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I Fichi d’India: scopri come coltivarli e farli crescere nel tuo giardino

Succulente spinose per calde roccaglie. Oggi parliamo di Fichi d'India

Pubblicato il 06/03/2016 da Marco Alberti in Piante grasse
I Fichi d’India: scopri come coltivarli e farli crescere nel tuo giardino

Sono queste alcune delle piante che meglio identificano ciò che tutti chiamano cactus, a causa del loro aspetto ispido e perennemente spoglio. Le Cactacee, di cui i Fichi d'India fanno parte, rappresentano uno dei generi più importanti del mondo vegetale sia per numero che per varietà. Se ne contano, infatti, quasi 3000. Le forme e le dimensioni delle piante di questa famiglia variano molto da pianta a pianta. Le cactacee amano i terreni asciutti e possono resistere anche a temperature rigide.

Oltre 100 specie di Fichi d'India vivono nel continente americano, dal Canada meridionale, attraverso le aree semi-desertiche messicane, sotto l’equatore sulle pendici delle Ande e nel nord dell’Argentina, in climi costieri o anche severi di montagna, con una moltitudine di forme e dimensioni che li rendono adatti per essere inseriti sia nello strato dominante che in quello dominato del giardino roccioso, accanto ad arbusti sempreverdi mediterranei o ad altre succulente quali agavi o tappeti di mesembriantemi.

Ci sono specie di Fichi d'India, infatti, che raggiungono a maturità i 6 metri di altezza (Opuntia tomentosa) e si possono considerare veri alberi, mentre altre rimangono prostrate a formare cespugli di pochi decimetri (Opuntia invicta, Opuntia verschaffeltii).

La storia dei Fichi d'India

I fichi d'India sono nativi del Messico. Da qui, nell'antichità, si diffusero tra le popolazioni del Centro America che li coltivavano e commerciavano già ai tempi degli Aztechi, presso i quali era ritenuta pianta sacra con forti valori simbolici.

La pianta giunse nel Vecchio Mondo intorno al 1493, l'anno in cui fece ritorno a a Lisbona la spedizione di Cristoforo Colombo. La prima descrizione dettagliata risale comunque al 1535, ad opera dello spagnolo Gonzalo Fernández de Oviedo y Valdés nella sua Historia general y natural de las Indias. Linneo, nel suo Species Plantarum (1753), descrisse due differenti specie: Cactus opuntia e C. ficus-indica. Fu Miller, nel 1768, a definire la specie Opuntia ficus-indica, denominazione ufficialmente accettata fino ad oggi.

Calo di produzione della pianta di Fichi d'India: cosa fare?

Senza foglie ma con le pale

Una caratteristica che contraddistingue i Fichi d'India è la morfologia basata su particolari fusti di forma cilindrica (in questo caso sono classificate da taluni botanici nel genere Cylindropuntia) o piatta chiamati ‘cladodi’ o ‘pale’, privi di foglie permanenti, di colore variabile dal verde nelle sue diverse tonalità (Opuntia ficus-indica), al verde-azzurro, al grigio (Opuntia robusta). 

Il colore è senz’altro motivo di pregio estetico in quanto permette un giusto accostamento con pietre e rocce chiare, mentre la forma ovale, allungata o quasi tonda si distacca da quella irregolare delle altre specie non succulente.

Le spine, quasi sempre presenti e di lunghezza variabile, sono accompagnate a volte da peli o setole che possono ricoprire l’intera pala (Opuntia leucotricha).

Fiori sgargianti e succosi  frutti

Noti a tutti sono senz’altro i frutti gustosi del comune fico d’India, acclimatato da secoli e divenuto pure invasivo in molte parti del mondo: questa specie porta dapprima fiori evidenti e con molti petali sul margine dei cladodi, seguiti da bacche provviste di un succo per lo più rossastro da cui si ricavano bevande, sciroppi e marmellate.

L’accortezza di sbucciarli con coltello e forchetta evita il fastidioso contatto con le piccole spine presenti sull’epidermide.

Chi gradisce questi i frutti dei FIchi d'India avrà colto la diversità nel loro colore variabile dall’arancione, al giallo, al rosso intenso sino al viola; un acceso e poliedrico cromatismo che arricchisce di ulteriori spunti paesaggistici queste straordinarie cactacee.

Articoli che si moltiplicano

Una maniera facile per moltiplicare i fichi d'india risiede nell’utilizzare i singoli articoli del fusto, le pale, di 2-3 anni tra fine primavera e la tarda estate, separandole dalla pianta madre.

La superficie tagliata deve essere lasciata asciugare per circa dieci giorni e poi rinvasata o piantata direttamente nel terreno: dopo alcune settimane compaiono le prime radici. Da talea di fusto queste specie producono i primi frutti dopo 2-3 anni.

I semi dei Fichi d'India, invece, pur avendo una germinabilità abbastanza elevata, comportano un’attesa piuttosto lunga, in quanto la crescita è assai lenta. 

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Questo articolo è stato scritto da marco_alberti

marco_alberti

Marco Alberti è Dottore Forestale, esperto in Piante Cactacee e Succulente, e autore di alcuni studi e volumi sulla flora spontanea e ornamentale. In particolare si occupa di piante succulente coltivate in Italia sia nei giardini pubblici che a livello amatoriale e acquistabili presso vivai specializzati.

La lunga carriera professionale del professor Alberti è costellata di esperienze lavorative di successo, arricchite da Studi botanici, ecologici e paesaggistici, Consulenze per progettazione di aree verdi con analisi paesaggistica, valutazione di impatto ambientale, studi d’incidenza ecologica, Pianificazione forestale per le proprietà di numerosi comuni ed istituzioni locali; Progettazione e direzione lavori in ambito forestale.

Il professor Alberti è docente e autore di numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative ed è stato relatore in seminari e convegni.

Se desideri saperne di più sulle Piante Cactacee e Succulente, contatta Marco Alberti:

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