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Pachira: consigli sulla cura della pachira acquatica

Pachira: consigli sulla cura della pachira acquatica

La Pachira acquatica è una pianta sempre verde appartenente alla famiglia delle Bombacaceae (la stessa del maestoso Baobab). È solo una delle molte specie di Pachira ed è quella maggiormente coltivata alle nostre latitudini. La Bombax glabra è detta anche castagna del Malabar o della Guyana. L’albero è originario dell’America Centro Meridionale (principalmente Messico e Brasile Settentrionale), mentre il suo nome è deriva dalla regione della Guyana. La Pachira acquatica produce frutti solo se posta nel proprio ambiente naturale, ovvero aree paludose tropicali. Alle nostre latitudini la pianta permane in uno stato giovanile in cui non nascono frutti, ma è diffusa e conosciuta per la sua bellezza come pianta da interno. Leggende e tradizioni popolari attribuiscono alle foglie della Pachira il potere di attirare a sé denaro, fortuna e successo. Il denaro attratto dalle foglie sarebbe poi trattenuto all’interno del tronco. Questi "poteri" hanno conferito alla Pachira acquatica l’epiteto di "Albero del Denaro". In realtà queste leggende si sono sviluppate non tanto nella regione di origine della pianta, quanto in Estremo Oriente, dove la Pachira è molto diffusa.

Nel suo habitat la Pachira acquatica cresce fino ai 20 metri di altezza, mentre nel mite clima Mediterraneo non supera i 3 metri. Solitamente in appartamento l’altezza della Pachira acquatica si attesta attorno ad 1,80 metri.
Il fusto della pianta è eretto e di colore verde. La peculiarità del fusto della Pachira acquatica è la morbidezza del fusto. Difatti, il fusto risulta facilmente plasmabile e questo permette alla Pachira acquatica di essere modellata da parte dei vivaisti più abili. Non è raro vedere fusti di Pachira acquatica intrecciati, che rendono la pianta più accattivante e gradevole agli occhi. Solitamente sono intrecciati tre fusti.
Le foglie sono penta lobate, palmate e di un verde acceso; la loro lunghezza arriva fino ai 30 centimetri.
I fiori sono di dimensioni più contenute (15 centimetri), ma molto profumati. Si schiudono unicamente in estate, di notte o all’alba. Nonostante la loro profumazione e bellezza, i fiori di Pachira hanno un solo giorno di vita, raramente più di uno. Leggermente ondulati, i petali variano il colore dal bianco perla/panna (alla base) a un rossastro o rosato (stami). Raramente i fiori della Pachira acquatica nascono in appartamento.

Il terreno e il clima ideali per la Pachira acquatica

La Pachira acquatica nasce e cresce in terreni paludosi. La caratteristica principale, quindi, è la velocità con cui il terreno permette lo scorrimento delle acque. Il terriccio ideale per la Pachira acquatica è leggermente acido o neutro. Sono, pertanto, da evitare terreni argillosi che trattengono l’acqua, creando ristagni. La Pachira acquatica deve essere rinvasata annualmente a cavallo tra inverno e primavera, finché la pianta è coltivata in un vaso da 25 – 30 cm. Nella fase adulta è sufficiente rimuovere lo strato superficiale di terriccio, sostituendolo con del terriccio nuovo.

Il clima ideale per la Pachira acquatica è quello tropicale. Questa caratteristica ne impedisce la coltivazione al di sotto dei 10°. La pianta può resistere per brevi periodi con temperature vicine allo zero, ma perderà le foglie. Di contro ama le temperature miti (18° – 20°) ed elevate (oltre i 27°). Ha bisogno di luce (non diretta) e aria (non fredda). La pianta deve essere posta in un’area luminosa e arieggiata.

Pachira acquatica: concimazione e irrigazione

La Pachira acquatica, in primavera ed estate, deve essere concimata ogni 4 settimane, con un concime liquido che sarà diluito con l’acqua di annaffiatura, diminuendo le dosi indicate sulla confezione del concime. Il concime ideale della Pachira acquatica ha macroelementi (azoto, fosforo e potassio) bene equilibrati. È altrettanto importante che il concime contenga alcuni microelementi fondamentali come lo zinco, rame, ferro, boro, magnesio e manganese. In inverno il ciclo di concimazione può essere interrotto.

 

 

Nelle stagioni calde va innaffiata abbondantemente ogni quattro giorni, evitando ristagni nel sottovaso che causerebbero marciumi. Il terriccio dovrebbe essere umido – non bagnato – per cui è preferibile l’annaffiatura con acqua non calcarea, ancor meglio se piovana. In autunno e inverno (più in generale quando le temperature sono più rigide), l’irrigazione della Pachira acquatica deve essere più cauta e moderata.
È necessario ricreare l’umidità cui la Pachira acquatica è naturalmente abituata tramite:

  • una corretta irrigazione;
  • la nebulizzazione delle foglie;
  • ciottoli di argilla espansa posti nel sottovaso.

Combinando queste tre accortezze, il calore dei mesi primaverili ed estivi creerà delle condizioni di umidità che si avvicinano a quelle della pianta in natura. Il terriccio non deve essere mai completamente asciutto o fradicio. Per questo, dopo l’innaffiatura, è necessario eliminare eventuali accumuli di acqua stagnante nel sottovaso.

La moltiplicazione della Pachira acquatica

La Pachira acquatica si diffonde per seme o tramite talea.

Il frutto è di un marrone intenso e le sue dimensioni sono 6 cm (larghezza) per 6/10 cm (lunghezza). Una volta maturato il frutto si apre facendo ricadere i propri semi sul terreno. La Pachira acquatica solitamente fruttifica dopo circa sei anni, producendo in media 60 frutti. All’interno di ogni frutto si trova un numero variabile di semi (dai 10 ai 25). I semi, commestibili, sono un mezzo di diffusione della Pachira acquatica. I semi della Pachira devono essere prelevati appena la capsula del frutto si apre. Per sfruttarli come strumento di moltiplicazione, bisogna seminarli in un composto (terriccio fertile e sabbia grossolana) tenuto in una zona calda e luminosa. È necessario che il terreno con i semi sia umido e coperto con un mezzo trasparente (plastica o vetro), che andrà rimosso in seguito alla nascita dei germogli.

L’altra tecnica che si può adottare è la moltiplicazione per talea. La talea della Pachira acquatica deve essere prelevata dal fusto in primavera. Il taglio deve essere operato obliquamente, sotto un nodo, facendo in modo che la talea ne possegga almeno due. La talea così ottenuta deve essere ripassata in una polvere rizogena e fungicida. Il terriccio in cui s’inserirà la talea ottenuta, è composto di torba scura e sabbia grossolana in parti eguali. Il terreno deve essere mantenuto costantemente umido, già in questa fase. Per ottenere l’umidità desiderata si può coprire la pianta con della plastica trasparente, mantenendo una temperatura tra i 20 e i 22 C° (evitando la formazione eccessiva di condensa). Con l’arrivo dei primi germogli è necessario rimuovere la copertura e collocare il vaso in una posizione maggiormente luminosa, mai luce diretta.

In entrambi i casi, moltiplicazione per talea e moltiplicazione per seme, la crescita della Pachira acquatica è molto lenta. Considerando che la Pachira acquatica in appartamento non fiorisce e di conseguenza non fruttifica, la messa a dimora per talea è più diffusa e funzionale.

Pachira acquatica: potatura

La Pachira acquatica non necessita di potatura, ma gradisce la rimozione delle componenti danneggiate e secche. Le foglie devono essere mantenute pulite da polvere e altri residui.

Malattie e cura della Pachira acquatica

La Pachira acquatica è una pianta resistente alle malattie. Difatti, le patologie che possono colpirla sono principalmente tre e sono portate da agenti esterni (insetti o parassiti).
La prima malattia consiste nella comparsa di macchie sulla pagina inferiore delle foglie. Questo sintomo della Pachira acquatica indica la possibile presenza di cocciniglia farinosa. Al fine di avere la certezza della malattia è consigliabile un’osservazione attenta tramite lente d’ingrandimento. Le possibili cure sono due. Le macchie possono essere rimosse con un batuffolo di cotone impregnato di alcol o tramite un attento e meticoloso lavaggio con sapone neutro e acqua.
La seconda patologia che può attaccare la Pachira acquatica è caratterizzata da foglie ingiallite con la comparsa di macchie gialle e marroni. Dopo la comparsa di queste macchie le foglie tendono a ripiegarsi su se stesse e a cadere. Se questi sintomi sono accompagnati dalla presenza di piccole ragnatele, è molto probabile la presenza di un acaro, il ragnetto rosso. Per debellare quest’acaro è fondamentale mantenere il corretto tasso di umidità, evitando così la proliferazione del ragno. Nei casi più gravi si può ricorrere a un insetticida.
La terza malattia che possiamo ritrovare sulla Pachira acquatica è la presenza di animaletti bianchi sulla Pachira. Questi insetti, il cui colore varia dal bianco al giallastro/verde, sono afidi conosciuti con il nome di pidocchi. Sconfiggere gli afidi non è facili e può essere necessario ricorrere a un antiparassitario.
In generale, per evitare la comparsa d’insetti e parassiti sulla Pachira acquatica è importante pulire le foglie, inumidendole e mantenere il terreno costantemente umido, per creare un ambiente sfavorevole a questi agenti.

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Questo articolo è stato scritto da Redazione

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