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Piante acquatiche per laghetto: palustri, ossigenanti e galleggianti

Piante acquatiche per laghetto: palustri, ossigenanti e galleggianti

La flora dei giardini d’acqua

Dal punto di vista biologico, l’insieme di tutte le piante acquatiche può essere ridotto a tre gruppi:

  • quello delle piante per terreni umidi
  • quello delle piante palustri
  • quello delle piante acquatiche, sia fissate al fondo sia galleggianti.

Differiscono per la loro fisiologia ed è necessario possedere alcune conoscenze elementari per il loro utilizzo. A causa della scelta considerevole di tutti questi gruppi di piante, bisognerà selezionare alcune specie vegetali. Se si possiede un piccolo giardino dotato di una vasca di piccole dimensioni, è utile tenere presente che le vere piante acquatiche, viventi sotto la superficie dell’acqua, sono meno visibili delle piante palustri e per terreni umidi le cui foglie e fiori, spesso notevoli, superano il livello della superficie dell’acqua. Poiché non si possono coltivarle tutte, si privilegerà le ultime rispetto alle prime. Al contrario se si possiede un grande lago dove tutte le altezze d’acqua necessarie alla coltivazione delle piante sono rappresentate, è evidente che la scelta delle piante coprirà tutti i gruppi sopra citati.

LE PIANTE PER TERRENI UMIDI

Le piante per terreni umidi occupano una zona particolare sfruttando la presenza di un terreno fresco ma areato e un’atmosfera umida grazie alla presenza dell’acqua indispensabile alla loro sopravvivenza. Queste piante non crescono necessariamente vicino ad uno stagno. Occasionalmente si possono trovare nei sottoboschi, nei pressi di sorgenti, lungo i canali di drenaggio o nei fondi valle con terreno acquitrinoso. Sopportano brevi periodi di siccità ma degenerano se sono private dell’acqua per lungo tempo. La loro importanza nell’arredamento di un giardino è fondamentale per due motivi: spesso sono più colorate delle piante puramente acquatiche ed inoltre permettono con la loro vegetazione generosa di ingrandire lo spazio attorno al laghetto dando l’impressione che sembri più grande di quanto non sia in realtà.

LE PIANTE PALUSTRI

“I piedi nell’acqua e la testa al secco”: le piante palustri occupano quella zona di transizione tra il dominio dell’acqua nel senso stretto ed il resto del giardino. La parte superiore della pianta, fogliame e fiori, si sviluppa sopra il livello dell’acqua, mentre il colletto ed il sistema radicale si trovano nell’acqua. L’epidermide degli organi aerei è ricoperta spesso di una cuticola impermeabile provvista di stomi. La cuticola impedisce il disseccamento della pianta, mentre gli stomi assicurano le funzioni di assimilazione clorofilliana, di traspirazione e di respirazione, eliminazione del vapore acqueo e scambi gassosi. Il parenchima (tessuto che costituisce la parte attiva di un organo vegetale) delle piante palustri è un po’ simile a quello di certe piante acquatiche, nella misura in cui contiene delle lacune aerifere. I tessuti conduttori sono molto sviluppati; i tessuti di sostegno delle pareti cellulosiche o lignificate sono sempre presenti ed assicurano la rigidità degli organi aerei. Il sistema radicolare è molto sviluppato, serve al mantenimento e permette l’assorbimento delle sostanze nutritive sciolte nell’acqua o presenti nel substrato. Grazie a questa organizzazione, queste piante non temono il disseccamento.

LE PIANTE ACQUATICHE

La loro epidermide è generalmente verde, senza cuticola né stomi, ma tuttavia permeabile ai gas ed ai sali sciolti nell’acqua come nelle ossigenanti. In quelle che possiedono foglie galleggianti, come le ninfee, l’epidermide superiore in contatto con l’atmosfera possiede cuticola e stomi. Le lacune aerifere sono più sviluppate e permettono il sostegno delle foglie e dei gambi per galleggiamento. Generalmente queste piante sono fissate al sostrato con corte radici, eccetto le piante che possiedono dei tuberi o dei rizomi come per esempio le ninfee. I tessuti conduttori sono molto ridotti poiché è l’epidermide che assorbe le sostanze nutritive sciolte nell’acqua. La loro traspirazione è quasi nulla ed il disseccamento non può avvenire; gli scambi gassosi si effettuano per diffusione attraverso l’epidermide del fusto e delle foglie.

LA FISIOLOGIA VEGETALE

Tutte queste piante, che siano per terreni umidi, palustri o acquatiche, sono legate a quattro fattori limitanti (legge del minimo), condizionando imperativamente la loro vita, la loro crescita e la loro riproduzione. Sono la luce, l’anidride carbonica, la temperatura e le sostanze nutritive. I primi tre fattori sono intimamente legati e partecipano alla funzione primordiale che è l’assimilazione clorofilliana o fotosintesi. A questa si aggiunge il processo di nutrizione della pianta a partire dalle sostanze organiche e minerali.

Ninfea: regina dell’acqua

Ben ancorate sul fondo dei laghi, lasciano galleggiare foglie e fiori sull’acqua. Fin dall’antichità le ninfee suscitarono ammirazione e venerazione tra i popoli dell’Asia. Gli Egiziani ci hanno lasciato attraverso gli affreschi dei templi e delle tombe una rappresentazione fedele della Nymphaea lotus dal fiore bianco e della Nymphaea caerulea il famoso loto blu dell’Egitto, due specie tropicali che popolavano 5000 anni fa gli stagni della valle del Nilo. Un’altra specie di ninfea blu, la Nymphaea stellata, è stata, in India e in Cina, il fiore sacro dei buddisti allo stesso titolo del Nelumbo nucifera il loto rosa sacro dell’Asia. In Europa la Nymphaea alba e la Nymphaea candida dai fiori bianchi furono alla base di numerosi miti e credenze popolari. Esse simboleggiarono la bellezza e l’eleganza per i Greci antichi, che vedevano in loro la rappresentazione delle Ninfe e degli spiriti dell’acqua. Per i popoli dell’Europa centrale avevano il potere di allontanare gli spiriti malvagi. Nel secolo scorso hanno ispirato grandi pittori come Monet che ha dipinto i suoi celebri quadri nel suo giardino di Giverny. Oggi queste stupende piante acquatiche sono coltivate come piante ornamentali. Le più semplici da coltivare sono le ninfee rustiche. Esse spariscono completamente durante la brutta stagione e sono in grado di resistere all’inverno più rigido, a patto che il loro rizoma sia mantenuto sopra il livello di congelamento. Tutte le ninfee amano posizioni soleggiate e acqua calda. Le ore di sole giornaliere dovrebbero essere almeno sei per favorire una buona fioritura. Sono poche le varietà che sopportano posizioni semi ombreggiate (Hermine, Comanche). Queste piante iniziano a vegetare alla fine dell’inverno quando l’acqua incomincia a riscaldarsi. Dapprima si sviluppano le foglie e solo più tardi, a metà primavera, spuntano i fiori. La crescita maggiore avviene nei mesi caldi dell’estate. In autunno con la diminuzione della temperatura, la crescita rallenta fino a fermarsi del tutto alla fine di ottobre. A seconda delle specie la profondità d’impianto può variare da 15 a 200 centimetri. Il rizoma si ancora tenacemente alla terra del fondo e produce lunghi piccioli che terminano alla loro estremità con una foglia solitaria. Le foglie sommerse durante la crescita sono arrotolate a cornetto. I fiori, che possono raggiungere i 20 centimetri di diametro come nella Attraction, si aprono alle dieci del mattino e si chiudono alle cinque del pomeriggio per tutta la stagione di fioritura che va da aprile a settembre. Dopo la fecondazione i petali e i sepali si chiudono per formare un frutto globoso e coriaceo che può contenere fino a 1500 semi. I frutti si staccano dopo la maturazione per svernare sul fondo del laghetto. In primavera i semi rimontano in superficie per essere dispersi dal vento e dagli uccelli acquatici. Ogni ninfea è in grado di coprire circa un metro quadrato. La limitazione delle foglie è un piccolo accorgimento che ci permetterà di ottenere una fioritura più abbondante.

A che profondità vanno piantate?

È importante rispettare le indicazioni tipiche di ogni specie. Una profondità di 60-80 centimetri, in ogni modo, soddisfa l’esigenza della maggior parte delle ninfee. Un’acqua poco profonda si riscalda rapidamente e favorisce una fioritura generosa e precoce. Nei piccoli laghetti scegliamo specie di sviluppo ridotto che si adattano a crescere anche in 15 centimetri. Nei grandi stagni scegliamo specie di grande sviluppo che sopportano profondità di 200 centimetri; teniamo presente che a questa profondità la fioritura diminuisce.

Quale tipo di terra usiamo?

Le ninfee amano terra comune da giardino, meglio se argillosa e un po’ limacciosa, ricca in sostanze organiche. Evitiamo l’aggiunta di stallatico, come molti suggeriscono, perché per osmosi sarebbe rilasciata nell’acqua una quantità così elevata di sostanze azotate da causare una crescita incontrollata di alghe. Qualora la terra utilizzata fosse eccessivamente povera usiamo del concime a lenta cessione bilanciato che sarà sistemato sul fondo del vaso.

In che modo piantiamo le ninfee?

Il rizoma va interrato fino al colletto fogliare, leggermente inclinato, in modo che la parte terminale tocchi la parete del vaso mentre l’apice di crescita possa svilupparsi verso il centro del vaso. Nei grandi stagni naturali le ninfee devono essere piantate direttamente nel limo del fondo. Se il livello dell’acqua non può essere abbassato, leghiamo una pietra al rizoma e gettiamolo nel punto dove desideriamo compaiano le ninfee. In un laghetto artificiale possiamo coltivarle nello stesso modo dopo aver preparato il fondo con venti centimetri di terra e cinque centimetri di sabbia. Altrimenti le coltiviamo in contenitori di plastica di almeno trenta centimetri di diametro. Questo metodo ci consente di controllare meglio la crescita delle piante e intervenire per la divisione al momento opportuno.

Piante ossigenanti

Queste piante, che vivono completamente sommerse, non sono spettacolari e neanche bellissime ma sicuramente le più utili. Presenti in una certa quantità assicurano un’acqua limpida. Le piante ossigenanti giocano un ruolo fondamentale nella vita di un laghetto. Esse liberano grosse quantità di ossigeno durante il giorno, elemento di vitale importanza per tutti gli organismi viventi dello stagno. Il loro numero deve essere proporzionato alla quantità d’acqua presente nel laghetto. Se fossero in quantità ridotta l’ossigeno sarebbe insufficiente, sarebbe favorita la crescita delle alghe e l’acqua diventerebbe verde. Se il loro numero fosse eccessivo potrebbero soffocare la crescita di altre piante. Sarà utile piantarle in vaso per evitare un’eccessiva proliferazione e invasione, difficile da contenere se venissero piantate in piena terra. Oltre ad ossigenare queste piante offrono un ottimo rifugio e alimento a tutti gli avannotti appena nati spesso facili prede dei pesci adulti.

Elodea canadensis (ossigenante)

Questa pianta perenne e rustica attecchisce facilmente sul fondo. Forma dei lunghi gambi che vengono a sfiorare la superficie. La sua crescita è rapida all’inizio della primavera, si stabilizza con l’avanzare della stagione. Per ridurre il suo volume, è sufficiente strappare dei ciuffi con le stesse mani. Pianta ossigenante molto efficace, si coltiva molto facilmente. Va piantata da 30 a 150 cm di profondità, meglio in vaso per controllare lo sviluppo.

Ceratophyllum demersum (ossigenante)

Eccellente pianta ossigenante. I suoi gambi producono numerose piccole foglie finemente divise; questo impedisce di oscurare il fondo del laghetto nonostante una vegetazione molto vigorosa. Può essere piantata in vaso oppure essere lasciata galleggiare liberamente.

Hippuris vulgaris (ossigenante)

Piantata in profondità, resta totalmente sommersa. Nelle acque poco profonde, i gambi si alzano fino a 40 cm. al disopra della superficie per formare dei piccoli abeti. Possiede un buon potere ossigenante.

Piante galleggianti

Sembra che vivano di acqua fresca. Alcune sono delle “pesti”, a causa del loro eccessivo sviluppo, altre dei gioielli, per la loro stranezza, ma tutte sono estremamente utili nel pulire l’acqua di un laghetto. Sono piante che fluttuano liberamente sul pelo dell’acqua. Le foglie sono strutturate in modo da contenere microbollicine d’aria che permettono alla pianta di galleggiare. Producono masse di radici che crescono sott’acqua ed assorbono i sali minerali sciolti in essa. Per questo motivo sono utilissime come depuratori biologici, riducendo l’inquinamento organico ed evitando l’intorpidimento dell’acqua. Alcune sono tropicali e non sopportano i rigori invernali delle nostre latitudini. Se si vogliono conservare per l’anno successivo, nel mese di ottobre devono essere ritirate in una serra riscaldata oppure in casa. È sufficiente utilizzare un piccolo contenitore di plastica; si ricopre il fondo con un centimetro di limo recuperato nel laghetto ricoprendolo con della sabbia, si riempie di acqua del laghetto e si sistema davanti ad una finestra in piena luce. Ogni quindici giorni va utilizzato un concime liquido bilanciato.

Piante galleggianti rustiche

Lemna minor o lenticchia d’acqua. È molto invadente arrivando a ricoprire tutto lo specchio d’acqua sottraendo luce alle piante ossigenanti. Viene mangiata facilmente dai pesci. Trapa natans o castagna d’acqua. Molto bella per le sue foglie romboidali di un verde smeraldo inizia a produrre a fine estate dei semi grandi come una castagna muniti di spine dure e acuminate. Quando prima dell’inverno la pianta muore le “castagne” precipitano sul fondo. In primavera germogliano formando le nuove piantine su un lungo stelo che cresce fino alla superficie.

Stratiotes aloides o ananas d’acqua. In inverno si posa sul fondo per svernare. In primavera rimonta in superficie. Forma delle colonie per moltiplicazione vegetativa. Produce dei bei fiori bianchi da maggio a luglio.

Piante galleggianti tropicali

Eichornia crassipes o giacinto d’acqua. È una pianta molto bella che produce un magnifico fiore blu malva da luglio a settembre. È composta di una rosetta di foglie il cui picciolo è ingrossato a pallina conferendole un aspetto molto curioso. Per la sua invadenza, in un laghetto sono necessarie poche piantine.

Pistia stratiotes o lattuga d’acqua

Le foglie spesse e di un verde chiaro disposte a rosetta ricordano vagamente un ceppo di lattuga. Le sue radici molto sviluppate sono utilizzate dagli avannotti come rifugio. È molto invadente.

Piante palustri

Le loro foglie e i loro fiori si sviluppano liberi nell’aria, ma le radici crescono in acqua e non tollerano terreni asciutti. Le piante palustri popolano quella zona che unisce la terra all’acqua. In un laghetto naturale la loro sistemazione è semplice potendo piantarle direttamente nel limo del fondo in prossimità della riva alla profondità desiderata. In un laghetto artificiale queste piante vanno sistemate lungo i bordi. Un muretto di mattoni o delle pietre appoggiate sul fondo possono essere utili a contenere la terra evitando che frani verso il basso. La maggior parte di queste piante possiede un gran vigore e negli stagni medio piccoli andrebbero piantate in vaso per controllare la loro crescita, tagliando regolarmente le radici e dividendole ogni due o tre anni. Se non sono stati previsti al momento della costruzione del laghetto livelli di diversa profondità occorre spesso rare con mattoni i vasi in modo da alzarli fin sotto il pelo dell’acqua. Nella scelta del numero vale la regola di evitare una mescolanza eccessiva di specie diverse. Meglio un numero ristretto di varietà con numerosi esemplari per ogni gruppo.

Houttuynia cordata

Eccellente tappezzante. Ideale per mascherare le rocce usate per coprire i bordi del telo. Foglie e fiori profumano di mandarino acerbo. Cresce in qualsiasi posizione.

Butomus umbellatus

Spicca per le sue infiorescenze che culminano con una cinquantina di fiori rosa raggruppati ad ombrello. Forma rapidamente delle colonie se il terreno è molto ricco in sostanze nutritive. Ama posizioni soleggiate.

Scirpus tabernaemontani

Forma delle fitte colonie di steli tubolari alti fino ad un metro e mezzo che oscillano ai colpi di vento. La varietà “Zebrinus” è variegata orizzontalmente con strisce bianche e verdi, quella “Albescens” è variegata verticalmente di giallo e verde. Crescono bene anche in mezz’ombra.

Sagittraria sagittifolia

è una pianta in grado di adattarsi a vivere in tutte le posizioni modificando la forma delle foglie secondo la profondità d’impianto. Se piantata sul fondo produce foglie nastriformi. A pelo acqua diventano lanceolate. Quando la pianta si trova sul bordo produce foglie nettamente sagittate.

Lysimachia punctata

Facile da coltivare, la Lysimachia cresce rapidamente, qualunque sia il terreno o l’esposizione. I fiori, a forma di campanelle gialle, sono raggruppati in spighe. La pianta raggiunge un’altezza che varia dai 60 a 120 cm. Va piantata ad una profondità di 10 cm. in ragione di sei piante al mq.

Glyceria maxima ‘Variegata’

Questa bella graminacea è ideale per popolare il bordo delle vasche. Con le sue foglie variegate molto lunghe, che si muovono ad ogni colpo di vento, anima la sponda del laghetto. Il suo sistema radicale è benefico per la solidità degli argini. Può essere piantata fino a 50 cm. di profondità, in ragione di 10 piante al mq. Nelle piccole vasche è meglio piantarla in cesto.

Equisetum hiemale

Gli equiseti sono molto temuti nei giardini, trovano però il loro posto ideale nei laghetti. I loro steli, molto attraenti, raggiungono un’altezza di 120 centimetri e restano verdi per tutto l’inverno mentre intorno ad essi, la maggior parte delle piante d’acqua spariscono.

Iris acquatici

Non devono mai mancare ai bordi di un laghetto. I loro fiori sono splendidi, anche se poco duraturi, e le loro foglie lineari e verticali contrastano col piano orizzontale dell’acqua. Si devono suddividere in due gruppi: Iris acquatici possono vivere nell’acqua tutto l’anno come i generi ‘Laevigata’, ‘Pseudacorus’, ‘Versicolor’, ‘Setosa’ e ‘Luisiana’. Iris palustri non amano avere i piedi nell’acqua anche durante il riposo invernale come i generi ‘Ensata’ e ‘Sibirica’.

Orontium aquaticum

I fiori dell’orontium assomigliano a grossi fiammiferi o a candele accese sull’acqua con l’estremità gialla ed il lungo gambo. Una fioritura molto insolita. Per apprezzarla, a partire dal mese di marzo, è meglio piantarla al bordo della vasca. La pianta forma un ciuffo molto denso di foglie lanceolate di un verde azzurrognolo. Raggiunge 45 cm. di altezza e ne occorrono sei al mq.

Juncus effusus

I giunchi sono piante perenni e rustiche, hanno dei gambi e delle foglie cilindriche. I loro frutti bruni sono interessanti come nel Juncus ensifolius. Certe varietà possono raggiungere 1.5 m di altezza. Il Juncus effusus ‘Spiralis’ è molto decorativo con le sue foglie a spirale. Bisogna piantarle molto vicine per ottenere dei ciuffi densi, più piacevoli all’occhio.

Primule palustri

Tra tutte le primule perenni per terreni umidi, quelle raggruppate sotto la denominazione di ‘Primule candelabre’ sono di certo le più spettacolari. Producono dei gambi floreali alti da 40 a 90 cm. sui quali ad intervalli regolari sbocciano dei fiori di diverse colorazioni. Tra le più consigliate: Primula japonica (rosa, rossa o bianca), Primula bulleyana (giallo ed arancio), Primula beesiana (rosa magenta), Primula florindae (gialla). Vanno piantate a raso acqua.

Mentha cervina

Le mente sono delle piante perenni, rustiche e mellifere. Esistono più di mille varietà di cui certe prosperano in acqua poco profonda. È meglio coltivarle in vaso per controllare l’espansione delle loro radici molto vigorose.

Thalia dealbata

Questa bella pianta rustica di origine subtropicale possiede delle foglie ovali solitarie verde glauco, con portamento orizzontale su dei lunghi gambi alla fine dei quali si sviluppa una spiga di fiori viola. Per il suo profilo elegante è una pianta preziosa per realizzare uno scenario esotico. Non sopporta il gelo ma è sufficiente posizionare il ceppo sotto la linea di congelamento.

Pontederia cordata

È una pianta molto utilizzata nell’arredamento di un laghetto. Le sue foglie lanceolate sono molto decorative e molto apprezzati sono i suoi fiori blu lilla che sbocciano in estate, quando non ci sono altre piante fiorite. Ama posizioni soleggiate. Raggiunge un’altezza di 90 cm. e per apprezzare appieno il suo portamento è necessario piantarla a gruppi liberamente o in grossi vasi.

Leggi le risposte dell'esperto alle domande sulle PIANTE ACQUATICHE.

Il Fior di Loto: simbolo della purezza

Conosciuti fin dall’antichità, i loti fanno parte delle più vecchie piante coltivate. Il contenuto simbolico di questa pianta è estremamente potente nella religione buddista. Nei templi spesso ci sono vasche piene di loto. Budda è rappresentato seduto su un fiore di loto che rappresenta la purezza uscita delle acque fangose. I nelumbi, nei paesi asiatici, sono coltivati anche a scopo alimentare. Di esso tutto viene consumato. I semi sono arrostiti, i rizomi sostituiscono le nostre care patate e le giovani foglie, quando sono ancora avvolte su se stesse, servono a fare delle eccellenti minestre. Pare che niente vale una buona zuppa di foglie di loto per passare una notte pacifica. I vietnamiti danno spesso ai loro bambini, un po’ agitati, un seme di loto prima di andare a letto con effetto sorprendente. I cinesi coltivano una varietà di loto con rizomi più tarchiato e gli internodi ravvicinati a scopo puramente alimentare. I loti sono originari delle Indie, delle rive del Volga, dell’Australia del nord e dell’America del nord. Invece, la loro presenza sui bordi del Nilo è dovuta ad un intervento umano verso il 500 avanti Cristo. Il loto del Nilo esiste, ma non è un nelumbo, bensì una ninfea blu, la Nymphaea coerulea endemica del fiume. È una rara ninfea botanica tropicale, che spesso si trova raffigurata negli affreschi dei templi egiziani. Sebbene molto differenti dal punto di vista morfologico e vegetativo, i loti appartengono alla famiglia delle Nymphaeaceae, anche se alcuni autori a tutt’oggi, continuano a inserire i loti nella famiglia delle Nelumbonaceae. La vegetazione di queste piante è straordinaria. Solo le prime foglie, come le ninfee, fluttuano sull’acqua, mentre tutte le altre svettano verso il cielo. Le varietà più grandi raggiungono l’altezza di 180 cm. Le foglie di forma piatta o leggermente a imbuto, di colore verde scuro, verde azzurrognolo o verde bronzo sono sorrette da peduncoli leggermente spinosi. I fiori emergono dal fogliame per sbocciare in pieno sole. I rizomi a forma di banana, di colore bianco, sono percorsi, all’interno, da canali. Quando si sviluppano producono un lunghissimo stolone che a livello dei nodi dà origine a rizomi secondari. Esistono solamente due specie botaniche di loto: Nelumbo lutea, originario degli Stati Uniti, e Nelumbo nucifera, originario delle Indie. Latour Marliac fu il primo ibridatore ad ottenere un ibrido di loto: il Nelumbo ‘Flavescens’. In America sono stati ottenuti decine di cultivar da numerosi sono ibridatori. Quasi 300 sono i cultivar che i Cinesi hanno ottenuto negli ultimi vent’anni. La maggior parte sono di piccole dimensioni.

LOTI NEL GIARDINO ACQUATICO

I loti sono di un grande interesse decorativo. La loro presenza dona una nota esotica a tutto lo specchio d’acqua. Ai bordi o nel mezzo dello specchio di acqua, crescono con rigogliosità tipica delle piante tropicali ma senza avere la loro fragilità. Solo la Victoria regia gli tiene testa. Quando si ha la fortuna di potere far coabitare le due specie nella stessa vasca, si ha l’impressione di essere nel paese delle mille e una notte.

COLTURA E MANTENIMENTO

La coltura dei loti non presenta difficoltà particolari se vengono seguiti questi semplici consigli. I loti desiderano una zona soleggiata dalla mattina alla sera affinché l’acqua possa raggiungere la temperatura di 25 gradi a mano a mano che la stagione procede, condizione primaria per stimolare la fioritura. Una fertilizzazione sostenuta è presupposto di una vegetazione rigogliosa. Bisogna tener presente che i loti sono capaci di produrre stoloni lunghi più di sei metri in un anno. I rizomi dell’anno precedente vanno a morire per alimentare la vegetazione e la fioritura futura e nello stesso tempo devono trovare abbastanza risorse per rifare i rizomi dell’anno futuro. Queste piante devono essere coltivate o in mastelli chiusi o in settori del vostro laghetto isolati dal resto dello stagno. In ogni caso, se non volete che il vostro giardino acquatico diventi una foresta vergine, dovete imperativamente sbarrare l’avanzamento delle radici. Lo spazio ideale per poter apprezzare questa pianta dovrebbe essere di 2 mq di superficie per 60 cm di profondità, di cui 40 cm riempiti con substrato e 20 cm. di acqua. Per inserire senza difficoltà il concime in primavera, è necessario aspettare la comparsa delle prime foglie galleggianti, quindi si avvolge il concime in un foglio di carta giornale, si praticano dei buchi con l’aiuto di un bastone e si introducono queste caramelle nei fori richiudendoli subito dopo. Il metodo è semplice ed efficace quando non si può abbassare il livello dell’acqua e il giornale si degrada velocemente. Per una prima piantagione, il concime sarà nascostosotto tutta la superficie poi si traccerà un solco della forma e della taglia del rizoma con una profondità uguale a tre volte lo spessore di questo, si poserà una dose di concime (50g) si ricoprirà poi leggermente di sostrato. Si depositerà il loto in questo scavo, si seppellirà il loto prendendo cura di lasciare liberi gli apici di crescita dal suolo; soprattutto non bisogna schiacciare il sostrato perché la pianta è molto fragile come il vetro, infine si metterà una pietra piatta di traverso sul rizoma per zavorrarlo e si procederà al riempimento con l’acqua senza provocare turbolenze.

Ninfee tropicali e Fior di Loto

Le ninfee tropicali sono ancora più spettacolari di quelle rustiche perché i loro fiori sono grandi, sono emergenti, sono molto profumati ma soprattutto posseggono un colore inesistente tra le rustiche: il blu. I loro paesi d’origine sono l’Australia, l’Estremo Oriente, l’Africa, il Sud dell’America. In questi paesi esse popolano le acque stagnanti e i corsi d’acqua lenti. Il numero delle specie di ninfee tropicali è notevolmente superiore a quello delle ninfee rustiche. I fiori di tutte le ninfee tropicali si alzano sul pelo dell’acqua di circa venti centimetri e sono prodotti in gran quantità. Le foglie sono più grandi e più decorative perché sovente sono colorate, sono venate di porpora e dentellate sui bordi. Nel Nord dell’Europa si coltivano esclusivamente nelle serre riscaldate o nei giardini d’inverno. Da noi possono essere coltivate all’esterno d’estate ed essere protette nei mesi invernali. I sacrifici che si devono fare nel conservare d’inverno queste ninfee sono largamente compensati da due caratteristiche uniche: solo tra le ninfee tropicali esistono varietà con fiori blu e alcune specie fioriscono di notte.

CURA E MANTENIMENTO

La maggior parte di queste ninfee sono delle piante bulbose e sono di coltivazione relativamente facile a condizione, tuttavia, di soddisfare alcune esigenze indispensabili alla loro vegetazione.

  1. il substrato deve essere ricco di sostanza organica e composto di terra argillosa mista a sabbia.
  2. il bulbo deve essere piantato ad una profondità non superiore ai trenta centimetri.
  3. la temperatura dell’acqua deve essere di almeno venticinque gradi. Nel nord dell’Italia questa temperatura si raggiunge tranquillamente nel mese di giugno.
  4. le ninfee tropicali hanno bisogno di moltissima luce per svilupparsi; devono essere piantate assolutamente al sole.
  5. è necessario limitare il numero delle foglie per stimolare la pianta a produrre più fiori.
  6. i bulbi di queste piante devono essere ritirati prima delle gelate autunnali. Possono essere conservati in sabbia umida e riposti in un locale con una temperatura media di dieci gradi. Se malauguratamente il bulbo viene colpito dal gelo la ninfea è persa.
  7. nel corso del periodo vegetativo devono essere concimate una volta al mese con un concime bilanciato a lenta cessione.

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Piante galleggianti: fondamentali per la fitodepurazione naturale!

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Questo articolo è stato scritto da Gianni_Ricci

Gianni_Ricci

Gianni Ricci, da sempre amante dell'acqua e di ciò che rappresenta per la vita di flora e fauna, ha dedicato la sua vita allo studio delle varietà di piante e animali acquatiche.

Il punto di forza della sua azienda agricola "Eta Beta", è proprio la produzione di piante acquatiche, tra cui ninfee, iris, acquatici e palustri, insieme alla collezione di fiori di loto e a tantissime altre piante, non solo di alto valore estetico, ma anche funzionali per l'ambiente naturale che le ospita; tantissime di quelle coltivate, infatti, hanno capacità depurative dell'acqua dalla presenza di sostanze inquinanti.

In mezzo a tutta questa vegetazione, trovano il loro abitat ideale tante specie animali, come pesci rossi, molluschi, rane e tartarughe. 

Il vivaio di Gianni permette quindi una completa esperienza del mondo naturale, a contatto con piante ed animali che normalmente non si vedrebbero con così tanta facilità e da così vicino; per queste ragioni sono un patrimonio importante, da visitare per chi ne ha l'opportunità.

Az. Agricola Eta Beta

Cascina Gualina, 24
Conzano (AL) 15030
Piemonte
349 7523198
www.etabeta-ninfee.it