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Mora di rovo: conosciamola meglio

Mora di rovo: conosciamola meglio

La pianta della mora di rovo è caratterizzata da ceppaia perennante e rami biennali che sono chiamati polloni nell'anno di formazione e tralci fruttiferi in quello successivo.

In Italia e nel mondo, sono molte le specie che producono more eduli, tutte appartenenti al genere Rubus, famiglia delle Rosaceae, di cui Rubus fruticosus è la specie principale; altre specie sono il R. laciniatus, R. procerus e R. ulmifolius, tutte diffuse in Europa e in Italia, e il R. canadensis, portatore del carattere "senza spine", diffuso nell'America del Nord. 

Frutto di processi d’ibridazione interspecifici (specie del genere Rubus) e tra subgeneri (generi Rubus e Idaeobatus), le varietà coltivate presentano un aspetto vegetativo e morfologico tra loro molto variabile; sono tuttavia tutte dotate di notevole vigoria ed emettono ogni anno polloni che raggiungono i 3-4 m e oltre di lunghezza; sono prevalentemente unifere e sono distinte in base al portamento in striscianti, erette e semierette; sono coltivate cultivar sia inermi che spinose.

Caratteristiche della mora

I fiori, di colore bianco rosato, sono riuniti in infiorescenze terminali panicolate o corimbiformi

Il frutto è una mora ed è composta da drupeole che a maturità non si sfilano dal ricettacolo, ma vi restano saldamente attaccate; a differenza del lampone, il frutto maturo lasciato in pianta non cade e migliora le sue caratteristiche qualitative, aumentando gli zuccheri e gli aromi; il peso medio unitario del frutto è di 5-7 g.

Il rovo allo stato spontaneo è presente in tutta la Penisola, dal livello del mare sino a 1100 m.

Il rovo coltivato, pur mantenendo le medesime caratteristiche di rusticità e resistenza ai freddi invernali e alle brinate tardive, per garantire buone rese richiede attenzione nella scelta dell'ambiente pedoclimatico.

Coltivazione e raccolta della mora

Con le varietà di mora oggi in commercio, le produzioni migliori in qualità e quantità, si ottengono nelle zone pianeggianti e collinari, non oltre i 700 m, con esposizione in pieno sole e precipitazioni di 800-1000 mm/anno.

Il rovo coltivato predilige terreni freschi e profondi, fertili, di medio impasto, ricchi di sostanza organica, a reazione acida o neutra ma soprattutto esenti da ristagni. Si adatta tuttavia anche a suoli pesanti.

L’epoca di raccolta della mora è tutta l’estate fino a metà ottobre, in base alla precocità delle diverse cultivar.

Piante di more potate erroneamente, cosa fare?

Mora: produzione, terreni coltivati e diffusione

Il mercato mondiale della mora da rovo è di difficile definizione, perché spesso sono aggregati in un’unica categoria tutti i frutti prodotti su tralci fruttiferi, includendo lamponi, more e tutti gli incroci. Inoltre è consistente anche la quota di prodotto raccolto da piante spontanee.

Per quanto riguarda le superfici coltivate, sono stimati oltre 22.000 ha al mondo, con aumento del 50% dagli anni ’90 ad oggi. Le maggiori coltivazioni sono in Europa con 8.000 ha e in Nord America con 7.200 ha, molto inferiori le superfici investite in America Centrale con 1.700 ha, Sud America con 1.600 ha e Asia con 1.500 ha.

Le superfici sono coltivate per il 50% con varietà semierette, 25% erette e 25% striscianti.

Le maggiori produzioni di mora in quantità sono nell’ordine: America settentrionale con 65.000 t, Europa con 45.000 t, Asia con 28.000 t e Sud America con 8.000 t.

  • A livello di singoli Paesi, si producono 35.000 t negli Stati uniti, seguiti da Messico con 28.000 t, Cina e Serbia con circa 27.000 t e Ungheria con 12.500 t; produzioni più contenute in Cile (4.000 t), Nuova Zelanda (3.500 t), Costa Rica (1.500 t) e Equador (1.400 t).
     
  • A livello mondiale per le piante spontanee sono stimate superfici di 8.000 ha per una quantità di prodotto raccolto pari a 15.000 t.
     
  • In Europa le maggiori superfici si trovano in Serbia (5.500 ha) e Ungheria (1.700 ha); superfici assai più limitate (circa 100 ha)  in Croazia, Germania, Regno Unito, Romania e Polonia. La coltura della mora di rovo riscontra una minore diffusione nel nostro Paese rispetto al lampone. La superficie nazionale investita a rovo è di 60,0 ha. 
     
  • Le coltivazioni più estese sono situate in Trentino Alto Adige (25 ha), in Piemonte (15 ha) e in Emilia Romagna (10 ha), segue poi la Lombardia con 5 ha.

Le produzioni nazionali di mora non riescono a soddisfare il fabbisogno interno e gli operatori di mercato sono costretti a rivolgersi all'estero da dove importano ingenti quantità di frutti, soprattutto surgelati. Le basse quotazioni registrate per la mora di rovo nell'apice della stagione produttiva non permettono di prevedere un incremento delle superfici coltivate con varietà tradizionali.

Ben diversa situazione si prospetta per nuovi impianti finalizzati alle produzioni precoci e tardive, soprattutto per il prodotto destinato al consumo fresco. In tale caso i produttori troveranno situazioni di mercato molto favorevoli e ottime risposte economiche.

In quest’ottica si può immaginare uno sviluppo della coltura che permetta di non entrare in concorrenza con il prodotto importato dall'estero.

Per questo motivo la coltura della mora di rovo sta riscontrando una crescente attrazione da parte di produttori agricoli negli areali del centro-sud, le cui produzioni s’inseriscono nel mercato del prodotto fresco in periodi di scarsa offerta, ampliandone il periodo di commercializzazione.

Ecco altri consigli dall'esperto per la coltivazione della mora!

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Questo articolo è stato scritto da nicola_noe

nicola_noe

Nicola Noè è dottore in scienze agrarie, agronomo, dottore di ricerca in produzione delle piante coltivate, studioso di piante e di ambiente. I suoi ambiti di intervento sono davvero tanti: dalla progettazione del verde urbano e terrioriale, sino alla coltivazione delle piante in vitro, dalla valutazione agronomica di varietà di piccoli frutti all'analisi della qualità della mela in montagna.

Il dott. Noè è Consigliere dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali (ODAF) delle province di Milano, Lodi e Monza e Brianza dal 2011 al 2014, ed è anche membro del Consiglio di Amministrazione della Scuola Agraria del Parco di Monza in rappresentanza dell’Associazione Provinciale dei Laureati in Scienze Agrarie (AMSAF) dal 2000 al 2014.

Oltre a questo il dott. Noè è socio fondatore della società AGER, Agricoltura e Ricerca sc nel 1993, e membro del comitato di redazione della rivista ACER dal 2001.

È associato allo studio di pianificazione e urbanistica Urbanstudio dal 2004.

Al centro dell’attività professionale di progettazione del verde: la salvaguardia del territorio e la sostenibilità ambientale.

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