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I frutti del mio albero di kaki sono stati attaccati dai parassiti e cadono. Come intervenire?

I frutti del mio albero di kaki sono stati attaccati dai parassiti e cadono. Come intervenire?

Il 24/10/2016, Ferruccio di erba (Como) italia chiede:

Buongiorno! quest'anno la produzione di caki è misera. Premetto che è una pianta molto vecchia (vedi foto) ma produce sempre caki di un ottimo sapore. Quest'anno c'è stata una cascola molto importante di frutti piccoli e già maturi. I frutti a sud sono piccoli ma passabili mentre quelli a nord presentano parassiti tipo afidi (vedi foto). Mi sapete spiegarne il motivo e cosa devo fare? Grazie. Ferruccio

Il 27/10/2016, Fabio Di Gioia risponde:

Salve signor Ferruccio,
la pianta del kaki dal punto di vista fisiologico, è definita poligamo - dioica in quanto è caratterizzata da varie modalità di espressione del sesso.
Per questo vi possono essere:

a) Piante femminili con solo fiori femminili.

b) Piante maschili con solo fiori maschili.

c) Piante ermafrodite con fiori maschili e femminili.

Vi sono inoltre casi di piante che portano addirittura fiori maschili, femminili ed ermafroditi. L'impollinazione è essenzialmente di tipo entomofila (operata dalle api) e anche la fruttificazione può avvenire sia per via partenocarpica Albero di Kaki(frutti senza semi), che per via riproduttiva (frutti con semi).

Tuttavia però, i frutti con i semi presentano uno sviluppo, una crescita più regolare e migliori caratteristiche organolettiche perché il processo di fecondazione riduce enormemente la cascola dei fiori e dei frutti.

Da questo semplice ragionamento possiamo dedurre in maniera molto chiara, che l'allegagione dei frutti nella pianta del kaki risulta essere molto alta sia che si producano frutti con i semi che frutti senza semi.
La specie tuttavia ha la capacità di regolare la carica dei frutti, innescando il fenomeno della cascola fisiologica. Attraverso questo processo la pianta ha la possibilità di decidere quali frutti portare avanti e quali invece far cadere, di modo che quelli rimasti possano in qualche modo essere di buona pezzatura e qualità. La cascola fisiologica è determinata anche dal fatto che nel periodo di accrescimento vegetativo dei germogli e dei rami, si viene a creare una competizione nutrizionale tra le parti riproduttive (fiori e frutti) e le parti vegetative (germogli e foglie) della pianta, soprattutto per quanto riguarda sostanze come gli zuccheri e le proteine.
Quando però il fenomeno della cascola fisiologica dei frutti supera un certa percentuale, allora è necessario intervenire a livello agronomico al fine di rendere la produzione più regolare nel tempo.
Innanzitutto è necessario stare attenti alla potatura della pianta, la quale ha la funzione di evitare lo spostamento della produzione verso le parti alte della chioma e di conseguenza fare in modo che le parti basse delle branche a frutto non si spoglino completamente.
Per questo, per favorire un determinato equilibrio produttivo, è necessario eseguire la potatura in maniera regolare ogni anno cercando di togliere i rami a frutto che hanno già prodotto allo scopo di rinnovarli.
Il kaki non tollera tagli troppo energici ed eccessivi, perché favoriscono la produzione di succhioni e polloni e quindi rami privi di gemme a frutto. Non tollera nemmeno tagli troppo leggeri, in quanto questi lasciano una carica di gemme a frutto troppo elevata, stimolando l'alternanza di produzione e dando origine a frutti di pezzatura e qualità scadente.
In definitiva la potatura, dovrà essere calibrata i base al vigore della pianta. Per questo piante vigorose ed esuberanti nella vegetazione, andranno potate poco, in modo da evitare l'emissione di troppi rami a legno e di conseguenza una ridotta produzione di frutti. Viceversa piante poco vigorose, andranno potate di più in modo da stimolare la produzione di nuova vegetazione e rinnovare i rami a frutto, al fine di garantire una produzione più regolare nel tempo.
Dalla foto che lei ha allegato assieme alla domanda, si nota una pianta che ha sviluppato molto in altezza producendo una vegetazione leggermente esuberante con una ridotta carica di frutti. Quindi il consiglio che mi sento di darle è quello di abbassare la taglia della piante attraverso la potatura invernale tra gennaio e febbraio con tagli di ritorno, a cui far seguire inoltre un rinnovo dei rami e delle branche che hanno fruttificato quest'anno, evitando tagli troppo energici ed eccessivi e di conseguenza stando attenti a mantenere un determinato equilibrio vegeto - produttivo della pianta.
Per quanto riguarda l'allegagione e di conseguenza la cascola dei frutti, è necessario stare anche attenti alla nutrizione della pianta da regolare con le opportune concimazioni. L'azoto per esempio se in eccesso, favorisce un aumento dell'acidità dei frutti riducendone al tempo stesso l'accumulo degli zuccheri, perché impedisce l'assorbimento del potassio elemento essenziale per la qualità organolettica del prodotto. Viceversa anche il potassio se troppo in eccesso, favorisce un aumento eccessivo del livello di zuccheri e una riduzione dell'acidità. Per questo dal punto di vista della qualità organolettica del frutto soprattutto per quanto riguarda un giusto rapporto acidità/zuccheri, è necessario che il rapporto azoto/potassio (N/K), sia regolare.
Per quanto riguarda invece l'allegagione dei frutti e di conseguenza il controllo del fenomeno della cascola, è necessario evitare gli eccessi di fosforo P, in quanto causano la cascola dei frutti a causa del fatto che esso stimola un'eccessiva allegagione e concentrarsi nel cercare di rendere equilibrato il contenuto di microelementi in particolar modo il boro B, perché questo nutriente rende equilibrata l'allegagione dei frutti, aumentando la loro pezzatura e qualità e favorendone un anticipo di maturazione.
Riguardo invece ai frutti esposti verso la parte settentrionale e che sono stati attaccati dai parassiti, in questo caso non Cocciniglia del kakisi tratta di afidi ma bensì si tratta della cocciniglia del kaki (Mytilococcus conchyformis).
La cocciniglia del kaki, è un insetto appartenente all'ordine dei rincoti, al sottordine degli omotteri e alla famiglia dei coccidi. Le forme adulte di questa cocciniglia, apode (senza zampe) e attere (senza ali), si attaccano tenacemente agli organi vegetali della pianta soprattutto quelli verdi e attraverso il loro apparato pungente - succhiante determinano l'asportazione della linfa zuccherina con l'insorgenza di danni diretti che si manifestano con clorosi, arrossamenti e deformazioni degli organi vegetali e danni indiretti legati alla trasmissione malattie.
La lotta contro la cocciniglia del kaki può essere di varie tipologie:

1) Lotta agronomica: consiste nell'eseguire delle potature, mirate ad evitare un eccesso di vegetazione e quindi deputate allo svilupparsi di condizioni microclimatiche tali da impedire lo sviluppo del parassita. In altre parole è necessario dare aria alla pianta e ridurre l'accumulo di umidità. Inoltre è necessario evitare gli eccessi di azoto che, come ho detto prima, favoriscono una vegetazione troppo esuberante e creano le condizioni di sviluppo ottimali per la cocciniglia.

2) Lotta convenzionale: si basa sull'utilizzo degli oli minerali, ossia delle miscele di sostanze oleose, che hanno la caratteristica sia di asportare (andando a creare una sorta di film liquido sulla superficie vegetale) che al tempo stesso di soffocare il parassita (in quanto il prodotto abrade l'esoscheletro dell'insetto, chiudendone i suoi stigmi respiratori).

3) Lotta naturale: prevede l'impiego del sapone di potassa che deve essere sciolto accuratamente in acqua calda, in modo da creare una soluzione da spruzzare sull'intera superficie vegetale. Anche in questo caso lasciando agire la soluzione per almeno 2 ore, si viene a creare sulla superficie un fil che stacca le cocciniglie e al tempo stesso le soffoca a causa della presenza del sapone che contiene idrossido di sodio che risulta essere caustico per l'insetto.

In definitiva, per evitare gli attacchi di cocciniglia del kaki, in questo caso, deve stare attento a evitare un eccessivo infittimento della vegetazione cercando di dare aria alla pianta e intervenire con prodotti naturali nel caso l'attacco fosse particolarmente intenso.
Ringraziandola della sua domanda e rimanendo in attesa di risolvere altri eventuali dubbi, la saluto cordialmente.



Dott. Fabio Di Gioia
Specializzato nel recupero e valorizzazione di varietà vegetali antiche.

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Fabio Di Gioia Fabio Di Gioia

Fabio Di Gioia è nato a Montelupo Fiorentino nel febbraio del 1980, da una famiglia caratterizzata da una lunga e radicata tradizione contadina. Esperto di recupero e valorizzazione delle varietà vegetali antiche.

Dal 2010 a oggi organizza corsi e seminari sulle buone pratiche di conservazione e coltivazione delle varietà antiche vegetali sia in ambito erbaceo e orticolo che arboreo e frutticolo.

Lo scopo principale del suo lavoro è quello principalmente di recuperare le varietà locali e poterle reinserire in un contesto agricolo e produttivo, verso tutti coloro come le aziende agricole credono sempre di più nelle potenzialità di questo settore.

Blog: fabio13280 - fabio13280.wordpress.com