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Orchidee

Le orchidee sono tra i fiori più belli, sofisticati ed eleganti presenti in natura. Avvolte da un’aura misteriosa dovuta anche alla presunta difficoltà di coltivarle, molte sono le leggende attorno a questa pianta, a cominciare dal nome stesso: orchidea deriva infatti dalla parola greca "orchis" che sta per "testicolo" e si riferisce alla forma del tubero di certi fiori. Un’altra curiosità interessante è che analizzando il polline di una pianta ormai estinta e rinvenuta all’interno di un’antica ambra, si è scoperto che questo fiore è vecchio più di 85 milioni di anni. Praticamente preistorico. L’orchidea nasce come pianta tropicale, ma oggi è presente e amata anche in casa nostra. La specie più popolare, la "Phalaenopsis" non è così difficile da coltivare, a patto di osservare regole precise di coltivazione e cura di questa pianta. 

Orchidee - Caratteristiche

Questa pianta appartiene alla vastissima famiglia delle "Orchidaceae", composta da più di 800 generi e quasi 30.000 specie differenti, senza contare gli ibridi. Si tratta sostanzialmente della pianta erbacea perenne con più varietà e specie al mondo sia per il numero dei suoi esemplari che per la sua propagazione. Il maggior numero di orchidee hanno origine nelle zone del mondo tropicali e sub-tropicali, come l’Asia, ma anche il Centro America e ovviamente il Sud America. Soltanto un'esigua minoranza, pari al 15%, cresce invece nelle zone più fredde in modo spontaneo.

L'orchidea più diffusa nel mondo è sicuramente la phalaenopsis, il cui nome deriva dalla forma del suo fiore che richiama, appunto, quella della farfalla. Il nome di questa specie venne inventato nel lontanissimo 1752 da Carl Ludwig Blumead, un botanico che si innamorò della bellezza di un'orchidea ammirata sull’isola di Giava, nella lontana Indonesia. L'orchidea, comunque, era già stata scoperta e classificata nel 1600 da George E. Rumphis, studioso e botanico tedesco.

Comprendiamo bene, quindi, perché l’orchidea sia presente praticamente in ogni zona del mondo, con alcune specie più adatte ai climi temperati e altre a quelli tropicali. Ogni varietà, ovviamente, richiede un habitat specifico e nello stesso tempo ha una forma, un’estetica e un’esigenza nella coltivazione e nella cura anche molto diversa. Due sono i gruppi principali di orchidee a livello strutturale, le monopodiali e le cosiddette simpodiali. Il primo gruppo è caratterizzato da una struttura a fusto singolo che si sviluppo verticalmente e presenta delle radici aeree. Il secondo gruppo, invece, è composto dalle orchidee che crescono orizzontalmente grazie agli pseudobulbi.

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Orchidee - Terriccio e rinvaso

Possiamo coltivare la nostra orchidea in un vaso di plastica o anche in terracotta a patto di utilizzare un terriccio specifico. Il vaso dovrà essere proporzionato alla nostra pianta, né troppo grande né troppo piccolo. Per le orchidee più piccole vanno bene anche dei supporti in sughero o anche in legno, su cui le piante potranno quasi arrampicarsi. In questo caso, provvediamo a nebulizzare la piantina più spesso o eventualmente a immergere la "zattera" di sughero o legno in acqua.

Il terriccio da scegliere è quello specifico per le orchidee, che di solito è composto dalla corteccia di pino, a cui si aggiungono anche dei piccoli pezzi di polistirolo, di sughero, di carbone e anche qualche pallina di argilla espansa. Meglio scegliere terricci di rigorosa origine vegetale, anche se la scelta di quello più indicato dipende anche dalla varietà della nostra pianta e da come scegliere di coltivarla, se a terra o sospesa.

Per le orchidee più comuni, comunque, va bene un terriccio che abbia una grana più sottile, particolarmente indicato per il rinvaso e per le specie come le Oncidium, la cosiddetta Scarpetta di Venere e tutte le piante con apparato radicale sottile. Ci sono poi terricci che mischiano altri materiali vegetali, tra cui la corteccia di abete, il carbone e la perlite, migliori per le orchidee più anziane.

Attenzione anche alla concimazione che va fatta nel momento della crescita, almeno ogni 15 giorni, meglio utilizzare un concime in forma liquida che possa essere sciolto facilmente in acqua.

Il rinvaso della nostra orchidea va effettuata ogni due anni circa, sostituendo il vecchio recipiente con uno nuovo un po’ più grande e comodo. Il periodo dell’anno migliore per fare il rinvaso è la primavera. Quando le radici sono molto fitte e assai ramificate, il rinvaso sembra apparentemente più semplice: l'apparato radicale aderisce subito al nuovo terriccio, ma in realtà richiede ancora più attenzione perché molto sensibile. Quando facciamo un rinvaso dobbiamo osservare la massima cura proprio per non danneggiare le radici della nostra orchidea. Puliamo sempre le radici togliendo quelle danneggiate e dividiamole in diverse sezioni prima di fare il "trapianto". Stiamo anche attenti a non esagerare con il terriccio, ma limitiamoci a coprire l'apparato radicale così che quelle più mature riescano ad aderire alle pareti del nuovo recipiente.

Orchidee - Posizione e Illuminazione

L’orchidea ha bisogno di moltissima luce, va quindi collocata in un posto luminoso ma nello stesso tempo, soprattutto d’estate, al riparo da un’esposizione diretta ai raggi del sole che potrebbe causare delle bruciature. Questo vuol dire che posizioniamo le nostre orchidee dietro un vetro o una finestra, facciamo in modo che ci sia una tenda. La specie Phalaenopsis durante la bella stagione può anche essere posizionata all’esterno, magari sul terrazzo, purché si tratti di in un punto al riparo da correnti d’aria e, anche in questo caso, senza luce diretta. Durante la stagione più fredda, invece, mettiamo la nostra orchidea all’interno, magari sul davanzale della finestra, sempre dietro una tenda.

Trattandosi di una pianta di origine tropicale, l’orchidea vive meglio nei posti più umidi, come la cucina e il bagno. Quindi scegliamo un luogo che sia luminoso e umido allo stesso tempo e in cui la temperatura non scenda mai al di sotto dei 2 gradi e non si alzi mai al di sopra dei 20. Se invece non c’è molta umidità nell’aria, proviamo a nebulizzare almeno un paio di volte al giorno le foglie, avendo cura di annaffiare la pianta regolarmente ma senza esagerare. Tra primavera ed estate basterà una innaffiatura settimanale, mentre in inverno anche mensile. L’annaffiatura va fatta a immersione, cioè mettendo il vaso in un recipiente pieno di acqua per pochi minuti.

Orchidee - Propagazione

La riproduzione delle orchidee va fatta quando si rinvasa la pianta in primavera. Se la nostra orchidea presenta degli pseudobulbi, possiamo procedere delicatamente alla divisione a mano, andando a rinvasarli uno per uno. In ogni caso dipende dalla specie, ad esempio l’orchidea bambù, come il dendrobium, può essere propagata a partire dividendo gli steli in diverse parti. Eventualmente la propagazione può essere effettuata anche tramite i keiki, cioè le piantine che crescono dall’orchidea principale, che possiamo staccare e piantare quando hanno le radici. Se invece la nostra orchidea appartiene alla specie Cymbidium, la propagazione può essere fatta per divisione. Questo significa che una pianta ormai eccessivamente grande per il suo recipiente può essere divisa in due o tre pseudobulbi ancora verdi e uno più vecchio di colore scuro. Ogni bulbo avrà le sue radici, da cui andranno tolte quelle rovinate, tagliandole a una distanza dalla base di circa 12 centimetri.

Orchidee - Malattie e Cura

Le orchidee sono piuttosto delicate. Il segno più diffuso che può presentare la nostra pianta è la disidratazione e possiamo accorgercene se le foglie sono molli o giallastre. Una pianta può essere disidrata sia per le annaffiature poco abbondanti che per il motivo opposto, che purtroppo rovina completamente le radici, facendole marcire. Può accadere, tuttavia, che le foglie della nostra orchidea siano rovinate e non in salute anche se la annaffiamo in modo corretto, il motivo, in questo caso, potrebbe risiedere nel terriccio che tende magari ad assorbire troppa acqua.

Questa pianta, inoltre, può essere anche colpita da parassiti, come la cocciniglia farinosa, che si nasconde nelle ascelle fogliari o direttamente sulle foglie. Questo tipo di infestazione se non curata ad hoc può causare anche la morte dell’orchidea. La cura consiste nell’eliminazione del parassita applicando direttamente gocce di alcool etilico denaturato tramite un semplice cotton fioc. 

Come annaffiare le orchidee

Proprio per il loro amore per l’umidità, le orchidee sfruttano ogni goccia di acqua che c’è nell’aria, quindi provvediamo a nebulizzare le foglie soltanto se, come già detto, l’aria è eccessivamente secca. Durante il momento della crescita della nostra pianta, possiamo annaffiarla una o al massimo due volte alla settimana, mentre successivamente alla fioritura, diamo un po’ d’acqua anche ogni due settimane, allentando ulteriormente durante la stagione più fredda. Prima di procedere con una nuova annaffiatura controlliamo il terriccio per capire se è bagnato oppure no. Meglio usare acqua piovana o al massimo quella non calcarea, molto dannosa per l’orchidea. Attenzione a non far ristagnare l’acqua nel sottovaso, errore che potrebbe far marcire le radici.

La potatura delle orchidee

La potatura va fatta quando la fioritura della nostra orchidea si è conclusa, ovvero quando i fiori si saranno seccati e quindi li toglieremo dal peduncolo, ovvero dalla base. Questa è proprio una prima forma delicatissima di potatura che aiuta la nostra orchidea ad alleggerirsi. Il secondo step è la potatura dello stelo. Controlliamo sempre che la specie della nostra pianta preveda questa operazione, alcune varietà, infatti, continuano a rifiorire dallo stesso stelo che quindi non va tagliato. Muniamoci di forbici sterilizzate e pulite e avviciniamoci agli steli secchi, tagliando in modo netto dopo aver contato due nodi a partire dalla base. Non tocchiamo mai né le radici, né le foglie a meno che non si tratti di una pianta malata.

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