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Mirtillo gigante: eccellente frutto per il consumo fresco

Mirtillo gigante: eccellente frutto per il consumo fresco

Il mirtillo gigante (famiglia delle Ericaceae) è un arbusto a foglie decidue tipico delle zone pianeggianti e collinari dei climi temperato e temperato-freddi degli Stati Nord-orientali degli Stati Uniti d’America, dove è definito il "signore" tra i piccoli frutti e la sua popolarità è in continua crescita.

Il mirtillo gigante è rappresentato da due principali specie coltivate: il Vaccinium corymbosum, più adatto ai climi più freschi e che nel Nord Italia può essere coltivato fino a 800 m di altitudine e il Vaccinium ashei, più adatto ai climi miti e coltivato anche nelle regioni più meridionali.

Il mirtillo gigante richiede terreni molto acidi (pH < 5,5) ed esposizione in pieno sole. In condizioni pedoclimatiche ottimali raggiunge dimensioni di 3-4 metri di altezza.

Le foglie sono di colore verde inten­so e danno una gradevole forma e pienezza al cespuglio; al sopraggiungere dell'autunno le foglie virano di colore, in tinte rosso vivace. A maggio le piante si rivestono di grappoli di fiori bianchi a forma di campana che a giugno-luglio producono frutti di co­lore blu luminoso.

I frutti sono bacche del peso medio di 2,5 g (circa 5 volte il peso del comune mirtillo di bosco), dalla buccia sottile e i semi impalpabili; sono maturi una settimana dopo che sono diventati blu, il sapore è allora più dolce e si manifestano caratteristici e delica­ti aromi.

Le ottime caratteristiche organolettiche fanno del mirtillo gigante un eccellente frutto per il consumo fresco; è inoltre molto resistente alle manipolazioni, agevolando le operazioni di raccolta, stoccaggio e trasporto e minimizzando le perdite di prodotto per danneggiamento. In magazzino presenta buone caratteristiche di serbevolezza e si conserva facilmente per 2-3 settimane a temperature di 4 °C.

Il mirtillo gigante è perciò oggi utilizzato con crescente interesse da ristoranti, gelaterie e pasticcerie, ma si presta ottimamente anche alla trasformazione industriale (preparazione di yogurt e confetture) e alla surgelazione, dove dimostra un’eccellente resistenza alle basse temperature.

La coltivazione del Mirtillo gigante

La sua coltivazione ricopre, a livello mondiale, una superficie tutt'altro che trascurabile ed è in continua espansione; dai 14.000 ha del 1985 ai quasi 30.000 ha della fine anni 90, per poi superare i 60.000 ha negli ultimi anni.

Le maggiori coltivazioni si trovano in Nord America con 35.000 ha e in Sud America, dove sono coltivati circa 20.000 ha.

In Europa le superfici sono rimaste trascurabili fino agli anni ’80, negli anni ’90 sono cresciute da 1.000 a 4.000 ettari, per poi raddoppiare negli ultimi anni fino agli attuali 8.000 ha con le superfici maggiori in Polonia (3.000 ha) e in Germania (2.000 ha).

In Italia si è rapidamente passati dai 50 ha del 1991 ai circa 250 ha attuali. Le produzioni sono concentrate in Trentino, Piemonte (Cuneo), Lombardia (Valtellina) e Veneto (Verona), quantità limitate sono prodotte in Toscana, Calabria e Sicilia, nuovi impianti in Emilia-Romagna e Lazio.

La coltivazione del mirtillo gigante in Italia offre una valida alternativa alle colture locali permettendo di valorizzare i terreni acidi di pianura e collinari sia da un punto di vista agronomico che di tutela del territorio.

Il mirtillo gigante, infatti, grazie alla resistenza agli attacchi parassitari, non richiede interventi di difesa fitosanitaria e necessita di limitate cure colturali. Questi aspetti concorrono a esaltare l'immagine di genuinità e di freschezza che il mirtillo gigante e in generale tutti i piccoli frutti rappresentano.

La raccolta avviene nel periodo estivo (fine giugno-agosto), quando maggiore è la disponibilità di manodopera e può essere svolta da operatori non specializzati come anziani e ragazzi. Il mirtillo gigante, come gli altri piccoli frutti, si prestano anche a forme di raccolta tipo pick your-own, che avvicinano il consumatore ad una realtà sempre più lontana e gustare questi sapori che richiamano sensazioni di altri tempi.

Di questi tempi quindi la realizzazione di nuovi impianti di mirtillo gigante offre i presupposti di riscontri economici positivi agli imprenditori, considerando in particolare la situazione del mercato comunitario che vede accrescersi l'interesse e il consumo dei piccoli frutti.

Un ultimo dato di tendenza

Venti anni fa negli USA il consumo di mirtillo americano era di circa 70 g annuo pro-capite, analogo a quello che si registra oggi in Europa: oggi ogni statunitense consuma mediamente quasi 1.100 g annuo pro-capite!

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Questo articolo è stato scritto da nicola_noe

nicola_noe

Nicola Noè è dottore in scienze agrarie, agronomo, dottore di ricerca in produzione delle piante coltivate, studioso di piante e di ambiente. I suoi ambiti di intervento sono davvero tanti: dalla progettazione del verde urbano e terrioriale, sino alla coltivazione delle piante in vitro, dalla valutazione agronomica di varietà di piccoli frutti all'analisi della qualità della mela in montagna.

Il dott. Noè è Consigliere dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (ODAF) delle province di Milano, Lodi e Monza e Brianza dal 2011 al 2014, ed è anche membro del Consiglio di Amministrazione della Scuola Agraria del Parco di Monza in rappresentanza dell’Associazione Provinciale dei Laureati in Scienze Agrarie (AMSAF) dal 2000 al 2014.

Oltre a questo il dott. Noè è socio fondatore della società AGER, Agricoltura e Ricerca sc nel 1993, e membro del comitato di redazione della rivista ACER dal 2001.

È associato allo studio di pianificazione e urbanistica Urbanstudio dal 2004.

Al centro dell’attività professionale di progettazione del verde: la salvaguardia del territorio e la sostenibilità ambientale.

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