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Perché le radici delle mie orchidee da verdi diventano secche, nonostante il concime specifico?

Il 22/09/2016, gabriella di roma chiede:

Le radici delle mie orchidee, dopo un po', da verde diventano marroni e si seccano. Le innaffio una volta la settimana per immersione e una volta al mese gli dò il concime specifico. Grazie per il vostro consiglio. Gabriella

Il 23/09/2016, Giancarlo Pozzi risponde:

Gentile Gabriella,

perché le radici diventano marroni e si seccano non lo so. Può essere per molti motivi: come noi, sono soggette a 1000 malattie e problemi e senza vedere pianta, radici ecc è come giocare al superenalotto

Vanno bagnate quando occorre e può essere 1 volta la settimana o 3 volte o 1 volta al mese, dipende da molti fattori e la concimazione meglio ogni 3 bagnature, d'estate saranno più frequenti perché si bagna più spesso e in inverno l'inverso

qui sotto uno stralcio dal libro

"ORCHIDEE, STORIE & PERSONAGGI" 2° edizione di Giancarlo Pozzi,

pag 276, € 13,77 acquistabile su amazon.it:

Acqua Le Phalaenopsis sono piante epifite, ovvero piante che vivono sugli alberi senza arrecare nessun danno all'albero stesso che serve loro solamente come sostegno. Le piante epifite hanno radici aeree che vivono esposte all'aria e per questa ragione hanno bisogno di un composto che permetta una buona areazione dell'apparato radicale, normalmente proprio per questo si coltivano in un composto a base di corteccia.

Altrettanto importante è che il substrato non resti inzuppato per troppo tempo, pena il rapido annegamento delle radici, non ci si stancherà mai di dire che le orchidee che muoiono nelle mani dei principianti sono nella maggior parte vittime delle troppe bagnature.

Bagnate dunque solo quando siete certi che le piante sono sicuramente asciutte, in caso di dubbio è meglio aspettare, perché è preferibile avere piante asciutte piuttosto che troppo bagnate. Possono morire anche per troppo secco, ma ce ne vuole di tempo, e si può rimediare, per troppa acqua moriranno velocemente. Il modo più pratico per capire quando è il momento di bagnare è di soppesare il vaso, se è leggero è ora di bagnare, se non è leggero non si bagna, in caso di dubbio non si bagna.

Quando poi si bagna, si bagna bene, abbondantemente, lasciando che l'acqua fuoriesca dal fondo del vaso fin che il vaso diventi pesante. Si può bagnare anche per immersione, ponendo il vaso in una bacinella per tre quarti della sua altezza: bastano pochi minuti, fin che il vaso sia diventato pesante, in pratica, quando il vaso è leggero la pianta è asciutta, quando è pesante è bagnata.

Un altro metodo per capire quando bisogna bagnare è quello di controllare il colore delle radici, quando sono asciutte sono color grigio-argento, quando sono bagnate tendono al verde, anche qui in caso di dubbio si aspetta, le Phalaenopsis si coltivano in vasi trasparenti sopratutto per questa ragione.

Se avete diverse piante non è detto che asciughino tutte allo stesso modo, se le piante sono poche è facile soppesarle tutte una per una, ma le orchidee sono come le ciliegie, una tira l'altra, si comincia con una e non si sa dove si arriva, così se vi lasciate prendere la mano e diventate ingordi, avrete molte piante e diventa difficile soppesarle tutte, allora bisogna individuare le piante che asciugano più lentamente, quando queste sono asciutte si potranno bagnare tutte. Le piante che asciugano più lentamente, a parità di vaso sono quelle più piccole, e a parità di volume quelle nei vasi bassi.

Generalmente si pensa che i vasi bassi asciughino più velocemente, ma non è così, potete fare la prova con 2 spugne rettangolari identiche, mettetele a bagno fin che si impregnano completamente, poi toglietele dall'acqua e posizionatele una in verticale e l'altra in orrizontale, aspettate che finiscano di sgocciolare, poi con una mano mettete in orrizontale quella verticale e contemporaneamente con l'altra mano mettete in verticale quella orrizontale, e, più di mille parole, vi sarà chiaro perché i vasi bassi asciugano più lentamente. È sempre preferibile bagnare e concimare al mattino, soprattutto d'inverno, perché è bene che a sera non ci sia acqua sulle foglie, per questo con i giorni corti è bene evitare di bagnare le foglie. Se mettete un sottovaso è importante che sia riempito di ghiaietto o di argilla espansa, in modo che il fondo del vaso non venga mai a contatto con l'eventuale acqua del sottovaso.

È anche importante avere un'acqua di buona qualità, nella maggior parte dei casi si può utilizzare quella dell'acquedotto avendo l'accortezza di lasciarla decantare in modo che il cloro (che normalmente viene aggiunto per potabilizzare l'acqua) evapori.

In inverno lasciandola decantare vicino ad una fonte di calore si avrà anche il vantaggio di annaffiare con acqua a temperatura ambiente, in inverno l'ideale sarebbe di bagnare con acqua tiepida, 25-30°. In alcune zone, bisogna evitare di usare l'acqua dell'acquedotto perché di pessima qualità, in questo caso si può usare l'acqua piovana, iniziando a raccoglierla dopo mezz'ora che piove,  perché la prima pioggia pulisce l'aria e ne raccoglie tutte le impurità, ne va poi controllata ed eventualmente corretta l'acidità.

Altrimenti potete usare l'acqua demineralizzata, ma dev'essere tassativamente da osmosi inversa, la trovate al supermercato o nei negozi di acquari, o potete acquistare un piccolo impianto ad osmosi inversa, e poi, non c'entra niente con le orchidee, ma tutti quelli che l'hanno fatto mi dicono che con quest'acqua viene un caffè buonissimo. Va bene anche l'acqua dei condizionatori e quella delle celle frigorifere, è acqua distillata.

Questi tipi di acqua hanno una salinità minima, vicina allo 0, per cui non va usata da sola, ma con una piccola quantità di concime o di acqua del rubinetto, per avere un minimo di salinità, altrimenti l'acqua toglie sali alle radici avendo una pressione salina minore.

Ringraziandola per la domanda, le auguro una piacevole coltivazione. 

Giancarlo Pozzi
Orchideria di Morosolo

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Giancarlo Pozzi Giancarlo Pozzi

Giancarlo Pozzi, titolare dell'azienda floroviavaistica Orchideria di Morosolo, è esperto di Orchidee.

La sua passione per le Orchidee inizia davvero presto. All'età di 16 anni il sig. Pozzi utilizza le serre del padre per la coltivazione delle prime orchidee, inizialmente come fiore reciso, con Phalaenopsis, Cattleya e Cymbidium. In seguito, un po' per caso, in seguito ad una partita sbagliata di orchidee, comincia la coltivazione di alcune specie botaniche.

Oggi l'Orchideria di Morosolo, con le sue oltre 2.000 orchidee in coltivazione, rappresenta un punto di riferimento essenziale, oltre che un fiore all'occhiello della floricoltura italiana, per gli ibridi creati, che, fino a questo momento, sono ben 39 registrati presso l'Orchid Register della Royal Horticultural Society di Londra, l'"anagrafe" mondiale delle orchidee.

Orchideria di Morosolo 
Floricoltura Edmondo Pozzi di Giancarlo Pozzi
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