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Alla scoperta del lampone: una piccola guida per conoscerlo meglio

Alla scoperta del lampone: una piccola guida per conoscerlo meglio

Il lampone europeo (Rubus idaeus) è un arbusto di altezza variabile fra 100-200 cm della famiglia delle Rosaceae.

Ogni anno emette dalla ceppaia perennante e dalle radici numerosi rami biennali più o meno eretti, che vengono chiamati polloni nell'anno di formazione e tralci fruttiferi in quello successivo.

I fiori sono di piccole dimensioni riuniti in cime di 2-5 fiori.

Il frutto è composto da drupeole riunite sul ricettacolo a costituire una mora di forma subsferica e di colore prevalentemente rosso a maturità, ma anche giallo o nero.

In Italia il lampone è spontaneo sui rilievi dell'Arco Alpino e Appenninico soprattutto nelle regioni del Nord dove trova le migliori condizioni ad altitudini non superiori ai 1400 m e in suoli ricchi di humus e sostanza organica parzialmente indecomposta.

Principali differenze tra lampone coltivato e lampone spontaneo

Le varietà di lampone coltivato sono il risultato di un notevole lavoro di miglioramento genetico e presentano delle sostanziali differenze rispetto a quelle spontanee:

  • minore spinescenza,
  • media attività pollonifera,
  • buon vigore e portamento eretto dei tralci,
  • produttività elevata,
  • facilità di distacco dei frutti dal ricettacolo
  • assenza di cascola o sgranamento delle drupeole
  • resistenza alla manipolazione e al trasporto
  • resistenza alle principali fisiopatie.

La fioritura del lampone

Rispetto al numero di fioriture nell’anno le varietà di lampone sono classificate in due classi distinte:

  • unifere sono le varietà che fioriscono una sola volta a primavera inoltrata
  • bifere o rifiorenti sono le varietà che fioriscono due volte nell’anno, in settembre sulla porzione distale dei rami         formatisi nell’anno in corso e poi sulla porzione mediale degli stessi nella primavera dell’anno successivo.

Il lampone coltivato predilige esposizioni in pieno sole e si adatta alle zone pianeggianti e collinari in terreni sciolti e profondi, ricchi di sostanza organica. L’epoca di raccolta è estiva, tra giugno e settembre.

Produzione mondiale del lampone

La grande adattabilità di questa specie, la rusticità e la notevole richiesta di prodotto hanno determinato una rapida espansione della coltivazione del lampone a livello mondiale sino a metà degli anni ‘80.

In seguito, dal 1990 al 2010, le superfici aumentano di circa il 20%, mentre crescono del 40% le rese medie per ettaro grazie all’affermazione d’impianti sempre più specializzati e produttivi.

Negli ultimi anni si assiste a una lieve ma costante contrazione delle superfici che oggi si attestano attorno ai 95.000 ha, ma non ad una diminuzione delle quantità prodotte che si stimano in 600.000 t/anno (dati FAO 2014).

I Paesi con le maggiori superfici coltivate a lampone sono Polonia 30,3 %, Russia 17,8 %, Serbia 11,8 %, USA con 8,5 %, Ucraina 5,3 %, Cile con 3,7 %, Azerbaijan 2,9 %, Messico 2,5 %, Canada 2,1 %, Lithuania 1,7%, Spagna e UK 1,6 %, mentre le coltivazioni italiane sono stimate 0,4% del totale mondiale.

Diversa la situazione per quantità prodotta, dove il maggior produttore mondiale è la Russia con 144.000 t, seguita da Polonia 126.000 t, USA 103.500, Serbia 61.700 t, Messico 35.600 t, Ucraina 30.800 t, UK 17.700 t, Spagna 14.300 t, Canada e Azerbaijan con 12.000 t.

Le rese più elevate in tonnellate per ettaro sono registrate in Messico 15,2 t/ha, Marocco 14,4 t/ha, Svizzera 14,2 t/ha, Belgio 14,0 t/ha, USA 13,1 t/ha, UK 12,2 t/ha, Slovenia 11,5 t/ha, Spagna 9,6 t/ha e Russia 8,7 t/ha.

Leggi le risposte dell'esperto alle domande su LAMPONE:

Produzione italiana del lampone

Tra i piccoli frutti coltivati in Italia, il lampone è la specie più importante con circa 350 ha. La produzione totale è superiore a 2.500 t con rese per ettaro di circa 7,1 t/ha (dati FAO 2014).

I dati nazionali (ISTAT 2014) indicano che le regioni italiane con le superfici più estese sono Trentino Alto Adige con 37,5 % del totale nazionale, Lombardia 25 %, Piemonte 17% e Veneto 8 %.

I nuovi impianti si orientano verso varietà unifere molto precoci o tardive e verso varietà rifiorenti, con lo scopo di ampliare il periodo di raccolta e quindi di disponibilità del frutto fresco sul mercato.

Molta attenzione è inoltre riposta nel rinnovamento varietale con l'obiettivo di migliorare la specializzazione degli impianti e di aumentare la resistenza dei frutti alla manipolazione e al trasporto.

Scopri gli altri consigli dell'esperto sulla cura e la coltivazione del lampone

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Questo articolo è stato scritto da nicola_noe

nicola_noe

Nicola Noè è dottore in scienze agrarie, agronomo, dottore di ricerca in produzione delle piante coltivate, studioso di piante e di ambiente. I suoi ambiti di intervento sono davvero tanti: dalla progettazione del verde urbano e terrioriale, sino alla coltivazione delle piante in vitro, dalla valutazione agronomica di varietà di piccoli frutti all'analisi della qualità della mela in montagna.

Il dott. Noè è Consigliere dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (ODAF) delle province di Milano, Lodi e Monza e Brianza dal 2011 al 2014, ed è anche membro del Consiglio di Amministrazione della Scuola Agraria del Parco di Monza in rappresentanza dell’Associazione Provinciale dei Laureati in Scienze Agrarie (AMSAF) dal 2000 al 2014.

Oltre a questo il dott. Noè è socio fondatore della società AGER, Agricoltura e Ricerca sc nel 1993, e membro del comitato di redazione della rivista ACER dal 2001.

È associato allo studio di pianificazione e urbanistica Urbanstudio dal 2004.

Al centro dell’attività professionale di progettazione del verde: la salvaguardia del territorio e la sostenibilità ambientale.

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