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Le piante grasse: caratteristiche e forme delle succulente

Guida alle piante grasse

Le piante grasse: caratteristiche e forme delle succulente

Nel senso proprio del termine sono definite "piante succulente" o più comunemente "piante grasse" tutte quelle piante che nel corso di millenni e millenni di evoluzione sono andate incontro a cambiamenti anatomici e fisiologici atti a garantire la sopravvivenza in siccità, e dunque a permetter loro di immagazzinare notevoli accumuli d'acqua, con lo scopo di resistere a lunghi periodi di scarsità della stessa dovuti sia al clima poco piovoso che all'inadeguatezza del substrato di trattenerne in sufficienti quantità.
Laddove questi motivi non sussistano, potremmo osservare comunque una forte diffusione di piante grasse anche in altri habitat, in quelli ad esempio nei quali l'acqua è presente in abbondanza ma, essendo salmastra, ne viene difficile l'assimilazione. Tutte le piante grasse che vivono in ambienti caratterizzati da carenze idriche, nonostante abbiano sviluppato meccanismi di sopravvivenza di natura differente a seconda del singolo habitat dal quale provengono (una spiaggia e una rupe alpina sono ambienti molto diversi tra loro) sono generalmente definite "xerofite"; ovvero "piante che amano l'aridità".

Le caratteristiche fondamentali per stabilire quali sono le piante grasse

Possiamo definire però anche "succulente" solamente una parte delle xerofite, poiché per succulente o "piante grasse" s’intendono tutte quelle piante che sono state in grado di assumere una fisionomia tale da farle apparire, già a un primo colpo d'occhio, anche inesperto, come piante particolarmente "carnose" o "grasse".
Esistono tutta una serie di adattamenti di natura sia estetica che funzionale indispensabili per garantire alle piante la sopravvivenza in ambienti ostili, che si uniscono sempre ad altri, reputati invece fondamentali per attribuire in maniera appropriata il termine "succulenta" ad una specie vegetale.

I principali tra questi sono:

  • La presenza di stomi particolarmente infossati o comunque esistenti in numero molto ridotto, atti a limitare i processi di traspirazione che avvengono normalmente sulla superficie fogliare. Questo vale soprattutto per le succulente provviste di foglie sempreverdi, come ad esempio quelle facenti parte delle famiglie delle Crassulaceae ed Aizoaceae;
  • La presenza di un parenchima acquifero costituito da cellule in grado di trattenere all'interno di particolari corpuscoli (i cosiddetti "vacuoli") grosse quantità di liquidi, che possono essere ceduti ai tessuti vegetali in maniera lenta e continuativa durante i periodi siccitosi. Il parenchima acquifero può essere localizzato nei diversi organi della pianta (foglie, radici o fusto) ed è a conti fatti quello che determina in maniera evidente la carnosità stessa degli organi all'interno dei quali è presente;
  • Foglie raccolte in caratteristiche "rosette", che permettono alle piante provviste di tale struttura di proteggersi sia dalla siccità che dagli eccessi di freddo, distendendosi e sovrapponendosi più volte su se stesse durante l'anno in base alle necessità del periodo (è il caso ad esempio di specie come i Sempervivum europei, gli Echeveria del Messico e alcuni Sedum);
  • Presenza di fusti globosi e colonnari provvisti di costolature simili a scaglie sul fusto, adatte a fare in modo che ogni porzione del caule rimanga esposta ai raggi solari per il più breve tempo possibile e osservabili soprattutto nelle Cactaceae e nelle Euphorbiaceae;
  • Cerosità sugli organi in grado di ridurre drasticamente le perdite d'acqua (per evaporazione) durante le stagioni siccitose, osservabili nei Cereus americani e anche in diverse Crassulaceae ed Euforbie africane;
  • Presenza di peli semplici o ramificati, radi o densi, molto corti o molto lunghi, atti a trattenere l'umidità atmosferica in prossimità del fusto quando la pianta vive in luoghi con scarsità di piogge verticali, o ad esempio per fungere da riserva in momenti particolari per la fisionomia della pianta (come la fioritura) in periodi in cui l'acqua scarseggia. Queste tormentosità sono presenti su varie succulente, tra i cactus possiamo citare ad esempio specie come Claistocactus, Espostoa e Cephalocereus;
  • Assenza totale di foglie e presenza di un fusto in grado di compiere la fotosintesi da sé: i cactus e molte euforbie non producono foglie o se lo fanno le perdono prestissimo e riescono comunque a compiere le normali attività vitali attraverso i tessuti dei fusti, che appaiono perciò non lignificati e di colore variabile dal verde all'azzurro, il cui grado di intensità è determinato dalla presenza di clorofilla in percentuali variabili ma comunque "importanti";
  • Se presenti, le foglie sono in numero ridotto e sono spesso piccole, nei Sedum di montagna ed in alcuni Senecio questo fa ad esempio sì che la neve non possa far presa sulla pianta e che le perdite d'acqua della stessa vengano ridotte al minimo;
  • Prevalenza di spine al posto di foglie e stipole, che permettono la trasformazione degli organi foto sintetizzanti per eccellenza in spine solitarie, raggruppate in gruppi di due (come nelle euforbie) o in numero maggiore, in modo da ridurre ulteriormente la superficie traspirante. È un fenomeno diffuso nelle Cactaceae e nelle Euphorbidaceae che permette inoltre di creare un vero e proprio meccanismo di difesa: le spine scoraggiano infatti molti animali ad avvicinarsi a loro per motivi alimentari, anche se non evita in alcun modo le infestazioni di insetti a cui molte di queste piante vanno tristemente incontro;
  • Squame cartacee piccolissime e piene d'aria sull'epidermide fogliare, utili per difendere la stessa dall'azione essiccante del vento e riflettere i raggi solari durante le fasi di bassa marea. È il caso di piante grasse come la Porcellana di mare (Halimonie portulacoides), una chenopodiacea che vive sulle sponde delle lagune salmastre;
  • Finestrature sulle foglie che facilitano l'ingresso dei raggi solari (indispensabili per attivare il processo di fotosintesi) per ovviare allo spesso strato di clorofilla dal quale vengono solitamente filtrati. Queste finestrature sono presenti in alcuni generi delle Aizoaceae (Lithops e Fenestraria sono i più noti);

Come distinguere le Piante grasse o Succulente?

Da un punto di vista terminologico è interessante sapere che le differenti specie di succulente o "piante grasse" sono raggruppate in base all'organo che viene maggiormente deputato all'immagazzinamento dell'acqua; possiamo quindi affermare che esistono queste tre sotto-categorie:

  • le succulente con carnosità tipicamente fogliare (Crassulaceae, Aizoaceae e Agavi) o dei soli fusti cactiformi (Cactaceae ed Euphorbiaceae);
  • le succulente che tendono ad accumulare acqua più che altro all'interno del fusto, che spesso appare incredibilmente rigonfio, e per questo dotate di un pachicaule, ossia di un caule (fusto) molto robusto (dal greco "pachys"). Appartengono a questa categoria molte specie delle Bombacaceae (il Baobab è la più nota), delle Apocynaceae e Asteraceae.
  • le succulente con evidente rigonfiamento alla base del fusto, denominato "caudex", che fa sì che tali piante vengano raggruppate tra le cosiddette caudiciformi (Apocynaceae, Dioscoreaceae e Cucurbitaceae).

Dal punto di vista del "portamento”, che può essere vario come quello di tutte le altre piante e che permette così al collezionista di soddisfare pienamente ogni esigenza relativa allo spazio e all'armonia di forme del proprio giardino roccioso e non, invece, le piante grasse possono essere così raggruppate:

  • Arboree, ovvero le specie con fisionomia pachicaule, per lo più caudiciformi;
  • Arbustive, distinte tra piante ad arbusto alto o basso, tra sempreverdi o caducifoglie;
  • Suffruticose, dotate di un brevissimo fusto a livello del terreno;
  • Sarmentose, e cioè dotate di fusti volubili che consentono l'aggrapparsi a sostegni naturali o artificiali (come nel caso di Aloe ciliaris, Senecio macroglossus e Senecio angulatus);
  • Cactiformi colonnari o globose, ramificate o meno, con aspetto a volte arborescente (cactacee ed euforbie);
  • Cgaviformi, con rosette di foglie e fusto aereo nullo o sub-nullo (caratteristiche comuni anche a molte aloe e altre liliacee);
  • Palmiformi, con rosette di foglie al termine del fusto o dei rami (come la Yucca).

Leggi l’approfondimento: "Piante grasse: i nomi delle succulente più diffuse nei giardini ".

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Questo articolo è stato scritto da Redazione

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