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La consociazione degli ortaggi

La consociazione degli ortaggi

1. Definizione e tipologie

Con il termine di consociazione intendiamo, quella pratica agronomica che prevede la coltivazione di due o più specie colturali in contemporanea sullo stesso appezzamento di terreno.
Questa tecnica permette di valorizzare principalmente le complesse interazioni esistenti tra le piante a livello delle radici. Infatti, grazie alle particolari caratteristiche degli essudati radicali (es. resine e/o oli essenziali), alcune piante sono in grado di stimolare, o in qualche caso di reprimere, lo sviluppo delle specie vegetali che crescono nelle loro immediate vicinanze, di allontanare insetti dannosi o attrarre quelli utili.

Il principio della consociazione, è stato introdotto in agricoltura sulla base di quello che avviene in natura.
Infatti in natura, non esistono esempi di ambienti colturali in cui sia presente una sola specie vegetale. Da ciò si è visto che molte piante, anche coltivate, traggono un vantaggio nel crescere in un agroecosistema più complesso nel quale cioè siano allevate contemporaneamente due o più specie.
Non tutte le piante però sono tra loro consociabili. Tra di esse, infatti, si instaura spesso una competizione negativa mentre altre non traggono alcun vantaggio dall’essere consociate.

Si può parlare, pertanto, di veri e propri modelli di consociazione, frutto di prove sperimentali e di alcune esperienze che hanno portato con la pratica a verificarne o meno la loro validità.
La tecnica agronomica della consociazione a livello pratico, viene eseguita principalmente ricorrendo all’impiego di colture intercalari, ossia piante caratterizzate da un ciclo colturale molto breve e che possono essere coltivate una di seguito all'altra.

Negli ambienti temperati del Bacino del Mediterraneo con il passare del tempo, la consociazione era stata quasi abbandonata a causa dell’intensificazione colturale, della diffusione della monocoltura e dal suo scarso impiego a livello economico. Risulta tuttavia diffusa nei pascoli e prati polifiti caratterizzati da una coltivazione contemporanea di specie di piante appartenenti alle graminacee e leguminose.

Tuttavia in queste aree la tecnica della consociazione è ritornata di nuovo in auge grazie ai notevoli benefici che sia il terreno che le piante ne possono trarre, ma anche grazie alla diffusione sempre più sistematica soprattutto a livello familiare dell’orto sinergico.
La consociazione è invece una pratica agronomica molto diffusa ancora, negli ambienti colturali aridi e semiaridi come nelle zone desertiche e tropicali.

In base al tipo di pianta che viene coltivata, le consociazioni possono essere:

  • Erbacee e ortive: Es. frumento e segale, patata e pomodoro ecc. La consociazione erbacea più diffusa è quella che avviene tra le piante appartenenti alla famiglia delle graminacee (es. frumento) con quelle appartenenti alla famiglia delle leguminose (es. erba medica).
     
  • Arboree: Es. vite e olivo oppure melo e pero.
     
  • Miste: Colture erbacee con colture arboree (es. vite o olivo con colture da foraggio come erba medica o trifoglio.). Le consociazioni miste non debbono essere confuse con le colture promiscue ossia specie arboree coltivate in appezzamenti distinti tra loro da quelli destinati alle colture erbacee e presenti nelle sistemazioni idraulico – agrarie di pianura a cavalletto, a piantata e a rivale.

In base invece alla durata, le consociazioni possono essere:

  • Permanenti: Se la consociazione riguarda tutto il ciclo colturale della pianta.
     
  • Temporanee: Se la consociazione riguarda solo una parte del ciclo colturale della pianta.
     
  • Artificiali: Se messe in atto dall’uomo.

Affinché però la consociazione tra più specie possa essere eseguita nel migliore dei modi, è necessario che:

  • Ci sia una reciproca tolleranza tra le piante.
  • Assenza di antagonismo nelle esigenze nutritive delle varie specie.
  • Possibilità di eseguire le varie pratiche colturali per ciascuna specie consociata senza gravi limitazioni d’impiego.

2. Scopi della consociazione

La consociazione di più specie vegetali nello stesso terreno, si prefigge i seguenti scopi:

  1. Ottenere un maggior reddito per unità di superficie. Per esempio nelle colture da ortaggio, la consociazione temporanea è una pratica molto adottata.
  2. Migliorare la produzione sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo (es. prati polifiti con consociazione di veccia e avena).
  3. Risparmiare il tempo di coltivazione, seminando la pianta da consociare quando la prima coltura ha quasi concluso il suo ciclo colturale (es. patata e pomodoro, carota e mais, pomodoro e lattuga ecc.).
  4. Ottenere un primo prodotto, in attesa di quello che fornirà la coltura principale (es. piante da frutto e colture erbacee nei primi anni d’impianto del frutteto).
  5. Proteggere una coltura con un’altra (es. avena, orzo e segale assieme alla veccia oppure piante frangivento a difesa dei fruttiferi).
  6. Assicurare la fecondazione incrociata soprattutto nei frutteti grazie all’azione attraente delle api dovuta alla presenza di piante erbacee.

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3. Effetti della consociazione

La consociazione tra varie specie di piante, produce una serie di vantaggi diretti e indiretti a carico dell’ecosistema, che possono riguardare sia il terreno che la coltura.

3.1. Effetti a carico del terreno

  • Migliore sfruttamento dei vari strati di suolo: Si ottiene consociando piante con apparati radicali a diversa profondità. Un esempio è dato dalla consociazione carota + cipolla.
     
  • Ottimizzazione dello spazio: Si verifica consociando colture a ciclo breve con altre a ciclo lungo. Il terreno utilizzato al meglio risulta, quindi, sfruttato in maniera più equilibrata, maggiormente coperto di vegetazione e perciò meno soggetto ad un'infestazione massiccia di malerbe o a fenomeni erosivi.
     
  • Protezione del terreno da fenomeni erosivi: In molti casi la consociazione permette di lasciare coperto il terreno per un periodo abbastanza lungo e pertanto la massa verde lo protegge da fenomeni erosivi ad opera soprattutto delle piogge invernali.

3.2. Effetti a carico della coltura

  • Interazione positiva tra apparati radicali: Molte piante hanno la capacità di produrre essudati radicali che possono interagire, direttamente o indirettamente, sulla crescita e lo sviluppo delle altre colture. Della presenza di tali sostanze se ne avvantaggia anche la fertilità del terreno. Un esempio di questo fenomeno è dato dalla consociazione tra sedano e pomodoro ma anche da spinacio e altri ortaggi.
     
  • Possibilità di far utilizzare subito ad altre piante la capacità delle leguminose di fissare l’azoto atmosferico: Si ottiene, naturalmente, consociando ortaggi come il fagiolo, il pisello, la fava, il cece ad altri ortaggi.
     
  • Protezione delle piante dai parassiti: Alcune piante emettono sostanze che hanno un’azione repellente nei confronti di insetti dannosi per altre specie. Un esempio di questo fenomeno è dato dalla consociazione tra carota e cipolla. La mosca della carota, la cui larva distrugge le radici, viene allontanata dall’odore delle cipolle e non depone più le sue uova sul colletto della carota. Allo stesso modo, la mosca della cipolla, le cui larve entrano nel bulbo di questo ortaggio e la trasformano rapidamente in una massa marcescente e maleodorante, evita le aiuole in cui crescono le carote. Un fenomeno analogo avviene nella consociazione tra porro e carota.
     
  • Protezione delle piante dagli agenti atmosferici: È un fenomeno particolarmente importante nel meridione dove la forte radiazione solare e il calore intenso possono arrecare danni ad alcune colture. Consociando per esempio colture a taglia bassa con altre a taglia alta, è possibile che le prime si avvantaggino dell’ombreggiamento determinato dalle seconde. Per esempio, il cetriolo allevato su sostegno può ombreggiare il pomodoro facendo in modo che i frutti di quest’ultimo non siano scottati dal sole.

4. Tipi di consociazione praticate in Italia

Le più importanti, sono:

  1. Erbai polifiti: Leguminose/graminacee (es. mais/fagiolo dall’occhio o sorgo/veccia).
  2. Prati polifiti
  3. Frumento/foraggere
  4. Pomodoro da mensa/cavolfiore: Il cavolfiore vene trapiantato in agosto.
  5. Peperone/cavolo broccolo: Il cavolo broccolo viene trapiantato a luglio e raccolto in autunno.
  6. Patata precoce/mais: La patata si semina a fine febbraio.
  7. Cipolla/carota: La cipolla si semina a marzo e si raccoglie in agosto, mentre la carota si semina a giugno e si raccoglie alla fine di ottobre.
  8. Frumento/cavolfiore: Il cavolfiore si trapianta in agosto e si raccoglie tra gennaio e febbraio.
  9. Pomodoro/fagiolo: Il pomodoro si semina all’inizio di marzo, mentre il fagiolo si semina nello stesso mese e si raccoglie a giugno.

5. Consociazioni di specie erbacee e ortive

Sono le consociazioni maggiormente adottate e allo stesso tempo diffuse nei nostri ambienti a clima temperato, soprattutto per quanto riguarda la loro azione repellente nei confronti dei parassiti e degli effetti che producono a livello dell’agroecosistema.

5.1. Piante ad azione repellente

Di seguito vengono riportati degli esempi di associazioni vegetali di piante ad azione repellente nei confronti di alcuni parassiti, indicando anche la specie che viene difesa.

  • Rosmarino/issopo/timo/menta/assenzio/salvia: Proteggono le varie specie di cavolo dall’attacco della cavolaia (Pieris brassicae).
  • Santoreggia/pomodoro: Proteggono il fagiolo dall’attacco della mosca dei semi (Delia platura).
  • Lino/fagiolo nano/petunia: Proteggono la patata dall’attacco della dorifora della patata (Leptinotarsa decemlineata).
  • Tagete: Protegge le leguminose (es. fava e fagiolo) dall’attacco del tonchio (Acanthoscelides obetectus).
  • Avena/pomodoro/frumento: Proteggono l’asparago dall’attacco della mosca del cavolfiore (Delia radicum).
  • Spinacio/lattuga: Proteggono la bietola dall’attacco dell’altica della barbabietola (Chaetocnema tibialis).
  • Porro/cipolla/aglio: Proteggono la carota dall’attacco della mosca del cavolfiore (Delia radicum).
  • Pomodoro/trifoglio: Proteggono le varie specie di cavolo dall’attacco della mosca del cavolfiore (Delia radicum).
  • Sedano/carota: Proteggono la cipolla dall’attacco della mosca della cipolla (Delia antiqua).
  • Canapa: Protegge la patata dall’attacco del grillotalpa (Gryllotalpa gryllotalpa).
  • Porro/cipolla/aglio: Proteggono il sedano dall’attacco della mosca del cavolfiore (Delia radicum).
  • Porro/cavolfiore: Proteggono il sedano dalla septoriosi del sedano (Septoria apiicola).

5.2. Effetti delle erbe aromatiche

Alcune piante aromatiche consociate assieme agli ortaggi, producono dei benefici positivi alle colture erbacee non solo allontanandone i parassiti ma anche donando loro delle caratteristiche organolettiche e qualitative migliori.

  • Abrotano: Seminato qua e là nell’orto e consociato con il cavolo, ne migliora il gusto e lo sviluppo e tiene lontana la cavolaia (Pieris brassicae).
  • Achillea: Piantata come bordura, sui sentieri e vicino alle erbe aromatiche aumenta la produzione di oli essenziali.
  • Aglio: Contribuisce alla crescita e alla salute di rose e lamponi.
  • Aneto: Si pianta insieme al cavolo, non ama le carote.
  • Assenzio: Piantato come bordura tiene lontani gli animali dall’orto, ma la sua vicinanza non fa bene a nessuna pianta. Per questo va tenuto lontano dalle specie coltivate.
  • Basilico: Si pianta assieme ai pomodori dei quali ne migliora il gusto e lo sviluppo. Respinge mosche e zanzare. Non può stare vicino alla pianta della ruta.
  • Camomilla: è ottima se consociata con cavoli e cipolle, dei quali ne migliora il gusto e lo sviluppo.
  • Cerfoglio:  è consociabile ai ravanelli dei quali ne migliora lo sviluppo e il sapore.
  • Cumino: Da seminare qua e là nell’orto, migliora le proprietà fisiche del terreno (tessitura e struttura).
  • Dragoncello: Da seminare in tutto l’orto.
  • Erba cipollina: E’ consociabile assieme alle carote delle quali ne migliora il gusto e lo sviluppo.
  • Finocchio selvatico: Va tenuto lontano dall’orto, perché la maggior parte delle piante ortive non ne apprezza la consociazione.
  • Issopo: Tiene lontana la cavolaia (Pieris brassicae). Si consocia bene ai cavoli e alla vite, ma non ama i ravanelli.
  • Lamio bianco: E’ consociabile con le patate, dalle quali tiene lontani gli insetti.
  • Levistico: Seminato qua e là nell’orto, migliora il gusto e la robustezza delle piante.
  • Lino: Consociato alle carote e alle patate ne migliora il gusto e lo sviluppo e tiene lontano la dorifora delle patata (Leptinotarsa decemlineata).
  • Maggiorana: Migliora il profumo delle piante.
  • Melissa: Migliora il sapore e lo sviluppo dei pomodori.
  • Menta: Migliora il gusto e lo sviluppo di cavoli e pomodori e tiene lontana la cavolaia (Pieris brassicae).
  • Mentuccia: Tiene lontana l’altica della barbabietola (Chaetocnema tibialis).
  • Nasturtium: E’ una pianta ornamentale, molto utile ai ravanelli, ai cavoli e a tutte le specie appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee (es. zucchina, cocomero, melone ecc.). Seminato sotto le piante da frutto tiene lontano gli afidi e altri insetti.
  • Petunia: E’ una pianta ornamentale che protegge i fagioli dagli insetti.
  • Portulaca: Può essere usata per tenere il terreno coperto sotto la coltivazione del mais.
  • Rafano: Seminato nei solchi delle patate tiene lontani gli insetti.
  • Rosmarino: Consociabile con cavoli, fagioli, carote e salvia, tiene lontana la cavolaia (Pieris brassicae) e la mosca delle carote (Chamaepsila rosae).
  • Ruta: Seminata vicino alle rose e ai lamponi li protegge dagli insetti. Non può stare vicina alla pianta del basilico.
  • Salvia: E’ consociabile con rosmarino, cavoli e carote ma non con i cetrioli.
  • Santoreggia: Migliora il gusto e la salute di fagioli e cipolle.
  • Tagete: E’ una pianta ornamentale tra le più attive nella lotta contro gli insetti.
  • Tanaceto: Seminato assieme a rose, lamponi e sotto le piante da frutto, tiene lontano gli insetti.
  • Timo: Il suo odore tiene lontano la cavolaia (Pieris brassicae).
  • Valeriana: Va bene ovunque nell’orto.

6. Utilizzo del terreno e dei nutrienti

Quando si deve impostare una consociazione tra specie erbacee e/o orticole, è necessario anche prendere in considerazione la profondità che gli apparati radicali delle specie consociate raggiungono e soprattutto il loro consumo di nutrienti in particolar modo dell’azoto N.

6.1. Profondità degli apparati radicali

In base a questo parametro, le specie ortive vengono classificate in:

  1. Superficiali (<60 cm): Cavolfiore, cavolo broccolo, cavolo cappuccio, cavolo verza, cipolla, fragola, lattuga, patata, ravanello e spinacio.
     
  2. Medie (60 – 120 cm): Bietola da costa, fagiolo, carota, cetriolo, melanzana, pisello, peperone e zucchina.
     
  3. Profonde (>120 cm): Asparago, carciofo, cocomero, melone, pomodoro e zucca.

6.2. Consumo di nutrienti

In base invece al consumo di nutrienti specialmente per quanto riguarda l’azoto (N), le specie ortive possono essere:

  1. Ad elevato consumo: Cavolfiore, cipolla vernina, bietola, melanzana, patata, peperone, pomodoro, porro, sedano, sedano rapa e zucca.
     
  2. A medio consumo: Aglio, cicoria, carota, cipolla estiva, finocchio, lattuga, melone, zucchina, rapa, ravanello e spinacio.
     
  3. A basso consumo: Fagiolo, pisello, fava ed erbe aromatiche.

Leggi le risposte dell'esperto su ORTO E ORTAGGI:

7. Modalità d’esecuzione della consociazione

Per effettuare razionalmente una consociazione, è necessario scegliere accuratamente le piante da coltivare assieme in modo tale che non si danneggino a vicenda ma ne traggano invece, un reciproco vantaggio.
Di seguito alcuni esempi d’esecuzione:

  • Non consociare piante che occupano e sfruttano lo stesso livello di terreno (per esempio patata e cipolla) ma cercare di consociare piante a diverso accrescimento radicale.
  • Non consociare piante che appartengono alla stessa famiglia (es. pomodoro/patata).
  • Mettere insieme piante che hanno differente ciclo colturale.
  • Calcolare i tempi di coltivazione in modo che le colture consociate si possano accrescere completamente prima che una prenda il sopravvento sull’altra.
    Ad esempio, coltivando lattuga e pomodoro o lattuga e pisello, fare in modo di raccogliere la lattuga prima che venga soffocata dalla coltura consociata.
  • Quando è possibile, dare precedenza alle leguminose dato che hanno la possibilità di fissare l’azoto atmosferico di cui potrebbero beneficiare le piante vicine.
  • Nella consociazione bisogna tener conto della classificazione degli ortaggi in base alla profondità delle radici e al consumo di nutrienti (vedere sopra).
    In base a ciò la consociazione va fatta tra colture ad elevato e medio consumo oppure medio e debole, mai tra colture a basso ed elevato consumo di azoto.
  • Per attuare la consociazione è necessario disporre la piante a righe la cui distanza varia in rapporto alle diverse specie e cultivar adottate e al loro sistema di allevamento.

Quando si esegue una consociazione, la semina e/o il trapianto a file è il sistema più razionale migliore perché facilita tutti i successivi interventi colturali (sarchiatura, irrigazione, ecc.).
Un altro sistema di disposizione delle piante è quello di collocare una coltura nella parte centrale dell’aiuola (di solito quella a ciclo più lungo) ed una seconda ai bordi (quelle a ciclo più breve).

7.1. Consociazioni orticole positive

Le più importanti sono:

  1. Cipolla e carota.
  2. Cipolla e pomodoro.
  3. Cavolo e cetriolo.
  4. Sedano e pomodoro.
  5. Patata e pisello.
  6. Patata e fava.
  7. Pomodoro e cavolo

7.2. Consociazioni orticole negative

Tra queste, ricordiamo:

  1. Patata e girasole.
  2. Fagiolo e pisello.
  3. Pomodoro e barbabietola.
  4. Fagiolo e finocchio.
  5. Patata e cipolla.
  6. Cipolla e fagiolo.

7.3. Esempi di consociazione tra specie ortive

  • Cipolla/carota: Questa consociazione è la difesa naturale dagli insetti nocivi. Le due specie si seminano a file alterne, ad una distanza di 20 cm circa, oppure la cipolla va seminata ai bordi del campo e la carota al centro.
     
  • Porro/carota: E’ consigliata per le carote tardive e comporta gli stessi effetti descritti nell’esempio precedente.
     
  • Patata novella/spinacio: Si tratta di una consociazione favorevole a causa dell’effetto stimolante che gli essudati radicali dello spinacio esercitano nei confronti della patata. Al centro dell’appezzamento e sui bordi esterni verranno seminate le piante dello spinacio mentre nella restante parte quelle delle patata.
     
  • Fagiolo rampicante/pisello/lattuga: Al centro dell’appezzamento, si pianta la leguminosa mentre ai bordi la lattuga. Non conviene piantare a file alterne in quanto si rischierebbe di sottrarre eccessiva luce alle piante di lattuga. Il vantaggio di questa consociazione è dato dall’azoto fornito al terreno. Questo tipo di consociazione può essere preceduta anche da quella con spinacio/ravanello.
     
  • Cavolo cappuccio/lattuga/fagiolo nano: Sui lati esterni vengono seminate alcune file di fagiolino nano. Al centro si pianta il cavolo cappuccio a file distanti 60 cm. Nel restante spazio si trapianta la lattuga a file distanti 25 cm.
     
  • Cipolla/lattuga invernale: La cipolla riesce a crescere in maniera ottimale in presenza di lattuga. Per questa consociazione basta impiantare le due colture a file alterne.
     
  • Ravanello/carota: Questa consociazione, ottiene il vantaggio di utilizzare due differenti strati di terreno. Le colture vanno seminate a file distanti 30 - 35 cm l’una. Alcune file di ravanello possono essere sostituite con file di lattuga.
     
  • Varie consociazioni con lo spinacio: Con lo spinacio è possibile effettuare varie  consociazioni. Va seminato in primavera, a file distanti 40 cm e lasciando l’interfila libera per impiantare la patata, il pomodoro o il ravanello. Quando la crescita dello spinacio rischia di ombreggiare eccessivamente le altre piante, questo verrà tagliato e lasciato sul terreno come strato pacciamante, utile soprattutto alla riduzione dell’evaporazione dell’acqua e, successivamente, per arricchire il terreno di sostanza organica. Le piante, tagliate a 2 – 3 cm di profondità non potranno più emettere foglie e le radici rimaste, tenere e di facile decomposizione, potranno andare ad arricchire il terreno di sostanza organica. Tale modello può essere riproposto anche l’anno successivo seminando lo spinacio nelle file in cui l’anno precedente erano stati piantati altri ortaggi.
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Questo articolo è stato scritto da Fabio_DiGioia

Fabio_DiGioia

Fabio Di Gioia è nato a Montelupo Fiorentino nel febbraio del 1980, da una famiglia caratterizzata da una lunga e radicata tradizione contadina. Esperto di recupero e valorizzazione delle varietà vegetali antiche.

Dal 2010 a oggi organizza corsi e seminari sulle buone pratiche di conservazione e coltivazione delle varietà antiche vegetali sia in ambito erbaceo e orticolo che arboreo e frutticolo.

Lo scopo principale del suo lavoro è quello principalmente di recuperare le varietà locali e poterle reinserire in un contesto agricolo e produttivo, verso tutti coloro come le aziende agricole credono sempre di più nelle potenzialità di questo settore.

Blog: fabio13280 - fabio13280.wordpress.com