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Pomodori che non maturano

Il 12/03/2017, Carlo di chiede:

Nel mio orto familiare, da circa 4 anni ho dei grossi problemi causa malattie alle piante di pomodoro, che in passato non sono mai state di questa entità. Pur irrorando poltiglia bordolese e spruzzando zolfo in polvere, le piantine, prese da vari vivaisti, all’inizio sembrano svilupparsi bene, ma dopo 4-6 settimane cominciano a manifestare sintomi di sofferenza, lo sviluppo rallenta, il colore delle foglie non è più del normale colore verde scuro vivace, bensì tendente al verde grigio, le foglie sono penzolanti, poi le foglie cominciano a seccare, dalla base verso l’alto: i frutti di taglia grande sembrano ritardare la maturazione, oppure si screpolano, mentre i frutti allungati presentano marciumi all’apice. Stranamente, verso la fine di settembre, le piante sembrano riprendersi, ma i frutti, specie quelli grandi, non riescono più a maturare, rimangono verdi. Sembra invece che i pomodorini di taglia piccola soffrano meno queste malattie. Ho visto altri orti della zona dove, già a inizio-meta’ agosto, tutte le piante di pomodori erano quasi secche e dovevano essere estirpate. Invece due altri orti a me vicini mostrano pomodori bellissimi. La gente dice che forse e’ il ragnetto rosso, ma molti sono gli orticoltori demoralizzati. Perché succede questo? In passato i pomodori crescevano da soli, senza problemi. Cosa dicono i cervelloni degli istituti di ricerca e delle università’, se mai si occupano a fare ispezioni? Io vorrei comunque mantenere il mio orto esente da trattamenti chimici. Zona: colline del basso Piemonte, alt. 370 mt. Di solito le piantine vengono da me messe a dimora a fine aprile, o anche 10/15 aprile, se un pò protette e se la stagione e’ favorevole: il terreno e’ fertile, leggermente argilloso e mantiene l’umidità.Innaffio 1-2 volte x settimana, con acqua piovana da una cisterna di raccolta, o acqua di pozzo. Con molte altre culture orticole non ho grossi problemi, tranne che con le crucifere, durante la prima fase di sviluppo.

Il 12/03/2017, Fabio Di Gioia risponde:

Salve signor Carlo.

Premetto fin da subito che questa problematica è molto diffusa anche da noi in Toscana, dove molti orticoltori soprattutto hobbisti vedono le loro piante di pomodoro seccare con gli stessi identici sintomi che lei ha descritto in maniera precisa e perfetta nella sua domanda.

Tuttavia le cause d'insorgenza, di tale problematica sono le più svariate possibili, imputabili non solo alla presenza del tipico ragnetto rosso (Tetranichus urticae).

Queste cause possono essere dovute, alla concomitanza di uno o più fattori tra loro correlati, quali:

a) Ragnetto rosso (già citato).

b) Clima caldo umido che provoca ustioni fogliari.

c) Diffusione di semi e piantine ibride più suscettibili agli stress ambientali e ai parassiti.

d) Cambiamenti climatici soprattutto riguardo l'emissione dei raggi ultravioletti del sole che vanno ad alterare l'efficienza fotosintetica delle piante, provocando allessature e necrosi fogliari.

e) Stress idrico indotto dall'alternanza di un eccesso di bagnatura del terreno seguito da una fase secca.

f) Utilizzo, massivo di prodotti fitosanitari che oltre a distruggere i predatori utili al contenimento dei parassiti, favoriscono inoltre la selezione di specie patogene resistenti.

Premesso e considerato che non è possibile risolvere la problematica in maniera tempestiva ma soltanto in maniera graduale negli anni, bisogna anche partire dal concetto che ad oggi ci troviamo in degli agroambienti ormai alterati e squilibrati da anni in cui è necessario riequilibrarli ristabilire l'equilibrio ecologico perduto.

La prima cosa da fare, è quella di utilizzare le sementi antiche autoprodotte evitando quelle ibride, perché più adatte all'ambiente e ai parassiti.

Come seconda cose cercare di favorire lo sviluppo di erbe spontanee attorno all'orto e non di lavorarlo completamente. Tali erbe offrono riparo e luogo utile per la riproduzione degli insetti utili.

Come terza cosa evitare l'utilizzo massivo di fitofarmaci e soprattutto di diserbanti che oltre ad uccidere i predatori utili, vanno ad alterare anche la microflora del terreno considerata utile nel mantenimento dell'equilibrio ecologico.

Quarta cosa: evitare gli stress idrici nel terreno e distribuire l'acqua d'irrigazione sono nel momento del bisogno.

Quinta cosa: evitare le scottature solari sui frutti cercando di non sfemminellare e/o cimare troppo per non esporli all'azione diretta dei raggi solari.

Ultima cosa: favorire le consociazioni tra ortaggi sfruttando la loro azione sinergica nel controllare e avere un'azione repellente nei confronti dei parassiti.

Intervenendo in maniera graduale e continuativa nel tempo attraverso queste metodiche, è possibile ristabilire l'equilibrio ecologico tra parassita e organismo utile. 

Il parassita non scompare, però si da modo all'ambiente e alle piante di essere più resistenti ai parassiti e quindi ad evitare l'insorgenza e lo scatenarsi di queste malattie massive.

Ringraziandola della sua domanda le porgo i miei distinti saluti.

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Fabio Di Gioia Fabio Di Gioia

Fabio Di Gioia è nato a Montelupo Fiorentino nel febbraio del 1980, da una famiglia caratterizzata da una lunga e radicata tradizione contadina. Esperto di recupero e valorizzazione delle varietà vegetali antiche.

Dal 2010 a oggi organizza corsi e seminari sulle buone pratiche di conservazione e coltivazione delle varietà antiche vegetali sia in ambito erbaceo e orticolo che arboreo e frutticolo.

Lo scopo principale del suo lavoro è quello principalmente di recuperare le varietà locali e poterle reinserire in un contesto agricolo e produttivo, verso tutti coloro come le aziende agricole credono sempre di più nelle potenzialità di questo settore.

Blog: fabio13280 - fabio13280.wordpress.com