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Il mio albicocco e il mio noce sono parassitati da una mosca. Cosa posso fare?

Il 27/10/2016, Massimo Da Re di Udine chiede:

Buongorno, ho da poco acquistato un'azienda agricola a Colloredo do Monte Albano (Ud). Sul terreno ho diverse piante di noce e un enorme albicocco che mi dicono essere parassitate da una mosca. I noci presentano sulle foglie una sorta di ticchiolatura e i frutti marciscono prematuramente, mentre l'albicocco non produce se non che pochissimi frutti. L'azienda è in fase di conversione a biologico e mi piacerebbe sapere come posso trattare queste piante. esiste una persona di riferimento nella mia zona. Grazie, cordiali saluti Massimo Da Re

Il 28/10/2016, Fabio Di Gioia risponde:

Salve gentilissimo signor Massimo,
l'albicocco è una pianta da frutto, particolarmente soggetta ad un fenomeno definito "alternanza di produzione". L'alternanza di produzione, è un fenomeno fisiologico della pianta secondo il quale ad annate di "carica" (produzione di tanti fiori e frutti, ma poche foglie e germogli), seguono delle annate di "scarica" (produzione di tante foglie e germogli, ma pochi fiori e frutti).
Le cause che stanno alla base dell'insorgenza di questo fenomeno, possono essere molteplici:

  • Competizione nutrizionale (zuccheri e proteine), tra il contemporaneo accrescimento di germogli e frutti.
  • Produzione di ormoni antiflorigeni (es. gibberelline) a discapito di quelli florigeni (es. auxine).
  • Potature errate e/o troppo drastiche.
  • Attacchi di parassiti.
  • Ritorni di freddo improvvisi.

Nel caso specifico dell'albicocco, l'alternanza di produzione è innescata spesso dal verificarsi di gelate tardive o primaverili che vanno a distruggere i giovani germogli e i frutticini appena allegati. L'albicocco infatti è una specie particolarmente sensibile alle gelate tardive, non solo perché ha una fioritura precoce, ma anche perché dal punto di vista genetico è particolarmente soggetta ad danno da freddo.

La distruzione dei giovani germogli e/o dei frutticini allegati a seguito del freddo, crea uno scompenso fisiologico interno stimolando la pianta alla produzione di nuovi rami a legno a cui segue un eccessivo consumo dell'energia accumulata negli organi di riserva (legno e/o radici). Tale energia, sarebbe servita alla pianta l'anno prossimo per la differenziazione e la produzione di gemme a fiore.
Di conseguenza questo consumo energetico, impoverisce le riserve zuccherine della pianta, a cui segue un abbassamento del rapporto carboni/azoto C/N a favore dell'azoto N con una successiva spinta alla produzione di gemme a legno e ad un eccesso vegetativo. Il risultato finale, è che l'anno successivo avremo molte foglie e germogli e pochi fiori e frutti (scarica). L'anno dopo ancora il contrario (carica).
Ovviamente, la tendenza all'alternanza di produzione condizionata dal clima nell'albicocco, è dipendente anche dalla varietà e principalmente dall'andamento climatico. Varietà tardive sono meno soggette all'alternanza di produzione, perché fiorendo più tardivamente sono meno soggette alle gelate tardive. Inoltre se l'andamento climatico durante la primavera è particolarmente mite, non si verificherà nessun danno a carico dei fiori e di conseguenza il fenomeno dell'alternanza di produzione verrà minimizzato.
È possibile tuttavia nel tempo ridurre in qualche modo, la tendenza della pianta ad alternare, attraverso delle potature mirate.
Nelle annate di carica (con produzione di molti fiori e frutti), si consiglia di potare poco lasciando più rami e quindi dando la possibilità alla pianta di differenziare le gemme a fiore e di non sviluppare troppo legno. Nelle annate di scarica (con produzione di molte foglie e germogli) invece, si consiglia di potare molto lasciando meno rami, dando la possibilità alla pianta di differenziare le gemme a legno e quindi non sviluppare troppi fiori.
Il parassita che attacca i frutti dell'albicocco non è altro che la mosca della frutta (Ceratitis capitata), un insetto appartenente all'ordine dei ditteri e alla famiglia dei tefritidi. Il danno provocato sui frutti da questo insetto, è dovuto a:

  • Punture di ovodeposizione degli adulti: determinano l'insorgenza di aree necrotiche di colore brunastro che vanno incontro a marcescenza.
  • Distruzione del frutto interno a causa dell'attività delle larve: le forme giovanili dell'insetto, nutrendosi della polpa del frutto, ne provocano il completo disfacimento cui segue l'attacco di altri parassiti di natura fungina che determinano la completa distruzione dei frutti e la loro successiva cascola.

Per quanto riguarda il noce, anche in questo caso il parassita che colpisce i frutti provocandone la loro marcescenza, è la mosca delle noci (Rhagoletis completa), sempre appartenente all'ordine dei ditteri e alla famiglia dei tefritidi.
L'insetto è attivo nel periodo compreso tra giugno fino a settembre inoltrato a seconda dell'andamento climatico. Gli adulti effettuano delle punture di ovodeposizione sotto la superficie del mallo. Dalle uova deposte, schiuderanno delle larve che determineranno la distruzione del mallo e di conseguenza la formazione di noci completamente marce. Le noci infestate e cadute a terra, potranno ospitare le larve fino all'anno successivo quando si formerà di nuovo l'adulto.

Visto che la sua azienda si trova in conversione biologica, la lotta che le suggerisco di fare sia per la mosca della frutta che per la mosca delle noci, è soltanto di tipo preventivo (agronomico) e biologico:

Lotta agronomica

Consiste prevalentemente, nella distruzione dei frutti infestati e caduti a terra, al fine di eliminare le larve e di conseguenza la possibilità che l'insetto si ripresenti l'anno successivo.

Lotta biologica

Per questo tipo di lotta è possibile impiegare delle bottiglie trappole che vanno riempite con mezzo litro di ammoniaca concentrata al 5%, aggiungendo ad essa un'acciuga cruda come esca proteica. Queste esche vanno appese sui rami, nella parte esterna e sul lato sud della chioma in un numero minimo di 2 - 3 per piante. Le trappole vanno mantenute sulla pianta da maggio a settembre. Per mantenere la loro efficacia è bene sostituire il pesce una volta al mese e usare una trappola che non consenta l'ingresso di pioggia.

Riguardo infine al parassita che attacca le foglie del noce producendo delle ticchiolature nerastre, in questo caso si tratta di un fungo e nella fattispecie è l'antracnosi del noce (Gnomonia juglandis o Marssonina juglandis).
Questo parassita attacca particolarmente gli organi fogliari, producendo delle tacche necrotiche di colore bruno - rossastre, più o meno tondeggianti con la parte centrale grigia. Se le tacche sono molto ravvicinate si può verificare il disseccamento del lembo fogliare, con deformazione della foglia. In corrispondenza delle tacche necrotiche presenti sulla pagina superiore della foglia, nella pagina inferiore si evidenziano delle punteggiature scure su cui sono presenti gli elementi riproduttivi del fungo. Se l'attacco fogliare è particolarmente intenso, si può verificare anche la caduta anticipata delle foglie (filloptosi).

Il fungo può attaccare inoltre, i giovani germogli con l'insorgenza di tacche necrotiche e lesioni cancerose e anche i frutti con l'insorgenza di macchie che suberificando provocano alterazioni e deformazioni.
Anche in questo caso, trovandosi in regime di conversione biologica, le consiglierei di adottare pratiche di lotta preventiva di natura agronomica, consistenti in:

  1. Distruzione dei residui vegetali infetti, su cui si possono trovare di organi di riproduzione del fungo.
  2. Potature di risanamento: allo scopo di eliminare i rametti in cui sono presenti i cancri infettivi.

Ringraziandola della domanda e rimanendo a disposizione per risolvere altri dubbi, la saluto cordialmente.

Dott. Fabio Di Gioia
Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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Fabio Di Gioia Fabio Di Gioia

Fabio Di Gioia è nato a Montelupo Fiorentino nel febbraio del 1980, da una famiglia caratterizzata da una lunga e radicata tradizione contadina. Esperto di recupero e valorizzazione delle varietà vegetali antiche.

Dal 2010 a oggi organizza corsi e seminari sulle buone pratiche di conservazione e coltivazione delle varietà antiche vegetali sia in ambito erbaceo e orticolo che arboreo e frutticolo.

Lo scopo principale del suo lavoro è quello principalmente di recuperare le varietà locali e poterle reinserire in un contesto agricolo e produttivo, verso tutti coloro come le aziende agricole credono sempre di più nelle potenzialità di questo settore.

Blog: fabio13280 - fabio13280.wordpress.com