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Ulivo: Scopri le risposte dei nostri esperti

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  • Consigli su come disporre 3 olivi (ascolana, frantoio e leccino)?

    Il 10/02/2019, Sergio di Civitella Paganico (GR) chiede:

    Ho messo a dimora in giardino un olivo varietà "ascolana" sopravento, ritengo sbagliando, ora vorrei mettere sempre in giardino, dal lato opposto non avendo alternativa, due olivi, un "frantoio" e un "leccino". Devo necessariamente spostare l'olivo "ascolana"? Come sarebbe utile disporli e quali cautele prendere se dovessi spostare alla parte opposta a quella attuale l'olivo "ascolana"? Grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Sergio,

    Lo spostamento dell'Ascolana diventa necessario se la pianta dimostra di avere dei problemi, altrimenti farà da impollinatore agli altri due olivi in arrivo.

    Nel caso decidesse di spostare l'olivo ascolana, occorre toglierlo da terra con più radici possibile, con una zolla che non sia eccessivamente pesante altrimenti si distaccherebbe dalle radici. È necessaria una potatura decisa per impedire la disidratazione della pianta che nel frattempo deve ricostituire le nuove radici, poi ci vuole un sostegno per tenerla ferma per almeno 1 anno con delle irrigazioni di soccorso ogni qualvolta se ne ravvisi la necessità.

    Il trapianto lo farei quando si è sicuri che le temperature minime non andranno più sotto lo zero.

    Cordiali Saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Olivi leccini: distanza di semina tra le piante?

    Il 06/02/2019, Matteo di Firenze chiede:

    Buongiorno, a fine mese pianterò una 40ina di olivi nel mio terreno, mi chiedevo qual è la distanza giusta minima da mantenere tra le varie piante? E ogni quanti olivi devo mettere un impollinatore? Premetto che sto piantando solo Leccini.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Matteo,

    per l'impollinazione di norma si considera circa il 10% delle piante messe a dimora.

    Come disposizione consideri anche l'esistenza o meno di un vento dominante (aiuta anche quello).

    La distanza per un oliveto dipende dalla fertilità del terreno, dalla possibilità o meno di irrigare, dalla forma di allevamento e da quanto spazio occorre per passare con i mezzi meccanici fra una fila e l'altra. Dopo queste premesse si va da un minimo di 4,5 metri fra le file e 4 metri lungo la fila, ma ho visto impianti fatti con potature molto basse e larghe con un sesto di impianto di 6x6 metri per cui occorre valutare le proprie esigenze e poi comunque meglio larghi che stretti perché altrimenti diventa più laboriosa la coltivazione.

    Cordiali Saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Quali ulivi piantare a 750m slm?

    Il 01/02/2019, Eugenio di Barzio chiede:

    Abito in montagna (750 m.) e voglio provare a piantare degli ulivi. Avrei scelto la qualità GRIGNAN adatto a questa quota ma è autosterile. Quale sarebbe un impollinatore più adatto a queste latitudini? Ringrazio per la disponibilità anticipatamente. Eugenio
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Eugenio,

    è difficile dire quale varietà è più adatta ad impollinare una varietà locale.

    Io utilizzerei una varietà resistente al freddo come quelle coltivate intorno al lago di Garda oppure la nostrana di Brisighella che io conosco perchè è originaria delle prime colline vicino a me.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Ulivi: come trasportarli?

    Il 26/01/2019, Feron di Cambridge chiede:

    Salve, mi sto occupando di un progetto sulle olive in Etiopia e dovrei portarvici 1000 piantine a maggio. Vorrei sapere se le piantine di olive (due anni di vita) possono essere trasportate senza terriccio, con le radici nude? I was organizing to take 1000 olive seedlings to Ethiopia on the coming May. I would like to know, does olive seedling can be transported as bare root (without soil)? They are two year old olive seedlings. Many thanks
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Feron,

    per effettuare un trasporto di olivi senza terriccio occorrono diverse precauzioni e cioè le piante vanno ridotte il più possibile, defogliate e messe in scatole praticamente sigillate e forse anche in celle frigo per impedirgli di asciugarsi.

    Una volta arrivate a destinazione vanno curate con molta attenzione per avere la crescita delle radici e di foglie nuove.

    Il problema più grosso però è coordinare tutto questo con i permessi doganali e con il trasporto aereo.

    Nel caso, forse è meglio sentirsi di persona.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Ulivo: come riconoscere se di innesto o di talea?

    Il 22/01/2019, Desiderio di Collesecco chiede:

    Esiste un modo per riconoscere se un ulivo di 70 anni è di talea o di innesto? Si è seccato a causa del freddo, come posso decidere se eradicarlo completamente o tagliarlo raso terra ed elevare un pollone? Grazie per la risposta.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Buongiorno gentilissimo signor Desiderio.

    Sicuramente l’olivo in questione è stato propagato per innesto, facendo prima la semina della varietà selvatica, su cui poi innestare la varietà domestica. Questo lo dico perché se ha 70 anni, è sicuramente stata ottenuta da innesto, in quanto la talea come sistema di propagazione dell’olivo è stato diffuso a partire dagli anni 70.

    Ci sarebbe un altro modo per capire se un olivo è stato propagato da innesto o da talea semplicemente osservando l’apparato radicale

    Quando si fa l’innesto di solito si sviluppa un fittone proveniente dal seme che va in profondità verticalmente (radice primaria o embrionale), a cui segue poi lo sviluppo di radici successive più superficiali o mediamente profonde (radice secondaria o avventizia).

    Quando invece si fa la talea, non si forma il fittone ma solo delle radici secondarie superficiali che partono dalla base del taglio dette radici da ferita.

    Per quanto riguarda la ricostituzione della pianta danneggiata dal freddo, se il danno riguarda alcuni rami o branche basta toglierle e successivamente far sviluppare i nuovi rami per ricostituire quelli seccati.

    Se invece la pianta è totalmente seccata, allora va tagliata al ciocco o al pedale completamente, cercando di allevare di nuovo i polloni che si svilupperanno dal basso mantenendo quelli più vigorosi e che meglio si addicono al naturale sviluppo dell’olivo.

    Ringraziandola della domanda, le porgo i miei Distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.
     

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  • Influenza potatura precoce su Ulivi seccati dal freddo

    Il 22/01/2019, Desiderio di Collesecco chiede:

    L'anno scorso ho subito danni ingenti ai miei ulivi. Più della metà si sono seccati dal freddo. Secchi completamente da terra, quando i miei vicini di campo a destra e sinistra non hanno subito nessun danno e hanno raccolto. Le varietà d'ulivo sono le stesse, stessi modi culturali. La sola differenza è che io inizio a potare le piante da dicembre per tutto l'inverno, essendo tante. Come può avere influito la potatura precoce? Grazie per la risposta
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Desiderio,

    la potatura ha influenzato la capacità di adattamento al freddo in quanto i tagli fatti sono delle zone non protette dalla corteccia, ed in più le piante in caso di freddo attuano una concentrazione della linfa che essendo meno liquida fa si che per congelare occorra una temperatura più bassa, ma i tagli di fatto diventano un'interruzione dello scorrimento della linfa a livello floematico che avviene nella parte esterna del ramo e quindi interrompe questo processo.

    Le posso dire che in tutte le zone d'Italia in cui esistono olivi a rischio climatico, come l'appennino emiliano romagnolo, gli olivi si potano addirittura quando sono in fiore proprio per essere certi di aver evitato il rischio delle gelate tardive.

    Cordiali Saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Oliveto: che problemi ha?

    Oliveto: che problemi ha?

    Il 16/01/2019, Giuliano di Fondi chiede:

    Ciao. Ho questo problema nel mio oliveto e non so cosa fare per risolverlo. Potreste aiutarmi? Ho all'incirca 240 piante. Cosa succede? Sono preoccupato. Grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Giuliano,

    quelli delle foto sono sintomi generici, cioè potrebbero essere diversi fattori:

    uno potrebbe essere un problema di fitotossicità come anche una carenza. 
    Però mi chiedevo: c'è stata anche lì l'ondata di freddo che ha colpito tutto il centro sud? Perchè potrebbe essere un sintomo di freddo, non ancora un vero e proprio danno ma quasi perché dalle foto ho visto qualche punta di fogliolina rinsecchite e di solito con il freddo le prime foglie a seccare sono le più giovani e tenere.

    Cordiali Saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Aratura oliveto: come salvaguardare le radici?

    Il 16/01/2019, Francesco di Matera chiede:

    Buongiorno Samuele e grazie ancora per la sua soddisfacente risposta. Le chiedo un'ultima cosa: in caso di aratura dell'oliveto per le necessità che abbiamo visto, la profondità di trenta centimetri che mi ha indicato è sufficiente per salvaguardare le radici degli alberi o occorrono altre cautele, come ad esempio quella di rimanere sempre sotto chioma? Grazie ancora e buona giornata.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Francesco,

    nel caso di lavorazione della terra con la presenza di alberi occorre fare lavorazioni superficiali per non tagliare le radici delle piante, per cui nelle zone dove pensate che ci siano le radici degli olivi è meglio stare ancora più superficiali come 10/15 cm di profondità.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Oliveto abbandonato: come posso riprenderlo?

    Il 11/01/2019, Antonio di Torrita Tiberina (RM) chiede:

    Ho una parte di oliveto, abbandonato, in una zona molto scoscesa. Ci sono vecchie piante di ulivo altissime che vorrei tagliare per renderne più agevole la gestione della chioma e della raccolta. A che altezza mi consiglia di effettuare il taglio, a filo terra o a 50 cm dal suolo, da cui poi far partire tre o quattro branche. La zona, bassa sabina (valle del tevere), è esposta a sud ma soggetta a gelate primaverili. Con quale cultivar posso integrare le fallanze? Da ultimo, che tipo di piantine prendere per una veloce entrata in produzione? Ringrazio anticipatamente per la risposta. L'11/01/2019, Antonio di Torrita Tiberiana (RM) chiede: Seguito mia richiesta circa il ripristino di un vecchio uliveto abbandonato da oltre 30 anni, rispondo ad alcuni approfondimenti richiesti dal dott. Dalmonte. Al momento non riesco ad inviarle foto delle piante in quanto mi trovo lontano dall'azienda. Quest'anno per raccogliere qualcosa in queste vecchie piante che si sono parzialmente salvate dalla neve (non usuale nella nostra zona) e dal gelo, non è bastata l'asta da 3 mt per raggiungere le cime dove c'era un po' di prodotto, ma a quell'altezza abbiamo dovuto tagliare dei rami altissimi e raccogliere le ulive a terra. Il terreno è esposto a mezzogiorno e d'estate è abbastanza arido, mentre anche nel periodo primaverile si verificano delle gelate tardive ed inoltre la zona influenzata dal tevere, che scorre a valle, è nebbiosa ed umida. L'altezza della chioma che ritengo ottimale è quella gestibile con aste da tre metri. Da un'indagine che ho fatto su internet avevo pensato a delle piantine da talea di leccino e/o di leccio del corno, con impollinatore un 10% di pendolino. Nel resto dell'uliveto, e nella zona limitrofa alla nostra, c'è molto frantoio ma mi sembra che abbia sofferto di più l'andamento climatico freddo dello scorso inverno. Da ultimo, nel 1956 gli ulivi esposti a nord ed ad est sono completamente seccate ed abbiamo dovuto reimpiantarli. Nella zona che adesso voglio recuperare esposta a sud sono sopravvissute. La ringrazio per il suo sollecito riscontro alla mia precedente domanda.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Antonio,

    per poter rispondere con cognizione di causa, avrei bisogno di qualche foto e vorrei sapere: da quanti anni questi olivi non sono stati coltivati?

    E' una zona siccitosa in estate?

    A che altezza vorrebbe arrivare con la chioma dopo questi interventi?

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

     

    Il 15/01/2019, Samuele Dalmonte risponde:


    Buongiorno Antonio,

    l'inverno del 1956 è stato storico in quanto ci furono temperature da record anche in Romagna.

    Sono d'accordo sul fatto che il frantoio generalmente è meno resistente al freddo e la combinazione di varietà mi sembra buona come è buona l'idea di utilizzare piante da talea, così in casi di disastri meteorici le piante ricrescono senza bisogno di innestatura.

    Certo anche piante di un altezza così elevata non sono pratiche e non rispondono più ad una gestione moderna. 
    Il mio consiglio è quello di ragionare pianta per pianta prima di fare letteralmente un disboscamento e di lasciare, se esistono, rami laterali che saranno poi le branche di domani.

    Cordiali Saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Ulivo trapiantato: come aiutarlo?

    Ulivo trapiantato: come aiutarlo?

    Il 10/01/2019, Ignazio di Baghette chiede:

    Come da indicazioni rivolgo a voi la domanda: ho trapiantato un ulivo adulto, da circa 2 anni la vegetazione cresce in basso dal tronco. Cosa posso fare per aiutare l’albero? In attesa va indicazioni auguro una buona serata.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Ignazio,

    dalla foto mi sembra che l'olivo abbia subito dei forti danni dal trapianto
    L'unica cosa che è possibile fare è dare una forte concimazione azotata prima della ripresa vegetativa e aspettare  la risposta della pianta.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Ulivi: quale resistono al freddo?

    Il 09/01/2019, matteo piller di castello di fiemme (Tn) chiede:

    Gentile dott. Fabio, sono un piccolo viticoltore di montagna. Da 4 anni riesco a vendemmiare un ottimo vino e spumante anche se la mia azienda si trova a 950mt . s.l.m. ora dopo il vino vorrei sperimentare l'ulivo. Le chiedo quali precauzioni posso intraprendere per proteggere le piante da un eventuale gelo? Ad esempio, ricoprire le zolle intorno al gambo con un adeguato spessore di cippato vegetale secco? Preciso che il freddo da noi non è umido e che non persistono nebbie. L'impianto antibrina può servire? La ringrazio per il tempo che vorrà dedicarmi. Matteo
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Matteo.

    Più che mettere a punto dei metodi di difesa dal freddo, come ricoprire le zolle attorno al pedale dell’olivo con cippato di legno oppure l’irrigazione antibrina, le consiglio invece di puntare l’attenzione sulla resistenza delle piante al freddo.

    Esistono circa 11 varietà di olivo resistenti al freddo in tutta Italia. In questo caso visto l’areale di coltivazione, le consiglio di impiantare come piante resistenti al freddo, la Grignan di origine veneta, oppure la Bianchera che viene da Friuli Venezia Giulia.

    Dal punto di vista soggettivo, per me questa scelta che sta facendo è molto positiva e le faccio i miei complimenti, perché sperimentalmente lei si sta mettendo in gioco, per poter vedere se l’olivo può venire a quell’altezza, che normalmente sarebbe impossibile, ma con le varietà indicate ce la può fare.

    Infine le dico una cosa riguardante la varietà Grignan. Domenica scorsa sono stato da un produttore qua della zona (abito in Toscana), e anche lui ha messo la varietà Grignan. Appena ho odorato l’olio di questa varietà ho sentito un evidente sentore di agrumi. Quindi è da provare.

    Ringraziandola della domanda, le porgo i miei distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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  • Creazione oliveto a Torino: quale varietà mi consigliate?

    Il 08/01/2019, Flavio di Torino chiede:

    Buongiorno, sto valutando di impiantare un certo numero di alberi di ulivo su un fondo di mia proprietà ubicato in zona collinare, in provincia di Torino, dove già attualmente esistono produzioni discrete di olio dalle qualità giudicate ottime. La zona è caratterizzata da un clima decisamente favorevole, esposizione da sud est a sud ovest, nebbie assenti, numerose giornate ventilate tutto l'anno, altitudine media 500/600mt. Mi sono appassionato alla varietà Tonda Iblea ed all'olio da essa prodotto; secondo lei è cosi azzardato tentare una monocultivar di tonda Iblea con, in misura minore, la Moresca come impollinatrice? Sarebbe un impianto completamente nuovo per la zona, so dell'esistenza di alcuni alberi di nocellara del belice che, a quanto pare, sono ben ambientati. Cosa ne pensa?
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Flavio,

    la scelta monovarietale in tutte le specie da frutto va valutata attentamente.

    Essendo una scelta mai fatta io farei prima un impianto di prova con un numero di piante inferiore per poi usare l'esperienza fatta per portare avanti il progetto completo.

    Resta comunque il fatto che occorre un impollinatore, meglio se due che comprendano circa il 10/15% del totale delle piante.

    Sulla scelta varietale non mi esprimo in quanto esistendo centinaia di varietà di olivo e non conoscendo il comportamento delle varietà da te scelte preferisco non dare un parere.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Oliveto: è necessario arare?

    Il 06/01/2019, Francesco di Matera chiede:

    Buonasera, le scrivo perché non riesco a capire se sia consigliato o meno l'aratura di un oliveto. Sul punto ho infatti letto diverse opinioni contrastanti, e tutte apparentemente ben argomentate. Grazie anticipatamente e saluti cordiali.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Francesco,

    la questione sull'aratura dell'oliveto è complessa, perché non si tratta di una scelta che dia risultati univoci.

    Fino a 20-25 anni fa si considerava un'aratura profonda uno dei prerequisiti per avere un buon risultato, ma si proveniva da un'agricoltura che lavorava il terreno poco in profondità perchè con gli animali non si poteva fare altro e quindi le piante riuscivano ad esplorare una porzione di terreno mai avuta a disposizione prima, ma con il tempo si è visto che:

    1 - le radici degli alberi da frutto (anche l'olivo) non raggiungono grandi profondità;

    2 - l'aratura mette sotto il terreno migliore e riporta in superficie il più povero biologicamente e chimicamente e quindi diventa un po' un controsenso farlo. 

    Ad oggi, se il terreno è molto tenace, si preferisce effettuare una rippatura fino a 70/80 cm ed una lavorazione per 30/40 cm così da avere un terreno esplorabile in profondità dalle radici senza mettere troppo in basso la parte migliore del terreno.

    Se il terreno invece è sabbioso, alle volte, si fa solo un'aratura di 40 cm e poi le solite lavorazioni di affinatura necessarie per la posa delle piante.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Ulivi leccino e pendolino: consigli sulla semina?

    Il 04/01/2019, Claudio di Mombaldone (AT) chiede:

    Buongiorno Dottore, prima di tutto complimenti per la disponibilità e professionalità delle risposte, detto questo vorrei alcuni chiarimenti riguardo ad un piccolo impianto di ulivi Leccino e Pendolino, il sito dove verranno messi a dimora è molto ben esposto a sud, ben protetto da correnti d'aria ed è ad un'altitudine di c.a 300 metri. La varietà mi è stata consigliata da un amico che già le possiede, ma non so quante piante di Pendolino per l'impollinazione servono su settanta piante di Leccino, questa è la prima domanda. La seconda è: visto che ho scavato una buca con l'escavatore di un metro quadrato e profondo c.a. 70cm e prima ancora ho rippato per lo scasso ad una profondità di un metro, per la concimazione dispongo di letame abbastanza maturo, va bene se lo mescolo con la terra e riempio la buca e poi questa primavera faccio solo la fossa per la piantina? Mi è stato detto di riempire la buca con circa tre carriole di letame, può andar bene oppure è consigliato fare in altro modo? Il terreno è molto morbido e abbastanza drenante in più è in pendenza di un buon 30/35% e quanta acqua devo dargli visto che gliela devo portare con delle cisterne perché lontano dalla casa? In anticipo la ringrazio e le porgo i miei saluti di buon anno.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Claudio,
    la ringrazio tanto per i complimenti che mi ha posto. Questo è il mio lavoro e lo faccio con passione.

    Venendo a noi per quanto riguarda le varietà di Leccino e Pendolino, le dico già da subito che il Pendolino è considerato uno delle migliori varietà impollinatrici per l’olivo soprattutto per varietà autosterili come il Moraiolo.

    Il Leccino, tuttavia, è considerata una varietà parzialmente autofertile, quindi in teoria potrebbe anche non aver bisogno dell’impollinatore, però in questo caso della presenza del Pendolino ne potrebbe giovare molto.

    Riguarda la prima domanda in cui mi chiede quante piante di Pendolino ci vogliono per 70 piante di Leccino, secondo quanto detto sopra ne bastano circa 10/15 piante.

    Riguardo la seconda domanda dove lei chiede di mescolare il concime organico (in questo caso letame) assieme alla terra di scavo, riempiendo la buca e lasciare la buca aperta a primavera fino ad autunno (presumo), le dico da subito che le buche è vero vanno aperte circa 10 giorni prima per far respirare il terreno, ma quando si fa l’impianto vanno chiuse subito e quindi non aspettare troppo perché si perdono i nutrienti. Quindi l’impianto o lo fa a primavera, oppure ad autunno prossimo.

    Letame

    Per quanto riguarda la quantità di letame da inserire nella buca va bene la quantità consigliata, ma non esageri troppo per problemi di dilavamento o eventuale bruciatura delle radici.

    Irrigazione

    Per quanto riguarda l’acqua da distribuire nei primi anni, le consiglio un impianto di irrigazione a goccia, magari collegato direttamente alla cisterna. Nei primi 2 anni, le piante hanno bisogno di acqua per poter attecchire ed espandere il loro apparato radicale.

    Ringraziandola della domanda, le porgo distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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  • Ferite dell'ulivo: come effettuare il taglio per non danneggiarlo?

    Il 24/12/2018, Vincenzo di Trieste chiede:

    Ho visto su internet che l'ulivo generalmente non fa il callo di cicatrizzazione ma si limita a seccare un poco vicino al taglio. Per evitare che il secco penetri nel ramo principale da cui il ramo secondario viene tagliato, bisogna tagliare un poco distante dal ramo principale. Di quanto? La distanza dipende dal diametro del ramo secondario? Grazie, saluti e auguri
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Vincenzo,

    di norma è bene stare stare ad almeno 1/2 cm dal ramo più vicino al taglio, ma questo dipende dal diametro del ramo tagliato: più è grosso, più il ramo tagliato tende a seccare e quindi è bene lasciare uno spazio maggiore.

    Occorre anche non superare 5/6 cm di diametro del ramo perchè altrimenti il taglio diventa una ferita che la pianta non riesce più a cicatrizzare ma una porta sempre "aperta" alle intemperie ed ai parassiti.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Ulivo: scopo del sovescio

    Il 10/12/2018, Rosario di Chiaromonte chiede:

    Buongiorno, vorrei gentilmente un'informazione. Ogni anno in un Uliveto effetto la semina di favino e avena subito dopo la raccolta, in modo che poi a primavera possa effettuare un sovescio. L'unica cosa è che, quando arriva poi a primavera, sia il favino che l'avena sono abbastanza alti. Il signore che mi effettua la fresatura mi consiglia di trinciare il tutto prima e poi effettuare l'operazione di fresatura. Vorrei sapere se è giusto fare così oppure è preferibile tagliare il tutto con una falciatrice in modo che rimanga tutto intero e poi eventualmente interrare con la fresa. In attesa di una sua gentile risposta, La ringrazio e le auguro buona giornata
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Rosario,
    sono d'accordo con la persona che le effettua la fresatura degli ulivi.

    Le fibre lunghe dell'avena e del favino ingolferebbero la fresatrice che, di fatto, non riuscirebbe a fare la lavorazione. Lo scopo del sovescio è quello di aggiungere sostanza organica fresca. Se le piante fossero parzialmente macinate, impiegherebbero molto più tempo a decomporsi e quindi ad essere assimilate dalle radici.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Ulivi con punte secche: quali sono le cause?

    Ulivi con punte secche: quali sono le cause?

    Il 08/12/2018, Simone di Riva del Garda chiede:

    Buongiorno, volevo chiedervi un'informazione. Sono diversi anni che abbiamo ulivi con le punte secche. Era partita una pianta e ogni anno sono aumentate. Adesso siamo a 4 piante. C'è un rimedio efficace e funzionante? La malattia una volta veniva fuori in primavera, adesso incomincia già prima della raccolta. Abbiamo chiesto al tecnico di zona ma non sa neanche lui.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Simone,
    purtroppo con le foto non riesco a capire.

    È disseccamento che parte dalle zone più lontane dal tronco oppure non esiste una logica?

    Si potrebbe contattare il servizio fitosanitario della sua regione, perchè a volte esistono problemi di tipo virale che solo un laboratorio specializzato può scoprire.

    Si potrebbe trattare anche di un problema legato al clima, alla qualità dell'aria o alla mancanza di microelementi del terreno.

    Purtroppo ho più domande che risposte, resto a disposizione.

    Samuele Dalmonte

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  • Impollinazione degli ulivi, quali varietà utilizzare?

    Il 21/11/2018, Matteo di San Severo chiede:

    Avrei intenzione di piantare circa 150 alberi di ulivo in provincia di Foggia, in pianura. Che varietà mi potreste consigliare? Io vorrei piantare le olive santa Caterina e Leccino, dovrei aggiungere qualche altra varietà per il discorso dell'impollinazione?
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Matteo,
    io conosco come varietà impollinanti il Pendolino ed il Frangivento.
    Ne metterei anche solo 5/10 per tipo, sparsi nell'appezzamento oppure a monte del vento dominante, se esiste.

    Saluti
    Samuele Dalmonte

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  • Come posso chiudere il buco presente nel tronco del mio ulivo?

    Il 18/11/2018, Antonio di Reggio Calabria chiede:

    Ho un ulivo secolare che presenta al centro del tronco, dove partono i rami, un buco di circa 15 cm di larghezza e di profondità formato spontaneamente dalla pianta, tanto da raccogliere acqua piovana. Vorrei chiuderlo con un impasto di cemento e sabbia, cosa ne pensate? Sarebbe utile un altro rimedio? Ringrazio anticipatamente ed invio distinti saluti
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Antonio,

    per fare in modo che non entri acqua all'interno del tronco occorre mettere un materiale che sia plastico e non crei problemi alla pianta. Io in casi del genere costruisco una parete posticcia con la vetroresina supportata da una rete a maglie piccole di ferro e la sistemo in modo che la pioggia non cada più dentro al buco che si è creato. 

    Il cemento in caso di modifica del fusto (e questo negli anni succede) diventa un corpo estraneo che impedisce alla pianta la sua riparazione del danno, per cui oggi lo si considera un materiale non adatto.

    Cordiali saluti
    Samuele Dalmonte

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  • Come eliminare i ricacci sul tronco dell'ulivo?

    Come eliminare i ricacci sul tronco dell'ulivo?

    Il 12/11/2018, Tanino di Introdacqua chiede:

    Vi riscrivo per avere un consiglio funzionale nel coprire il tronco con sacchi di plastica per soffocare i ricacci o utilizzare altri materiali da voi consigliati o tecniche di altro genere tipo grasso o vernici sul tronco dell'ulivo. grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Tanino,

    per eliminare i ricacci dal tronco dell'olivo occorre toglierli non appena si formano quando sono ancora teneri facendo in modo che non resti nessun abbozzo di quello che si è tolto.

    I sacchi di plastica o di altro materiale creano un habitat per svariati insetti e funghi e quindi li sconsiglio.
    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Piantine di ulivo in vaso ormai seccate: sono morte o posso provare a recuperarle?

    Piantine di ulivo in vaso ormai seccate: sono morte o posso provare a recuperarle?

    Il 10/11/2018, Maria di Atessa/Italia chiede:

    Buongiorno, ho 2 piantine di ulivo in vaso di cemento e credo si siano seccate forse perché ristagnava dell'acqua nel vaso o perché ho esagerato con l'azoto...come faccio ad essere certo che sono morte? Nel caso cosa posso fare per tentare di salvarle? Vi ringrazio anticipatamente.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Maria,
    il metodo per capire se una pianta è viva o morta è quello di incidere la corteccia e vedere se sotto c'è verde, in quel caso allora la pianta è viva mentre se sotto c'è marrone allora la pianta è morta
    Se c'è verde ripristinando le giuste condizioni l'olivo riprenderà la sua crescita, se è marrone non si può fare più nulla.

    Cordiali saluti,
    Samuele Dalmonte

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  • Quando è giusto fare la potatura dell'olivo?

    Il 10/11/2018, Michele di Augusta (SR) chiede:

    Scusate ma continuate a dire che il periodo migliore per la potatura dell'ulivo sia dopo l'inverno, ma ho sentito parecchi esperti affermare che il periodo migliore sia in autunno, ovvero prima dell'inverno, in quanto il legno dell'ulivo, a differenza delle altre piante, cicatrizza con il freddo che è appunto il periodo di letargo e di minore attività linfatica, mentre in primavera abbiamo il risveglio della pianta e le sue energie devono essere concentrate per la fioritura. Quindi ,quando è giusto fare la potatura dell'olivo?
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Michele,
    a mio parere non esiste un solo periodo ma esiste il periodo giusto per il tipo di clima in cui è la pianta.
    Partendo dal presupposto che la cicatrizzazione viene fatta dalla linfa che circola e quindi quando la pianta è o sta per svegliarsi

    Occorre però dire che in Sicilia non si coltiva l'olivo come nell'appennino romagnolo vicino a me, perchè abbiamo andamenti climatici quasi opposti che vanno gestiti di conseguenza e quindi penso che in Sicilia sia giusto potare l'olivo in autunno/inverno, mentre in climi in cui l'olivo è al suo limite settentrionale sia di fatto obbligatorio potarlo in primavera.

    Cordiali saluti
    Samuele Dalmonte

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  • Ulivo che si è quasi ripreso dopo la secchezza dovuta al trapianto: cosa fare ora?

    Ulivo che si è quasi ripreso dopo la secchezza dovuta al trapianto: cosa fare ora?

    Il 10/11/2018, Cristiana di Rocca San Giovanni CH chiede:

    Buongiorno. Ho scritto qualche mese fa per chiedere aiuto riguardo il mio ulivo. Era stato trapiantato e si era quasi seccato. Ho seguito i vostri consigli ed ho eliminato i rami secchi. Allego una foto per mostrare come è ora. Ha molti rami nuovi e germogli e soprattutto su questi le foglie sono mangiucchiate e scavate. Ho fatto dei trattamenti con un prodotto che si chiama kohinor oltre ad aver rimosso le foglie più rovinate ed ho irrorato ultimamente con poltiglia bordolese. Quest'estate ho concimato e annaffiato. Ora ho messo sulla terra un po' di stallatico. Cos'altro posso fare? Di che insetto si tratta? Grazie mille. Saluti. Cristiana.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Cristiana,
    probabilmente l'insetto che le ha rosicchiato le foglie è una nottua, ma al momento non c'è nulla da fare che lei non abbia già fatto. A primavera farei una potatura di alleggerimento e di formazione per dare una giusta forma della pianta.

    Cordiali saluti
    Samuele Dalmonte

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  • Propagazione ulivo: dal seme ottengo la stessa pianta o è necessario innestare?

    Il 08/11/2018, Emanuele di Terrasini 90049 chiede:

    Dal seme dell'ulivo si può ottenere la stessa pianta, oppure deve essere necessariamente innestato? Inoltre vorrei approfondire le tecniche di riproduzione degli alberi da frutta, mi può consigliare dei libri? Fate dei corsi sulla riproduzione per seme, per talea e per marza? Grazie.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Emanuele,

    da un seme non viene mai la stessa pianta che ha portato il frutto perché il corredo genetico è composto per metà dalla pianta che ha prodotto il frutto e quindi il o i semi contenuti nel frutto e l'altra metà è frutto di polline che è arrivato tramite o insetti pronubi come le api oppure tramite il vento, da qui la necessità dell'innesto o della talea per avere la stessa varietà. Si parla perciò di piante "franche" cioè né innestate né selvatiche perchè possiedono parte delle caratteristiche di ambedue i tipi di piante. 

    Sono svariati i libri che spiegano la moltiplicazione delle piante da frutto, se vuole un approfondimento serio è bene cercare fra quelle case editrici che si occupano solo di agricoltura; se invece vuole prima approcciarsi e poi approfondire allora ci sono moltissimi libri di divulgazione che danno un buon inizio per capire come funziona il mio mestiere.

    Saluti,
    Samuele Dalmonte

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  • Oliveto con scarsa produzione di fogliame e frutti: quale può essere la causa?

    Il 01/11/2018, Matteo di Monte Sant'Angelo chiede:

    Da due anni ho acquistato un piccolo appezzamento di terreno, non essendo esperto in materia mi chiedo perché una ventina di alberi anche grandi non hanno prodotto in tre raccolti nemmeno un'oliva; non presentano tanto fogliame e sembra che facciano fatica a vivere. Capisco che è difficile con pochi elementi fare una diagnosi ma vorrei capire e rimettere in salute per farli produrre. Infinite grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Matteo,

    la messa a frutto degli alberi non è un processo obbligato per le piante ma più spesso è il risultato di tanti stimoli portati dall'uomo che portano al risultato della fioritura e quindi della produzione di frutta.

    Nel suo caso il mio consiglio è di fare una potatura in base allo stato vegetativo e di salute delle piante, della disponibilità di acqua del terreno durante l'estate, dare una concimazione sia di azoto ma anche di fosforo e potassio, fare un trattamento ai sali di rame dopo la potatura e dare una leggera lavorata al terreno, nel giro di altri 2/3 anni le piante dovrebbero ritornare a produrre olive.

    Samuele Dalmonte 

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  • In alcuni alberi di olivo sono nati dei rami dalla parte bassa, sono selvaggi? Le olive...

    Il 28/10/2018, Antonio di Palermo chiede:

    Buona sera, in alcuni alberi di olivo sono nati dei rami dalla parte bassa, sono selvaggi? I frutti che fanno sono olive? Sono commestibili? Grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Antonio,
    se i rami cresciuti dalla base sono uguali come forma delle foglie e colore allora sono rami buoni, mentre se il ramo ha foglie più piccole e scure significa che è olivo selvatico e quindi vanno tagliati.
    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Come mai i miei ulivi Nocellara dell'Etna producono pochissime olive? Hanno bisogno di...

    Il 15/10/2018, Gaetano Claudio di Sant'Alfio CT chiede:

    Ho comprato qualche anno fa un appezzamento terrazzato rivolto ad est sul mar Ionio a circa 750 metri slm. E' ben protetto dal vento dagli alberi del bosco a est, sud e ovest. Molto soleggiato, quando c'è il sole. Sono impiantati una quarantina di ulivi che vanno dai 13 ai 16 anni, ben vigorosi ormai. Mi han detto che si tratta di Nocellara dell'Etna. Ecco, queste piante non fruttificano, solo pochissime olive in questi tre anni, direi qualche chilo appena. Fanno molta vegetazione. Cosa mi consiglia, devo impiantare qualche impollinatore? E che qualità mi potrebbe consigliare ed in quale periodo devo metterli a dimora? La ringrazio sin d'ora per la gentile risposta.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Gaetano,

    sicuramente qualche impollinatore fa bene per aumentare la produzione, ma penso che il problema sia di potatura oppure di clima (penso piuttosto la prima); bisognerebbe rivolgersi ad un olivicoltore professionista che le possa dare i consigli giusti riguardo la potatura e la cultivar che faccia da impollinatore perchè piante di quell'età dovrebbero produrre qualche decina di chili di olive a pianta.

    Cordiali saluti,

    Samuele Dalmonte

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  • Germoglio di ulivo spuntato dalla terra dopo che la pianta fu bruciata in un incendio:...

    Il 14/10/2018, Antonio di Torrita Tiberina (RM) chiede:

    A seguito di un incendio si é bruciato totalmente il fusto fuori terra di alcune giovani piante di ulivo. A distanza di tempo sono rispuntate da sotto terra dei germogli che si stanno sviluppando. Chiedo se fruttificheranno o se invece devo estirparle e ripiantarle. Grazie per la risposta.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve. Il fuoco distrugge soprattutto la parte aerea della pianta, mentre la parte radicale rimane intatta a testimonianza del fatto che da fuori terra sono rispuntati i nuovi germogli, questo perché appunto le radici sono rimaste intatte.

    Per quanto riguarda la fruttificazione, è necessario che la pianta formi di nuovo la parte aerea con tutti gli organi necessari. A parer mio, personalmente non le consiglio di rimuovere i germogli, li lasci lì di modo che si formino nuovi polloni da cui reimpostare la pianta e successivamente dare di nuovo la forma d’allevamento che l’olivo aveva prima dell’incendio.

    La ringrazio della domanda e le porgo i miei distinti saluti.

    Fabio Di Gioia

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  • Va bene potare ora le mie piante di ulivo che sono in parte secchi e senza olive?

    Il 11/10/2018, Vittorio di Oria chiede:

    Ho un uliveto molto trascurato per mancanza di tempo e anche di soldi da investire in questo momento. Gli alberi hanno bisogno di una profonda potatura, sono in parte secchi e non hanno molte olive. In questo momento i potatori sono molto più economici rispetto al periodo classico gennaio-marzo. Volevo sapere se faccio danno a far potare ora ad ottobre considerando che fa ancora caldo e non piove molto e considerando che non raccoglieremo le olive ne quest’anno ne il prossimo. Grazie
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Vittorio ,

    secondo me è meglio aspettare il momento classico perchè nessuno sa se avremo un inverno freddo o no.
    Se fossimo stati ancora in fine agosto - inizio settembre si poteva provare ad anticipare ma io ora non lo farei.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Quali varietà di ulivo e di impollinatori mi consigliate di piantare ad Altamura?

    Il 10/10/2018, Luca di Altamura chiede:

    Salve, vorrei piantare 40 alberi di ulivo ad Altamura nel barese. Quale varietà mi consiglia? Quanti alberi impollinatori dovrei mettere per 40 piante? Grazie delle risposte
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Luca ,

    il mio consiglio è quello di utilizzare varietà locali che meglio si adattano all'ambiente, occorre andare da un vivaista specializzato per farsi consigliare. 

    Posso dire che le varietà Frantoio, Leccino, Coratina, sono sicuramente buone varietà e poi consiglierei un impollinatore come Pendolino oppure Frangivento.

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Potatura ulivo: è possibile è eseguirla in questo periodo o rischierebbero di soffrire?

    Il 25/09/2018, Roberto di Taranto chiede:

    Vorrei potare gli ulivi in questo periodo poiché non hanno olive e quindi senza aspettare il classico periodo fine inverno/primavera. È possibile oppure comporterebbe danni agli alberi?
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Roberto,

    in sè si possono potare gli olivi anche adesso, però c'è l'incognita del clima e cioè se ci sarà molto freddo le piante di olivo potrebbero risentirne, questo è secondo me l'unico dubbio sul fare la potatura ora.
    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Varietà migliori di ulivi per un impianto di 200 piante in Calabria a 650 m.s.l.m.?

    Il 20/09/2018, Battista di Grisolia chiede:

    Buongiorno vorrei impiantare un uliveto di circa 200 piante in una zona della calabria. Esattamente nel cosentino con un'altitudine di 650 m a livello del mare. Terreno molto soffice non argilloso e ben esposto al sole dalla mattina a sera. Mi sapreste consigliare quale piante utilizzare, visto che ce ne sono tante e non vorrei sbagliare la scelta. Vi ringrazio anticipatamente. Aspettando vostra risposta.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buonasera Battista,

    difficile dare consigli sulle varietà di olivo, in Italia ne esistono centinaia. Io non metterei le solite leccino, frantoio ecc.
    Ma mi informerei sulle varietà locali così da avere un olio più caratteristico e sicuramente più buono.

    Saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Quali e quanti piante di ulivo mi consigliate di piantare in un terreno di 4000 mq a...

    Il 31/08/2018, Fulvio di Bonifati chiede:

    Sto acquistando un piccolo appezzamento di terreno 3/4000 mq dove piantare degli ulivi di cui alcuni della varietà bianco (non conosco il nome scientifico). Il terreno è a circa 300 m di altezza almeno in Calabria. Quali e quante varietà mi consiglia e quante piantarne? Grazie per la risposta.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno Fulvio,

    normalmente la densità d'impianto dell'oliva varia da 2,5 - 3,5 m lungo le file e 3,5 - 5 m tra le file a seconda di quante piante si vogliono piantare e quali macchinari si utilizzeranno per coltivare il terreno sotto gli olivi stessi. 

    Per le varietà: se si intende produrre olio per autoconsumo io utilizzerei delle varietà locali prendendo informazioni su quale/i impollinano le altre. 

    Per fare produzione da portare al frantoio, se non ci sono varietà locali da utilizzare: 

    • il Frantoio
    • il Leccino

    ed il Pendolino come impollinatore

    Cordiali saluti

    Samuele Dalmonte

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  • Strana protuberanza su una pianta di olivo: si tratta di rogna?

    Strana protuberanza su una pianta di olivo: si tratta di rogna?

    Il 04/06/2018, Brenda di Napoli chiede:

    Salve, ho una pianta di ulivo sulla quale ho notato una strana protuberanza apparsa sul tronco. Si tratta della rogna dell'ulivo? Ho allegato due foto in cui è possibile vedere l'escrescenza. Vorrei avere un consiglio in merito ai trattamenti da adoperare per curarla. Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Brenda.
    Stia tranquilla non si tratta di Rogna dell'olivo, perché quella attacca i rami con dei tubercoli di colore nero. Quelle protuberanze che vede alla base del tronco del suo olivo sono chiamati "ovuli" ed è normale che la pianta le produca.
    Gli ovuli chiamati anche mamelloni o puppole, sono delle masse di tessuto di natura neoplastica, ricche di gemme avventizie e radici, caratterizzati da una crescita molto veloce e da una struttura morfologica irregolare.
    Queste masse di tessuto che si formano di solito a livello del colletto nella zona tra le radici e il tronco, nelle piante adulte tendono a formare un ammasso molto voluminoso a partire dalla base del fusto.
    Gli ovuli, se posti in condizioni ambientali idonee, possono essere impiegati per ricostituire la pianta (mezzo di propagazione vegetativa), soprattutto quando essa è stata tagliata drasticamente alla base del fusto, a seguito di aventi avversi.
    La loro formazione è dovuta spesso, a fattori di tipo climatico e/o ormonale e non di natura parassitaria.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Ulivo con parassiti sul tronco e polvere alla base: cosa fare?

    Ulivo con parassiti sul tronco e polvere alla base: cosa fare?

    Il 13/05/2018, Andrea di Loreggia, Padova chiede:

    Buongiorno io ho impiantato un ulivo a ottobre. Mi sono accorto che sulla base del tronco ci sono tantissime formiche e come polvere di tronco. I germogli per le nuove foglie sembrano secchi. Volevo sapere se è normale o se ha preso qualche malattia e come poter risolvere grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Andrea.
    Le formiche che nota alla base del tronco della sua pianta di olivo, sicuramente sono dovute ad un attacco di carie di legno in quanto ho notato dalle foto allegate che la pianta è vecchia e di notevole dimensione. 

    La carie del legno chiamata anche con il termine di lupa, colpisce particolarmente il legno vecchio delle piante di olivo adulte allevate con un solo tronco e la presenza delle formiche è solo una conseguenza di tale attacco parassitario.
    In questo caso come intervento straordinario di potatura di rimonda da adottare, dovrebbe ricorrere a quella che in gergo viene chiamata slupatura, che consiste nel togliere il legno malato e marcito all'interno con un coltello o con un accetta, fino a quando non incontra la parte via e sana.
    A quel punto bisogna chiudere la ferita distribuendo del mastice protettivo, per favorire la cicatrizzazione e far in modo che la pianta si riprenda e in quindi non venga infettata di nuovo.

    Nonostante l'intervento che potrebbe sembrare drastico, la pianta di olivo non muore, perché gli elementi che trasportano la linfa, chiamate corde, sono indipendenti l'una dall'altra e per questo motivo le corde sane contribuiranno a far rivivere la pianta nonostante una parte del legno sia stata asportata.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Pianta di ulivo in vaso con punte delle foglie secche: possibile sia xilella in questa...

    Pianta di ulivo in vaso con punte delle foglie secche: possibile sia xilella in questa zona?

    Il 12/05/2018, Dario di OPERA chiede:

    Da più di tre anni ho questa pianticella di ulivo in vaso in un cortile alla periferia di Milano. E' cresciuta senza problemi ma quest'anno appare come nelle foto che allego. Ho fatto una ricerca, per immagini, su Google e mi chiedo: possibile sia Xilella in questa zona? Vicino al vaso ho un oleandro che gode ottima salute. Anticipatamente ringrazio e, cordialmente, saluto. Dario Daroni
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Dario.
    Non si preoccupi assolutamente, non si tratta di Xylella fastidiosa, perché questo parassita non è ancora giunto al Nord, ma per ora è rimasto confinato al Sud in Puglia nelle province di Lecce e Brindisi.
    Più che altro in questo caso si tratta di una carenza di potassio K, il cui sintomo tipico è proprio il disseccamento della parte terminale o punta delle foglie. Di seguito le descrivo le caratteristiche del potassio e sintomi che provoca quando è carente.
    Il potassio K è presente come elemento nei tessuti delle piante (in particolare nella parete cellulare), legato agli zuccheri, l’amido, le proteine e i lipidi.
    Lo ritroviamo inoltre anche nell’embrione dei semi, negli organi deputati alla fotosintesi e all’accumulo delle sostanze nutritive di riserva.
    Il potassio favorisce:

    1. La produttività dal punto di vista qualitativo.
    2. Il trasporto e l’accumulo degli zuccheri dalle foglie agli organi di riserva (es. frutti, semi o radici).
    3. La resistenza delle piante al freddo e alle malattie per irrobustimento dei tessuti.
    4. Il turgore cellulare, e il miglioramento della resistenza della pianta alla siccità.

    Il potassio assunto dalla pianta come ione potassio K+, può trovarsi nel terreno nelle seguenti forme:

    1. Potassio organico: disponibile per la pianta solo dopo il processo di mineralizzazione.
    2. Potassio solubile: è la frazione disponibile contenuta nella soluzione circolante del terreno.
    3. Potassio scambiabile: trattenuto dal terreno come ione potassio K+ e meno disponibile di quello solubile.
    4. Potassio fissato: forma non disponibile in quanto legata all’interno dei minerali argillosi.
    5. Potassio minerale: facente parte dei minerali del terreno (feldspati, miche, silvite, carnallite), inutilizzabile per le piante se non la parte che diventa solubile nei processi di formazione del suolo.

    La maggior parte dei terreni italiani sono dotati di potassio, soprattutto quelli di origine vulcanica. Inoltre essendo un elemento poco solubile e mobile nel terreno, le carenze di potassio sono limitate ed imputabili solo alle asportazioni della pianta e ai fenomeni d’erosione nel terreno.

    Sintomi:

    • Ritardo dell’accrescimento, soprattutto delle foglie.
    • Decolorazione degli apici e dei margini delle foglie di colore verde bluastro e opaco.
    • Disseccamento, accartocciamento, clorosi e necrosi a cui fa seguito il deterioramento dei tessuti fogliari.
    • Scarsa fruttificazione, la quale risulta di un colore pallido, di minore grandezza e malformata.
    • Riduzione della capacità stomatica e fotosintetica.
    • Aumento della sensibilità al freddo e alla siccità.

    Gli eccessi di potassio sono molto rari e si verificano soltanto in condizioni anomale.

    Sintomi:

    • Carenze sia di calcio Ca che di magnesio Mg (disseccamento del rachide nella vite), in quanto essendo un elemento antagonista, ne rallenta il loro assorbimento.
    • Maggior consumo di acqua e sostanze nutritive rispetto ai normali fabbisogni di cui le piante richiedono giornalmente.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia
     

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  • A quali malattie è resistente l'olivo

    Il 26/04/2018, Vincenzo di Trieste chiede:

    Quali sono le malattie, oltre la mosca, a cui è resistente la cultivar di olivo "Mignola"?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Vincenzo.
    La varietà Mignola oltre ad essere resistente alla Mosca dell'olivo (Bactrocera oleae) vista la sua piccola grandezza della olive, mostra una discreta resistenza anche all'Occhio di Pavone o Cicloconio (Spinocea oleaginea).
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Piante di olivo molto alte: come stimolare la crescita di nuovi rami senza capitozzatura?

    Il 25/04/2018, Michele di Recco chiede:

    Buongiorno. Ho delle piante di olivo molto alte, dai cinque agli otto metri, come posso stimolare la crescita di nuovi rami in determinati punti del tronco senza capitozzare. Grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Michele.
    Intanto le dico già da subito che tenere delle piante di olivo troppo alte (8 metri), non è una buona cosa per motivi prevalentemente di sicurezza per chi esegue le operazioni sia di raccolta che di potatura. Al massimo devono stare alte circa per 3 - 4 metri. E per abbassarle eviterei appunto la capitozzatura come già lei ha detto e mi concentrerei prevalentemente effettuando dei tagli di ritorno in modo da abbassare la taglia della pianta gradualmente.

    Per stimolare invece l'emissione di nuova vegetazione in vari punti della pianta, le consiglierei di utilizzare un concime azotato, cercando di frazionare la sua distribuzione in due volte:

    1. alla ripresa vegetativa e prima della fioritura
    2. all'allegagione e dopo la fioritura

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Alberi di ulivi che hanno perso molta corteccia: come posso curarli?

    Alberi di ulivi che hanno perso molta corteccia: come posso curarli?

    Il 17/04/2018, Samuel di Asti chiede:

    Buongiorno ho appena trapiantato ulivi di tre anni da terra e me li sono trovati senza buona parte della corteccia (in alcuni casi fino al 70%) probabilmente lepri.. come posso curarli nel migliore modo per salvarli?! Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Samuel.
    Per prima cosa doveva proteggere il piccolo fusto con una sorta di protezione in plastica alla base, in modo da evitare che le lepri le rosicchiassero la parte bassa. Per quanto riguarda le rosicchiature che si trovano nella parte più alta, sicuramente va messo del mastice cicatrizzante per poter fare in modo che la ferita possa rimarginarsi nel tempo più breve possibile.
    A questo scopo, la pregherei tra qualche mese di inviare altre foto riguardanti la sua pianta di olivo per vedere se questa si sta riprendendo e capire come agire su di essa per farla crescere in maniera vigorosa ed equilibrata.
    Attendendo un suo riscontro futuro, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Sostituzione vigna con oliveto: quali varietà piantare?

    Il 27/03/2018, Pietro di Montelanico chiede:

    Buongiorno, vorrei sostituire una vigna con un uliveto, sono in provincia di Roma a 300mt di altezza. Avendo un terreno 8x90 mt avevo pensato ad implementare una coltura intensiva con sesto di impianto 1,5x4. Quali sono le specie che posso piantare? Ho visto che esiste la tosca07,potrebbe andare bene? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Pietro.
    Tra le varietà di olivo che può impiantare ci vedrei bene in questo caso il moraiolo, il leccino, il frantoio e il pendolino che messi insieme permettono di ottenere un mix varietale utile non solo per l'impollinazione ma anche per ottenere un olio di ottima qualità.

    La Tosca 07 è una nuova varietà di olivo brevettata dal Vivaio Sonnoli di Pescia (PT) che anch'essa fornisce un olio di ottima qualità, però ho poche notizie in merito riguardo le sue caratteristiche fisiologiche e agronomiche.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Cosa succede alle mie piantine di Olivo?

    Cosa succede alle mie piantine di Olivo?

    Il 23/03/2018, Flaminio di Viterbo chiede:

    Cosa succede alle mie piantine di Olivo? Sarà stato il forte freddo? si riprenderanno?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Flaminio.
    L'olivo è una pianta arborea sempreverde che ha la caratteristica di essere molto sensibile al freddo in quanto la sua suscettibilità varia intorno i -8/-10 °C. Il danno che è evidente dalle foto che sono state allegate si è manifestato con una filloptosi (caduta delle foglie) e con un imbrunimento dei tessuti corticali.

    Allo stesso tempo però pur essendo sensibile al freddo che può distruggere la parte aerea, è anche vero che ha una grande capacità di rigenerazione attraverso delle strutture iperplastiche radicali chiamate ovuli.
    Da queste strutture ripartiranno delle gemme che genereranno di nuovo dei polloni capaci di dar vita di nuovi a rami vegetativi che opportunamente allevati potranno essere utilizzati per riformare completamente la pianta.

    Quindi si aspetti che dalla base si sviluppino di nuovo quei polloni capaci di generare una nuova pianta.
    In attesa di nuovi sviluppi, ringraziandola della domanda la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Trattamento ulivi: va bene usare l'urea agricola?

    Il 16/03/2018, Nino Giuseppe di Dorgali ( NU ) chiede:

    Mi è stato consigliato di trattare i miei ulivi, in questo periodo, con Siapton10 insieme a ossicloruro di rame; Siccome non riesco a trovare il Siapton vorrei sapere se posso usare al suo posto altro prodotto; qualcuno mi dice che potrei usare l'Urea agricola. E' corretto? Se no, cosa potrei usare? Grazie Saluti
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Nino Giuseppe.

    L'urea agricola al posto dell'ossicloruro di rame non va bene perché l'urea è un concime azotato di natura ammoniacale e non si tratta di un prodotto anticrittogamico che dato in questo periodo serve per disinfettare le ferite delle potature.

    Al posto dell'ossicloruro di rame può utilizzare la poltiglia bordolese, la pasta Caffaro o se lei è un agricoltore biologico anche la propoli agricola. Quest'ultimo prodotto é un ottimo antifungino e allo stesso tempo anche batteriostatico.

    Ringraziandola della domanda, le porgo distinti saluti.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Varietà di olivi da olio più indicati da coltivare nella pianura trevigiana?

    Il 11/03/2018, Fernando di Italia chiede:

    Buongiorno vorrei un consiglio sulla varietà di olivi da olio più indicati da coltivare nella pianura pedemontana trevigiana (Riese Pio X).
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Fernando.
    Tra le varietà di olivo da olio più indicate per essere impiantate nella zona della pianura trevigiana attorno a Riese Pio X, le consiglierei quelle più resistenti al freddo e più tipiche della zona veneta o al limite della Romagna o Friuli Venezia Giulia, tra cui:

    • Grignan
    • Bianchera
    • Ghiacciola
    • Leccino

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Semina di piante da sovescio: quando e come farla? Va bene passare con un estirpatore?

    Il 07/03/2018, Rosario di Sapri chiede:

    Buongiorno vorrei chiedere gentilmente un'informazione. Possiedo un piccolo Oliveto di una sessantina di piante, ogni anno nel post raccolta effetto semina di Favino e Veccia, lavoro il terreno con una fresa per poi farle sovescio a primavera ripassando di nuovo il tutto con una fresa. Mi hanno però consigliato di effettuare la semina del sovescio nel post raccolta non integrandolo però con fresa ma con un estirpatore in modo che passando rompa un po' qualche radice della pianta per far sì che questo la stimoli a produrne altre nuove ma può far bene veramente alle piante questo sistema? Non può essere al contrario nocivo per loro? Attendo una gentile risposta grazie. Il 12/03/2018 Rosario chiede: Signor Fabio sono sempre Rosario da Sapri. La ringrazio tantissimo per la sua gentilissima risposta e delucidazione sull'argomento che le ho proposto. L'unica cosa è che forse il sovescio poi non viene effettuato in modo corretto se a primavera invece della fresatrice uso estirpatore quindi vorrei chiederle se fare appena possibile il tempo lo permette una passata di estirpatore in primavera e poi verso Maggio con una fresa interrare quello che eventualmente rimane del Favino e della vecchia, faccio bene o mi consiglia diversamente. Rimango in attesa di una sua gentilissima risposta grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Rosario.
    Seminare piante da sovescio come il favino e la veccia nel terreno sotto la sua oliveta, è una buona pratica agronomica perché queste piante appartenenti alla famiglia delle leguminose, sono in grado di fissare l'azoto atmosferico rendendolo disponibile per le piante e contribuendo allo stesso tempo ad aumentare il livello di sostanza organica del suolo.

    Per quanto riguarda il tipo di organo lavorante da dover impiegare sul terreno dopo la raccolta delle olive, nell'andare a scegliere se optare o verso l'impiego della fresatrice o dell'estirpatore le dico che è vero che l'estirpatore fa meno danni della fresa, perché come ha già descritto lei giustamente rompe la crosta in profondità, permette l'arieggiamento del suolo, stimolando la formazione di nuove radici.

    Tuttavia è anche pur vero che queste essenze vanno seminate e diffuse nel terreno, di conseguenza con l'estirpatore non si riesce bene ad integrarle nel suolo, per questo motivo è necessario ricorrere all'impiego della fresatrice. Ovviamente nel ricorrere all'impiego di questa attrezzatura è necessario cercare di lavorare non troppo in profondità e più in superficie possibilmente almeno a 10 - 15 cm, al fine di non provocare danni alle radici visto che l'olivo ne ha molte in superficie.

    Quindi in definitiva per poter seminare le essenze da sovescio in autunno può ricorrere all'impiego della fresatrice cercando di lavorare più superficialmente possibile. A primavera se deve smuovere il suolo può ricorrere all'impiego dell'estirpatore che rompe il terreno in profondità e non causa danni alla radici delle piante.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Il 13/02/2018, Fabio Di Gioia risponde:

    Salve di nuovo gentilissimo Rosario.
    A questo punto le consiglierei di lasciare stare il terreno e quindi non procedere a passare l'estirpatore sul terreno in questo momento in modo da far crescere le leguminose da sovescio.

    Verso aprile - maggio prima della loro fioritura e se il tempo lo permette, può passare con la fresatrice in modo da interrare i residui di favino e veccia che incorporati nel suolo non solo apportano azoto N e altri elementi ma contribuiscono ad incrementare il livello di sostanza organica.

    Quindi per ora lasci stare il terreno senza passare con l'estirpatore, ma passi con la fresa verso la fine di aprile.
    Per qualsiasi altra delucidazione io sono qua.
    La ringrazio ancora e la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Consigli sulla piantagione e coltivazioni di alcune varietà di olivo in zona Colle di...

    Il 23/02/2018, Enrico di Colle di Val d'Elsa (Siena) chiede:

    Volevo piantare una quindicina/ventina di piante d'olivo nella zona di Colle di Val d'Elsa in campagna verso Casole d'Elsa...mi hanno consigliato di mettere la qualità leccino e la qualità frantoio tipo 8 leccini e 8 qualità frantoio con impollinatore una pianta di qualità olivo pendolino...essendo in una fociata anche se siamo intorno ai 200m sul livello del mare, dove già nel 1985 e poi nel 1997 mi sono seccati, volevo un parere su queste due qualità leccino e frantoio perchè mi hanno assicurato che sono resistenti al freddo e che sono due qualità che qui in provincia di Siena falliscono con rara e sporadica frequenza. Volevo sapere se questa combinazione di leccino e frantoio con 1 pendolino come impollinatore va bene e se come mi hanno consigliato è meglio piantare olivi in vaso di 2 anni più piccolini che mettono meglio le barbe....infine a che profondità vanno messi e se è consigliabile mettere nella buca terriccio e concime stallatico in chicchi e la pasticca queste innovative che aiutano molto a mettere le radici....scusi le tante domande ma sono un po un neofita nel settore agricolo....quando ha tempo per cortesia se mi da queste dritte e consigli in merito....con stima e gratitudine nell'attesa delle notizie la ringrazio anticipatamente della cortesia e porgo cordiali saluti.Enrico
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Enrico.

    Rispetto alle cultivar di Leccino, Frantoio e Pendolino da lei citate e che vuole impiantare a breve le dico già da subito che la combinazione varietale è ottima, perché nonostante che il Frantoio sia autofertile e il Leccino parzialmente autosterile, queste cultivar possono beneficiare dell'apporto dell'impollinazione dovuta alla presenza del Pendolino andando a creare quelle condizioni per una buona produzione di frutti.

    In generale però il Frantoio è più sensibile al freddo rispetto al Leccino e al Pendolino, quindi è bene porlo in zone più riparate lontano dai venti dominanti di tramontana e dalle esposizioni più settentrionali soggette al freddo.

    Per quanto riguarda invece il tipo di pianta da acquistare per procedere all'impianto, in realtà le piante a radice nuda rispetto a quelle in vaso hanno maggiore probabilità di attecchimento perché la radice a fittone è ben formata e distesa e quindi già predisposta per poter accrescersi nel migliore dei modi in profondità nel suolo.

    Però per un discorso di praticità e per il fatto che gli olivi in vaso si possono piantare tutto l'anno, acquistare piante di due anni in vaso è molto più comodo. Il problema sono le radici spiralizzate nel vaso che potrebbero dare problemi di attecchimento. In quel caso per evitare stress, le consiglio di rompere leggermente la zolla e di liberare le radici.

    La buca da aprire in cui impiantare l'olivo deve avere almeno una profondità di 80 cm e un diametro di 40 cm

    Il suo riempimento deve avvenire nel modo seguente:

    1. Sul fondo mettere uno strato di ghiaia o sassi per favorire il drenaggio.
    2. Sopra porre terra di campo.
    3. Sopra la terra di campo uno strato di concime organico pellettato come lo stallatico o in alternativa il compost maturo.
    4. Sopra lo strato di concime altro strato di terra di campo.
    5. Porre la piantina all'interno.
    6. Riempimento della buca con un'ulteriore strato di terra di campo, comprimere bene, irrigare la pianta e mettere un palo tutore.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Varietà di ulivo adatte a terreno in Calabria a 300 m.s.l.m.?

    Il 14/02/2018, Carlo di Palizzi mar. (RC) chiede:

    Desidererei cortesemente sapere quali varieta' di ulivo piantare su circa 2 ettari di terreno esposto a sud zona collinare Calabria ionica circa 300mt dal mare (H) .grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Carlo.

    Tra le varietà di olivo tipiche calabresi che lei potrebbe impiantare sul suo terreno esposto a sud nella zona della Calabria Ionica a 300 mi dal mare, le consiglio:

    1. Carolea
    2. Razza
    3. Ottobratica
    4. Grossa di Cassano.
    5. Dolce di Rossano
    6. Policastrese

    Queste varietà le consiglio di impiantarle in un impianto misto alternandole tra di loro, in modo da migliorare sia la loro impollinazione che la qualità di produzione dell'olio stesso.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Lavorazione del terreno con ulivi: meglio usare un estirpatore o un'erpice a dischi?

    Il 08/02/2018, Francesco di Roma chiede:

    La ringrazio per la risposta che mi ha dato tempo a dietro riguardo la tipologia di olive da impiantare ma le vorrei porre un'altra domanda: per la lavorazione del terreno dove ci sono gli olivi, è meglio usare un estirpatore o un'erpice a dischi? Il 15/03/2018, Francesco chiede: Dott Fabio di gioia la ringrazio delle informazioni che mi sta dando volevo porle un'altra domanda a riguardo dell' ultimo messaggio. L'estirpatore o l'erpice a dischi quando è poi consigliato usarlo su di un uliveto? In quale periodo? Va bene dopo la concimazione? In attesa di una sua risposta le auguro buon lavoro
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve di nuovo signor Francesco

    Per poter lavorare correttamente un terreno dove ci sono gli olivi, si può usare sia l'estirpatore che l'erpice a dischi con alcune accortezze.

    L'estirpatore impiegato allo scopo di smuovere e rompere il cotico erboso dell'oliveta, ma usato preferibilmente lontano dalla zona radicale della pianta a causa delle radici troppo in superficie.

    L'erpice a dischi lo posso impiegare anche direttamente sotto il piede della pianta a patto che la profondità di lavorazione sia compresa tra i 10 e i 15 cm, sempre per non danneggiare l'apparato radicale della pianta che risulta essere molto superficiale come già detto sopra.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Il 22/03/2018, Fabio Di Gioia risponde: 

    Salve di nuovo signor Francesco.

    Come attrezzatura per l'oliveta, l'estirpatore andrebbe comunemente utilizzato a primavera o in estate per rompere la crosta superficiale, per togliere le erbe infestanti o al limite per interrare qualche concime di natura azotata come l'urea distribuito in quel periodo.

    L'erpice a dischi è preferibile utilizzarlo in autunno, per favorire l'immagazzinamento delle acque piovane che cadono in quel periodo e per interrare i concimi organici e/o quelli a base di fosforo P e potassio K.

    Ringraziandola ancora delle domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Pianta di olivo leccino: quale impollinatore consiglia?

    Il 26/01/2018, Daniele di Paliano chiede:

    Salve, vorrei sapere per delle piante di olivo leccino, quale impollinatore mi consiglia. Le olive si trovano in una zona umida ed un terreno molto arido in estate. Può andar bene la qualità frantoio? La ringrazio per l'eventuale risposta
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Daniele.

    Per quanto riguarda l'impollinazione, consideriamo che il Leccino è una varietà leggermente autosterile, il che significa che in parte è in grado di autofecondarsi, ma nella maggior parte dei casi non ha capacità di autofecondazione per cui ha bisogno di un impollinatore.

    La varietà Frantoio è considerata autofertile, di conseguenza è capace di autofecondarsi, ma al tempo stesso ha la possibilità di fornire utilmente del polline idoneo all'impollinazione del Leccino.

    Molto meglio del Frantoio, vi è il Pendolino considerata varietà autosterile e quindi non capace di autofecondarsi, ma molto idonea a fornire del polline fertile e utile per l'impollinazione del Leccino.

    In definitiva per impollinare il Leccino, va bene il Frantoio ma ancora meglio il Pendolino.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Piante di Ulivi: a che profondità piantarli e quale concime usare?

    Il 15/01/2018, Mario di Foggia chiede:

    Buongiorno Dottore, le vorrei chiedere un consiglio: a che profondità dovrei mettere le piante di ulivi che devo piantare? La buca è fatta dall'escavatore e non so a chi dare retta: chi dice 5 o 6 centimetri, chi 20 cm; e che concime usare, visto che il letame è difficile da trovare? La ringrazio in anticipo per i suoi consigli, arrivederci.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Mario.

    Per poter procedere correttamente all'impianto di oliveto anche con l'impiego dell'escavatore, sarebbe buona norma aprire le buche che dovrebbero avere una dimensione di 100 cm di profondità e 40 cm di larghezza, cercando di accostare la terra ai lati della buca un po' per volta, di modo che quanto lei va a procedere al loro riempimento gli strati debbano tornare al posto dove questi erano prima

    Le buche sarebbe buona norma aprirle almeno una settimana prima di procedere all'impianto dell'oliveto, allo scopo di favorire l'arieggiamento del suolo e il crearsi di condizioni fisico - chimiche e biologiche idonee alla crescita delle piante.

    Per quanto riguarda il loro riempimento, è necessario procedere in questo modo:

    1. Sul fondo della buca porre dei sassi o ghiaia soprattutto nei terreni argillosi soggetti al ristagno idrico, per agevolare il deflusso delle acque in eccesso.
       
    2. Sopra lo strato di ghiaia, porre il primo strato di terra di campo accumulato per ultimo ai lati della buca.
       
    3. Sopra il primo strato di terra, porre del concime preferibilmente organico
      Se non trova il letame, vanno bene anche i concimi organici pellettati o altri sottoprodotti organici sostitutivi.
       
    4. Sopra lo strato di concime, porre ancora terra di campo sempre rispettando gli strati con cui era stata aperta la buca.
       
    5. Poi porre la pianta a radice nuda o in vaso.
       
    6. Riempire la buca con lo strato di terra rimasto, porre il palo tutore, comprimere leggermente e irrigare abbondantemente per favorire l'accostamento della terra alle radici della pianta.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Piante di olivo: consigli su cosa fare dopo un incendio e cosa fare con altre varietà...

    Il 04/01/2018, Loredana Marchese di Cosenza chiede:

    Salve, ho un oliveto con circa 150 piante di olivo. Abito in Calabria e la zona dove sono impiantati gli ulivi è abbastanza mite d'inverno e calda d'estate. La maggior parte delle piante sono Carolea. Però ho notato che alcune sono a a polpa bianca ed altre sono a polpa rossa. Sono due varietà della carolea o sono due specie diverse? Quando le hanno censite alcuni ulivi sono state catalogati appartenenti alla specie Rendese, solo che sul web non trovo nessuna notizia su questa varietà. Poi, mentre in questo un incendio me ne ha bruciato alcuni, in un altro uliveto di mia proprietà, gli ulivi sono andati tutti bruciati (una trentina); come devo comportarmi? Quelli morti completamente li abbatto e faccio crescere un pollone? Le altre le posso far ricrescere direttamente, dopo un'adeguata potatura della chioma? Oppure è meglio selezionare un pollone anche in questo caso? Poi ho 2 o 3 ulivi da innestare. Mi consigliate qualche varietà da olio di grossa pezzatura e con una buona resa? Poi vorrei anche comprare altri due impollinatori (ho 2 piante di Nocellara messinese ma la produzione è ottima per via degli oliveti confinanti), oltre alla Nocellara avevo pensato alla Frantoio o all'Itrana. In attesa di un vostro consiglio vi auguro un buon anno.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima signora Loredana
    Per quanto riguarda la varietà Carolea, considerata la più importante e tipica cultivar della Calabria, le dico già da subito che di questa varietà esistono due ecotipi diversi. Questo significa che la varietà è sempre la stessa, ma cambiando l'ambiente colturale e le situazioni agronomiche cambia l'aspetto della pianta e del frutto. Per questo esiste una Carolea a polpa bianca e una Carolea a polpa rossa. Si tratta delle stessa varietà suddivisa in due ecotipi diversi in base all'ambiente e alle tecniche colturali adottate.

    Riguardo la varietà da olio chiamata Rendese non ho in merito alcuna informazione riguardo a questa cultivar. Evidentemente si tratta di una varietà che è conosciuta con il nome dialettale nella zona, dove lei risiede ma che a livello tecnico - scientifico viene chiamata in un altro modo. Sarà mia cura approfondire la ricerca e darle informazioni ulteriori.
    Riguardo agli olivi distrutti dall'incendio, le piante completamente compromesse devono essere tagliate alla base cercando di sfruttare la capacità di autorigenerazione della pianta a partire dagli ovuli delle radici che daranno origine a nuovi germogli da allevare per poter riformare completamente la struttura e lo scheletro della parte vegetativa persa

    Dai polloni che si svilupperanno a partire dalla base, è necessario almeno allevare dai 3/4 rami cercando di lasciare quelli più vigorosi che i primi anni andranno sviluppati a cespuglio, ma che negli anni successivi andranno impostati secondo la forma di allevamento da lei adottata.
    Per quanto riguarda le 2/3 varietà di olivo che vorrebbe innestare, tra le varietà da olio di grossa pezzatura e con buona resa che lei potrebbe sostituire le segnalo:

    • Itrana
    • Santa Caterina
    • Ascolana Tenera
    • Biancolilla

    Per quanto riguarda infine gli impollinatori da inserire nel suo appezzamento, oltre alla Nocellara Messinese, l'Itrana e il Frantoio (da lei già citate), le consiglierei anche il Pendolino, il Maurino e lo stesso Leccino.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Ulivo con alcuni rami nuovi e altri secchi: devo potarlo togliendo questi ultimi?

    Ulivo con alcuni rami nuovi e altri secchi: devo potarlo togliendo questi ultimi?

    Il 01/01/2018, Cristiana di Rocca San Giovanni CH chiede:

    Buongiorno, due anni fa ho acquistato casa e questa pianta di ulivo è stata spostata durante il mese di luglio, in realtà è stata sopraelevata in quanto bisognava riempire di terra la zona adiacente la casa. In un anno ha perso tutte le foglie. L'anno scorso verso maggio ho chiesto ad un esperto e l'ha sollevata un po' dicendomi che il colletto si trovava troppo in profondità. Mi ha detto di non aspettarmi molto poiché la pianta era abbastanza compromessa. Adesso ha dei rametti nuovi, ma quelli che si vedono in alto a sinistra però si sono seccati. Sono rimasti quelli alla fine del tronco. Devo potarla lasciando solo i rametti nuovi o aspetto qualche anno per capire dove ancora può germogliare? Grazie per la risposta.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Cristiana
    Dalla foto che lei gentilmente e chiaramente ha allegato, si vede benissimo che la sua pianta di olivo è stata fortemente compromessa da un'operazione in questo caso di trapianto fatta nel periodo sbagliato (luglio), in quanto in questo periodo l'attività radicale della pianta è ridotta e di conseguenza la capacità di attecchimento dell'olivo è ridotta.

    Lo dimostra la perdita di foglie a cui è andata incontro, quale chiaro sintomo è segno di uno stress improvviso della pianta a cui essa non è riuscita a reagire in maniera istantanea.
    Nonostante questa sia stata compromessa da un intervento dissennato, in qualche modo con il tempo grazie anche a quelle poche radici probabilmente non lesionate la pianta è riuscita a riprendersi emettendo nuovi germogli nonostante quelli più alti si siano completamente disseccati.

    Quello che in questi casi deve fare, è cercare di eseguire una potatura di rimonda andando ad asportare tutti i rami secchi e le parti ormai compromesse e morte, lasciando i nuovi germogli che sono rimasti e di conseguenza facendo ripartire la rigenerazione della pianta da questa nuova vegetazione. 
    I tagli e le ferite più grosse, è necessario proteggerle con dei prodotti ad azione cicatrizzante in grado di rimarginare la ferita velocemente ed evitare la diffusione di malattie di natura fungina e batterica.
    Ringraziandola della domanda e rimanendo in attesa di risolvere eventuali dubbi, la ringrazio cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Oliveto: è possibile trattare le piante con calce idrata nonostante il periodo invernale?

    Il 28/12/2017, Giuliano di Itri, Latina chiede:

    Ciao, sono un piccolo agricoltore e vorrei trattare il mio oliveto con 150 piante varietà itrana. Visto il periodo ed eventuali gelate, con solo calce idrata, senza solfato di rame, è possibile trattare o ci sono rischi gravi? Se si può, la dose per 100 litri qual è?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Giuliano.
    In questo caso specifico e visto anche il periodo invernale, la calce idrata non la distribuirei normalmente disciolta in acqua su tutta la pianta come un normale trattamento antiparassitario.
    Per proteggere le piante da eventuali gelate, la calce idrata in questo caso va spennallata a livello del tronco principale fino alle branche primarie, in modo che le parti più basse della pianta risentano in maniera minore dell'abbassamento termico e degli eventuali danni da freddo a cui sono facilmente soggette.

    La dose è di 600 - 650 g di calcio idrata in 100 litri di acqua.

    Spennellando la calce sul tronco e sulle branche, non solo si proteggono le piante di olivo dal freddo, ma si tende ad agire a scopo disinfettante andando ad eliminare tutti quei parassiti fungini e insetti che possono essersi insediati a carico del legno durante la stagione passata.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Olivi da olio: varietà migliori per allevamento intensivo in pianura Padana?

    Il 28/12/2017, Fabio di Padova chiede:

    Buongiorno, sono Fabio, io vivo in aperta pianura Padana, sarei interessato a piantare un ettaro (in via sperimentale) di olivi da olio, con una forma di allevamento super intensiva, in modo da poter entrare a raccogliere con la vendemmiatrice. Volevo chiederle se mi sa consigliare delle varietà resistenti al clima della pianura (brinate tardive, freddo e nebbie) e alla forma di allevamento intensiva. Grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Fabio.
    Tra le varietà di olivo da olio più resistenti al freddo invernale e di conseguenza anche all'ambiente più umido della Pianura Padana, da inserire in un impianto super intensivo, le più interessanti sono quelli tipiche dell'ambiente dell'Italia settentrionale, tra cui:

    Bianchera

    È una varietà da olio tipica del Friuli-Venezia Giulia. Di vigoria elevata, ha portamento assurgente (tendente verso l’alto). Parzialmente autofertile, presenta produttività elevata e costante. Matura tardivamente, con una resa in olio elevata. Tollera bene occhio di pavone e rogna.

    Ghiacciola

    È una varietà tipica della Romagna. Ha vigoria medio-elevata con portamento pendulo
    Autosterile, è impollinata da Nostrana di Brisighella. La produttività è elevata e l’olio risulta di ottima qualità.

    Grignan

    È una varietà tipica del Veneto. Di buona rusticità, è caratterizzata da un portamento assurgente (tendente verso l’alto), con vigoria media. Autosterile, è bene impollinata da Leccino e Trepp. 
    Entra in produzione abbastanza precocemente. La produttività è elevata e costante e la resa in olio bassa. Tollera bene cicloconio e rogna.

    Leccino

    È una varietà da olio diffusa in Toscana e Italia centrale ma adattabile anche per l'Italia settentrionale. La vigoria è elevata, il portamento pendulo
    È autosterile e può essere impollinata da Pendolino. La produttività è elevata e abbastanza costante. La resa in olio è medio - bassa.

    La forma di allevamento più facilmente adottabile per impianti meccanizzati, con impianto super intensivo, è il monocono. Di seguito le descrivo le caratteristiche di questa forma d'allevamento.

    Il monocono è una forma d’allevamento libera con fusto allevato fino ad un'altezza media di 2,5 - 3,5 metri. Le branche primarie sono distribuite uniformemente a elica lungo il fusto a partire da un'altezza di 1 metro dal suolo.
    Le branche hanno lunghezza decrescente passando da quelle inferiori a quelle superiori. La cima è particolarmente alleggerita allo scopo di non ombreggiare la chioma sottostante. Il sesto d’impianto è 5 x 6 o 6 x 6 m.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Varietà di olivo consigliate a 600 m.s.l.m in provincia di Rieti?

    Il 27/12/2017, Francesco di Rieti chiede:

    Buon giorno, sono Francesco e le chiedo un consiglio sulla scelta degli olivi da impiantare, circa 60, nella provincia di Rieti a 600 mt., per ottenere un olio extravergine di prima qualità. Il terreno è argilloso con pietrisco in leggera pendenza, abbastanza assolato.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Carlo.
    In provincia di Rieti a 600 m.s.l.m. immagino in un territorio contornato da montagne, tra le varietà di olivo da olio che mi sento di consigliarle per l'impianto di un oliveeto, le migliori sono quelle resistenti o al limite più tolleranti al freddo.
    Fra queste le ricordo:

    • Leccino
    • Itrana
    • Ascolana Tenera
    • Dolce Agogia
    • Leccio del Corno

    Per quanto riguarda il terreno da lei descritto, l'esposizione e la pendenza sono ottimi come pure la presenza del pietrisco che agevola lo sgrondo delle acque in eccesso
    Per quanto riguarda invece l'argilla, le consiglierei di eseguire un'analisi chimico - fisica del terreno al fine di capire meglio quale caratteristica presenta questo tipo di argilla e se soprattutto ha la tendenza a far ristagnare l'acqua negli strati sottostanti, vista la notevole sensibilità dell'olivo all'eccesso idrico del suolo.
    In tal caso il terreno andrà sistemato adeguatamente, ponendo una rete di scolo drenante allo scopo di evitare i ristagni idrici del suolo e allontanare le acque in eccesso.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Olivi molto vigorosi da abbinare in una zona con varietà Coratina?

    Il 26/12/2017, Luigi di Corato, Bari chiede:

    Vorrei piantare olivi molto vigorosi da abbinare in una zona con varietà Corato a avrei puntato su leccio del corno e frantoio, anche per una maturazione simile alla Corato. Cosa ne pensa?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Luigi.
    Abitando nel paese di Corato in provincia di Bari oltre alla varietà Coratina, tipica della zona e dell'ambiente pugliese in generale, le varietà che le consiglierei di impiantare sono:

    • Ogliarola Barese
    • Leccino
    • Frantoio

    Eviterei di impiegare il Leccio del Corno, perché si tratta di una varietà più tipica dell'ambiente dell'Italia Centrale e in particolare della Toscana e quindi più adatta a quell'ambiente.
    Il Leccino e il Frantoio pur essendo varietà del Centro Italia, trovano buon adattamento nelle regioni meridionali anche della Puglia, andando ad integrarsi molto bene con le varietà autoctone presenti in zona.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Varietà di olivo consigliate a 300 m.s.l.m?

    Il 15/12/2017, Carlo di Palizzi Mar. (RC) chiede:

    Buongiorno, possiedo circa 2 ettari di terreno esposta a sud in Palizzi a circa 300 metri di altitudine da mare, vorrei cortesemente un consiglio su quale tipo di ulivo piantare e se è consigliabile variare le qualità delle piante. Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Carlo
    Tra le varietà di olivo calabresi che potrebbero andare bene per il suo territorio ve ne sono almeno 33, tra cui:

    1. Borghese
    2. Carolea
    3. Cassanese di Lauropoli
    4. Cerchiara
    5. Chianota
    6. Ciciarello
    7. Corniola di valle Piana
    8. Razza
    9. Dolce di Rossano
    10. Fecciaro
    11. Fidusa
    12. Grossa di Cassano
    13. Grossa di Gerace
    14. Mafra di Cerchiara
    15. Melitana
    16. Miseo
    17. Napoletana
    18. Nostrana di Amendolara
    19. Ottobratica
    20. Pargolea
    21. Pennulara
    22. Perciasacchi
    23. Policastrese
    24. Pugliasca
    25. Rezza
    26. Roggianella
    27. Santomauro
    28. Sinopolese
    29. Squillaciota
    30. Tombarello
    31. Tonda di Strongoli
    32. Tondina
    33. Zinrifarica

    In questi casi le consiglierei di eseguire un impianto di varietà diverse per agevolare l'impollinazione delle piante l'una per l'altra e per migliorare le caratteriste qualitative organolettiche degli oli.
    Tra le varietà migliori sicuramente quella più conosciuta in Calabria è la Carolea, la Grossa di Cassano e l'Ottobratica (tipica di Reggio Calabria e la Piana di Gioia Tauro).
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Varietà di olivo consigliate a 700 m.s.l.m?

    Il 02/12/2017, Michele di Potenza chiede:

    Sto a 700 metri di altezza e vorrei mettere delle piante di olive. Qualità consigliate?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Michele.
    Abitando ad un'altezza di 700 m.s.l.m. dove può fare freddo anche fino a primavera inoltrata, le consiglierei di scegliere varietà di olivo più tipiche della zona o al massimo del Sud d'Italia e tolleranti alla basse temperature, tra cui:

    1. Coratina
    2. Biancolilla
    3. Itrana
    4. Leccino
    5. Ogliarola del Bradano
    6. Ogliarola del Vulture
    7. Palmanova
    8. Provenzale
    9. Cannellina
    10. Cima di melfi

    Cercando di fare un impianto misto con piante diverse (resistenti al freddo che le ho indicato), non solo si riesce a favorire un migliore impollinazione e produzione degli olivi, ma ottenere anche un olio di qualità organolettica migliore, grazie proprio all'insieme di caratteristiche aromatiche e gustative fornite appunto da varietà diverse.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Olivo per oliveto in Puglia: quali varietà sono più resistenti, con resa veloce e buon...

    Il 22/11/2017, Cosimo Enrico di Manduria chiede:

    Gentile Esperto, sono proprietario di un terreno in Puglia e sono intenzionato alla piantagione di un oliveto. Sono indeciso sulla qualità di olivo da piantare, avendo necessità di avere delle piante resistenti alle malattie, con buon olio e che inizino a rendere quanto prima. Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Enrico.
    Per poter impiantare qualsiasi specie da frutto (come nel caso dell'olivo in questione), è sempre necessario prendere in esame quella che viene definita come vocazionalità della specie, ossia un insieme di fattori fisiologici, climatici e agronomici dove la pianta tende ad esprimere le migliori potenzialità produttive che le competono.

    Con questa premessa voglio dirle che ogni specie o varietà frutticola può essere impiantata in qualsiasi luogo, ma soltanto in zone vocate quella tipologia lì riesce a dare il massimo in termini di produzione.

    Detto questo, trovandosi in Puglia, le consiglierei vivamente di impiantare varietà di olivo tipiche dell'ambiente pugliese, quindi possibilmente anche più rustiche e resistenti alle malattie, di cui le descriverò alcune caratteristiche:

    • Ogliarola Garganica
    • Provenzale

    Sono varietà del foggiano e della zona Nord della Puglia, producono un olio molto fruttato e armonico nel complesso aromatico.

    • Ogliarola Barese
    • Cima di Bitonto
    • Coratina

    Sono varietà tipiche della zona al nord di Bari
    La Coratina in particolare da un'olio molto fruttato ma allo stesso tempo molto amaro e piccante al palato.
    L'Ogliarola barese è una varietà che però ha mostrato una certa sensibilità alla Xylella fastidiosa.

    Sono varietà coltivate nella zona al sud di Bari e nella Valle dell'Itria, un’area che si protrae dalle coste dei paesi di Mola di Bari, Polignano e Monopoli e che arriva fino alle colline della bassa Murgia di Castellana Grotte, Alberobello e Martina Franca.

    Gli oli ottenuti in questa zona, che rappresentano il cuore della Puglia, vanno dai fruttati medi, della parte costiera, ai fruttati più intensi, della zona collinare della Valle d’Itria.
    Il Leccino inoltre ha mostrato anche una buona resistenza alla Xylella fastidiosa, oltre che dare una produzione costante e medio - alta nei vari anni.

    Queste varietà producono oli fruttati leggeri e gusto piuttosto delicato.
    Il Frantoio è una varietà autofertile, per cui non ha bisogno di impollinatori e inoltre risulta molto produttiva in maniera costante nei vari anni.

    Per poter produrre un olio di buona qualità, la cosa migliore da fare è cercare di fare un impianto misto di varietà diverse, magari scegliendo varietà più rustiche e resistenti alle malattie come indicato sopra, anche per migliorare l'impollinazione tra di loro e quindi cercare di unire le varie tonalità aromatiche e gustative, offerte dalle singole varietà.

    Per quanto riguarda l'entrata in produzione delle piante, se lei ha necessità di avere una produzione in poco tempo, è necessario intanto acquistare piante propagate per talea che almeno dopo 4/5 anni d'impianto cominciano a far vedere i frutti, e soprattutto scegliere le varietà che entrano prima in produzione.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Ulivo: come far germinare i semi?

    Il 16/11/2017, Mattia di San giuseppe jato chiede:

    Salve e soprattutto complimenti per tutto quello che fate! Volevo sapere come si fanno germinare i semi di ulivo. Grazie!
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Mattia.
    Per procedere correttamente a favorire un'adeguata germinazione dei semi di olivo, è necessario adottare questi accorgimenti:

    • In novembre, raccolta delle olive, sgrassaggio con soda caustica NaOH all’1% e lavaggio dei semi.
    • Da dicembre ad agosto dell’anno successivo, il seme viene sottoposto a trattamenti per rimuovere la dormienza e agevolare la loro germinazione.

    Si possono avere, due tipologie di dormienza:

    1. Meccanica (determinata dalla struttura resistente del nocciolo)
    2. Chimica o fisiologica (dovuta all’accumulo di acido abscissico ABA)

    Dormienza meccanica

    Per rimuovere questo tipo di dormienza determinata dall’estrema durezza del nocciolo, si interviene attraverso il processo di scarificazione, che consiste nell’andare ad intaccare la parte legnosa del seme in modo da favorire gli scambi gassosi.

    La scarificazione, può essere:

    • Meccanica (mediante l’immissione del seme in una betoniera con all’interno della sabbia).
    • Chimica (mediante la digestione del legno provocata dall’impiego di acido solforico H2SO4 al 10%).

    La scarificazione chimica non è sempre sicura, perché dosi blande non hanno effetto sul seme, mentre dosi elevate di acido lo possono danneggiare.

    Dormienza fisiologica o chimica

    Questo tipo di dormienza, dovuta all’accumulo nel seme di acido abscissico ABA, può essere interrotta ricorrendo a:

    • Immersione prolungata di semi in acqua.
    • Stratificazione con sabbia.

    La germinabilità di un seme e la % di semi vani (senza embrione), è una caratteristica genetica che dipende dalla varietà.
    Per questo nella pratica di propagazione per innesto, si utilizzano soltanto semi di alcune varietà con percentuali di germinabilità compresi tra il 40 – 50% (es. Frantoio) e oltre l’80% (es. Leccino).

    • In agosto, il seme, dopo aver superato la dormienza di 1 anno, viene posto in acqua per 2 settimane per eliminare gli eventuali semi vuoti.
    • Ad agosto – settembre si semina in semenzaio con una densità di circa 1,5 kg/m2

    I semi germinano dopo 3 - 4 mesi con una germinabilità variabile a seconda della varietà e dell’annata.

    Alla fine dovrà procedere all'innesto della varietà domestica sopra il portinnesto selvatico nato da seme.
    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Olivi rovinati da un incendio: cosa fare?

    Il 06/11/2017, Giuseppe di Crotone chiede:

    Un incendio di erbacce secche ha rovinato i miei ulivi: cosa devo fare? Grazie Il 07/11/17 Giuseppe chiede: Ringrazio per la risposta riguardo agli ulivi feriti dal fuoco; tuttavia non intendevo cosa fare dal punto di vista legale ma cosa si può fare dal lato tecnico. Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Giuseppe.

    L'unica cosa più semplice che può fare in questo momento è di cercare un agronomo o perito tecnico estimatore, che sia in grado di valutare l'indennità che le deve essere corrisposta per risarcire il danno produttivo dovuto alla mancata produzione di frutti delle sue piante di olivo, essendo andate danneggiate.

    Le consiglio inoltre anche di stipulare un'assicurazione in grado di coprire le piante non solo dai danni d'incendio, ma anche dalla grandine e dal freddo.

    La pregherei per questo di mantenermi aggiornato, riguardo l'evoluzione della sua situazione e se eventualmente le fosse stata corrisposta l'indennità dovuto a causa del danno da incendio.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo in attesa di un suo riscontro, la saluto cordialmente. 

    Il 08/11/17 Fabio Di Gioia risponde:

    Salve di nuovo signor Giuseppe.

    Mi scuso con lei se non avevo ben compreso la domanda che mi ha posto, rispondendole solo dal punto di vista legale e non tecnico come richiedeva.

    Dal punto di vista tecnico, se la pianta non è stata compromessa totalmente, è necessario eseguire delle semplici potature di risanamento, che in questo caso hanno come funzione quella di andare a togliere le parti danneggiate dal fuoco, cercando di far di nuovo sviluppare la pianta a partire dai germogli che nasceranno alla base del tagli su rami e branche.

    Dai germogli che nasceranno, a partire dai tagli fatti sui rami o sulle branche, è necessario allevare di nuovo quelli migliori e più vigorosi in modo da poter ricostituire la pianta nel tempo, che in questo caso sarà più o meno variabile in 4/5 anni. Le piante totalmente compromesse, devono essere tagliate alla base, e dai polloni che rinasceranno di nuovo a partire dal colletto, allevare sempre quelli migliori e più vigorosi per ricostituire di nuovo la pianta.

    Attenzione però: se i tagli interessano rami o branche di grosse dimensioni, le consiglio di proteggere le ferite con dei mastici protettivi ad azione cicatrizzante, per impedire che penetrino all'interno dei patogeni agenti di malattie del legno.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Dove posso trovare queste qualità di olivo?

    Il 02/11/2017, Luciano di Trecasali, Parma chiede:

    Vorrei comprare da vivaio le seguenti piante di olivo: olivo cucco olivo lucio olivo zinzifarica olivo pizz e carroga olivo intosso olivo sinopolese Mi indicate che vivai li vendono (ok 1-2-3 anni)? Grazie mille.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Luciano.

    La cosa più semplice che in questo caso può fare, è quella di fare riferimento a questa sezione di 
    Portale del Verde: Il tuo Vivaio Online, basta cliccarci sopra.

    In questa sezione, regione per regione, può trovare il catalogo completo di tutti i vivai presenti in Italia e ovviamente anche quello che più si addice per lei per quanto riguarda l'acquisto delle varietà di olivo da lei citate.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia




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  • Propagazione Olivo: quale tecnica mi consigliate tra innesto e talea?

    Il 29/10/2017, Michele di Giano dell'umbria chiede:

    Buongiorno, Ho intenzione di propagandare i miei ulivi, mi consigliate utilizzare la tecnica della talea oppure utilizzare un portainnesto selvatico per poi innestare?? Grazie mille in anticipo Saluti Michele
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Michele.
    Di seguito le descriverò in maniera dettagliata, la differenza tra la propagazione per talea e per innesto sull'olivo.

    Caolino o rame contro la mosca dell'olivo?

    Propagazione per talea

    La talea è una piccola porzione di ramo (lunga da 1 cm a 15 cm) che, una volta staccata dalla pianta madre e posta in condizioni favorevoli, emette delle radici avventizie, dando origine ad una pianta figlia simile a quella di partenza.
    Le talee di olivo, si possono prelevare o dalle branche, contenenti di solito 4 - 5 rami, oppure dai rami direttamente costituiti da foglie.

    Le piante madri più utilizzate per l’ottenimento delle talee di olivo, sono il:

    • Franco da seme di varietà coltivate
    • Selvatico di varietà spontanee (oleastro)

    Il metodo di propagazione per talea più diffuso per l’olivo, è quello della talea semilegnosa.
    Le radici che si sviluppano dalle talee, staccate dalla pianta madre, sono chiamate radici da ferita, perché si formano in conseguenza del taglio provocato dalla separazione del ramo.
    Le modificazioni anatomiche che si sviluppano a livello del ramo staccato e che portano alla formazione delle radici, si suddividono in quattro fasi:

    1. Sdifferenziazione di cellule mature o adulte specifiche in cellule meristematiche o giovanili
    2. Formazioni di iniziali radicali da alcune cellule vicine ai fasci e/o tessuti vascolari in corrispondenza del taglio
    3. Sviluppo dei primordi radicali
    4. Formazione delle connessioni tra i primordi radicali e i tessuti conduttori della talea ed emissione delle radici (rizogenesi)

    I fattori che controllano l’emissione delle radici da parte delle talee, sono:

    1. Periodo di prelievo
    2. Età delle piante madri
    3. Presenza di foglie e gemme sui rami
    4. Stress idrico
    5. Contenuto di carboidrati
    6. Nutrizione minerale

    Periodo di prelievo

    La capacità di emettere radici delle talee prelevate dalla pianta madre, varia molto a seconda del periodo dell’anno.
    La capacità rizogena, sarà quindi:

    1. Elevata (primavera – estate)
    2. Ridotta (autunno – inverno)

    Età delle piante madri

    Le talee prelevate da piante ancora in fase giovanile, radicano più facilmente di quelle prelevate in età adulta.
    Tuttavia, è possibile ottenere rami giovanili a partire anche da piante adulte con questi mezzi:

    1. Prelevando le talee dalla parte basale delle piante
    2. Effettuando delle potature drastiche a carico della pianta madre per stimolare l’emissione di nuovi rami, affidandosi all'utilizzo di cesoie affilate e disinfettate, per evitare di far soffrire la pianta e cause infezioni.
    3. Stimolando lo sviluppo di germogli giovanili, a partire dagli sferoblasti del tronco e/o delle branche

    Presenza di foglie e gemme sui rami

    La presenza delle foglie e delle gemme sui rami prelevati, favorisce la radicazione delle talee, in quanto producono sostanze ad azione rizogena (es. carboidrati e auxine). Per velocizzare ulteriormente questo processo si possono impiegare degli ormoni radicanti, in grado di fornire tutte le sostanze necessarie alla crescita della nuova piantina.

    Stress idrico

    La carenza di acqua nel terreno di coltivazione delle piante madri, inibisce fortemente il processo di radicazione.
    Per questo si consiglia di prelevare le talee al mattino presto, quando vi sono le migliori condizioni idriche sia a livello del terreno che per la pianta madre.

    Contenuto di carboidrati

    Una buona dotazione di carboidrati favorita dalla fotosintesi delle foglie della talea, favorisce un’accurata radicazione. Una concentrazione troppo eccessiva provoca invece, l’inibizione della radicazione.

    Nutrizione minerale

    Un livello medio di azoto N, nel terreno, favorisce una buona radicazione tenendo conto, che è necessario:

    • Evitare gli eccessi di concimazione azotate.
    • Garantire una buona dotazione di fosforo P, potassio K, calcio Ca e magnesio Mg.
    • Garantire un buon livello di zinco Zn (stimola la sintesi delle auxine).
    • Evitare gli eccessi di manganese Mn (determina la distruzione delle auxine).

    Il procedimento di propagazione per talea, prevede:

    1. A settembre si prelevano le talee di 1 anno munite di 2 gemme e si pongono con la parte basale a radicare, immergendole per alcuni secondi in soluzione rizogena a base di auxine (es. IBA, IAA) per 2000 – 3000 ppm.
       
    2. Le talee sono poi trasferite in cassoni o bancali (freddi o riscaldati), dove vengono sottoposte a nebulizzazione e riscaldamento basale al fine di migliorarne la radicazione. Nel giro di 2 - 3 mesi si verifica la radicazione. A gennaio le talee radicate vengono trapiantate in vasetti e poste in serra di acclimatazione, dove rimangono per 1 anno fino a raggiungere un’altezza di 50 - 60 cm.
       
    3. Le piantine saranno poi rinvasate in un vaso più grande e poste all’aperto in vivaio.
       
    4. Ad ottobre novembre le piantine alte 1,20 m e di 2 anni d’età, vengono prelevate dal vivaio per fornire il materiale da usare per nuovi impianti.

    Rogna olivo: come combattere il batterio?

    Propagazione per innesto

    L'innesto, è definito come l'unione durevole ed efficiente di porzioni di due piante (bionti) diverse (portinnesto e marza), al fine di ottenere un nuovo individuo detto bimembre.

    Può risultare molto utile dotarsi di un coltello da innesto, per eseguire questa operazione in modo pulito, senza fare incisioni troppo grandi o profonde, così da non far soffrire la pianta e ottenere buoni risultati.

    Nell’olivo, si esegue andando ad inserire la varietà che si vuole propagare, sul portinnesto scelto (ottenuto da seme).
    La tecnica di propagazione per innesto è stata il solo mezzo di propagazione dell’olivo utilizzato in Italia, a partire dal 1900 fino agli anni 60, prima dell’avvento del sistema di propagazione per talea.
    I primi centri di propagazione dell’olivo per innesto, sono sorti nei vivai di Pescia (PT), per poi diffondersi in tutto il pistoiese e un po’ in tutta Italia.


    Le tecniche di propagazione di innesto per l’olivo, sono:

    Innesti a gemma

    • A occhio
    • A scudo

    Innesti a marza

    • A spacco
    • A triangolo
    • A corona

    L’innesto dell’olivo, viene eseguito da operatori specializzati, la cui squadra per l’innesto in campo è composta da:

    • Innestino: persona specializzata nell’esecuzione dell’innesto
    • Tagliatore: prepara i portinnesti prima dell’innesto
    • Legatore: lega e pone il mastice sull’innesto effettuato

    Se la squadra, è particolarmente ben strutturata e dotata di un buon materiale vegetale, si può arrivare ad eseguire circa 500 innesti/ora.
    La tecnica di propagazione per innesto, avviene nelle seguenti fasi:

    1. In novembre, raccolta delle olive, sgrassaggio con soda caustica NaOH all’1% e lavaggio dei semi.
    2. Da dicembre ad agosto dell’anno successivo, il seme viene sottoposto a trattamenti per rimuovere la dormienza e agevolare la loro germinazione.

    Si possono avere due tipologie di dormienza:

    • Meccanica (determinata dalla struttura resistente del nocciolo): per rimuovere questo tipo di dormienza determinata dall’estrema durezza del nocciolo, si interviene attraverso il processo di scarificazione, che consiste nell’andare ad intaccare la parte legnosa del seme in modo da favorire gli scambi gassosi.
      La scarificazione, può essere:
    1. Meccanica (mediante l’immissione del seme in una betoniera con all’interno della sabbia).
    2. Chimica (mediante la digestione del legno provocata dall’impiego di acido solforico H2SO4 al 10%). La scarificazione chimica non è sempre sicura, perché dosi blande non hanno effetto sul seme, mentre dosi elevate di acido lo possono danneggiare.
    • Chimica o fisiologica (dovuta all’accumulo di acido abscissico ABA). Questo tipo di dormienza, dovuta all’accumulo nel seme di acido abscissico ABA, può essere interrotta ricorrendo a:
    1. Immersione prolungata di semi in acqua
    2. Stratificazione con sabbia

    La germinabilità di un seme è la % di semi vani (senza embrione), ed è una caratteristica genetica che dipende dalla varietà. Per questo nella pratica di propagazione per innesto, si utilizzano soltanto semi di alcune varietà con percentuali di germinabilità compresi tra il 40 – 50% (es. Frantoio) e oltre l’80% (es. Leccino).

    1. In agosto, il seme dopo aver superato la dormienza di 1 anno, viene posto in acqua per 2 settimane per eliminare gli eventuali semi vuoti.
       
    2. Ad agosto – settembre si semina in semenzaio con una densità di circa 1,5 kg/m2. I semi germinano dopo 3 - 4 mesi con una germinabilità variabile a seconda della varietà e del’annata.
       
    3. Ad aprile dell’anno successivo le piantine vengono trapiantate in nestaio e dopo circa 1 anno vengono innestate con innesto a penna. I semenzali o portinnesti derivanti dal seme del diametro di 1 cm, sono capitozzati a livello del terreno. Su di essi si praticherà un’incisione di circa 2 cm cui si inserisce la marza o varietà da innestare con due foglie e all’ascella due gemme.

    Nell’innesto a penna di solito schiudono solo due germogli opposti della marza. Quando la loro lunghezza arriva intorno ai 5 cm, si asporta quello più debole e la pianta viene allevata soltanto su quello più forte in maniera verticale. La ripresa e la successiva crescita vegetativa sono rapide e alla fine del loro ciclo arrivano già a produrre piantine alte 60 – 90 cm prima della loro messa a dimora definitiva.

    Normalmente dopo il 1 anno di crescita in nestaio, le piantine di 1 anno d’innesto sono trasferite in piantonaio o in contenitore per terminare la loro crescita definitiva. A novembre quando le piantine sono alte 60 cm circa, vengono trapiantate prima in serra e poi in vivaio all’aperto.

    Il trapianto, può avvenire:

    • In piantonaio: Zona del vivaio esterna che ospita le piante di 2 anni per terminare la crescita commerciale. In questo luogo sono poste alla distanza di 40 x 100 cm, dove possono permanere per più di 2 anni, per la produzione di piante già sviluppate e impalcate e vendute con il pane di terra.
       
    • In contenitore: Con substrato artificiale e con la possibilità di distribuzione dei concimi a lento rilascio o tramite fertirrigazione.

    A novembre dell’anno successivo quando le piante hanno 3 anni e 2 d’innesto e sono alte circa 1 – 1,5 m, vengono tolte dal vivaio e sono pronte per la messa a dimora.

    Differenze tra talee e innesto

    Talea

    • Veloce entrata in produzione delle piante già al 4° - 5° anno d’impianto
    • Minore permanenza in vivaio (2 – 3 anni)
    • Costi ridotti
    • Morfologia dell’apparato radicale, costituita da solo radici avventizie e superficiali
    • Minore resistenza alla siccità e scarso ancoraggio al suolo
    • Impianto in zone fertili e irrigue di pianura

    Innesto

    • Lenta entrata in produzione delle piante al 6° - 7° anno d’impianto
    • Maggiore permanenza in vivaio (3 – 4 anni)
    • Costi più elevati
    • Morfologia dell’apparato radicale, costituita inizialmente da radici a fittone profonde e successivamente da radici avventizie superficiali
    • Maggiore resistenza alla siccità e buon ancoraggio al suolo
    • Impianto in zone siccitose, poco fertili di collina
       

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Quali varietà di olivo sono più adatte per essere piantate in Puglia?

    Il 23/10/2017, Mario di Orsara di Puglia, Foggia chiede:

    Salve signor Di Gioia. Mi trovo a circa 600 metri s.l.m. e vorrei piantare una trentina di piante di ulivo Leccino, Frantoio e Leccio del corno. Non so però se quest'ultimo si adatti bene alla nostra terra, la Puglia, poiché non l'ho mai sentita nominare. La zona dove mi trovo è al confine con la Campania. Potrebbe aiutarmi? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Mario.

    La varietà di olivo denominata Leccio del Corno è considerata una delle più resistenti al freddo rispetto ad altre, però è di origine toscana e di conseguenza non sono molto sicuro che tale varietà si possa adattare anche alle zone del Sud d'Italia, nonostante lei si trovi con il suo terreno in collina.

    Infatti quando di solito si scelgono per l'impianto le varietà coltivate di qualsiasi specie, è necessario sempre cercare di impiantare e coltivare quelle tipiche della zona di riferimento, perché è proprio in quella zona che hanno sviluppato le loro caratteristiche distintive e sono in grado di espletare al meglio le loro potenzialità produttive.

    Tra le varietà di olivo che lei ha elencato, il Leccino anche se è una varietà del Centro Italia, può adattarsi bene anche nella zona del Sud, essendo ben tollerante al freddo. 

    Il Frantoio pur essendo una varietà molto produttiva come resa di olio, non è molto tollerante al freddo quindi la scarterei.

    Sarei più propenso per una varietà tipo la Coratina che è tipica della Puglia e delle zone del Sud ed inoltre è ben tollerante al freddo. 

    Tuttavia però sia il Leccino che la Coratina, essendo varietà parzialmente autosterili, hanno bisogno della presenza di un impollinatore per produrre frutti e in questo caso il migliore fra questi è sicuramente il Pendolino.

    Quindi, ricapitolando, le migliori varietà di olivo che lei potrebbe impiantare nel suo terreno a 600 m.s.l.m. in quanto più tolleranti al freddo, sono:

    1. Leccino
    2. Coratina
    3. Pendolino

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia

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  • Olivo irrorato con caolino: quando posso raccogliere i frutti?

    Il 18/10/2017, Antonio di Reggio Calabria chiede:

    Un mese fa ho irrorato ulivi con caolino e la soluzione acquosa di silicato di potassio della Cerrus (1,5 kg per hl). Quando potrò raccogliere le olive che già sono mature? Grazie e invio cordiali saluti.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Antonio.
    In questo caso, il caolino irrorato in soluzione acquosa assieme al silicato di potassio con funzione di adesivante, agisce come prodotto preventivo nella lotta contro la mosca dell'oliva, andando a creare un film biancastro che altera la percezione del normale colore verde dell'oliva e quindi impedendo all'insetto di posarsi sui frutti. Inoltre sembra che agisca da indurente nei confronti dei tessuti fogliari, impedendo all'insetto stesso di posarsi sul frutto e ovideporre a causa della presenza di questa polvere scivolosa.

    Essendo di conseguenza un prodotto preventivo, quindi non chimico di sintesi, le olive possono essere tranquillamente raccolte, anche se sulla pianta è presente il tipico film biancastro lasciato dal caolino.

    Una delle problematiche dell'uso del caolino, è che in fase di trasformazione delle olive in olio lascia un'abbondante quantità di residui nel corso dell'estrazione in frantoio, che poi vanno a finire assieme alla morchia che via via si forma nel corso della maturazione e conservazione dell'olio, contribuendo ad ingenerare in difetti e cattivi odori e sapori del prodotto. 

    In questo caso è necessario che nel corso della fase di lavaggio delle olive prima di essere avviate alla frangitura, la lavatrice sia ben impostata al fine di rimuovere ogni residuo lasciato dal caolino sui frutti, in modo da ridurre al minimo i residui che si ritroveranno nel prodotto in bottiglia finale.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • 10 piante di fico per il frutteto

    Il 21/09/2017, Gioacchino di Rose chiede:

    Salve, possiedo vari pezzi di terreno dove, oltre ad altre piante da frutto, viti ed ulivi, ho un centinaio di piante di fico. Nonostante il buon numero di piante di fico ho poche varietà. Ho il Colummaro nero, la fico Turca, fico Dottato verde e un'altra varietà di fico nera di dimensione piccole. Vorrei ampliare la scelta varietale. Ho notato in particolare il fico del Portogallo e il fico Melanzana. Le uso sia per il consumo fresco che per essiccarle e impiegarle in tante altre preparazioni ( al forno etc.). Potreste darmi una dritta sulle varietà da me proposte e eventualmente consigliarmene altre? I terreni sono in collina, in zone abbastanza calde e asciutte. Grazie.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Gioacchino.
    Di seguito le descriverò le varietà di pianta da fico da lei già presenti nel suo terreno (Colummaro, Turco e Dottato), poi quelle da lei richieste (Portogallo e Melanzana) che vorrà impiantare, ed eventualmente altre più adatte ai terreni di collina con clima caldo e asciutto.

    Varietà di piante da fico

    1) FICO COLUMMARO
    Di questa varietà, ne esistono due tipologie:

    a) Fico Colummaro Bianco
    E' un fico di medie dimensioni caratterizzato da un buccia di colore giallo - verde con aspetto trasparente e consistenza delicata. La polpa è molto dolce e gustosa. I fioroni maturano nella terza decade di giugno, i forniti invece nella seconda decade d'agosto. I frutti possiedono una conservabilità di 8 - 10 giorni e possono essere utilizzati sia per il consumo fresco che per la trasformazione in confetture. La varietà è bifera, autofertile, non sopporta molto le manipolazioni, però si adatta in ogni tipo di terreno.

    b) Fico Colummaro nero
    E' un fico originario della Toscana, con foglie larghe, frutti di medie dimensioni, caratterizzati da una buccia di colore blu - nerastra e di consistenza delicata. La polpa è molto dolce. I fioroni maturano a fine giugno, mentre i forniti a partire da metà agosto. I frutti hanno una conservabilità di 8 - 10 giorni. E' una varietà bifera che si adatta bene anche nei terreni poveri.

    2) FICO TURCO
    La pianta è rustica, mediamente vigorosa e a portamento aperto. La varietà è bifera, produce fioroni di colore nero - violaceo che maturano nella prima metà di Luglio. I fioroni sono più grandi dei forniti ma ne produce molti meno. I fioroni sono di forma piuttosto allungata, mentre i forniti sono più tondeggianti con un peso medio di circa 70 g. La buccia è di colore nero - violaceo, di consistenza sottile e con fenditure longitudinali a maturazione. La varietà matura in settembre, presenta una conservabilità di 10 - 15 giorni e viene destinata principalmente al consumo fresco. E' molto apprezzata in Salento e nelle regioni meridionali.

    3) FICO DOTTATO
    La pianta è mediamente vigorosa, a portamento aperto, potendo raggiungere anche dimensioni considerevoli. Viene chiamato anche fico "dalla goccia" per la sua tendenza a produrre un liquido zuccherino di colore ambrato a livello dell'apertura alla base del frutto (ostiolo) piccolo, quasi sempre chiuso per impedire la formazione di muffe. Il frutto è di dimensioni medio - piccole con buccia di colore verde - giallastro, dura e resistente, delicata e sottile quella dei fichi essiccati. La polpa, è di color rosa - chiaro, succosa, fine, tenera, aromatica, dolcissima, con molti acheni immersi al suo interno. La varietà matura tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, con frutti conservabili per 8 - 10 giorni, da destinare al consumo fresco per l'ottenimento di marmellate, gelati e per l'essiccazione.

    4) FICO PORTOGALLO
    La varietà ha una probabile origine portoghese, risultando di vigore medio e produttiva. I fioroni sono di grandi dimensione, mentre i forniti di medie dimensioni, entrambi piriformi e allungati, attaccati al ramo con un lungo peduncolo. La buccia è bruno - violaceo sia per i fioroni che per i forniti, staccandosi facilmente dalla polpa. La polpa è morbida, di colore rosa vivo, consistenza molle, aspetto mieloso e molto fine. I fioroni maturano tra la fine di giugno e i primi di luglio, mentre i forniti tra la fine di agosto e gli inizi di settembre. I frutti sono molto delicati, si conservano per un periodo di 8 - 15 giorni e vengono utilizzati per il consumo fresco, l'ottenimento di confetture per l'essiccazione.

    5) FICO MELANZANA
    Il nome della varietà deriva dalla forma del frutto, di cui forma e colore rimandano all'omonimo ortaggio, con pianta vigorosa e a portamento irregolare. I fioroni sono di grosse dimensioni e di forma ovoidale, mentre i forniti sono un pò più piccoli e meno allungati. La buccia dei fioroni è più violacea quasi marrone in certi casi, quella dei forniti è invece di colore viola - grigio, con alcune costolature. La polpa dei forniti è dolce, rosa e più aromatica di quella dei fioroni, contenendo al suo interno acheni di dimensioni maggiori. I fioroni maturano a metà luglio, mentre i forniti da metà settembre in poi. I frutti hanno una conservabilità di 8 - 10 giorni e vengono utilizzati per il consumo fresco. La varietà predilige climi caldi ed asciutti, per cui in particolari aree del settentrione d'Italia è conveniente impiantarla in luoghi riparati.

    6) FICO FIORONE GIALLO ORO
    La varietà mediamente produttiva, prende il nome dal colore giallo intenso e dorato assunto dalla buccia del frutto a maturazione. Il frutto è grosso del peso di circa 100 g. La buccia è spessa, di colore giallo tendente al dorato, molto resistente alle manipolazioni. La polpa è dolcissima, mielosa, gialla e consistente. La varietà è autofertile, unifera, produce unicamente fioroni, tra la fine di luglio e gli inizi di agosto e quindi tardivamente rispetto alle altre varietà. I frutti si conservano per 8 - 10 giorni e vengono destinati o al consumo fresco oppure all'essiccazione.

    7) FICO PANINO O DELL'ABATE
    Il nome della varietà di origine italiana, molto coltivata in Puglia, deriva probabilmente da un colui che lo ha selezionato per la prima volta anche se di irreperibile riconoscimento. Il frutto è di grande dimensione del peso di 120 g, di forma globosa - appiattita, con un'apertura alla base abbastanza grossa, leggermente schiacciata al livello del peduncolo. La buccia è di colore verde - chiaro, con leggere costolature e picciolo corto. La polpa è di colore giallo chiaro, carnosa, di sapore dolce, delicato e con acheni molto numerosi. Si tratta di una varietà soltanto unifera che produce forniti che maturano nella prima metà di settembre molto resistenti alle manipolazioni e utilizzati per il consumo fresco.

    8) FICO PETRELLI
    Varietà di origine barese che prende infatti il nome dallo studioso omonimo che la selezionò cercando di anticipare il più possibile la maturazione dei fioroni considerati molto pregiati. I fioroni, sono piriformi e di grande pezzatura, mentre i forniti sono di media grandezza, globosi e a forma di fiasco allungato. La buccia è verde, con costolature e spaccature della buccia a maturazione. La polpa è consistente e carnosa, ambrata, virante al rosso nella parte più centrale. I fioroni maturano nella prima metà di giugno, mentre i forniti nella prima metà di agosto. La varietà è autofertile, bifera, molto resistente alle manipolazioni e adatta al consumo fresco.

    9) FICO TAURO
    Varietà selezionata in Puglia, nella zona di Terlizzi, a partire dal 1700. Produce fioroni di colore rosso di grande pezzatura, pregiati, del peso di 300 g e piriformi, mentre i forniti sono più piccoli dei fioroni. La buccia varia dal colore verde al violaceo, essendo di consistenza abbastanza spessa. La polpa ha una colorazione da rossa a rosata, di sapore molto dolce, carnosa e consistente. I fioroni maturano tra la fine di giugno e la metà di luglio, mentre i forniti tra agosto e settembre. Essendo una varietà molto resistente alle manipolazioni e ai trasporti, viene utilizzata oltre che per il consumo fresco anche per la trasformazione in confetture e gelati.

    10) FICO TROIANO
    E' una varietà originaria del napoletano, diffusa fino al secolo scorso, molto vigorosa e produttiva. Il frutto è di media grandezza, del peso di circa 80 g, di forma schiacciata e allungata. La polpa è di colore verde chiaro tendente al giallo. La polpa è invece di colore bianco - rosato, succosa, mielosa, di buon sapore e dolce, con la tendenza a sfaldarsi a maturazione. I fioroni hanno la tendenza a cadere prima di completare la maturazione, mentre i forniti più resistenti maturano tra la fine di agosto e la metà di ottobre. Il frutto conservabile per 10 -15 giorni, viene utilizzato per il consumo fresco o per l'essiccazione.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.
    Fabio Di Gioia

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  • Miglior prodotto adesivante per il caolino

    Il 13/08/2017, Antonio di Reggio Calabria chiede:

    Quale adesivante per piante biologico mi consiglia da aggiungere al caolino per applicazioni su olivo? Vi ringrazio anticipatamente ed invio cordiali saluti. Rivolgo la domanda al dottor fabio di gioia.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Antonio Giovanni.

    Il miglior prodotto adesivante per il caolino, quale prodotto biologico per il trattamento preventivo contro i danni causati dalla Mosca dell'olivo, è rappresentato sicuramente dal silicato di sodio.

    In questo caso il silicato di sodio, può essere utilizzato da solo oppure assieme in miscela al caolino.

    Il motivo per il quale il silicato di sodio è considerato un buon adesivante per il caolino, è dovuto alla presenza sia del sodio che della silice che esercitano entrambi una forza di attrazione elettrostatica nei confronti dei tessuti vegetali delle foglie e dei frutti, facendo in modo che la polvere di caolino si mantenga attaccata ad essi anche in presenza di clima umido e piovoso.

    Le ricordo che il caolino è un prodotto biologico che non svolge un'azione insetticida diretta nei confronti della Mosca dell'olivo, ma una funzione repellente in quanto la patina biancastra che lascia sui tessuti vegetali dell'olivo, svolge varie funzioni:

    a) Altera la percezione del colore da parte dell'insetto impedendone il riconoscimento.

    b) Riflette la luce solare disturbando il volo delle mosche.

    c) Esercita un'azione di ispessimento dei tessuti vegetali impedendo l'ovodeposizione.

    Ringraziandola della domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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  • Potatura olivo: quando farla?

    Potatura olivo: quando farla?

    Il 30/06/2017, Giovanna di Padova chiede:

    Buongiorno. A giorni potrò cominciare i lavori di sistemazione del mio nuovo giardino. Davanti all'ingresso abbiamo questo grande ulivo. Chiedevo se luglio e agosto sono mesi adatti per una potatura un po' drastica visto che non è mai stato tagliato un po' decentemente. Diversamente, chiedo di indicarmi periodo indicato per un riordino. Grazie e saluti.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Giovanna.

    I mesi di luglio e agosto, non sono per niente indicati per eseguire potature drastiche all'olivo, perché la pianta si trova nella sua massima attività vegetativa e produttiva in quanto in questo periodo si verifica l'allegagione e l'accrescimento dei frutti. Quindi potarla ora significherebbe provocare danni notevoli sulla sua produzione e sviluppo.

    Il periodo più indicato per eseguire le potature nell'olivo, è quello tra la fine dell'inverno e la primavera ossia tra gli inizi di marzo e la fine di aprile.

    Le consiglierei però di non intervenire troppo drasticamente con le potature e i tagli soprattutto negli elementi legnosi di grosse dimensioni, perché le ferite di grosse dimensioni cicatrizzano più lentamente e aprono le porte all'ingresso di funghi lignicoli molto pericolosi per la vita della pianta.

    Inoltre le potature troppo drastiche, asportando una notevole quantità di vegetazione della pianta tendono a stimolare lo sviluppo di tantissimi rami a legno tra cui polloni e succhioni che portano via energia alla pianta, la quale dovendo ricostituire la parte aerea tolta, prima che essa vada di nuovo a produzione passerà del tempo.

    In questo caso partendo da una pianta che non è mai stata potata come si deve e tenendo conto che si tratta di una specie adulta, le consiglio invece di intervenire gradualmente eliminando polloni, succhioni e soltanto rami in sovrannumero che potrebbe dare fastidio a quelli che vanno a frutto, rispettando l'architettura della pianta ed evitando allo stesso tempo di intervenire negli elementi legnosi di una certa grandezza.

    Ringraziandola della sua domanda, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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  • Quale trattamento fogliare posso fare alla mia pianta di olivo?

    Il 16/06/2017, Massarenti Donato di Lagosanto (Fe) chiede:

    Una nota rivista di agricoltura suggerisce trattamenti fogliari all'olivo con prodotti commerciali aventi un titolo di ossido di potassio del 34% con un primo trattamento a metà Maggio, un secondo a metà fioritura e l' ultimo a termine fioritura. Avendo una sola pianta e considerando che tali prodotti sono costosi chiedo se posso sostituirli con un trattamento fogliare da eseguire con un prodotto la cui composizione non meglio specificata è 3% azoto e 15% potassio.
    samueledalmonte
    Risponde l'esperto
    Samuele Dalmonte

    Buongiorno signor Donato ,
    per poterle rispondere avrei bisogno di sapere a quale scopo viene consigliato l'ossido di potassio.
    Se per dare una concimazione specifica si possono usare altre formulazioni avrei bisogno di maggiori informazioni.
    Resto a disposizioneSamuele Dalmonte

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  • Gli olivi Nocellara si macchiano ed ingialliscono, cosa posso fare?

    Il 29/05/2017, Giuliano di Monzuno (BO) chiede:

    Buongiorno, abito nella zona collinare a sud di Bologna. 2 di 4 ulivi Nocellara (non so se del Belice o Etnea) presentano il problema evidenziato in foto: si macchiano, ingialliscono e cadono nel tempo di circa 4 settimane. Come posso intervenire per salvare la loro prima produzione? Grazie e distinti saluti da Giuliano.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve signor Giuliano

    La malattia che ha colpito le foglie delle sue piante di olivo, è determinata da un fungo chiamato:

    OCCHIO DI PAVONE O CICLOCONIO O VAIUOLO

    (Spilocea o cycloconium oleaginea)

    Classe: Deuteromiceti.

    Ordine: Dothideales.

    Famiglia: Venturiacee.

    L'occhio di pavone è la più importante malattia fungina dell'olivo che colpisce principalmente le foglie e occasionalmente anche i rametti e i frutti.

    Sulle foglie si manifesta con delle macchie tondeggianti di circa 10 mm di diametro di colore grigio e circondate da un alone brunastro.

    Quando fa caldo, attorno al bordo della macchia compare anche una zona giallastra. L'insieme della macchia più l'alone giallastro crea un immagine che ricorda gli occhi delle penne del pavone da cui prende il nome.

    Le foglie che vengono attaccate sono soggette a cascola precoce (filloptosi), a cui fa seguito la defogliazione e il deperimento della produzione. 

    Normalmente gli attacchi sono quasi sempre lievi e isolati sulle piante, tanto da determinare soltanto un danno estetico poco rilevante. Tuttavia però in annate umide e particolarmente piovose, se gli attacchi sono molto forti si può avere una defogliazione quasi completa della piante con un effetto molto pesante sulle produzione di olive.

    I rametti vengono attaccati dal fungo soltanto nelle prime fasi di accrescimento quando sono teneri ed erbacei, con sintomi analoghi a quelli che si verificano sulle foglie.

    Sui frutti l'attacco avviene soltanto occasionalmente con dei sintomi che si manifestano con alcune macchie di qualche mm, di colore bruno e leggermente infossate.

    Gli attacchi più forti del fungo, si manifestano nelle zone olivicole più settentrionali d'Italia e in concomitanza di un clima umido e piovoso.

    La lotta all'occhio di pavone, segue principalmente criteri di lotta integrata e/o guidata preceduta dal campionamento delle foglie al fine di rilevare la soglia d'intervento. 

    Tale soglia è pari al 30 - 40% di foglie attaccate, in condizioni climatiche favorevoli all'infezione. Al superamento della soglia, si dovranno effettuare dei trattamenti uno in primavera e l'altro in autunno, utilizzando principi attivi ad azione preventiva, come:

    - Prodotti rameici (Poltiglia bordolese e Ossicloruro di rame).

    - Ditiocarbammati (Zineb e Ziram).

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a disposizione per ulteriori quesiti, la saluto cordialmente.

    Dott. Fabio Di Gioia
    Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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  • Posso trapiantare olivi di due anni da vaso a terra anche in questo periodo?

    Il 28/05/2017, Alessio di Provaglio Val Sabbia chiede:

    Buongiorno, avrei 2 domande: 1) visto dove abito, posso trapiantare olivi di due anni da vaso a terra anche in questo periodo? (Anche se sono già in fioritura) 2) il melograno si potrebbe adattare al clima del mio paese?
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve di nuovo signor Alessio.

    Eviterei di trapiantare il suo olivo da vaso direttamente in terra durante la fase di fioritura, non solo perché ne potrebbe subire uno stress da trapianto andando incontro anche al problema idrico e quindi sarebbe costretto ad intervenire con frequenti irrigazioni per evitarne il disseccamento, ma anche perché nella fase in cui si sviluppa l'apparato aereo della piante (primavera - estate), lo sviluppo dell'apparato radicale è fermo e di conseguenza l'attecchimento della pianta risulta molto ridotto.

    Le consiglierei invece di rimandare il trapianto nel periodo autunno - invernale quando l'apparato aereo è fermo ma si sviluppa la parte radicale e di conseguenza l'attecchimento della pianta e la possibilità di approfondimento radicale è migliore.

    Il melograno è una specie arborea da frutto, che presenta le seguenti esigenze pedoclimatiche: preferisce terreni profondi e freschi, ma si adatta bene anche nei terreni poveri, salini e alcalini, tollerando molto bene sia la carenza di ferro Feche il calcare.
    Non sopporta i terreni troppo argillosi e pesanti, perché soggetti al ristagno idrico e all’asfissia radicale. 
    Il melograno si adatta ai climi temperato - caldi e anche a quelli subtropicali, ed è proprio in questi ambienti dove produce e si sviluppa abbondantemente.
    Resiste bene ai freddi invernali anche di qualche grado sotto lo zero, ma subisce danni rilevanti a temperature inferiori tra -10 °C e -15 °C. 

    E’ una pianta molto rustica capace di sfruttare molto bene anche aree marginali e non valorizzate.
    Per una buona maturazione dei frutti necessita di un lungo periodo di caldo e asciutto resistendo bene alla siccità.
    Per questo motivo allo stesso modo di come abbiamo detto precedentemente per l'olivo, non sarebbe consigliabile impiantarlo all'altezza in cui si trova lei, ma se lo vuol fare è necessario porlo in posizioni ben esposte, soleggiate non soggette ai venti freddi e soprattutto ai ristagni d'umidità che possono provocare delle gelate e quindi danni alle piante.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a sua disposizione per ulteriori quesiti, la saluto cordialmente.

    Dr. Fabio Di Gioia
     

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  • Le piante d'olivo Canino, Leccino, Frantoio, Bianchera resistono al freddo?

    Il 28/05/2017, Alessio di Provaglio Val Sabbia chiede:

    Vorrei piantare le seguenti varietà di piante di olivo: Canino, Leccino, Frantoio, Bianchera. Circa 50 piante tra Canino e Bianchera e qualcuna di Frantoio e Leccino come impollinatrici delle prime. Eviterei di piantare Frantoio in quanto credo non regga l'altitudine e il clima a 900 metri slm, ma credo di esser costretto perché è autofertile e mi fungerebbe da impollinatrice per le Leccino (oltre che per le altre) . Pensa che potrebbero resistere alle gelate di quegli inverni? Tenga presente che in questi luoghi non ci sono piante di olivo, ma forse nessuno ha mai piantato le varietà adatte ;) Ha qualche consiglio da darmi ? Magari anche qualche altra varietà più adatta. Le chiedo inoltre se il Pendolino è autofertile, perché in tal caso ovviamente la preferirei al Frantoio per quelle condizioni climatiche. La ringrazio per la disponibilità. Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento. Distinti saluti
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo Alessio.

    L'olivo è una pianta arborea sempreverde, molto sensibile al freddo rispetto ad altre piante da frutto a foglia caduca con un limite di resistenza termica tra i -7 e i -8 °C.
    Questo significa che temperature al di sotto di questa soglia termica, possono creare danni alle piante soprattutto se tali condizioni perdurano per tempi lunghi e in particolare laddove vi sono condizioni di ristagno di umidità come nelle vallate o nei fondovalle soggetti a nebbie frequenti in inverno.

    Tuttavia però questa resistenza al freddo oltre che dal clima e dalla fase fenologica in cui la pianta si trova, è influenzata anche dalla varietà coltivata.
    Delle varietà di olivo da lei segnalate nella sua domanda, sicuramente quelle più resistenti al freddo sono il Leccino e la Bianchera visto anche l'altezza di 900 m.s.l.m. in cui si trova lei.
    Invece il Frantoio e il Canino sono più sensibili.
    Di conseguenza se lei ha la possibilità di poter scegliere, le consiglierei di puntare l'attenzione oltre al Leccino e alla Bianchera a queste altre varietà di olivo come:

    1) Ascolana Tenera
    2) Biancolilla
    3) Coratina
    4) Dolce Agogia
    5) Ghiacciola
    6) Grignan
    7) Itrana
    8) Leccio del Corno
    9) Santa Caterina

    Se invece non ha la possibilità di poter scegliere le varietà più resistenti, perché lei ha già in mente di piantare le varietà indicata all'inizio, le consiglierei di evitare i fondovalle o le vallate umide e impiantare le varietà più sensibili al freddo in posizioni più rialzate, ben esposte al sole e soggette a movimenti d'aria dove non ci sia il rischio di abbassamento termico e quindi di gelate. 

    Il fatto che a quell'altezza in cui si trova lei, nessuno fino ad ora ha mai piantato varietà di olivo non è detto che non si possa fare o non sia possibile a priori.
    Evidentemente qualcuno ci ha provato ma ha fallito perché ha puntato l'attenzione su varietà troppo sensibili e piantato gli olivi in zone non idonee.
    Per questo motivo è necessario sempre scegliere le varietà più adatte e l'ambiente migliore e valutare caso per caso.
    Altra cosa: l'autofertilità non è sinonimo di capacità impollinatrice di una varietà anche se spesso questi termini si possono confondere facilmente, perché:

    a) Autofertilità = capacità di una varietà di autoimpollinarsi.
    b) Impollinatore = varietà capace di fornire polline fertile ad un altra varietà al fine di produrre frutto.

    Per cui se lei impianta la varietà Frantoio, non ha bisogno di un impollinatore perché la pianta si autoimpollina da se.
    In questo caso la soluzione più ottimale, è quella di impiantare varietà diverse tra loro non solo per favorire l'impollinazione ma anche per ottenere olio di qualità migliore.

    Per quanto riguarda infine il Pendolino, questa varietà non è sensibile al freddo come il Frantoio, ma le consiglierei di evitare di piantarla puntando più l'attenzione alle varietà già indicate sopra.

    Ringraziandola della domanda e rimanendo a disposizione per risolvere altri dubbi, la saluto cordialmente.

    Dr. Fabio Di Gioia

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  • Quali piante da frutto posso innestare sull'olivo?

    Il 14/05/2017, Biagio di Nule Italia chiede:

    Quali piante da frutto posso innestare sull'olivo? Ho problemi di allergia delle piante di olivo.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Biagio
    Sull'olivo non è possibile innestare altre piante da frutto come ad esempio melo, pesco, ciliegio ecc.
    Questo perché semplicemente l'attecchimento degli innesti e quindi la loro riuscita, dipende principalmente dalla vicinanza o affinità botanica delle varie specie arboree. 

    In definitiva l'attecchimento dell'innesto, risulta:

    1) Possibile e con ottima riuscita = tra specie e/o varietà uguali o simili appartenenti della stessa famiglia (es. pesco su pesco, pero su pero).

    2) Possibile ma con riuscita non sempre ottima = tra specie e/o varietà diverse, appartenenti alla stessa famiglia (es. albicocco su susino, mandorlo su pesco, pero su cotogno).

    3) Non possibile = tra specie e/o diverse e appartenenti a famiglie diverse (es. olivo e melo ecc.).

    Per questo su una pianta di olivo, è soltanto possibile innestare altre piante di olivo. 

    In questo caso specifico, vista la sua allergia al polline dell'olivo, è necessario innanzitutto eliminare la chioma formata da olivo domestico (Olea europea var. sativa) che produce fiori e successivamente innestare un olivo selvatico (Olea europea var. oleaster) o addirittura degli ecotipi di olivastro.

    Sia l'olivo selvatico che l'olivastro, hanno la caratteristica di produrre principalmente rami e fogliame per un periodo di tempo anche abbastanza lungo che può avere anche una durata di 15 anni. 
    Inoltre l'olivastro, è possibile mantenerlo allo stadio giovanile con produzione di nuovi germogli e foglie tutti gli anni, attraverso delle intense potature. 

    Queste due piante si riconoscono dall'olivo domestico, perché presentano entrambi delle foglie arrotondate, piccole e corte, mentre nell'olivo domestico le foglie sono allungate, strette e lanceolate.

    Ringraziandola della sua domanda e rimanendo a disposizione per altri quesiti, la saluto cordialmente.

    Dr. Fabio Di Gioia

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  • Il mio olivo varietà rustica, presenta molti ricacci sul tronco, posso usare sostanze...

    Il 26/04/2017, Tanino di Introdacqua chiede:

    Buongiorno, il mio olivo varietà rustica, presenta molti ricacci sul tronco. È possibile intervenire con sostanze chimiche per bloccare i ricacci? Esempio con azoto a forte concentrazione o ferro, calce, irrorate sul tronco anche come disinfettante? Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissimo signor Tanino.
    Per poter bloccare l'emissione dei ricacci, chiamati anche succhioni, lungo il tronco nella sua pianta di olivo, le sostanze che lei ha citato non hanno nessuno effetto o addirittura potrebbero avere un ruolo anche troppo impattante nei confronti dell'ecosistema, soprattutto degli organismi che lo abitano.

    La distribuzione di azoto N a forte concentrazione, potrebbe causare un eccessivo rigoglio vegetativo con il risultato finale di avere un'elevata emissione di rami nonché di polloni e succhioni molto alta la quale, oltre a favorire la diffusione di malattie e parassiti (es. occhio di pavone e cocciniglie), può determinare anche problemi d'inquinamento a carico del terreno e delle falde acquifere.

    Il ferro Fe, è un ottimo elemento cicatrizzante e allo stesso tempo protettivo nel caso di malattie batteriche (es. rogna dell'olivo), ma non ha nessuno effetto nel controllo dell'emissione dei succhioni a partire dal tronco.

    La calce, infine, è un ottimo prodotto disinfettante soprattutto nei confronti di malattie fungine (es. carie del legno), svolgendo al tempo stesso una funzione protettiva nei confronti del freddo invernale, nonché una funzione schermante nei confronti dell'eccessiva insolazione e calura estiva, ma non ha nessun effetto nel bloccare l'emissione dei succhioni.

    Esistono in commercio dei prodotti chimici cosiddetti ritardanti della crescita o brachizzanti (es. CCC o Cycocel e PP 33 o Paclobutrazolo) e anche ritardanti della crescita (es. BH o Idrazide maleica), che possono essere distribuiti al fine di ritardare l'emissione dei polloni e controllare la loro crescita, ma potrebbero finire per andare a bloccare anche l'intera crescita della pianta e per questo non è sono considerarsi funzionali per il controllo dello sviluppo dei ricacci sul tronco.

    In definitiva il miglior sistema di controllo dei ricacci dal tronco, è quello basato sul ricorso alla potatura non solo invernale ma anche estiva. 

    Trattandosi di una varietà rustica ad alta attitudine pollonifera, per cercare di controllare l'eccessiva emissione di succhioni sarebbe in questo caso necessario evitare di fare dei tagli troppo intensi o drastici al fine di evitare l'eccessivo riscoppio vegetativo.

    Infine nella parte alta della pianta laddove di solito viene lasciato il ramo a legno con funzione di tiraggio linfatico o guida per la fotosintesi della pianta, sarebbe necessario al momento della potatura non togliere completamente tutti i rami che vanno in alto, ma lasciarli alcuni (es. 2/3), affinché essi possano guidare lo sviluppo della pianta in alto ed evitare l'eccessiva emissione di succhioni.
    Ringraziandola della sua domanda, la saluto cordialmente.

    Dr. Fabio Di Gioia

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  • Sulla pianta d'olivo ci sono tanti insetti bianchi, cosa devo fare?

    Il 30/03/2017, Ornella di Milano chiede:

    Ho una pianta d'olivo. Sotto alcune foglie ci sono tantissimi insetti piccolissimi e bianchi che appiccicano e che toccandoli volano via. Sulle foglie stanno formandosi tanti puntini neri. Grazie
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve gentilissima Ornella.
    L'insetto che in questione è chiamato:

    COCCINIGLIA COTONOSA DELL'OLIVO (FILIPPIA)

    (Licthensia viburni)

    Ordine: Rincoti
    Famiglia: Coccidi

    Si tratta di un insetto polifago, in grado di attaccare oltre alle piante d'olivo, specie piante ornamentali e/o arbustive come:

    • Lentisco
    • Mirto
    • Viburno
    • Edera

    Questa cocciniglia, è presente in tutte le regioni di coltivazione dell'olivo d'Italia specialmente quelle centro - settentrionali. L'insetto attacca principalmente la pagina inferiore delle foglie e i giovani germogli in accrescimento, specialmente nelle parti della chioma dove vi è una vegetazione più fitta. Il danno di questo insetto è provocato dalle punture di nutrizione attraverso il suo apparato pungente - succhiante, che oltre a sottrarre la linfa zuccherina alla pianta, produce anche abbondante melata che andando a ricoprire le foglie con questa sostanza appiccicosa porta alla formazione di melata (i puntini neri) che aggravano ulteriormente il danno. I germogli e le foglie colpite vanno incontro ad una riduzione del loro sviluppo a cui segue una riduzione globale di crescita della pianta. Fortunatamente gli attacchi di cocciniglia cotonosa, soltanto in alcuni casi danno delle infestazioni gravi rimanendo per lo più circoscritti soltanto ad alcune piante.
    La lotta alla cocciniglia cotonosa dell'olivo, può essere di vari tipi:

    1. Lotta agronomica
    2. Lotta chimica
    3. Lotta naturale

    Lotta agronomica

    Consiste principalmente in pratiche colturali, tese a ridurre il grado di infestazione dell'insetto, come:

    • Potature di sfoltimento della chioma al fine di arieggiare la pianta e creare un ambiente non idoneo allo sviluppo dell'insetto.
    • Evitare le eccessive concimazioni azotate, le quali favorendo un elevato sviluppo della chioma e della vegetazione, favoriscono la creazione di un ambiente idoneo allo sviluppo dell'insetto con germogli più teneri e acquosi.

    Lotta chimica

    Viene eseguita molto raramente per la scarsa pericolosità della sue infestazioni. Nei casi di infestazioni gravi, si procede con l'utilizzo di oli bianchi, oppure con carbammati e/o fosforganici. Attenzione i fosforganici vanno utilizzati con molta cautela per i possibili effetti negativi che possono avere nei confronti della flora e fauna utile dell'ecosistema.

    Lotta naturale

    Si basa sull'impiego del sapone di Marsiglia al fine di eliminare la melata zuccherina sulle foglie provocata come conseguenza alle punture di nutrizione dell'insetto. Si sciolgono da 1 a 2 etti di scaglie di sapone di Marsiglia in 10 litri di 
    acqua. Dopodiché si irrora, si lascia agire per 2 ore, e poi si sciacqua con acqua pulita.

    Ringraziandola della sua domanda e rimanendo a disposizione per risolvere 
    altri eventuali dubbi, la saluto cordialmente.

    Fabio Di gioia

    Leggi le risposte dell'esperto su OLIVO:

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  • Olivo: calendario per la lotta alla mosca e rogna

    Il 25/03/2017, Antonio di Reggio Calabria chiede:

    Ho piante di olivo, mi servirebbe il calendario per la lotta alla mosca e alla rogna con prodotti rameici. Anticipatamente ringrazio e invio cordiali saluti.
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Buonasera gentilissimo signor Antonio.
    Di seguito le indico il calendario dei trattamenti rameici da eseguire per 
    quanto riguarda la mosca e la rogna dell'olivo.

    Mosca dell'olivo (Bactrocera oleae)

    Nei confronti della mosca dell'olivo, l'utilizzo dei prodotti a base rameica non ha un'azione diretta, ma indiretta in quanto va ad eliminare una serie di batteri che vivono nell'ambiente attorno all'oliveta (foglie, rami e olive stesse) e che sono fondamentali nella riproduzione della specie. Di solito vengono ingeriti dagli adulti della mosca quando questi, vanno a nutrirsi dei liquidi zuccherini prodotti dall'olivo (si dice che le mosche sono glicifaghe). Una volta oltrepassata la barriera intestinale, vanno ad insediarsi a livello del loro apparato riproduttore e una volta entrati in simbiosi con essi, producono sostanze ormonali utili allo sviluppo delle uova. 
    Sembra inoltre che questi batteri, aiutino la perforazione e la degradazione dei tessuti dell'oliva da parte dell'apparato ovodepositore della mosca quando questa va a provocare le punture per deporre le uova nel frutto.
    Di conseguenza il rame, avendo un'azione antibatterica, distrugge i batteri che abitano il filloplano dell'oliveta e in questo modo la mosca non ha la possibilità di sviluppare la simbiosi utile alla produzione delle uova. In definitiva produrrà delle punture definite sterili e quindi non dannose per le olive.Ovviamente il rame essendo un prodotto preventivo di copertura, va distribuito prima che si verifichino gli attacchi di mosca andando a seguire gli sfarfallamenti e i voli dell'adulto valutando le percentuali di attacco. Il calendario specifico, sarà:

    1. Inzio di luglio - Trattare con ossicloruro di rame al 38% gr. 350 oppure con idrossido di rame al 40% (solo in presenza di attacco).
    2. Fine luglio - Trattare con ossicloruro di rame al 38% gr. 350 oppure con idrossido di rame al 40% (solo in presenza di attacco e clima umido e piovoso).
    3. Fine agosto o inizio settembre - Trattare con ossicloruro di rame al 38% gr. 350 oppure con idrossido di rame al 40% (solo in presenza di attacco e clima umido e piovoso).

    Rogna dell'olivo (Pseudomonas syringae pv.savastanoi)

    Nei confronti della rogna dell'olivo, il rame ha invece un'azione diretta essendo come già detto un prodotto ad azione antibatterica. Questa patologia, si diffonde principalmente attraverso delle ferite che vengono provocate a carico degli organi vegetali dell'olivo (es. foglie, rami e fusto). Queste ferite, possono essere causate da:

    • Potature e in particolare tagli di grossa entità
    • Avversità atmosferiche (es. vento e grandine)
    • Raccolta delle olive (soprattutto quella meccanica con scuotitori e quella con agevolatori)
    • Danni da parassiti

    I trattamenti anche in questo caso saranno per lo più preventivi, tesi a bloccare la penetrazione dei batteri attraverso le ferite provocate, perchè non appena la malattia è penetrata all'interno della pianta è difficile eliminarla, se non attraverso potature severe seguite dalla bruciatura del materiale infetto.
    Il calendario specifico, sarà:

    1. Fine marzo e fine aprile - Trattare con ossicloruro di rame al 38% gr. 350 oppure con idrossido di rame al 40% (per proteggere le ferite provocate dalla potatura).
    2. Fine luglio - Trattare con ossicloruro di rame al 38% gr. 350 oppure con idrossido di rame al 40% (solo in presenza di clima umido e piovoso).
    3. Metà novembre e fine dicembre - Trattare con ossicloruro di rame al 38% gr. 350 oppure con idrossido di rame al 40% (per proteggere le ferite dovute alla raccolta delle olive).

    Le ricordo infine che nel caso di grossi tagli e ferite di potatura, si consiglia di proteggere il legno con prodotti cicatrizzanti capaci di favorire la veloce chiusura delle ferite ed evitare la penetrazione di malattie fungine che oltre alla rogna possono essere indotte dalla carie del legno.

    Rimanendo a disposizione per ulteriori domande, le porgo distinti saluti.

    Fabio Di Gioia

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  • Come far germinare i semi di Olea Europaea?

    Il 07/03/2017, Pietro di Maddaloni chiede:

    Vorrei sapere quale procedimento "pratico" dovrei eseguire per far germinare i semi di OLEA EUROPAEA, con successo. Grazie mille. Pietro Barbato
    Fabio_DiGioia
    Risponde l'esperto
    Fabio Di Gioia

    Salve Pietro.
    L'olivo (Olea europea), produce dei frutti con nocciolo chiamate drupe, le 
    quali al pari di quelle di altri frutti (es. pesco, albicocco, susino, 
    ciliegio) come anche altre specie da frutto producono dei semi che vanno 
    incontro al fenomeno della dormienza.
    La dormienza, è definita come quel processo fisiologico a cui va incontro un 
    seme secondo il quale vengono interrotti alcuni processi interni di sviluppo e 
    di germinazione dei semi. 
    Questa interruzione interna, consente al seme di andare incontro al processo 
    di germinazione nel momento e nel luogo migliore di crescita della futura 
    pianta. Per questo possiamo affermare che la dormienza è un fenomeno 
    fisiologico positivo e importante del seme soprattutto per quanto riguarda la 
    riproduzione e l'evoluzione della specie.
    In generale esistono vari tipi di dormienza tra cui:

    1) Dormienza fisica
    Si verifica quando gli organi di protezione esterni del seme sono impermeabili 
    all'acqua e di conseguenza l'embrione non può scambiare ne acqua e ne ossigeno. 
    Molto spesso tale impermeabilità è dovuta alla presenza di una parete cellulare 
    molto spessa che circonda gli organi di protezione. E' possibile rimuovere 
    questo tipo di dormienza semplicemente rompendo il tegumento esterno 
    naturalmente per abrasione, attraverso sbalzi termici e di umidità, oppure 
    attraverso il ricorso a microrganismi o sostanze acide.

    2) Dormienza meccanica
    Si verifica quando i tegumenti esterni del seme sono troppo duri 
    l'assorbimento di acqua e ossigeno per l'embrione. Questo tipo di dormienza è 
    quasi sempre associata alla precedente e può essere rimossa con gli stessi 
    mezzi.

    3) Dormienza chimica
    Si verifica nel caso in cui alcune sostanze che inibiscono la germinazione dei 
    semi (acido abscissico ABA), tendono ad accumularsi nella polpa del frutto che 
    circonda i semi fino ad interessare le strutture di protezione del seme stesso. 
    Questo tipo di dormienza può essere interrotta o attraverso la rimozione della 
    polpa del frutto oppure lavando ripetutamente i semi.

    4) Dormienza morfologica
    Si verifica quando l'embrione del seme non è ancora maturo e richiede di un 
    ulteriore periodo di tempo per completare lo sviluppo. Per questo possiamo 
    distinguere gli embrioni non sviluppati, ossia dei piccoli embrioni meno 
    sviluppati del normale immersi in una massa fluida dell'endosperma, dagli 
    embrioni immaturi ossia embrioni già sviluppati ma che richiedono un certo 
    periodo a temperature alte (circa 20°C), per superare la fase di dormienza.

    5) Dormienza fisiologica
    Questo tipo di dormienza si verifica quando il seme per poter germinare 
    richiede delle specifiche caratteristiche ambientali (temperatura, acqua e 
    luce). Normalmente il meccanismo che controlla questo blocco germinativo è 
    dovuto alla impermeabilità dei tegumenti all'acqua e all'ossigeno. Questo tipo 
    di dormienza scompare normalmente con la conservazione dei semi.

    6) Dormienza dell''embrione
    Si verifica quando a causa della scarsa impermeabilità del seme all'acqua e 
    all'ossigeno si ha un accumulo di sostanze inibitrici della germinazione del 
    seme le quali determinano anche un inattivazione del processo stesso. Questo 
    tipo di dormienza può essere interrotta con il processo di stratificazione dei 
    semi, che consiste nel porre il seme a basse temperature (2-7°C), per un 
    periodo di circa due mesi con elevata umidità e cercando di favorire gli scambi 
    gassosi.

    Nel caso specifico dell'olivo, si possono avere due tipologie diverse di 
    dormienza:

    i. Meccanica (determinata dalla struttura resistente del nocciolo).
    ii. Chimica o fisiologica (dovuta all’accumulo di acido abscissico ABA).

    Per rimuovere la dormienza meccanica determinata dall’estrema durezza del 
    nocciolo, si interviene attraverso il processo di scarificazione, che consiste 
    nell’andare ad intaccare la parte legnosa del seme in modo da favorire gli 
    scambi gassosi.
    La scarificazione, può essere:

    a) Meccanica (mediante l’immissione del seme in una betoniera con all’interno 
    della sabbia).
    b) Chimica (mediante la digestione del legno del nocciolo provocata dall’
    impiego di acido solforico  H2SO4 al 10%).

    La scarificazione chimica non è sempre sicura, perché dosi blande non hanno 
    effetto sul seme, mentre dosi elevate di acido lo possono danneggiare.
    Per rimuovere invece la dormienza fisiologica o chimica dovuta all’accumulo 
    nel seme di acido 
    abscissico ABA, può essere interrotta ricorrendo a:

    a) Immersione prolungata di semi in acqua.
    b) Stratificazione con sabbia.

    Le ricordo infine anche che la germinabilità di un seme d'olivo e la % di semi 
    vani (cioè senza embrione), è una caratteristica genetica che dipende dalla 
    varietà.
    Per questo nella pratica di propagazione per innesto, si utilizzano soltanto 
    semi di alcune varietà con percentuali di germinabilità compresi tra il 40 – 
    50% (es. Frantoio) e oltre l’80% (es. Leccino).

    Rimanendo a sua disposizione per eventuali chiarimenti, la saluto 
    cordialmente.

    Fabio Di Gioia

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  • Le mie piante di olivo si sono ammalate....

    Le mie piante di olivo si sono ammalate....

    Il 18/02/2017, Gianni Tosi di Roma chiede:

    Buongiorno, ho un impianto di olive secolari e diverse piante all'interno del tronco si stanno svuotando in quanto si forma una specie di segatura (vedi foto n.2). Cos'è un fungo? C'è qualche rimedio? Grazie della risposta. Gianni
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    Buongiorno, in assenza di parassiti quali tarme e rodilegno si tratta di un parassita fungino che provoca la cosiddetta carie del legno.

    Per risolvere il problema occorre fare un lavoro di pulizia rimuovendo la parte malata con coltelli e attrezzature apposite; è un lavoro che va eseguito da persone esperte.

    Successivamente si consiglia di trattare con del rame ( ossicloruro, poltiglia o Airone).

    Buon lavoro!

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  • Olio appena franto: come posso preservarne a lungo sapore, acidità e caratteristiche...

    Il 16/10/2016, Guido di Roma chiede:

    Grazie di questa possibilità. Sono un piccolo produttore di olio. Mi è stato suggerito, dopo la macina di olive, di conservare l'olio nelle botti di acciaio, chiuse con un galleggiante ermetico, perchè questo mantiene l'acidità ed il sapore per mesi. La ringrazio. Un saluto cordiale. Guido
    Gianluigi_Burdisso
    Risponde l'esperto
    Gianluigi Burdisso

    Gentile Guido, 

    il consiglio che le hanno dato è esatto!

    L'olio, in contenitori di acciaio opportunamente sigillato, mantiene tutto il suo sapore e il suo colore, anche per periodi di 12/18 mesi.

    Cordialmente

    Dott. Gian Luigi Burdisso
    Agronomo

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  • Come effettuare la potatura di un olivo di venti anni?

    Il 25/06/2016, Ettore di Novara chiede:

    Salve, mi chiamo Ettore e vi scrivo dalla provincia di Novara. Ho un giardino che comincia ad avere i suoi anni, 20 per la precisione. Il mio problema oggi si chiama ulivo, in quanto in tutti questi anni di giardinaggio diciamo che me lo sono proprio... dimenticato: pochissime potature fatte, purtroppo a caso e in vari periodi dell'anno. Praticamente il mio ulivo è stato potato quando i suoi rami davano fastidio al passaggio o alla visuale. Premettendo che sono consapevole di questa mia mancanza, sono a chiedere al vostro esperto in piante mediterranee se a distanza di così tanti anni di sbagliate potature è possibile ancora dargli una bella forma. Il mio obbiettivo non è certo quello di fargli fare le olive visto il clima della mia zona! Un grazie e buona giornata
    vincenzo_maugeri
    Risponde l'esperto
    Vincenzo Maugeri

    Salve Ettore,

    Penso che come il tuo giardino anche l'olivo avrà i suoi 20 anni. Quindi si presenterà sicuramente diramato dall'interno e sovraffollato all'esterno.

    In questi casi di mal potatura, il mio consiglio è di dare una drastica potatura, consigliabile in primavera al risveglio vegetativo, in modo da riprendere la chioma alla base e riformarla a proprio piacimento. 

    Cordialmente

    Vincenzo Maugeri
    Vivaio Maugeri

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