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Quali sono i prodotti più efficaci ed i periodi giusti per curare malattie delle piante da frutto come la Bolla del Pesco e la Mosca della Frutta?

Il 24/09/2016, Francesco Papaluca di GIOIOSA JONICA chiede:

Salve, gradirei sapere che prodotti usare ed i periodi in cui utilizzarli per le seguenti patologie: Bolla del Pesco e Mosca della Frutta. Io possiedo piante di pesco, ciliegio e pero. Ringrazio e porgo distinti ossequi. Francesco Papaluca

Il 27/09/2016, Fabio Di Gioia risponde:

Salve signor Francesco.

Procedendo per ordine, le descriverò come si manifestano i due parassiti che lei mi ha chiesto, indicando prodotti da utilizzare con i rispettivi periodi di distribuzione.

BOLLA DEL PESCO

La bolla del pesco (Taphrinia deformans) è un parassita fungino appartenente all'ordine degli Ascomiceti, che colpisce principalmente le piante di pesco e occasionalmente di mandorlo, provocando delle alterazioni a carico delle parti verdi della pianta (germogli e foglie). Mentre nelle varietà più sensibili, può danneggiare anche i fiori e i frutti.

Sintomi sui germogli

Sui germogli, la bolla del pesco si manifesta con alterazione del loro sviluppo, che fa sì che essi tendano a fuoriuscire dalle gemme già deformati. Questi germogli presentano delle foglie parzialmente o totalmente accartocciate in strutture carnose con alterazioni cromatiche che vanno dal giallo-arancio al rosso, con evidenti bollosità. I germogli, una volta colpiti, arrestano il loro sviluppo, con grave danno sia per le piante in allevamento che in produzione.

Se le piante si trovano in un buono stato sanitario e nutrizionale, esse tendono a reagire con l'emissione di nuovi germogli all'inizio dell'estate.

Sintomi sulle foglie

I sintomi sulle foglie sono molto simili a quelli che si verificano sui germogli, con l'unica differenza che, sulla foglia, possono prolungarsi anche oltre la stagione primaverile. Il danno provocato è tuttavia meno grave rispetto a quello che avviene a carico dei germogli, perché non compromette l'allungamento dell'asse vegetativo. In ogni caso le foglie colpite disseccano e marciscono, comportando un progressivo indebolimento della pianta.

Sintomi sui fiori e sui frutti

I fiori, una volta attaccati dalla bolla, si trasformano in ammassi carnosi e deformati andando incontro alla cascola.

I frutti colpiti, soprattutto durante la fase di accrescimento, manifestano una superficie suberosa e bollosa di colore arancio-rossastro in rilievo rispetto alla superficie del frutto. Il frutto può andare incontro inoltre a lesioni e ad una successiva marcescenza a causa dell'instaurarsi di altri patogeni fungini. Se l'attacco della bolla avviene invece nella fase di post-allegagione si può verificare la cascola precoce dei frutticini.

Lotta chimica convenzionale

Si esegue in maniera preventiva prima che la pianta germogli e di conseguenza prima dell'instaurarsi della malattia. Questo tipo di lotta viene eseguita, in due periodi ben determinati:

  1. Primo trattamento (fine autunno): verso fine novembre-inizio dicembre, dopo la caduta delle foglie;
  2. Secondo trattamento (fine dell'inverno) verso fine gennaio-metà febbraio, prima dell'apertura delle gemme.

I prodotti da utilizzare in entrambi i periodi, si basano sull'impiego del rame (ossicloruro o poltiglia bordolese), distribuito da solo o in associazione con prodotti a base di Ditiocarbammati (es. Ziram o Tiram).

In presenza di varietà particolarmente sensibili (es. pesche a pasta gialla), può essere utile ripetere l'intervento anche nella fase di post-allegagione verso il mese di aprile a fine fioritura, utilizzando sempre gli stessi prodotti descritti sopra.
I trattamenti sul bruno (alla caduta delle foglie e prima della schiusura delle gemme), devono essere eseguiti con dosi più elevate circa 0,5 - 0,8 kg/hl per i formulati con un titolo del 70 - 90% di principio attivo. Per i trattamenti primaverili-estivi le dosi devono essere ridotte fino al 50%.

Lotta biologica

La lotta biologica alla bolla del pesco si effettua seguendo le stesse tempistiche e modalità della lotta tradizionale, ossia:

  1. Primo trattamento (fine autunno): verso fine novembre-inizio dicembre, dopo la caduta delle foglie;
  2. Secondo trattamento (fine dell'inverno): verso fine gennaio-metà febbraio prima dell'apertura delle gemme.

In questo caso, però, assieme all'utilizzo del rame, si associa l'impiego della propoli agricola distribuita in una quantità pari a 0,1-0,5% di principio attivo.

Lotta agronomica

È basata sul ricorso a semplici pratiche colturali, volte a creare l'ambiente sfavorevole allo sviluppo del patogeno.

Tra queste pratiche ricordiamo:

  • Impiego di varietà resistenti (es. 'Pesco da Vigna' o Pesca Sanguinella);
  • Distruzione mediante l'uso del fuoco dei residui infetti (foglie e germogli);
  • Sistemazioni idraulico-agrarie capaci di impedire il ristagno idrico e allontanare le acque in eccesso;
  • Potature equilibrate che impediscano uno sviluppo eccessivo dei germogli;
  • Coltivazione della pianta in terreni permeabili e non soggetti al ristagno d'umidità.

MOSCA DELLA FRUTTA

La mosca della frutta (Ceratitis capitata) è un insetto appartenente alla classe dei Ditteri, diffuso in tutto l'areale Mediterraneo e nelle zone tropicali e subtropicali che colpisce una serie di specie coltivate come: pesco, susino, ciliegio, albicocco, melo, pero, agrumi, kaki, fico ecc. (specie polifaga).

I danni della mosca della frutta sono provocati sia dall'adulto che dalle larve.

Danni dovuti all'adulto

Sono causati dalle punture di ovideposizione, che determinano la comparsa di zone molli, che in seguito vanno incontro a marcescenza.

Danni dovuti alle larve

Sono i danni più gravi e sono causati dall'attività masticatrice delle larve all'interno della polpa del frutto. Nutrendosi della polpa, ne provocano il suo disfacimento, esponendolo all'attacco di altri parassiti fungini, i quali provocano infine la completa degenerazione del frutto. I frutti colpiti sono soggetti a cascola precoce.

Lotta chimica convenzionale

Per questo genere di lotta di tipo guidato, è necessario eseguire un monitoraggio delle popolazioni dell'insetto, visto che si tratta di un insetto che attacca più specie da frutto secondo il loro ordine di maturazione durante la stagione che va dalla primavera all'inizio dell'autunno. In questo caso è possibile seguire l'evoluzione delle generazioni e stabilire meglio i tempi e le epoche d'intervento.

Per il monitoraggio delle generazioni, si utilizzano le seguenti tecniche:

  • Trappole cromotropiche di colore giallo;
  • Trappole chemiotropiche, attivate con una sostanza sintetica (es. Trimedlure);
  • Bottiglie trappola, attivate con sostanze alimentari e innescate con Fosfato Ammonico.

I trattamenti vanno eseguiti non appena avviene la cattura dei primi insetti adulti, utilizzando degli insetticidi citotropici (che penetrano nei primi strati del frutto) o sistemici come:

  • Dimetoato (il cosiddetto Rogor), di cui però bisogna fare molta attenzione riguardo il suo utilizzo, a causa della sua fitotossicità soprattutto per il pesco. Non va utilizzato più di 2 volte durante la stagione vegetativa;
  • Fenotrotion, Triclorfon e Diazinone.

Il periodo d'intervento va dalla fase successiva all'allegagione del frutto, passando dalla fase di accrescimento, fino a 15-20 giorni prima della raccolta. Questi trattamenti possono essere ripetuti, in base all'intensità della popolazione e dell'attacco dell'insetto.

Lotta con esche avvelenate

Si basa sull'impiego di trappole chemiotropiche, addizionate con esche alimentari (es. proteine) e innescate con insetticidi a base o di Dimeoato e di Deltametrina. Questa tecnica consiste nel disporre, in maniera omogenea ma in zone limitate del frutteto, le esche avvelenate, cercando di trattare la chioma della pianta con una parte della soluzione del principio attivo insetticida.

Lotta biotecnologica

Tra le tecniche di lotta biotecnologica più utilizzate per combattere la mosca della frutta c'è la tecnica dell'autocidio. Questa tecnica consiste nell'allevare una grande popolazione di maschi della mosca sterilizzati, da immettere poi nell'ambiente. La sterilizzazione del maschio viene effettuata mediante l'impiego di radiazioni e/o l'utilizzo di sostanze chemiosterilizzanti.

L'operazione di lancio del maschio sterilizzato, deve essere ripetuta più volte, tenendo conto che un maschio sterile lanciato assieme ad un maschio fecondo già presente nell'ambiente, riduce il potenziale riproduttivo della specie del 50%. Il successo di questa tecnica dipenderà anche da:

  • Superficie interessata d'intervento;
  • Densità della popolazione dell'insetto;
  • N° di insetti maschio sterili lanciati, rispetto a quelli fecondi.

Sperando di aver risposta alla sua domanda e rimanendo a disposizione per il chiarimento di altri dubbi, le porgo i miei distinti saluti.

Dott. Fabio Di Gioia
Esperto nel recupero e valorizzazione varietà antiche

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Fabio Di Gioia Fabio Di Gioia

Fabio Di Gioia è nato a Montelupo Fiorentino nel febbraio del 1980, da una famiglia caratterizzata da una lunga e radicata tradizione contadina. Esperto di recupero e valorizzazione delle varietà vegetali antiche.

Dal 2010 a oggi organizza corsi e seminari sulle buone pratiche di conservazione e coltivazione delle varietà antiche vegetali sia in ambito erbaceo e orticolo che arboreo e frutticolo.

Lo scopo principale del suo lavoro è quello principalmente di recuperare le varietà locali e poterle reinserire in un contesto agricolo e produttivo, verso tutti coloro come le aziende agricole credono sempre di più nelle potenzialità di questo settore.

Blog: fabio13280 - fabio13280.wordpress.com