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Le piante autoctone: perchè coltivarle in Italia e permetterne la sopravvivenza

Le piante autoctone: perchè coltivarle in Italia e permetterne la sopravvivenza

Recentemente mi è capitato di assistere a discussioni più o meno ragionevoli sul ritorno all'uso delle "piante autoctone", parola poco conosciuta o spesso impropriamente utilizzata. Chiariamo intanto che cosa significa l'aggettivo "autoctono": in biologia ed in biogeografia, una specie autoctona di una data regione è una specie che si è originata ed evoluta nel territorio in cui si trova.

Considerando l'immane opera dell'uomo, che nel corso delle sue migrazioni, dal tempo della preistoria, si è portato con sé e ha diffuso moltissime piante da un luogo all'altro, necessarie al suo sostentamento e non solo, si capisce bene che al giorno d'oggi la flora si è enormemente diversificata da quella originaria. Quello che mi fa riflettere, in ogni caso, non è il problema di conservare o meno la flora autoctona, quanto alcune affermazioni semplicistiche, quando non del tutto idiote, del tipo: eliminiamo le piante non autoctone dai nostri giardini.

Direi allora che possiamo far piazza pulita dei Platani, delle Magnolie secolari, dei Cedri storici, delle Spiree, degli Hibiscus, di tutti i Pinus pinea sulla costa adriatica, (Pineta di Ravenna inclusa) considerato che il Pino da pinoli è autoctono di quella tirrenica. E ancora di celtis, lagerstroemie, buona parte dei Ciliegi da fiore, Eucaliptus, Bouganvillee, Agavi, Fichi d'India, ormai caratteristici delle nostre coste e la lista potrebbe allungarsi.

Volendo sottilizzare, dovrebbero sparire dai nostri giardini anche tutte, o quasi, le comuni Rose Tea o rifiorenti, che, guarda caso, sono derivate per il 90% delle cultivar, da incroci con le rose Cinesi, introdotte in Europa dai tempi del Colonialismo e utilizzate per conferire il carattere di rifiorenza a quelle europee, che, ad eccezione della Rosa damascena bifera, ne erano prive, oltre che del colore giallo, altro grande assente in quelle autoctone.

Dopo di che eliminiamo dal giro Camellie, Azalee, Rhododendi, Ortensie, Glicini, e chi più ne ha, più ne metta. Orrore degli orrori, smetteremmo anche di cucinare gli spaghetti al pomodoro e la Pizza, emblema dell'Italia nel mondo, dato che il Pomodoro, come gran parte delle Solanacee, arriva con Colombo dalle lontane Americhe. Con questo non voglio affermare che la nostra flora spontanea non vada protetta, utilizzata e valorizzata, laddove opportuno.

Voglio solo controbattere alle crociate demenziali di sedicenti "esperti", naturalisti, verdi, ambientalisti, che a volte farebbero meglio a riflettere su quello che dicono, e magari anche studiarsi un po' di botanica e di storia della botanica, prima di uscirsene con certe "dotte", oltre che irragionevoli, affermazioni.

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