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Amaryllis: come coltivare il fiore belladonna

Amaryllis: come coltivare il fiore belladonna

Se state cercando una pianta d'appartamento che fiorisca anche in inverno e allo stesso tempo intendete aggiungere un tocco di luminosità e di colore nella vostra casa, l'Amaryllis, meglio conosciuto come il fiore belladonna, si rivelerà una scelta eccellente.

Caratteristiche generali dell'amaryllis

Il bulbo dell’Amaryllis viene definito fiore belladonna proprio per la sua bellezza davvero raffinata. Invece di petali arrotondati e sovrapposti visualizzati su altre varietà, questa specie li presenta con una forma piatta e con sfumature di un rosso intenso. Tra l’altro ci si può aspettare le fioriture in sole 6-12 settimane dopo aver piantato il bulbo. I fiori sono a forma di tromba raggruppati in cima a steli lunghi e senza foglie. Un bulbo a fioritura primaverile produce invece dei fiori a forma di giglio nei colori che vanno dal rosso al rosa fino al bianco. I bulbi vengono tradizionalmente venduti durante i periodi invernali e iniziano a crescere e a fiorire se annaffiati ed esposti al calore all'interno di una casa. Oggi nel mondo sono presenti oltre 70 varietà di amaryllis tra cui modelli singoli, doppi, ninfee, varietà a fiore piccolo in una gamma di colori abbaglianti. I bulbi più belli e maggiormente richiesti sul mercato tradizionale ed online sono ad esempio quelli che producono fiori rossi e con il nome botanico di Amaryllis Fanfare che sono molto svasati, pieni e arruffati. Gli Amaryllis sudafricani invece producono le stesse fioriture grandi e colorate ma in anticipo rispetto alle varietà europee; infatti, tutte le specie di bulbi coltivati nell'emisfero australe maturano prima. Tra l’altro vale la pena sottolineare che in questa specie gli esemplari di fiori stradoppi sono davvero particolari per i loro colori; si presentano bianchi e con al centro delle sfumature giallastre che avvicinandosi man mano al pistillo diventano turchese.

Terreno e clima ideali per coltivarlo

Poiché questi bulbi sono tropicali (originari del Sud America) possono essere coltivati ​​meravigliosamente all'aperto in zone molto calde e senza gelo come in un clima mediterraneo che caratterizza l’Italia. Il periodo di fioritura di un impianto di amaryllis in queste aree è solitamente quello compreso tra settembre ed ottobre purché il letto sia ben curato. Quest’ultima condizione consente ai bulbi di rifiorire per anni. Per coltivarli è sufficiente scegliere un vaso di dimensioni standard, in modo che il grande bulbo abbia molto spazio sui lati e poco in basso in quanto le radici non sono troppo profonde. Gli amaryllis non richiedono un terreno specifico, tuttavia è preferibile usare una miscela arricchita con torba e perlite (non usare la corteccia di pino, perché potrebbe favorire la putrefazione). Premesso ciò, il bulbo va posizionato in modo che la parte alta sporga dal terreno di almeno un paio di centimetri. Il terriccio deve tuttavia essere pacciamato per conservare l'umidità e aiutare a controllare le erbe infestanti. Dopo la semina bisogna annaffiare abbondantemente i bulbi di amaryllis che possono crescere all'aperto, ma soltanto quando pericolo del gelo è passato.

Leggi le risposte degli esperti sui BULBI DA FIORE:

Amaryllis: irrigazione e concimazione

Annaffiare con molta parsimonia è fondamentale per i bulbi di amaryllis e ciò è necessario almeno fino a quando il germoglio non fuoriesce del tutto. Una volta che appare si può innaffiare regolarmente ma senza esagerare. Con queste semplici accortezze il bulbo crescerà rapidamente e produrrà i suoi spettacolari ed enormi fiori. Una volta che la germogliazione è avvenuta è opportuno tenere il vaso lontano dalla luce solare diretta. Per quanto riguarda la concimazione è sempre opportuno aggiungere del fertilizzante solubile ogni quattro settimane. Alla fine dell'estate, quando il gelo minaccia di nuovo la pianta, è necessario portarla dentro casa e lasciarla asciugare completamente in un luogo caldo.

La fioritura

L’amaryllis è coltivato proprio per i suoi esemplari belli e colorati. Il gambo del fiore è eretto alto da 5 a 60 cm ed ha un diametro variabile da 1 a 3 cm. Il gambo dell'amaryllis sorregge da 2 a 5 grandi fiori all'apice, ciascuno largo da 10 a 20 cm con sei sepali dai colori vivaci (tre sepali esterni e tre petali interni con aspetto simile tra loro). Uno straordinario fiore di amaryllis ha tra l’altro dei segni rosso scuro o diversi colori che appaiono sugli steli. Altre specie invece producono anche enormi fiori alti fino a 12 cm e di svariate tonalità come ad esempio rosso, arancione, rosso e viola, bianco candido ed avorio. Le stagioni di fioritura più rigogliose sono quelle invernali ed autunnali.

Moltiplicazione dell'amaryllis

Una volta che le foglie sono morte e il bulbo si asciuga (in genere da 5 a 6 settimane) è pronto per il rinvaso e in tal caso basta tagliare le foglie secche e reimpiantarlo in un terriccio fresco in modo da ricominciare il ciclo di crescita. In tutte le zone di piantagione non troppo calde molti bulbi, rizomi e tuberi che fioriscono in estate e in autunno non sopravviveranno a un inverno gelido a differenza di quelli resistenti che invece richiedono un periodo di freddo per fiorire. Questo è proprio il caso dei bulbi di amaryllis.

Come conservare il bulbo dell'amaryllis

Conservare i bulbi di amaryllis per la moltiplicazione non è affatto difficile in quanto con un po’ di pratica l'operazione può essere eseguita abbastanza facilmente e permette di coltivare tutti i tipi di piante che altrimenti potrebbero non essere resistenti all'inverno nella zona in cui si vive. Con il tempo che si raffredda, il fogliame dei teneri bulbi inizierà ad ingiallire. Questo accade spesso già dopo un leggero gelo e la situazione può peggiorare quando diventa più intenso e costante. In tal caso si tratta del momento giusto per scavarli, prima che vengano danneggiati irrimediabilmente dal congelamento del suolo. Utilizzare una forchetta o una vanga è importante per rimuovere con attenzione la pianta da terra, evitando nel contempo di danneggiare il bulbo all’altezza delle radici. Fatto ciò, è sufficiente pulirli scuotendoli in modo che i residui di terreno si stacchino. A seguire i bulbi si possono risciacquare adagiandoli sopra un cumulo di compost ed utilizzando un getto d'acqua delicato. Alla fine per garantire la moltiplicazione vanno conservati in un luogo asciutto e lontano dal sole e dal vento per un giorno o due, giusto per farli asciugare senza marcire. A questo punto i bulbi sono pronti per essere conservati ed eventualmente si possono trattare ulteriormente tagliando il gambo e il fogliame. Bisogna mettere i contenitori in un luogo fresco e asciutto controllando i bulbi più volte durante l'inverno ed eliminando eventuali parti raggrinzite o ammuffite con un coltello sterile e ben affilato. Queste accortezze sin qui descritte rendono i bulbi di amaryllis pronti per la successiva messa a dimora e conseguente fioritura.

Le malattie

I bulbi di amaryllis sono soggetti ad alcune malattie; sono particolarmente vulnerabile alla cosiddetta macchia rossa, nota anche come bruciatura delle foglie o fuoco rosso, causata dal fungo Stagonospora Curtisii. Questa malattia fungina produce delle chiazze rosse brillanti su tutte le parti dell'amaryllis che man mano si allargano fino a diventare infossate e umide. Poiché la malattia è difficile da controllare completamente, spesso è meglio distruggere l'amaryllis. Per tentare di salvare il bulbo si può tuttavia provare a scavarlo e a rimuovere tutte le parti malate, quindi lasciarlo in ammollo per circa un'ora in una soluzione di acqua con l’aggiunta di un 1% di candeggina o di perossido di idrogeno. Se i bulbi sono dormienti, bisogna poi asciugarli e conservarli dopo il trattamento. Se invece sono attivi, i bulbi si possono reimpiantare e applicare un fungicida sistemico a base di rame secondo le indicazioni riportate sull'etichetta e ciò va ripetuto fino a quando non entrano nella suddetta fase dormiente. Altre malattie fungine prendono di mira le radici o il bulbo dell'amaryllis. Questi problemi di solito si verificano quando il terreno è troppo bagnato o i bulbi sono diventati lividi o danneggiati. La putrefazione del bulbo causata dal fungo Rhizopus Stolonifer fa sì che diventi molle e quindi inutilizzabile.
Il decadimento causato dal fungo Sclerotium Rolfsii provoca invece lesioni brune appena sotto la superficie del suolo e causa infine il deterioramento del bulbo. La putrefazione delle radici a seguito della presenza del fungo Rhythium Debaryanum produce delle zone viscide nere o marroni sul bulbo. Il controllo da fare è di migliorare le condizioni che espongono i bulbi a lunghi periodi in terreni saturi d'acqua. La sanificazione è dunque fondamentale in presenza di alcune delle suddette malattie, poiché si diffondono rapidamente a causa delle spore fungine che possono infettare tutta la pianta ed attaccare anche i bulbi coltivati nelle immediate adiacenze.

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Cosa fare con i bulbi dopo la fioritura?

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Questo articolo è stato scritto da Redazione

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