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Il castagno: coltivazione, malattie e proprietà della pianta

Qual è la differenza tra marroni e castagne?

Il castagno: coltivazione, malattie e proprietà della pianta

Il castagno è una specie arborea da frutto di interesse forestale, proveniente dalle zone euro-asiatiche, da dove poi si sarebbe espansa e diffusa nei secoli successivi in tutti i continenti e in particolare in Europa, in America e in Estremo Oriente. A partire dall'epoca dei Romani, la diffusione del castagno coincise con un notevole incremento delle superfici coltivate, ma fu solo a partire dal periodo medioevale e poi tra il 1500 e 1600 che questa pianta conobbe particolare diffusione sotto forma di popolamenti misti nei vari boschi e foreste dell’Europa.

In Italia la coltura del castagno, diffusa soprattutto fino agli inizi del 1900, subì un drastico calo delle superfici coltivate e delle produzioni a partire dal 1950 in poi.

All’inizio del XX secolo, infatti, la produzione italiana di castagne era la prima in assoluto a livello mondiale, ma poi, contemporaneamente allo spopolamento delle montagne e alla diffusione di malattie come il Mal dell’Inchiostro (Phytophtora cambivora) prima e poi del Cancro della Corteccia (Cryphonectria parasitica), la produzione nazionale di castagne e le superfici coltivate scesero enormemente.

Dalla fine del 1990 ad oggi stiamo assistendo, al contrario, ad una vera e reale inversione di tendenza con una grande ripresa della produzione per questa varietà di pianta da frutto, sia dal punto di vista del rilancio colturale della pianta, sia per quanto riguarda la diffusione e l’utilizzo di marchi di qualità (es. Farina di Neccio D.O.P. e Marrone del Mugello I.G.P. in Toscana).

A livello mondiale, la coltivazione del castagno, si ritrova soprattutto in Cina, Corea, Turchia, Italia, Giappone Portogallo, Spagna, Russia, Francia e in maniera minore in Grecia.

Mentre le regioni italiane maggiormente interessate alla produzione sono la Campania, il Lazio, la Toscana, la Calabria, il Piemonte e in misura minore l’Emilia-Romagna, la Lombardia, la Basilicata e l’Umbria.

Le specie più diffuse di castagno

La specie più rilevante, impiegata sia per produrre frutti che per la produzione del legno nelle aree del Mediterraneo, è il castagno europeo (Castanea sativa), che a sua volta è suddiviso in diverse sottocategorie: 

  • Castanea sativa asplenifolia;
  • Castanea sativa fastigiata;
  • Castanea sativa prolifera;
  • Castanea sativa purpurea;
  • Castanea sativa piramidalis.

Altre specie di castagno interessanti sono:

  • Castagno americano (Castanea dentata), impiegato ai fini forestali e in grado di produrre castagne piccole;
  • il Castagno cinese (Castanea Mollissima), per produrre frutti e legno, ha scarso valore commerciale per l’Europa; 
  • il Castagno giapponese (Castanea crenata).

Il Castagno europeo in genere si differenzia e si caratterizza per la sua maestosità: si innalza fino ai 30 metri, tavolta, con una media di minimo 15 metri. Si tratta, dunque, di una pianta regale e magnifica in tutta la sua imponenza.

Varietà di Castagno più comuni

Le varietà di castagno oggi coltivate in Italia, non vengono suddivise e categorizzate in base a criteri botanici specifici, ma secondo delle caratteristiche qualitative e che riguardano la lavorazione del prodotto. All'interno della specie più ampia del Castagno Europeo, dobbiamo distinguere i marroni dalle castagne

Questa differenziazione ha portato, nel corso dei secoli, alla creazione di una vasta biodiversità della specie ed innumerevoli varietà, in virtù dell'area geografica d'appartenenza e delle tradizioni di coltivazione legate ad essa.

Che differenza c'è tra un marrone ed una castagna?

Per questa ragione è assolutamente fondamentale distinguere tra un marrone ed una castagna. 

  • Le piante delle varietà afferenti ai marroni presentano una vigoria medio-elevata, un portamento regolare con chioma tendenzialmente globosa. Le piante di marroni godono di una fertilità dei fiori medio-scarsa, sono autoincompatibili e risultano spesso autosterili, in quanto formate da fiori maschili in grado di produrre una ridotta quantità di polline e non sempre vitale. Le piante possono garantire  una produttività media, non sempre continuativa e sono molto suscettibili alla malattia del cancro della corteccia. Il marrone può generare frutti medio-grandi, di forma da allungata, arrotondata a ovale-allargata, con 1 al massimo di 3 frutti per riccio. La buccia del frutto è sottile, di colore marrone chiaro con striature evidenti e con una cicatrice ilare di grandezza ridotta e di forma rettangolare e regolare.

    Ma l'elemento che senza dubbio caratterizza di più la varietà del marrone è la presenza della pellicina o episperma, che si presenta estremamente sottile, rimovibile con semplicità e poco penetrante nel seme. Il sapore del frutto di marrone è dolce o molto dolce e presenta quasi sempre un solo seme (frutti monoembrionici).

    Dal punto di vista colturale infine, i marroni sono varietà più esigenti in fatto di clima e di terreno, per questo si possono coltivare soltanto in alcune località particolarmente vocate, preferendo i terreni più freschi e fertili, le posizioni più soleggiate e le quote altimetriche non troppo elevate, comprese tra i 600 e i 700 m.s.l.m.
     
  • Le piante afferenti al gruppo delle castagne, invece, presentano una vigoria da scarsa e molto elevata, un portamento da assurgente ad espanso e una chioma molto più aperta. Le piante presentano una fertilità dei fiori elevata, sono autocompatibili, con fiori maschili molto fertili capaci di produrre un’abbondante quantità di polline vitale. La produttività è elevata e continuativa nel tempo e sono leggermente più forti al cancro della corteccia. I frutti hanno pezzatura molto piccola, ma possono esserci anche frutti di pezzatura più grossa, di forma variabile. La buccia del frutto è resistente, coriacea e dura, caratterizzata da striature evidenti e con una cicatrice grossa, dalla forma espansa ed ellittica. 

    La pellicina o episperma del seme risulta molto spessa, inserita all’interno del seme e quindi non sempre facilmente rimovibile. Il sapore del frutto varia dal poco dolce al molto dolce, talvolta all’astringente con spesso un numero di semi all’interno del frutto, che può essere anche intorno a 20 (frutti poliembrionici). Dal punto di vista colturale però le castagne sono varietà più rustiche, caratterizzate da un minore esigenza in fatto di clima e di terreno, essendo al tempo stesso anche più produttive

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Esigenze di coltivazione del castagno

Il castagno viene coltivato sia negli ambienti di collina che di montagna ed è ritenuto a tutti gli effetti un albero mesotermico, che significa che la pianta è adatta a vivere in tutte quelle zone contraddistinte da una temperatura media annua di 8-15°C e da una temperatura media mensile superiore ai 10°C per almeno 6 mesi.

La pianta sopporta davvero bene anche le temperature molto basse dell'inverno, anche fino a -20 e -25°C. Risulta però sensibile ai repentini sbalzi termici durante la fase del germogliamento in primavera, perchè questi possono provocare danni irreparabili ai giovani germogli in crescita e sviluppo.

Il castagno è presente nelle regioni montuose temperate e temperato-calde, ed è coltivato tra i 300 e i 1000-1200 m s.l.m nella cosiddetta fascia climatica del fagetum, variabile in base alla latitudine e alle caratteristiche climatiche della zona. Il castagno è un albero eliofilo, ovvero ama essere messo a dimora in zone esposte al sole, quindi a settentrione, e non ama la calura e la siccità dell'estate. Queste aree sono anche quelle meno soggette ed interessate da escursioni termiche brusche in inverno. 

Cresce molto bene di norma in tutte quelle zone climatiche dove le precipitazioni medie annue sono comprese tra i 600 e i 1600 mm, con una media nei mesi estivi di almeno 30 mm, al di sotto del quale la produzione può venire fortemente ridotta.

Per quanto riguarda il terreno, il castagno necessita di terreni profondi, leggeri, permeabili e ricchi di sostanza organica. Non tollera i terreni argillosi e pesanti soggetti al ristagno idrico dove è possibile che si verifichino problemi fitosanitari. Il terreno ideale per la coltivazione del castagno deve avere un pH inferiore a 6,5, misurabile con un phmetro, un basso livello di calcare attivo, una ridotta salinità e un basso contenuto di sodio Na, una ridotta pendenza e un’esposizione a sud-est o sud-ovest.

BIBLIOGRAFIA

AA. VV., 1991. Frutticoltura speciale. Reda, Roma.

Bellini E., Giordani E., Nicese F.P., 1999. Il germoplasma toscano delle specie legnose da frutto: il castagno europeo. Atti del convegno Firenze, 19 novembre 1999, ARSIA – Regione Toscana, Firenze.

Bellini E., 2002. Arboricoltura speciale. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

Bellini E., Giordani E., 2002. La progettazione del castagneto da frutto. Dipartimento di ortoflorofrutticoltura. Facoltà d’Agraria. Università degli studi di Firenze.

lacompagniadelforum.forumcommunity.net, 2016. Le castagne. Archivio foto.

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Questo articolo è stato scritto da Fabio_DiGioia

Fabio_DiGioia

Fabio Di Gioia è nato a Montelupo Fiorentino nel febbraio del 1980, da una famiglia caratterizzata da una lunga e radicata tradizione contadina. Esperto di recupero e valorizzazione delle varietà vegetali antiche.

Dal 2010 a oggi organizza corsi e seminari sulle buone pratiche di conservazione e coltivazione delle varietà antiche vegetali sia in ambito erbaceo e orticolo che arboreo e frutticolo.

Lo scopo principale del suo lavoro è quello principalmente di recuperare le varietà locali e poterle reinserire in un contesto agricolo e produttivo, verso tutti coloro come le aziende agricole credono sempre di più nelle potenzialità di questo settore.

Blog: fabio13280 - fabio13280.wordpress.com