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Laghetti da giardino: come costruire la tua oasi personale

Come costruire un giardino acquatico

Laghetti da giardino: come costruire la tua oasi personale

Le origini del laghetto

Nell’antichità

Un giardino è un luogo riservato all’uomo, dove la natura, le piante, l’acqua e gli animali, sono disposti in modo da servire al piacere dell’uomo. La sua esistenza presuppone l’utilizzazione, da parte dell’uomo, di conoscenze e tecniche capaci di ottenere una rigogliosità che non sempre viene concessa spontaneamente dalla natura. Il giardino è nato, probabilmente in Mesopotamia, più di 3000 anni fa, quando l’acclimatazione della Palma permise di creare zone verdi, di limitare l’evaporazione, di mantenere un’umidità pressappoco costante e di conseguenza di assicurare la sopravvivenza di piante fragili. Il nome di Babilonia rievoca i giardini pensili, realizzati su terrazzi secondo una tecnica rivelataci dagli archeologi. Piani sovrapposti costituivano altrettante passeggiate ombreggiate dalle Palme. Il terreno era isolato dal pavimento con fogli di piombo. È in Egitto che nacque veramente il giardino acquatico. Come tutta l’agricoltura di questo paese, anche i giardini sono un “dono del Nilo”: nelle loro vasche vivevano liberamente pesci, uccelli acquatici e piante come il Papiro, il Loto, le ninfee; tutta quella fauna e quella flora che si incontrava nelle zone umide lungo il Nilo. Il Papiro è considerato come una delle più vecchie piante conosciute dall’uomo. Veicolo del pensiero, servì per costruire pergamene usate per la scrittura.

Il giardino Moresco

L’origine dei giardini moreschi sembra risalire all’Impero Persiano dove le fontane, i canali ed il lussureggiante verde dei giardini di Ciro II “il Grande”, rievocavano già il giardino paradisiaco descritto dal Profeta. Popolo di nomadi, gli arabi trovavano probabilmente un conforto ed una speranza nella promessa di un giardino paradisiaco situato nell’aldilà. Questa visione del paradiso orientale, come lo descrivono i testi sacri, non poteva che influenzare l’arte dei giardini: impose un’estetica che si tradusse nella ricerca della purezza e della perfezione, che si esprime meglio sotto forma di simboli astratti e di motivi geometrici. Introdotto in Africa settentrionale ed in Andalusia alla fine dell’IX secolo, dopo Cristo, il giardino musulmano racchiuso all’interno delle abitazioni, crea un universo privato, dove ciascuno può godere dei piaceri promessi nella vita eterna. Gli alti muri che lo cingono preservano l’intimità cara alla sensibilità musulmana ed indispensabile ad ogni luogo destinato al piacere dei sensi e dello spirito e creano il silenzio dove si può ascoltare la musica dell’acqua. Il giardino in patio, assolutamente geometrico, è diviso in quattro quadrati rappresentanti le quattro parti dell’universo, separate dai quattro fiumi della vita. Alla loro intersezione, al centro del giardino, si trova una fontana ornamentale. La sensualità dei giochi di acqua, la lussureggiante varietà delle piante e dei fiori è il frutto di una maestria nella tecnica di irrigazione, di conoscenze e abilità uniche come testimoniano i giardini dell’Alhambra di Granada realizzati nel XIII secolo.

Il giardino giapponese

Un altro santuario millenario del giardino acquatico, è il Giappone. Si pone, generalmente, l’origine del giardino giapponese in Cina, e tutto porta a credere che fu introdotto durante la seconda metà del VI secolo dopo Cristo. Luogo di raccoglimento e di meditazione, il giardino giapponese è innanzitutto un luogo calmo e pacifico dove l’acqua, sempre presente, è l’elemento di base intorno al quale lo spirito orientale ha saputo creare un luogo idilliaco per l’anima. Per la sua impostazione, il giardino giapponese ricorda il legame profondo di ogni giapponese con il suo paese; le molteplici isole che formano il Giappone sono rappresentate dalle rocce singole o a gruppi e, in molti giardini, queste sono circondate dall’acqua rappresentata simbolicamente da sabbia o ghiaia. Nella filosofia buddistica Zen, i giardini devono esprimere l’unione tra l’uomo e la natura. Tutto è simbolico. Cosicché gli alberi rappresentano l’eternità o la lunga vita, i bambù sono segno di forza, i primi fiori dei prugni simboleggiano il coraggio, le cascate intermittenti raffigurano la vita che si spegne e poi rinasce, le rocce sono l’ossatura della terra. L’elenco di questi simboli, elementari per ogni giapponese, ci fa intuire l’immensa differenza di pensiero che esiste rispetto a noi. Contrariamente allo spirito occidentale che cerca di dominare la natura addomesticandola al punto di snaturarla, per i giapponesi la natura è la base e la somma di ogni cosa, e l’uomo occupa un posto nel suo grembo. Quando va nel suo giardino, il giapponese si avventura come un esploratore per scoprire il fondamento delle cose, ricerca i misteri della creazione, della vita, delle sensazioni; si toglie le scarpe, abbassa la testa ed osserva come le nuvole il suo mondo. 

Gli elementi tipici del giardino giapponese sono:

I passi in pietra o guadi

Questa variante del passo giapponese terrestre segue regole rigorose che conviene non trascurare, perché se sulla terraferma ci si può permettere di “mancare” un passo, sull’acqua, è meglio non farlo. La lunghezza media di una falcata è di 65 cm. Però i giardinieri giapponesi non contenti di immaginare questo cammino sull’acqua con cadenza regolare, hanno cercato di rendere la progressione imprevedibile modificando gli scarti tra i passi a seconda della loro superficie. La regola utilizzata potrebbe esprimersi come segue: più la superficie delle lastre è grande, più gli scarti sono ridotti; e d’altra parte, meno la superficie delle lastre è grande, più gli scarti sono importanti. Questo ingegnoso principio impone un certo ritmo alla marcia, creando così dei luoghi a passaggio veloce e altri a passaggio lento. Con lo stesso sistema, variano anche l’altezza delle lastre poste nell’acqua. Queste differenze di altezza accentueranno i sentimenti di insicurezza o di fiducia, di calma o di irruenza, di rapidità o di lentezza. Va ricordato che i nemici del paesaggista giapponese sono proprio la monotonia e la noia a causa dell’uniformità.

I ponti

Sedersi sul bordo del laghetto o meglio ancora attraversarlo passando sull’acqua suscita un piacere ricco di romanticismo. Un ponte unisce una riva all’altra e la sua dimensione deve essere proporzionata a quella del laghetto; inoltre deve integrarsi in modo discreto e armonioso senza dominare su tutto quello che lo circonda. Esso offre il vantaggio di un punto di osservazione unico: dall’alto è possibile scoprire la vita acquatica con un altro angolo visivo.

L’acquaio di pietra

Si tratta nella maggior parte di casi di rocce intagliate che presentano una cavità riempita di acqua. È un luogo intimo dove il passeggiatore troverà pace e quiete.

Le lanterne di pietra

Sono sculture di pietra molto conosciute. Sono assolutamente indispensabili per la creazione di un ambiente giapponese; le loro forme contribuiscono alla loro funzione di simbolo. Poste alla punta di uno sperone roccioso, simboleggiano il faro che annuncia ai pescatori il pericolo. Invece, dissimulate tra i cespugli, rievocheranno un vecchio tempio dimenticato, invaso dal muschio.

Il “dente di leone“

È l’elemento più tipico del giardino giapponese. Questo piccolo apparecchio di bambù si riempie ritmicamente con il passaggio dell’acqua. Ogni volta che si svuota, provoca un rumore rauco che ricorda simbolicamente il ruggito del leone. Il suo impiego permette una migliore percezione del silenzio per l’irruzione improvvisa di suoni rimbombanti ad intervalli irregolari.

Canzone del vento

Il giardino giapponese, giardino filosofico per eccellenza, ci fa scoprire le cose semplici della natura ricordandoci che il soffio del vento, portatore di poesia, appartiene solo a lui. Questi piccoli carillon molto decorativi, chiamati “canzone del vento” si metteranno in movimento al sopraggiungere di una leggera brezza ed improvviseranno, nel silenzio, una musica discreta e melodiosa. Si possono trovare fatti di bambù, di metallo o di alabastro.

Leggi le risposte dell'esperto alle domande sulle PIANTE ACQUATICHE.

Il giardino attuale

Dalla fine del XX secolo, lo sviluppo delle zone di urbanizzazione tende a distruggere le relazioni che univano una volta gli uomini alla natura. L’uomo moderno ha, sempre di più, la necessità di avvicinarsi, cercando di preservarlo, al suo ambiente naturale. La vita stressante delle grandi città moderne, inquinate e sovrappopolate, finisce per generare un desiderio nuovo di unione con questa natura originaria alla quale dobbiamo la nostra esistenza. Il concetto di giardino naturalistico favorisce l’apparizione di un nuovo stile di giardino libero ed informale, rappresentazione di una natura idealizzata. Questo stile si adatta anche a delle dimensioni anche modeste e spesso si sviluppa intorno ad uno specchio d’acqua. Questa cornice corrisponde all’immagine che l’uomo vorrebbe proiettare oramai di sé, affermando così la sua volontà di partecipare positivamente alla creazione. In questo luogo di riposo, al riparo dalle devastazioni del mondo moderno, l’individuo può entrare in contatto con una natura la cui bellezza e le cui leggi immutabili sono una costante sorgente di ispirazione e di arricchimento.

Il giardino acquatico: un sogno, una sfida, una scoperta 

Un laghetto deve inserirsi in modo armonioso nel giardino. Scegliamo la forma e i materiali tenendo ben presente questa regola. È importante avere le idea chiare su quello che si vuole fare. La costruzione di un laghetto comporta lavori importanti, una volta terminati è difficile fare marcia indietro ed è oltremodo faticoso e dispendioso cambiare progetto in corso d’opera. Si desidera realizzare uno stagno per carpe giapponesi o un giardino acquatico ricco di piante e fiori, si preferisce un minilaghetto da installare fuori della porta di casa o un biolago tanto grande da usarlo per un bagno. Tutto è possibile a patto di realizzare un progetto ben studiato. Prima di iniziare maturiamo con molta calma l’idea di partenza. Visitiamo un vivaio che abbia laghetti già allestiti, osserviamo ciò che ci piace e ciò che non ci piace, telefoniamo a specialisti di giardini acquatici e consultiamo libri. È necessario avere un’idea precisa e personale del progetto. Più un giardino acquatico si integra armoniosamente con quello che lo circonda più l’effetto ricercato è raggiunto e più ha l’opportunità di esprimere tutte le sue potenzialità.

Per semplificare possiamo classificare i laghetti in due grandi categorie: laghetti geometrici e laghetti naturali.

  • Laghetti geometrici: possono essere rotondi, quadrati, rettangolari o esagonali. Sono più indicati per giardini molto costruiti, ben strutturati e saranno costruiti in prossimità della casa, vicino o su terrazze o all’incrocio di due viali. Il loro aspetto classico richiede un ambiente circostante sobrio e poche piante acquatiche. Qualche ninfea apporta un tocco di colore e i giochi d’acqua sono i benvenuti.
  • Laghetti naturali: le forme naturali sono oggi giorno più ricercate perché si integrano più facilmente in un giardino. Ricchi di piante acquatiche e piante palustri creano un contatto più intimo con la natura. Cascate e ruscelli trovano in questo contesto il loro ambiente naturale.

Il laghetto ha bisogno di almeno sei ore di sole al giorno. Luce e calore agiscono direttamente sulla vita acquatica. Evitiamo quindi luoghi troppo ombrosi. Gli alberi che crescono in prossimità dei laghetti possono essere esteticamente piacevoli da osservare, ma attenzione alle foglie che cadono in autunno. La decomposizione di una quantità eccessiva di sostanza organica vegetale provoca un inquinamento che difficilmente sarà smaltito. Il loro accumulo sul fondo causerà per fermentazione la formazione di gas pericolosi per la vita acquatica. Nel caso non avessimo altro posto, per costruire lo stagno, che in prossimità di un grande albero adottiamo il sistema di coprire il laghetto con una rete nel periodo autunnale. La forma deve essere guidata dal nostro gusto personale. Più si creano rientranze più si dà l’illusione di un ambiente naturale. Evitiamo, tuttavia, forme troppo complicate che causeranno difficoltà al momento di impermeabilizzare. Per ottenere un impatto visivo piacevole il rapporto tra lunghezza e larghezza dovrà essere di due terzi o tre quinti. La profondità influenza molto i processi biologici. I pesci hanno bisogno di una profondità di 60-80 centimetri. Il volume d’acqua che ne risulta avrebbe un’inerzia termica sufficiente ad attenuare gli effetti pericolosi di un brusco cambiamento di temperatura. In estate i pesci trovano un’acqua più fresca e meglio ossigenata. In inverno sono protetti dal ghiaccio che si forma in superficie. Evitiamo profondità superiori a un metro che impedirebbero in primavera un adeguato riscaldamento dell’acqua.

Scelta dei materiali per costruire il laghetto

Qualunque sia la forma del laghetto è necessario che i materiali scelti garantiscano una impermeabilizzazione perfetta e duratura per permetterci di godere il nostro giardino acquatico per lungo tempo.

Attualmente esistono numerosi materiali che permettono di realizzare uno stagno. Certi sono poco costosi e facili da usare, altri sono più costosi ma più longevi. Come scegliere il più adatto? Analizziamoli tutti. La traccia del nostro stagno dipenderà dalla forma che avremo scelto. I laghetti geometrici saranno tracciati con l’ausilio di picchetti sistemati negli angoli e collegati tra loro con l’aiuto di una cordicella per poter visualizzare la forma definitiva. Per tracciare un cerchio si fissa un picchetto al centro del futuro stagno e con l’aiuto di una cordicella legata a questo paletto si segna la circonferenza. Le forme naturali possono essere tracciate tirando una fune abbastanza lunga. Si sistemeranno lungo il perimetro tutta una serie di paletti che serviranno per la verifica della “messa in bolla” del laghetto.

Il telo in PVC

Non c’è nulla di più disarmante, dopo aver realizzato con molta fatica lo scavo, che rendersi conto di aver acquistato un telo troppo piccolo. Per evitare questi disagi prestiamo attenzione a questi pochi accorgimenti:

  • Alla lunghezza massima del laghetto aggiungiamo due volte la profondità massima e ancora due volte cinquanta centimetri. Eseguiamo questa operazione anche per la larghezza. Esempio: se la misura del laghetto è di cinque metri per tre metri e mezzo con una profondità di sessanta centimetri lo sviluppo del telo sarà di m. 5 + 0,60 + 0,60 + 0,50 + 0,50 = m 7,20 (per la lunghezza) e di m. 3,50 + 0,60 + 0,60 + 0,50 + 0,50 = m. 5,70 (per la larghezza). Da qui si può ricavare lo sviluppo totale 7,20m x 5,70m = 41,00 mq.
  • Realizzato lo scavo è necessario coprire il fondo con qualche centimetro di sabbia e le pareti con sacchi di iuta per proteggere il telo da eventuali pietre che potrebbero bucarlo. In commercio è possibile trovare un materiale sintetico leggero ma molto resistente chiamato geotessuto da interporre tra terra e telo.
  • Una volta posato il telo riempiamo il fondo con dieci centimetri d’acqua per farlo aderire perfettamente alla terra ed eliminare così tutte le bolle d’aria. Introduciamo una decina di centimetri di ghiaietto necessario all’insediamento delle colonie batteriche utili in futuro per favorire la decomposizione in sali minerali dalle foglie che marciranno e dei prodotti di rifiuto dei pesci.
  • Portiamo a livello l’acqua nel laghetto e mentre questa sale il telo va steso per evitare le pieghe; tenete presente che le pieghe non sono pericolose ma sono brutte da vedersi.
  • Infine si taglia il telo in eccesso e si maschera il bordo con ghiaia, terra, pietre o juta. Questa zona va poi piantumata con molte piante tappezzanti utili a mascherare definitivamente le eventuali imperfezioni.
  • Lo spessore del telo è indipendente dalla dimensione del laghetto ma dipende dalla qualità del terreno. Se questo è pietroso oltre al geotessuto scegliamo un telo di un millimetro di spessore. In presenza di terreno sabbioso o argilloso il telo da mezzo millimetro è più che sufficiente.

Il laghetto prefabbricato

I laghetti prefabbricati sono i più semplici da installare. L’unico lavoro pesante da eseguire è lo scavo che dovrà avere la stessa forma del laghetto. Eccedete nello scavo di almeno dieci o quindici centimetri. Sul fondo stendete cinque centimetri di sabbia e con una bolla d’aria verifichiamo che sia ben orizzontale. I laghetti prefabbricati sono costruiti in due materiali particolari: il PVC rigido e la vetroresina.

  • PVC rigido: robusto, durevole resistente ai raggi UV normalmente è di colore nero.
  • VETRORESINA: altrettanto robusta e resistente si può trovare di varie tinte che imitano il colore della terra integrandosi bene con il resto del giardino.

I vantaggi dei prefabbricati sono la rapidità e la semplicità dell’installazione e la solidità. Gli svantaggi invece sono forme e dimensioni limitate, pareti troppo ripide e difficili da mascherare, terrazze per le piante palustri troppo strette.

Laghetto in cemento

Se ben realizzato è estremamente longevo ma resta comunque una tecnica difficile da attuare. Qualora voleste cimentarvi nella costruzione di un piccolo laghetto in cemento utilizzate un cemento del tipo 400 Kg./m3 mescolando un prodotto impermeabilizzante nella misura del cinque per cento. Utilizzate due carriole di sabbia e due carriole di ghiaia per ogni sacco di cemento da cinquanta chili. Non deve essere assolutamente adoperata la calce. Per una superficie di venti o trenta metri quadrati le pareti dovranno avere uno spessore di quindici centimetri. L’uso di barre di ferro aiuterà ad irrigidire la struttura. Prima di mettere l’acqua si deve attendere almeno venti giorni per far asciugare bene il cemento. Una spazzolata energica e più risciacqui elimineranno la maggior parte dei residui tossici. I vantaggi di questo materiale sono la solidità e la longevità. Gli inconvenienti sono il costo elevato, un lungo lavoro di preparazione nel dover armare le pareti per sorreggere il cemento fresco, rischi di fessurazioni in caso di gelo.

Laghetto in vetroresina

Per costruire un laghetto in vetroresina si deve adottare una tecnica molto complessa che richiede l’aiuto di un professionista. La vetroresina ha una resistenza meccanica alla deformazione ben trecento volte superiore a quella del cemento. Si presenta sotto forma di un liquido denso a cui viene aggiunto un catalizzatore che ha il compito di farla indurire a contatto con l’aria. Deve essere distribuita con un pennello o un iniettore a spruzzo su fogli di lana di vetro posati direttamente sulle pareti dello scavo. Più numerosi sono gli strati di lana di vetro e di resina più aumenta la resistenza e la solidità del laghetto. Questa tecnica può essere usata anche per impermeabilizzare un laghetto di cemento che si è fessurato. I vantaggi sono la sua resistenza che la rende invulnerabile alle radici delle piante, l’adattabilità allo scavo e la facile riparabilità. Gli svantaggi sono l’elevato costo e l’assoluta necessità di un professionista.

Il laghetto di bentonite

La tecnica di impermeabilizzazione con la bentonite (una specie di argilla) è molto semplice ma poco usata e permette di realizzare stagni di grande dimensione e dall’aspetto molto naturale. Si presenta sotto forma di mattoni che devono essere disposti vicini tra loro come un puzzle. Una volta rivestito sia il fondo che le pareti (che dovranno essere molto dolci) si deve usare un martello vibratore per schiacciare questi mattoni facendoli aderire l’uno all’altro. Con l’introduzione dell’acqua si otterrà la chiusura dei più piccoli interstizi grazie alla proprietà, che ha questo materiale, di aumentare di volume al contatto dell’acqua. I vantaggi sono la facilità di realizzazione, la buona impermeabilizzazione e l’aspetto molto naturale. Gli svantaggi sono la vulnerabilità agli attacchi delle radici e la perdita di impermeabilità dovuta alla essiccazione del materiale al calare del livello dell’acqua (vanno quindi adottati sistemi di controllo dei livelli).

I laghetti prefabbricati e quelli in cemento possono essere equipaggiati con un sistema di troppo pieno che permette di evitare in caso di forti piogge che il laghetto debordi in punti indesiderati o permette lo scarico dell’acqua quando si vuole provvedere ad un piccolo cambio d’acqua. L’acqua attraverso il troppo pieno può essere scaricata in una zona limitrofa allo stagno che verrà piantumata con essenze amanti dell’umidità oppure può essere convogliata direttamente in un tubo di scarico verso la rete fognaria.

Cascate e giochi d’acqua

La sonorità musicale di una cascata apporta un tocco supplementare ad un giardino acquatico, è piacevole alle orecchie e agli occhi; crea una sensazione di freschezza che fa subito pensare all’acqua. Oltre al fattore estetico il movimento dell’acqua è anche benefico per il laghetto, perché partecipa attivamente alla sua ossigenazione. I gas liberati dalla decomposizione degli scarti, l’impoverimento del tenore in ossigeno, durante i periodi di forte caldo, costituiscono un pericolo potenziale per la fauna acquatica. Affinché questa ossigenazione sia realmente efficace, il sistema deve funzionare sette giorni su sette e 24 ore su 24. L’ideale sarebbe poter approfittare della pendenza naturale di un giardino. Una cascata può essere realizzata tuttavia anche su un terreno piatto, a patto di innalzare una collinetta a lato della vasca. La pianificazione di questa fase è abbastanza delicata e numerosi problemi, nel realizzare giardini d’acqua, sorgono da una cascata mal concepita. I neofiti saranno avvantaggiati nell’utilizzare elementi prefabbricati, più facili da installare e sicuramente impermeabili. Che si utilizzi un declivio naturale o artificiale, la realizzazione di una cascata passa dall’esecuzione di parecchi livelli comunicanti. Tutti i materiali descritti per la costruzione di un laghetto possono essere utilizzati per realizzare un ruscello o una cascata, come il telo, il cemento, la vetroresina; tuttavia il telo in P.V.C si è dimostrato il materiale più duttile nell’adattarsi a tutte le fantasie del percorso. Dopo aver tracciato la forma si inizia a scavare per una profondità di venti-trenta centimetri modellando la terra per formare dei gradini e dei piccoli laghettini; l’uso di una tavola orizzontale contribuirà a rinforzare l’estremità di ogni caduta. Prima di posare il telo è utile coprire lo scavo con un geotessuto di feltro per proteggere il telo dalle asperità del terreno. Gli argini ed il letto della cascata sono rivestiti poi di rocce o di ciottoli, evitando i materiali calcarei. Mescolare ciottoli di differenti taglie permette di ottenere un risultato più naturale possibile. Qualora ci fossero delle rocce molto grosse sarebbe necessario interporre tra queste e il telo di p.v.c un’ulteriore protezione. Le pozze d’acqua che compongono la cascata devono avere una leggera inclinazione. L’ultima deve avere una lastra di pietra che trabocca al disopra dalla vasca. L’impermeabilità deve essere totale come quella del laghetto. Questa tecnica a scaletta permette di frenare la velocità di scorrimento e di ridurre così il rumore. Le alghe che non mancheranno di colonizzare la cascata attenueranno, col tempo, ulteriormente il mormorio. L’alimentazione del corso d’acqua è assicurata da una pompa centrifuga. Oggigiorno queste pompe hanno raggiunto una tecnologia sempre più affidabile e sicura; in commercio si trovano numerosi modelli di varie ditte produttrici. L’acqua deve essere prelevata possibilmente nella parte più profonda del laghetto e attraverso un tubo di gomma, preventivamente interrato, portata all’inizio del ruscello o della cascata. L’uscita deve essere la più naturale possibile come una vera fonte d’acqua. Utilizzando un tubo di un certo diametro (25 mm di diametro) si ha una buona portata d’acqua in uscita. La larghezza del corso d'acqua è determinata dalla portata della pompa di risalita. Per ottenere un risultato visuale piacevole, bisogna prevedere 400 L/h di portata per ogni 2,5 centimetri di larghezza. Per esempio, una pompa di 5000 l/h dà una portata sufficiente per una cascata di 30 cm. di larghezza.

ASPETTI TECNICI

Bisogna impedire all’acqua, lungo tutto il percorso, di intrufolarsi fuori del tracciato che è stato definito, per evitare che il campo sia inondato e che migliaia di litri siano persi. L’impermeabilità è dunque fondamentale. La zona più critica è la congiunzione tra la cascata e la vasca. Per evitare ogni rischio di fuga, è preferibile concepire l’insieme del progetto nella stessa fase e di utilizzare un unico pezzo di telo per la cascata e la vasca. Nel caso contrario, il telo della cascata deve sormontare su quello della vasca. All’origine della cascata, il punto d’uscita dell’acqua deve essere studiato con cura, per avvicinarsi il più possibile alla forma di una sorgente naturale. L’acqua si scarica in una prima vasca di 20 - 50 litri, imitando uno stagno di captazione e circola in circuito chiuso tra la sorgente e la foce.

IL RUSCELLO

Su un terreno con una pendenza dolce è possibile pianificare un ruscello. Dopo aver tracciato il percorso si inizia a scavare un solco, sufficientemente largo e profondo affinché non sia intasato dalla caduta delle prime foglie in autunno. Si distribuisce un po’ di sabbia per livellare le asperità, si posa il geotessuto e poi il telo. L’insieme viene camuffato con pietre piatte, ciottoli e piante. Per avere un aspetto naturale, il letto del ruscello deve serpeggiare e non essere rettilineo. La dimensione del ruscello deve essere in armonia con le dimensioni del giardino. Per un aspetto più naturale, bisogna prevedere dei meandri. Una larghezza media di 50 cm. permette di ottenere un risultato armonioso e funzionale. La lunghezza deve essere calcolata sulla base di 1.5 m. per m3 di acqua della vasca. La profondità non sarà uniforme ma presenterà delle variazioni intorno ad un valore medio di 25 cm. Alcune piante collocate lungo il corso qua e là permettono di giocare sulla larghezza del letto e la portata dell’acqua. Chi possiede ambizione e grandi spazi, può realizzare due o più laghetti di varie dimensioni e profondità riuniti tra loro con ruscelli più o meno lunghi. All’altro estremo, chi possiede un piccolo giardino può godere degli effetti rilassanti di un dolce sciabordio utilizzando una piccola cascata di bambù. In questo caso, l’acqua riempie un tubo di bambù fissato su un asse che ribalta e scarica il suo contenuto nella vasca quando è pieno. Questo movimento quasi continuo è assicurato da una pompa.

ZAMPILLI D’ACQUA

Non potendo realizzare un corso d’acqua è possibile ossigenare il laghetto con l’aiuto di uno zampillo d’acqua. Questo accessorio permette anche di creare una corrente superficiale che riporta particelle galleggianti verso gli argini, facilitando la loro raccolta con un guadino. L’insieme funziona con l’aiuto di una semplice pompa immersa ed i suoi differenti accessori bastano ad animare il piano d’acqua. Questi accessori devono essere tolti prima dell’inverno per evitare che siano danneggiati dal gelo. Usare una pompa con un filtro permette di evitare che impurità e alghe otturino l’uscita dei getti. I diversi modelli disponibili sul mercato permettono di variare i giochi: vulcano, schiuma, campana e spruzzo. Per evitare che l’acqua annaffi gli argini, bisogna installare il dispositivo ad una minima distanza dalla riva equivalente all’altezza dello zampillo. Inoltre va ricordato che le ninfee non amano essere spruzzate continuamente. La pellicola d’acqua, prodotta dagli schizzi degli zampilli sulle foglie, chiuderebbe gli stomi fogliari (microscopici pori presenti sulle parti aeree della pianta che consentono gli scambi gassosi tra la pianta e l’atmosfera) impedendo alla pianta di respirare e provocandone l’asfissia. Lo zampillo dovrà in questo caso debole o essere posto sufficientemente lontano.

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Come si realizza un laghetto artificiale?

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Questo articolo è stato scritto da Gianni_Ricci

Gianni_Ricci

Gianni Ricci, da sempre amante dell'acqua e di ciò che rappresenta per la vita di flora e fauna, ha dedicato la sua vita allo studio delle varietà di piante e animali acquatiche.

Il punto di forza della sua azienda agricola "Eta Beta", è proprio la produzione di piante acquatiche, tra cui ninfee, iris, acquatici e palustri, insieme alla collezione di fiori di loto e a tantissime altre piante, non solo di alto valore estetico, ma anche funzionali per l'ambiente naturale che le ospita; tantissime di quelle coltivate, infatti, hanno capacità depurative dell'acqua dalla presenza di sostanze inquinanti.

In mezzo a tutta questa vegetazione, trovano il loro abitat ideale tante specie animali, come pesci rossi, molluschi, rane e tartarughe. 

Il vivaio di Gianni permette quindi una completa esperienza del mondo naturale, a contatto con piante ed animali che normalmente non si vedrebbero con così tanta facilità e da così vicino; per queste ragioni sono un patrimonio importante, da visitare per chi ne ha l'opportunità.

Az. Agricola Eta Beta

Cascina Gualina, 24
Conzano (AL) 15030
Piemonte
349 7523198
www.etabeta-ninfee.it