chiudi X
chiudi X
Elaborazione della richiesta in corso. Si prega di attendere.
Portale del Verde
 
 

Cure colturali agli ortaggi

Cure colturali agli ortaggi

1. Introduzione

Vengono definite cure colturali, quelle operazioni agronomiche sul terreno o sulla pianta eseguite a mano o con l'ausilio di utensili e/o macchine operatrici, allo scopo quello di preparare e/o rendere migliore lo stato di abitabilità e crescita degli ortaggi.
Queste operazioni, servono quindi a creare un buon equilibrio tra la pianta, e:

  1. Aria
  2. Acqua
  3. Terreno

Gli scopi principali di tali operazioni colturali, sono:

  • Aumento della sofficità del suolo
    Un terreno più soffice, è meno tenace  e compatto, quindi presenta le condizioni ideali, al fine di permettere un migliore sviluppo delle radici e una successiva esecuzione di altre operazioni agronomiche.
  • Aumento della permeabilità
    Un terreno più permeabile, favorisce una migliore infiltrazione dell'acqua ed è meno soggetto ai ristagni idrici.
  • Preparazione del letto di semina
    L'accurato sminuzzamento delle zolle, crea un ambiente adatto ad ospitare il seme di modo che le particelle di terreno vi aderiscano meglio, al fine di favorire la germinazione.

Queste operazioni colturali, possono essere eseguite come:

  • Lavorazioni complementari di preparazione del terreno
  • Lavorazioni di coltivazione

2. Lavorazioni complementari di preparazione del terreno

Le lavorazioni complementari di preparazione del terreno, hanno come scopo quello di migliorare il grado di ospitalità della semente, creando al tempo stesso un ambiente favorevole alla crescita delle piantine.
Tra le più importanti operazioni agronomiche di preparazione del terreno, ricordiamo:

  1. Pulizia del terreno
  2. Vangatura
  3. Rastrellatura
  4. Fresatura
  5. Estirpatura
  6. Erpicatura

2.1) Pulizia del terreno

E' considerata la prima operazione colturale di preparazione del suolo per evitare l'abbandono dell'orto stesso. Questa pratica consiste, nel rimuovere tutti i residui delle colture precedenti compresi i loro apparati radicali, attraverso l'impiego di una semplice vanga o mediante l'impiego di un estirpatore meccanico.
I residui di vegetazione, possono avere tre diverse destinazioni:

  1. Si possono bruciare dopo averli lasciati seccare sul terreno e, meglio, se sopra una lamiera tenuta sollevata da terra dopo che questa è stato ben irrigata con l'acqua.
  2. Si possono immettere in una compostiera, ma solo se sono sani e non attaccati da parassiti e marciumi.
    Le erbe infestanti possono essere inserite all'interno della compostiera, solo se giovani e non quando sono andate seme, perché esistono semi di infestanti, capaci di mantenere la loro capacità germinativa anche dopo un accurato processo fermentativo.
  3. Se vi sono frutti andati incontro a marcescenza, oppure parti di piante malate, devono essere interrati in una buca dopo averli coperti con terra, uno strato di calce, e ancora terra.

L'operazione di pulizia del terreno, viene eseguita alla fine dell'estate o comunque dopo aver raccolto la produzione della coltura precedente.
Si consiglia di non interrare direttamente i residui colturali nel terreno, perché questi rappresentano fonte di nutrimento alle piante che seguono solo dopo un periodo di trasformazione e degradazione in sostanza organica.

2.2) Vangatura

Lo scopo della vangatura è smuovere il terreno ad una certa profondità, al fine di restituirgli e conferirgli quella sofficità che è stata perduta durante l’anno di coltivazione della coltura precedente.

Se osserviamo infatti un terreno appena vangato, si potrà notare che rimane più alto di quello non lavorato. Questo perché abbiamo donato di nuovo ad esso una struttura porosa ricca di spazi vuoti dove potrà circolare acqua e aria.

La vangatura va eseguita ad una profondità media variabile da 20 a 40 cm a seconda della coltura che dovrà essere ospitata. Al tal proposito, ricordiamo che la profondità con cui viene eseguita questa operazione, non deve essere troppo eccessiva al fine di evitare di portare in superficie uno strato di terreno inerte e povero di nutrimento minerale ed organico.

Si dovranno smuovere a questo scopo piccole fette di terreno avendo cura di rivoltarle bene.
Le pareti dello scavo devono essere verticali. Per ottenere ciò, la vanga va conficcata ad angolo retto nel terreno e poi fatta ruotare in maniera di portarsi in posizione parallela. Quando si è completato tutto il lato del terreno, si procede con un altro scavo e si getta la terra in quello precedente, integrandola eventualmente con uno spandimento di letame e/o terriccio.

Per eseguire accuratamente la vangatura, il terreno dovrà essere ne troppo secco per evitare la fatica e lo sbriciolamento delle zolle e ne troppo bagnato per evitare di indurre un peggioramento della sua struttura.
Queste operazione, è necessaria eseguirla preferibilmente in autunno anche quando la pianta viene seminata o trapiantata in primavera. In questo modo il suolo, rimarrà esposto meglio all'azione del gelo e del disgelo che favorirà il miglioramento della sua struttura.

2.3) Rastrellatura

E’ quella operazione colturale che segue la vangatura ed eventualmente la fresatura.

Lo scopo di questo lavorazione, è quello di rompere le zolle di terra laddove non sia stato fatto precedentemente attraverso la fresatura.
Per questa operazione si utilizza, un rastrello con denti lunghi o una forca rampinata.

Una volta rotte le zolle si passerà ad una seconda rastrellatura con un rastrello più piccolo per spianare la terra e ridare la forma alle aiuole.

La rastrellatura, viene eseguita anche dopo la semina per interrare i semi distribuiti ed evitare che vengano predati dagli uccelli o che si asciughino troppo all’aria.

In questo caso, è necessario eseguirla subito dopo la semina con movimenti delicati e su piccole porzioni di superficie per evitare di spostare i semi ed impedire delle nascite irregolari e non omogenee.

Si esegue con un rastrello possibilmente con denti in plastica.
La rastrellatura viene eseguita prima della semina e/o trapianto delle piantine, in modo da avere un terreno soffice e ben conformato.

2.4) Fresatura

Consiste nel sottoporre il terreno lasciato smosso dalla precedente vangatura e/o aratura meccanica, ad un elevato amminutamento, attraverso l’impiego di organi lavoranti dotati di utensili rigidi (zappatrice) o elastici (fresatrice, fresa o motocoltivatore).
La fresatura è un’operazione colturale che può sostituire l’aratura come lavoro principale, ma può essere effettuata anche come lavoro complementare di preparazione del letto di semina. L’operazione è particolarmente utile in terreni sciolti o di medio impasto.
I vantaggi sono:

  1. Prepara il terreno in un unico passaggio, operando anche su terreni con diversi strati e un tenore variabile d’umidità.
  2. Riduce le zolle del terreno, formando uno strato soffice e rimescolato.
  3. Interra i concimi, in particolare quelli organici.
  4. Sminuzza i residui colturali.
  5. Distrugge le erbe infestanti annuali.
  6. Può essere applicata anche in piccoli appezzamenti e in territori collinari.

Gli svantaggi, sono invece:

  1. Induce un’eccessiva polverizzazione delle zolle, con formazione della crosta superficiale e compatta nei terreni argillosi.
  2. Peggiora la struttura del suolo soprattutto nei terreni pesanti.
  3. Non può essere applicata nei terreni ricchi di scheletro.
  4. Offre una profondità di lavoro ridotta (15 – 20 cm), non sempre sufficiente per l’interramento di alcuni concimi (es. letame).
  5. Favorisce la diffusione delle infestanti perenni o poliennali, a causa della frammentazione degli organi di riproduzione (es. rizomi).
  6. Presenta dei costi di gestione e operativi elevati a causa della notevole usura degli organi lavoranti.
  7. Non sempre può sostituire adeguatamente i lavori di vangatura e aratura.

Questa operazione viene eseguita, subito dopo la vangatura e/o aratura del terreno, per le specie ortive che vengono seminate in autunno. Mentre per le altre specie, è bene eseguirla in primavera al fine di lasciare il terreno esposto all'azione degli agenti atmosferici durante l'inverno.

2.5) Estirpatura

E’ una lavorazione, che consiste nel passare sul terreno con una serie di organi lavoranti (estirpatori), muniti di bracci (rigidi o flessibili) che agendo a varie profondità favoriscono l’eliminazione delle erbe infestanti.
L’estirpatura, può essere eseguita:

  • Dopo l’aratura (come lavoro complementare).
  • Lontano dall’aratura (come lavoro di coltivazione).

Dopo l’aratura (come lavoro complementare), permette di:

  1. Uniformare il terreno in profondità.
  2. Ridurre le zolle di terreno.
  3. Facilitare gli scambi idrici e gassosi del suolo.

Lontano dall’aratura (come lavoro di coltivazione), permette invece di:

  1. Ripristinare la sofficità del suolo.
  2. Eliminare le erbe infestanti.

2.6) Erpicatura

E’ un’operazione superficiale di lavorazione del terreno (10 – 15 cm), che si effettua su terreni vangati e/o arati che hanno subito l’azione disgregante del gelo e delle piogge, per sminuzzare le zolle e preparare il letto di semina.
L’erpicatura viene eseguita tramite attrezzature meccaniche chiamati erpici, che possono essere:

  1. Erpici a denti rigidi
  2. Erpici a denti elastici
  3. Erpici rotanti
  4. Erpici oscillanti
  5. Erpici a dischi
  6. Erpici rotativi

Come lavoro complementare di preparazione, permette di:

  1. Sminuzzare e frantumare le zolle.
  2. Livellare il terreno.
  3. Interrare i concimi prima della semina.
  4. Eliminare le erbe infestanti su terreno nudo.

Come lavoro di coltivazione, permette invece di:

  1. Rompere la crosta superficiale.
  2. Interrare i semi distribuiti a mano.
  3. Interrare i concimi distribuiti in copertura.
  4. Eliminare le erbe infestanti sulle colture in atto.

3. Lavorazioni di coltivazione

Le lavorazioni di coltivazione, vengono eseguite periodicamente dopo la semina o il trapianto delle colture. Alcune di esse sono specifiche solo per alcune colture (es. patata e pomodoro).
Tra le più importanti, ricordiamo:

  1. Zappettatura
  2. Rullatura
  3. Sarchiatura
  4. Rincalzatura
  5. Messa a dimora dei tutori
  6. Legatura degli ortaggi

3.1 Zappettatura

La zappettatura, si esegue ricorrendo manualmente all'uso della zappa, su colture seminate a file dopo che queste sono germinate e hanno completato l'emergenza dal terreno.
Gli scopi principali di questa operazione, sono:

  1. Eliminare le eventuali erbe infestanti cresciute sul terreno.
  2. Rompere la crosta di terreno superficiale per arieggiare meglio il suolo.
  3. Interrompere il fenomeno della capillarità del terreno che porta in superficie l’acqua la quale poi si perde per evaporazione.

3.2. Rullatura

Questa operazione, viene eseguita subito dopo la semina al fine di far aderire la terra al seme, favorirne la germinazione e la successiva emissione delle radici.

Per fare questo si può utilizzare un rullo compatto, oppure un rullo da riempire con acqua per poterne meglio calibrare il peso.
In mancanza di un rullo e su piccole superfici, si può ottenere lo stesso effetto di compressione, battendo con forza il terreno con una vanga.

3.3. Sarchiatura

E’ un’operazione colturale di coltivazione, che consiste nello smuovere il terreno nella porzione libera dalle colture.
La sarchiatura può essere eseguita:

  • Manualmente.
  • Meccanicamente.

La sarchiatura manuale, viene eseguita con un semplice rastrello, mentre la sarchiatura meccanica, viene eseguita con strumenti formati da un telaio rigido alla quale sono applicati:

  1. Organi lavoranti fissi (es. lame e vomeri)
  2. Organi lavoranti rotanti (es. dischi)
  3. Piccole frese (sarchiatrici rotative)

La sarchiatura meccanica, si può eseguire solo quando la distanza tra le file delle colture è di circa 45 cm a una profondità di 2 - 6 cm, per non danneggiare le radici.
Questa operazione, può essere eseguita anche in estate su colture seminate a file.
La sarchiatura permette di:

  1. Distruggere le erbe infestanti (diserbo meccanico).
  2. Rompere la crosta superficiale nei terreni argillosi.
  3. Favorire la circolazione dell’aria nel terreno.
  4. Favorire la penetrazione dell’acqua di pioggia e/o irrigua.
  5. Impedire la perdita d’acqua per capillarità e migliorare la capacità di trattenere umidità nel suolo.
  6. Favorire l’interramento dei concimi.
  7. Agevolare la penetrazione del calore solare nel terreno in climi freddi.

3.4. Rincalzatura

E’ un’operazione colturale di coltivazione fatta su colture in atto coltivate preferibilmente a file e si esegue portando e/o addossando la terra alla base delle piante formando dei solchi.
Questa operazione, può essere eseguita:

  • Manualmente (con zappe su modeste superfici)
  • Meccanicamente (con macchine assolcatrici)

La rincalzatura permette di:

  1. Proteggere il colletto delle piante dal danno da parassiti o dal freddo e dalle brinate tardive (es. carciofo e patata).
  2. Evitare l’inverdimento delle patate.
  3. Favorire l’imbiancamento degli ortaggi (es. radicchio, finocchio, sedano e cardo).
  4. Eliminare le erbe infestanti.
  5. Migliorare lo sviluppo delle radici favorendo l’emissione di radici avventizie (es. mais e patata).
  6. Creare solchi per l'irrigazione (es. irrigazione per infiltrazione laterale).

3.5. Messa a dimora dei tutori

I tutori utilizzati in orticoltura, sono paletti in materiale plastico e/o di bambù che hanno la funzione di sostenere la coltura nel corso della sua coltivazione.
Un tutore solido deve essere interrato per almeno 25 cm, anche se tale profondità può essere ancora maggiore (es. 30 cm), soprattutto se il peso che dovrà sopportare sarà elevato e se l’altezza fuori da terra supera 1,50 m.

Per infiggere i tutori profondamente nel suolo a volte non basta la sola spinta manuale, ma è necessario ricorrere all'impiego di un martello di gomma e ad un asse di legno spesso circa 3 cm. L’asse andrà poi appoggiato sulla cima del tutore e il martello dovrà battere su questa. Così facendo si danneggerà meno la canna di bambù e se ne prolunga il suo uso nel tempo.
Necessitano di un sostegno tutte quelle colture ortive che per loro natura tendono ad arrampicarsi, come:

  1. Fagioli da sgranare
  2. Fagiolini rampicanti
  3. Piselli

I pomodori, pur non essendo piante rampicanti, devono essere sostenuti con un tutore, in particolare quelle varietà che presentano un accrescimento indeterminato e che continuano a svilupparsi in altezza.
Altre piante che richiedono tutori, sono:

  1. Melanzana
  2. Peperone
  3. Cetriolo

La zucca può essere fatta arrampicare su sostegni, meglio su strutture fisse come reti e pergolati. La zucchina in presenza del tutore migliora il prodotto, ma richiede più fatica.
E' necessario evitare di porre i tutori alle colture dopo aver trapiantato le piantine, perché questa operazione potrebbe danneggiare le radici.

3.6) Legatura degli ortaggi

Alcuni ortaggi dopo essere stati sostenuti attraverso l'uso di un tutore necessitano anche di una legatura. A questo scopo si possono usare legacci in plastica o in vimini facendo attenzione a non stringere troppo per permettere l’accrescimento del fusto della coltura.

In alcuni casi come per i piselli è necessaria anche porre una rete di sostegno.

4. Altre operazioni colturali

Tra le altre operazioni colturali da eseguire durante la presenza delle colture in atto, ricordiamo:

  1. Infrascatura
    Sostegno delle piante con paletti di legno o di plastica (es. pisello e fagiolo).
  2. Cimatura e scacchiatura
    Eliminazione delle vegetazione in eccesso a livello apicale e lungo il fusto (es. pomodoro, peperone, zucca, cocomero, melone).
  3. Sfemminellatura
    Eliminazione dei germogli ascellari in eccesso per favorire l’accrescimento e la maturazione dei frutti (es. pomodoro).
Ti è piaciuto e ti è stato utile questo articolo? Condividilo con i tuoi amici tramite i tasti social qui sotto. Aiuterai così il nostro portale a crescere!
Stampa la pagina Invia ad un amico

Questo articolo è stato scritto da Fabio_DiGioia

Fabio_DiGioia

Fabio Di Gioia è nato a Montelupo Fiorentino nel febbraio del 1980, da una famiglia caratterizzata da una lunga e radicata tradizione contadina. Esperto di recupero e valorizzazione delle varietà vegetali antiche.

Dal 2010 a oggi organizza corsi e seminari sulle buone pratiche di conservazione e coltivazione delle varietà antiche vegetali sia in ambito erbaceo e orticolo che arboreo e frutticolo.

Lo scopo principale del suo lavoro è quello principalmente di recuperare le varietà locali e poterle reinserire in un contesto agricolo e produttivo, verso tutti coloro come le aziende agricole credono sempre di più nelle potenzialità di questo settore.

Blog: fabio13280 - fabio13280.wordpress.com