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Phytolacca: pianta infestante o no?

Phytolacca: pianta infestante o no?

Phytolacca: caratteristiche generali

Questo nome viene dal greco phyton, pianta, e dall'arabo lakk, lacca: quindi, lacca vegetale.
La Phytolacca Decandra, fitolacca americana, in italiano, è conosciuta con molti altri nomi: uva turca, spinacio della Virginia, uva da colorare, cremesina, ecc.
Questa pianta, originaria delle regioni tropicali e subtropicali, appartiene alla famiglia delle Phytolaccaceae, che ne raggruppa 35 specie diverse: perenni arbustive, erbacee e arboree.
Dalla spremitura del suo frutto si ottiene un succo viola scuro, una sorta appunto di lacca vegetale, che macchia in modo molto marcato.
Di conseguenza veniva largamente impiegato come colorante naturale per:

  • lana e tessuti
  • dolci, liquori, e vini
  • inchiostro, poiché molto resistente nel tempo.

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La Phytolacca dal punto di vista botanico è una pianta particolarmente interessante, avendo caratteristiche molto particolari, sia dannose che benefiche: l'importante è saperla trattare con competenza e cautela.
Siccome è di fatto una pianta velenosa, non bisogna mai ingerirne alcuna parte, soprattutto quando non si conoscono le sue caratteristiche.
La Phytolacca, si presenta con foglie appuntite all'apice, alternate e ovali-lanceolate. La colorazione è verde brillante nella pagina superiore, mentre in quella inferiore si individuano nervature prominenti che tendono al rosso-violaceo e disegnano con le loro ramificazioni, il colore verde opaco della pagina inferiore. I fiori, a grappolo pendulo, lungo all'incirca 15 di cm., sono piccoli, bianco-verdastri e senza petali; una volta maturi producono bacche carnose di colore porpora tendente al nero, o blu scuro. La particolarità risiede nel fatto che ogni bacca assomiglia ad una zucca in miniatura, con i suoi 10 spicchi che racchiudono ognuno un seme: gli uccelli ne sono molto ghiotti e mangiandoli li trasportano ovunque.
Riguardo poi alla tossicità delle bacche, bisogna specificare che venivano usate molto tempo fa dai nativi americani, per calmare dolori di varia natura, soprattutto infiammatori, ma si aveva cura di non masticarle mai, come del resto fanno anche gli uccelli, e in questo modo ci si preservava dalla loro alta tossicità.
Precisato ancora una volta che le bacche non sono commestibili e non devono essere ingerite si avverte che, in caso di avvelenamento, si noteranno episodi di: vomito, nausea, diarrea, vertigine e tremori; nei casi più gravi bisogna ricorrere prontamente alla lavanda gastrica.
Il fusto di queste piante, può raggiungere dimensioni che variano dai 2 ai 20 m., in base alla tipologia e al luogo di nascita della stessa, le radici sono fusiformi.
La Phytolacca è originaria dell'America, dell'Asia e della Nuova Zelanda: le varie specie sono state importate nel 1700 per il loro valore ornamentale, che le aveva fatte diventare molto alla moda nei giardini dell'epoca e, come medicamento, poichè venivano usate per svariati scopi curativi e farmaceutici.
La varietà di Phytolacca che troviamo in Italia, è quella conosciuta come americana:

  • Phytolacca Decandra (Fitolacca americana): una specie neofita invasiva, originaria del nord America. Viene coltivata come pianta ornamentale, da giardino, nell'Europa meridionale, viene impiegata anche negli orti e nelle proprietà private come divisorio, addossata a muri o piantata a gruppi di esemplari: nella città di Roma, ad esempio se ne possono vedere ovunque, dai muri del centro storico ai terreni della periferia. Essendo molto veloce a crescere, tende, se non controllata, ad espandersi in modo disordinato. Praticamente essa è presente in tutta Italia: nei campi incolti, lungo i bordi delle strade, nelle zone abbandonate, lungo i corsi d'acqua e in molti casi, assume in breve tempo carattere infestante.
  • Un'altra specie diffusa in tutta l'area mediterranea è quella chiamata anche albero a candelabro: Phytolacca Dioica (Cremesina arborea): chiamata così per la sua struttura ad albero, proviene dalla Pampa sud americana. È una pianta perenne, sempreverde, che si distingue dalle altre fitolacca per il portamento caratteristico ed imponente, che nella sua terra di origine, può arrivare fino a 20 metri di altezza. In Europa arriva sui 3 metri circa. Il suo tronco è piuttosto tozzo e non particolarmente duro, sembra più un ispessimento spugnoso. Per questo motivo si incide facilmente con una lama e per questo se ne sconsiglia anche la presenza in prossimità di pascoli, giardini d'infanzia e zone similari, a causa dell'alta tossicità della sua linfa e delle sue bacche invitanti. Argentina ed Uruguay lo hanno eletto a loro simbolo; è un albero che con le sue dimensioni, dà protezione dal sole e dalla pioggia.

Terreno e clima ideali per la Phytolacca

La Phytolacca americana, o uva turca, è una specie poco esigente, che ben si adatta al clima italiano, sia in pianura che in collina, dove si presenta come pianta spontanea allo stato selvatico. Con questa peculiarità, ha potuto assumere in tutta Italia, un andamento molto invadente. Generalmente questa pianta, in condizioni ideali, preferisce un suolo fresco e ricco di humus; essendo una specie nitrofila, predilige i terreni ricchi di nitrati, come ad esempio quelli vicino a stalle, muri e campi coltivati.
Naturalmente la sua adattabilità le permette di non patire condizioni di caldo afoso e arido, per cui, di norma, sopravvive bene in qualunque situazione ambientale.
Evidentemente, con un inverno molto rigido, tenderà a perdere foglie e rami, che poi rinasceranno a primavera.
Essendo una pianta molto rustica, ha il vantaggio di non soffrire gli attacchi dei parassiti e teme solo eventuali ristagni d'acqua alla sua base.
Purtroppo questa eventualità si è verificata a Lecce, dove un magnifico esemplare di Phytolacca Dioica, simbolo cittadino, è stato per molti mesi in costante pericolo a causa di alcune perdite nei tubi dell'acquedotto. Infatti, le pozzanghere che si sono formate alla base del grande albero, rischiavano di minare la salute di questo monumento vegetale. Per quanto riguarda le annaffiature, quindi, bisogna prestare attenzione ed intervenire solo in caso di periodi di siccità, per evitare sofferenze alle radici. Per il resto la pianta si accontenta dell'acqua piovana. 
In primavera, durante la messa a dimora, sarà necessario nutrire il nuovo esemplare, inserendo un concime a lenta cessione o interrando dello stallatico maturo, alla base della pianta di Fitolacca.

La potatura e la moltiplicazione della Phytolacca

La Phytolacca si riproduce sia per seme, che attraverso il sistema della divisione dei cespi: la semina avviene in autunno o in primavera, inserendo i semi alla profondità di 5 cm circa, su una base di terreno universale.
Si può fare agevolmente la semina con la tecnica del semenzaio, a dimora, a spaglio o a file distanti tra loro 30 cm.
Una volta nate, bisogna sistemare al più presto le giovani piantine in vasetti, avendo cura di pressare bene il terriccio intorno.
Adesso basterà rimanere in attesa della primavera seguente, per procedere alla messa a dimora, compiendo l'operazione, solo quando non ci sarà più pericolo di gelate notturne. Visto il cambio delle condizioni climatiche negli ultimi anni, è consigliabile attendere di avere superato definitivamente il periodo freddo, prima di procedere con questa delicata operazione. Oppure, considerato che, con i suoi polloni tende a diventare invasiva, tra marzo e ottobre, si possono dividere in due parti quelli basali e più sani, ripiantandoli subito dopo in buche preparate a dovere.
Le giovani piante di Phytolacca, per svilupparsi al meglio, devono avere una esposizione alla luce ottimale, per questo è fondamentale che siano messe a dimora in zone soleggiate, ma anche con la mezz'ombra si avranno dei buoni risultati.
La fitolacca richiede inoltre una potatura drastica e regolare alla fine del ciclo vegetativo: deve essere lasciata a non più di 10 cm dal terreno: così da favorire una crescita nuova sana, ordinata, abbondante e anche scenografica.

Le proprietà benefiche della pianta e delle bacche 

La Phytolacca Decandra o americana attualmente è impiegata come un rimedio omeopatico: dalla lavorazione delle radici e dei frutti, si ricava la tintura madre, ma si trova anche sotto forma di pomata, granuli gocce e compresse.
Le sue proprietà sono considerate, sempre a livello omeopatico, un rimedio per gli organi ghiandolari, come tonsille e mammelle, per il sistema linfatico; l'uso è indicato per svariati disturbi e organi.
In particolare, abbinata con altri componenti fitoterapici, agisce come decongestionante e antinfiammatorio, in presenza di:

  • dolori mestruali
  • infiammazioni delle ghiandole mammarie dovute ad allattamento
  • reumatismi e dolori articolari
  • tonsillite e raffreddori persistenti.

La radice in particolare svolge un'azione lassativa, ma non viene usata abitualmente, in quanto avrebbe una efficacia troppo drastica.
Specifichiamo comunque che la sua applicazione può avvenire solo in caso di infiammazioni linfonodali, non di origine tumorale e qualsiasi altro impiego va gestito con le indicazioni di uno specialista.
Attualmente si stanno compiendo degli studi che riguardano la varietà di Phytolacca acinosa, che risulterebbe molto interessante dal punto di vista farmacologico: avrebbe al suo interno un alto valore di manganese.
Questa varietà è originaria dell'Asia, ed è presente fino al Giappone, viene anche detta commestibile.
Le sue foglie, in alcune parti dell'America e dei paesi britannici, vengono cotte più volte per renderle commestibili e poterle consumare come spinaci; anche i giovani germogli sono molto apprezzati per il loro sapore delicato e vengono chiamati asparagi. Bisogna però raccogliere queste tenere cime quando ancora non hanno assunto la caratteristica colorazione rossa: indice appunto di tossicità. L'abuso di questa pianta a livello commestibile provoca, ogni anno, in America soprattutto, molti casi di avvelenamento che richiedono il ricovero in ospedale. 

 


 

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Questo articolo è stato scritto da Redazione

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