilità di attecchimento in questo caso sono più ridotte rispetto all'innesto a marza.

    Le volevo infine ricordare che in data 20/21 maggio, terrò un corso sulla difesa fitosanitaria delle piante, all'interno del quale verranno affrontate tutte le problematiche relative alla gestione delle piante da frutto.

    Per iscriversi al corso può seguire questo link http://arsmaremmavetrina.altervista.org/prodotto/da-fare-in-qualsiasi-periodo-difesa-delle-piante-vigneto-oliveto-e-frutteto-piante-di-actinidia-protette-dal-gelo-con-la-pagliala-difesa-fitosanitaria-delle-piante-e-unoperazione-coltu/

    Ringraziandola della sua domanda e rimanendo a disposizione per risolvere ulteriori dubbi, la saluto cordialmente

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche

  • Le mie piante di Acerola non fanno le foglie, perchè?

    Il 28/04/2017, Roberto di Olbia Italia chiede:

    Ho 2 piante di Acerola acquistate lo scorso anno. Vorrei sapere quando inizia la vegetazione perchè ad oggi non ho visto ancora una fogliolina. Sotto la corteccia la pianta è verde e lo scorso anno hanno anche fruttificato. Grazie e buon lavoro
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Roberto.

    L'Acerola (Malpighia glabra), è una specie da frutto di origine tropicale diffusa soprattutto nel continente americano e in particolare in quello centrale e meridionale negli Stati del Brasile e di Porto Rico. 

    Questa specie può essere coltivata e adattarsi a vivere anche nei nostri climi temperati, ma rispetto ad altre piante da frutto tipiche dell'ambiente mediterraneo presenta un germogliamento più tardivo normalmente intorno la metà e fine di maggio, con una fioritura tra giugno e luglio.

    Quindi tenendo conto di quello che le ho detto sopra e anche degli abbassamenti termici che vi sono stati in questo ultimo periodo, è più che normale che il suo germogliamento sia tardivo. Questo significa che il suo periodo normale per germogliare è la metà di maggio ma che però esso possa subire un anticipo o posticipo a causa delle condizioni ambientali più o meno favorevoli.

    Le volevo infine ricordare che in data 20/21 maggio, terrò un corso sulla difesa fitosanitaria delle piante, all'interno del quale verranno affrontate tutte le problematiche relative alla gestione delle piante da frutto.

    Per iscriversi al corso può seguire questo link http://arsmaremmavetrina.altervista.org/prodotto/da-fare-in-qualsiasi-periodo-difesa-delle-piante-vigneto-oliveto-e-frutteto-piante-di-actinidia-protette-dal-gelo-con-la-pagliala-difesa-fitosanitaria-delle-piante-e-unoperazione-coltu/

    Ringraziandola della sua domanda e rimanendo a disposizione per risolvere ulteriori dubbi, la saluto cordialmente.


    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Sostanze per la ripresa delle piante da frutto colpite da gelo durante la fioritura?

    Il 25/04/2017, Ildo Taglieri di Silvi chiede:

    Buonasera, esistono delle sostanze che possono favorire la ripresa di piante da frutto (pomacee,drupacee in particolare) colpite da gelo durante la fioritura?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Ildo.
    In questi casi, gli interventi che possono essere messi in atto al fine di contenere i danni da gelate tardive e/o primaverili e favorire la ripresa vegetativa della pianta, sono essenzialmente di quattro tipologie.

    1) DISTRIBUZIONE DI SOSTANZE ORMONALI DI CRESCITA
    Vengono a questo scopo impiegate delle sostanze ormonali di sintesi che appartengono alla categoria delle citochinine. Oltre alla citochinine di origine naturale come la zeatina, trovano impiego le citochinine di origine sintetica come la benziladenina e la chinetina. 

    Le citochinine, sono sostanze ad azione caulinare, ossia hanno la capacità di stimolare lo sviluppo delle gemme apicali e di conseguenza i giovani germogli che si sviluppano nella parte terminale dei rami. 

    Il loro meccanismo di azione, consiste nell'andare a stimolare il metabolismo delle proteine, ma soprattutto la sintesi della base azotata adenina mattoncino fondamentale per la formazione delle molecole di DNA e RNA. In questo modo si favorisce la trascrizione del messaggio genetico e di conseguenza determinando la sintesi proteica si attiva il metabolismo dell'azoto N e la crescita della pianta.

    2) DISTRIBUZIONE DEL PREPARATO 501 in BIODINAMICA
    In regime di agricoltura biodinamica, si utilizza il preparato 501 detto anche 
    Cornosilice. Si tratta di una polvere finissima derivante dalla macinazione di conchiglie marine chiamate diatomee con assieme del quarzo.

    Questa polvere di origine siliceo - calcarea, distribuita mediante polverizzatore da zolfo, una volta diffusa sulle parti interessate della pianta, rafforza l'assorbimento della luce e del calore a carico della piante stimolando la sua crescita e la sua produzione di frutti.

    3) DISTRIBUZIONE DI CONCIMI ORGANICI AL TERRENO
    Per favorire una veloce ripresa vegetativa, per le piante danneggiate dal gelo tardivo si interviene a questo scopo attraverso la distribuzione di concimi organici ad alto titolo azotato che oltre al letame maturo possono essere rappresentati anche da scarti di lavorazione come ad esempio quelli derivanti dalla lavorazione del sangue bovino e suino.

    L'azoto N, in essi prontamente disponibile è in grado di favorire lo stimolo all'accrescimento vegetativo della pianta, determinando una ripresa rapida della pianta.

    4) POTATURE TARDIVE
    Se il danno è limitato, si interviene in questi casi cercando di togliere i germogli e le parti di ramo che sono state danneggiate dal freddo, in modo da lasciare i germogli non danneggiati.

    Nel caso invece che il danno da freddo sia più intenso, si interviene con potature più drastiche, stimolando la ripresa vegetativa della pianta a partire dalle sue gemme latenti presenti sulle branche oppure sui rami di più anni.

    Ringraziandola della sua domanda, la saluto cordialmente.

    Dr. Fabio Di Gioia

  • Come faccio a sapere se il mio Olivello spinoso è un esemplare maschio o femmina?

    Il 14/04/2017, Cristina di Trento chiede:

    Ho comperato una pianta di olivello spinoso (Hippophae rhamnoides varietà Leikora). Sul cartellino della pianta non c'era scritto che per avere i frutti bisognava avere la pianta maschile e quella femminile. Come faccio a sapere se ho comperato un "esemplare femmina" o un maschio, visto che ho un'unica pianta? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Cristina.
    L'olivello spinoso Hippophae rhamnoides (come ha già indicato nella sua domanda), è definita una pianta dioica, ossia caratterizzata da l'apparato di riproduzione maschile e femminile su piante separate.
    Questo significa che avremo piante staminifere (maschili) e piante pistillifere (femminili).

    Entrambe le piante sono degli arbusti a foglia caduta, potendo arrivare all'altezza di 3 - 4 metri con una crescita molto rapida nel tempo. La pianta fiorisce nel mese di maggio prima dell'emissione delle foglie.
    In ogni caso si tratta prevalentemente di una pianta ornamentale utilizzata per formare delle siepi, adattabile in ogni tipo di terreno e temperatura considerata infine specie resistente alla siccità, allo smog e ai venti salini.

    Come riconoscere una pianta maschile (staminifera), da una pianta femminile (pistillifera)?

    PIANTA MASCHILE
    a) Foglie corte e rotondeggianti, di colore biancastro nella pagina superiore e verde grigio in quella superiore.
    b) Fiori di colore giallo verde pallido, con presenza degli stami e mancanza del pistillo.
    c) Non produce frutto.

    PIANTA FEMMINILE
    a) Foglie allungate e strette, di colore biancastro nella pagina superiore e verde grigio in quella superiore.
    b) Fiori di colore giallo verde pallido, con presenza del pistillo e mancanza degli stami.
    c) Frutto, bacca rotondeggiante piccola di colore arancione intenso molto 
    astringente.

    In definitiva, se la pianta che lei ha acquistato rientra nella prima casistica, allora si tratta di una pianta maschile. Viceversa si tratterà di una pianta femminile.
    Ringraziandola della sua domanda, la saluto cordialmente.

    Dr. Fabio Di Gioia

  • Il prelievo anticipato delle marze ha lo scopo di tenerle ferme rispetto al portinnesto?

    Il 08/04/2017, Antonio di Arezzo chiede:

    ''Le marze le consiglio di prelevarle almeno qualche mese prima d'innesto ponendole in frigorifero ad una temperatura compresa tra 0 - 10 °C, in modo da poter rallentare il loro sviluppo e far si che sia la marza che il portinnesto si trovino nello stesso momento vegetativo al fine di incrementare la riuscita dell'innesto.''A proposito di ciò che ho letto di cui sopra, mi sembra di aver capito, in altri siti internet, che il prelievo anticipato delle marze ha lo scopo di tenerle più ferme rispetto al portinnesto. È necessario dare tempo alla fase di attecchimento e alla formazione del callo o saldatura tra i due bionti; se si trovassero entrambi in vicinanze della ripresa vegetativa, alla schiusura delle gemme, si potrebbe verificare una forte riduzione fino all'esaurimento delle riserve in esse contenute, la marza non sopravviverebbe ad un'attecchimento incompleto, o no? Solo così la linfa può raggiungere attraverso la nuova rete vascolare la parte che andrà a costituire la struttura futura della pianta! Scusi ma è un passo importante e non mi sembra chiaro, tutto qua e se mi sbaglio, sarei felice di ricevere chiarimenti. Saluto
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Antonio.

    La ringrazio di nuovo per la domanda che mi pone, cui sono molto felice di poter rispondergli e chiarire meglio i suoi dubbi.

    La frigoconservazione delle marze, ha come scopo essenziale non solo quello di rallentare l'attività vegetativa, ma sopratutto di mantenere delle condizioni ambientali di umidità idonee al fine di favorire il suo maggior attecchimento sul portinnesto.

    Per questo quando le marze, si prelevano e si pongono in frigo, è necessario mantenerle umide, con la parte tagliata all'interno di sabbia e torba racchiusa in una busta di colore preferibilmente nera per mantenerla al buio e rallentare il più possibile, ma senza arrestare la sua attività vegetativa.

    A questo punto sorge spontanea la domanda <>.

    Perché semplicemente, quando in primavera le piante arboree riprendono la loro attività vegetativa, le sostanze nutritive di riserva accumulate nel legno del tronco e nelle radici, vengono mobilizzate per effetto dall'incremento di ormoni promotori che in questo caso sono rappresentati dalle auxine, prodotte dall'apice dei germogli in accrescimento. In definitiva si verifica una sorta di polarizzazione delle sostanze, che dalle parti basse vengono richiamate nelle parti alte considerate le più importanti sedi d'accrescimento della pianta.

    Per questo motivo, se la marza che viene innestata è leggermente in ritardo al portinnesto, il movimento delle sostanze nutritive verso l'alto facilità la formazione del callo e quindi la saldatura tra i due bionti, perché all'interno della linfa ascendente richiamata verso l'alto, si ritrovano tutte le sostanze necessaria all'attecchimento dell'innesto (es. zuccheri, proteine e ormoni).

    Se invece i due bionti, si trovano nella stessa fase vegetativa, anche all'interno della marza si è già verificato il movimento delle sostanze di riserva e di conseguenza non appena questa verrà innestata, si verrebbe a creare un conflitto con quelle del portinnesto, determinando il mancato attecchimento dell'innesto.

    Per cui è necessario, che la marza sia leggermente arretrata nel tempo rispetto al portinnesto, perché non solo le sostanze che si muovono verso l'alto favoriscono l'attecchimento dell'innesto, ma lo stesso movimento linfatico favorisce il risveglio della stessa marza e quindi la riuscita dell'innesto.

    Ringraziandola ancora della sua domanda e rimanendo a sua disposizione per risolvere altri dubbi, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Sono in tempo a capitozzare gli Astoni? Possono non attecchire?

    Il 05/04/2017, Antonio Giovanni di Reggio Calabria chiede:

    Buongiorno, il 3 Aprile ho piantato 2 Astoni a radice nuda di Pero, un Burro antico ed un altro pero a giugno. Non li ho capitozzati perché presentavano alcune foglioline e gemme a legno pronte per aprirsi. Chiedo: 1) Possono non attecchire visto il ritardo della messa a dimora? 2) Sono in tempo a capitozzarli oppure mi conviene aspettare l'anno prossimo? Vi ringrazio anticipatamente ed invio un cordiale saluto.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno,
     anche se si effettua il trapianto di piante da frutto in ritardo si può contrastare lo stress da trapianto con una puntuale e metodica irrigazione da ora in poi .
     La potatura può aiutare ma occorre sapere che è comunque uno stress aggiuntivo , ma se il carico di foglie rischia di essere eccessivo è meglio potare.
     Se gli Astoni avevano un apparato radicale con molte radici si può lasciare l'astone intero, se invece le radici sono poco numerose penso sia meglio tagliare un 30/ 40 % delle gemme , fermo restando l'irrigazione da ora fino all'autunno.
    Cordiali saluti
     
    Samuele Dalmonte

  • Piante nane di pesco e albicocco, fruttificano al secondo anno?

    Il 01/04/2017, Pietro di Ancona chiede:

    Buongiorno, ho delle piante nane, di pesco preso a radice nuda e albicocco preso già con qualche frutto. Sull' etichetta dice che fruttifica al secondo anno, è vero?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve.
    Le varietà nane sia di pesco che di albicocco, sono varietà che sono state selezionate attraverso il miglioramento genetico proprio, allo scopo di avere:

    1) Portamento contenuto (nano).
    2) Elevate densità d'impianto (es. frutteto prato).
    3) Precoce entrata a frutto (1 - 2 anno dopo l'impianto).

    Tutto questo si ottiene non solo cercando di selezionare accuratamente le varietà stesse, ma utilizzando soprattutto dei portinnesti nanizzanti, che di solito si presentano poco o per niente vigorosi e allo stesso tempo anche questi inducono un portamento contenuto e non assurgente ed espanso come avviene nel caso dei portinnesti franchi (da seme). 
    I portinnesti nanizzanti, sono spesso portinnesti clonali (ossia ottenuti per propagazione vegetativa), attraverso:

    a) Talea.
    b) Propaggine.
    c) Margotta.
    d) Micropropagazione.

    E' ovvio che una pianta innestata su questa tipologia di portinnesto, ha si un portamento contenuto e un'entrata a frutto precoce, ma una longevità molto ridotta e quindi al massimo dopo 10 anni dall'impianto il pesco e l'albicocco 
    vanno sostituiti.
    Se nel cartellino c'è scritto che si tratta di pesco nano, significa che è una varietà di pesco innestata su portinnesti nanizzanti a portamento ridotto e con una precoce entrata a frutto.
    Ovviamente non conoscendo chi glie lo ha venduto, non sono in grado di stabilire se effettivamente si tratta di varietà nane o meno. Però il fatto che già abbiano fruttificato e tenendo conto delle considerazioni fatte sopra, 
    posso affermare che si tratta di piante nane.
    Le consiglio di seguire l'evoluzione delle piante e la loro fruttificazione nel corso degli anni e di verificare se in base al ragionamento fatto, il loro comportamento morfologico e fisiologico si riferisce effettivamente a piante nane e in particolare:

    a) Elevata produttività.
    b) Presenza prevalente di rami fruttiferi corti (chiamati dardi).
    c) Portamento ridotto.
    d) Sviluppo contenuto.

    Ringraziandola della sua domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

  • Quali piante da frutto utilizzare per abbellire un grande giardino?

    Il 28/03/2017, Maria Antonietta di Folignano (AP) chiede:

    Buonasera, vorrei un consiglio: ho piantato una lunga bordura di fragole lungo un marciapiede ma mi piacerebbe consociarle con qualcosa che "ammorbidisca" questa lunga fila (quasi 10 metri), la abbellisca (e' comunque un giardino) e impedisca anche alla pioggia che cade sul terreno di sporcare col fango il marciapiede. Cosa potrei usare? Ho fatto anche una lunga siepe, per cosi' dire, di lamponi (5piante), more (5piante) e ribes (5piante): mi piacerebbe mettere qualcosa alla base per evitare le infestanti e anche in questo caso abbellire: avrei pensato alla calendula ma non so se sia la scelta giusta da un pdv botanico ed anche estetico (non saranno monotoni 20 metri di calendule?). Grazie in anticipo per i vostri consigli e suggerimenti
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Buongirono Gentilissima Signora Maria Antonietta.

    La consociazione (come lei ha indicato nella domanda), consiste nella coltivazione contemporanea di una o più specie (erbacee, orticole o arboree) contemporaneamente nello stesso terreno.
    Questa pratica agronomica, ha come scopo principale quello di far sì che le piante che entrano in consociazione si aiutino a vicenda attraverso la produzione di essudati radicali, o volatili emessi dalle foglie al fine di:

    1) Respingere e allontanare i parassiti.

    2) Contribuire a migliorare le caratteristiche qualitative e produttive del prodotto finale.

    Ovviamente esistono delle consociazioni positive (sinergiche) in cui entrambe le specie ricevono un vantaggio e consociazioni negative (antagoniste) in cui una delle due specie subisce uno svantaggio.

    Nel caso specifico della fragola, vengono considerate specie positive da coltivare insieme ad essa:

    1) Aglio.
    2) Borragine.
    3) Carota.
    4) Cipolla.
    5) Erba cipollina.
    6) Fagiolino.
    7) Lattuga.
    8) Porro.
    9) Ravanello.
    10) Spinacio.

    Sono considerate invece specie negative da tenere lontano, i cavoli.

    Tenendo conto che si tratta di un giardino e che vorrebbe piantare specie ornamentali da abbellimento e che al tempo stesso riescano in qualche modo a migliorare e/o disgregare il suolo impedendo al tempo stesso i ristagni idrici, la specie più indicata è sicuramente la borragine.

    Si tratta anche di una specie che cresce spontaneamente nei prati e negli incolti abbandonati, ed è tale da considerarsi anche specie rustica. Però si può acquistare anche nei vivai.

    Le consiglierei di consociarla facendo una fila, proprio accanto a quella di fragole che ha messo accanto.

    Per quanto riguarda invece le piante di piccoli frutti (lampone, mora e ribes) che ha piantato nel suo giardino, le dico già da subito che si tratta di specie arbustive che riescono a ricoprire il terreno in maniera abbastanza quasi invasiva, perché soprattutto il lampone e la mora hanno la caratteristica attraverso gli stoloni emessi dai rami di riprodursi molto bene.

    Piantare specie come la calendula, accanto ai piccoli frutti non è la scelta più razionale proprio in merito alla considerazione fatte circa la capacità di queste specie di coprire bene il suolo. Per questo la calendula potrebbe venirne soffocata.

    Se proprio vuole piantarla, la calendula è bene impiantarla separatamente in un'altra zona del giardino e non vicino ai piccoli frutti.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a sua disposizione per risolvere altri dubbi, le porgo distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia

  • Conoscete un corso di potatura on line ?

    Il 28/03/2017, Roberto di Vermezzo chiede:

    Conoscete un corso di potatura on line ?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Robert.

    Le dico subito per chiarezza, che la potatura delle piante o almeno l'organizzazione di un corso di questo tipo si presta difficilmente ad essere svolto on line.

    Questo non perché non ne abbia voglia o non voglia farlo, ma perché si tratta di un corso pratico in cui c'è sia una parte teorica che pratica.

    Infatti c'è bisogno non solo di apprendere concetti tecnici e fisiologici delle piante, ma fare esperienza sul campo in modo da poter applicarsi direttamente sul posto e capire il funzionamento dell'operazione.

    Lo faccio e lo dico principalmente per lei, perché così ha la possibilità di capire e apprendere meglio la pratica, facendola direttamente che non attraverso solo uno schermo.

    Personalmente organizzo vari corsi di potatura delle piante da frutto a partire dalle viti, le piante da frutto e gli olivi.

    Le allego il sito dove potrà consultare le date dei prossimi corsi, programmati da ora fino a marzo 2018.

    http://arsmaremmavetrina.altervista.org/?doing_wp_cron=1490819970.9621629714965820312500

    Potrà trovare anche dei video nel canale youtube del Portale del Verde ecco il link:

    https://www.youtube.com/channel/UC_Reh3a3M3hZ36wtmcv12LA

    Sperando di conoscerla direttamente in una di queste occasioni, la ringrazio ancora della sua richiesta e la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

  • Come si chiamano queste specie apparse su un ciliegio ed un melo?

    Come si chiamano queste specie apparse su un ciliegio ed un melo?

    Il 20/03/2017, Federico Rovati di Broni - Italia chiede:

    Su un ciliegio (vedi foto) e su un melo, sono apparse queste specie, che io chiamo alghe. Cosa posso fare?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Federico.
    Quello che lei osserva sulle piante di ciliegio e melo come da foto allegata, 
    non è un'alga ma bensì un organismo chiamato lichene.
    I licheni non sono altro che delle associazioni simbiontiche tra un'alga e un 
    fungo. 

    Le simbiosi vengono definite tecnicamente come delle associazioni 
    mutualistiche, dove entrambi gli organismi ricevono un beneficio. L'alga 
    attraverso la fotosintesi, produce le sostanze organiche (zuccheri) che 
    fornisce al fungo affinché le possa utilizzare per ricavare energia.
    Il fungo a sua volta assorbe invece gli elementi minerali (es. ferro, zinco, boro ecc.) e 
    gli trasferisce all'alga affinché essa possa esplicare al meglio le sue 
    funzioni metaboliche.
    Sulle piante da frutto come anche sulle specie forestali, la comparsa dei 
    licheni sul legno dei rami, branche e fusto è un fenomeno considerato normale e 
    allo stesso tempo positivo,
    in quanto segno di ricchezza di sostanze nutritive 
    dell'ambiente e qualità dell'aria ottimale, di conseguenza non inquinata. La 
    loro comparsa è più frequente negli ambienti umidi e nelle zone della pianta 
    esposte a settentrione.
    Tuttavia però se la loro proliferazione è eccessiva, i licheni possono 
    ricoprire buona parte degli elementi legnosi della pianta provocandone il 
    soffocamento e di conseguenza il loro disseccamento.
    In questo caso, è opportuno intervenire con prodotti rameici preventivi allo scopo di contenere 
    la loro eccessiva proliferazione.

    Ringraziandola della sua domanda e rimanendo a disposizione per risolvere 
    altri dubbi, le porgo i miei distinti saluti.

  • Quali piante utilizare per un frutteto su un altopiano piuttosto ventoso?

    Il 17/03/2017, Daniela di Brescia chiede:

    Buongiorno. Vorrei realizzare un piccolo frutteto in Lombardia, su un altopiano a quota 650 m, piuttosto ventoso e con temperature invernali minime anche di -10°C. Desidererei piantare albicocco, pesco, pero, melo e fico ma anche altre piante da frutto, se più idonee. Noccioli e castagni ce ne sono già al naturale. Credo di dover scegliere cultivar tardivi, ma desidererei un' indicazione più precisa sulla specie da prendere (dovrebbe essere locale, immagino...) e sul numero minimo di piante di ogni frutto per essere sicura di avere frutti, non potendo contare su impollinazioni incrociate di altri frutteti perchè la zona è molto isolata.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Daniela,
    per quanto riguarda la scelta delle piante da frutto è meglio utilizzare varietà locali o varietà che provengono da luoghi climaticamente simili.
    Vista l'altitudine sono un pò dubbioso sulla posa di albicocchi e fichi ma piantandoli in zone il meno ventose possibili si può provare, i -10 °C non sono temperature così rigide.
    Considerando una famiglia io penso che si possano considerare delle 3 alle 5 piante per specie scegliendole con una maturazione scalare così da avere per molto tempo la frutta fresca disponibile : ci sono mele e pere da giugno a ottobre, albicocche da giugno a luglio ecc.
    Potrebbero andare bene in un contesto del genere anche susine e ciliegie, cotogni e nespoli.

    Dalmonte Samuele

  • Abrasioni su rami: danni da grandine e da freddo invernale

    Abrasioni su rami: danni da grandine e da freddo invernale

    Il 09/03/2017, Luigi Boltri di Asti chiede:

    Buongiorno, si trova su piante di tipo diverso, quindi penso sia un danno da grandine - ne abbiamo avuta una molto forte l'anno scorso. Potete confermarlo? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Luigi.

    Le confermo che si tratta proprio di un danno da grandine, perché si nota bene l'abrasione e le fessurazioni provocate dall'azione battente dei chicchi di ghiaccio sul rametto. Le ricordo inoltre che tali ferite e lacerazioni, se non rimediate tempestivamente possono protrarsi anche negli anni successivi con effetti anche a livello produttivo.

    Però se nota bene, attorno alla prima lacerazione più interna se n'è sviluppata un'altra più esterna la quale è andata a staccare un pezzo di corteccia.

    Probabilmente si tratta di danno da freddo invernale e quel sintomo che nota, è chiamata cipollatura nome dovuto proprio alla forma della lacerazione che assomiglia ad un bulbo di cipolla. In poche parole il danno da freddo invernale, ha aggravato quello già prodotto dalla grandine.

    La difesa diretta attiva contro la grandine, si avvale principalmente nell'utilizzo delle reti antigrandine. Mentre la difesa diretta passiva è basata sul ricorso all'assicurazione.

    La difesa indiretta si avvale invece nel ricorso ad un'adeguata tecnica colturale che in questo caso è basata su delle potature che hanno la funzione di asportare i rami danneggiati, per stimolare l'emissione di nuova vegetazione a cui far seguire la distribuzione di prodotti rameici a scopo cicatrizzante e disinfettante per evitare l'insorgenza di marciumi fungini.

    Rimanendo a disposizione per risolvere altri dubbi, la saluto cordialmente.
    Fabio Di Gioia

  • Biricoccolo: vorrei più informazioni

    Il 01/03/2017, Francesco Paolo di Bari chiede:

    Vana è la ricerca, nella mia zona, di una pianta di biricoccolo. Da ricerche nel web ho soperto che è un innesto tra albicocco e susino, è vero? Vorrei sapere però quale funge da portainnesto e quale da marza ed in particolare quali sono le specie di piante più indicate da utilizzare. Grazie per la Vs attenzione, distinti saluti. Francesco
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno,
     devo confutare le notizie in suo possesso caro sig. Francesco Paolo.
     Il Biricoccolo è un incrocio naturale fra il susino e l'albicocco di cui esistono diverse varianti, una di questa viene chiamato albicocco nero, ma comunque è in buona sostanza una pianta che assomma caratteristiche del susino selvatico e dell'albicocco.
     Viene moltiplicato per innesto su mirabolano che è il portainnesto tipico usato per albicocco ed il  susino in genere .
     Essendo un ibrido come tale ha i fiori sterili per cui va accompagnato con un susino selvatico nelle vicinanze pena la assoluta mancanza di frutti ....

      cordiali saluti

         Samuele Dalmonte

  • Se muore una pianta di Pesco, come posso sotituirla?

    Il 15/02/2017, Maurizio di Trevignano chiede:

    Ho tolto un pianta di pesco perché era morta, cosa posso mettere al suo posto?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Maurizio.
     
    La pianta del pesco (Prunus persica), è una specie da frutto caratterizzata da una shelf life (durata di vita), molto breve legata spesso a fattori genetici dovuti essenzialmente alla coltura, ma anche a fattori ambientali e colturali (es. terreni argillosi e asfittici, presenza di parassiti, presenza di fitotossine ecc.).
     
    Pensi che negli impianti intensivi della Romagna e con la varietà moderne di oggi, la durata di vita delle piante di pesco può al massimo arrivare a 10 anni. Dopodiché il pescheto viene spiantato e ripiantato in un'altra zona o addirittura in un altro appezzamento a sostituzione del vecchio, per far sì che la produzione del precedente possa essere rimpiazzata tranquillamente senza nessun tipo di perdita economica. Negli impianti familiari o nei giardini, la pianta può avere una durata di vita leggermente superiore ma al massimo non superare mai i 20 anni.
     
    La pianta di pesco inoltre ha la triste fama di emettere nel terreno circostante laddove è coltivato, degli essudati radicali contenenti delle fitotossine tra cui la più importante è rappresentata dalla amigdalina. Questa tossina rilasciata nel suolo, genera un fenomeno ecologico chiamato allelopatia, secondo il quale la specie predominante nel terreno grazie all'emissione di queste sostanze va ad impedire lo sviluppo di altre specie erbacee e/o arboree nelle zone circostanti la sua presenza.
     
    Con il passare del tempo inoltre, queste fitotossine emesse nel terreno vanno inoltre a generare quella che viene chiamata la stanchezza del suolo, ossia una sorta di perdita di fertilità agronomica dovuta all'accumulo di sostanze ad azione allelopatica.
     
    Per questo negli impianti intensivi, per interrompere questa sorta di stanchezza laddove spiantano un pescheto, cercano di destinare il suolo laddove prima c'era il pesco alla coltivazione di specie prevalentemente erbacee per almeno circa 3 - 4 anni in modo da ripristinare la fertilità perduta. 
     
    Questa operazione è necessaria, laddove il pesco è innestato su portinnesto franco da seme, molto sensibile alla stanchezza del suolo. 
     
    Se invece si utilizzano dei portinnesti clonali come ad esempio il GF 677, adattato al ristoppio (ripetizione della coltura sullo stesso terreno) e quindi resistente alla stanchezza del suolo, non è necessario lasciare il terreno a riposo, ma si può tranquillamente piantare di nuovo il pesco laddove prima c'era un altro pescheto.
    Venendo alla sua domanda e ovviamente facendo tesoro delle informazioni che me ho fornito, le dico subito che nel punto dove il pesco è seccato eviterei assolutamente di piantarci un'altra pianta di pesco o altre drupacee affini (es. albicocco, susino, ciliegio e mandorlo).
     
    Al limite può piantarci delle pomacee (es. melo o pero), ma ci andrei molto cauti, sempre per il discorso delle fitotossine. 
    La cosa ideale sarebbe quella di lasciare a riposo la zona dove c'era il pesco per almeno 3 - 4 anni, dopodiché procedere di nuovo all'impianto di un'altra specie arborea o di un altro pesco.
     
    Un consiglio finale: giova molto a questo scopo avere un frutteto misto di varie specie arboree, invece che avere un frutteto monocolturale di una specie solamente, questo perché specie diverse possono attenuare l'effetto fitotossico dovuto all'emissione di queste sostanze ad azione allelopatica nel suolo.
     
    Rimanendo a disposizione per ulteriori chiarimenti, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.
  • Il trattamento di ramato sugli alberi da frutto: quando ripeterlo

    Il 10/02/2017, Flaminio di Viterbo chiede:

    Ho irrorato le mie piante da frutto (pesco, susino, pero ecc..) con il ramato alle ore 9.00 poi alle ore 12.00 è piovuto. Devo ripetere il trattamento? grazie della risposta.
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    Buongiorno Flaminio,
    grazie per la sua domanda. Direi che è utile ripetere il ramato.
    I sali di rame per poter agire hanno bisogno di rimanere sui rami delle piante almeno 36-48 ore.
    Buon lavoro

  • Cascola su kaki e ciliegi

    Il 13/01/2017, Vincenzo di Corbetta chiede:

    Sul kaki sono circa due anni che assistiamo ad una cascola totale, non interessa solo me, ma tutta la zona del nord ovest milano. Le piante sono ben curate: faccio pacciamatura di letame a novembre, prima mai avuti problemi di cascola. I garden dicono che è un virosi o un un insetto all'attaccatura del frutticino, io penso ad una nuova malattia. Sui ciliegi anche di diverse qualità, i frutticini grandi circa 5 millimetri passano dal verde ad un colore rossastro e cascola totale. La ringrazio anticipatamente.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Buongiorno gentilissimo signor Vincenzo.

    La pianta del kaki dal punto di vista fisiologico, è definita specie poligamo - dioica, in quanto è caratterizzata da varie modalità di espressione del sesso. 

    Per questo, vi possono essere:

    a) Piante femminili con solo fiori femminili.

    b) Piante maschili con solo fiori maschili.

    c) Piante ermafrodite con fiori maschili e femminili. 

    Esistono anche casi di piante che portano fiori maschili, femminili ed ermafroditi.

    L’impollinazione è essenzialmente di tipo entomofilo (operata dalle api) e anche la fruttificazione può avvenire sia per via partenocarpica (frutti senza semi), che per via riproduttiva (frutti con semi).

    Tuttavia però, i frutti con i semi presentano uno sviluppo, una crescita più regolare e migliori caratteristiche organolettiche, perché il processo di fecondazione riduce enormemente la cascola dei fiori e dei frutti.

    Da questo semplice ragionamento possiamo dedurre in maniera molto chiara, che l'allegagione dei frutti nella pianta del kaki risulta essere molto alta, sia nel caso che essa produca frutti con i semi che frutti senza semi.
    La specie tuttavia, ha però la capacità di regolare la carica dei frutti, innescando il fenomeno della cascola fisiologica. Attraverso questo processo la pianta, ha la possibilità di decidere quali frutti portare avanti e quali invece far cadere, di modo che quelli rimasti possano essere di migliore pezzatura e qualità.

    La cascola fisiologica, è dovuta anche dal fatto che nel periodo di accrescimento vegetativo dei germogli e dei rami, si viene a creare una competizione nutrizionale tra le parti riproduttive (fiori e frutti) e le parti vegetative (germogli e foglie) della pianta, soprattutto per quanto riguarda sostanze come gli zuccheri e le proteine.
    Quando però il fenomeno della cascola fisiologica dei frutti supera un certa percentuale, allora è necessario intervenire a livello agronomico al fine di rendere la produzione più regolare nel tempo.
    Innanzitutto è necessario stare attenti alla potatura della pianta, la quale ha la funzione di evitare lo spostamento della produzione verso le parti alte della chioma e di conseguenza fare in modo che le parti basse delle branche a frutto non si spoglino completamente. 
    Per questo, per favorire un determinato equilibrio produttivo, è necessario eseguire la potatura in maniera regolare ogni anno cercando di togliere i rami a frutto che hanno già prodotto allo scopo di rinnovarli. 
    Il kaki non tollera tagli troppo energici ed eccessivi, perché favoriscono la produzione di succhioni e polloni e quindi rami privi di gemme a frutto. Non tollera nemmeno, tagli troppo leggeri, in quanto questi lasciano una carica di gemme a frutto troppo elevata, stimolando l'alternanza di produzione e dando origine a frutti di pezzatura e qualità scadente.
    In definitiva la potatura, dovrà essere calibrata i base al vigore della piante. Per questo piante vigorose ed esuberanti nella vegetazione, andranno potate poco, in modo da evitare l'emissione di troppi rami a legno e di conseguenza una ridotta produzione di frutti. Viceversa piante poco vigorose, andranno potate di più in modo da stimolare la produzione di nuova vegetazione e rinnovare i rami a frutto, al fine di garantire una produzione più regolare nel tempo.
    Per quanto riguarda l'allegagione e di conseguenza la cascola dei frutti, è necessario stare anche attenti alla nutrizione della pianta da regolare con le opportune concimazioni. L'azoto per esempio se in eccesso, favorisce un aumento dell'acidità dei frutti riducendone al tempo stesso l'accumulo degli zuccheri, perché impedisce l'assorbimento del potassio elemento essenziale per la qualità organolettica del prodotto. 

    Viceversa anche il potassio K, se troppo in eccesso, favorisce un aumento eccessivo del livello di zuccheri e una riduzione dell'acidità. Per questo dal punto di vista della qualità organolettica del frutto soprattutto per quanto riguarda un giusto rapporto acidità/zuccheri, è necessario che il rapporto azoto/potassio (N/K), sia regolare.
    Per quanto riguarda invece l'allegagione dei frutti e di conseguenza il controllo del fenomeno della cascola, è necessario evitare gli eccessi di fosforo P, in quanto causano la cascola dei frutti, perché stimola un'eccessiva allegagione e concentrarsi nel cercare di rendere equilibrato il contenuto di microelementi in particolar modo il boro B, perché questo nutriente rende equilibrata l'allegagione dei frutti, aumentando di conseguenza la loro pezzatura e qualità e favorendone un anticipo di maturazione.

    Per quanto riguarda la pratica dell'irrigazione nel kaki, questa non ha nessuna influenza nel determinare il fenomeno della cascola dei frutti, anche si consiglia sempre di evitare gli eccessi idrici in quanto questi hanno degli effetti non positivi soprattutto sulla qualità organolettica del frutto, riducendone il loro contenuto zuccherino e aumentando di conseguenza l'aciditá.

    La distribuzione di prodotti fitosanitari a base di rame in autunno ha una funzione positiva, perché incrementano la durezza dei tessuti legnosi rendendoli di conseguenza più resistenti all'attacco di parassiti fungini.

    Gli insetti che si localizzano alla base del frutticino sono si considerati dei parassiti, ma non sono responsabili del fenomeno della cascola dei frutti.

    L'insetto in questione è la cocciniglia del kaki (Mytilococcus conchyformis)

    La cocciniglia del kaki, è un insetto appartenente all'ordine dei rincoti, al sottordine degli omotteri e alla famiglia dei coccidi. 

    Le forme adulte di questa cocciniglia, apode (senza zampe) e attere (senza ali), si attaccano tenacemente agli organi vegetali della pianta soprattutto quelli verdi e attraverso il loro apparato pungente - succhiante determinano l'asportazione della linfa zuccherina con l'insorgenza di danni diretti che si manifestano con clorosi, arrossamenti e deformazioni degli organi vegetali e danni indiretti legati alla trasmissione malattie.

    Venendo invece alla domanda sul ciliegio, le dico solamente che la maggior parte delle varietà coltivate sono autoincompatibili.

    L'autoincompatibilitá, è definita come l'incapacità del polline emesso da un determinato fiore di ciliegio, di andare a fecondare fiori diversi della stessa varietà.

    Questa incapacità fecondativa, spesso dovuta a cause genetiche ma occasionalmente dovuta anche a cause climatiche o nutrizionali, si manifesta con la mancata germinazione del granulo pollinico sullo stigma del fiore, il quale non raggiungendo l'ovulo all'interno dell'ovario, non riesce a fecondarlo.

    Di conseguenza come ha descritto lei, dopo circa 20 giorni dopo la fioritura, i fiori cominciano ad arrossare a livello del peduncolo e cadere senza andare incontro all'allegagione.

    In poche parole si tratta di un meccanismo o strategia adattativa che la pianta ha messo in atto al fine di favorire l'impollinazione incrociata tra varietà diverse ed incrementare la sua biodiversità. Quindi a livello naturale è un processo favorevole per la selezione.

    Tuttavia però non è favorevole dal punto di vista agronomico e produttivo. Per questo quando si va a fare un impianto di una determinata varietà di ciliegio, è fondamentale consociare nello stesso appezzamento varietà diverse tra di loro, in modo da ricreare le condizioni naturali per favorire la riuscita dell'impollinazione, questo perché:

    1) Varietà uguali tra loro sono autoincompatibili.

    2) Varietà diverse tra loro sono intercompatibili.

    Per quanto riguarda la varietà di ciliegio Lapins che lei ha menzionato, sicuramente non è tra quelle considerate autoincompatibili, perché si tratta di una varietà autofertile, capace di impollinarsi da sola tanto da venire considerata come impollinatore universale. 

    Si tratta bensì di varietà diverse dalla Lapins, anche se in ogni caso per avere una buona fruttificazione è sempre bene consociare con altre varietà.

    Per quanto riguarda infine, la spennellatura con prodotti a base di rame a cui associare anche dei prodotti protettitivi alla base del tronco, è un'operazione molto importante perché oltre a proteggere le piante dal danno da freddo, serve ad disinfettare gli organi legnosi della pianta proteggendoli al tempo stesso dall'attacco di funghi lignicoli in particolare quelli che sono causa della gommosi o cancro delle drupacee.

    Rimanendo a sua disposizione per qualsiasi dubbio o ulteriore domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

  • Principali mezzi di lotta alle malattie e parassiti delle piante da frutto

    Il 06/12/2016, Cosimo di Caulonia rc Italia chiede:

    Salve, desidero sapere come curare le piante da frutto come melo, pero, albicocca e ciliegio per non avere frutti pieni di parassiti. Grazie, Cosimo.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Cosimo.
    Senza entrare troppo nel merito della risposta, volevo innanzitutto descriverle quali sono i principali mezzi di lotta alle malattie e parassiti della piante.

    I mezzi di lotta ai parassiti possono essere:

    1) Mezzi agronomici

    2) Mezzi fisici

    3) Mezzi meccanici

    4) Mezzi chimici

    5) Mezzi biologici

    6) Mezzi biotecnologici

    7) Mezzi genetici

    8) Mezzi naturali

    mezzi agronomici non sono altro che delle semplici pratiche colturali, effettuate in momenti diversi dello sviluppo delle piante che hanno come scopo di prevenire e/o ostacolare lo sviluppo dei patogeni. 

    mezzi fisici agiscono sul controllo del patogeno sia per via diretta che per via indiretta impiegando appunto parametri fisici (es. calore, luce, suono, fuoco, radiazioni ecc.).

    mezzi meccanici consistono in una serie di pratiche colturali volte alla distruzione meccanica diretta del parassita.

    mezzi chimici consistono nell’utilizzo di principi attivi sia organici che inorganici naturali o di sintesi, capaci di prevenire e curare le malattie delle piante provocate dai parassiti.

    I prodotti che posseggono tale funzione si chiamano fitofarmaci, antiparassitari o pesticidi. 

    mezzi biologici consistono nel ricorrere all’uso di organismi antagonisti presenti normalmente in natura, allo scopo di controllare lo sviluppo delle malattie, insetti, acari e nematodi.

    mezzi biotecnologici consistono nel ricorso a preparati o tecniche particolari, capaci di controllare o ridurre lo sviluppo dei parassiti delle piante. 

    mezzi genetici sono basati nel ricorso a strategie selettive, in grado di utilizzare o ottenere delle piante e/o varietà resistenti alle malattie delle piante. 

    I mezzi naturali, infine, sono basati sul ricorso a preparati fitoterapici (es. macerato d'ortica), in grado di prevenire o curare le malattie delle piante e lo sviluppo degli organismi parassiti.

    Venendo invece alla lotta specifica alle più importanti malattie e parassiti delle piante (melo, pero, albicocco e ciliegio) che lei mi ha chiesto nella sua domanda, di seguito le indico l'analisi dettagliata con i prodotti da impiegare.

    1) MELO

    a) Ticchiolatura del melo (Venturia inaequalis)

    Interventi chimici

    Cadenzare i trattamenti secondo un turno biologico, oppure adottare un turno fisso o allungato in funzione dell'andamento climatico e della persistenza del prodotto.

    Interrompere i trattamenti, dopo la prima fase di accrescimento del frutto se non si rilevano attacchi del fungo.

    Tra i prodotti da utilizzare, ricordiamo:

    - Prodotti rameici

    - Ditianon

    - Dodina e Tifloxystrobin

    Al massimo 3 interventi all'anno indipendentemente dall'avversità. Se ne sconsiglia l'utilizzo in miscela con altri prodotti aventi diverso meccanismo d'azione o quando l'infezione è già in atto.

    - IBE (Inibitori della sintesi dell'ergosterolo).

    Al massimo 4 interventi all'anno indipendentemente dall'avversità. Se ne sconsiglia l'utilizzo in miscela con altri prodotti anticrittogamici.

    - Fluazinam

    - Pirimetanil e Ciprodinil

    Al massimo 4 interventi all'anno indipendentemente dall'avversità. Se ne sconsiglia l'utilizzo in miscela con altri prodotti aventi diverso meccanismo d'azione.

    - Pyraclostrobin + Boscalid 

    Al massimo 3 interventi l'anno indipendentemente dall'avversità.

    - Mancozeb e Metiram

    Non possono essere utilizzati dopo la metà di giugno.

     

    b) Oidio o mal bianco (Podosphaera leucotricha)

    Interventi agronomici

    Asportare durante la potatura invernale, i rametti con gemme attaccate ed eliminare in primavera - estate i germogli colpiti.

    Interventi chimici

    Sulle varietà più sensibili e nelle aree di maggior rischio infettivo, intervenire preventivamente in prefioritura. Negli altri casi aspettare l'eventuale comparsa dei sintomi.

    Tra i prodotti da impiegare, ricordiamo:

    - Zolfo polverulento e/o bagnabile

    - IBE 

    Al massimo 4 interventi nel corso dell'anno.

    - Pyraclostrobin e Trifloxystrobin.

    Al massimo 3 interventi all'anno indipendentemente dall'avversità.

    - Boscalid

    Al massimo 3 interventi all'anno indipendentemente dall'avversità.

    - Quinoxifen

    Al massimo 3 interventi all'anno.

    - Bupirimate 

    Attenzione: il prodotto è fitotossico per le varietà del gruppo Imperatore.


    c) Cancro delle pomacee (Nectria galligena)

    Interventi agronomici

    Durante la potatura, asportare e bruciare i rami colpiti.

    Interventi chimici

    Di norma si esegue una distribuzione autunnale, poco prima della caduta delle foglie, ed una primaverile durante la fase di accrescimento delle gemme. 

    Nei frutteto particolarmente colpito o in quelli giovani, è opportuno agire anche alla fine dell'estate prima dell'inizio della caduta delle foglia.

    Gli unici prodotti utilizzabili, sono:

    - Prodotti rameici

     

    d) Marciume del colletto (Phytophthora cactorum)

    Interventi chimici

    Intervenire in maniera localizzata, solo sulle parti colpite con prodotti rameici e mastice protettivo.

     

    e) Colpo di fuoco batterico dei fruttiferi (Erwinia amylovora)

    Interventi agronomici

    - Asportare le parti colpite con tagli da realizzarsi almeno 50 cm al di sotto del punto in cui si sono riscontrati i sintomi della malattia.

    - Provvedere sempre alla disinfezione degli attrezzi utilizzate nelle potature.

    - Bruciare immediatamente il materiale asportato.

    Interventi chimici

    Tra i prodotti da impiegare, ricordiamo:

    - Prodotti rameici

    - Acibenzolar solfuro di metile

    Al massimo 6 interventi l'anno.

    Interventi biologici

    - Bacillus subtilis

    Al massimo 4 interventi l'anno.

     

    f) Cocciniglia di San Josè (Comstockaspis perniciosa)

    Interventi chimici

    Per i trattamenti alla fine dell'inverno intervenire solamente, se ci sono stati danni alla raccolta dell'anno precedente, oppure se si è osservata la presenza dell'insetto sul legno di potatura, sulle piante o in presenza della migrazione delle forme giovanili (neanidi).

    Tra i prodotti da impiegare, ricordiamo:

    - Polisolfuro di calcio

    Il trattamento con questo prodotto, è attivo anche nei confronti della ticchiolatura e del cancro delle pomacee.

    - Olio bianco e Buprofezin

    Il loro impiego, è ammesso anche nel periodo primaverile - estivo.

    - Clorpirifos metile

    Sono ammessi al massimo 2 interventi all'anno indipendentemente dall'avversità. Il suo impiego è consigliato, soltanto durante la migrazione delle forme giovanili dell'insetto risultando attivo anche nei confronti della Carpocapsa (Cydia pomonella).

     

    g) Afide grigio del melo (Dysaphis plantaginea)

    Interventi chimici

    Si interviene soltanto al superamento della soglia che in prefioritura si verifica alla comparsa delle forme adulte riproduttrici (fondatrici).

    In post fioritura si interviene solo nel caso di infestazioni in atto al momento della caduta dei petali, nelle prime fasi di accrescimento del frutto o in presenza di melata zuccherina.

    Tra i prodotti da impiegare, ricordiamo:

    - Fluvinate

    Al massimo 1 intervento all'anno e solo in prefioritura.

    - Imidacloprid, Thiamethoxan e Acetamiprid

    Al massimo 1 intervento all'anno indipendentemente dall'avversità.

    Interventi biologici

    - Azadiractina

     

    h) Carpocapsa (Cydia pomonella)

    Interventi biotecnologici

    Si consiglia di intervenire soltanto al superamento della soglia, che si verifica quando si catturano 2 adulti per trappola in una o due settimane. 

    Per la 1 e 2 generazione dell'insetto, si interviene al superamento della soglia dell'1% di fori iniziali di penetrazione nel frutto.

    Per questo tipo di intervento vengono impiegate le trappole a confusione e disorientamento sessuale. Queste devono essere installate almeno 2 per appezzamento entro la fine del mese di aprile.

    Interventi biologici

    L'intervento, è basato sull'impiego del Virus della granulosi soprattutto per combattere l'insetto durante la 1 generazione. Si consiglia di non utilizzare il virus in miscela con altri principi attivi di sintesi nei confronti della carpocapsa, oppure di mescolarlo assieme ai prodotti rameici a causa della sua incompatibilità con tali prodotti.

    - Spinosad

    Al massimo 2 interventi l'anno indipendentemente dall'avversità.

    Interventi chimici

    Si basano sull'impiego di:

    - Diflubenzuron, Teflubenzuron, Triflumuron, Metoxifenoxide, Tebufenozide, Flufenoxuron, 

    Al massimo 3 interventi l'anno indipendentemente dall'avversità. 

    Nei casi di perdita di efficacia di questi principi attivi, si consiglia il ricorso alle tecniche di confusione sessuale, oppure all'utilizzo del virus della granulosi.

    - Flufenoxuron

    Al massimo 1 intervento all'anno indipendentemente dall'avversità è solo entro la fine di maggio.

    - Etofenprox

    Al massimo 1 intervento l'anno indipendentemente dall'avversità.

    - Thiacloprid

    Al massimo 1 intervento l'anno indipendentemente dall'avversità. Non ammesso contro le larve di prima generazione.

    - Diazinone

    Al massimo 3 interventi l'anno indipendentemente dall'avversità. Se ne sconsiglia la distribuzione prima della raccolta dei frutti.

    - Fosmet

    Al massimo 3 interventi l'anno indipendentemente dall'avversità.

    - Malathion

    Al massimo 3 interventi l'anno indipendentemente dall'avversità.

    - Clorpirifos etile e Azinfos metile

    Al massimo 3 interventi l'anno indipendentemente dall'avversità. Il loro uso è sconsigliato per combattere le larve di 1 generazione.

    Al fine di prevenire l'insorgenza di resistenze da parte dell'insetto, si consiglia di evitare l'impiego ripetuto degli stessi principi attivi sulle diverse generazione del parassita.

     

    i) Rodilegno rosso (Cossus cossus) e Rodilegno giallo (Zeuzera pyrina)

    Interventi biotecnologici

    Si basano sull'impiego di trappole a ferormoni, installandone circa 5/10 ad ettaro al fine di eseguire la cattura massiva dei maschi.

    Interventi chimici

    Si interviene solo dopo 3 settimane dall'inizio degli sfarfallamenti, rilevati in base all'impiego delle trappole sessuali. In base al grado di infestazione, eventualmente ripetere il trattamento dopo circa 20 giorni.

    Tra i prodotti da impiegare, ricordiamo:

    - Triflumuron e Teflubenzuron

    Al massimo 3 interventi l'anno indipendentemente dall'avversità.

    Al fine di evitare l'insorgenza di resistenze dell'insetto, si invita ad usare con cautela tali principi attivi o di evitarne l'impiego ripetuto.

     

    l) Ragnetto rosso (Panonychus ulmi)

    Interventi biologici

    Prima di fare trattamenti chimici, è necessario verificare la presenza di predatori dell'acaro (es. Stethorus). 

    Indicativamente un individuo predatore ogni 2/3 foglie è sufficiente a far regredire l'infestazione.

    Interventi chimici

    Si interviene solamente al superamento del 90% di foglie attaccate dal parassita.

    Tra i prodotti da impiegare, ricordiamo:

    - Clofentezine, Etoxazole, Exitiazox, Fenazaquin, Fenpiroximate, Pyridaben, Tebufenpirad.

    Al massimo 1 intervento all'anno.

     

    2) PERO

    a) Ticchiolatura del pero (Venturia pyrina)

    Interventi agronomici

    Procedere allo sminuzzamento delle foglie attaccate dal fungo in autunno, per accelerarne la loro  decomposizione.

    Interventi chimici

    Disinfezione delle piante con trattamenti a base di polisolfuro di calcio. Trattamenti preventivi, in presenza di foglie bagnate e secondo lo sviluppo vegetativo della pianta.

    Tra i prodotti da utilizzare dopo la caduta delle foglie, ricordiamo:

    - Poltiglia bordolese

    - Idrossido di rame

    - Ossicloruro di rame.

    Tra i prodotti da utilizzare nello stadio di gemma rigonfia, ricordiamo:

    - Poltiglia bordolese

    - Idrossido di rame

    - Ossicloruro di rame

    - Dithianon.

    Questi interventi vanno eseguiti, specialmente in caso di piogge prolungate nel mese di marzo e ripetuti dopo 7 - 8 giorni.

    Tra i prodotti da utilizzare in fase di prefioritura, caduta dei petali, allegagione e accrescimento del frutto, si ricorda:

    - Poltiglia bordolese

    - Ossicloruro di rame

    - Dodina

    - Dithianon

    - Mancozeb

    - Penconazolo

    - Tetraconazolo

    - Cyprodinil.

    Evitare di ripetere i trattamenti oltre 3 volte con prodotti aventi lo stesso meccanismo d'azione. In caso di pioggia ripetere i trattamenti secondo quanto indicato sulla confezione.

     

    b) Cancro delle pomacee (Nectria galligena)

    Interventi agronomici

    Controllare le piante giovani ed eliminare quelle a rischio. Evitare i ristagni di umidità. Asportare e bruciare il materiale infetto durante la potatura invernale. Disinfezione e protezione dei tagli effettuati.

    Interventi chimici

    Tra i prodotti da utilizzare dopo la caduta delle foglie, ricordiamo:

    - Poltiglia bordolese

    - Idrossido di rame

    - Ossicloruro di rame.

    Tra i prodotti da utilizzare, durante il riposo vegetativo a metà gennaio, ricordiamo:

    - Poltiglia bordolese

    - Idrossido di rame

    - Olio minerale.

    Tra i prodotti da utilizzare nello stadio di gemma rigonfia, ricordiamo:

    - Poltiglia bordolese

    - Idrossido di rame

    - Ossicloruro di rame

    - Dithianon.

    Questi interventi vanno eseguiti, specialmente in caso di piogge prolungate nel mese di marzo e ripetuti dopo 7 - 8 giorni.

     

    c) Maculatura bruna (Stemphylium vesicarium)

    Interventi agronomici

    Ridurre l'irrigazione a pioggia sovrachioma. Distruggere e bruciare le foglie e i frutti colpiti. 

    Interventi chimici

    Tra i prodotti da utilizzare in prefioritura, caduta dei petali e allegagione dei frutti, ricordiamo:

    - Poltiglia bordolese

    - Ossicloruro di rame

    - Tiram

    - Tebuconazolo

    - Cyprodynil

    - Fludioxonil.

     

    d) Colpo di fuoco batterico (Erminia amylovora)

    Interventi agronomici

    Accurata asportazione delle parti compromesse dall'attività del batterio. Irrigazione localizzata.

    Interventi chimici

    Distribuzione settimanale di prodotti a base di rame nei momenti di maggiore rischio infettivo.

    Nella fase di accrescimento dei frutti, si interviene con questi prodotti:

    - Poltiglia bordolese

    - Idrossido di rame

    - Ossicloruro di rame.

    Interventi biologici

    Impiego del Bacillus subtilis all'1,46% pari a 2 kg/ha nella fase di prefioritura, caduta dei petali e allegagione e di accrescimento del frutto.

     

    e) Afide grigio del pero (Dasyneura pyri)

    Interventi agronomici

    Contenere l'eccessivo sviluppo delle piante. Evitare il diffondere delle formiche ponendo delle strisce adesive a livello del tronco della pianta. 

    Interventi chimici

    Tra i prodotti da utilizzare nella fase di caduta dei petali, ricordiamo:

    - Imidacloprid

    - Acetamaprid.

    Agire in caso solamente di accertata presenza del parassita.

    Nella fase di invaiatura e maturazione del frutto, i prodotti da impiegare sono:

    - Imidacloprid

    - Pirimicarb

    - Teflubenzuron

    - Clorpirifos etile

    - Indoxacarb

    - Diottilsulfosuccinato di sodio

    - Olio minerale

    - Diflubenzuron

    - Amitraz.

    Interventi biologici

    L'afide grigio del pero, viene controllato in natura da una serie di antagonisti specifici che agiscono sia sulle forme giovanili che sugli adulti.

    In caso di necessità, intervenire ricorrendo all'uso di prodotti come:

    - Piretro

    - Rotenone

    - Spinosad.

     

    f) Carpocapsa (Cydia pomonella)

    Interventi biotecnologici

    Utilizzare diffusori per la confusione sessuale, che saturando l'aria di ferormoni disorientano i maschi limitando gli accoppiamenti.

    Interventi chimici

    Tra i prodotti da impiegare nella fase di allegagione e accrescimento del frutto, ricordiamo:

    - Diflubenzuron

    - Teflubenzuron

    - Triflumuron

    - Clorpirifos etile

    - Diazinone.

    Nella fase di invaiatura e maturazione del frutto, i prodotti da impiegare sono:

    - Imidacloprid

    - Pirimicarb

    - Teflubenzuron

    - Clorpirifos etile

    - Indoxacarb

    - Diottilsulfosuccinato di sodio

    - Diflubenzuron

    - Amitraz.

    Interventi biologici

    Prevedono l'utilizzo del virus della granulosi, oppure l'impiego dello Spinosad.

     

    g) Psilla del pero (Cacopsylla pyri)

    Interventi agronomici

    Controllare le concimazioni, le potature e la carica dei frutti per evitare che un'elevata vigoria della pianta favorisca lo sviluppo del parassita. Intervenire con irrigazione a pioggia sovrachioma abbondante per ridurre la presenza di melata zuccherina.

    Interventi chimici

    Tra i prodotti da utilizzare nella fase di allegagione e accrescimento del frutto, ricordiamo:

    - Olio minerale

    - Diflubenzuron

    - Teflubenzuron

    - Triflumuron

    - Clorpirifos etile

    - Diazinone.

    Nella fase di invaiatura e maturazione del frutto, i prodotti da impiegare sono:

    - Imidacloprid

    - Pirimicarb

    - Teflubenzuron

    - Clorpirifos etile

    - Indoxacarb

    - Diottilsulfosuccinato di sodio

    - Olio minerale

    - Diflubenzuron

    - Amitraz.

    Interventi biologici

    Si basano sul controllo del parassita attraverso il ricorso a vari antagonisti come l'Anthocoris nemiralis, l'impiego del Virus della granulosi, l'uso dello Spinosad, oppure l'esecuzione di interventi con saponi e bagnati seguiti da trattamenti a base di piretro.

     

    h) Cocciniglia di San Josè (Quadrispidiotus perniciosus)

    Interventi chimici

    Trattamenti preventivi con polisolfuro di calcio su piante in fase di riposo.

    Tra i prodotti da utilizzare, durante il riposo vegetativo a metà gennaio, ricordiamo:

    - Olio minerale.

    Tra i prodotti da impiegare nella fase di apertura delle gemme, si ricorda:

    - Olio minerale

    - Imidacloprid

    - Buprofezin.

    L'impiego dell'olio minerale, è utile per combattere, anche le uova di ragnetto rosso.

    Tra i prodotti da utilizzare nella fase di allegagione e accrescimento del frutto, ricordiamo:

    - Olio minerale

    - Diflubenzuron

    - Teflubenzuron

    - Triflumuron

    - Clorpirifos etile

    - Diazinone.

    Interventi biologici

    Impiego di antagonisti del genere Encarsia e Aphytis.

     

    3) ALBICOCCO

    a) Monilia (Monilia laxa e Monilia fructigena)

    Interventi agronomici

    All'impianto scegliere appropriate distanze di piantagione, tenendo conto della vigoria del portinnesto e di ogni singola varietà. Successivamente calibrare adeguatamente le concimazioni azotate e gli apporti irrigui in modo da evitare un'eccessiva vegetazione. Eseguire un accurato drenaggio del suolo.

    Interventi chimici

    È necessario trattare in prefioritura. Se nella fasi fenologiche successive fino all'allegagione dei frutti si verificano condizioni climatiche favorevoli all'infezione (elevata umidità atmosferica e prolungata bagnatura della pianta) si consiglia di ripetere il trattamento. 

    Si consiglia invece di limitare gli interventi chimici prima della raccolta dei frutti, tenendo conto della sensibilità delle varietà agli effetti fitotossici degli antiparassitari e delle condizioni climatiche favorevoli allo sviluppo dell'infezione.

    Tra i prodotti da impiegare, ricordiamo:

    - Propiconazolo, Fenbuconazoli e Tebuconazolo

    Al massimo 3 interventi l'anno indipendentemente dall'avversità.

    - Pyraclostrobin e Boscalid

    Al massimo 2 interventi l'anno.

    - Fludioxonil e Cyprodinil

    Al massimo 2 interventi l'anno.

    - Fenexamid.

     

    b) Corineo (Coryneum beijerinkii)

    Interventi agronomici

    Concimazioni equilibrate. Asportazione e bruciatura dei rametti colpiti.

    Interventi chimici

    Si interviene al momento della caduta delle foglie, con:

    - Prodotti rameici

    - Thiram.

    Al massimo 2 interventi l'anno.

     

    c) Oidio o mal bianco (Oidium crataegi)

    Interventi chimici

    Si interviene preventivamente nella fase di allegagione e di accrescimento dei frutti. Successivi interventi andranno effettuati in base alla comparsa delle prime tracce di muffa sulle foglie e frutto.

    Tra i prodotti da impiegare, di ricorda:

    - Zolfo polverulento e/o bagnabile

    - Propiconazolo, Fenbuconazolo e Tebuconazolo

    Al massimo 3 interventi l'anno indipendentemente dall'avversità.

    - Quinoxifen.

    Al massimo 3 interventi l'anno.

     

    d) Cancro batterico delle drupacee (Xanthomonas campestris pv. pruni)

    Interventi chimici 

    Si interviene con la distribuzione di prodotti rameici nella fase d'ingrossamento delle gemme, se sono stati evidenziati infezioni sui rami e danni sui frutti nell'annata prececente.

     

    e) Sharka o vaiolatura ad anello (Plum pox virus)

    Interventi agronomici

    Impiegare materiale vivaistico certificato ed eseguire controlli periodici per evidenziare la presenza di sintomi della malattia. Distruggere completamente le piante in caso di sospetta infezione e sintomi della malattia.

     

    f) Anarsia o tignola della frutta (Anarsia lineatella)

    Interventi biotecnologici

    Installare trappole per la confusione o il disorientamento sessuale all'inizio degli sfarfallamenti dell'adulto. Installare almeno 2 trappole per azienda entro l'ultima decade di aprile.

    Interventi chimici

    Il trattamento viene effettuato solamente al superamento della soglia corrispondente a 7 catture per settimana, oppure 10 catture per trappola in 2 settimane.

    Tra i prodotti da impiegare, ricordiamo:

    - Teflubenzuron

    - Metoxifenozide

    - Thiacloprid.

    Al massimo 1 interventi all'anno.

    - Etofenprox

    Al massimo 2 interventi l'anno. Il prodotto è attivo anche nei confronti delle furficole.

    - Indoxacarb

    Al massimo 1 interventi all'anno.

    Interventi biologici

    Si basano sull'impiego del Bacillus thuringiensis e dello Spinosad.

     

    4) CILIEGIO

    a) Monilia (Monilia laxa e Monilia fructigena).

    Interventi agronomici

    Sono basati su una serie di interventi colturali che prevedono la potatura verde per contenere la vigoria della pianta per migliorare la circolazione dell'aria, nell'evitare eccessi di azoto nel terreno e nella distruzione del materiale infetto.

    Interventi chimici

    Dopo la caduta naturale delle foglie e in inverno nella fase di pieno riposo vegetativo, i prodotti da utilizzare sono:

    - Poltiglia bordolese

    - Ossicloruro di rame

    - Ziram

    - Tiram.

    Nella fase di prefioritura, i prodotti da impiegare sono:

    - Tebuconazolo

    - Fenbuconazolo

    - Propiconazolo.

    L'intervento è da consigliare, solo nel caso di stagione piovosa.

    Nella fase di allegagione, accrescimento del frutto ed invaiatura, i prodotti da impiegare sono:

    - Tebuconazolo

    - Fenbuconazolo.

    Per la vicinanza al periodo di raccolta, occorre rispettare il tempo di carenza dei vari principi attivi. 

    Nella fase dalla prefioritura, fino al massimo all'invaiatura è possibile ricorrere all'impiego degli IBE (Inibitori della sintesi dell'ergosterolo), rispettando i limiti imposti dai vari disciplinari.

     

    b) Corineo (Coryneum beijerinkii)

    Interventi chimici

    Dopo la caduta naturale delle foglie e in inverno nella fase di pieno riposo vegetativo, i prodotti da utilizzare sono:

    - Poltiglia bordolese

    - Ossicloruro di rame

    - Ziram

    - Tiram.

    Nella fase di prefioritura, i prodotti da impiegare sono:

    - Tebuconazolo

    - Fenbuconazolo

    - Propiconazolo.

    L'intervento è da consigliare, solo nel caso di stagione piovosa.

    Nella fase di allegagione, i prodotti da impiegare sono:

    - Tebuconazolo

    - Fenbuconazolo.

     

    c) Cancro batterico delle drupacee (Xanthomonas campestris pv. pruni)

    Interventi chimici

    Dopo la caduta naturale delle foglie, i prodotti da utilizzare sono:

    - Poltiglia bordolese

    - Ossicloruro di rame.

     

    d) Afide nero del ciliegio (Myzus cerasi)

    Interventi chimici

    Nella fase che precede la fioritura, i prodotti da impiegare, sono:

    - Olio bianco attivato.

    Può essere utilizzato da solo o in miscela con prodotti a base di esteri fosforici.

    Nella fase di caduta dei petali, i prodotti sono invece:

    - Pirimicarb

    - Imidacloprid.

    Nella fase di invaiatura, il prodotto da impiegare è il:

    - Malation.

    Vista la concomitanza con la raccolta dei frutti, occorre osservare il periodo di carenza del principio attivo.

     

    e) Mosca delle ciliegie (Rhagoletis cerasi)

    Interventi biotecnologici

    Sono basati sull'installazione di trappole cromotropiche, al fine di identificare il numero di popolazioni dell'insetto.

    Interventi chimici

    I prodotti da impiegare nella fase di invaiatura, sono

    - Dimetoato

    - Triclonfon

    - Etonfenprox

    - Esche proteiche al Dimetoato.

    Vista la concomitanza con la raccolta dei frutti, occorre osservare il periodo di carenza del principio attivo, rispettando i limiti stabiliti.

    Interventi biologici

    Sono basati sull'impiego del fungo chiamato Beauveria bassiana.

     

    Rimanendo a disposizione per qualsiasi altra domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia 

  • Posso innestare il mirabolano ad albicocco o susina?

    Il 24/11/2016, Franco di Monterenzio- BO chiede:

    Consiglio su come innestare. Alcuni anni fa' ho piantato un mirabolano che è cresciuto con grande vigoria e adesso è un albero. Tutti gli anni fiorisce abbondantemente ma anzichè i normali frutti produce delle specie di vesciche vuote all'interno a forma di spicchio di mandarino. Quale può essere la causa? È possibile innestarlo ad albicocco o susina? Grazie per i consigli. Franco Poggi
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Franco.

    Prima di vedere come innestare il mirabolano, volevo fare un po' chiarezza circa la differenza tra la pianta del susino e quella del mirabolano, in quanto spesso molte spesso queste specie vengono erroneamente confuse tra loro.

    A) Sistematica del Susino
    Il susino, è una specie arborea da frutto, che appartiene a:

    Ordine: Rosales.

    Famiglia: Rosacee.

    Sottofamiglia: Drupacee o prunoidee.

    Le più importanti specie di susino sia coltivato che spontaneo, sono:

    1) Susino europeo (Prunus domestica).

    2) Susino cino - giapponese (Prunus triflora = Prunus salicina).

    3) Susino siriaco (Prunus insititia).

    4) Susini americani
        a) Prunus americana.
        b) Prunus hortulana.
        c) Prunus munsoniana.
        d) Prunus maritima.

    5) Susino selvatico o prugnolo (Prunus spinosa).

    6) Mirabolano (Prunus cerasifera).

    B) Morfologia del mirabolano
    Detto ciò passando alla descrizione morfologica della pianta, le dico che, il mirabolano (Prunus cerasifera), è una specie molto vigorosa, con portamento eretto, rami lisci e spesso spinescenti. Le foglie sono di forma ovale, piccole, sottili e lisce. I fiori sono piccoli, mentre i frutti sono simili a delle ciliegie, depressi alla base e molto acquosi. La buccia è di colore variabile dal giallo al rosso, con polpa deliquescente, dolciastra o leggermente acidula e di scarso sapore. Il nocciolo infine, è di forma ovale, liscio e appuntito.

    C) Bozzacchioni del susino
    I frutti che lei vede e che tendono ad assumere una forma di spicchio di mandarino con vescicole vuote, sono delle alterazioni dovute all'attacco di una parassita fungino chiamato "Bozzacchioni del susino", di cui le darò di seguito una descrizione con i possibili metodi di lotta.
    C.1) Classificazione sistematica
    Classe: Ascomiceti.

    Ordine: Taphrinales.

    Famiglia: Taphrinacee.

    Specie: Taphrina pruni.

    C.2) Identificazione del patogeno
    L’agente causale dei bozzacchioni del susino, è un fungo appartenente alla classe degli ascomiceti denominato Taphrina pruni. Il fungo è presente in tutto il territorio europeo, dove attacca molte specie del genere Prunus in particolare il susino europeo (Prunus domestica).
    Questo fungo appartiene alla stessa famiglia dell’agente causale della bolla del pesco (Taphrina deformans), provocando dei sintomi e dei danni a livello del frutto e delle foglie molto similari tra di loro.
    La malattia è particolarmente diffusa negli impianti di susino a livello collinare o pedecollinare vicino alle pianure.

    C.3) Sintomi
    Il fungo colpisce i frutti del susino nella fase di post – allegagione e nelle prime fasi di crescita, comportando una loro deformazione e facendogli assumere delle forme curiose da allungate, ricurve, semi ricurve a forma di falce o a sacchetto (da qui il nome bozzacchioni). La superficie del frutto in seguito si trasforma in un ammasso grinzoso e suberoso, fessurandosi a livello trasversale. Dopodiché il frutto ingiallisce precocemente, diventando un corpo grigiastro che va incontro all’avvizzimento e al completo disseccamento. Nella fase finale della malattia sulla superficie del frutto, la buccia si ricopre di una muffa biancastra detta comunemente mummia formata dalla fruttificazioni del patogeno (conidi). I frutti disseccati possono cadere precocemente, oppure rimanere attaccati sui rami fino alla primavera successiva.
    I frutti attaccati dal fungo non sono commestibili e se vengono aperti al loro interno si presentano svuotati della loro polpa e con i semi piccoli e abortiti.

    C.4) Ciclo biologico
    Il parassita supera il periodo invernale o come ascospora (forma sessuata del fungo) all’interno dei frutti o bozzacchioni mummificati, negli anfratti delle corteccia, oppure come micelio fungino presente nei tessuti dei rami o delle branche che presentano i frutti infetti.
    In primavera quando le temperature si aggirano sui 10 – 15°C e l’umidità relativa è tra il 30-40%, dalle ascospore si sviluppano gli elementi riproduttivi del fungo che sono i conidi (forma asessuata del fungo), attaccando i fiori del susino dando così avvio al processo infettivo sui frutti.
    La malattia si manifesterà sulla pianta solamente in uno stadio di crescita avanzata del frutto comportando lo sviluppo dei sintomi e dei danni appena descritti.

    C.5) Lotta
    La lotta ai bozzacchioni del susino, può essere di vari tipi:

    Lotta agronomica.
    Lotta chimica.
    Lotta biologica.
    1. Lotta agronomica
    Consiste nel limitare o prevenire la diffusione della malattia, attraverso l’asportazione e la successiva distruzione dei rametti e dei frutti infetti comprese le mummie rimaste attaccate sulla pianta dall’anno precedente.

    2. Lotta chimica
    Consiste nella distribuzione di soluzioni a base di ossicloruro di rame, come la poltiglia bordolese, da eseguire in autunno alla caduta delle foglie e da ripetere all’inizio della primavera prima dell’aperura delle gemme a scopo preventivo.

    3. Lotta biologica
    Prevede la distribuzione di prodotti a base di rame (ossicloruro di rame) all’1% in abbinamento alla propoli agricola da impiegare in soluzione idroalcolica diluita in acqua in quantità dello 0,1 – 0,5%.
    La distribuzione della propoli + ossicloruro di rame va eseguita in autunno alla caduta delle foglie e alla fine dell’inverno prima del risveglio vegetativo.

    D) Innesto del mirabolano con susino e/o albicocco
    Per quanto riguarda infine la possibilità di poter innestare sul mirabolano, varietà di susino europeo o di albicocco, le posso dire che si tratta di una specie che addice molto bene a tale innesto.
    Il mirabolano è un portinnesto selvatico, che possiede la prerogativa di propagarsi bene per seme, ma anche per talea. Induce buona vigoria e produttività delle piante, si adatta in ogni tipo di terreno, ha una buona resistenza al ristagno idrico del terreno e presenta una buona affinità d’innesto con molte varietà sia di susino europeo che cino - giapponese.
    Tuttavia può dare alcuni problemi di disaffinità d'innesto cui segue un mancato attecchimento tra portinnesto e marza, con alcune varietà di albicocco a causa del fatto che ques't ultimo è una specie diversa al mirabolano.
    Tra le varietà di albicocco considerate disaffini al mirabolano, le ricordo:

    1) Canino.
    2) Precoce di Tyrinthos.
    3) Priana.

    Presentano invece una buona affinità d'innesto:

    1) Precoce d'Imola.
    2) Reale d'Imola.
    3) Cafona.
    4) San Castrese.

    Trattandosi di una pianta di grande sviluppo e vigoria, le consiglio di eseguire degli innesti a marza fatti nel periodo compreso tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo. Può provare a capitozzare una branca su cui poi andrà ad eseguire l'innesto delle marze di susino o di albicocco.
    Le marze le consiglio di prelevarle almeno qualche mese prima d'innesto ponendole in frigorifero ad una temperatura compresa tra 0 - 10 °C, in modo da poter rallentare il loro sviluppo e far si che sia la marza che il portinnesto si trovino nello stesso momento vegetativo al fine di incrementare la riuscita dell'innesto.

    Ringraziandola della sua domanda e rimanendo a sua disposizione per risolvere altri dubbi, la saluto cordialmente.

    Fabio di Gioia
    Esperto nel recupero e valorizzazione delle varietà botaniche

  • Come si concima il frutteto?

    Il 04/11/2016, Reinero Giampiero di Asti chiede:

    Come si concima il frutteto?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Giampiero,

    Premessa

    Prima di procedere, all’impostazione del programma di concimazione, è necessario fare chiarezza su alcuni termini tecnici di questo ambito, che spesso vengono usati come sinonimi ma in maniera errata.
    Con il termine di fertilizzazione, si intende quella operazione agronomica necessaria al miglioramento della fertilità del suolo, dal punto di vista chimico, fisico e biologico. I prodotti che possiedono tale capacità, sono chiamati fertilizzanti.
    Con il termine di concimazione, si intende quella operazione agronomica necessaria al miglioramento delle caratteristiche nutrizionali del terreno. I prodotti che possiedono tale capacità sono i concimi.
    Con il termine di correzione, si intende invece quella operazione agronomica capace di migliorare le caratteristiche chimiche del terreno. I prodotti che possiedono tale capacità, sono i correttivi.
    Infine con il termine di ammendamento, si intende quella operazione agronomica, necessaria al miglioramento delle caratteristiche fisiche del terreno. I prodotti che posseggono tale capacità sono gli ammendanti.
    Da queste definizioni si capisce molto bene, che il termine fertilizzante non può essere considerato sinonimo di concime, perché i fertilizzanti comprendono anche gli ammendanti e i correttivi, mentre i concimi non possono essere considerati come fertilizzanti.
    I concimi vengono impiegati per apportare al terreno i tre principali elementi della fertilità, che sono: l’azoto N, il fosforo P e il potassio K.
    Il titolo di un concime, rappresenta la % dei tre elementi presenti nella sua composizione, espressa come % di:

    a) Azoto N2.
    b) Anidride fosforica P2O5.
    c) Ossidi di potassio K2O.

    A seconda della loro natura, i concimi sono suddivisi in:

    1) Concimi minerali
    2) Concimi organici
    3) Concimi organo - minerali

    I concimi minerali a loro volta, possono essere:

    a) Semplici
    Quando contengono un solo elemento della fertilità (es. o solo N, o solo P, o solo K).

    b) Composti o complessi
    Quando contengono due o più elementi della fertilità.

    I concimi composti a loro volta, possono essere:

    1) Binari
    Quando contengono due elementi della fertilità (es. N-P, P-K e N-K).

    2) Ternari
    Quando contengono i tre elementi della fertilità (es. N-P-K).

    Tra i prodotti correttivi capaci di migliorare le caratteristiche chimiche del terreno ricordiamo:

    1) Calce
    Utilizzata nei terreni acidi per correggere l’eccessiva acidità.

    2) Gesso
    Utilizzato nei terreni basici per correggere l’eccessiva alcalinità.

    Infine tra i prodotti ammendanti capaci di migliorare le caratteristiche fisiche del terreno, ricordiamo principalmente la sostanza organica, utilizzata nei terreni argillosi e compatti per renderli più soffici, leggeri e ben drenati.

    Elementi diagnostici

    Gli elementi che devono essere presi in considerazione per l'impostare un accurato piano di concimazione del frutteto, risultano:

    a) Analisi del terreno.
    b) Diagnostica fogliare.
    c) Asportazioni di nutrienti.
    d) Perdite di nutrienti.

    a) Analisi del terreno
    Per conoscere accuratamente le caratteristiche chimico - fisiche e nutritive di un terreno, laddove dovrà essere impiantato l'arboreto, è necessario effettuare un’opportuna analisi del terreno.
    Per eseguire un’analisi accurata del suolo, è necessario fare dei campionamenti (1 o 2 per ettaro), cercando di prelevare un campione di terra alla profondità dello strato interessato dalle radici delle future piante (circa 80 - 100 cm). I campioni prelevati in maniera casuale, dovranno essere rappresentativi di tutto l’appezzamento e prelevati nella stagione che non deve essere ne troppo fredda e umida e nemmeno troppo siccitosa.
    I dati del suolo che devono essere valutati con l’analisi del suolo, sono:

    1) La tessitura
    Esprime la % di sabbia, limo e argilla di un terreno, talvolta chiamata anche con il termine di granulometria.

    2) Il pH
    Esprime la reazione acida, neutra o alcalina del suolo.

    3) Il calcare attivo e il calcare totale.

    4) La sostanza organica.

    5) La capacità di scambio cationico (CSC)
    Esprime la capacità di un terreno di trattenere e rilasciare gli elementi della fertilità alle piante.

    6) L’azoto N totale.

    7) Il fosforo P assimilabile.

    8) Il potassio K assimilabile.

    9) Lo zolfo S assimilabile.

    10) Il rame Cu, il ferro Fe, lo zinco Zn, il molibdeno Mo assimilabili ecc.

    11) La salinità.

    Per quanto riguarda il fosforo P, il potassio K, lo zolfo S, il rame Cu, il ferro Fe, lo zinco Zn e il molibdeno Mo, è necessario richiedere espressamente l’analisi di tali elementi in forma assimilabile, perché a seconda del pH del terreno essi tendono a precipitare e quindi non diventare più disponibili per le piante.
    Il fosforo P, è disponibile in terreni neutri e leggermente acidi, ma non in quelli alcalini.
    Il potassio K, è disponibile nei terreni neutri e alcalini, ma non in quelli acidi.
    Lo zolfo S, è disponibile nei terreni alcalini, ma non in quelli acidi.
    Il rame Cu, il ferro Fe e lo zinco Zn sono disponibili nei terreni acidi, ma non in quelli alcalini.
    Infine il molibdeno Mo, è disponibile solo nei terreni neutri, ma non in quelli acidi e alcalini.
    Bisogna ricordare inoltre che anche gli squilibri nutrizionali, dovuti e carenze o eccessi di minerali, influiscono pesantemente sulla qualità della produzione.
    L’interpretazione dei dati sull’analisi del terreno, deve essere fatta da tecnici qualificati del settore, capaci di stabilire attraverso delle opportune formule di concimazione, la quantità di nutrienti da distribuire in maniera corretta al terreno al fine di permettere sia un adeguato accrescimento e sviluppo delle piante, che una buona produzione delle stesse nel corso dei vari anni del ciclo vitale dell'impianto arboreo.

    b) Diagnostica fogliare
    Un altro importantissimo strumento che permette di regolare l’apporto dei concimi durante la fase produttiva del frutteto, è rappresentato dalla diagnostica fogliare.
    Tale analisi, è basata sul campionamento delle foglie delle piante da frutto, a cui fa seguito l’osservazione delle stesse in modo da poter individuare opportune carenze o eccessi sia di macroelementi che di microelementi, al fine di poter regolare la concimazione sulla base dell’effettivo stato nutrizionale delle piante. Questo perché, lo scopo della metodica della diagnostica fogliare, ha come funzione principale quello di evidenziare eventuali squilibri nutrizionali o situazioni di stress fisiologico della pianta in alcune fasi fenologiche critiche (es. allegagione e/o accrescimento del frutto), in modo da poter intervenire rapidamente con opportune tecniche di concimazione (es. concimazione fogliare) per evitare danni qualitativi e perdite dal punto di vista produttivo.
    Per eseguire correttamente il campionamento è necessario seguire questi criteri d’analisi fogliare:

    a) Scegliere 1 campione per ogni ettaro di terreno.

    b) Individuare 15 - 20 piante del frutteto, escludendo le file del bordo.

    c) Prelevare circa 150 foglie per campione dalle piante individuate.

    d) Delle 150 foglie, prelevarle solo 8 - 10 foglie per pianta da 4 - 5 germogli di medio vigore, sui diversi lati della chioma e due foglie sane per germoglio senza picciolo.

    e) Essiccare le foglie all’ombra.

    f) Mettere le foglie in un sacchetto a tenuta stagna e portarle al laboratorio di analisi.

    Il periodo migliore per il prelievo delle foglie è il mese di luglio, perché è il periodo di maggiore attività fotosintetica della pianta, per cui è anche elevata la circolazione degli elementi nutrizionali all’interno delle piante da frutto.

    c) Asportazioni di nutrienti
    Le asportazioni, rappresentano la quantità di elementi nutritivi assorbiti da un frutteto in 1 ettaro (ha), nel corso dell'anno.
    Per determinare le asportazioni di nutrienti, si calcola la quantità di sostanza secca (s.s) presente negli organi della pianta (es. frutti, , foglie e legno di potatura), dopodiché si analizza la quantità di elementi nutritivi rimasti in essa.
    Per chiarezza di terminologie, la quantità di sostanza secca rimasta negli organi della pianta, esprime la % dei più importanti nutrienti che ritroviamo all'interno della frutta e che sono indispensabili per l'alimentazione degli esseri viventi, come:

    1) Zuccheri.
    2) Lipidi.
    3) Proteine.
    4) Elementi minerali.
    5) Vitamine.
    6) Polifenoli e flavonoidi.
    7) Sostanze aromatiche.

    Le asportazioni di elementi minerali, vanno espresse come asportazioni riferite ad una produzione media annuale su 1 ettaro di suolo.
    Riferendoci ai principali macroelementi della fertilità, avremo che le asportazioni medie risulteranno:

    a) L'azoto N, viene assorbito in una quantità di media di 50 - 100 kg/ha, ad eccezione del pesco e dell'uva da tavola che ne asportano anche quantità medie di 150 - 200 kg/ha.

    b) Il fosforo P e il magnesio Mg, sono asportati in una quantità media di 10 - 45 kg/ha.

    c) Il potassio K e il calcio Ca, sono asportati in quantità medie molto rilevanti intorno ai 5 - 10 kg/ha.

    Al tale proposito dobbiamo rilevare che si tratta di dati indicativi, che non possono ricondurci ad una concimazione teoricamente restitutiva a causa del fatto delle numerose variabili in gioco, tenendo conto che il terreno pur essendo un substrato inerte, è sempre vivo con una sua attività metabolica.
    Di conseguenza è molto difficile e non sempre razionale restituire le quantità precise di elementi nutrizionali effettivamente persi nel corso dell'anno dal terreno con la nutrizione del frutteto. Per questo le asportazioni di elementi nutritivi, hanno solamente scopo indicativo.

    d) Perdite di nutrienti
    Le perdite di nutrienti, rappresentano la quantità di elementi minerali che vengono asportarti dal terreno che non sono imputabili alle esigenze nutritive della pianta, ma bensì ai processi di:

    a) Dilavamento
    E' riferito principalmente all'azoto (soprattutto quello nitrico NO3-) che viene perso per lisciviamento lungo il profilo del suolo, dipendente a sua volta da:

    I) Piovosità
    II) Metodo d'irrigazione.
    III) Tipo di terreno.

    Le perdite medie di azoto nel suolo per dilavamento, sono mediamente pari a 30 - 60 kg/ha/anno per pianta.

    b) Insolubilizzazione
    E' riferito alla quantità di elementi nutritivi (es. fosfati PO43- e ione ferrico Fe3+), trattenuti dal complessi di scambio del suolo e quindi non disponibili per le piante.

    c) Volatilizzazione
    E' riferito alla quantità di elementi nutrizionali (es. azoto ammoniacale NH3), perso in seguito alla trasformazione delle sostanze in composti gassosi e volatili.

    Concimazione

    La concimazione del frutteto, viene tradizionalmente distinta in:

    a) Concimazione di fondo.
    b) Concimazione di produzione.

    Concimazione di fondo

    La concimazione di fondo detta anche concimazione di pre - impianto, o concimazione di base, ha come scopo principale quello di elevare il livello nutritivo del suolo, in modo da riportarlo ai valori ottimali tali, da creare la base agronomica necessaria al corretto svolgimento della produzione delle piante da frutto nel corso del loro ciclo vitale. Di solito viene eseguita soltanto al momento dell’impianto del frutteto, anche se in alcuni casi e a seconda del tipo di terreno, può essere ripetuta a cadenza biennale.
    La concimazione di fondo prevede prevalentemente la distribuzione di concimi a lento rilascio, ossia quei prodotti che vengono trattenuti dal terreno e rilasciati in maniera molto graduale nel corso degli anni.
    I concimi che vengono normalmente distribuiti sono i:

    1) Concimi fosfatici.
    2) Concimi potassici.
    3) Concimi organici.

    Tra i concimi fosfatici si può optare per l’utilizzo delle fosforiti (rocce macinate contenenti fosfati di calcio)  il guano (escrementi dei volatili ad alto contenuto di fosforo), il perfosfato minerale, il perfosfato triplo e le scorie Thomas.
    Mentre per i concimi potassici, si può invece optare verso l’utilizzo di rocce ricche di sali di potassio, come la silvite, la carnallite, la kainite oppure il solfato di potassio, il cloruro di potassio e il salino potassico.
    L’apporto dei concimi fosfatici e potassici, deve essere determinata in base ai calcoli fatti attraverso l’analisi del terreno. In ogni caso si consiglia di non superare le dosi di 250 kg/ha di fosforo P e di 300 kg/ha di potassio K.
    La distribuzione dei concimi organici in fase d’impianto, è importantissima, perché questi prodotti oltre ad essere prettamente naturali, hanno inoltre le caratteristiche di migliorare efficacemente tutte le proprietà chimiche, fisiche e biologiche del terreno.
    Tra i concimi organici da distribuire, i più importanti sono:

    a) Letame
    b) Pollina.
    c) Stallatico.

    Il letame rappresenta sicuramente il concime organico più diffuso ,soprattutto laddove si effettuata una coltivazione biologica. Il letame è anche un ottimo ammendante in quanto migliora la struttura e la capacità di ritenuta dell’acqua nei terreni sabbiosi, mentre in quelli argillosi li rende più soffici, più areati costituendo al tempo stesso, un buon substrato per la crescita degli organismi terricoli.
    In alternativa è possibile optare anche verso l’uso di sottoprodotti organici della lavorazione industriale dei funghi, degli scarti di lavorazione degli animali (cuoiattoli, pennoni e sangue secco), dell’industria enologica (vinacce esauste) e dell’industria olearia (sansa esausta e panelli d'estrazione).
    In fase d’impianto e prima della messa a dimora delle piante, sono assolutamente da evitare le concimazioni azotate, per evitare le perdite d’azoto per dilavamento lungo il profilo del terreno.

    Concimazione di produzione

    La concimazione di produzione, chiamata anche concimazione annua di mantenimento, è quell’operazione colturale che viene eseguita durante il periodo vegetativo e produttivo delle piante, al fine di restituire alle piante da frutto ciò che hanno asportato dal terreno nel corso dell’anno.
    La concimazione di produzione è prevalentemente incentrata sulla distribuzione di concimi azotati, anche se in parte è possibile ripetere a cadenza biennale sia le concimazioni fosfatiche e potassiche, che le concimazioni organiche.
    Tra i concimi azotati che vengono distribuiti con la concimazione di produzione ricordiamo, quelli:

    a) Ammoniacali (es. nitrato ammonico, solfato ammonico ecc.).
    b) Nitrici (es. nitrato di calcio, nitrato di potassio ecc).

    Per il primo e il secondo anno d’impianto, si consiglia di effettuare delle concimazioni azotate, localizzate in base alle proiezione della chioma, ricorrendo a dosi ridotte rispetto a quelle previste nella fase di massima produzione.
    In particolare si consiglia di non superare la dose di 1 kg/ha a pianta al primo anno e 1,5 kg/ha a pianta nel secondo anno.
    In caso di carenza e laddove non sia stata fatta la concimazione di fondo prima dell’impianto, è opportuno somministrare
    anche fosforo e potassio, cercando di non superare le dosi di 30 kg/ha a pianta di fosforo P e 40 kg/ha a pianta di potassio K al primo anno e 50 kg a pianta di fosforo P e 80 kg a pianta di potassio K al secondo anno.
    Per ridurre i problemi di dilavamento, provocati dalla somministrazione dei concimi azotati, è consigliabile frazionare le concimazioni con prodotti a pronto effetto nei periodi di maggiore necessità, come al risveglio vegetativo, alla fioritura, all’allegagione e all’inizio dell’accrescimento dei frutti.
    La distribuzione dei concimi durante la fase di produzione, è dipendente anche dal tipo di cura colturale che viene eseguita nel corso degli anni di produzione del frutteto (es. lavorazioni, inerbimento ecc).
    Se si eseguono delle lavorazioni superficiali del terreno, sarà necessario alternare alla pratica del sovescio, l’interramento annuale di concimi organici intorno alla pianta, distribuiti nella proporzione di circa 50 q/ha.
    Se invece si esegue l’inerbimento dell’interfila, in autunno ad ogni pianta si dovranno praticare delle piccole buche della profondità di 20 - 30 cm, da riempire sempre con concime organico.
    Nel caso di piccoli appezzamenti di terreno, può essere interessante allevare alcuni animali da cortile allo stato brado (galline, oche, tacchini ecc.), i quali oltre a liberare il terreno dalle erbe infestanti, praticheranno una piccola e costante concimazione.
    La pratica della concimazione di produzione, siccome viene effettuata ogni anno, richiede un periodico controllo delle disponibilità nutrizionali del terreno, in modo da regolare l’apporto degli elementi fertilizzanti in termini di reintegro sulle base delle quantità asportate. Per cui è possibile programmare l’apporto di concimi sulla base delle asportazioni di elementi nutritivi per la produzione.
    A tale scopo esistono per le specie da frutto più importanti, dei coefficienti e formule che servono per calcolare le quantità d’azoto, fosforo e potassio da distribuire ogni anno in base alle loro produzione.

    Epoca e modalità di somministrazione dei concimi

    L'epoca di somministrazione dei concimi in un frutteto è in relazione a:

    1) Richiesta nutritiva da parte delle piante da frutto.
    2) Solubilità dei concimi.
    3) Compatibilità dell'ambiente.

    I concimi organici si distribuiscono in autunno in modo da poterli interrare con le successive lavorazioni del suolo. L'interramento deve avvenire velocemente, soprattutto vicino alle abitazioni al fine di evitare sgradevoli odori.
    I concimi azotati, vanno distribuiti in 2/3 volte nel corso dell'anno a partire dalle fine dell'inverno. Il frazionamento della loro distribuzione è quella più consigliata, in modo da far trovare l'azoto N nel terreno nel momento di massima richiesta e per evitare perdite per dilavamento lungo il profilo.
    Per quanto riguarda la distribuzione dei concimi azotati bisogna anche ricordare che:

    a) In specie produttive (es. melo, pero e pesco), è necessario apportare circa 30 - 40 kg/ha in autunno per favorire la loro attività radicale e la differenziazione a fiore delle gemme. In altre specie da frutto (es. ciliegio), la concimazione azotata autunnale, migliore la vitalità degli organi del fiore e l'allegagione dei frutti.

    b) Sono da evitare apporti di azoto prima della fioritura, mentre sono invece richiesti nel corso dell'allegagione del frutto.

    I concimi a base di fosforo e potassio, possono essere distribuiti dall'inizio dell'autunno fino alla fine dell'inverno, per favorire il loro approfondimento nel terreno durante la stagione piovosa.
    Infine in relazione alle modalità di somministrazione dei concimi, la distribuzione può essere:

    a) Totale
    Se riguarda l'intero terreno.

    b) Parziale
    Se riguarda soltanto la fila delle piante da frutto, oppure nell'interfila.
    La concimazione nell'interfila, riguarda frutteti caratterizzati da sesti d'impianto stretti, che in genere non sono lavorati sulla fila.

    In caso infine di piante isolate, la distribuzione dei concimi avviene in base alla proiezione della chioma o poco oltre.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a sua disposizione per risolvere altri dubbi, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia
    Esperto nel recupero e valorizzazione delle varietà botaniche

  • Il mio albicocco e il mio noce sono parassitati da una mosca. Cosa posso fare?

    Il 27/10/2016, Massimo di Udine chiede:

    Buongorno, ho da poco acquistato un'azienda agricola a Colloredo do Monte Albano (Ud). Sul terreno ho diverse piante di noce e un enorme albicocco che mi dicono essere parassitate da una mosca. I noci presentano sulle foglie una sorta di ticchiolatura e i frutti marciscono prematuramente, mentre l'albicocco non produce se non che pochissimi frutti. L'azienda è in fase di conversione a biologico e mi piacerebbe sapere come posso trattare queste piante. esiste una persona di riferimento nella mia zona. Grazie, cordiali saluti Massimo Da Re
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Massimo,
    l'albicocco è una pianta da frutto, particolarmente soggetta ad un fenomeno definito "alternanza di produzione". L'alternanza di produzione, è un fenomeno fisiologico della pianta secondo il quale ad annate di "carica" (produzione di tanti fiori e frutti, ma poche foglie e germogli), seguono delle annate di "scarica" (produzione di tante foglie e germogli, ma pochi fiori e frutti).
    Le cause che stanno alla base dell'insorgenza di questo fenomeno, possono essere molteplici:

    • Competizione nutrizionale (zuccheri e proteine), tra il contemporaneo accrescimento di germogli e frutti.
    • Produzione di ormoni antiflorigeni (es. gibberelline) a discapito di quelli florigeni (es. auxine).
    • Potature errate e/o troppo drastiche.
    • Attacchi di parassiti.
    • Ritorni di freddo improvvisi.

    Nel caso specifico dell'albicocco, l'alternanza di produzione è innescata spesso dal verificarsi di gelate tardive o primaverili che vanno a distruggere i giovani germogli e i frutticini appena allegati. L'albicocco infatti è una specie particolarmente sensibile alle gelate tardive, non solo perché ha una fioritura precoce, ma anche perché dal punto di vista genetico è particolarmente soggetta ad danno da freddo.

    La distruzione dei giovani germogli e/o dei frutticini allegati a seguito del freddo, crea uno scompenso fisiologico interno stimolando la pianta alla produzione di nuovi rami a legno a cui segue un eccessivo consumo dell'energia accumulata negli organi di riserva (legno e/o radici). Tale energia, sarebbe servita alla pianta l'anno prossimo per la differenziazione e la produzione di gemme a fiore.
    Di conseguenza questo consumo energetico, impoverisce le riserve zuccherine della pianta, a cui segue un abbassamento del rapporto carboni/azoto C/N a favore dell'azoto N con una successiva spinta alla produzione di gemme a legno e ad un eccesso vegetativo. Il risultato finale, è che l'anno successivo avremo molte foglie e germogli e pochi fiori e frutti (scarica). L'anno dopo ancora il contrario (carica).
    Ovviamente, la tendenza all'alternanza di produzione condizionata dal clima nell'albicocco, è dipendente anche dalla varietà e principalmente dall'andamento climatico. Varietà tardive sono meno soggette all'alternanza di produzione, perché fiorendo più tardivamente sono meno soggette alle gelate tardive. Inoltre se l'andamento climatico durante la primavera è particolarmente mite, non si verificherà nessun danno a carico dei fiori e di conseguenza il fenomeno dell'alternanza di produzione verrà minimizzato.
    È possibile tuttavia nel tempo ridurre in qualche modo, la tendenza della pianta ad alternare, attraverso delle potature mirate.
    Nelle annate di carica (con produzione di molti fiori e frutti), si consiglia di potare poco lasciando più rami e quindi dando la possibilità alla pianta di differenziare le gemme a fiore e di non sviluppare troppo legno. Nelle annate di scarica (con produzione di molte foglie e germogli) invece, si consiglia di potare molto lasciando meno rami, dando la possibilità alla pianta di differenziare le gemme a legno e quindi non sviluppare troppi fiori.
    Il parassita che attacca i frutti dell'albicocco non è altro che la mosca della frutta (Ceratitis capitata), un insetto appartenente all'ordine dei ditteri e alla famiglia dei tefritidi. Il danno provocato sui frutti da questo insetto, è dovuto a:

    • Punture di ovodeposizione degli adulti: determinano l'insorgenza di aree necrotiche di colore brunastro che vanno incontro a marcescenza.
    • Distruzione del frutto interno a causa dell'attività delle larve: le forme giovanili dell'insetto, nutrendosi della polpa del frutto, ne provocano il completo disfacimento cui segue l'attacco di altri parassiti di natura fungina che determinano la completa distruzione dei frutti e la loro successiva cascola.

    Per quanto riguarda il noce, anche in questo caso il parassita che colpisce i frutti provocandone la loro marcescenza, è la mosca delle noci (Rhagoletis completa), sempre appartenente all'ordine dei ditteri e alla famiglia dei tefritidi.
    L'insetto è attivo nel periodo compreso tra giugno fino a settembre inoltrato a seconda dell'andamento climatico. Gli adulti effettuano delle punture di ovodeposizione sotto la superficie del mallo. Dalle uova deposte, schiuderanno delle larve che determineranno la distruzione del mallo e di conseguenza la formazione di noci completamente marce. Le noci infestate e cadute a terra, potranno ospitare le larve fino all'anno successivo quando si formerà di nuovo l'adulto.

    Visto che la sua azienda si trova in conversione biologica, la lotta che le suggerisco di fare sia per la mosca della frutta che per la mosca delle noci, è soltanto di tipo preventivo (agronomico) e biologico:

    Lotta agronomica

    Consiste prevalentemente, nella distruzione dei frutti infestati e caduti a terra, al fine di eliminare le larve e di conseguenza la possibilità che l'insetto si ripresenti l'anno successivo.

    Lotta biologica

    Per questo tipo di lotta è possibile impiegare delle bottiglie trappole che vanno riempite con mezzo litro di ammoniaca concentrata al 5%, aggiungendo ad essa un'acciuga cruda come esca proteica. Queste esche vanno appese sui rami, nella parte esterna e sul lato sud della chioma in un numero minimo di 2 - 3 per piante. Le trappole vanno mantenute sulla pianta da maggio a settembre. Per mantenere la loro efficacia è bene sostituire il pesce una volta al mese e usare una trappola che non consenta l'ingresso di pioggia.

    Riguardo infine al parassita che attacca le foglie del noce producendo delle ticchiolature nerastre, in questo caso si tratta di un fungo e nella fattispecie è l'antracnosi del noce (Gnomonia juglandis o Marssonina juglandis).
    Questo parassita attacca particolarmente gli organi fogliari, producendo delle tacche necrotiche di colore bruno - rossastre, più o meno tondeggianti con la parte centrale grigia. Se le tacche sono molto ravvicinate si può verificare il disseccamento del lembo fogliare, con deformazione della foglia. In corrispondenza delle tacche necrotiche presenti sulla pagina superiore della foglia, nella pagina inferiore si evidenziano delle punteggiature scure su cui sono presenti gli elementi riproduttivi del fungo. Se l'attacco fogliare è particolarmente intenso, si può verificare anche la caduta anticipata delle foglie (filloptosi).

    Il fungo può attaccare inoltre, i giovani germogli con l'insorgenza di tacche necrotiche e lesioni cancerose e anche i frutti con l'insorgenza di macchie che suberificando provocano alterazioni e deformazioni.
    Anche in questo caso, trovandosi in regime di conversione biologica, le consiglierei di adottare pratiche di lotta preventiva di natura agronomica, consistenti in:

    1. Distruzione dei residui vegetali infetti, su cui si possono trovare di organi di riproduzione del fungo.
    2. Potature di risanamento: allo scopo di eliminare i rametti in cui sono presenti i cancri infettivi.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a disposizione per risolvere altri dubbi, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Le mie drupacee presentano una gelatina: da cosa è causata?

    Le mie drupacee presentano una gelatina: da cosa è causata?

    Il 15/10/2016, nadia di cameri chiede:

    Buongiorno, quest'anno le mie drupacee hanno questa specie di gelatina che non so cosa sia e da cosa possa essere stata causata. In attesa di una sua risposta, anticipatamente ringrazio. Nadia
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Nadia.

    Le rispondo intanto facendo una semplicissima considerazione. Con il termine di "Drupacee" si intende quella sottofamiglia della famiglia delle Rosacee, caratterizzata dalla produzione di frutti, che dal punto di vista botanico, vengono definitI "drupe", ovvero i frutti con il nocciolo.

    Le Drupacee più importanti dal punto di vista produttivo sono:

    • Pesco (Prunus persica);
    • Albicocco (Prunus armeniaca);
    • Susino (Prunus spp.);
              a) Susino Europeo (Prunus domestica);
              b) Susino Cino - Giapponese (Prunus salicina).
    • Ciliegio (Prunus spp.)
              a) Ciliegio Dolce (Prunus avium);
              b) Ciliegio Acido (Prunus cerasus);
    • Mandorlo (Prunus spp.).
              a) Mandorlo dolce (Prunus dulcis);
              b) Mandorlo amaro (Prunus amygdalus).

    La gelatina (tecnicamente detta "resina") di colore giallo virante al marrone scuro che fuoriesce dai rami, dalle branche o dal tronco della pianta, non è altro che una reazione di quest'ultima all'attacco dei patogeni del legno che in questo caso sono rappresentati da funghi e/o batteri vascolari che si insediano all'interno dei vasi linfatici.

    Con tale gelatina, ricca tra l'altro di sostanze polifenoliche ad azione antibatterica o antifungine (dette fitoalessine), la pianta tenta di isolare la parte infetta accumulando queste fitotossine allo scopo di distruggere il patogeno. In alcuni casi ci riesce, in altri casi molto spesso questo non accade e allora l'infezione procede in senso basipeto (verso il basso), prima attaccando gli elementi legnosi di diametro ridotto (rami), procedendo poi su quelli di maggiore diametro (branche e tronco).

    Nelle Drupacee i principali agenti di cancro del legno sono rappresentati da:

    • Cancro fungino delle Drupacee (Cytospora leucostoma).
    • Cancro del pesco (Fusicoccum amygdali).
    • Cancro batterico delle Drupacee (Xanthomonas campestris pv. pruni).

    Come si può capire quando il cancro del legno è causato da un agente fungino o batterico?

    Semplicemente osservando le corrugazioni e gli spacchi che questi patogeni provocano sul legno attaccato.

    Se ci sono degli spacchi ad andamento longitudinale con fuoriuscita di liquido scuro, si tratta di cancro batterico. Se viceversa vi sono spacchi ad andamento longitudinale, con dei corpi fruttiferi a forma di pustola di colore grigiastro, si tratta di cancro fungino.

    Le cause che in questo anno possono aver causato la produzione di gelatina, sulle sue piante possono essere dovute a varie cause, come:

    • Varietà suscettibili:
    • Vegetazione troppo folta;
    • Condizioni microclimatiche di temperatura e/o umidità favorevoli allo sviluppo di parassiti;
    • Eccesso di azoto nel terreno;
    • Potature con attrezzi non disinfettati adeguatamente;
    • Tagli del legno troppo grossi che fanno fatica a rimarginare;
    • Terreno argilloso e pesante con ristagni di umidità.

    Per cui, concludendo, la lotta ai cancri del legno è soltanto di tipo preventivo basata soprattutto su tecniche di natura agronomica, tese a ridurre le cause sopra citate, come:

    • Utilizzo di varietà resistenti;
    • Effettuare potature mirate ad eliminare la vegetazione in eccesso;
    • Evitare il ristagno di umidità del suolo, favorendo l'allontanamento delle acque in eccesso;
    • Evitare gli eccessi d'azoto con le concimazioni;
    • Disinfettare le attrezzature utilizzate per la potatura;
    • Proteggere i grossi tagli di potatura con mastici protettivi;
    • Distribuire prodotti a base di sali rameici a scopo protettivo.

    Ringraziandola della sua domanda e restando a disposizione per altri dubbi o questi, le porgo i miei distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Mi piacerebbe sapere qual è il nome della varietà?

    Mi piacerebbe sapere qual è il nome della varietà?

    Il 10/10/2016, Daura di Cesena chiede:

    Buongiorno, vi invio la foto di una pianta che mi piacerebbe sapere che specie è. Vi ringrazio fin da ora per la vostra disponibilità.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signora Daura,

    purtroppo, non riesco a capire che pianta possa essere. Vedendole così sembrerebbero piante di topinambur (Heliantus tuberosus). Mi potrebbe dire dove ha scattato la foto?

    Grazie in anticipo.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Che pianta è quella raffigurata nella foto con piccole bacche di colore chiaro?

    Che pianta è quella raffigurata nella foto con piccole bacche di colore chiaro?

    Il 03/10/2016, Antonio Trevisani di Bologna chiede:

    Buongiorno, chiedo che venga dato un nome alla pianta raffigurata. Cordiali saluti
    kety_cialdi
    Risponde l'esperto
    Kety Cialdi

    Bacche di ribesBuongiorno Antonio,

    a giudicare dalla forma delle foglie e dalla loro disposizione sui rami, direi che si tratta di un ribes, che appartiene alla famiglia delle Saxifragaceae, genere Ribes, specie rubrum. Si tratta di un arbusto perenne alto 1-2 m, deciduo, i cui fiori si presentano verdognoli o brunastri, molto spesso screziati di rosso. I frutti sono bacche traslucide, il cui colore varia dal rosso al rosa e dal giallo al biancastro. Hanno forma sferica e la loro polpa è dolce-acidula, di consistenza acquosa e con semi molto piccoli.

    Esistono diverse varietà di Ribes: dal ribes casseille, al ribes nero, al ribes a grappoli.

    Nell'augurio di aver soddisfatto la sua domanda, le auguro una piacevole giornata.

    Kety Cialdi
    Vivaio Pollicirosa di Rare Piante

  • Come si impiegano i prodotti rameici per la difesa delle piante?

    Il 29/09/2016, Alfredo di Gioiosa Jonica (RC) chiede:

    Egregio Samuele Dalmonte, la ringrazio per le risposte alle mie domande: le trovo interessanti. Vorrei chiederle ancora dei chiarimenti: 1) Con i prodotti rameici quando e ogni quanto trattare e se c'è un prodotto specifico; 2) Il succo di limone in che percentuale deve essere diluito? 3) Come intervenire su due piante di pesca della vigna che fanno marcire i frutti prima di arrivare a maturazione? Grazie infinite.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Salve Alfredo,

    i prodotti rameici sono vari e vanno usati solo d'inverno o comunque con temperature basse su piante con foglie spesse (come il limone o l'oleandro per intenderci). Per quanto riguarda i dosaggi, bisogna riferirsi alle indicazioni in etichetta perchè le percentuali di principio attivo sono molto variabili. Il succo di limone va allungato al 50%.

    Per proteggere le pesche delle vigne occorre trattare con prodotti rameici in dosi molto leggere, ma se la stagione autunnale è molto umida può darsi che non basti. Purtroppo alle volte il meteo può rovinare la frutta irrimediabilmente.

    Samuele Dalmonte
    Vivaio Fruttidoro Frutti antichi

  • Qual è il fabbisogno idrico per ogni albero già in produzione di Limone e Albicocco?

    Il 27/09/2016, Filippo di Licata chiede:

    Buongiorno, vorrei chiedere all'esperto qual è il fabbisogno idrico annuale per ogni albero già in produzione di Limone e Albicocco.

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    Risponde l'esperto

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    Buongiorno Filippo,

    il fabbisogno idrico di una pianta si determina sostanzialmente seguendo alcuni parametri fissi:

    • L'esposizione al sole;
    • La composizione del terreno;
    • Le condizioni generali della pianta;
    • Il periodo dell'anno in cui si effettua l'irrigazione.

    Non avendo sotto mano queste informazioni, si rende impossibile stabilire di quanta acqua le sue piante necessitino. Riesce a fornirmi maggiori dettagli in merito, in modo che possa darle una risposta precisa ed esaustiva?

    Cordiali saluti 

    Stefano Bolognesi
    Azienda agricola La Brina

  • Ho un vigneto e degli ulivi: posso fare un sovescio con motozappa solo per la semina?

    Il 27/09/2016, Guido di Roma chiede:

    Buongiorno, ho un vigneto di 200 viti e 60 piante di ulivi. Posso fare un sovescio con una motozappa solo x la semina? Vi ringrazio un saluto. Guido
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Guido.

    Il sovescio è una pratica agronomica che consiste nell’interrare alcune colture erbacee a rapido sviluppo, allo scopo di mantenere e/o migliorare le caratteristiche del terreno (fisiche, chimiche e biologiche) e soprattutto di arricchirlo di elementi minerali come:

    • N azoto (in quantità di 50 – 60 kg/ha).
    • P2O5 fosforo.
    • K2O potassio.

    Sostanza organica (S.O) (in quantità dello 0,4 – 0,6 kg/ha).

    Tra le specie erbacee, che vengono maggiormente impiegate per il sovescio, ricordiamo:

    1. Leguminose (favino, fava, pisello, lupino, veccia ecc.);
    2. Graminacee (loiessa, coda di topo, segale, avena ecc.);
    3. Crucifere (colza, ravizzone, cavoli ecc.).

    Le colture da sovescio migliori sono le leguminose perché permettono di elevare il contenuto d’azoto al pari di una concimazione letamica, con abbondante rilascio anche di materiale organico e miglioramento notevole delle proprietà chimiche e nutrizionali del terreno.

    Questo rilascio di azoto N avviene grazie all’abbassamento del rapporto carbonio/azoto C/N proprio per la loro capacità di fissare l’azoto atmosferico dovuta all’attività dei batteri azotofissatori presenti a livello dei noduli radicali di tali specie.

    Le graminacee a differenza delle leguminose, possiedono un apparato radicale fascicolato e più superficiale che agisce come miglioratore soprattutto delle proprietà fisiche del suolo (es. porosità e struttura). Inoltre avendo una biomassa organica molto più abbondante rispetto alle leguminose, presentano un rapporto carbonio/azoto C/N più alto a causa della presenza di una maggiore quantità di residui legnosi nei tessuti della pianta. Questo permette di rilasciare una minore quantità di azoto ma un maggior contenuto di materiale organico.

    Le crucifere, infine, rispetto alle graminacee e alle leguminose, presentano un apparato radicale più profondo a fittone. Queste radici, oltre a disgregare e migliorare la struttura fisica del terreno, grazie alla profondità che raggiungono, sono in grado anche di andare ad intercettare quegli elementi minerali (in particolare microelementi), che spesso si perdono negli strati più profondi del profilo del suolo, riportandoli a livello dello strato interessato dalle radici. In più le crucifere hanno anche la caratteristiche di arricchire di zolfo S abbassando di conseguenza il rapporto azoto/zolfo N/S.

    Questa pratica agronomica semplice, ma allo stesso tempo molto efficace per la nutrizione del terreno apporta ad esso i seguenti benefici:

    • Aumento del contenuto di sostanza organica del suolo.
    • Riduzione dei fenomeni di erosione e/o ristagno idrico del suolo.
    • Riduzione dei fenomeni di compattamento del suolo.
    • Miglioramento della portanza del suolo soprattutto per il passaggio di mezzi meccanici.
    • Aumento dei fenomeni d’infiltrazione e permeabilità del terreno.
    • Miglioramento della struttura del suolo.
    • Incremento della biodiversità delle specie vegetali, della microflora e microfauna terricola.
    • Protezione del suolo dall’effetto degli agenti atmosferici.
    • Mantenimento del contenuto di azoto (in particolare quello nitrico NO3-).
    • Mantenimento di un livello utile di umidità nel terreno.

    Venendo alla sua domanda, lei chiede se è possibile fare la semina di specie erbacee da sovescio in un terreno coltivato a viti e olivi, utilizzando come attrezzo la motozappa. La motozappa (chiamata anche fresa o zappatrice), in realtà, è una macchina operatrice che viene impiegata, per disgregare le zolle di terreno in superficie, eliminare le eventuali erbe infestanti e rompere la crosta superficiale in presenza di colture favorendone il loro arieggiamento. Per cui in definitiva, a parer mio, eviterei di utilizzare la motozappa per seminare le specie erbacee da sovescio, utilizzando al posto di essa una macchina combinata dotata di un erpice posto anteriormente al trattore e una seminatrice nella parte posteriore.

    In questo modo mentre l'erpice posto anteriormente effettua la rottura delle zolle e dello strato superficiale, la seminatrice posteriore apre i solchi e contemporaneamente deposita i semi delle specie erbacee da sovescio.

    Approfitto inoltre della sua domanda per farle presente, che nello scegliere il tipo di specie erbacea da utilizzare per il sovescio, sarebbe opportuno indirizzarsi non verso l'impiego di una specie appartenente ad una sola famiglia (es. solo leguminose), ma indirizzare la scelta verso, di specie erbacee miste o miscugli (es. leguminose/graminacee; graminacee/crucifere; crucifere/leguminose; leguminose/graminacee/crucifere). Questo perché la mescolanza di specie diverse appartenenti a famiglie diverse ha la caratteristica di apportare vantaggi agronomici diversi in base al tipo di coltura e alle diverse caratteristiche fisiologiche delle piante.

    Infine le ricordo che, soprattutto per quanto riguarda le specie arboree come vite e olivo, è necessario evitare gli eccessi di azoto nel terreno, in quanto potrebbero provocare uno sviluppo vegetativo troppo intenso e ridurre di conseguenza la produzione dei frutti. Quindi, in definitiva, il consiglio è sempre quello di seminare specie erbacee da sovescio a ciclo autunnale-invernale di famiglie diverse utilizzando miscugli di varie tipologie di semi.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a disposizione per ulteriori chiarimenti, le porgo i miei distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Esperto nel recupero e valorizzazione delle varietà antiche

  • Piante da frutto hanno sviluppato in altezza rami più verdi: devo tagliarli?

    Il 24/09/2016, Giuliano di Parma chiede:

    Durante l'estate ho innaffiato spesso le piante da frutto: queste hanno sviluppato in altezza numerosi rami, più verdi degli altri, debbo tagliarli questi nuovi rami? Voglio mantenere la pianta abbastanza bassa non troppo alta. Grazie. Alfieri
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve Signor. Giuliano.

    Allora, presumo che le piante da frutto che lei ha innaffiato o irrigato, siano piante di una certa dimensione e di una certa età perché poi alla fine della domanda lei dice che vorrebbe tenere la pianta bassa e non farla  sviluppare troppo in alto. L'irrigazione è una pratica agronomica che nel settore della frutticoltura svolge particolari funzioni tra cui:

    • Incrementare la disponibilità di acqua nel terreno;
    • Soddisfare le esigenze idriche delle piante;
    • Migliorare la produzione dal punto di vista quantitativo e qualitativo;
    • Incrementare l'allegagione dei frutti;
    • Favorire la differenziazione a fiore delle gemme;
    • Favorire lo sviluppo vegetativo della pianta

    Inoltre per le piante giovani che appena impiantate nel terreno, l'irrigazione, permette di:

    • Favorire lo sviluppo delle giovani radici;
    • Favorire l'attecchimento della pianta;
    • Evitare condizioni di stress idrico;
    • Favorire l'adattamento delle piante al terreno;
    • Indurre la capacità di incrementare l'esplorazione del terreno da parte delle radici.

    Da questa premessa, si evince molto bene, che la pratica irrigua risulta essere molto importante soprattutto al 1° e 2°anno d'impianto dei frutti, quando siamo in presenza di piante giovani che hanno bisogno di attecchire al suolo e di conseguenza aumentare la loro capacità di esplorazione del terreno. A partire dal 3°-4° anno d'impianto, l'irrigazione delle piante può essere anche sospesa, a meno che non ci siano condizioni di particolare stress idrico o periodi di siccità prolungata. Se siamo invece in presenza di piante adulte in produzione e in particolare nella frutticoltura intensiva, l'irrigazione diviene fondamentale per poter mantenere una determinata costanza produttiva e assicurare una buona produzione di frutta.

    In presenza di piante adulte coltivate in maniera familiare, invece l'irrigazione, ha soltanto valenza di soccorso da impiegare nei periodi di siccità prolungata per non incorrere in fenomeni di stress idrico.

    Venendo a questo punto alla sua domanda lei chiede perchè quest'estate ha irrigato spesso le sue piante da frutto e loro hanno sviluppato numerosi rami più verdi degli altri. Questo è avvenuto perché semplicemente, quando l'apporto idrico alla pianta viene eseguito con periodicità e con cadenza ripetuta, le piante risentendo del maggior apporto idrico, tendono a sviluppare maggiormente le loro cellule determinando di conseguenza un maggior accrescimento vegetativo.

    Tuttavia però questi rami che svilupperanno tenderanno ad essere rigogliosi, verdi e ricchi di acqua. Non a caso le ricordo che se l'apporto di acqua è troppo elevato, si verifica un eccessivo rigoglio vegetativo, il quale crea un maggior ombreggiamento e umidità esponendo di conseguenza la pianta all'attacco dei parassiti. Inoltre si ha un prolungamento dello sviluppo vegetativo della pianta.

    In questo modo c'è la possibilità che questi rami, troppo ricchi di acqua e verdi, crescano oltre la stagione senza perdere le foglie, finendo per essere danneggiati da eventuali brinate autunnali.

    Il consiglio che mi sento di darle è quello di non tagliare i rami giovani numerosi che in questo momento si sono sviluppati, ma di cercare di lasciarli e di tagliarli durante il periodo di potatura verso metà febbraio, lasciando quelli migliori, ed eliminando gli altri che vanno in competizione con quelli che dovrebbero dare il frutto.

    Inoltre con dei tagli di ritorno, è possibile spuntare e/o accorciare questi rami in modo da poterli progressivamente abbassare e in modo da poter gestire la pianta da terra.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a disposizione per altri dubbi, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Esperto di recupero e valorizzazione varietà antiche

  • Come riconoscere il momento in cui kaki e i kiwi sono pronti per la raccolta?

    Il 23/09/2016, Amando di Bergamo/ Viola d'Almè chiede:

    Come riconoscere il momento in cui kaki e i kiwi sono pronti per la raccolta? Può essere utile lo spettrofotometro? Grazie e saluti
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve Signor Amando.

    Per poter stabilire con certezza il periodo migliore per poter procedere alla raccolta dei frutti, vengono impiegati i cosiddetti "Indici di maturazione". Si definisce "Indice di maturazione" quel parametro empirico e/o tecnico, che 
    permette di valutare il cambiamento delle caratteristiche fisiologiche, fisiche e biochimiche del frutto, affinché esso possa raggiungere le migliori condizioni per essere raccolto.

    Tra i principali indici di maturazione che vengono impiegati in frutticoltura, ricordiamo:

    Colorazione di fondo della buccia

    Misura il cambiamento di colore della buccia, utilizzato come base per eseguire la raccolta. Vengono usate per questo delle opportune "Carte colorimetriche", che riportano le varie tonalità di colore della buccia del frutto nelle varie fasi di maturazione.

    Durezza della polpa

    Misura la resistenza che oppone il frutto ad essere penetrato mediante l'uso di un "Penetrometro". Se il frutto non è maturo, la resistenza alla penetrazione è elevata. Se viceversa il frutto è maturo, la resistenza alla penetrazione è bassa.

    Resistenza al distacco

    Misura la resistenza che oppone il peduncolo del frutto, quando viene sottoposto ad una forza di trazione che ne provoca il distacco dalla restante parte del frutto. Per misurare questo parametro, viene utilizzato il "Dinamometro". Se il frutto non è maturo, la forza che dovremo imprimere per distaccare il peduncolo è elevata. Viceversa se il frutto è maturo, la forza da imprimere per distaccare il peduncolo è bassa.

    Contenuto zuccherino della polpa

    Per determinare il contenuto di zucchero nella polpa dei frutti, possono essere impiegati sia il "Rifrattometro" che il "Mostimetro". Il rifrattometro, non è altro che un piccolo cannocchiale, dotato di un vetrino in cui viene spremuto del succo e poi osservato in corrispondenza della luce. La luce grazie al fenomeno della rifrazione, arriva sul vetrino deviando su di esso e in base al contenuto di zucchero è in grado di determinare il suo livello tramite una scala graduata, visibile osservando il rifrattometro alla luce.

    Il mostimetro invece, è un'asta graduata di vetro con numeri progressivi dal basso verso l'alto e misura la densità dei liquidi come nel caso del mosto d'uva che è dipendente dal contenuto di zucchero. Se il contenuto zuccherino è basso la densità è ridotta e l'asta tende ad affondare. Se invece il contenuto zuccherino è elevato, la densità è più altae l'asta tende a galleggiare.

    Con entrambi gli strumenti, il contenuto zuccherino viene espresso in °Brix.

    Esistono poi altri indici di maturazione dei frutti molto più complessi di natura chimica, come:

    1. Contenuto di amico nella polpa;
    2. Contenuto di acidità del frutto;
    3. Contenuto di sostanze oleose o grado di inolizione dei frutti.

    Venendo alle domande che mi pone, le posso dire che per stabilire il miglior periodo per poter procedere alla raccolta dei frutti di kaki, l'indice di maturazione da poter utilizzare è quello basato sul cambiamento di colore della buccia, tenendo conto che nel kaki, esistono due diverse tipologia di maturazione:

    1. Maturazione di raccolta. Si manifesta quando il frutto cambia di colore passando dal verde al giallo. Quando è giallo si può procedere alla raccolta;
    2. Maturazione fisiologica. Si manifesta quando i frutti sono completamente molli (ammezziti) e hanno perso completamente la loro astringenza. In questo caso il frutto si raccoglie quando ha una colorazione arancione intensa.

    L'epoca di raccolta del kaki va da inizio ottobre, fino ai primi di dicembre.

    Per il kiwi, invece il miglior indice per stabilire la maturazione è rappresentato dal contenuto zuccherino valutato tramite l'impiego del rifrattometro. In generale la raccolta del kiwi, si effettua quando il contenuto zuccherino del frutto è intorno 7,5 °Brix.

    L'epoca di raccolta del kiwi va da fine ottobre agli inizi di novembre.

    Lo spettrofotometro è uno strumento che non può essere utilizzato per misurare il momento migliore per procedere alla raccolta del kaki e del kiwi, perché misura l'assorbimento della luce ultravioletta da parte delle molecole che fanno parte di un determinato prodotto. Questo strumento da laboratorio viene utilizzato spesso per eseguire le analisi chimiche degli olii di oliva, al fine di determinarne la loro composizione in acidi grassi e di conseguenza valutare se ci sono state delle frodi a carico del prodotto.

    Sperando di aver risposto alla sua domanda e rimanendo a sua disposizione per qualsiasi dubbio, le porgo i miei distinti saluti.

    Dott. Fabio di Gioia
    Esperto nel recupero e nella valorizzazione delle varietà antiche

  • Susini, peri e meli: quali aromatiche abbinare a queste piante per attirare insetti utili?

    Il 23/09/2016, Pero Melo Susino di Palermo chiede:

    Vorrei consociare e/o intercalare alle piante di susine, peri e meli, delle aromatiche o fioriere che siano repulsive per insetti dannosi e per quanto possibile attrattive per gli insetti utili. Sapreste informarmi in tal senso? La campagna in questione è ubicata in Monreale (Pa), è posta a mt 500 sul livello dl mare, il terreno e argilloso molto pesante con ph 8,4, calcare totale 10 con calcare attivo molto basso. Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve.

    Prima di iniziare e rispondere alla sua domanda, la ringrazio tanto per la sua perfetta descrizione riguardo l'ubicazione del terreno e le caratteristiche climatico-agronomiche del suolo, molto importanti e indicative per poter affrontare il problema ed eventualmente risolverlo.

    Il susino in particolar modo il susino europeo (Prunus domestica) rispetto al susino Cino-Giapponese (Prunus salicina), presenta una maggiore rusticità e quindi una migliore adattabilità ai terreni pesanti e argillosi (specie quelli collinari) ad un pH alcalino (8,4 come indicato) e al calcare. Anzi è proprio in questi terreni e in queste condizioni agronomiche che potrebbero essere non idonee per la coltivazione degli altri fruttiferi, dove il susino riesce ad esplicare ed esaltare al meglio le sue caratteristiche vegetative e produttive.

    Riguardo l'argomento consociazioni vegetali, risulta in questo caso molto utile cercare di coltivare la pianta insieme ad altre specie arboree da frutto come ad esempio il pero oppure il fico, ossia specie che dal punto di vista agronomico e colturale presentano delle esigenze pedoclimatiche simili a quelle del susino. Il fico non ha nessun tipo di problematica, perché è una pianta molto rustica, vigorosa, cresce nei terreni poveri, sabbiosi e argillosi e inoltre ha una notevole resistenza al calcare e all'alcalinità del suolo.

    Per il pero tuttavia, bisogna stare molto attenti riguardo ai tipi di portinnesto impiegato, che, nella maggior parte dei casi, sono rappresentati o dal franco da seme oppure dal cotogno. Il franco da seme risulta essere più vigoroso con apparato radicale più profondo e quindi con maggiore resistenza alla siccità al calcare attivo. Il cotogno invece, è meno vigoroso, più produttivo ma al tempo stesso più sensibile alla siccità e al calcare attivo che induce i sintomi da clorosi ferrica. Per cui per quanto riguarda il pero, è necessario orientare la scelta d'impianto verso varietà innestate su portinnesto franco da seme.

    Tra le piante aromatiche che possono essere consociate assieme al susino ed eventualmente alle altre piante da frutto, le consiglio di impiantare specie come il rosmarino e la lavanda semplicemente per 3 motivi fondamentali:

    1. Presentano delle esigenze pedoclimatiche simili al susino. Richiedono terreni argillosi, in alcuni casi siccitosi, calcarei, poveri e con una certa alcalinità (pH 8,3 - 8,5).
    2. Sono entrambe specie nettarifere, che producono molto nettare utile nell'attirare gli insetti impollinatori e favorire il processo di impollinazione. In più le api che visitano questi fiori, producono del miele in abbondanza e le piante stesse possono essere utilizzate per estrarre delle essenze profumate molto ricercate in erboristeria e fitoterapia.
    3. Sono piante che servono entrambe per allontanare con la loro azione repellente, le specie di insetti dannosi o fitofagi. Il rosmarino, con il suo odore, è utile per allontanare la mosca della frutta (Ceratitis capitata), impedendo che essa vada a deporre le uova nel frutto da cui si svilupperà la larva capace di distruggere i frutti. La lavanda, sempre con il suo odore, è utile per tenere lontano gli afidi e in particolar modo l'afide verde del susino (Hyalopterus pruni), riducendo la sua attività di suzione della linfa e la trasmissione di eventuali virosi.

    Le consiglio, tuttavia, di non impiantare queste piante nelle fioriere e poi porle nell'appezzamento, ma di piantarle direttamente in campo anche perché sia il rosmarino che la lavanda sono specie che possono rimanere nel terreno per più anni e poi possono essere riprodotte facilmente per talea.

    Per cui se l'impianto arboreo è a file con delle interfile centrali, le piante di rosmarino e di lavanda possono essere poste nell'interfila alternando una fila di rosmarino ad una di lavanda. Se invece l'impianto arboreo è fatto con piante sparse e disposte in maniera irregolare, allora le specie aromatiche andranno alternate e messe laddove vi sono spazi vuoti.
    Approfitto della domanda, per farle presente che proprio nella zona di Monreale, è presenta una varietà di susino europeo chiamata "Susina Bianca di Monreale" attualmente anche Presidio Slow Food. Se conosce dei coltivatori locali della zona, le consiglio vivamente di impiantarla, perché oltre ad essere caratteristica e ottima dal punto di vista qualitativo, è una varietà locale molto adatta alla condizioni pedoclimatiche della zona. Coltivando questa varietà non solo si incrementa la resistenza ai parassiti, ma si favorisce anche il recupero di varietà in via d'estinzione contribuendo al tempo stesso a mantenere le tradizioni e la cultura locale.

    Sperando di aver risposto alla sua domanda e rimanendo a disposizione per altre domande, le porgo i miei distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Prugni, Albicocchi, Ciliegi vicino ad altre varietà: come è meglio posizionarle?

    Il 06/09/2016, Sara di Italia chiede:

    Salve, dovrei piantare dei prugni 'Stanley', albicocchi 'Paviot' e ciliegi 'Ferrovia'. So che alcune varietà fruttificano solo vicino ad altre. Nel caso particolare andrebbero in un terreno dove ci sono già ulivi, prugni gialli, kaki e noci. Potete consigliarmi come posizionarle? Grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve Sara.

    Le varietà di piante da frutto che vuole impiantare sul suo terreno sono varietá considerate quasi antiche (es. albicocco 'Paviot' e Susino 'Stanley') escluso il ciliegio 'Ferrovia' che, nonostante esista da molto tempo, è una varietà molto produttiva e diffusa un po' in tutti gli ambienti, tanto da considerarsi ancora moderna.

    Riguardo al tema della fertilità dei fiori e quindi alla consociazione con altre varietà dette "impollinatori", c'è da rilevare che il susino 'Stanley' è una varietà autofertile, quindi non presenta fenomeni di incompatibilità e di conseguenza può essere impiantata anche da sola, nonostante possa beneficiare del polline di altre varietà.

    Lo stesso dicasi per l'albicocco 'Paviot', varietà autofertile che può essere piantata anche senza la presenza di impollinatori. Nel caso dell'albicocco a volte la mancata fioritura e fruttificazione non è dovuta all'assenza di impollinatori, bensì al danno causato dalla gelate primaverili. In questo caso il freddo, distrugge i fiori riducendo la produzione dei frutti, innescando a sua volta il fenomeno dell'alternanza di produzione.

    Diverso è il discorso del Ciliegio 'Ferrovia'. Il ciliegio è una specie da frutto caratterizzata dal fenomeno dell'autoincompatibilità (il polline del fiore, non può fecondare l'ovulo del fiore della stessa varietà). Per questo è necessaria la presenza di varietà diverse impollinatrici, che presentano un polline fertile nei confronti della varietà da impollinare. Quindi ricapitolando:

    • Varietà uguali di ciliegio sono autoincompatibili.
    • Varietà diverse di ciliegio sono intercompatibili.

    Nel caso del ciliegio 'Ferrovia', le varietà considerate impollinatrici sono:

    1. 'Napoleone';
    2. 'Sunburst';
    3. 'Mora di Cazzano';
    4. 'Van';
    5. 'Giorgia';
    6. 'New Star'.

    Prima di procedere all'impianto degli impollinatori, è necessario tuttavia verificare se almeno nel raggio di 3 km, non vi siano le varietà indicate. Se non ci sono è necessario ricorrere al loro impianto vicino alla varietà 'Ferrovia'.

    Riguardo poi l'impianto delle varietà menzionate laddove ci sono già altre specie (es. susini gialli, olivi, kaki e noci), la scelta è molto positiva, perché la consociazione o diversificazione delle specie fa in modo che esse si aiutino a vicenda (sinergismo), migliorando la qualità del prodotto, incrementando lo sviluppo degli organismi utili e quindi la resistenza agli stress ambientali e quelli dovuti ai parassiti.

    Per quanto riguarda invece l'esposizione da dare alle piante, nel caso di un frutteto misto, è necessario ricordare che il ciliegio 'Ferrovia' deve essere esposto a sud, perché si tratta di una specie sensibile al freddo, al ristagno di umidità e ha bisogno di un clima mite ma non eccessivamente caldo. Il susino 'Stanley' e l'albicocco 'Paviot' possono essere posti nella parte centrale dell'appezzamento, avendo l'accortezza di porre il susino 'Stanley', vicino ai susini gialli (già presenti), perché pur essendo autofertile può avvantaggiarsi del polline anche di altre varietà.

    Ringraziandola tanto per la domanda e invitandola a porne altre se ne sente l'opportunità, le porgo i miei distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Che caratteristiche hanno le viti a innesto basso? Che varietà è il vitigno davico?

    Il 05/09/2016, Alessandro Antola di santa Margherita Ligure chiede:

    Vorrei sapere se conoscete delle viti a innesto basso (che mi hanno detto essere quelle che restano nane) di uva nera da vino adatte per il clima della Liguria. E anche se conoscete il vitigno davico, che mi dicono sempre non avere necessità alcuna di irrorazioni.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Alessandro.

    L'innesto basso della vite (come dice il nome), è una forma di innesto dove la varietà europea (Vitis vinifera), viene innestata quasi al colletto sul portinnesto di vite americana (Vitis Riparia, Rupestris e Berlandieri) vicino alle radici. 

    L'innesto di per sè non induce una riduzione dell'accrescimento della vite, ma ha soltanto lo scopo di favorire la propagazione vegetativa della specie e indurre particolari caratteristiche qualitative e produttive ai vitigni che devono essere impiantati. Per cui l'innesto a qualsiasi altezza venga atto, non incide sulla riduzione della crescita e del portamento della pianta.

    Esistono però delle varietà di vite nane e le più importanti sono:

    • Fragola Bianca Dorata;
    • Fragola Bianca Precoce;
    • Fragola Nera;
    • Francesina Nera.

    Quindi per impiantare una vite nana, è necessario ricorrere alla scelta di varietà nane e non a particolari tipi di innesto.

    Per quanto riguarda i vitigni autoctoni a bacca nera tipici del clima ligure, i più interessanti sono:

    • Ormeasco - Vitigno originario della Liguria, ma diffuso anche in Piemonte nella zona del Monferrato dove è conosciuto con il nome di Dolcetto;
    • Pollera Nera - Vitigno ligure diffuso fin dal 1800 nelle zone delle Cinque Terre fino alla Lunigiana tra La Spezia e la zona di Aulla;
    • Rossese - Vitigno ligure, diffuso nella riviera di Levante al confine con la Francia.

    I vitigni che le ho citato, sono principalmente vitigni antichi e autoctoni della Liguria e quindi molto adatti al clima della Regione. Purtroppo non si tratta di varietà nane, proprio perché essendo antiche sono state selezionate dai contadini in epoche lontane da noi e quindi tendono ad avere un portamento e uno sviluppo vegetativo molto vigoroso sia in altezza che come espansione rispetto al raggio della chioma. Quindi non sono varietà nane.

    Per quanto riguarda la vite varietà Davico, sinceramente non ho mai sentito parlare di questo vitigno anche perché non si trova catalogato nemmeno nel Registro Nazionale delle varietà. Le ricordo infatti che una varietà di vite, per essere impiantata e utilizzata a scopo produttivo, deve necessariamente essere iscritta al Registro Nazionale.

    Se lei o le persone da cui ha preso le informazioni, conoscete la varietà Davico, la pregherei di inviarmi delle foto in modo da poter procedere alla sua descrizione morfologica e fenologica e richiederne l'iscrizione al Registro Nazionale soprattutto se possiede doti di resistenza e rusticità.

    Al momento non conoscendo il vitigno e non essendo iscritto al Registro, l'unico consiglio che mi viene di suggerirle è che se lei vuole procedere all'impianto di viti nane e resistenti alle malattie, è necessario che rivolga l'attenzione alle varietà di uva fragola (Vitis Labrusca) che riuniscono in sè le doti di ridotta taglia e sviluppo della pianta, anche l'incredibile resistenza alle più comuni fitopatologie della vite (Peronospora, Oidio, Muffa grigia ecc.).

    Ringraziandola tanto della domanda e pregandola di inviarmi le foto del vitigno Davico, le porgo i miei distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche

  • Perchè il mio innesto di mandorlo non attecchisce? Qual è il portinnesto più idoneo al...

    Il 28/08/2016, vincenzo di bari chiede:

    Sono 2 anni consecutivi che effettuo innesto a spacco di mandorlo Genco su GF677 dapprima a fine gennaio e poi non essendo riuscito a metà febbraio dell'anno successivo. Non comprendo per quale motivo non abbiano attecchito eppure mi sono impratichito molto bene nell'innesto a spacco. Pertanto, vi chiedo quale può essere la causa e se il GF677 è compatibile per la varietà Genco. Inoltre qual è il portainnesto più idoneo al Genco e al Filippo Ceo. Saluti.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Vincenzo.

    Allora procedendo per ordine in base alle domande che mi fa. Le rispondo in maniera seguente.

    L'innesto a spacco che lei ha eseguito sulla varietà di mandorlo 'Genco' (che può essere fatto alla stessa maniera anche su altre varietà di mandorlo), si esegue normalmente tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo, prima della ripresa vegetativa o, come si dice, quando le piante sono in succhio e cioè quando la corteccia si distacca bene e riprende il movimento della linfa verso l'alto.

    Fare un innesto a spacco a fine gennaio o a metà febbraio è troppo presto, perché la pianta (portinnesto), su cui dovrai inserire la varietà (marza), è ancora in fase di riposo e quindi, non avendo ripreso l'attività vegetativa e cellulare, non ha la possibilità di favorire la saldatura dei due individui nel punto d'innesto. Consigliato anche dagli esperti l'utilizzo degli appositi strumenti per eseguire operazioni particolari come questa, in questo caso è bene dotarsi di un coltello da innesto ben affilato, così da eseguire tagli netti e precisi.

    A volte il mancato attecchimento dell'innesto, è dovuto anche ad uno sfasamento tra lo sviluppo del portinnesto e della marza.

    Infatti affinché l'innesto di mandorlo riesca, è necessario che il portinnesto si trovi nello stesso stadio vegetativo della marza. Per questo spesso le marze prelevate nel periodo tra dicembre e gennaio, vengono poste in frigorifero in modo tale da rallentare la loro attività vegetativa. In questo modo quando vengono tolte dalla frigoconservazione, queste trovandosi nello stesso stadio vegetativo del portinnesto è più facile che attecchiscano.

    Poi la riuscita di un innesto può dipendere sia da fattori endogeni (es. specie, varietà, presenza di parassiti ecc.), che da fattori endogeni (temperatura, umidità ecc). È chiaro quindi che i fattori che possono influire sulla riuscita di un innesto sono molteplici e, a volte, la pratica non è sempre sufficiente, anche se si tratti di esperti innestini.

    Venendo al discorso dei portinnesti, nel caso specifico mi chiede se il GF 677 è affine con alcune varietà e altre no. Il GF 677 nello specifico è un portinnesto ibrido pesco x mandorlo con caratteristiche intermedie tra le due specie. È adatto per terreni siccitosi, con un certo calcare attivo e soggetti al ristagno idrico, presenta una precoce entrata in produzione e un buon ancoraggio al suolo.

    Quindi in definitiva è un portinnesto compatibile con tutte le varietà di mandorlo incluse la 'Genco' e la 'Filippo Ceo'.

    Per cui il mancato attecchimento dell'innesto in questo caso, è dovuto o al periodo sbagliato (gennaio o febbraio) in cui viene eseguito l'innesto, oppure al fatto che le varietà da innestare si trova in uno stadio vegetativo sfasato rispetto al portinnesto.

    Quindi proverei il prossimo anno a ripetere l'innesto a spacco verso i primi di marzo, e prelevare le marze da innestare a dicembre ponendole in frigorifero per almeno 2 mesi prima di procedere all'innesto effettivo.

    Ringraziandola della domanda le porgo i miei distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

  • Ho una pianta da frutto da esotica, ma non ricordo il nome: che pianta è?

    Ho una pianta da frutto da esotica, ma non ricordo il nome: che pianta è?

    Il 09/07/2016, michelina di Lanzo torinese chiede:

    Ho una pianta da frutto esotica, ma non ricordo il nome. Mi potrebbe aiutare? Grazie in anticipo.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve Michelina.

    La pianta in questione non è una specie esotica, bensì il kaki, una pianta di origine mediterranea che troviamo pure nei climi temperati. Il nome del kaki è Dyospirus kaki e appartiene alla famiglia delle Ebenales. 

    Il frutto del kaki, si riconosce molto bene, perché il calice del fiore rimane anche con l'accrescimento e presenta la tipica forma a stella con dei lembi sporgenti.

    In questo momento, come si vede dalla foto, è nella fase di post-allegagione con il frutto che si sta accrescendo. Il frutto arriverà a maturazione mediamente tra ottobre e novembre e i frutti possono rimanere duri e si possono consumare senza che siano astringenti (kaki mela). Oppure è necessario farli maturare e ammorbidire prima di consumarli (kaki tipo).

    La ringrazio tanto della domanda e la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Agronomo esperto in Recupero varietà vegetali antiche

  • Come comportarsi di fronte a rami di piante da frutto molto carichi di frutti?

    Il 04/07/2016, Angelo di Stradella chiede:

    Buongiorno, vorrei chiedere qualche consiglio su come "aiutare" i rami di alcuni alberi da frutto che in questo momento cominciano a piegarsi notevolmente a causa del peso dei frutti. Penso di aver fatto un errore a non sfoltire i frutti in primavera, lasciandone di meno ad ogni ramo ma ormai, viste le dimensioni dei frutti in questo momento, sarebbe un vero peccato andare a rimuoverli. Sto parlando di un albero di percoche, un melo Jonagold, un melo Golden e un melo Renetta. Ringraziando per l'attenzione porgo cordiali saluti. Angelino
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve Angelo,

    Approfitto del momento e quindi della domanda che mi ha fatto, dandole una spiegazione teorica e agronomica del diradamento e successivamente un approccio pratico relativo proprio al suo caso in questione.

    Il diradamento è un’operazione che consiste nell’eliminare i frutti in eccesso sulla pianta, quando la normale cascola fisiologica (processo di autoregolazione), non basta per ottenere frutti con produzione e pezzatura regolare. Quando i frutti sono in eccesso, si verifica sia una riduzione della crescita dei rami, che una diminuzione della differenziazione delle gemme a fiore, con conseguente riduzione della produzione dell’anno successivo e l'ottenimento di frutti di scarsa pezzatura e qualità.

    Questa pratica si applica frequentemente per specie come:

    1. Melo;
    2. Albicocco;
    3. Susino;
    4. Pesco.

    Nell’eseguire questa operazione è necessario tener conto di alcuni accorgimenti:

    1. L’intervento deve essere tempestivo. Se eseguito troppo presto, è molto rischioso, perché non siamo in grado di valutare l’entità dei frutti soggetti a cascola. Se eseguito troppo tardi, può ridurre la produzione e pezzatura dei frutti (es. nel pesco il diradamento si fa dopo la fase d’indurimento del nocciolo, nel melo quando i frutti hanno le dimensioni di una noce);
    2. L’intensità del diradamento deve essere valutata in base al potenziale produttivo della pianta e al numero di frutti da mantenere sull’albero;
    3. Per quanto riguarda il tipo di frutti da asportare, si eliminano di solito quelli inseriti a coppie sullo stesso nodo per poi togliere quelli inseriti lungo i rami (come avviene nel pesco). Nel melo invece si lascia un frutto per ogni ramo;
    4. Essendo un'operazione selettiva, è preferibile eseguirla manualmente soprattutto laddove vi sono frutteti familiari di piccole dimensioni.

    Venendo al caso in questione, quello che rilevo è che si tratta di un'eccessiva allegagione di frutti, che non sono stati diradati al momento giusto. È chiaro che in questo momento fare un diradamento su un frutto già in avanzato stadio di crescita e vicino alla maturazione, sarebbe deleterio non solo per il frutto stesso, con riduzione della produzione e delle caratteristiche organolettiche, ma anche per la pianta stessa e soprattutto per la produzione dell'anno prossimo.

    I frutti in fase di crescita, sono la sede di sintesi di ormoni promotori della crescita (es. auxine, gibberelline e citochinine), che influiscono positivamente sulla differenziazione a fiore delle gemme a frutto dell'anno prossimo.

    Quindi se vado ad eliminare ora i frutti, si rischierebbe di limitare la produzione di questi ormoni, con riduzione della produzione di frutti per l'anno successivo.

    I consigli da adottare che mi sento di darle in questo momento sono:

    1. I rami che in questo momento tendono a piegarsi a causa dell'eccessiva presenza dei frutti, debbono essere legati a dei fili (es. nel caso di piante allevate a palmetta), oppure necessitano di sostegni (es. nel caso di piante allevate a vaso) per non provocarne la rottura;
    2. L'eccessiva allegagione di frutti può essere dovuta al tipo di varietà che viene coltivata, ad un eccesso di sostanze nutritive del suolo apportate con le concimazioni, oppure ad alcune pratiche colturali (es. potatura) non corrette. In questo caso siamo di fronte a piante squilibrate, che hanno prodotto un'elevata quantità di fiori e frutti, e poche foglie e rami. Per cui è necessario potare poco il prossimo anno, cercando di mantenere più gemme e rami. In questi casi, infatti, quando siamo di fronte a piante molto produttive, c'è sempre la tentazione di fare potature drastiche, con la speranza l'anno successivo di avere una produzione similare. Questo è sbagliato, perché se una pianta con produzione eccessiva viene potata tanto e le vengono tolti molto legno e gemme, l'anno successivo, per riequilibrarsi, dovrà emettere molti altri rami per riformare il legno perso con produzione molto ridotta, innescando di conseguenza il fenomeno dell'alternativa di produzione. In questo caso si lei vuole riequilibrare la pianta, è necessario potare poco in inverno, in modo da consentire alle pianta di distribuire in maniera migliore il suo nutrimento, in modo da avere una produzione di frutti e rami più equilibrata possibile.
      N.B. IMPORTANTE: Il riequilibrio delle piante con la potatura, per interrompere il fenomeno dell'alternanza di produzione, non si fa in un solo anno. A volte ci possono volere anche 3 o 4 anni. Se il prossimo anno, nonostante il suo intervento, l'allegagione fosse ancora alta, è necessario avere un po' di pazienza affinché la situazione si ristabilizzi;
    3. Sarebbe inoltre necessario, non eccedere troppo con le concimazioni soprattutto quelle a base di azoto minerale. L'azoto non solo favorisce un eccessivo rigoglio vegetativo, ma anche un'eccessiva allegagione di frutti, i quali inoltre rimarranno di qualità scadente molto acidi e poco zuccherini. È più indicato in questo caso apportare potassio, che migliora l'aspetto del frutto, la brillantezza, il colore, mantenendo inalterata la qualità zuccherina e organolettica;
    4. Se nonostante gli interventi di potatura (dopo almeno 3 anni) e la regolazione della concimazione, le piante presentassero ancora un'eccessiva allegagione, allora è necessario intervenire con il diradamento nei tempi stabiliti, in modo da non alterare di nuovo l'equilibrio fisiologico della specie. Nel caso del melo si interviene con il diradamento, quando i frutti hanno la dimensione di una noce (indicativamente nel mese di maggio). Nel caso del pesco, si interviene durante la fase di indurimento del nocciolo (il periodo è variabile in base alle varietà), ma si identifica quando il frutto tende ad arrestare temporaneamente la sua crescita.

    Per qualsiasi domanda, chiarimento in merito a questa risposta o dubbio, può contattarmi tranquillamente senza problemi.

    La saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Agronomo esperto in Recupero varietà vegetali antiche

  • Qualcuno ha eseguito l'innesto di albicocco su mirabolano? Qual è il periodo migliore...

    Il 11/06/2016, Giovanni Fedele di Teramo chiede:

    Mi piacerebbe sapere se c'è qualcuno che ha eseguito l'innesto di albicocco su mirabolano e se ha funzionato. Qual è l'epoca migliore per eseguirlo? Grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Fedele,

    Il mirabolano o Prunus cerasifera è un portinnesto franco da seme di susino con una scarsa attitudine pollonifera, una buona adattabilità ai terreni soprattutto calcarei. Induce una buona tolleranza al ristagno idrico, una precoce entrata in produzione delle piante e un'ottima omogeneità delle piante. 

    Quindi si pone come buona alternativa al franco da seme di albicocco nelle situazioni descritte sopra.

    Per quanto riguarda i risultati ottenuti c'è da dire che io, per le quelle poche persone che ho sentito, posso confermarle che questo tipo d'innesto è sempre andato a buon fine

    Uno dei problemi dell'uso del mirabolano è la comparsa del fenomeno della disaffinità d'innesto con discontinuità dei tessuti al punto d'innesto. In questo fenomeno i due individui innestati possono crescere vigorosamente per alcuni anni come se il legame fosse avvenuto. Ma in seguito a fenomeni avversi si può verificare il distacco dei due come se il legame non fosse mai avvenuto. Questo fenomeno è più frequente quando si vanno ad innestare sull'albicocco specie diverse da sè stesso (es. mandorlo, susino mirabolano, susino comune, pesco ecc).

    Poi è chiaro che il risultato finale può subire delle variazioni che dipendono ovviamente dalle caratteristiche della specie e della varietà e dall'influenza esercitata dall'ambiente.

    Quindi va valutato il suo utilizzo, tenendo conto delle varietà innestate e delle situazioni ambientali presenti.

    Per quanto riguarda il periodo nel quale eseguire l'innesto, se si tratta di un innesto a marza, va eseguito alla fine dell'inverno (primi di marzo). Se di tratta invece di un innesto a gemma, il periodo migliore per eseguirlo è verso fine agosto primo di settembre.

    Nel ringraziarla della sua domanda, le porgo i mei distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Agronomo esperto in Recupero varietà vegetali antiche

  • Di che pianta si tratta? I frutti sembrano commestibili

    Di che pianta si tratta? I frutti sembrano commestibili

    Il 09/06/2016, Antonio di Roma chiede:

    Buongiorno. Sapete dirmi che pianta è? Ce l'ho da anni ma non sono riuscito a classificarla con certezza. I frutti sono commestibili o almeno io li mangio.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno,

    Dalla foto direi che si tratta di una pianta parente del biancospino e dell'azzeruolo. Non ho la certezza perchè mi occorrerebbe una foto con maggiori dettagli, ma sembrerebbe un crataegus oxiacanta oppure un crataegus Cruz-galli

    Come tutte le piante appartenenti a quel genere botanico produce frutti commestibili con qualità astringenti.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte
    Vivaio Fruttidoro Frutti Antichi

  • Come si può aumentare la resistenza delle piante da frutto alle comuni malattie?

    Il 27/04/2016, Maria Giulia di Mozia chiede:

    Salve, come sapere se è possibile e come si fa ad aumentare la resistenza delle piante da frutto alle comuni malattie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Buongiorno Maria Giulia, 

    per incrementare la resistenza delle piante da frutto alle malattie, è necessario orientare la scelta delle specie verso varietà antiche più resistenti e tolleranti ai parassiti.

    Questo perché le varietà antiche non hanno subito quel processo di selezione e miglioramento genetico a cui sono state sottoposte le varietà moderne. Per questo conservano dei caratteri di resistenza alle malattie e in più si trovano in equilibrio con l'ambiente stesso.
     

  • Come essere certi dell'identità varietà di una pianta quando la si acquista

    Il 04/04/2016, Lorenzo di Verghereto chiede:

    Buonasera, come faccio ad essere certo, al momento dell'acquisto, di una pianta e della sua identità varietale?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Buongiorno Lorenzo,

    per essere sicuri dell'identità varietale di una pianta, quando la si acquista, è necessario innanzitutto acquistare le specie presso vivai certificati e autorizzati, che espongono in vista il cartellino delle specie che si vuol acquistare.

    Normalmente le piante acquistate presso i vivai certificati, riportano dei cartelli ben definiti, dove sono indicate le caratteristiche morfologiche e biologiche della specie.

    A questi cartellini se ne aggiungono altri che riguardano la certificazione del materiale dal punto di vista fitosanitario, il quale assicura l'assenza nella pianta di parassiti patogeni da quarantena.

  • Come fare a produrre piante da frutto in maniera biologica, senza l'uso di prodotti di...

    Il 08/03/2016, Carlo di Mantova chiede:

    Salve, sono un appassionato di piante da frutto. Vorrei sapere come fare a produrre piante in maniera biologica, senza l'uso di prodotti di sintesi. È possibile?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Buongiorno Carlo.

    Per produrre piante da frutto in maniera biologica, è necessario ristabilire l'equilibrio tra gli organismi viventi presenti nel suolo e nell'ecosistema. Questo perché nel suolo ritroviamo la microflora e microfauna utile, costituita da batteri, funghi, attinomiceti, lombrichi ecc. in grado di mantenere e ridurre gli attacchi degli organismi definiti parassiti. 

    Per produrre una pianta biologicamente, il primo passo da fare è sostituire al diserbo chimico una pulizia dell’erba manuale o meccanica, impiegando poi concimi esclusivamente di natura organica e strumenti di derivazione anch'essa natural, così da evitare contaminazioni. Vedrete che il risultato sarà senza dubbio eccellente.