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Cattleya: rinvaso e moltiplicazione

Cattleya: rinvaso e moltiplicazione

Se abbiamo coltivato le nostre piante con raziocinio e serietà allora potremo facilmente trovarci in un tempo relativamente breve con grandi esemplari di Cattleya i cui vigorosi pseudobulbi tentano di fuggire dal vaso e le radici esplorano il bancale di coltivazione. Si rende quindi necessaria in codeste condizioni l’operazione del rinvaso.

Il rinvaso si compie solitamente in primavera perché è l’epoca in cui molte piante iniziano la vegetazione, indipendentemente dall’epoca di fioritura. Quelle che iniziano a produrre radici in gennaio e febbraio possono essere rinvasate in quest’epoca, quelle che diventano attive in maggio o giugno, saranno invasate in maggio o giugno. Le piante di Cattleya sono comunque più attive in primavera che in estate. È quindi utile sistemarle in un substrato nuovo per tempo affinché lo possano sfruttare durante la loro stagione favorevole. Un errore durante la stagione vegetativa è molto più grave che un errore durante il periodo di riposo; è come se un bambino durante i primi anni di crescita e sviluppo venisse lasciato senza cibo per lunghi periodi: il suo sviluppo ne risentirebbe con possibili conseguenze anche sulla crescita futura. Gli esemplari che iniziano a vegetare in altre epoche dell’anno, devono essere invasate a tempo opportuno. Non siamo favorevoli a muovere dal vaso una pianta che ha finito il suo ciclo di attività e sta entrando nella sua fase di riposo. Disturbarla in tale momento significherebbe obbligarla a rimanere per mesi senza un efficiente sistema radicale e quindi in balia dei ristagni idrici che in tali condizioni saranno in agguato.

Materiali

Per la coltivazione e il rinvaso delle Cattleya si possono utilizzare diversi materiali anche se poi nella pratica esistono materiali preferiti rispetto ad altri meno comuni e meno utilizzati. Dati 100 coltivatori, ecco che intervistandoli troveremo 101 diversi substrati, ognuno proporrà diverse ricette, ottenendo tutti discreti risultati, ed ognuno dirà di possedere la ricetta migliore. In effetti la natura non ha pensato a ricette rigide e protocolli definiti e pertanto il buon senso unito ad una discreta dose di fantasia non avrà nulla da invidiare alla migliore ricetta stesa con rigore scientifico e dopo numerose elucubrazioni.

Tra i materiali esistenti per la coltivazione e il rinvaso delle Cattleya, non possiamo non iniziare citando quello in assoluto più usato, comune e diffuso: la corteccia (bark). Le cortecce sono materiali molto efficaci e molto facili da adoperare. Possono essere usate da sole o mescolate a diversi tipi di composto. La corteccia pura viene venduta in diverse misure: pezzi da piccolissimi a 7 mm, da 7 mm a 1 cm e mezzo, da 1 cm e mezzo a 2 cm e così via fino a cortecce di pezzatura notevole fino a 4 o 7 cm per esemplari molto grandi o vasi di notevoli dimensioni. Le misure piccole sono utilizzate per piantine da seme e per le specie in miniatura, i pezzi più grossi per le piante grandi. La dimensione dipende anche dal gusto personale e dalle condizioni in cui le piante sono coltivate: la misura intermedia per i climi secchi e quelle più grandi per i climi umidi e per la coltivazione all’aperto, dove la pioggia è abbondante e vi è molta umidità. Esistono molto tipi di corteccia. Oggi la più usata è senza dubbio la corteccia di Pinus radiata, ma fino a qualche tempo fa era preferita quella di Abete bianco (Abies concolor) eventualmente miscelata con una parte di Abete rosso (Abies magnifica). L’Abete di Douglas (Pseudotsuga menziesii syn: P. taxifolia) viene dalle regioni del Pacifico invece e, a differenza dei suoi cugini californiani sopra citati, ha una corteccia molto dura, solida e all’inizio molto resistente all’acqua.

Sul mercato si trovano diversi composti a base di corteccia e anche voi potete prepararveli: indipendentemente dalla corteccia usata, abbiate cura di assicurare un buon bilancio tra umidità e circolazione d’aria attorno alle radici. Anche sulle pubblicazioni spesso si leggono descrizioni di miscele preferite dall’uno o dall’altro coltivatore e molti coltivatori professionisti mettono in vendita il loro composto preferito: come abbiamo già detto la fantasia non ha limiti. Quando acquistate corteccia o composti a base di corteccia assicuratevi che siano materiali preparati con cura. Le cortecce devono essere state trattate per eliminare eventuali parassiti e soprattutto le resine, tossiche per le orchidee: non utilizzate mai la comune corteccia da pacciamatura che si trova nei garden center da distribuire nelle aiuole! I substrati inerti, come la ghiaia, l’argilla espansa, la perlite, le chips di polistirolo da imballaggio oppure il lapillo vulcanico piuttosto che la pomice sono meno usati della corteccia o comunque mai da soli: il grande vantaggio di tali materiali è la loro propensione a non degradarsi e alterarsi, costituendo uno scheletro solido all’interno dell’ecosistema vaso. Oggi quasi tutti i coltivatori adoperano vasi di materiale plastico. All’inizio la plastica era guardata con molto sospetto dai vecchi coltivatori perché le Cattleya hanno bisogno di molta aerazione attorno alle radici. Ma con substrati molto poco compatti come la corteccia odierna, i vasi di plastica non rappresentano più un problema. Dato che i vasi di plastica vengono forniti solo di alcuni fori di drenaggio, si raccomanda di formare un buon strato di materiale di drenaggio sul fondo del vaso utilizzando uno qualsiasi dei materiali inerti sopra citati. Io personalmente, per motivi di praticità e peso, utilizzo le chips di polistirolo espanso utilizzate negli imballaggi: sono leggere, non si alterano, non si degradano, sono completamente inerti, non accumulano sali come invece può capitare con il lapillo o la pomice, e soprattutto costano poco o nulla perché sono spesso un materiale di scarto.

Rinvaso

Due sono le ragioni per rinvasare una Cattleya: la prima è quando non ci sta più nel vaso, la seconda quando invece il substrato non è più in buone condizioni. Nel primo caso è facile rendersi conto della necessità di procedere all’operazione, mentre nel secondo, più importante in quanto riguarda l’immediato benessere della pianta, l’intervento è più delicato. Dato che una pianta produce continuamente nuovi getti, presto si troveranno a crescere al bordo del vaso e le nuove radici scenderanno ad avvinghiare il vaso dall’esterno o si adageranno sul bancale. Il fatto di uscire dal vaso non danneggia un nuovo getto purché possa mantenersi eretto o possa essere legato nel modo giusto. In realtà se il composto è in buone condizioni la pianta può produrre due getti fuori dal vaso senza inconveniente alcuno. Le radici sospese in aria possono rimanere in buona salute ma rischiano di essere danneggiate quando si trasporta la pianta e, se si attaccano al bancale, finiscono con l’essere rotte. Non si deve quindi lasciare troppo a lungo crescere una pianta in queste condizioni. Alla fine i getti si svilupperebbero rivolti verso il basso con gli steli fiorali rivolti in una posizione orizzontale e i fiori, oltre che essere poco visibili, potrebbero subire malformazioni. I materiali per il rinvaso rimarranno in buone condizioni per periodi di tempo diversi, a seconda di come le piante sono state innaffiate e di conseguenza dell’umidità dell’ambiente. Si sbriciolano più rapidamente quando le innaffiature sono state eccessive e quando l’ambiente è molto umido. In queste condizioni dureranno per lo più due anni. Se le piante sono state innaffiate moderatamente, in climi asciutti, dureranno fino a tre anni. Dunque in tali condizioni le piante possono essere lasciate più a lungo nello stesso substrato, ammesso che godano di buona salute e che non fuoriescano dai vasi. Come si può stabilire che il substrato non è più in buone condizioni? La corteccia di solito appare scura e tende a sbriciolarsi, fatica molto ad asciugare e ha la tendenza a compattarsi creando una situazione asfittica per le radici. In casi come questo è facile trovare buona parte delle radici nella metà superiore del vaso oppure molto vicino ai fori di drenaggio in cerca di ossigeno, dove abbiano trovato l’aria necessaria per rimanere asciutte. Potreste anche non trovare alcuna radice buona. Per verificare le condizioni dei vostri substrati, controllate una pianta o due, e ricordatevi sempre di indicare sul cartellino la data in cui è stato effettuato il rinvaso.

Epoca di rinvaso

L’epoca senza dubbio migliore per rinvasare una Cattleya coincide con il momento che precede di poco l’inizio della produzione di nuove radici o appena ne siano apparse alcune. Le nuove radici si formano alla base del getto recentemente giunto a pieno sviluppo. Il primo segnale è dato da un rigonfiamento che si produce sotto la base ricurva del getto (rizoma). Poi le punte verde intenso delle radici spuntano dalla brattea cartacea del rizoma. Le punte delle radici sono tanto importanti e essenziali quanto fragili e si rompono davvero con facilità. Quando queste avranno raggiunto una lunghezza di un centimetro e mezzo, sarà difficile rinvasare senza danneggiarle. Le radici più vecchie, quando vengono rotte, formano radici laterali subito dietro la punta spezzata, mentre le radici appena formate possono anche smettere completamente di crescere. Quando compaiono le nuove radici, anche le vecchie entrano in una fase di attività e si biforcano, così che tutto il substrato viene invaso da radici nuove. Conviene rinvasare una pianta appena entra in questa fase di attività, dando la possibilità a tutte le nuove radici e a quelle laterali di svilupparsi indisturbate in un substrato fresco. Se le radici si sono sviluppate prima che abbiate avuto la possibilità di prendervi cura di una pianta, aspettate che esse siano cresciute fino a 13 o 14 cm piuttosto di rischiare di spezzarle. Quando hanno raggiunto quella lunghezza sono abbastanza vecchie da poter formare radici laterali. Le radici più vecchie saranno ancora in attività, formando radici laterali e se qualcuna venisse danneggiata nella rinvasatura, produrrà altri rami. Invasare una pianta durante questa fase, se possibile da evitare, significa interrompere il suo sviluppo per qualche settimana, dato che attraverserà un periodo chiamiamolo di convalescenza. L’epoca quindi non può essere adatta come quella scelta sopra, ma d’altra parte se non avete potuto farlo prima non resta che farlo ora; come si suol dire, meglio tardi che mai! L’epoca di rinvaso talvolta può semplicemente essere stabilita in virtù di un problema impellente: qualche pianta può mostrare segni di cattiva coltivazione, mentre le sue compagne godono di una forma perfetta. Sempre che non sia in atto una malattia, la causa va spesso ricercata nella perdita di radici: e questo solitamente può essere causato da innaffiature eccessive. In tal caso occorre rinvasare subito la pianta in substrato fresco indipendentemente dal mese o dalla stagione o dallo stadio di sviluppo. I primi getti di piante che hanno perso le radici di solito possono anche non fiorire. Tuttavia avrete almeno salvato la pianta da una brutta situazione.

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Utensili e tecniche

Gli unici utensili di cui avrete bisogno sono un coltello affilato con la lama lunga, un paio di forbici, un paio di cesoie da potatura ed eventualmente un tutore. Tutti questi arnesi devono essere sterilizzati dopo essere stati usati su una pianta onde non trasmettere malattie ad un'altra pianta. Io personalmente suggerisco di utilizzare inizialmente il calore, intingendo lo strumento in alcool puro e dandogli fuoco con un accendino come sterilizzazione preliminare prima di iniziare; dopodiché si procede via via pianta dopo pianta con una disinfezione mediante l’uso di candeggina commerciale (ipoclorito di sodio al 5% circa). Alcuni floricoltori adoperano un saldatore o un piccolo bruciatore da campeggio o il becco Bunsen usato nei laboratori. I vasi già usati devono essere lavati e immersi in una soluzione acqua e candeggina al 10% per almeno dieci minuti, e poi risciacquati accuratamente in molta acqua affinché non rimangano tracce di cloro. I vasi in terracotta trattengono il cloro, così come tanti altri sali, più di quelli in materiale plastico e vanno quindi risciacquati di più e tenuti all’aria per alcuni giorni per assicurarsi che tutte le tracce di cloro siano evaporate. Risciacquateli ancora una volta prima dell’uso. La stessa regola vale per i cocci adoperati per il drenaggio, per la ghiaia e altro materiale che venga riadoperato: nel caso delle chips di polistirolo usate come drenaggio, meglio considerarle monouso. Una pianta che sta per essere rinvasata non deve venire a contatto con residui di altre piante magari rinvasate poco prima sullo stesso tavolo. Un buon sistema è quello di ricoprire la porzione di bancale dedicato al rinvaso con un giornale o della carta e quando avete sistemato una pianta, raccogliete tutti i residui avvolgendo il foglio di carta e gettate il tutto nel camino o nel bidone della differenziata. Rimettete ora carta nuova per la pianta successiva. Scegliete un vaso che possa contenere la pianta per due anni, calcolando lo sviluppo che avrà. Per una Cattleya che tipicamente produce un solo getto all’anno o una serie di getti in caso di pianta grandi, calcolate la misura del vaso in base alla distanza tra due pseudobulbi e quindi alla dimensione che la pianta raggiungerà in due anni. Tuttavia, vale la regola generale che collocare una pianta in vaso più grande di quanto è necessario è sempre una scelta poco felice e la pianta non ne trarrà beneficio alcuno. Giudicate dunque la misura da scegliere secondo le vostre osservazioni sul comportamento delle piante. Se le vostre piante crescono tanto da uscire dal vaso prima che si compiano due anni, la volta successiva usate vasi più grandi. È abitudine lasciare ammollo la corteccia per una notte prima di utilizzarla: sembra così più facile sistemarlo nel vaso e attorno alle radici e inoltre è possibile usare solo la corteccia che viene a galla e gettare via quella che va a fondo. Per togliere una pianta dal vaso immergetelo in un secchio d’acqua o innaffiatela molto abbondantemente in modo da staccare le radici che aderiscono alle pareti del vaso. Di solito la pianta esce dal vaso con facilità. Sciogliete con le dita le radici che sono aggrovigliate alla parete esterna o nella zona di drenaggio, poi rovesciate il vaso e, tenendo una pianta con una mano, battete l’orlo del vaso sul bancale. La pianta vi cadrà in mano. Se così non fosse, passate con un coltello tutto intorno lungo la parete interna del vaso, in modo da liberare qualche radice testarda. A volte dovete usare lo stesso sistema anche con le radici che si trovano all’esterno. Buona parte del vecchio substrato cadrà quando scuoterete con delicatezza la pianta e sposterete le radici con le mani. Passate ora le radici sotto un getto vigoroso di acqua oppure scuotete il pane di radici energicamente in un secchio d’acqua per rimuovere tutto il materiale possibile: inutile accanirsi a lavorare all’asciutto togliendo singolarmente i pezzetti di corteccia con le mani; l’attrito con l’acqua farà per voi il lavoro risparmiando tempo e fatica e soprattutto non danneggiando le radici. Le radici imputridite dovranno essere eliminate sino a che il tessuto non si mostri sano, o anche tolte completamente se sono del tutto marce. Le radici sane non devono per nessun motivo essere tagliate o accorciate, e se possibile devono essere infilate nel nuovo vaso senza che si spezzino. Quelle che si sono sviluppate in superficie vanno lasciate in superficie, quelle invece che sono cresciute all’interno del vaso vanno lasciate all’interno. Rimuovete ogni pseudobulbo avvizzito, senza foglie o con le gemme basali secche: in tali casi non potranno in nessun modo generare altri getti. Non togliete mai le brattee cartacee che ricoprono i rizomi, a meno che siano particolarmente secche, staccate o infestate di cocciniglia, per non danneggiare le gemme dormienti alla base degli pseudobulbi. Lasciate il rivestimento ai giovani pseudobulbi. Mentre eseguite l’operazione della pulitura, fate attenzione a togliere eventuali insetti (cocciniglie cotonose e a scudetto, diaspididi etc) che amano annidarsi sotto il vecchio tessuto o sotto le brattee cartacee soprattutto se di pseudobulbi vecchi o deboli. Nel caso abbiate reciso delle radici o dei rizomi con gli utensili disinfettati come descritto sopra, è buona pratica spolverizzare il taglio con della polvere di cannella (discreto fungicida e battericida notoriamente atossico per l’uomo). Ora siete pronti per l’operazione del rinvaso. Scegliete un vaso della dimensione adatta. Collocate nel vaso uno spesso strato di materiale di drenaggio e, sopra di questo una manciata o due di corteccia. Con una mano sorreggete la pianta dritta nel vaso in modo che la parte vecchia tocchi una parete e vi sia spazio dalla parte opposta per la nuova crescita. Con l’altra mano mettete manciate di corteccia attorno alle radici premendo bene con le dita. Alla fine del rinvaso il rizoma dovrà trovarsi in superficie, con la parte superiore esposta all’aria e il substrato che gli aderisce tutto intorno. Se la pianta non possiede abbastanza radici per rimanere ben ancorata nel vaso, infilate un tutore o un sostegno di altro genere da un lato e legate lo pseudobulbo per aiutarlo a mantenere una posizione eretta. Il fatto di rimanere fermo, aiuterà lo pseudobulbo ad emettere con tranquillità le nuove radici.

Moltiplicazione: come e quando effettuare una divisione

La più grande soddisfazione di un coltivatore, oltre a vedere la tanto agognata fioritura, è certamente la possibilità di aumentare il numero delle proprie Cattleya, ottenendone da una, due, da due quattro e così via. Ecco dunque che ci si accinge ad un’operazione tanto di soddisfazione chiamata divisione. Ogni pseudobulbo con la sua base, ossia con la sua sezione di rizoma, è potenzialmente una pianta in se stessa. Produce le proprie radici e dà origine a nuovi getti per mezzo di germogli che si formano alla giuntura con il rizoma e che prendono il nome di gemme dormienti. Attenzione: non tutti gli pseudobulbi, soprattutto quelli più vecchi, posseggono gemme dormienti attive; nei casi in cui le gemme siano secche, inattive, morte o non più presenti, ciò che è stato detto sopra e che diremo più avanti, non ha più nessuna valenza; in tali casi lo pseudobulbo non può più generare una nuova pianta. Inutile ostinarsi dunque a tenere in coltivazione esemplari enormi di Cattleya in cui coesistono innumerevoli pseudobulbi vecchi e inattivi: meglio dividere a cadenza biennale le nostre piante in modo da sfruttare il più possibile l’immensa ricchezza di gemme dormienti che la natura ci ha dato; la fioritura e il vigore delle piante non ne risentiranno.

Una Cattleya di 4 pseudobulbi ben coltivata produrrà ugualmente fiori allo stesso modo di un grande esemplare a molti pseudobulbi. Sebbene, come abbiamo detto, gli pseudobulbi buoni dotati di vigorose gemme basali siano in luce una nuova pianta, se tuttavia dividete una pianta in modo da staccare ogni pseudobulbo dall’altro, i getti nuovi saranno molto miseri, simili a quelli prodotti dalle pianticelle nate da seme. Ci vorranno diversi anni prima che ogni pseudobulbo così staccato divenga una pianta in grado di fiorire. Un getto nuovo, se deve svilupparsi in modo da arrivare alla fioritura, richiede il sostegno di diversi pseudobulbi alle sue spalle. Per questo motivo quando si divide una pianta si lasciano gruppi di pseudobulbi uniti, almeno tre o quattro per volta. Non tutti i germogli che si formano alla giuntura con il rizoma si svilupperanno in getti. Alcuni rimarranno fermi per tutta la vita della pianta, rappresentando una specie di riserva di sicurezza. I germogli che hanno più probabilità di svilupparsi sono i due che si formano, uno per lato, alla giuntura dello pseudobulbo con il rizoma. Talvolta la pianta rende attivo solo un germoglio alla volta dei due formatisi alla base di un getto appena giunto a maturazione. Tale pianta la chiameremo pianta “a una linea di crescita”. Questa crescerà in linea retta e i suoi pseudobulbi si allineeranno in una sola fila attraverso il substrato. Spesso una pianta farà germogliare tutte e due le gemme, dando origine così ad una biforcazione e ciascuna delle due linee della biforcazione continueranno a produrre ciascuna un getto ogni anno: la pianta la chiameremo pianta “a due linee di crescita”. Se poi una delle biforcazioni svilupperà ancora due germogli, la pianta si troverà ad avere tre fusti e quindi la chiameremo pianta “a tre linee di crescita”. Alcuni esemplari si sviluppano con tale rigoglio dando vita a due germogli quasi ad ogni pseudobulbo, che ben presto si troveranno ad avere sei, otto, dieci o più linee di crescita. La decisione se dividere o no una pianta dipende in parte dal suo comportamento, in parte dalle sue dimensioni. Una pianta che produce un solo getto all’anno dovrebbe essere divisa quando ha formato abbastanza pseudobulbi da dare due sezioni consistenti. Questo si verifica quando gli pseudobulbi sono sette o otto, e la divisione darà così vita a due sezioni: una con il getto più recente formato da 4 pseudobulbi e una sezione di 3 retrobulbi o 4. Rimuovendo la parte finale si stimolerà la crescita di un germoglio dormiente nella sezione dei retrobulbi e così avrete due piante attive. Attenzione! Un ultimo monito giunge in fine: se i retrobulbi sono troppo vecchi o privi di gemme dormienti, per la sezione vecchia è la fine. La sezione con il getto fiorirà alla prima ripresa vegetativa; la sezione dei retrobulbi invece, non essendo così vigorosa, impiegherà due anni ad arrivare a fioritura. Si osserva a volte una cosa interessante: una pianta continua a produrre un solo getto all’anno fino a che non viene divisa. La divisione stimola la pianta a formare due o tre germogli contemporaneamente su di una o su di un’altra sezione, e così da questo momento in poi tale parte si trasforma in una pianta a diversi fusti.

Una pianta che ha due o più fusti non vuole un vaso più grande di una che ne abbia uno solo: pur occupando lo stesso spazio vi darà due o tre volte più fiori perché ha due o tre volte i fusti rispetto a quella che ne ha uno solo; questo non significa però che non possiate dividerla. Tutto sta anche al gusto personale e all’obiettivo che ogni coltivatore si pone di fronte a ciascuna pianta: a volte c’è l’interesse da parte di qualcuno di mantenere un esemplare d’effetto da portare magari ad una mostra o da esporre all’ingresso del salotto o della serra quando è in piena fioritura. 

Alcune si svilupperanno per esempio sul lato frontale, dando vita ad una pianta fitta di vegetazione da una parte del vaso e misera e senza vegetazione sull’altro lato. Vi sono poi piante i cui getti si incrociano crescendo in modo da intersecarsi. Un’altra pianta può avere un getto fuori dal vaso, mentre tutti gli altri sono rimasti in buona disposizione dentro al vaso. La parte che fuoriesce può essere tolta e invasata separatamente, mentre il resto della pianta può continuare a rimanere nello stesso vaso ancora per un anno o due. Il fatto di togliere un getto può stimolare la pianta vecchia a formare un germoglio dietro il taglio e in questo modo si arricchirà di altra vegetazione.

Cure post-rinvaso

Tutte le radici che sono state danneggiate o spezzate durante l’operazione della rinvasatura e anche quelle che non appaiono visibilmente toccate, possono facilmente marcire se vengono tenute troppo all’umido. Guariscono invece assai bene se lasciate asciugare e disposte al secco per diverse settimane. Per questa ragione non innaffiamo finché non si formano nuove radici. Durante questo periodo di convalescenza delle radici è necessario proteggere le piante dalla disidratazione di foglie e pseudobulbi. È prudente quindi dare un’ombreggiatura più forte e nebulizzare nelle giornate molto luminose. Si bagnerà leggermente anche il rizoma e la superficie del substrato e tanto basta. Quest’operazione incoraggerà lo sviluppo di nuove radici in quanto la pianta reagirà alla mancanza di bagnature con l’emissione di radici che possano sondare l’ambiente alla ricerca della giusta umidità. Quando le punte di queste saranno visibili attraverso il substrato, cominciate a innaffiare leggermente per un certo periodo, in modo da non inzuppare completamente il vaso e, via via che le radici crescono, aumentate la dose d’acqua. Quando le radici saranno nuovamente vigorose, rimuovete l’ombreggiatura extra e sottoponete le piante al regolare programma di innaffiatura.

 

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Questo articolo è stato scritto da Redazione

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