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Il mio albero di pesco sta perdendo tutte le foglie e non fa più pesche: posso recuperarlo?

Il mio albero di pesco sta perdendo tutte le foglie e non fa più pesche: posso recuperarlo?

Il 08/08/2016, Davide di Novara chiede:

Buongiorno, avrei una domanda per il vostro esperto in alberi da frutto. Purtroppo come si può vedere dalle foto, ma il mio pesco quest'anno si è ammalato come tutti gli anni della classica "bolla" ma a differenza degli altri anni in cui comunque produceva molti frutti di qualità ottima (pesche bianche dolcissime), questa volta ha perso via via tutte le foglie, fino a conservarne solo alle estremità dei rami rivolti ad ovest. La mia domanda è la seguente: è possibile dando un taglio drastico ai rami spogli, sperare in una ripresa della pianta oppure devo dire addio definitivamente alla mia cara pianta di pesche? Grazie mille

Il 10/08/2016, Fabio Di Gioia risponde:

Salve signor Davide.

Ho visionato attentamente le foto del pesco che mi ha mandato e sono certo che la perdita delle foglie in questo periodo non è causata dalla bolla del pesco (Taphrinia deformans), ma da altre malattie più serie che passano sotto il nome di cancri del legno, che possono avere due eziologie:

  1. Di origine fungina (Cancro del pesco - Fusicoccum amygdali o Cytospora leucostoma).
  2. Di origine batterica (Cancro batterico delle drupacee - Xanthomonas campestris pv. pruni).

Come si distinguono le due tipologie?

Semplicemente osservando il legno che è seccato. Se lungo il suo decorso si notano delle pustole o ammassi grigiastri, 
sicuramente è un cancro fungino. Gli ammassi grigiastri non sono altro che gli elementi infettivi (conidi) di evasione e diffusione del patogeno.

Se invece lungo il decorso del legno ci sono degli spacchi anche profondi, si tratta invece di cancro batterico. In questo caso lungo il legno si nota anche del fluido scuro altamente infettivo contenente le cellule batteriche. 

Non si tratta assolutamente di bolla del pesco, perché l'agente causale della bolla agisce in primavera al germogliamento fino al massimo al mese di maggio. Dopodiché il patogeno scompare e le foglie ammalate vengono sostituite da altre nuove. Qui invece il disseccamento è proseguito anche nei mesi successivi, fino ad 
ora per cui sono certo che si tratta di cancro rameale.

Altra cosa importante ed evidente dalle foto: in quelle che mi ha inviato, ho visto che la piante sono piantate molto vicine tra loro e addirittura una si trova vicino alla rete accanto ad una canaletta dell'acqua. È evidente che in 
queste situazioni si creano condizioni di ristagno di umidità, che favoriscono enormemente lo sviluppo di questi agenti di cancro. Per cui una delle prime cause di sviluppo di queste patogeni, è stata proprio la presenza di condizioni 
di umidità in eccesso. 

Contro questi agenti parassitari si interviene in generale preventivamente con mezzi agronomici:

  1. Impiantare le piante di pesco con sesti d'impianto larghi, quindi non molto strette tra loro per evitare lo svilupparsi di un microclima umido;
  2. Impiantare il pesco in terreni sciolti, non troppo argillosi e quindi soggetti al ristagno di umidità. Il pesco è una pianta molto sensibile all'asfissia radicale;
  3. Evitare l'eccesso di concimi soprattutto azotati;
  4. Togliere i rami secchi e malati e bruciarli;
  5. Curare molto bene la sistemazione idraulica dei terreni soprattutto argillosi, cercando di allontanare le acque in eccesso;
  6. Asportazione di frutti infetti;
  7. Interventi preventivi sul legno alla caduta delle foglie con prodotti a base di rame;
  8. Con le potature invernali evitare di fare dei grossi tagli;
  9. Disinfettare le attrezzature quando si vanno a potare piante infette.

Nel caso specifico però, vista l'estensione della malattia, è necessario eliminare completamente la pianta ammalata e successivamente disinfettare gli attrezzi con cui si è eseguito il taglio degli elementi legnosi, che andranno opportunamente bruciati per evitare la diffusione della malattia.

La ringrazio tanto della domanda e se vuol farne altre oppure ha dei dubbi, io sono sempre a disposizione.

Grazie.

Dott. Fabio Di Gioia
Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche

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Fabio Di Gioia Fabio Di Gioia

Fabio Di Gioia è nato a Montelupo Fiorentino nel febbraio del 1980, da una famiglia caratterizzata da una lunga e radicata tradizione contadina. Esperto di recupero e valorizzazione delle varietà vegetali antiche.

Dal 2010 a oggi organizza corsi e seminari sulle buone pratiche di conservazione e coltivazione delle varietà antiche vegetali sia in ambito erbaceo e orticolo che arboreo e frutticolo.

Lo scopo principale del suo lavoro è quello principalmente di recuperare le varietà locali e poterle reinserire in un contesto agricolo e produttivo, verso tutti coloro come le aziende agricole credono sempre di più nelle potenzialità di questo settore.

Blog: fabio13280 - fabio13280.wordpress.com